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Chiarificazione

27 marzo 2015

Dayana

“Chiarificazione”

Traduzione a cura di

Maurizio Redegoso Kharitian

 

3M – Secondo la vostra testimonianza, la nostra vera natura é la pura coscienza. Quando questa si riconosce – certamente fuori dal tempo -, la realizzazione totale non si svolge in una durata?

 

DAYANA – Non vi é vita nella temporalità. Ogni essere, ogni sguardo vive solo nella spontaneità dell’istante. Detto altrimenti non vi é un prima “una realizzazione” in cui si vivrebbe nella durata ed un “dopo” in cui questo non accadrebbe più. Ciò non ha alcun senso. Che lo si abbia riconosciuto o no, la nostra natura é ciò che é e tutto si svolge nell’immediatezza dell’istante.

La differenza fra l’essere che si sa coscienza e l’essere che l’ha “dimenticato” é che nel primo caso, vi é riconoscenza che tutto si vive nell’eterno presente e ciò implica una presenza “abitata” mentre nel secondo caso, lo sguardo é fissato sul contenuto mentale e ciò implica l’aggancio e l’identificazione ai fenomeni che nascono, si dispiegano e scompaiono. E’ questo che da un’impressione di durata, di evoluzione, di continuità. In questo caso, potremmo dire che non é la pura presenza che é abitata ma la memoria che descrive il va-e-vieni di ciò che é contemplato.

Anche la temporalità si vive nell’immediatezza.

Il continuum tempo si svolge  nel mentale (vale a dire il pensiero) che interpreta e riproduce tutto ciò che é percepito. In effetti, il mentale é come un pittore che riproduce il paesaggio che guarda. L’istante che si vive non può essere pensato nello stesso tempo. L’istante memorizzato é un ricordo dell’istante vissuto, una riproduzione dell’istante finito. In altro modo, non vi può essere “copia-incolla” di ciò che é ad ogni istante, la memoria (o pensiero) dell’istante precedentemente vissuto é di fatto un pensiero che per riprodurlo immagina l’istante finito.

Il continuum appare nel pensiero in quanto ogni riproduzione é riferita alla precedente e si riferisce alla prossima. E’ ciò che crea l’orizzontalità temporale.

Ogni pensiero riproduttore di un istante parla dunque di passato, ma non vi può essere coscienza del pensiero che al momento in cui essa é prodotta, dunque all’istante. Accade allo stesso modo quando vi é l’idea del futuro. Ciò passa per un pensiero che parla del futuro (estrapolazione di fatto di pensieri che parlano di passato e che servono a costruire dei pensieri del futuro), é essa stessa vissuta nell’istante. Quando vi é l’impressione del continuum, é giusto che vi sia paragone e classificazione dei pensieri che parlano del prima, altri che parlano dell’adesso e dei seguenti che parlano del dopo. Tutto questo é espresso in seno ad un nuovo pensiero-sintesi degli altri tre e che si vive per la coscienza che si ha… nell’istante!

Così lo sguardo, la coscienza, la vita sono immediatezza qualunque cosa accada.

Se si presenta un progetto, il modo in cui si presenta, vale a dire sotto forma di pensiero, é all’istante. Questo pensiero andrà forse a generare un movimento, un’azione come quella, per esempio, di prendere l’agenda e di scrivere un appuntamento, o di telefonare per prenotare un hotel, ecc… Ma tutto si fa nell’immediatezza, il pensiero che parla del progetto, le azioni o le non-azioni che si producono.

La differenza tra riconoscere questo o non realizzarlo viene ancora una volta dall’abitazione dello sguardo stesso (sapersi essere cosciente) o dell’abitazione di ciò che guardato.

Nel primo caso ciò fa vivere l’immutabilità, la lucidità, la presenza, la pace, la gioia, l’amore; nel secondo caso ciò fa vivere la limitazione, l’incompletezza, la tensione, la separazione, la mancanza, ecc… tutto questo nell’immediatezza.

3M: La vostra esperienza, nel quotidiano, é ancora un’oscillazione tra questi due modi di “abitazione”, in cui “l’abitazione dello sguardo stesso” é diventato il vostro modo di vita interiore?

DAYANA  Si, vi può essere una sorta di assestamento. Vi é come ancoraggio della riconoscenza d’essere coscienza ma la memoria, il pensiero sono sempre funzionali ed accade che la distrazione ritorni, vale a dire l’aggancio al pensiero. Ciò che constato é che lo sconforto generato da questa distrazione riporta l’attenzione a se stessa. Le onde così generate appaiono come un movimento tenuto su un fondo d’imperturbabilità.

Di fatto, tutto é visto come espressione di vita. Tutto é vita, tutto ciò che fa l’istante é vita, anche le reazioni egotiche. Vi é così riconoscenza dell’essenziale. Questo essenziale ha preso il passo sul non-essenziale in modo quasi permanente ciò che fa che anche la distrazione non ha più veramente importanza.

3M: Per molti di noi, il riconoscimento della coscienza d’essere si perde, si diluisce nel mentale, e l’impressione d’essere una persona separata ritorna poi dimora con tutti i suoi desideri, le sue pene, le sue sofferenze, le sue paure… Occorre vivere sempre più spesso questo oblio dell’essenziale per permettere la realizzazione d’un autentico “ancoraggio”?

DAYANA: Riconoscere ciò che si é in modo permanente implica che la produzione mentale non sia più confusa con la realtà.

Fintantoché vi sono delle illusioni che sono prese per la realtà, il mentale ha un’attrazione prioritaria, é così che l’impressione dell’io rifà superficie. Dal momento in cui é qui tutta l’attenzione gli é data distraendo così dalla verità del nostro essere.

Vi sono tre illusioni principali, fondamento delle altre che possono così rifar apparire ed alimentare il sogno.

1) Credere che é la persona che può vivere tutto ed in particolare l’amore, la gioia ecc… é posta così prima di ogni altra cosa;

2) Credere nella realtà di oggetti separati;

3) Confondere la sorgente della proiezione con la sua forma proiettata.

La prima illusione é quella che concerne l’ego psicologico. Quando l’osservazione del nostro modo di essere e di funzionare mette chiaramente in evidenza che la persona ed i personaggi che svolge sono la fonte di ogni sofferenza, l’attaccamento ad essa si arresta.

La seconda illusione riguarda la credenza nella radice stessa dell’individuo, vale a dire nella separazione. E’ questa che fa credere nella realtà del mondo, di tutto ciò che é percepito in quanto oggetto. Tutto é creduto come avente un’esistenza propria al di fuori anche della coscienza. Questo modo di vedere pensa il mondo e gli oggetti, ma non lo vive in diretta. L’ego psicologico può essere crollato in un primo tempo ma non manca di rinascere dalle sue ceneri prima o poi se la credenza nella realtà degli oggetti separati perdura.

E’ realizzando che prima del pensiero vi é un vissuto diretto sul quale si innesta in seguito ed anche che in questo vissuto diretto niente é separato dalla coscienza e che tutte le percezioni sono uno zampillare spontaneo in se stessa causa ed effetto, che ci si renda conto che é l’immaginario mentale che associa in modo fittizio le percezioni tra esse per farne delle cose, degli oggetti separati.

Infine la terza illusione, può essere la più pregnante in materia di attaccamento all’illusione dell’io, é la confusione tra ciò che irradia direttamente dal se con la forma. Questo riguarda la proiezione. Quando é visto da vicino ciò che é importante in ciò che é percepito, si realizza che ogni volta ciò riguarda in realtà degli elementi non percettibili. Così per esempio, l’importanza data al fiore é eventualmente la bellezza, la delicatezza; quella data all’innamorato é l’amore, quella data alla persona che credo essere é di esistere, ecc…

Tutte le esperienze che si vivono attraverso delle cose e delle forme sono di quest’ordine. E’ per confusione che le associamo alle forme e che si finisce per credere che sono queste forme che le producono. Quando la visione si chiarifica, diventa evidente che tutto ciò che é essenziale non si percepisce ma si vive sapendo di essere. La forma che, essa, si percepisce é una messa in atto uscita da questo e non l’inverso. Diventa anche evidente che ciò che é importante viene da se, é in se e questo indipendentemente da ogni forma. In questo modo nella credenza, in questa illusione, la forma, le cose appaiono nutrire ciò che siamo. Quando la credenza cade, si constata che la forma non nutre niente in se, non porta niente in se e che é l’inverso che si produce: il se la crea e la nutre.

Quando queste tre grandi credenze sono viste pienamente, l’attaccamento all’ego psicologico e alla separazione scompaiono. Anche se il mentale continua a produrre il sogno dell’io ed il sogno del mondo questo non é più creduto e non viene più distratto dalla riconoscenza della nostra vera natura.