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La pace interiore

17 ottobre 2017

La pace interiore

Traduzione a cura di Maria Marinaro

 

Le informazioni mediatiche, che affluiscono da ogni parte, ribadiscono che siamo sempre in guerra, che il mondo non è che conflitto… la pace è una vaga esperienza poco credibile… Le avanzate tecnologie in materia di difesa mostrano d’altra parte, con una grande costanza, il loro lato offensivo. “L’uomo disumanizzato – ci dice Suor Catherine – strumentalizza tutto” – e la pace nel mondo ne è un esempio significativo!… bisogna che noi ci armiamo si dice, quando si vuole la pace! Bisogna armarsi e soprattutto… vendere delle armi, molte armi – non si sa mai a quale pace votarsi!

“Mi domando a volte” – si interroga Marianne Dubois – “se lo scopo di molte vite è quello di trovare la pace, perché ci sono così tante persone che amano il conflitto ed eventualmente lo provocano per puro istinto o piacere… questo mi sembra molto strano, ma ci sono molte persone così. Per alcuni, la pace è nociva”. In un mondo governato da una civilizzazione maschile, delle donne ci chiedono:

“Chi ci insegna cos’è la pace?” Chiede Martine Régis… “chi ci insegna il cammino della Pace? E chi ci mostra l’esempio? Raramente gli insegnanti, non più dei genitori, non i media, certamente non i modelli degli antenati, che mostrano quello che hanno appreso: la legge del più forte e lo spirito di competizione hanno il ruolo principale nelle trasmissioni di ogni opinione.”

Certo, paradossalmente, nessuno vuole essere in pace, ma ognuno lo spera, lo attende, lo reclama, lo esige… Perché, come fa notare Frate John Martin: “I conflitti e la violenza esterni sono il riflesso dei nostri conflitti e violenze interne”.

La pace nel mondo!

Così la pace del mondo, la pace esteriore, non è che un richiamo; “è una pace fantasmatica” come la qualifica Suyin Lamour. E’ irrealizzabile, prevista in termini di costrizione, nella miglior ipotesi, quando si può imporre, risultato di un insieme di compromessi stabiliti controvoglia. Questa pace, aggiunge Dominique Schmidt: “è una nozione fabbricata dall’ego, la cui essenza è insoddisfazione e conflitto”.

“Cercando esteriormente una pace”, ci dice Eduard Salim Michael “gli esseri umani lasciano continuamente scappare quello che è reale e durevole in loro, e che soltanto può loro apportare il benessere ultimo e la tranquillità dell’anima ai quali aspirano”.

Tutte le saggezze del mondo ci insegnano che la ricerca della soddisfazione nelle cose esteriori (vedere i documenti con Sri Aurobindo) conduce a delle immancabili contraddizioni. Questa ricerca esclusiva di soddisfazione nel mondo porta guerre e conflitti. A questo livello dell’esistenza, il benessere degli uni riposa sulla sfortuna o sulla miseria degli altri. La fabbricazione di “molti armamenti convenzionali  – ci ricorda Thich Nhat Hanh – per venderli ai paesi del Terzo Mondo in cui i popoli si massacrano tra loro”, è un ben triste esempio di arricchimento esteriore di benestanti in cerca di benessere egoico.

Si, ma come vivere altrimenti? Qui la pratica della meditazione è evidentemente necessaria e indispensabile, perché “capovolge tutte le nostre certezze su ciò che crediamo di essere” (vedere la rubrica di Kaveen, Approcci della meditazione e la nostra opera Meditare appena pubblicata).

Seguendo Isabelle Padovani, comprendiamo bene che “se si vuole risalire all’origine del ciclo della violenza per trasformarlo, dobbiamo riscoprire la profondità oceanica che è in noi, che è della stessa sostanza di ogni singola onda.”

Per “trasformare la nostra situazione”, bisogna “trasformare il nostro spirito” ci dice Thich Nhat Hanh, “perché ogni situazione è spirito e ogni spirito è situazione. Per questo è importante risvegliarci”. Perché, come ci assicura Marianne Dubois e l’insieme dei nostri autori, “senza pace interiore, non c’è pace esteriore”.

La pace interiore messa in discussione

Nel XV secolo, con la sua opera La pace della fede, il cardinale Nicolas de Cues (vedere il nostro documento) aveva già sottolineato la drammatica confusione che dimora tra spirituale e temporale. In certi paesi – come in certi continenti – lo “spirituale” si riduce ad una religione dominante, mentre d’altra parte, in nome della laicità – esso è lasciato alla fantasia ed alla soggettività di ognuno. Di fatto, l’umanità nel suo insieme rifiuta di evolvere, attraverso la conoscenza dei suoi limiti psicologici, verso le sue potenzialità d’essere…

La pace è considerata come uno “stato” , sia uno stato tra le nazioni, sia uno stato psicologico interiore. In entrambi i casi, la pace non è una realtà, è sottomessa a delle condizioni che si tratta di soddisfare, garantire e imporre. La pace interiore è infinitamente più sottile; non è uno stato della psiche che potrebbe trovarsi o realizzarsi con una cosiddetta pratica spirituale. Nessuno sforzo – nessuna “violenza” interiore – può condurre alla vera pace.

Per Suor Catherine: “essa implica anche il mettere in discussione che disturba, e può essere una vera metamorfosi. Di fatto, anche se esercizi mirati sono a volte necessari, lavorare su se stessi non consiste nell’accumulare tecniche e ricette. Il mezzo migliore per costruire la propria pace interiore è quello di non centrarsi su di essa, di sapervi rinunciare per metterla alla prova della pratica, della vita, della realtà.”

Di fatto, Marianne Dubois ci partecipa che “”non è facile scoprirla in se stessi perché questo richiede l’attenzione ad ogni istante, una sorta di lasciarsi andare nella fiducia…”

… Ciò di cui è testimone Pascal Hastir (vedere la rubrica Testimone di Risveglio).

Questa vera Pace, ci dice Suyin Lamour: “è un’atmosfera interiore di accettazione incondizionata delle emozioni, dei desideri, delle reazioni che ci attraversano. E’ essere in pace con l’esperienza umana, così come si presenta, istante per istante…”

Così, constata Frate John Martin: “il modo migliore di contribuire alla pace nel mondo è di scoprire il nostro io infinito e di allargare il nostro sguardo sulla vita.”

La pace interiore è una realtà, che certi artisti, nel corso dei tempi, hanno saputo percepire (vedere la rubrica di Welleda Muller). Ma come comprendere questa realtà spirituale che sfugge totalmente alla stragrande maggioranza dei nostri concittadini planetari?

La vera pace

Possiamo vedere con Jean-Marc Mantel che “la pace non è l’assenza di conflitto. I conflitti riguardano punti di vista che si oppongono. La pace non ha opposti. Essa è la natura dell’essere, prima che il conflitto nasca, prima che il pensiero nasca.”

La pace interiore non è uno stato che si impone a se stessi. Ogni stato che ci si impone (sii saggio!…) è imposto agli altri. La pace interiore è il Sé, ci dice Ramana Maharshi (vedere il nostro documento). Quello di cui testimoniano i nostri autori. Somasekha la descrive così: “La pace è ciò che noi siamo. Essa è la nostra natura profonda. Non è uno stato nuovo da ottenere. E’ lo stato naturale dell’Essere. Immutabile, essa è l’eterno presente.”

“La pace si rivela anche, indica Jean-Marc Mantel, nell’eliminazione di tutto ciò che noi non siamo. Essa è il residuo che non può essere tolto, fondamento dell’architettura del mondo. Essa è la coscienza, libera ed autonoma, senza limite e senza nascita.”

La pace vera risulta dunque da una comprensione profonda, diretta, sincera.

“Si vogliamo la vera pace, la pace ultima, al di là della pace palliativa tessuta di compromessi e di ipocrisia – rileva Dominique Schmidt – dobbiamo morire, individualmente e collettivamente, al nostro io psicologico, al nostro io di desiderio, creatore del mio e del tuo”. Questo numero di 3e Millénaire, contribuisce a questa comprensione nuova della Pace.

 

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