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Vedere e disillusione

13 febbraio 2015

ANNE – GAELLE

Vedere e disillusione

Traduzione Maurizio Redegoso Kharitian

“La persona non realizza il cammino, in essa. E’ il cammino che realizza il proprio silenzio”

 

3 millénaire

Insistete sul fatto che non siete risvegliata, nel senso in cui pretendete di non avere alcuna Realizzazione, e che la vostra scoperta consista piuttosto nel perdere delle illusioni, di vedere sotto la maschera – come precisate. La vostra scoperta si accompagna di ciò che chiamate delle “rivelazioni di ciò che non sono”. Abbiamo allora l’impressione che parlate d’una visione dei nostri limiti egoici in seno all’illimitatezza… o, come dite: che il processo di disindentificazione é finito senza inizio né fine, sul fondo della coscienza immutabile. L’osservazione delle manifestazioni e dei movimenti dell’ego vi sembra un prologo necessario ed indispensabile all’effettivo risveglio?

Anne-Gaelle

In effetti, sembra necessario d’insistere su questo punto per salvare due tipi di conseguenze inutili, di cui l’una é di lasciar pensare l’idea che colui che condivide non é della stessa natura di colui che accoglie questa condivisione.

E che l’attitudine alla discriminazione, essa stessa porta a dissolversi, non firma in alcun modo l’arresto di una fame senza origine che mi distingua nell’esistenza della pura libertà di vivere, senza causa. A dispetto di ciò che questa libertà soffia la gioia sui miei giorni, aggrapparsi a questo riflesso come essere Ultimo, sarebbe l’imprigionamento più sottile. Mettiamo così che precisamente il concetto di risveglio sarebbe l’ultimo oggetto di separazione con se-stesso, ed é così che é più giusto in riguardo alla mia postura interiore di parlare di stato di apertura.

Nel processo mentale di ricerca spirituale, ebbi l’idea che qualcosa di luminoso potrebbe accadere, rivelarsi o prendere il mio posto. Il fatto conosciuto dei ricercatori spirituali che tutto deve essere perso mantiene ancora la nozione di perdere per meglio guadagnare. Se guardiamo verso che cosa punta la parola “perdere”, non vi é in realtà nessun sottinteso del guadagno ulteriore o conseguenza a questo.

Arriviamo qui nel cuore dell’austerità della ricerca che si avvera essere una effettiva dissoluzione di se e non uno scambio od una negoziazione con l’esistenza.

Mi domandate se occorre osservare l’ego. Devo rispondervi che non ne so nulla. Non posso che constatare l’impotenza del “fare”. Di fatto l’osservazione é sempre in atto. Vi é coscienza d’essere, coscienza della realtà. Occorre darsi l’impressione di issarsi fino a questa torre di controllo e sperare che finalmente il falso sprofondi e la verità emerga? Tutto questo non é che pensiero.

E’ una forma di sapere alla quale mi aggancio, per mancanza di fiducia, per la paura immensa di affondare nell’insignificante. Il sapere, la credenza, la certezza ed il pensiero, rappresentano qui una boa che mi permette di restare fuori dall’acqua. Solamente, approfondendo questi saperi, si rivelano essere i galleggianti vuoti che impediscono questa discesa in profondità tanto ricercata. La profondità del non-sapere. E’ qui che si parla di abbandono. L’abbandono della propria pretesa a sapere, a conoscere, a credere. E’ qui che si parla di recupero ulteriore per quando “finalmente saprò la verità!”.

Quando manipoliamo i concetti di coscienza e di assoluto, appare molto attraente di accettare la morte di “me”, la perdita di tutto ciò che abbiamo. Perché bisogna dirlo, l’epoca é rude e sfuggirvi é un grande fantasma!

Allora, diciamo “si”, pensando di sapere a cosa diciamo si. Si di morire e di fondersi nell’unità. Poi, il telefono squilla e vostra suocera vi spiega che sa meglio di voi come allevare i vostri figli! Qui, la prospettiva ideale si oscura gentilmente, e l’idea di morire a se-stessi, si mette presto in un angolo della testa, perché comunque non ci lasciamo camminare sopra!

Morire all’assoluta verità, abbandonarsi in Dio o che cosa, scomparire alla sofferenza, é molto sensuale. Ma morire ai vostri piccoli dettagli personali del quotidiano, é subito molto più difficile. L’ego é smascherato passando dalla porta di servizio, quando dal suo ruolo di osservatore di se-stesso, adotta il ruolo di commentatore in voi dicendo quanto comunque occorre restare con i piedi per terra e proteggere il proprio pezzo di pane, che la spiritualità possa attendere un’ora o due che il pasto di famiglia si concluda.

Questi piccoli esempi per illustrare la disillusione più dolorosa che io possa sperimentare, quella che non mi risveglierò mai, e che non conoscerò quest’istante di grazia e di piacere narcisistico ultimo in cui il mistero della vita sarà ai miei piedi per sollevarmi nei cieli!

Può sembrare che la ricerca si metta in moto da una ricerca del senso. Perché questo, perché quello, e come questo e come quell’altro. Parto quindi in un pseudo-cammino in cui occorre ad ogni costo trovare le risposte. Imparo in cammino che per meritarle devo abbandonare un tanto di elementi che mi caratterizzano. Ma questa passione ultima di cercare di sapere merita tutti i sacrifici. E’ così che non ritorno più verso questo slancio iniziale, la ricerca del senso. E se fosse questa ricerca che andava giustamente abbandonata per cominciare qualsiasi cosa? Che cosa divento? Che cosa mi anima ancora? Che cosa mi darà lo slancio per tuffarmi nel mondo? Che cosa motiverà le mie azioni e le mie emozioni? Che cosa diventano allora il risveglio e la realizzazione?

Un immenso NON SO tamburella il petto, in quanto in verità giustamente, non lo so! Come saprò un giorno conoscere oggettivamente ciò che mi precede e mi genera? Lì, la perdita é grande. Fa veramente notte in quell’istante, ed è l’ora di rimpiangere il suo dolce e luminoso focolare mentale in cui gli elementi si collegano fra loro, offrendo una trama ragionevole e convincente della propria esistenza.

In quel momento, é troppo tardi! Il mentale é smascherato. Sembra vedersi egli-stesso nella sua totale impotenza. Ecco che cercando il Vero, cado, letteralmente, sul falso. L’inganno e la frode totali del mentale. La spiritualità, il risveglio, l’estasi, tutto ciò fa parte di questa maglia incessante che tesse dal di sopra della verità? In effetti, ciò che appare non può essere l’ultima verità pura. Allora ovunque in cui si porti lo spirito, non vi é che illusione. Queste illusioni si perdono poco a poco. Una certa umiltà, perfino una sottomissione al mistero si afferra lentamente dal mentale. Si é visto che “io” non potrebbe in alcun caso raggiungere la verità, in quanto questa non esistente. Non vi é nulla, niente di niente. Assolutamente niente! Nient’altro che questo puro prodotto dello spirito.

Il giubilo era auspicabile per finalmente vivere l’assenza, il vuoto, il silenzio. Ma l’assenza, precisamente, non apparve. Di fatto, é l’assenza! Allora che resta adesso? Ciò che é. Ciò che é, e che accadrà molto bene dalla mia accettazione o dal mio rifiuto, dalla mia osservazione e dalla mia dissoluzione, dalla mia estasi o dalla mia depressione, questa pura realtà inqualificabile, innominabile, che non é ciò che credo ma che permette tutto. Togliete (vale a dire constatate) interamente tutto il falso, e la verità non ha più senso. Rimane grezza, senza nulla che possa commentarla o testimoniarne.

Non resta che l’Assoluto. E l’avrete capito, il pacchetto della non-dualità come via di liberazione e di conoscenza si vende molto meglio in questi ultimi tempi che la semplice onestà di ammettere che “io non so nulla”. Qui dove la menzogna si estende non é che la stesura della menzogna. Quando la menzogna si tace, la menzogna non esiste più.

Se vogliamo posare uno sguardo un po’ più profondo sulla natura della ricerca, dal mio punto di vista, la ricerca spirituale é la ricerca della trascendenza della paura.

Il desiderio di comprensione non é proprio la prima sbarra della scala che mi porta a ricercare la verità. Il desiderio di comprensione é già l’effetto del fenomeno della paura.

In effetti, la comprensione é il fatto di cercare di dare senso e direzione, di mantenere un controllo intellettuale dei fenomeni, di controllarli e di rendersi illusoriamente maestro.

Come spiegato precedentemente, non capire é terrificante, in quanto questo terrore riporta alla paura stessa che sottende questo tuffo nella riflessione. Non giungere a soddisfare, rimanere impotenti, apporta una immobilità mentale insopportabile, prelude la mia propria morte, della morte di “me”.

La paura e me sono indissociabili poiché l’uno nutre l’altro, in un solo movimento, e così la paura che anima la mia ricerca non può portare alla liberazione di “me”, e il “me” costituito dalla paura non può liberarsi di essa. E’ l’uno e l’altro, come le due gambe del mentale, che sono condotte a fratturarsi in maniera tale che la macchina non funziona più e che l’intelligenza che gli da vita. Si realizza libera da essa.

Osservare questa paura senza rendersene complice, vale a dire senza sopraggiungervi il rifiuto della paura o la paura della paura, é anche osservare l’ego e distanziarsene. In questo, si, osservare l’ego é di fatto una liberazione nel mio vissuto, in quanto la visione di questo riporta verso la visione stessa che non può essere sia visione che ego. E’ questa libertà qui che é un richiamo attraverso la ricerca, e non la liberazione della paura per uno spirito che vuole comprendere.

Mi chiedete inoltre quali sono le illusioni da evitare nel cammino verso il Risveglio, e vi risponderò solo attraverso le lenti del mio sguardo, che l’illusione é di credersi una persona in cammino, mentre il cammino é fonte di me. Il cammino non si muove, é ciò che é. L’apparizione di una persona in lui non condiziona in nulla la sua natura. Guardando questa immagine, l’illusione é di credere che la persona possa liberarsi del cammino, mentre da sempre, il cammino é rimasto libero da ogni persona, senza partenza né arrivo, senza fenomeno, senza temporalità. Solo la persona volge lo sguardo verso qui o lì e vede un inizio ed una fine che s’immagina dover percorrere. Così giunge la paura di perdersi e di morire. E’ il cammino che realizza il proprio silenzio. In questo, l’illusione é inevitabile, in quanto quando partite in cerca di voi-stessi, già vi lasciate in quanto supporto di tutti i viaggi.