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Verso la relazione a distanza

23 agosto 2015

Verso la relazione  senza distanza

Patrice Bailly

Traduzione di Maurizio Redegoso Kharitian

3e millénaire – In che cosa la vostra relazione con gli altri é cambiata dopo il risveglio?

   Questo cambiamento é stato immediato, progressivo, si compie ancora e sempre in corso della vostra vita quotidiana?

PATRICE BAILLY – La mia relazione con gli altri e’ cambiata per il fatto che non e’ più una relazione limitata. Prima del risveglio, vi era la maggior parte del tempo tra me e l’altro ciò che nomino una “distanza”. E’ d’altra parte a partire da questa “distanza” che mi sono domandato, al fine di ricercare come superarla comprendendola, andando al suo incontro nell’osservazione giorno dopo giorno e questo certamente grazie alle numerose relazioni che ho potuto avere.

   Perché percepivo questa distanza? Perché percepivo questo come un’assenza d’amore, una mancanza di silenzio in me, di vita immediata?

   Molto semplicemente perché essa era l’impossibilità d’essere con ciò che e’, l’essere il qui e ora.

   Non potevo veramente descrivere ciò che era in me, ma percepivo nel mio intimo che questo suonava male, che era superficiale, in quanto non era una relazione d’amore – d’amicizia od altro -, non vi era contatto diretto, vi era qualcun’altro tra me e l’altro, come del rumore.

   Era come se tutto ciò che fosse qui davanti a me dovesse essere conosciuto, appreso, identificato, analizzato, per essere visto. Come quando si dice ad un bambino: “e’ un uccello, e’ un fiore, e’ questo, e’ quello”, e che non facciamo fare semplicemente l’essere, che non guardiamo semplicemente con il cuore, nell’invisibile.

   Di fatto, mi sembra che l’abbia sempre saputo, ma mi sentivo piuttosto spinto dall’esterno, dagli altri, dal doverlo apprendere per essere, conoscere. Più lo rifiutavo, più le osservazioni che ricevevo mi facevano sentire differente, come l’indisciplinato che non si conforma volentieri alle idee ricevute.

   Questo non si produceva solo con gli esseri umani, ma anche con gli animali, la natura talvolta…

   Era molto spesso dell’apparenza. Non ero pienamente me, svolgevo dei ruoli seguendo le situazioni e vivevo in una nebbia, una fuga dal reale, perduto in idee, storie… Un rumore spesso continuo era qui che m’impediva di essere il qui, di profittare pienamente di ogni istante: vivevo da qualche parte sempre nella paura di qualcosa, identificato a questo “io”.

   Queste relazioni non apportavano nessun ascolto dell’altro, nessuna presenza all’altro o all’istante. Era la corsa verso qualche cosa da ottenere, da possedere o da ricercare sempre altrove. Anche nelle storie dette “d’amore”, poteva esserci un momento di piacere, nel senso di poter possedere l’oggetto del mio desiderio, ma non porta sempre la risposta a questa distanza, e la disillusione arrivava da un momento all’altro.

   Certamente, mentirei se dicessi che non ho mai conosciuto dei momenti di piena coscienza, senza conoscenza, senza distanza con l’altro, senza condizione. Oggi, e’ d’altra parte di questi momenti che conservo i ricordi di Gioia, in quanto erano magnifici, in un’assenza di conoscenza d’un “benessere” che mai più e niente al mondo, come se mi dimenticassi allora; questo sentiva l’eternità.

   L’osservazione era diretta, senza un “osservatore”.

   Posso dire anche che era nella natura e l’arte che arrivavo più facilmente a percepire questa presenza senza “me”, questa liberazione, questo silenzio.

   Utilizzerò i termini di “interezza”, di comunione, d’unione, di creazione, di Gioia.

   L’essere che condivide senza sforzo, la vita che si fa, la fluidità, la trasformazione costante.

   Dall’età di quattro anni, conoscevo questo con la musica e l’arte in generale nelle quali mi sono rifugiato alfine di restare il più spesso possibile in questo stato di risveglio, di gioia, laddove potevo vivere, essere creatore, e percepire la Gioia di dare vita ai miei sogni più profondi, di vedere materializzarsi l’ispirazione.

   Eppure, il mio problema restava intero, in quanto non sapendo come ciò veniva ed andava via – non avendo alcuna consapevolezza -, rimanevo con questa sofferenza d’essere impotente a restare in questo stato di Gioia, di Vita, di creatività, perduto tra questo “me” e me-stesso.

   Vi era anche una difficoltà a far “sorgere” della creazione musicale, una ballata in natura, in quanto era rimettere la maschera, di cui soffrire e ritrovare la distanza.

   Oggi, e’ molto differente, ringrazio il cielo di avere potuto “vedere” questa distanza, questo “altro”, questa assenza d’amore nella relazione, vedendo chi ero effettivamente, e dunque di essere l’osservatore di ciò che non ero.

   E’ in questo spazio di presenza, nel Se, che posso oggi “vedere” l’illusione non appena indica la punta del suo naso, in questa distanza, che si manifesta come sofferenza immediata, suona d’allarme e mi mostra che mi aggrappo a degli schemi reattivi per dare vita ad un ego allontanandomi dalla vita che sono.

   Io posso, nel qui, restare vigilante a questo gioco, lascio allora immediatamente il mentale per restare presente, ricettivo al cuore.

   E’ in tutto ciò che sta la risposta al cambiamento da una relazione risvegliata ad una relazione nel sonno.

   Oggi, posso parlare di autenticità nella relazione, posso parlare dell’essere in relazione e non di relazione tra due persone o tra me e ciò che e’, in quanto tutto e’ relazione. In ciò, le parole escono dal cuore, il mentale e’ un amico, mentre prima, reagivo in qualche modo prima di essere me-stesso.

   E’ sempre appassionante di vedere la distanza, di ascoltare osservando e così di decelerare le reazioni egotiche che apportano nella vita il “girotondo” problematico.

   E’ vedere che l’effettiva relazione con l’altro, nel qui e ora, non e’ niente di conosciuto.

   Essa e’ il “rischio” in qualche modo di lasciarsi vedere come noi siamo, di dirci ciò che noi siamo qui e ora, di lasciarci andare, d’essere senza ritegno, senza paura, senza le direzioni indicate dal mentale; questo concerne il cuore, l’anima, l’amore e non la memoria, il passato.

   Considerato che non vi e’ giudizio, pensiero, nessuna comparazione, conoscenza di me o dell’altro, non resta che l’essere, una relazione calorosa, nel cuore, tra esseri umani.

   Noi siamo in questa magia della novità in cui nulla si ripete.

   Senza temporalità, senza controllo, senza idea preconcetta della relazione, di me, dell’altro, siamo la creazione stessa nell’istante, l’apertura, la grande possibilità e soprattutto l’impossibilità della noia e dell’abitudine.

   Nella relazione tra gli esseri, il mentale e’ importante per certe cose, come la tecnica per la musica, ma alla base, ciò che fa la relazione, e’ il vivente, l’invisibile, l’essere, il cuore, senza questo, tutto e’ morto, robotizzato, in sonno.

   Se giungiamo con il nostro sapere, dicendo: “io so con chi ho appuntamento, lo conosco e so ciò che accadrà”, tutto e’ già pensato, stabilito e sappiamo anche chi noi siamo.

   Che resta allora di magico, dov’è la creazione?

   Non siamo più l’azione vivente, ma una reazione a qualcuno o a qualche cosa, che sia in “bene” o in “male”. Siamo nella ripetizione del conosciuto, nel rifacimento del conosciuto, al fine che l’ego sia rassicurato, fino al momento in cui vediamo apparire la stanchezza.

   Possiamo vedere che in queste relazioni limitate, non vi e’ alcuna libertà, fluidità, leggerezza, apertura.

   Fintanto che la nostra relazione e’ basata sull’ego, noi non possiamo che utilizzare l’altro per completare una mancanza in noi, che sia un bisogno d’essere amati, un bisogno di colmare una solitudine, un bisogno di denaro, un bisogno di sesso. L’altro non e’ che la gioia che permette di portarmi ciò di cui ho bisogno, di rispondere alle mie paure, mentre quando diviene colui che non porta più ciò che desidero, il mio amore per lui o lei diventa del disgusto o dell’odio, in quanto mi mette in pericolo, soffro in quanto desidero. Non vi e’ certamente qui alcuna libertà nella relazione, nessun amore, nessuna presenza.

   Ogni essere che incontriamo in Se e’ l’occasione di vedere chi noi siamo.

   Vi e’ in questo una Gioia immensa in questa pace di condividere l’istante con l’altro, di lasciarlo partire, di non avere alcun bisogno di lui e soprattutto di ritrovarlo sempre con Gioia, di sentirci accolti, compresi, amare liberamente e d’essere lo stesso. Vi e’ una fedeltà, in quanto l’assenza di ego, di conflitto, di giudizio, di gelosia, di violenza, di collera, permette alla relazione d’essere sana, aperta, gioiosa, costruttiva; non vi e’ alcuna attesa.

   Le nostre relazioni sono dunque una magnifica occasione di “vederci”, vedere se siamo presenti, o se partiamo nelle storie, “vedere” l’illusione e così ricordarci alla vigilanza al fine di non addormentarci nuovamente in un’idea di noi e degli altri, ma d’essere bene qui e ora. E’ ciò che chiamo nella relazione il “prendere in fallo” vale a dire vedere che tutto e’ all’interno di me, che sono responsabile della mia vita e dunque, che l’altro non e’ responsabile dei miei problemi. Tutto questo e’ in me, all’esterno non e’ che la proiezione del mio interno.

   Andare da se a Se.

   Vedere che tutto cio’ che sono mi appartiene, che sono responsabile dei miei pensieri, delle mie scelte, che posso scegliere in questo mondo d’essere la pace o l’odio, di giudicare e di non farlo, d’essere felice od infelice, d’essere responsabile o no. Nella relazione, l’altro mi permette di vedere questo, vedere cio’ che sono e di prenderne la responsabilità, vale a dire di non piu’ accusare l’esterno.

   Fintanto che questo non e’ più visto, fintanto che, nella relazione, ognuno accusa l’altro, nulla e’ regolato e la relazione non può essere libera, ma resta un conflitto quasi permanente.

   Possiamo allora imparare dalla nostra personalità, vederla, studiarla, possiamo grazie all’altro, al riflesso che ci tende, realizzare dove ne siamo, e scegliere di vedere ciò che noi vogliamo diventare con delle azioni presenti in accordo con la nostra vera natura.

   Più che parlare di progressione, parlerei di profondità. Più sono qui, senza condizione, e più sono ricettivo a ricevere dentro questa condivisione invisibile. Per non perdersi, vi e’ una linea di condotta che indica il cuore tra pace, nobiltà, forza e Gioia. Certamente, questo non può venire che a suo tempo. L’evoluzione e’ l’essere stesso, e non cerco di arrivare più velocemente, ma e’ come un obiettivo del cuore al fine di sapere la dove vado restando presente. Il più importante e’ sempre di essere qui e ora, nell’assenza dell’ego, senza il quale niente e’ possibile. Occorre dunque restare vigilanti. Tutto si riassume al silenzio del “me” per ascoltare il Se.

   Mi e’ impossibile oggi di ritornare indietro, di andare nuovamente alla sofferenza, all’ego, all’odio, al conflitto, di farmi del male dentro e di farne agli altri.

   Ciò che ho incontrato nell’essere e’ più forte e più bello di tutto, e’ la libertà, la vita, che mi permette di essere sempre felice senza condizione. La vita e’ una cosa indefinibile, immensa, in quanto la verità e’ invisibile, risento questo e, senza che io possa parlarne, e’ tutto ciò che m’importa finalmente.

   Allora, condividerlo nella relazione senza distanza, e’ condividere l’amore, la vita autenticamente. Cosa chiedere di più, e come non dare tutto in questo, restare vigilanti in ogni istante? Quando nel mio lavoro di accompagnamento, vedo una persona liberarsi dal mentale, e che e’ presenza, percepisco che ha trovato la sua casa, che e’ bella e tranquilla nella Sua dimora. So allora che non potrà che proseguire il cammino che consiste di restare in questo. Anche se essa si perde talvolta, potrà ritornarci, in quanto questo viaggio e’ una immensa Gioia interiore. E’ vedere chi noi siamo, e’ percepire l’eternità, la felicità senza condizioni, e’ infine essere liberati e perdere i meccanismi che ci impediscono d’essere noi stessi poco a poco nel più profondo dell’altro. E’ l’amore, la fede, la fine del conflitto.

   Non posso che dire Grazie alla Vita per offrirmi questo magnifico viaggio.