{"id":143,"date":"2010-09-04T20:56:39","date_gmt":"2010-09-04T20:56:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=143"},"modified":"2016-04-03T23:06:41","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:41","slug":"il-mito-del-controllo-di-se-prima-parte-di-albert-low","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/il-mito-del-controllo-di-se-prima-parte-di-albert-low\/","title":{"rendered":"Il mito del controllo di s\u00e8  prima parte di Albert Low."},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Millenarie n. 65 \u2013 Traduzione di Luciana Scalabrini, prima parte<\/p>\n<p>Ho scritto le pagine seguenti in risposta alla lettera di un membro del <em>Sangha<\/em>: si lamentava di avere l\u2019impressione di non andare da nessuna parte con la sua pratica spirituale.<\/p>\n<p>Ci lamentiamo tutti, un giorno o l\u2019altro, per questo motivo. Cos\u00ec mi \u00e8 sembrato che valesse la pena di rendere disponibile questa risposta a tutti.<\/p>\n<p>Prima di tutto, domandiamoci perch\u00e9 seguiamo una pratica: aver chiaro questo \u00e8 essenziale. La risposta ci permetter\u00e0 di andare pi\u00f9 lontano, domandandoci ci\u00f2 che possiamo aspettarci, ma anche quello che dovremo pagare se le nostre attese si realizzano.<\/p>\n<p>Se si \u00e8 seri, il pi\u00f9 delle volte si risponder\u00e0: \u201cnon so veramente perch\u00e9 seguo questa pratica spirituale\u201d. Ma questo \u201cnon so\u201d \u00e8 preceduto da un pi\u00f9 forte bisogno di qualcosa che sembra mancare nella nostra vita, un profondo senso d\u2019insoddisfazione, o semplicemente un disagio interiore. E\u2019 alla fine il bisogno che ci spinge verso una via spirituale. Comprendere questa insoddisfazione che diventer\u00e0 pi\u00f9 tardi un lamento, ci porter\u00e0 a fare un percorso abbastanza lungo attraverso la comprensione di s\u00e9.<\/p>\n<p>Certamente, questa comprensione dovr\u00e0 passare attraverso parole, che saranno per voi concetti e idee. Non dovete fermarvi ad una comprensione unicamente intellettuale, ma, al contrario cercare di penetrare dentro i sentimenti e le sensazioni descritte.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019impressione del controllo<\/span><\/p>\n<p>La maggior parte delle persone vogliono sentire che controllano la loro vita. Cos\u00ec dobbiamo distinguere tra il bisogno,\u00a0 il sentire che si controlla e avere davvero il controllo. Quando camminiamo, parliamo, mangiamo ecc., il bisogno di sentire che controlliamo le cose, non c\u2019\u00e8. Le facciamo, per cos\u00ec dire, inconsciamente, cio\u00e8 senza la sensazione che \u201clo sto facendo\u201d. Quando invece abbiamo una sensazione incerta o di insicurezza, abbiamo bisogno di sentire che abbiamo il controllo. Ma, come cercher\u00f2 di dimostrare, nonostante la sua caratteristica di realt\u00e0, l\u2019impressione di controllo che sento, \u00e8 illusoria. Si pu\u00f2 dire che questa impressione non dipende affatto dall\u2019avere un miglior controllo. Al contrario, l\u2019impressione d\u2019avere il controllo, che \u00e8 illusoria e troppo spesso legata all\u2019immaginazione, porta grossi problemi, che interferiscono con il \u201cmio\u201d vero controllo.<\/p>\n<p>L\u2019impressione di controllare viene dall\u2019impressione \u201cio lo faccio\u201d o \u201cio sono colui che agisce\u201d. Questa impressione comporta due elementi: la sensazione d\u2019essere \u2013 o la sensazione di s\u00e9 \u2013 e \u201cio sono\u201d. La sensazione di s\u00e9 spesso \u00e8 solo una sensazione. Se studiate il linguaggio del corpo, sarete capace di leggere abbastanza facilmente attraverso il suo comportamento se una persona \u00e8 esitante, se ha paura, attraverso l\u2019osservazione con cui lui o lei intensificher\u00e0 la sensazione di se stesso o di se stessa.<\/p>\n<p>Incrociare le braccia, sfregarsi\u00a0 il mento o la fronte, serrare le mascelle o i pugni,\u00a0 aggrottare la fronte, sono segni di malessere o di incertezza. Ecco ogni sorta di mezzi per aumentare la sensazione di s\u00e9. Come le sensazioni, le emozioni generano la sensazione di s\u00e9: l\u2019ansia, la paura, la collera, l\u2019impietosirsi di s\u00e9. Infine, la sensazione di s\u00e9 pu\u00f2 essere amplificata dai pensieri, dalle idee, dai sogni, tutto il flusso che alimenta quello che chiamiamo monologo interiore. La sensazione di s\u00e9, composta da sensazioni, emozioni e dal monologo interiore, \u00e8 complessa e radicata molto profondamente in noi.<\/p>\n<p>L\u2019altro aspetto di questa impressione \u201cio lo faccio\u201d e quindi della sensazione di s\u00e9, \u00e8 di conoscere \u201cio sono\u201d, o piuttosto, conoscere, <span style=\"text-decoration: underline;\">in quanto<\/span> io sono; ci si riferisce a volte al sentimento \u201cio sono\u201d, ma \u201cio sono\u201d non \u00e8 proprio un sentimento, ma piuttosto una conoscenza diretta senza contenuto n\u00e9 immagine. Quando dico \u201cio sono\u201d \u00e8 un aspetto della sensazione di s\u00e9, voglio dire che \u201cio sono\u201d rende possibile la sensazione di s\u00e9, ma non \u00e8 in se stessa una sensazione, e non pu\u00f2 essere sperimentata in nessuna forma. Si pu\u00f2 paragonare alla situazione di uno specchio e dei suoi riflessi; uno specchio rende possibile il riflesso dei raggi luminosi, ma non \u00e8 in se stesso un riflesso.<\/p>\n<p>\u201cIo sono\u201d ha un ambasciatore. Quando si dice \u201csono un uomo\u201d o \u201csono una donna\u201d \u00e8 questo ambasciatore che parla. In quanto emissario, \u201cio sono\u201d \u00e8 il centro, il punto focale. E\u2019 quello che mantiene i pensieri, i sentimenti, le emozioni e le sensazioni al loro posto, come la calamita che crea un campo elettromagnetico attorno al quale si distribuisce la limatura di ferro. A partire da questo campo, ho la sensazione di essere <span style=\"text-decoration: underline;\">qualcosa<\/span>. In quanto ambasciatore, \u201cio sono qualche cosa\u201d incarna l\u2019autorit\u00e0 e il potere di \u201cio sono\u201d e proclama allora \u201cio sono unico, l\u2019Uno assoluto\u201d Chiamiamo questo emissario l\u2019ego, quando lo vediamo in qualcun altro, e semplicemente \u201cme\u201d quando si manifesta in noi.<\/p>\n<p>Io ho il controllo implica che \u201cio\u201d sono il centro dei pensieri, delle percezioni, dei sentimenti, delle sensazioni e delle azioni, come dei ricordi. Siccome queste percezioni sono percezioni del mondo e i sentimenti lo sono sul mondo, l\u2019impressione \u201cio ho\u201d il controllo implica che <span style=\"text-decoration: underline;\">io<\/span> sono il centro del mondo. In questo caso il mondo non vuole dire il sole, la luna o le stelle, ma la totalit\u00e0 delle mie attuali esperienze. Bench\u00e9 questo sia evidente, \u00e8 per\u00f2 utile ribadire che sembra che tutte le sensazioni vengano verso di me. La posizione centrale dell\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">io<\/span> in rapporto alle sensazioni \u00e8 particolarmente evidente, se ci si trova in mezzo al mare o in un campo; si sente allora che si \u00e8 il centro di una immensa distesa. Poich\u00e9 le sensazione vengono verso di me, ho la sensazione che <span style=\"text-decoration: underline;\">io<\/span> sono il centro, il centro del mondo. La maggior parte delle persone associa l\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">io<\/span> al corpo e si pu\u00f2 capire perch\u00e9. I sentimenti e i pensieri sono tutti legati, in un modo o nell\u2019altro, al corpo. E\u2019 vero anche per le sensazioni, bench\u00e9 la produzione di tutti gli spettacoli dei suoni, degli odori ecc., siano indipendenti dal corpo. In pi\u00f9, per fare qualcosa di pi\u00f9 o meno grande importanza, ho bisogno del corpo. Non sorprende quindi che associamo il \u201cqualcosa\u201d che sono al corpo e sentiamo che io sono il corpo. Molta gente associa anche l\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">io <\/span>ad altre cose, come una bandiera, un\u2019ideologia, degli averi o un\u2019altra persona. Si pu\u00f2 anche dire cos\u00ec: come ci si sente autorizzati a dire \u201cio sono la bandiera\u201d, \u201cio sono la democrazia\u201d o \u201cio sono questa persona\u201d. In psicologia si direbbe che ci si identifica con queste cose; e ci si pu\u00f2 identificare quasi con tutto. Non\u00a0 usiamo evidentemente l\u2019espressione \u201csono la bandiera\u201d ma il possessivo \u201cmio\u201d: la mia bandiera, il mio paese, la mia auto.<\/p>\n<p>L\u2019impressione di controllo cresce quando il mondo scorre in armonia con l\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">io<\/span>, senza alcuno sforzo da parte mia. Mircea Eliade diceva:\u201d abbiamo la nostalgia del Paradiso\u201d. Vogliamo esprimere con questo il desiderio d\u2019essere sempre e senza sforzo il Centro del Mondo, nel cuore della Realt\u00e0; e con una scorciatoia rapida e in modo naturale trascendere la condizione umana e ritrovare la condizione divina o, come direbbe un cristiano, la condizione \u201cprima della caduta\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il lavoro e l\u2019immaginazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Io<\/span> non sono certo il centro del modo; di riflesso, realizzo che tutte le persone che incontro, amici, nemici,, estranei, credono anche loro di essere il centro del mondo. I miei amici sono quelli che si adattano alla mia sensazione d\u2019essere il centro del mondo. Ma lo fanno, a condizione che mi adatti anch\u2019io al loro bisogno di essere il centro del mondo. Lo facciamo perch\u00e9 abbiamo interessi comuni, le stesse identificazioni, come una bandiera, un\u2019ideologia, dei divertimenti, una squadra di calcio\u2026 O al contrario manteniamo l\u2019amicizia per una sorta di danza sociale, nella quale offriamo e produciamo un centro. Lo facciamo a diversi gradi di autenticit\u00e0, che va da una relazione d\u2019amore profondo, passando attraverso le \u201cbuone maniere\u201d e il rispetto, fino agli artifici e alle astuzie delle serate mondane. D\u2019altra parte i nostri nemici sono quelli che rifiutano la nostra rivendicazione d\u2019essere il centro dl mondo, sia attaccando, sia ignorando deliberatamente questa rivendicazione. Gli estranei, loro, sono nel limbo e fanno, per cos\u00ec dire, i figuranti nella commedia.<\/p>\n<p>Questo implica, nei fatti, che \u00e8 raro per me trovarmi in Paradiso ed \u00e8 raro vedere il mondo scorrere armoniosamente attorno a me, senza alcuno sforzo da parte mia.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di fare degli sforzi; da una parte forzare, persuadere, accarezzare nel senso del pelo, sedurre o accettare gli altri perch\u00e9 accettino la nostra posizione culturale, e, d\u2019altra parte, accentuare la sensazione di avere il controllo. Il primo tipo di sforzo si nasconde dietro ci\u00f2 che possiamo chiamare lo sforzo del lavoro, che \u00e8 sempre fonte di stress; il secondo \u00e8 lo sforzo d\u2019immaginazione. L\u2019insuccesso del lavoro \u00e8 il fallimento nel convincimento degli altri ad accettare la nostra posizione centrale. Pi\u00f9 falliamo in questa via, pi\u00f9 grande \u00e8 il bisogno di accrescere la <span style=\"text-decoration: underline;\">sensazione<\/span> di avere il controllo; quindi le nostre relazioni con il mondo e con gli altri diventano sempre pi\u00f9 immaginarie, e si dice allora che si \u00e8 psicotici. Il paranoico \u00e8 uno contro\u00a0 il quale tutto il mondo e ogni cosa che lo riguarda cospira contro di lui e tesse tele a suo danno. A causa del nostro bisogno d\u2019essere il centro, siamo tutti pi\u00f9 o meno paranoici. Pi\u00f9 arriviamo, con il lavoro o con l\u2019immaginazione, ad accrescere la sensazione d\u2019essere al centro del mondo, maggiore sar\u00e0 la probabilit\u00e0 d\u2019essere respinto dal mondo e pi\u00f9 il mondo ci sembrer\u00e0 ostile. Questa abilit\u00e0, reale o immaginaria, viene dal fatto che non pu\u00f2 esserci che un solo centro. Gli altri recitano nella stessa mia commedia, ma sono loro il centro de mondo e non io. Cos\u00ec naturalmente si risentiranno per la mia rivendicazione come io mi risento per la loro.<\/p>\n<p>Questa ostilit\u00e0 o mi dar\u00e0 la volont\u00e0 di lavorare pi\u00f9 duramente, o mi ricaccer\u00e0 di pi\u00f9 nell\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>(continua)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albert Low \u00e8 direttore del centro Zen di Montr\u00e9al; \u00e8 autore di diverse pubblicazioni apparse anche sulla rivista 3\u00e8me mill\u00e9naire.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[144],"class_list":["post-143","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-low-albert","tag-illusione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/143","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=143"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/143\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=143"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=143"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=143"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}