{"id":15,"date":"2010-07-31T19:12:32","date_gmt":"2010-07-31T19:12:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=15"},"modified":"2016-04-03T23:06:49","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:49","slug":"le-mani-vuote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/le-mani-vuote\/","title":{"rendered":"Le mani vuote di Eric Baret"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9narie n.74 &#8211; Traduzione della  Dr.ssa Luciana      Scalabrini<\/p>\n<p>Eric Baret \u00e8       un autore contemporaneo, uno dei pi\u00f9 importanti interpreti del  tantrismo      del Kashmir, ha pubblicato:<br \/>\n&#8211; Le crodiles ne pensent pas! Reflex du tantrisme cachemirien, Ed.  de Mortagne,      1994<br \/>\n&#8211; L&#8217;eau ne coule pas, Ed du Reli\u00e8, 1995<br \/>\n&#8211; Le yoga de la non-dualit\u00e9, Ed de Mortagne, 1996<br \/>\n&#8211; Le sacre du dragon vert, Ed. Latt\u00e8s, 1999<br \/>\n&#8211; Le seul d\u00e9sir dans la noudit\u00e9 del Tantras, Ed. Trait d&#8217;Union,      2002<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/baret11.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-28 aligncenter\" title=\"baret1\" src=\"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/baret11.jpg\" alt=\"\" width=\"56\" height=\"85\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;epoca attuale dove l&#8217;essenza della filosofia si \u00e8      perduta sotto forme d&#8217;umanesimo di ragionamento e di riflessione  moralizzante      senza nessuna prospettiva metafisica, fa talvolta sorgere delle  nozioni di      sforzo, di lasciar andare e di lavoro su di s\u00e9.<br \/>\nQueste immagini, ereditate da una riflessione mentale, sono basate  sull&#8217;immaginario      di una persona indipendente,che potrebbe lasciar andare o fare uno  sforzo.      Noi non siamo separati dal cosmo e incondizionati, per pretendere di  avere      una qualsiasi autonomia.<br \/>\nQuesto concetto presuppone anche uno scopo da perseguire. Il famoso  lavoro      su di s\u00e9, soprattutto di moda in ambito pseudospirituale, \u00e8      egualmente basato su questi concetti tipici del nostro mondo in  decadenza:      disprezzo moralistico delle proprie debolezze in un primo tempo,  poi, autosoddisfazione,      quando l&#8217;individuo ha assorbito le idee dalla sua &#8220;scuola  spirituale&#8221;.<br \/>\nQuesto &#8220;lavoro&#8221; si esprime in modo esplicito nella fantasia del      superuomo, di diventare qualcuno, o di avvicinarsi al divino.<br \/>\nIl prolungamento politico pi\u00f9 conseguente \u00e8 stato il  nazionalsocialismo      e il mito delle SS, che anche lui voleva purificarsi, diventare pi\u00f9      questo o meno quello.<br \/>\nOgni prospettiva personale non pu\u00f2 che essere una caricatura che  sfocia      politicamente in una societ\u00e0 dittatoriale e in modo metafisico alle      aberrazioni che incontriamo ai nostri giorni: guru realizzati,  risvegliati      che si credono direttamente l&#8217;incarnazione della verit\u00e0, che parlano       in prima persona nel nome di &#8220;Io Sono&#8221;.<br \/>\nQueste caricature sempre pi\u00f9 frequenti, a lungo confinate  nell&#8217;America      del Nord, cominciano a sbarcare sulle coste della vecchia Europa.  Ormai il      nostro paese non sfugge pi\u00f9 a queste espressioni che affliggono  &#8220;Siete      andati ad ascoltare l&#8217;ultimo illuminato?&#8221;<br \/>\nSi potrebbe sottolineare come la cattiva comprensione dello Zen,  trasformazione      verso la mediocrit\u00e0 del Chan cinese, ha cooperato a volgarizzare in      modo opposto al suo vero senso la nozione di lasciar andare. Infatti  molto      spesso nel Rinzai o nel Soto zen, si tenta il lasciar andare, si  tenta di      non tentare.<br \/>\nZazen, posizione della stessa intenzione, sedicente mezzo per una  non-intenzione,      ne \u00e8 la caricatura pi\u00f9 evidente. Che distanza dall&#8217;insegnamento      originale di Chen Honai, Liuzi, Huaung Po o Huei Neng. Quanta  levigazione      di pietre per farne uno specchio, di pulizia del viso originale per  toglierne      la polvere: insulto alla vita e alla creativit\u00e0 senza limite.<\/p>\n<p>Quanti esseri umani, pensando di elevarsi spiritualmente,      si sono distrutti, castrati, martirizzati per tentare di non pi\u00f9  tentare.<br \/>\nAnche lo yoga, arte suprema, intrinsecamente libera da compimento,  dove il      concetto di sforzo e di lasciar andare non trovano alcun posto, \u00e8  stata      resa caricaturale da queste fantasie; gli insegnamenti degenerati  attuali,      presentati come tradizionali sotto la tutela di guru senza  riconoscimento      e di altre federazioni nazionali mondiali o cosmiche, veicolano  queste concettualizzazioni,      al punto che per molti &#8220;professori di yoga&#8221; (sic!) questa arte si      riduce, nel migliore dei casi, a un equilibrio tra sforzo e lasciar  andare.      La tradizione yoga non riconosce alcuna entit\u00e0 personale, alcun  divenire,      alcun posto n\u00e9 per uno sforzo, n\u00e9 per un lasciar andare.<br \/>\nPer cosa dunque c&#8217;\u00e8 posto? C&#8217;\u00e8 posto per un ascolto, dove  l&#8217;osservazione      non psicologica della percezione si trasporta nell&#8217;azione. Non \u00e8 la      visione giusta che crea l&#8217;azione giusta, la visione giusta \u00e8  l&#8217;azione      giusta. Infatti ogni sensazione corporea ascoltata in modo non  intenzionale      \u00e8 istantaneamente espressa sotto forma d&#8217;azione. Nella pratica,  questo      ascolto si sviluppa al punto pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p>In tutte le arti tradizionali, dalla cerimonia del t\u00e8      alle arti del combattimento, la nozione di sforzo, di lasciar andare  non esiste      che nelle fasi preliminari ed esteriori, per calmare un mentale e  portare      un illusorio senso di sicurezza. Questi balbettamenti esoterici, che  sembrano      al nostro occidente summe filosofiche, devono essere abbandonate  nella comprensione      improvvisa. Rapidamente, i passaggi romantici come lo sviluppo del  &#8220;controllo&#8221;      della &#8220;forza&#8221; o della &#8220;concentrazione &#8221; progressione falsamente      rassicurante, appariranno ostacoli anche a ci\u00f2 che \u00e8 appena      avvertito.<br \/>\nAnche le pratiche come il tiro all&#8217;arco giapponese, dove la tecnica  sembra      appoggiarsi sul lasciar andare, non sono espressioni, in questo  modo, che      all&#8217;inizio dell&#8217;apprendimento.<br \/>\nIn effetti questa filosofia contiene ancora l&#8217;illusione di una  entit\u00e0      indipendente. Non c&#8217;\u00e8 nessuno per lasciar andare.<br \/>\nAcquisito chiaramente questo, la pratica si rivela allora sotto  tutt&#8217;altro      aspetto; non \u00e8 pi\u00f9 l\u00e0 per portare o favorire questo lasciar      andare , ma diventa espressione di una visione metafisica: che la  freccia      parta da sola e si pianti nel cuore del centro o che l&#8217;arciere sia  incapace      di afferrare l&#8217;arco, tutto questo appare nella vita profonda senza  gerarchia      n\u00e9 compimento. L&#8217;evidenza di un movimento di yoga, di una posizione      in un&#8217;arte marziale o di un gesto di danza necessita, per il suo  compimento      luminoso, una totale assenza d&#8217;intenzione. Nessun andare, niente  posto per      un compimento personale, unicamente la celebrazione di ci\u00f2 che \u00e8.<br \/>\nNella nostra societ\u00e0, le tendenze allo sforzo e al lavoro personale      sono sempre pi\u00f9 valorizzate. La scuola condivide questa  responsabilit\u00e0      con le istituzioni politiche e l&#8217;immaginario familiare. Tutti  partecipano      a questa disinformazione evidente della realt\u00e0. Si insegna ai  bambini      a diventare, a vincere, a realizzarsi, si valorizza lo sforzo  personale. I      giochi olimpici, o l&#8217;arte di sfruttare, per ragioni nazionalistiche,  fino      alla distruzione discreta ma certa della corporeit\u00e0 degli atleti,  sono      un meraviglioso simbolo di questa tendenza.<br \/>\nUna societ\u00e0 equilibrata non metterebbe l&#8217;accento su quello che il  bambino      dovrebbe essere o dovrebbe diventare, ma su quello che \u00e8. Sarebbe  all&#8217;ascolto      delle sue capacit\u00e0 e non di quelle che dovrebbe avere. Da questo  ascolto      deriverebbe una educazione funzionale. Per delle ragioni elettorali,  le nostre      societ\u00e0 democratiche hanno bisogno di creare delle masse facilmente      manipolabili. Esse non possono sicuramente sopportare l&#8217;idea di un  ascolto      interiore, funzionale, che creerebbe esseri liberi da orientamento  politico,      pronti ad ascoltare veramente le situazioni e ad agire nella  direzione della      realt\u00e0 e non in una direzione ideologica.<br \/>\nTutte queste nozioni di sforzo, d&#8217;intenzione, sono le tristi  caricature del      nostro mondo moderno. E&#8217; verosimile che nei decenni a venire, per  delle ragioni      di mercato, questo movimento che mette l&#8217;uomo al centro della vita e  non la      vita al centro dell&#8217;uomo, come insegna la scienza sacra, sar\u00e0 sempre       pi\u00f9 sviluppato attraverso la medicina, la biologia, la psicologia e      le altre espressioni del mondo capitalista.<br \/>\nPi\u00f9 una societ\u00e0 rende stupidi i suoi membri pi\u00f9 afferma      di esaltare la libert\u00e0 personale. Non si propone, nei numerosi  movimenti      religiosi in USA &#8220;una relazione personale con Dio&#8221;?<br \/>\nSeguono domande e risposte.<br \/>\nD: In ogni gesto c&#8217;\u00e8 volont\u00e0, esiste uno stato di non volont\u00e0?<br \/>\nR: Volont\u00e0 vorrebbe dire intenzione, pensare che un movimento porta      a qualcosa, lo Yoga non porta a niente. E&#8217; per questo che \u00e8 un&#8217;arte,       l&#8217;arte \u00e8 gratuita, \u00e8 quella la sua essenza. La pratica \u00e8      fatta per la gioia di celebrare la vita. Non pu\u00f2 esserci nessuna  volont\u00e0      l\u00e0 dentro. Senza attesa n\u00e9 domanda si esprime la gioia di vivere.      Il corpo conosce il movimento giusto. In verit\u00e0, non c&#8217;\u00e8 mai      volont\u00e0 anche se decidete di alzare un braccio, si potrebbe  scientificamente      provare che il movimento psicologico di sollevare il braccio \u00e8  cominciato      qualche millesimo di secondo prima della vostra decisione. Ma l&#8217;ego  con la      sua immaginazione malata di voler dirigere, non ha questa  sensibilit\u00e0      e immagina di decidere di alzare un braccio. E&#8217; il contrario. E&#8217; il  braccio      che si alza e la volont\u00e0 che segue l&#8217;evento.<\/p>\n<p>D: Nella pratica Yoga non c&#8217;\u00e8 la volont\u00e0      di eseguire l&#8217;ordine dell&#8217;insegnante?<br \/>\nR: Quando sentite il suo suggerimento, non dovete applicarlo alla  lettera,      ma ascoltarlo: esso crea in voi una forma di risonanza che s&#8217;impone.  Ognuno      nella sala lo esprimer\u00e0 con un movimento adatto alla sua sensibilit\u00e0       del momento. E un lavoro interiore. Voi non seguite nessun altro che  il vostro      ascolto. Nel vostro silenzio d&#8217;intenzione, il corpo parla, si muove.  Voi siete      totalmente all&#8217;ascolto di questo fuoco d&#8217;artificio. Pi\u00f9 la vostra  passivit\u00e0      \u00e8 grande, pi\u00f9 la ricchezza tattile sta diventando immensa. Ma      pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 intenzione, pi\u00f9 la sensazione \u00e8 frenata      da questa attesa.<\/p>\n<p>D: E&#8217; dunque la suggestione che crea il corpo?<br \/>\nR: E&#8217; la paura. Il corpo \u00e8 una invenzione della paura. Nella paura      ci si vuole trovare, sentirsi. In un momento di gioia, di non  intenzione,      non c&#8217;\u00e8 un corpo come tensione, difesa o affermazione, ma ascolto  disponibile.      Generalmente ci\u00f2 che s&#8217;intende per corpo \u00e8 una massa di tensioni,      una paura. Domandate a un bambino o ad un adulto di disegnare il suo  corpo      e constaterete come sia immaginario; ci\u00f2 che vedete nello specchio      non \u00e8 che il frammento pi\u00f9 esteriore del corpo. Lo Yoga accentua      la riscoperta di un corpo avvertito senza rifiuto.<\/p>\n<p>D: Questo vuole dunque dire che in generale noi non viviamo      fino a che l&#8217;ego prende, o crede di prendere, la decisione? Noi non  abbiamo      a disposizione che questo breve istante? Il nostro spazio di vita  non \u00e8      dunque ridotto che a quello?<br \/>\nR: E&#8217; il contrario, non c&#8217;\u00e8 che questo spazio di vita.  Eccezionalmente      il movimento egotico si appropria dell&#8217;azione. In breve &#8220;io corro,  io      penso&#8221;, ma sono questi gli istanti di cui mi ricordo. In un momento  naturale,      non c&#8217;\u00e8 memoria, la situazione muore d&#8217;istante in istante. Voi  ricordate      solo i pochi momenti in cui vi identificate con l&#8217;azione e li  immaginate permanenti.      Senza autore nessuna memoria. E&#8217; come un mal di denti, sentite  questo male      come se fosse senza fine, come se dovesse durare sempre. Questa non  appropriazione      dell&#8217;azione \u00e8 particolarmente celebrata dal grande Abhinavagupta nel       suo commento alla Bhagavad Gita. Quello che si dice qui non esce da  un cervello      folle, ma non \u00e8 che la trasformazione, in termini moderni, della  scienza      tradizionale.<\/p>\n<p>D: E&#8217; questo che non riesco a capire o anche a percepire;      questo momento che esiste al di fuori dell&#8217;ego, al di fuori del  fatto che      l&#8217;ego si appropria.<br \/>\nR: Non potete percepirlo perch\u00e9 non siete l\u00e0. Quando siete felici,      non lo sapete. Quando dite: &#8220;sono felice&#8221;, \u00e8 finita, voi      lo pensate.<\/p>\n<p>D: Allora bisogna morire e nascere continuamente?<br \/>\nR: Basta morire. Quando ballate, non vi dite &#8220;io ballo, io ballo\u2026&#8221;      c&#8217;\u00e8 sensazione, movimento. Se sorge l&#8217;appropriazione, la danza  s&#8217;arresta,      voi siete nel pensiero, il corpo perde la sua creativit\u00e0, diventa  memoria.      Chi vi guarda pu\u00f2 benissimo vedere se siete uno con la danza o se  pensate      di ballare. Il meccanismo di voler oggettivare questa gioia \u00e8 molto      radicato. Non si pu\u00f2 cambiarlo volontariamente, ma diventarne sempre       pi\u00f9 consapevoli. Quanto sto sempre cercando di volermi appropriare      della mia vita. Voglio sempre fare una fotografia. La fotografia \u00e8      triste. Quando mi rendo conto, ad ogni istante, della ricchezza  della vita,      non ho pi\u00f9 bisogno di fare delle fotografie. La gioia \u00e8  nell&#8217;istante.      L&#8217;istante dopo, la situazione \u00e8 finita, morta, non esiste pi\u00f9.      La gioia \u00e8 sempre l\u00e0, \u00e8 la sola maniera creativa di vivere.      Non c&#8217;\u00e8 niente davanti a me n\u00e9 dietro. Non ho bisogno d&#8217;inventarmi      una vita, \u00e8 la paura che crea la carta da visita. La vera carta \u00e8      la situazione dell&#8217;istante. Le caratteristiche compaiono e  spariscono senza      lasciare tracce psicologiche. Se comprendete questo profondamente,  gli psicologi      vanno in pensione e le nozioni di sforzo, di lasciar andare e di  sviluppo      personale ritornano al museo della paura. Respirate un p\u00f2; non  abbiate      paura della vita. Nel vostro ascolto tutto si compie, niente da  trattenere      n\u00e9 da lasciare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;epoca attuale dove l&#8217;essenza della filosofia si \u00e8 perduta sotto forme d&#8217;umanesimo di ragionamento e di riflessione moralizzante senza nessuna prospettiva metafisica, fa talvolta sorgere delle nozioni di sforzo, di lasciar andare e di lavoro su di s\u00e9.<br \/>\nQueste immagini, ereditate da una riflessione mentale, sono basate sull&#8217;immaginario di una persona indipendente,che potrebbe lasciar andare o fare uno sforzo. 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