{"id":1516,"date":"2010-11-20T17:46:13","date_gmt":"2010-11-20T17:46:13","guid":{"rendered":"http:\/\/pro.ovh.net\/~emillena\/it\/?p=1516"},"modified":"2016-04-03T23:04:49","modified_gmt":"2016-04-03T23:04:49","slug":"lunita-trascendente-delle-religioni-e-anzitutto-uno-stato-della-mente-di-dominique-casterman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/lunita-trascendente-delle-religioni-e-anzitutto-uno-stato-della-mente-di-dominique-casterman\/","title":{"rendered":"L&#8217;unit\u00e0 trascendente delle religioni \u00e8 anzitutto uno stato della mente.   di Dominique Casterman"},"content":{"rendered":"<p>9 \u2013 10 &#8211; 2010<br \/>\nOgni ricerca interiore lucida, motivata dalla volont\u00e0 di provare a comprendere dove affondano le radici profonde della nostra struttura organica, della nostra coscienza e della nostra vita in generale, fa apparire che siamo senza risposta, senza esperienza vissuta in questo campo.<\/p>\n<p>Tutt\u2019al pi\u00f9 possiamo definire il nostro ruolo sociale, le nostre tendenze, certi tratti del carattere\u2026, che proiettiamo nell\u2019immagine che abbiamo di noi stessi o ego.<\/p>\n<p>La coscienza di quella ignoranza fondamentale mette lo sconosciuto alle nostre porte e fa pesare sulla nostra vita una angoscia soggiacente- e questo tanto pi\u00f9 che la presa di coscienza \u00e8 acuta \u2013inerente all\u2019ignoranza della nostra identit\u00e0 profonda, della sorgente fondamentale che ci anima.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 siamo costantemente perseguitati dalla sensazione di una assenza, di un vuoto interiore, sorta di solitudine esistenziale , che ci induce a compensare per mezzo della sostituzione di valori convenzionali confusi con l\u2019essere essenziale. D\u2019altronde il modello sociale nel quale viviamo compromette, fin dalla nascita, la capacit\u00e0 di sentire pienamente l\u2019essere essenziale che ci abita. Privato di quella sensazione innata di valore trascendente, l\u2019individuo soffre di solitudine, isolamento, angoscia e trova nell\u2019identificazione coi valori convenzionali una sicurezza fragile senza la quale non potrebbe vivere: il falso io \u00e8 nato. Come potrebbe essere altrimenti nelle nostre societ\u00e0, dove i valori essenziali della vita si riconoscono nella riuscita esteriore, nell\u2019avere e nel potere.<\/p>\n<p>Occorre perci\u00f2 constatare che, in mancanza di certezza reale quanto\u00a0 alla nostra identit\u00e0 profonda \u2013siamo obbligati ad usare compensazioni a cui ci identifichiamo eccessivamente. Completamente identificati all\u2019ego, siamo nell\u2019incapacit\u00e0\u00a0 di alzare le vele, coprendo la nostra natura profonda, la nostra spontaneit\u00e0 creativa e intelligente dalla quale siamo artificialmente separati. L\u2019individuo soffre perci\u00f2 di assenza d\u2019unit\u00e0 interiore, di separazione brutale con il suo io reale che \u00e8 coscienza cosmica dell\u2019unit\u00e0 cosmica nella vita quotidiana. In questo modo l\u2019uomo pu\u00f2 essere definito un esiliato spirituale e\u00a0 la sua sola alternativa \u00e8 aderire, incollarsi letteralmente ad una immagine\u00a0 di se stesso alla quale si identifica assolutamente per sorpassare\u201d l\u2019angoscia della condizione separata\u201d. Ma cosa \u00e8 l\u2019essere essenziale,\u00a0 l\u2019Essere essenziale di cui parlo? Che credibilit\u00e0 possiamo dare alla \u201csorgente profonda\u201d che ci abita? Tutto quello non \u00e8 , in fondo, il prodotto della mia immaginazione, della vostra immaginazione? Certamente si potrebbero vedere le cose in questa maniera, ma sarebbe come ignorare\u00a0 l\u2019evidenza storica delle esperienze spirituali proposte all\u2019umanit\u00e0 da millenni da personaggi che hanno vissuto in luoghi ed epoche diverse. Tutte quelle esperienze avevano un denominatore comune, il compimento della vita trascendente, incondizionata, attraverso un essere implicato nelle condizioni dell\u2019esistenza, ma liberato dai conflitti interiori che dava alla sua coscienza tutta l\u2019estensione e l\u2019apertura che \u00e8, originariamente, la sua. Potrei ancora parlare della scienza che non smette di distogliere\u00a0 il nostro sguardo dalle forme esteriori per attirare l\u2019attenzione sulle basi invisibili a partire dalle quali si dispiega il mondo formale. Infine, c\u2019\u00e8 l\u2019esperienza personale che, condotta con spirito puro d\u2019investigazione, dovrebbe confermare e perci\u00f2 mettere in rapporto, nel seno della coscienza individuale, l\u2019evidenza storica delle esperienze di saggezza ancestrale e il nostro proprio accompagnamento spirituale. E\u2019 il passaggio dalla credenza ipotesi, dalla convinzione profonda e storicamente fondata all\u2019esperienza vissuta e rinnovata di momento in momento. Vi propongo alcune belle frasi scritte\u00a0 da Elie G. Humbert:<\/p>\n<p>\u00ab L\u2019angoscia della morte, la depressione all\u2019idea di finire un giorno \u00e8 l\u2019angoscia di perdere l\u2019immagine di s\u00e9 La minaccia spezza l\u2019attaccamento viscerale e cos\u00ec fragile\u00a0 a essere il me immaginario, a raccontarsene la storia, ad assaporare per bene sia le pene che i piaceri. Bisognerebbe lasciar cadere- almeno come dubbio metodologico- i tentativi di riduzione della morte. Finch\u00e9 non \u00e8 possibile \u00e8 chiaro che siamo incollati allo specchio di noi stessi e poi, perch\u00e9 non mantenersi nell\u2019allineamento alla propria morte, entrarci come si entra nel proprio corpo e la propria pelle del nostro essere.\u201d<\/p>\n<p>\u00ab Abitare la propria morte. Perch\u00e9 temerla? Non c\u2019\u00e8 un cammino l\u00e0 dove si trova la realt\u00e0? Io lo penso(\u2026) Quando si considera oggettivamente la propria morte, quando ci si sa condannati e si realizza, il vissuto cambia. Si ha il tempo. \u00bb<\/p>\n<p>\u00abIl passato e l\u2019avvenire cadono da ogni parte come i pezzi di una scorza. Si attua uno sbocciare e gli inizi di una crescita che sembra venire dall\u2019inconscio e non da ci\u00f2 che era gi\u00e0 inscritto nella durata. Il tempo non \u00e8 pi\u00f9 un percorso, una successione, un allungamento, ma una spiegazione, uno spiegare. Lo si vive come un germogliare. (\u00ab L\u2019homme aux prises avec l\u2019inconscient \u00bb \u00e9d. Retz).<\/p>\n<p>Le grandi tradizioni spirituali, e oggi la scienza ,evocano l\u2019esistenza di un\u2019altra realt\u00e0 diversa da quella che cade direttamente sotto i nostri sensi. Questi due approcci della realt\u00e0 ci portano ai confini dei territori oggettivamente osservabili, l\u00e0 dove il senso dell\u2019universo si dispiega nel vissuto della nostra coscienza per risplendere di un sentimento intenso di unit\u00e0 interiore e di partecipazione cosmica.<\/p>\n<p>Siamo nella confusione pi\u00f9 totale dal momento in cui confondiamo l\u2019immagine di s\u00e9 con la nostra natura profonda, radicandosi in quella misteriosa sorgente dell\u2019universo, che non \u00e8 identificabile con nessuna delle nostre concezioni .Sicuramente non si tratta di liberarsi\u00a0 di questa o quella cosa particolare, occorre semplicemente vedere che siamo attaccati ad un processo che genera l\u2019identificazione a delle immagini che, nella confusione tra identit\u00e0 e differenza associano la realt\u00e0 a delle idee relative.<\/p>\n<p>La nostra vita non pu\u00f2 realizzarsi pienamente che se integriamo autenticamente, e in piena coscienza, la nostra unicit\u00e0 nell\u2019organismo sociale, planetario e cosmico. In altre parole \u00e8 sperimentando la nostra solidariet\u00e0 con il tutto, il fatto che tutte le strutture individualizzate\u00a0 siano interrelate ci pu\u00f2 far sentire consciamente l\u2019unit\u00e0 della pura essenza. Se l\u2019universo \u00e8 un tessuto di avvenimenti interrelati, processi interdipendenti, si pu\u00f2 supporre che questa molteplicit\u00e0 dei fenomeni sia l\u2019espressione di una sorgente unica che ne costituisce la realt\u00e0 di base in rapporto alla quale il mondo manifesto appare come secondario e derivato. In termini filosofici, si potrebbe dire che l\u2019unit\u00e0 di principio si inscrive inesorabilmente nell\u2019unit\u00e0 di struttura del mondo manifestato.<\/p>\n<p>Uno sguardo lucido su se stessi mostra che il me- nel senso dell\u2019immagine di s\u00e8- non pu\u00f2\u00a0 affermarsi che isolandosi, che affermandosi nei limiti sempre pi\u00f9 rigidi e costrittivi per arrivare finalmente a confondere l\u2019immagine sociale e l\u2019essere totale. In quella situazione vediamo che gli avvenimenti non interferiscono solo con l\u2019esistenza dell\u2019uomo, con il suo organismo (fisico, mentale e affettivo) che manifesta il suo desiderio naturale di vivere, ma anche e in pi\u00f9 con l\u2019immagine che abbiamo di noi stessi, o le idee che ci stanno a cuore; pu\u00f2 generare emozioni del tipo di quelle provate quando siamo realmente aggrediti nella nostra esistenza. Non bisogna a confondere la legittima difesa con il fatto di difendere idee relative. Da una parte difendiamo la nostra vita e dall\u2019altra difendiamo le nostre idee della vita, e questo, mi sembra, non dovrebbe mai spargere sangue.<\/p>\n<p>Siamo dunque portati a fare qui una distinzione tra, prima di tutto, l\u2019uomo che si accontenta semplicemente\u00a0 di esprimere le sue qualit\u00e0 singolari secondo la propria sensibilit\u00e0 e, in secondo luogo, colui che\u00a0 vuole ad ogni costo insistere a\u00a0 difendere\u00a0 la sua distinzione, la sua differenza particolare. Agendo in quel modo trasforma la sua differenza, ci\u00f2 che lo distingue da tutti gli altri uomini in un valore arbitrario sul quale si basa un giudizio qualitativo e parziale nei confronti degli altri. Una volta ancora confonde differenza e identit\u00e0.<\/p>\n<p>La personalit\u00e0 dell\u2019uno si accontenta semplicemente di essere, senza giudizio di valore; quella dell\u2019altro \u00e8 essenzialmente distintiva e in opposizione poich\u00e9 si basa su giudizi di valore non relativizzati\u00a0 trovando il loro pieno significato nell\u2019opposizione con gli altri, per rafforzare la loro immagine iniziale. A proposito di questo, possiamo avanzare l\u2019idea che l\u2019individuo, che \u00e8 spontaneamente se stesso in funzione della sua sensibilit\u00e0 profonda, non ha alcuna coscienza di lui in quanto distinto e opposto. In lui la dualit\u00e0 pensatore \u2013pensato si \u00e8 completamente dissolta, c\u2019\u00e8 fioritura di coscienza nell\u2019istante presente all\u2019intersezione tra il me e il mondo. Quest\u2019uomo ha in qualche modo superato l\u2019abisso che separa la coscienza di opposizione di s\u00e9 e la coscienza relazionale di s\u00e9. La prima riafferma e rinforza la solitudine del me davanti agli altri e al mondo,essa \u00e8 separatrice e conflittuale, crea l\u2019illusione di una esistenza indipendente.<\/p>\n<p>La seconde afferma e rinforza l\u2019interdipendenza dell\u2019io, degli altri e del mondo, tutto interpenetra tutto;\u00a0 essa \u00e8 unificante e mostra che il fatto relazionale \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p>L\u2019essere umano non nasce risvegliato alla sua natura profonda, allo spirito dell\u2019universo. In noi il risveglio di\u00a0 questa coscienza originale lo fa accogliere nel presente della vita quotidiana sbarazzando il mentale dagli ostacoli che lo mantengono nel suo sonno interiore. Si tratta di uscire dal sogno della coscienza separata imposta dalla coscienza esclusiva del me, sorta di isola di solitudine per opposizione in un mondo la cui realt\u00e0 essenziale \u00e8 il fatto razionale.\u00a0 Si tratta di vedere, al di l\u00e0 del mondo visibile, alla radice di tutto, una sorgente unica ed assoluta da\u00a0 dove \u00e8 proiettata la coscienza- materia- energia che struttura il mondo visibile.<\/p>\n<p>Quando il pensiero dell\u2019uomo si \u00e8 rivolto verso se stesso, quando quest\u2019uomo \u00e8 divenuto oggetto della propria osservazione, e\u00a0 il regno del me che si crede indipendente e separato si \u00e8 progressivamente stabilizzato, allora in quel modo si \u00e8 operata la dualit\u00e0 me\/non me. Quella visione della dualit\u00e0 ha suscitato in certi uomini l\u2019intuizione di una realt\u00e0 pi\u00f9 vasta che concilia le apparenti contraddizioni. Il me, sorgente di tutte le sofferenze, \u00e8 cos\u00ec il passaggio verso un\u2019altra realt\u00e0, a condizione\u00a0 beninteso di non essere totalmente ingannato dalla visione separatrice.<br \/>\nPenso che l\u2019uomo sia\u00a0 ossessionato da una credenza terribilmente distruttiva che \u00e8 quella di essere separato dall\u2019ordine cosmico. Questa credenza, pi\u00f9 o meno incosciente, lo separa dalle sue radici profonde e lo obbliga a sviluppare credenze secondarie per rassicurarlo. Se potessimo vedere e sentire che in realt\u00e0 niente ci separa dalla totalit\u00e0 dell\u2019universo, come l\u2019onda dall\u2019oceano, potremmo abbandonare ogni forma immaginabile di credenza come quella di essere un me indipendente. In queste righe il mio obbiettivo principale \u00e8 stato quello di mostrare che \u00e8 possibile pensare in un certo modo\u00a0 non compromettente, all\u2019improvviso un\u2019apertura a qualcosa di inatteso e di un livello di realt\u00e0 molto pi\u00f9 fondamentale di quello imposto dal me solo, e le sue possibilit\u00e0 sensoriali e intellettuali.<\/p>\n<p>Chi resta confinato nella solitudine della sua coscienza immagine di s\u00e9 si taglia non solo dalla sua sorgente profonda, cio\u00e8 da lui stesso, ma anche dalla coscienza che vive nel mondo in cui niente \u00e8 separato. I sensi alimentano il cervello con informazioni di ogni sorta ed \u00e8 lui che ci permetter\u00e0 di vedere, di capire\u2026; la ragione spiega, riconosce, paragona ,elabora ipotesi\u2026; i sentimenti e le emozioni fanno di noi altra cosa che robot pensanti\u2026 Ma tutti questi elementi\u00a0 messi insieme e rappresentativi delle molteplici\u00a0 maniere in cui possiamo percepire il mondo non sembrano sufficienti per andare al cuore delle cose. E\u2019 come se dovessimo andare pi\u00f9 in profondit\u00e0 ancora e, come dice Krishnamurti:\u201d Succede una cosa che nessuna ipnosi, nessuna droga possono dare: \u00e8 come se\u00a0 la mente penetrasse in se stessa cominciando dalla superficie, andando sempre pi\u00f9 in profondit\u00e0, fino al momento\u00a0 dove la profondit\u00e0 e l\u2019altezza non avessero pi\u00f9 un senso, dove tutte le misurazioni perdono significato. In questo stato regna una pace completa, non una contentezza derivata da uno stato di soddisfazione, ma una pace piena di ordine, di bellezza e d\u2019intensit\u00e0(\u2026),bisogna mettersi per strada senza sapere nulla, e muovervi d\u2019innocenza in innocenza\u201d.<\/p>\n<p>Condividere, inviare ad un amico*<\/p>\n<p>(A cura di<\/p>\n<p>L Scalabrini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>9 \u2013 10 &#8211; 2010 Ogni ricerca interiore lucida, motivata dalla volont\u00e0 di provare a comprendere dove affondano le radici profonde della nostra struttura organica, della nostra coscienza e della nostra vita in generale, fa apparire che siamo senza risposta, senza esperienza vissuta in questo campo. 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