{"id":1691,"date":"2010-12-19T20:17:13","date_gmt":"2010-12-19T20:17:13","guid":{"rendered":"http:\/\/pro.ovh.net\/~emillena\/it\/?p=1691"},"modified":"2016-04-03T23:04:30","modified_gmt":"2016-04-03T23:04:30","slug":"creativita-e-sviluppo-della-persona-di-jean-chevalier","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/creativita-e-sviluppo-della-persona-di-jean-chevalier\/","title":{"rendered":"Creativit\u00e0 e sviluppo della persona di Jean Chevalier"},"content":{"rendered":"<p>XX Colloquio di ricerche spirituali.<\/p>\n<p>Dal 30\u00a0 al 31 marzo 1984 si \u00e8 tenuta a Parigi la ventesima sessione del Colloquio di ricerche spirituali.<br \/>\nIl tema di quest\u2019anno risponde alla duplice aspirazione delle coscienze contemporanee: attualizzare le proprie capacit\u00e0 e realizzare la propria vocazione in luogo di un modello imposto; partecipano rappresentanti delle diverse religioni d\u2019oriente e d\u2019occidente.<\/p>\n<p>Questa sessione mette in luce particolarmente uno dei presupposti di ogni processo di creativit\u00e0 e di sviluppo personale, l\u2019attitudine\u00a0 a scoprire nel pensiero altrui, anche il pi\u00f9 lontano dal nostro, e negli avvenimenti\u00a0 anche pi\u00f9 indifferenti, un aspetto insieme insolito e reale, che provoca\u00a0 la sorpresa , genera qualcosa di nuovo\u00a0 nelle nostre prese di coscienza e\u00a0 favorisce un progresso interiore.\u00a0 Lontano dall\u2019essere una fuga nell\u2019immaginario o nell\u2019originalit\u00e0 ad ogni costo, la creativit\u00e0. Al livello di questa riunione \u00e8 una risposta intelligente\u00a0 all\u2019appello dell\u2019Essere, all\u2019appello della Vita, fino al culmine delle nostre\u00a0 capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Jean Chevalier<\/p>\n<p>Pubblichiamo qui di seguito alcuni estratti scelti da quattro relazioni sulle quattro religioni del Libro e il buddismo.<\/p>\n<p>Rd P\u00e8re Guy Bou\u00e9 : \u00ab Grazia divina e libert\u00e0 umana.\u00bb<\/p>\n<p>Non penso che Cristo abbia voluto fondare una religione<\/p>\n<p>Bisogna che sia molto chiaro. In 2000 anni di cristianesimo ci hanno, su questo tema, molto male informati!<br \/>\nAnzitutto Ges\u00f9 \u00e8 venuto, si dice nel Vangelo, non ad abolire la religione giudaica, ma a farla fiorire.<\/p>\n<p>La seconda cosa da mettere in campo \u00e8 che Ges\u00f9 Cristo non ha scritto il Vangelo bench\u00e9 questo resti un elemento fondamentale della nostra tradizione scritta.<\/p>\n<p>N\u00e9 fondatore di religione, n\u00e9 autore di scritti. Questo ci invita, non a relativizzare la nostra eredit\u00e0 culturale e sociologica occidentale, ma , pur accettando o rifiutando di rispettarla, a ripensarla alla luce delle tradizioni che vengono da pi\u00f9 lontano del nostro orizzonte limitato.<br \/>\nBeneficiando di quella tradizione scritta che per noi \u00e8 il nuovo testamento, si tratta di accedere ad una Persona innominabile tramite quattro testimonianze e di un certo numero di scritti(\u2026)<\/p>\n<p>Parler\u00f2 della Persona che \u00e8 quella capacit\u00e0 di accoglienza dell\u2019altro da s\u00e9. Dal momento in cui cerco di oltrepassare i miei limiti, compresi quelli portatori di verit\u00e0 chiare alla nostra coscienza \u2013 non per rifiutarli, ma per farne astrazione per sorpassare i propri limiti \u2013 la mia capacit\u00e0 di accogliere l\u2019altro \u00e8 tanto pi\u00f9 grande quanto pi\u00f9 metter\u00f2 in sordina tutto ci\u00f2 che, nelle mie capacit\u00e0 intellettuali, affettive, sensibili ho fino ad allora rinsaldato di certezze.<\/p>\n<p>Non sarebbe quel vuoto o vacuit\u00e0 consigliata e richiesta nell\u2019universo\u00a0 buddista?<br \/>\nLa Persona, al di l\u00e0 dell\u2019eredit\u00e0 socio -religiosa culturale ricevuta, al di l\u00e0 delle eredit\u00e0 di cui \u00e8 portatrice, vuole essere, \u00e8, il mistero della grazia, una capacit\u00e0 di ricezione\u00a0 delle bellezze altrui. Senza quello stato d\u2019animo mutiliamo una persona che rimarrebbe chiusa su se stessa e le sue certezze. L\u2019altra precisazione che vorrei portare al livello della mia esperienza cristiana \u00e8 l\u2019idea di creativit\u00e0. Che non \u00e8 la creazione, ma \u00e8 dentro la creazione, che nel cristianesimo come nel\u00a0 giudaismo e anche nel bramanesimo \u00e8 opera di un altro. Creazione che noi cristiani abbiamo l\u2019abitudine di rappresentare\u00a0 come irrigidita (\u2026.)<\/p>\n<p>Ci rappresentiamo la Persona divina in perpetuo riposo obbiettivamente distinta da una creazione, fatta e rigida per sempre. Mondo mostruoso a cui non credo, rappresentazione di una divinit\u00e0 atroce che non pu\u00f2 soddisfare la mia persona. Credo che occorra liberare la nostra mente da quelle immagini. La creazione \u00e8 un divenire costante soggiacente che \u00e8 precisamente la creativit\u00e0.<\/p>\n<p>Una potenza di creazione sta nel cuore della creazione e non sarebbe la stessa immanenza del suo autore umilmente presente, al di l\u00e0 della sua grandezza, delle meraviglie che ha fatto. Creativit\u00e0 che non \u00e8 dispersione anarchica, ma che si realizza in un movimento dinamico, che si inscrive in un piano d\u2019amore e di alleanza che il creatore fa con la pi\u00f9 piccola delle sue creature. E a questo livello l\u2019atto creatore \u00e8 quell\u2019istante presente in cui prendo coscienza della mia relazione con Dio, nel pi\u00f9 profondo della mia persona, nella meditazione.<\/p>\n<p>L\u2019ultima cosa che vorrei precisare \u00e8 l\u2019idea di sviluppo. Non si tratta dell\u2019estensione nel tempo e nello spazio, delle nostre profonde virtualit\u00e0. Piuttosto\u00a0 tornerei alla parola creativit\u00e0 della persona, l\u2019idea di un dispiegamento progressivo a livello della coscienza, di una intenzione divina su ciascuno di noi. Cos\u00ec come \u00e8 stato fatto riferimento a quella subcoscienza e a tutto ci\u00f2 che porta riguardo a pulsioni e motivazioni segrete, penso che esista in ogni persona la possibilit\u00e0 di preparare e\u00a0 suscitare quello sviluppo del proprio essere alla Presenza sacra del divino. Questa \u00e8 l\u2019acquisizione dello stato adulto, diciamo adulto nella fede.<\/p>\n<p>Per concludere, nella nostra vita spirituale di uomo, si tratta di uno sviluppo progressivo della nostra vocazione di chiedere e ricevere.\u00a0 A qualcuno, un dio personale, nel pi\u00f9 profondo di una coscienza che si vuole personale. A quel livello sono sempre pi\u00f9 stupito di vedere nel cuore di ogni presa di coscienza, che si sono aperte nel mio cammino- o io aperto a loro \u2013 possibilit\u00e0 inaudite. Quel terzo occhio , luce dello spirito santo, \u00e8 presente e agisce in tutti gli esseri,\u00a0 qualunque sia la loro credenza.<\/p>\n<p>La comprensione della tradizione cristiana mistica, la devo ai molti riferimenti\u00a0 a personaggi cristiani che mi sono stati fatti da monaci buddisti zen.\u00a0 Mi hanno anche insegnato a leggere il vangelo, non alla lettera, ma nello spirito che solo vivifica.\u00a0 Pi\u00f9 particolarmente , dir\u00f2 che leggo il vangelo molto pi\u00f9 tra le righe che nelle righe.<\/p>\n<p>Il primo punto che mi pare importante per la salvaguardia della nostra libert\u00e0, \u00e8 di provare a fare l\u2019alleanza, l\u2019armonia tra ci\u00f2 che chiamerei il silenzio della Parola o la Parola silenziosa.<\/p>\n<p>Il silenzio deve essere, credo, il luogo per eccellenza dove,\u00a0 al di l\u00e0 dei discorsi su Dio,sia teologici, che filosofici o poetici, si ritrovi il cuore dell\u2019uomo e della persona in presenza di colui che storicamente si chiama Ges\u00f9 di Nazaret e trans-storicamente il Risorto.<\/p>\n<p>Nadjm O. Bammate : \u00ab Creazione divina e responsabilit\u00e0 umana\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019originalit\u00e0 individuale, la creativit\u00e0 dell\u2019autore, non contano. Quello non ha nessuna importanza.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 cerchi Dio lass\u00f9? Lui \u00e8 qui\u00bb.Dio \u00e8 creatore \u2013 creato e creatura creante. La stessa frase di Ibn\u2019Arabi non fa che riprendere\u00a0 certi temi coranici\u00a0 quando \u00e8 detto\u201d dovunque vi voltiate, l\u00e0 \u00e8 il viso di Dio\u201d<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 creatore nel senso di autore, nel senso di individuo, di personaggio separato che\u00a0 lavora una ideologia.<\/p>\n<p>Nella tradizione islamica, \u00e8 detto: \u201c Gloria a Dio perch\u00e9 \u00e8 colui che cancella \u201di visi, i nomi, l\u2019esperienza, ci\u00f2 che si realizza per fare di noi semplici specchi. Ebbene, la creativit\u00e0 per la tradizione musulmana, per Ibn\u2019Arabi, per Rumi non \u00e8 essere un autore originale, ma dire cose che scuotano ognuno nel suo essere e lo facciano passare dalla dimensione della pigrizia intellettuale\u00a0 a un\u2019altra, quella della dimensione della percezione immediata e improvvisa delle cose.<\/p>\n<p>Un detto taoista dice:\u201d Non si pu\u00f2 comunicare niente ad un altro. Una verit\u00e0 che si ama, dei valori che ci sono cari possono essere assolutamente insignificanti per un altro. Tutto quello che si pu\u00f2 fare \u00e8 risvegliare la tigre che \u00e8 dentro ognuno di noi \u201c .<br \/>\nLa realizzazione spirituale \u00e8 diventare cosciente\u00a0 dell\u2019essere perfetto che \u00e8 in ognuno di noi. Per questo la persona non \u00e8 un punto d\u2019arrivo, ma il punto di svolgimento e di scoperta.<\/p>\n<p>La creativit\u00e0 non \u00e8 l\u2019invenzione. Il profeta diceva sempre che Dio solo \u00e8 creatore, e che lui era un povero uomo che non faceva che ripetere ci\u00f2 che gli era stato rivelato.<\/p>\n<p>L\u2019uomo creatore svela, riconosce i figli di Dio nei cieli, nella natura, in se stesso e d\u00e0 loro una forma significante. Non pu\u00f2 informare che ci\u00f2 che gli \u00e8 dato, non pu\u00f2 creare.<\/p>\n<p>Qui, la creativit\u00e0 ha un senso molto differente da ci\u00f2 che siamo abituati a sentire. Un poveretto, un ignorante, il primo venuto pu\u00f2, a un certo momento, essere trafitto da una luce; egli \u00e8 allora il tutto, la pienezza.(\u2026.)<br \/>\nChe siamo creatori o no, che la persona sia un punto di partenza o d\u2019arrivo, che sia prometeica o di Abramo, di sottomissione totale o atto di rivolta, l\u2019essenziale nella creazione \u00e8 quel qualcosa di inatteso che ritorna su noi stessi e che non deve nulla all\u2019osservatore naturalista, all\u2019aneddoto, ma che ci fa sentire il movimento di una creazione che \u00e8 l\u2019unica e assoluta, al di l\u00e0 dell\u2019uomo bench\u00e9 l\u2019uomo sia capace di darne il presentimento. Ogni creazione \u00e8 la metafora di un silenzio che ne \u00e8 al di l\u00e0.<\/p>\n<p>Rabbin M.-A. Ouaknin : \u00abViaggio verso il mondo a venire\u00bb<\/p>\n<p>All\u2019inizio del suo intervento il rabbino Ouakin ha precisato certi punti che diamo come introduzione all\u2019estratto riprodotto pi\u00f9 sotto.<\/p>\n<p>Si dice che il popolo giudaico \u00e8 il popolo del Libro ed \u00e8 di quel libro di cui parler\u00f2. Nella tradizione ebraica ci sono tre tempi forti che segnano il tempo liturgico. Sono le tre feste di pellegrinaggio del pensiero giudaico ebraico e i maestri del pensiero giudaico li rileggono ciascuno in un momento che si ritrova in tutti i momenti della vita, la Creazione, la Rivelazione e la Redenzione, o la Liberazione.<\/p>\n<p>Dato che il tema \u00e8 la Creazione, sarei portato a parlarvi anche della Rivelazione e della Liberazione. Non si pu\u00f2 parlare indipendentemente da quei tre temi.<\/p>\n<p>Quando si dice pensiero giudaico, si dice in effetti pensiero talmudico; ci si riferisce sempre al Talmud.<\/p>\n<p>Se si dicesse che la verit\u00e0 \u00e8 bianca o nera, a partire da quel momento non si avrebbe pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di andare al di l\u00e0, ci sarebbe una verit\u00e0 che sarebbe imposta. Questo sarebbe in quanto quello, il mondo sarebbe una totalit\u00e0 chiusa, la libert\u00e0 non sarebbe pi\u00f9 possibile.<\/p>\n<p>E in quel momento vediamo che la Rivelazione \u00e8 la rivelazione della possibilit\u00e0 di interpretazione. E che la possibilit\u00e0 di interpretazione , la creativit\u00e0, \u00e8 la possibilit\u00e0 della libert\u00e0, quella uscita dalla totalit\u00e0 e la possibilit\u00e0 della trascendenza.<\/p>\n<p>Quella nozione di creativit\u00e0 nell\u2019interpretazione, quando dico \u201csono se interpreto\u201d \u00e8 ancora falso. Nel pensiero giudaico non c\u2019\u00e8 essere; non posso dire \u201cio sono\u201d. Si pu\u00f2 dire \u201dio sar\u00f2\u201d. Io sono vuol dire io divento. Nessun uomo \u00e8, l\u2019uomo diviene, \u00e8 continuamente in divenire . Ma bisogna comprendere\u00a0 che quel divenire, quel tempo che diviene,\u00a0 quel dinamismo \u00e8 legato all\u2019interpretazione. Quando Dio si rivela a Mos\u00e8 per la prima volta, gli domanda qual \u00e8 il suo nome; troviamo che le traduzioni bibliche \u201csono colui che sono\u201d \u00e8 un errore. In ebraico leggete \u201csar\u00f2 colui che sar\u00f2\u201d. Dio si rivela agli uomini col suo nome, non si d\u00e0 in quanto essere. Non \u00e8 chi dice \u201cio sono \u201c ma \u00e8 chi dice \u201dio sar\u00f2\u201d<\/p>\n<p>Vuol dire che mi inscrivo in un divenire. E l\u2019uomo non \u00e8, l\u2019uomo diventa, con l\u2019interpretazione, la creazione.<\/p>\n<p>L\u2019uomo ha la possibilit\u00e0 di superarsi auto- creandosi con l\u2019interpretazione. Con questo si inscrive nella trascendenza. Ma questa possibilit\u00e0 passa per le domande. Il domandarsi, il rimettere in questione, \u00e8 proprio la possibilit\u00e0 di oltrepassare ci\u00f2 che \u00e8\u00a0 e, per caso, l\u2019uomo, Adam, si dice in ebraico,\u00a0 col tramite del parallelo tra cifre e lettere \u2013poich\u00e9 , in ebraico ogni lettera \u00e8 una cifra-\u00a0 l\u2019uomo ha in valore numerico di 45. Ora 45, se lo scrivete semplicemente, vuol dire cosa? L\u2019uomo \u00e8 una questione, \u00e8 colui che di continuo si rimette in questione, non per essere, ma per divenire. L\u2019uomo \u00e8 veramente uomo, non quando riceve Dio in lui, ma quando entra in dialogo con Dio e sono convinto personalmente che l\u2019interpretazione e quel confronto, quel vissuto nel libro, sono la possibilit\u00e0 per l\u2019uomo di incontrare la Questione che \u00e8 Dio, e cos\u00ec si instaura il dialogo.<\/p>\n<p>Dr J.-P.\u00a0 Schnetzler : \u00ab La vacuit\u00e0 o nessuno \u00e8 creato\u00bb<\/p>\n<p>Esaminiamo qualcuno degli impedimenti del funzionamento dello stesso intelletto . L\u2019uso difensivo ed esclusivo dell\u2019intelletto sotto la forma dell\u2019intellettualismo, rende asettica la realt\u00e0 complessa\u00a0 a profitto di una astrazione che pi\u00f9 facilmente pu\u00f2 essere manipolata.\u00a0\u00a0 Il funzionamento intellettuale\u00a0 di quel tipo non ha niente a che fare con la saggezza, con la visione della realt\u00e0, con la liberazione.<br \/>\nIl secondo punto \u00e8 che le proibizioni di natura inconscia che bloccano la libera circolazione del senso all\u2019interno di noi stessi determinano dei turbamenti nell\u2019uso dell\u2019intelligenza, sia creando zone cieche, sia creando ambiti proibiti, sia facendo deviare tutti i processi logici; in tutti i casi lo scopo \u00e8 l\u2019errore e evidentemente la sofferenza.<br \/>\nIl terzo punto interessa il livello del pensiero simbolico e delle immagini stesse dove si incontrano gli stessi problemi. Gli ostacoli inconsci\u00a0 agiscono perturbando la stessa funzione simbolica. Sappiamo che normalmente il simbolo ha molti significati, i sentimenti che vi sono associati e le energie che veicola; tutto forma un complesso vivente di significati che agiscono e non sono affatto morti.<\/p>\n<p>Ebbene, la patologia, che sia quella del desiderio che privilegia un punto di vista, che sia la patologia della repulsione che esclude un altro punto di vista, arriva sempre a mutilare il simbolo e la polivalenza dei suoi significati, per non lasciare sussistere che un segno univoco, piatto, secco, senza nessuna qualit\u00e0 viva, n\u00e9 trasformatrice.\u00a0 La trasformazione del simbolo in un segno e l\u2019imperialismo di un solo segno sfociano in un totalitarismo del pensiero, o dell\u2019azione, come lo studia la patologia psichiatrica o come dimostra la pratica della politica.<br \/>\nL\u2019impossibilit\u00e0 di tener insieme i contrari, di farli collaborare\u00a0 \u00e8 un modo, a livello filosofico, di descrivere ci\u00f2 che succede in un uomo ogni giorno a livello di conflitto che d\u00e0 angoscia, angoscia che \u00e8 al centro della patologia mentale.<\/p>\n<p>Quell\u2019angoscia perturbatrice contribuisce a indurire ed a limitare il me imponendogli dei meccanismi di difesa rigidi che hanno senza dubbio un\u2019utilit\u00e0, quella di proteggere dalle catastrofi, ma a prezzo di una cattiva conoscenza sistematica pi\u00f9 o meno profonda di una parte di se stessi e di una parte del mondo esteriore.\u00a0 Nuove condizioni sbagliate cos\u00ec sono create, e sono quelle di una debole creativit\u00e0, e aggravano i difetti di percezione del reale che\u00a0 danneggiano il funzionamento dello stesso intelletto.<\/p>\n<p>Il Budda si \u00e8 messo contro quella follia del me. La sua dottrina fondamentale che in pali si chiama anatta (non- me) ha valso a Budda il nome di anatta vadi, colui che insegna l\u2019anatta. Questa verit\u00e0 del non- me \u00e8 spesso compresa male, perch\u00e9 insegna che l\u2019illusione del me \u00e8 la causa essenziale di tutti i guai del mondo ed \u00e8 una verit\u00e0 che il nostro me non ama sentire.<\/p>\n<p>La negazione del me nel buddismo \u00e8 rigorosa e inflessibile, ma non \u00e8 evidentemente la negazione di un ego, di un me empirico, a livello di ci\u00f2 che il buddismo chiama la verit\u00e0 relativa o la verit\u00e0 delle apparenze; \u00e8 l\u2019affermazione della sua non- esistenza dal punto di vista della verit\u00e0 ultima, ci\u00f2 che va insieme con la definizione della verit\u00e0 ultima nel buddismo attraverso termini di forma negativa.<\/p>\n<p>Vediamo da pi\u00f9 vicino la concezione buddista del me. Per il Budda, il dramma non \u00e8 che questo esista empiricamente, \u00e8 che si comporti sempre implicitamente e a volte esplicitamente nei megalomani che si comportano come se fondassero la verit\u00e0 assoluta. Quel percepire assoluta una verit\u00e0 parziale \u00e8, dice il Budda, un ostacolo definitivo alla conoscenza delle cose come sono, alla liberazione, al nirvana ed assicura con certezza\u00a0 la chiusura nei cicli dolorosi e continuamente\u00a0 rinnovati del mondo condizionato del samsara .<\/p>\n<p>a cura di luciana scalabrini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>XX Colloquio di ricerche spirituali. Dal 30\u00a0 al 31 marzo 1984 si \u00e8 tenuta a Parigi la ventesima sessione del Colloquio di ricerche spirituali. 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