{"id":1836,"date":"2011-01-01T14:54:54","date_gmt":"2011-01-01T14:54:54","guid":{"rendered":"http:\/\/pro.ovh.net\/~emillena\/it\/?p=1836"},"modified":"2016-04-03T23:04:29","modified_gmt":"2016-04-03T23:04:29","slug":"ritorno-a-nietszche-rileggere-zaratustra-di-alain-benoist","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/ritorno-a-nietszche-rileggere-zaratustra-di-alain-benoist\/","title":{"rendered":"Ritorno a Nietszche: rileggere Zaratustra di Alain Benoist"},"content":{"rendered":"<p>Diceva: \u201cPi\u00f9 ci eleviamo, e pi\u00f9 sembriamo piccoli a quelli che non sanno volare\u201d<\/p>\n<p>La scena si svolge in Svizzera, nell\u2019Engadina, all\u2019inizio del 1881. Al termine di una passeggiata nella foresta, Nietzsche si \u00e8 fermato\u00a0 ai piedi di una roccia, in riva al lago di Selvaplana. L\u00e0, a 6000 piedi sul livello del mare, e ben pi\u00f9 in alto ancora al di sopra di tutte le cose umane, che per la prima volta ha l\u2019intuizione dell\u2019eterno ritorno. Scriver\u00e0: \u201c Quel giorno Zaratustra mi assal\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019opera di Friedrich Nietzsche (1844-1900) Cos\u00ec parl\u00f2 Zaratustra, che si pone tra \u201cLa gaia scienza\u201d e \u201cAl di l\u00e0 del bene e del male\u201d, egli attraversa un periodo di grande sofferenza interiore. Ma \u00e8 anche il momento in cui appare pi\u00f9 fecondo: le opere si succedono\u00a0 le une alle altre come frecce folgoranti.<\/p>\n<p>La prima parte di Zaratustra \u00e8 scritta a Rapallo, all\u2019inizio del 1833. Il 15 febbraio Nietzche apprende la morte di Wagner. Va a Roma, poi a Sils-Maria. La seconda parte \u00e8 compiuta in primavera. In autunno parte per Leipzig, dove sollecita senza successo per fare corsi liberi all\u2019universit\u00e0. Dopo di che parte per Genova e di l\u00e0 per Villefranche sur mer. Termina la terza parte a Nizza, nell\u2019inverno. Ma la pubblicazione dei primi fascicoli, sui quali aveva fondato grandi speranze, non riscontra nessuna risonanza.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 isolato che mai, riprende la sua peregrinazione: Venezia, Sils-Maria, Zurigo, Menton, Nizza. Nel 1885, redatta la quarta parte, decide di fare pubblicare l\u2019opera a sue spese. La tiratura \u00e8 di 40 esemplari.\u00a0 Ma non trova che sette persone a chi inviarla. Quel dramma riassume tutta la sua vita: quelli che lo interessavano non comprendevano mai la sua opera, quelli che l\u2019apprezzavano di pi\u00f9, non gli interessavano.. Alla fine del 1886, l\u2019editore Fritsch di Leizig riunisce in un volume le prime tre parti di \u201c Cos\u00ec parl\u00f2 Zaratustra\u201d. Ma bisogna attendere il giugno del 1892 per vedere apparire da Naumann, a Leipzig la prima edizione\u00a0 dell\u2019insieme del manoscritto.<br \/>\nCos\u00ec parl\u00f2 Zaratustra \u00e8 un poema filosofico dalle andature di composizione musicale.\u00a0 Ha tre temi, i suoi ritornelli, le sue variazioni. \u201c Paragonato alla musica, diceva Nietzsche, ogni frase ha qualcosa di indecente.\u201d<\/p>\n<p>Zaratustra discende dalle alture della montagna, va verso gli uomini come il martello verso la pietra da scolpire. Lui che porta il nome di uno dei pi\u00f9 grandi moralizzatori,(Zoroastro, antico riformatore della religione dell\u2019Iran) proclama la morte della morale, la venuta del Superuomo, la certezza dell\u2019Eterno Ritorno.<\/p>\n<p>\u00ab Odio gli esseri incerti\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019opera \u00e8 tutta intera d\u2019ispirazione solare. Ogni pagina si bagna nell\u2019accecante luce di una affermazione di vita. \u201cIo che sono nato sulla terra, scrive Zaratustra, provo le malattie del Sole come un oscuramento di me stesso e un diluvio della mia anima.\u201d<br \/>\nSi leggeva gi\u00e0 nella Gaia scienza: \u201c Chi vuole intonare un canto,, un canto del mattino, cos\u00ec assolato, cos\u00ec leggero, cos\u00ec arioso, non cacci le idee nere, ma le inviti a cantare con lui, a danzare con lui\u201d. E nei Canti del principe Vogelfrei: \u201c Cacciamo le nubi che oscurano il cielo, i menagramo del mondo, quelli che portano le nubi! Illuminiamo il regno dei cieli! Siamo risonanti!\u201d<\/p>\n<p>Nietzsche\u00a0 cos\u00ec intende essere risonante. \u201dPreferisco il rumore e il tuono , le rovine del cattivo tempo a quel riposo\u00a0 di gatti circospetti ed esitanti, scrive. E tra gli uomini, odio soprattutto gli esseri incerti che camminano col passo del lupo, le nubi che passano dubbiose ed esitanti.\u201d In pericolo, dice, non sono i \u201ccattivi\u201d, perch\u00e9 la loro cattiveria pu\u00f2 passare. Sono i \u201cmalati\u201d, perch\u00e9 la loro malattia resta. \u201c Le malattie, scrive, sono i pi\u00f9 grandi pericoli per quelli che si comportano bene\u201d. E\u2019 che le malattie odiano, e nello stempo la desiderano, quella grande salute che non hanno, nello stesso modo che i deboli aborrono la forza. I deboli vorrebbero che tutti fossero sfiniti, i malati che tutti fossero contagiati. Cos\u00ec i loro mali gli sembrerebbero pi\u00f9 leggeri. Il nano che vede che il gigante \u00e8 abbattuto, si trova d\u2019un tratto meno piccolo.<\/p>\n<p>I deboli dicono:\u201d Siamo i soli buoni, i soli giusti, siamo i soli homini bonae voluntatis\u201d. Passano in mezzo a noi\u00a0 come dei rimproveri viventi, come se volessero servirci da avvertimento, come se la salute, la robustezza, la forza, la fierezza, il senso di potenza fossero semplicemente dei vizi\u00a0 che bisognerebbe espiare, amaramente espiare. Hanno sete di\u00a0 giocare un ruolo di carnefice!\u201d. Nietzsche d\u00e0 la parola al debole. Gli fa spiegare le cause implicite del suo\u00a0 odio: \u201c Ah! Se potessi essere un altro, non importa chi! Cos\u00ec calmare quello sguardo. Ma non c\u2019\u00e8 speranza. Sono quello che sono: come potrei sbarazzarmi di me stesso? E per\u00f2 io sono stanco di me stesso! \u201c<\/p>\n<p>Alla morale del peccato Nietzsche sostituisce un\u2019etica dell\u2019onore.<\/p>\n<p>In Zaratustra sorpassa ormai la critica classica del moralismo giudaico \u2013 cristiano e del ruolo del prete, che aveva sviluppato in La genealogia della morale e Il crepuscolo degli dei, per affrontare il problema della creazione di una \u201cnuova obbiettivit\u00e0\u201d sulle rovine stesse della nozione di assoluto.<\/p>\n<p>\u00ab Una volta, scrive,il blasfemo contro Dio era il peggiore blasfemo. Ma Dio \u00e8 morto e con lui sono morti\u00a0 anche i blasfemi. Il peggiore sacrilegio \u00e8 ora\u00a0 bestemmiare la terra. Zaratustra \u00e8 fedele alla terra. Ma sa anche prenderne la distanza;\u201d bisogna lasciare la vita come Ulisse lasci\u00f2 Nausicaa, con riconoscenza, piuttosto che con amore\u201d E aggiunge: \u201c La maturit\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 ritrovare l\u2019impegno che metteva nei suoi giochi infantili\u201d, e ancora: \u201c L\u2019uomo \u00e8 un genio quando pu\u00f2 amare\u00a0 una cosa e al tempo stesso fregarsene\u201d.<\/p>\n<p>Alla morale del peccato propose di sostituire un\u2019etica dell\u2019onore, dove la vita non vale la pena di essere vissuta che a certe condizioni. \u201c Il mio io mi ha insegnato una nuova fierezza, dichiara Zaratustra. L\u2019insegno agli uomini: non nascondere pi\u00f9 la testa sotto la sabbia delle cose celesti, ma portarla con fierezza\u201d. Questa sar\u00e0 dunque \u201cuna morale della vita, non condanner\u00e0 che le vite asservite e\u00a0 decadute\u201d ( Thierry Maulnier)<\/p>\n<p>Davanti ad esseri inferiori( \u201cQuando dicono sono giusto, \u00e8 sempre come dicessero: sono vendicato ), l\u2019uomo superiore\u00a0 \u00e8 preso dalla sua umanit\u00e0: \u201c poich\u00e9 sei tenero e giusto, dici: essi sono innocenti della loro piccola esistenza. Ma la loro anima meschina pensa: ogni grande esistenza \u00e8 colpevole.<br \/>\n\u00ab L\u2019uomo \u00e8 una corda sull\u2019abisso.\u00bb<\/p>\n<p>Il declino delle aristocrazie \u00e8 andato di pari passo con un processo che\u00a0 ha dato il potere\u00a0 a quelli che Nietzsche chiama gli ultimi uomini. Con questo termine denuncia i rappresentanti della societ\u00e0 dei consumi e della morale dei mercanti: quelli che pensano che l\u2019avventura umana \u00e8 troppo rischiosa, che bisogna mettere un limite alla storia, abolire le tensioni, dare a tutti uno stesso benessere, sottomettere la politica all\u2019economia e l\u2019economia al sociale.\u201d Abbiamo inventato la felicit\u00e0, dicono gli ultimi uomini, e strizzano l\u2019occhio\u201d.<\/p>\n<p>In effetti l\u2019uomo \u00e8 qualcosa che deve essere superato. \u201cL\u2019uomo \u00e8 una corda tesa tra la bestia e il super &#8211; umano, una corda sull\u2019abisso Ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di grande \u00e8 che \u00e8 un ponte, non uno scopo\u201d Sappiamo l\u2019attenzione con cui segu\u00ec i lavori di Darwin sull\u2019evoluzione della specie. Per\u00f2 per lui il Superuomo non \u00e8 un uomo maggiorato. E\u2019 un essere completamente differente, con la propria maniera di essere, il suo modo di vedere il mondo e di valutare il senso delle cose. Quello la cui affermazione d\u00e0 nascita\u00a0 ad una nuova specie; quello la cui visione del mondo si impone con una tale potenza che non si pu\u00f2 pi\u00f9 dopo di lui pensare al di fuori di quella visione. E\u2019 il raggiungimento di una visione creativa del passato nel presente, il ritorno di quel che \u00e8 stato in un\u2019altra forma; e al tempo stesso un acquisizione: perch\u00e9 l\u2019essere che si realizza, ad un tratto, si sorpassa.<\/p>\n<p>Il senso dell\u2019Eterno Ritorno.<br \/>\nPer Nietzsche, l\u2019uomo non ha un senso che se tende ad andare al di l\u00e0 della sua condizione, cio\u00e8 se non esita a progettare la propria sparizione: la sparizione della sua natura a profitto della sua \u201csopra- natura\u201d che si dar\u00e0. \u201c Il superuomo corrisponde ad uno scopo, uno scopo dato ogni momento che \u00e8 forse impossibile raggiungere; meglio, uno scopo che, nell\u2019istante stesso in cui \u00e8 raggiunto, si ripropone verso un nuovo orizzonte. In una tale prospettiva, l\u2019uomo si presenta come un continuo superamento dell\u2019uomo dall\u2019uomo\u201d Giorgio Locchi).<\/p>\n<p>\u00ab Il Superuomo \u00e8 il senso della terra!\u00a0 Che la vostra volont\u00e0 dica: che il Superuomo sia il senso della terra!\u00bb<\/p>\n<p>Per esprimere questa necessit\u00e0 di un superamento, si serve del martello dell\u2019Eterno Ritorno. In Zaratustra quel tema \u00e8 illustrato dall\u2019enigma del portico: \u201cGuarda quel portico! Ha due facce. Due cammini si riuniscono qui, che nessuno ha ancora percorso fino in fondo. Quella lunga strada che ritorna indietro, e questa lunga strada\u00a0 che si volge in avanti: \u00e8 un\u2019altra eternit\u00e0. Si contraddicono i cammini, vanno uno contro l\u2019altro ed \u00e8 qui\u00a0 a questo portico che essi si incontrano. Il nome del portico \u00e8 scritto l\u00e0 in alto: si chiama istante.\u201d<\/p>\n<p>\u00ab Tutto viene e si tende la mano, e ride, e fugge, e ritorna. Tutto va e tutto ritorna: la ruota dell\u2019esistenza gira eternamente. Tutto va in frantumi, tutto si ricompone di nuovo, eternamente si costruisce lo stesso edificio dell\u2019esistenza. Tutto muore, tutto rifiorisce, il ciclo dell\u2019esistenza continua eternamente. Tutto si separa, tutto si saluta di nuovo, l\u2019anello dell\u2019esistenza resta fedele a se stesso. Ad ogni\u00a0 momento comincia l\u2019esistenza; attorno a tutto\u00a0 si dispiega la sfera. L\u00e0. Il centro \u00e8 dappertutto. Il sentiero dell\u2019eternit\u00e0 \u00e8 tortuoso.\u00bb<\/p>\n<p>Nietzsche non nasconde qui ci\u00f2 che deve ai greci dell\u2019epoca pre &#8211; socratica: Eraclito, Parmenide, Anassimandro. Ma aggiunge, in una stessa intuizione, l\u2019incessante rinnovarsi delle stagioni e delle generazioni, e le scoperte della scienza moderna: il ciclo del carbonio, dell\u2019ossigeno, ecc.. Alla stessa epoca in cui formula queste idee, Gustave Le Bon scrive: \u201c Se sono gli stessi elementi di ogni mondo che servono, dopo ogni distruzione per ricostruirne altri, \u00e8 facile capire che le stesse combinazioni, cio\u00e8 gli stessi mondi abitati dagli stessi esseri hanno dovuto ripetersi molte volte\u201d<\/p>\n<p>Si sa che Nietzsche studi\u00f2 molto la scienza del suo tempo e che pens\u00f2 di dimostrare la concordanza della teoria atomica, allora nascente,\u00a0 con l\u2019idea dell\u2019Eterno Ritorno. All\u2019inizio del secolo, Gabriel Huan scriveva: \u201cIl carattere scientifico e la dottrina dell\u2019Eterno Ritorno \u00e8 innegabile; forse \u00e8 quello il solo sistema cosmologico che si adatta all\u2019ipotesi pi\u00f9 recenti della scienza moderna. Dieci anni dopo Abel Rey confronta le teorie di Nietzsche agli insegnamenti della termodinamica e della teoria cinetica dei gas. Osserva: \u201c L\u2019idea dell\u2019eterno ritorno non \u00e8 altro che l\u2019affermazione che tutto \u00e8 relativo. Considerata in un tempo sufficientemente lungo,\u00a0 si effettua come se potesse ricominciare\u201d. Poi l\u2019idea ha trovato una nuova giustificazione nella nozione di discontinuit\u00e0 del reale, indotta dalla micro-fisica. Rimettendo in causa le estrapolazioni universali del principio di Carnot, che si applica ai risultati complessi , ma non agli avvenimenti molecolari, la scienza moderna tende a negare l\u2019idea di una irreversibilit\u00e0 generalizzata,\u00a0 a riportare l\u2019irreversibile al reversibile, e il disordine generalizzato ad un ordine possibile.<\/p>\n<p>Su un piano pi\u00f9 direttamente filosofico, l\u2019Eterno Ritorno \u00e8 spesso mal interpretato, quando non \u00e8 considerato come marginale nell\u2019opera di Nietszche, In realt\u00e0, come ha rimarcato Gille Deleuze, l\u2019identit\u00e0 si rapporta meno alla natura di ci\u00f2 che ritorna che al fatto, per ci\u00f2 che \u00e8 differente, di ritornare eternamente. E\u2019 l\u2019espressione di un principio che \u00e8 la ragione del diverso e della sua riproduzione, la ragione della sua differenza e della sua ripetizione. Nella critica della concezione lineare della storia, che implica che ci sia un inizio, una fine e un senso della storia,\u00a0 Nietszche va pi\u00f9 lontano che un semplice ritorno alla concezione ciclica degli antichi, di cui vede i limiti( \u201c da dove verrebbe la diversit\u00e0 all\u2019interno di un ciclo ?\u201d), precisando che \u201c non ci si rif\u00e0 ai greci\u201d. Afferma che la storia \u00e8 simile ad una sfera: che a ogni momento c\u2019\u00e8 una possibilit\u00e0 di una rigenerazione del tempo.<\/p>\n<p>Il tempo, una sfera il cui centro \u00e8 dappertutto.<br \/>\nPer comprendere la concezione della storia che ci propone Nietszche, bisogna metterla in parallelo con l\u2019idea di una prospettiva quadridimensionale, di cui siamo debitori alla concezione relativista dell\u2019universo fisico. Mentre nell\u2019antichit\u00e0 gli istanti erano ancora visti come punti che si succedevano su una linea, in Nietszche il divenire \u00e8 visto come un insieme di momenti di cui ciascuno forma come una sfera all\u2019interno di una \u201c super- sfera quadridimensionale\u201d( una dimensione spaziale, tre dimensioni temporali), in modo che ogni momento occupa il centro in rapporto agli altri.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, indica Giorgio Locchi, non solo l\u2019universo non ha n\u00e9 inizio n\u00e9 fine, ma l\u2019immagine pi\u00f9 appropriata per esprimere il tempo non \u00e8 pi\u00f9 il cerchio, ma la sfera. La posizione totale dell\u2019insieme delle forze \u00e8 sempre destinata a ritornare, perch\u00e9 ogni combinazione condiziona un\u2019infinit\u00e0 di altre combinazioni.<\/p>\n<p>Il destino gioca a dadi, osserva Deleuze: \u201c Quando i dadi lanciati fissano una volta il caso, i dadi che ricadono danno necessariamente il numero dove il destino riporta il lancio dei dadi\u201d.<\/p>\n<p>Il tema ha un evidente aspetto etico. Del pensiero dell\u2019Eterno Ritorno, Nietszche dice che \u00e8\u201d pesante e difficile\u201d. In effetti la pressione che esercita sull\u2019uomo non \u00e8 elettiva ma selettiva. Implica una selezione delle scelte: non ritorna eternamente ci\u00f2 che \u00e8 deciso a ritornare.\u201d E\u2019 solo chi tiene la sua vita eternamente capace di essere ripetuta, che resta\u201d. Egli stima che quel pensiero, vivere in modo che si possa volere rivivere eternamente la propria vita, \u00e8 suscettibile di trasformare l\u2019uomo pi\u00f9 attivamente che il mito della dannazione eterna. Questa \u00e8 la massima: \u201cImprimi sulla tua vita l\u2019immagine dell\u2019eternit\u00e0\u201d.<br \/>\nPer Nietszche una prospettiva istituita nella storia \u00e8 tanto pi\u00f9 giusta quanto pi\u00f9 si esprime con una forza suscettibile di realizzarla meglio. Per questo ai suoi occhi la volont\u00e0 di potere \u00e8 la stessa essenza della vita; \u00e8 quella e non la lotta di classe che \u00e8 il motore e la causa della storia.<\/p>\n<p>\u00ab Sono l\u2019uomo della fatalit\u00e0\u00bb<\/p>\n<p>Cos\u00ec come l\u2019essere aristocratico non consiste in diritti ma in doveri, la volont\u00e0 di potere, prima di autorizzare a prendere, obbliga a dare. Essendo pura affermazione di s\u00e9, \u00e8 necessariamente creatrice: l\u2019affermazione aggiunge, non toglie. L\u2019eroe tragico non si domanda, come il borghese ( o il proletario come Marx lo definisce) pu\u00f2 ottenere dall\u2019esistenza, ma ci\u00f2 che pu\u00f2 dare alla vita.<\/p>\n<p>Di conseguenza la storia non \u00e8 da definire come un seguito di avvenimenti o di fatti non concatenati come la semplice successione di generazioni; e non \u00e8 nemmeno uno spettacolo o un oggetto di culto. E\u2019 la continua trasformazione delle societ\u00e0 con quella coscienza storica che \u00e8 uno specifico dell\u2019uomo, servito dalla volont\u00e0 di potenza che sola d\u00e0 senso alla storia, istituendo su di lei la prospettiva pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>In quella concezione proposta da Nietszche, l\u2019uomo \u00e8 il solo che faccia la storia, non in quanto si include in una classe, o che soddisfi le prescrizioni di un dogmatismo, ma in quanto individuo libero delle sue scelte, non determinato, trovando in se stesso solo la possibilit\u00e0 di essere pi\u00f9 di lui stesso. La storia \u00e8 totalmente il suo fatto: faber suae fortunae. La sua libert\u00e0 consiste nel poter sempre scegliere tra le diverse prospettive storiche possibili, sola situazione in cui quella libert\u00e0 non \u00e8 una falsa sembianza.<br \/>\nGrazie alla sua azione nei e sui tempi, l\u2019uomo supera l\u2019oggetto con tutto quello che non si lascia ridurre a lui. Il caos non \u00e8 ci\u00f2 che era prima, ogni cosa essendo diventata e non ancora diventata, ma ci\u00f2 che da ogni tempo \u00e8 informe: il caos di tutto, caos eterno anch\u2019esso, che esclude la finalit\u00e0 e l\u2019ordinamento univoco della storia, condizione stessa del movimento sferico delle cose all\u2019interno del divenire. Liberamente creatore, l\u2019uomo \u00e8 creatore di se stesso: basta a se stesso.( E ci\u00f2 che vale per le persone vale anche per le culture e i popoli).<br \/>\nAl contrario di Marx, Nietszche non parla solo in termini di societ\u00e0 ma in termini di civilizzazione. Nel socialismo scopre un pregiudizio profano di \u201c quel vangelo dei piccoli che rende piccoli, un risorgere di quel veleno della dottrina dei diritti uguali per tutti con cui il cristianesimo ha distrutto la nostra felicit\u00e0 sulla terra\u201d ( il crepuscolo dei falsi dei). All\u2019ineluttabilit\u00e0 della societ\u00e0 degli eguali, oppone la possibilit\u00e0 permanente di una societ\u00e0 aristocratica che d\u00e0 a ciascuno secondo i suoi meriti, dove l\u2019uomo \u00e8 la misura di tutte le cose, dove la vita trova in se stessa la propria giustificazione, e che arricchisce il mondo invece di impoverirlo.<\/p>\n<p>\u00ab Sono l\u2019uomo della fatalit\u00e0, scrive, perch\u00e9 quando la verit\u00e0 entrer\u00e0 in conflitto con la menzogna millenaria, avremo delle vibrazioni\u00a0 come non si sono mai avute, una convulsione di terremoto, uno spostamento di montagne e di valli, come non si \u00e8 mai visto . L\u2019idea di politica sar\u00e0 allora\u00a0 completamente\u00a0 assorbita dalla lotta delle menti. (\u2026.)Ci saranno guerre come non si sono mai viste sulla terra. E\u2019 solo a partire da me che c\u2019\u00e8 nel mondo una grande politica.\u00bb<\/p>\n<p>Affermando che l\u2019Europa si far\u00e0, anch\u2019essa \u201cfatalmente\u201d, aggiunge: \u201cVorrei vedere l\u2019Europa crearsi in mezzo ad una nuova casta che la governasse, una volont\u00e0 unica, formidabile, capace di perseguire uno scopo per migliaia d\u2019anni, per mettere fine alla troppo lunga commedia della sua piccola politica e delle sue meschine e innumerevoli volont\u00e0 dinastiche o democratiche. Il tempo della piccola politica \u00e8 passato, gi\u00e0 il secolo che si annuncia fa prevedere la lotta per la sovranit\u00e0 del mondo. E l\u2019irresistibile impulso verso la grande politica.\u201d (Al di l\u00e0 del bene e del male).<\/p>\n<p>Liberato dall\u2019insopportabile tensione risultante dall\u2019antagonismo tra la morale e la vita, l\u2019uomo esplode nel riso. Come il giovane pastore della visione di Zaratustra, quando ha schiacciato la testa del serpente che lo spaventava, ritrova a un tratto l\u2019innocenza e la gioia.<\/p>\n<p>Ogni gioia vuole la profonda eternit\u00e0<\/p>\n<p>Il tema della gioia esplode alla fine di Zaratustra come nella IX sinfonia, quando il cielo si rischiara dopo l\u2019uragano. Zaratustra come ogni eroe \u00e8 anzitutto gioioso. In mezzo alla strada che conduce al super -umano, quando viene il tempo del Grande Mezzogiorno, si mette a intonare un \u201ccanto di ebbrezza\u201d, perch\u00e9 la gioia \u00e8 pi\u00f9 profonda della pena. Per questo diventa eterna: \u201cIl dolore passa e finisce; ma ogni gioia vuole l\u2019eternit\u00e0, vuole la profonda, profonda eternit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u00ab Ci\u00f2 che facciamo, scrive Nietszche, non \u00e8 mai compreso, ma solo lodato o disprezzato. \u00bb. Lui stesso non sfugge a quella legge.. Ma il \u201cgioioso messaggero\u201d non vuole fondare una nuova religione. \u201c Ora, vi ordino di perdermi e di trovare voi stessi, perch\u00e9 non \u00e8 che quando mi avrete rinnegato che ritorner\u00f2 tra voi\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec parl\u00f2\u00a0 Nitszche- Zaratustra.<\/p>\n<p>A cura di Luciana Scalabrini.<\/p>\n<p>* Partager\/Envoyer \u00e0 un ami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diceva: \u201cPi\u00f9 ci eleviamo, e pi\u00f9 sembriamo piccoli a quelli che non sanno volare\u201d La scena si svolge in Svizzera, nell\u2019Engadina, all\u2019inizio del 1881. Al termine di una passeggiata nella foresta, Nietzsche si \u00e8 fermato\u00a0 ai piedi di una roccia, in riva al lago di Selvaplana. L\u00e0, a 6000 piedi sul livello del mare, e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[222],"tags":[223],"class_list":["post-1836","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-alain-benoist","tag-zaratustra"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1836","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1836"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1836\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1836"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1836"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1836"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}