{"id":1873,"date":"2011-01-07T18:24:38","date_gmt":"2011-01-07T18:24:38","guid":{"rendered":"http:\/\/pro.ovh.net\/~emillena\/it\/?p=1873"},"modified":"2016-04-03T23:04:29","modified_gmt":"2016-04-03T23:04:29","slug":"lequilibrio-pensiero-sentimento-e-la-mutazione-di-robert-linssen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/lequilibrio-pensiero-sentimento-e-la-mutazione-di-robert-linssen\/","title":{"rendered":"L&#8217;equilibrio pensiero-sentimento e la mutazione di Robert Linssen"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019equilibrio della ragione e dell\u2019amore, del pensiero e del sentimento ha per scopo di permettere la loro utilizzazione con una realt\u00e0 o funzione superiore<\/p>\n<p>Da coordinatore che era il pensiero deve essere coordinato, utilizzato per una funzione ed una realt\u00e0 che lo oltrepassa<br \/>\nCome Jung, Krishnamurti considera il sentimento intimamente legato al pensiero nel processo del me. Le loro differenziazioni sono all\u2019origine di tutti i conflitti generatori di tensioni psichiche.<\/p>\n<p>La sola soluzione ai disequilibri psichici sta in un certo ordine interiore che deriva da una conoscenza di s\u00e9 pi\u00f9 approfondita. Questa va verso una possibilit\u00e0 di superamento del s\u00e9.<\/p>\n<p>Nell\u2019uomo alla scoperta della sua anima, Jung evoca la stessa necessit\u00e0: \u201c Ci occorre spingere il nostro malato verso quella regione dove si produce quella nascita creatrice che \u201cstrappa- dentro la madre\u201d e che \u00e8 nel senso pi\u00f9 profondo la causa di tutte le dissociazioni della superficie\u201d<\/p>\n<p>Per Krishnamurti, non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 vera che a partire dalla scoperta del Reale<\/p>\n<p>Ma uno\u00a0 studio pi\u00f9 attento dei due insegnamenti ci rivela una volta di pi\u00f9 che le similitudini sono pi\u00f9 apparenti che reali. Non esistono che all\u2019inizio del percorso\u00a0 verso le profondit\u00e0 dell\u2019interiorit\u00e0. Nel corso della strada c\u2019\u00e8 una biforcazione importante quanto alle possibilit\u00e0 del destino umano, della conservazione dell\u2019ego, della mutazione psichica e spirituale.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza junghiana orienta l\u2019essere umano verso la scoperta del legame che la unisce alla realt\u00e0. E\u2019 la stessa essenza della maggior parte delle esperienze religiose. Per Jung l\u2019esperienza religiosa \u00e8 un\u2019esperienza di comunione nel corso della quale la dualit\u00e0 del soggetto meditante e della realt\u00e0 universale resta intatta.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica di Krishnamurti, la dualit\u00e0 del soggetto \u2013 meditante e della realt\u00e0 universale scompare. Questa esperienza non \u00e8 pi\u00f9 una comunione nel senso abituale del termine, che lascia intatta e arricchisce l\u2019entit\u00e0 che la prova; al contrario consiste nella volatilizzazione pura e semplice dell\u2019entit\u00e0 sul piano psicologico per non lasciare il posto che al reale. Si tratterebbe pi\u00f9 esattamente di una integrazione.<\/p>\n<p>L\u2019equilibrio tra il pensiero e il sentimento potrebbe essere illustrato con un semplice esempio, mettendo in evidenza l\u2019esistenza di una Realt\u00e0 spirituale trascendente\u00a0 che le ingloba e le domina, pur essendo staccata dai caratteri specifici del pensiero e del sentimento o meglio ancora dall\u2019intelligenza e dall\u2019amore come lo conosciamo.<\/p>\n<p>In quella comparazione che non riguarda che noi stessi, la Realt\u00e0 suprema che Krishnamurti in modo molto prudente designa con termini come l\u2019ignoto o l\u2019intemporale, o l\u2019incommensurabile o ancora \u201dl\u2019Alterit\u00e0\u201d \u00e8 paragonata alla luce bianca. Questa \u00e8 \u201cuna\u201d prima che il prisma non la decomponga nello spettro luminoso dei sette colori fondamentali.<\/p>\n<p>Il nostro paragone raffigura l\u2019essere umano come un prisma vivente costruito in vaso chiuso e limitato nel tempo e nello spazio. E\u2019 attraverso quel prisma vivente che la Realt\u00e0 unica essenziale si esprime. Il prisma \u00e8 un mezzo trasformatore di energia che decompone la luce bianca nei suoi componenti fondamentali.<\/p>\n<p>L\u2019essere umano pu\u00f2 essere considerato un trasformatore d\u2019energia nel quale e attraverso cui\u00a0 la Realt\u00e0 Una si decompone rivelando ugualmente alcuni dei suoi fondamentali componenti. Nel caso della luce bianca i componenti sono il viola, il blu, il verde, il giallo, il rosso ecc\u2026.<\/p>\n<p>Nel caso della Realt\u00e0 Una i componenti sono qualit\u00e0 o particolarit\u00e0 psichiche, come l\u2019intelligenza, l\u2019amore, ecc.<\/p>\n<p>Come la luce bianca non \u00e8 specialmente il blu, il verde, ecc., rivelati e dissociati grazie al prisma, la Realt\u00e0 essenziale non \u00e8 n\u00e9 l\u2019intelligenza, n\u00e9 l\u2019amore, n\u00e9 il pensiero ecc, come si manifestano sotto l\u2019aspetto di una divisione che ci \u00e8 familiare.<\/p>\n<p>A molti sguardi la luce bianca \u00e8 la sintesi\u00a0 indivisa dei colori particolari essendo affrancata dai loro colori specifici. Essa resta il principio puro della lucentezza.<\/p>\n<p>Allo stesso modo , la Realt\u00e0 essenziale \u2013 che non solo portiamo in noi, ma che \u00e8 la realt\u00e0 unica degli esseri e delle cose \u2013 \u00e8 una pienezza indivisa, omogenea, libera dalle qualit\u00e0 psichiche specifiche di amore, intelligenza, come si manifestano sotto l\u2019aspetto di una divisione o di una separazione che ci \u00e8 familiare.<\/p>\n<p>Proseguiamo il nostro paragone in profondit\u00e0 e ci sembra utile e interessante ci\u00f2 che segue:<br \/>\nsupponendo che percorriamo in senso inverso della loro traiettoria, i raggi luminosi che generano lo spettro dei colori fondamentali, che succeder\u00e0? Vediamo prima la superficie del prisma. Immaginiamo poi che sia possibile entrare all\u2019interno del prisma percorrendo il sempre la traiettoria della luce bianca iniziale in senso inverso. Usciremo dall\u2019interno del prisma e emergeremo dall\u2019altro lato, al livello d\u2019impatto dei primi raggi della luce bianca nella pienezza della brillantezza indivisa.<\/p>\n<p>Ma per essere completi, ci occorrer\u00e0 fare un\u2019aggiunta paradossale. Se veramente ci\u00f2 che stiamo per evocare si realizza il prestigio della Realt\u00e0 \u00e8 tale che essa si impone da sola nel suo carattere di priorit\u00e0 con una tale potenza che da quell\u2019istante noi non siamo pi\u00f9 l\u00ec a livello psicologico.<\/p>\n<p>Krishnamurti ne ricorda molto spesso il senso nei suoi scritti. \u201c Voi sareste il tutto, la luce e\u00a0 la bellezza dell\u2019amore . La frase fareste parte del tutto \u00e8 ancora un errore: la parola voi non \u00e8 al suo posto, perch\u00e9 in realt\u00e0 voi non sareste l\u00ec. Voi non esistereste. La parola voi e io separano. Ma non c\u2019\u00e8 nessuna divisione in quella immobilit\u00e0 e in quel silenzio.\u201d<\/p>\n<p>Krishnamurti insiste spesso sulla inesistenza di ogni divisione, di ogni frammentazione al livello della Realt\u00e0 essenziale. Evita di parlare del pensiero e del sentimento come funzioni separate.<\/p>\n<p>**<\/p>\n<p>Certe precisioni si impongono dal momento in cui utilizziamo parole come intelligenza o Realt\u00e0 suprema. Abbiamo insistito a pi\u00f9 riprese sul fatto che Krishnamurti usa raramente quelle espressioni allo stesso titolo che evita di impiegare la parola Dio. Abbiamo segnalato spesso e insisteremo ancora , per Krishnamurti il pensiero non \u00e8 l\u2019intelligenza. Mai, dice il pensiero conoscer\u00e0 la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Dice: \u201cCosa potete conoscere? Solo ci\u00f2 che \u00e8 passato, ci\u00f2 che \u00e8 statico, che \u00e8 morto. Non potete conoscere la Verit\u00e0 che \u00e8 continuamente creatrice, vivente\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che l\u2019intelligenza di cui parla Krishnamurti oltrepassa tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto o scritto dalla maggior parte delle filosofie tradizionali; non sarebbe mai definibile cos\u00ec come lo vedremo altrove perch\u00e9 \u00e8 una realt\u00e0 multidimensionale che sorpassa ci\u00f2 che mettiamo nelle nostre categorie di trascendenza e di immanenza\u00a0 pur inglobandole. Krishnamurti rifiuta di parlarne.\u00a0 A questo proposito dichiara: \u201c Non conoscete la coscienza che per il suo contenuto; il suo contenuto\u00a0 \u00e8 ci\u00f2 che succede nel mondo di cui fate parte. Vuotarsi di tutto questo non \u00e8 essere senza coscienza. E\u2019 vivere in una dimensione totalmente differente. Non potete fare ipotesi a proposito di quella dimensione lasciatelo ai sapienti e ai filosofi. Ci\u00f2 che possiamo fare, \u00e8 sapere se \u00e8 possibile decondizionare la mente diventando lucidi, totalmente attenti\u00bb<\/p>\n<p>Come decondizionare la mente? E\u2019 in questo che \u00e8 parzialmente\u00a0 ci\u00f2 che Krishnamurti chiama una impossibile domanda per il fatto che il pensiero che tenta di operare quel decondizionamento\u00a0 non \u00e8 essa stessa\u00a0 nel suo stato attuale\u00a0 di funzionamento\u00a0 che condizionamento e fattore di condizionamento. L\u2019attenzione si dovrebbe applicare allo studio della natura dello stesso pensiero.<br \/>\nKrishnamurti e Jung attirano la nostra attenzione sull\u2019importanza della memoria nel processo mentale, nel conscio e nell\u2019inconscio, ma le conclusioni che fanno sono differenti.<\/p>\n<p>Krishnamurti insiste molto pi\u00f9 di Jing sul carattere condizionante della memoria e fa sempre appello all\u2019urgente necessit\u00e0\u00a0 di un affrancamento dal conosciuto . Considera che l\u2019apparente solidit\u00e0 psicologica del me risulta dall\u2019immenso fardello di memorie del passato.<\/p>\n<p>Il problema centrale della realizzazione interiore \u00e8 in una perfetta disponibilit\u00e0 alle ricchezze spirituali di una realt\u00e0 a- temporale\u00a0 affrancata dalle qualit\u00e0\u00a0 di continuit\u00e0 di durata e di continuit\u00e0 che ci sono familiari. Il processo di meditazione\u00a0 che ci suggerisce Krishnamurti implica una armonizzazione del cosciente e dell\u2019incosciente e poi un affrancamento dal notevole dominio delle memorie che ne sono i materiali di base.<\/p>\n<p>Le memorie sono tutte impregnate del passato, delle energie del tempo del desiderio oscuro di durata e continuit\u00e0. Esiste un\u2019opposizione tra l\u2019eterna presenza a- temporale della realt\u00e0 spirituale e l\u2019enorme edificio del passato e del tempo che costituisce l\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Ricordiamo l\u2019espressione utilizzata nella Gnosi di Princeton in cui l\u2019essere umano \u00e8 presentato come un miliardario del tempo e della memoria. Queste sono le ragioni per le quali l\u2019inconscio\u00a0 ci influenza molto pi\u00f9 di quello che vogliamo ammettere<\/p>\n<p>Per Jung l\u2019uomo ordinario non possiede le sue facolt\u00e0, ma sono loro che lo possiedono. Come diceva Bergson siamo molto pi\u00f9 agiti di quanto non agiamo noi stessi.<\/p>\n<p>La vera libert\u00e0 sta nel fatto di non voler pi\u00f9 essere agiti dalle pulsioni costanti dell\u2019inconscio che ci rinchiudono nella coscienza limitata dell\u2019ego, della sua illusoria continuit\u00e0, delle sue tensioni conflittuali.<\/p>\n<p>Un immenso lavoro di chiarificazione, di dissociazione, delle nostre associazioni psicologiche pi\u00f9 sottili, ci attende. C\u2019\u00e8 molto pi\u00f9 da disfare che da fare.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 non si costruisce attraverso di noi.Essa non si conquista con un atto di volont\u00e0. Essa si scopre.<\/p>\n<p>Durante le sue conferenze a Madras nel 1947, Krishnamurti disse in inglese;\u201dyou cannot choose reality, reality must choose you\u201d; \u201c voi non potete scegliere la realt\u00e0, ma la realt\u00e0 vi sceglie. \u201c Sarebbe assurdo interpretare la frase nel senso di una scelta che viene dal divino che sceglie gli eletti. Niente sarebbe pi\u00f9 lontano dall\u2019ottica di Krishnamurti.<\/p>\n<p>Il senso della frase \u00e8 tutto diverso. Significa anzitutto che non dobbiamo fare nulla nel senso di un atto di volont\u00e0, nel senso cumulativo del termine che viene dall\u2019entit\u00e0 psicologica che crediamo di essere. Dobbiamo realizzare condizioni di disponibilit\u00e0 tale che la realt\u00e0 possa operare su di noi. Non possiamo agire sulla realt\u00e0 profonda del nostro essere\u00a0 e di ogni cosa. Dobbiamo realizzare un auto chiarimento del processo del nostro pensiero che ci liberer\u00e0 dall\u2019illusione di essere una entit\u00e0 psicologica distinta. Questa illusione \u00e8 l\u2019unico ostacolo alla disponibilit\u00e0 interiore. Quando essa \u00e8 dissipata, la realt\u00e0 pu\u00f2 operare.<\/p>\n<p>Ma ogni tentativo che viene dall\u2019ego o entit\u00e0 per ottenere qualsiasi cosa nell\u2019ottica antica ci chiuder\u00e0 nel circolo vizioso della continuit\u00e0 che ci imprigiona.<\/p>\n<p>Questa la ragione per cui Krishnamurti fa una differenza tra trasformazione radicale o mutazione e ci\u00f2 che chiama la continuit\u00e0 modificata. Finch\u00e9 esiste il processo do scelta, lo stato di confusione continuer\u00e0.<\/p>\n<p>Le esperienze e gli stati che risultano dai processi suggeriti da scelte e memorie sono stati\u00a0 auto-proiettati. Resteranno prigionieri della continuit\u00e0 della coscienza e del suo sentimento di durata.<\/p>\n<p>Per Krishnamurti, il risveglio interiore si realizza con la cessazione di ogni esperienza auto- proiettato. Il risveglio non \u00e8 un risultato delle manipolazioni mentali.<br \/>\nQuesta realizzazione \u00e8 definita da Krishnamurti la cessazione della continuit\u00e0 modificata e la trasformazione fondamentale o mutazione.<\/p>\n<p>A cura di L. Scalabrini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019equilibrio della ragione e dell\u2019amore, del pensiero e del sentimento ha per scopo di permettere la loro utilizzazione con una realt\u00e0 o funzione superiore Da coordinatore che era il pensiero deve essere coordinato, utilizzato per una funzione ed una realt\u00e0 che lo oltrepassa Come Jung, Krishnamurti considera il sentimento intimamente legato al pensiero nel processo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[227],"tags":[228,224,118],"class_list":["post-1873","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-robert-linssen","tag-jung","tag-krishnamurti-2","tag-ricerca-interiore"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1873","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1873"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1873\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1873"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1873"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1873"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}