{"id":1898,"date":"2011-01-15T21:31:02","date_gmt":"2011-01-15T21:31:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=1898"},"modified":"2016-04-03T23:04:29","modified_gmt":"2016-04-03T23:04:29","slug":"il-senso-di-colpa-nella-morale-indiana-di-swami-siddeswarananda-dellordine-di-ramakrishna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/il-senso-di-colpa-nella-morale-indiana-di-swami-siddeswarananda-dellordine-di-ramakrishna\/","title":{"rendered":"Il senso di colpa nella morale indiana di Swami Siddhesvarananda dell&#8217;ordine di Ramakrishna"},"content":{"rendered":"<p>(A cura di Luciana Scalabrini )<\/p>\n<p>Vi ringrazio di questa occasione che mi \u00e8 offerta di parlare tra di voi. La signora Choisy mi ha chiesto di parlare della nozione di colpevolezza nel pensiero indiano. Definiamo questa nozione col termine aparadha. Per farvi comprendere meglio la nostra posizione rispetto a questa nozione, provo a fare un paragone col pensiero cristiano. Sembra che presso i cristiani sia stata una nozione all\u2019inizio collettiva, in diretta relazione con il mito del peccato originale. Il primo uomo ha commesso il peccato e tutte le generazioni discendenti da lui hanno portato il peso come se qualcosa nel sangue dell\u2019umanit\u00e0 sia stato sporcato. Dalla macchia originale nessun uomo ormai pu\u00f2 liberarsi da solo; per lavarsi completamente bisogna che intervenga la grazia\u00a0 di Dio (ruolo del battesimo senza cui l\u2019anima non pu\u00f2 contemplare direttamente Dio).<\/p>\n<p>A quella nozione\u00a0 di colpevolezza che abbraccia l\u2019umanit\u00e0 intera potrebbe corrispondere in una maniera molto estesa presso di noi la nozione di avidya, o ignoranza. E\u2019 la condizione originale, stato nel quale l\u2019uomo nasce e muore fuori dalla conoscenza della verit\u00e0. E\u2019 una condizione universale che tocca tutti gli esseri che vengono al mondo.<\/p>\n<p>Tranne i grandi esseri, quelli che sono nati senza avidya; si dice che sono sfuggiti alla maya. Avidya, come per i cristiani il peccato, \u00e8 il terreno dove si esercitano gli sforzi dell\u2019uomo nell\u2019oscurit\u00e0 per diverso tempo, finch\u00e9 la Grazia non venga a salvarli: \u201cl\u2019atman si rivela a chi vuole\u201d, dicono le Upanisad. L\u2019avidya infatti non pu\u00f2 essere cancellata che con la Grazia, cio\u00e8 l\u2019apparizione di una \u201c forza trascendente che fiorisce dall\u2019essere\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019ignoranza e con lei il senso di colpa non scompare che quando esplode la luce della Coscienza suprema (Brama \u2013 vidya). Essa risulta da uno sforzo di purificazione di s\u00e9 che la Grazia \u00e8 venuta a coronare. E\u2019 acquisita in modo imprevedibile e senza nessuna necessit\u00e0, con un atto di intuizione dove il soggetto e l\u2019oggetto scompaiono, soggetto, oggetto e atto di\u00a0\u00a0 coscienza essendo fusi tutti e tre nella luce del sat- cit- ananda.<\/p>\n<p>Lo stato di ignoranza pu\u00f2 perci\u00f2 essere trasceso perch\u00e9 in realt\u00e0 non abbiamo mai smesso di essere liberi. La coscienza della realt\u00e0 del nostro essere elimina allora ogni sofferenza e ogni senso di colpa: il Maharshi \u00e8 al di l\u00e0 del bene e del male nella pace e nella serenit\u00e0.<\/p>\n<p>Se lo confrontiamo col pensiero indiano d\u2019ordine pi\u00f9 teologico, si pu\u00f2 dire che la tradizione vede la manifestazione svolgersi entro le grandi epoche o yuga; nel Satya-yuga, o et\u00e0 d\u2019oro ,gli uomini giungevano facilmente alla conoscenza seguendo la legge, il dharma, amavano e rispettavano Dio; era un secolo di innocenza.<\/p>\n<p>Nell\u2019et\u00e0 attuale, il kali-yuga, le leggi sono stravolte, gli uomini non comprendono pi\u00f9 il loro dharma, \u00e8 diventato molto difficile arrivare alla conoscenza. Ma basta un piccolo sforzo per arrivarci molto rapidamente: la recitazione del japam, o ripetizione del nome del Signore, e le cattive intenzioni\u00a0 non hanno presa.<\/p>\n<p>Ogni epoca avrebbe la sua caratteristica particolare. Vivere all\u2019interno di uno dei grandi cicli cosmici \u00e8 partecipare ad una grande avventura comune in cui ci si trova investiti con un certo karma (peso delle azioni anteriori, individuali e collettive ). L\u2019inflessibilit\u00e0 di quella causalit\u00e0 morale e spirituale sostituisce in un certo modo la nozione di peccato originale.<\/p>\n<p>Il senso di colpa \u00e8 il senso di quella avventura che si gioca con noi, che lo vogliamo o no, ed \u00e8 per noi il senso della storia, la memoria di ci\u00f2 che abbiamo fatto in altre epoche che viene\u00a0 a incontrarsi in noi col risveglio dell\u2019ordine morale.<\/p>\n<p>Ogni partecipazione alla collettivit\u00e0, cosciente o no, deve dunque necessariamente fare pesare sui suoi membri un senso di colpa. Questo \u00e8 il destino umano cui l\u2019uomo non pu\u00f2 aspirare a liberarsi da solo. Diciamo che il Budda include la totalit\u00e0 degli esseri nella sua liberazione e rifiuta il nirvana per non entrarvi che quando il pi\u00f9 piccolo essere sar\u00e0 liberato.<\/p>\n<p>Il senso di colpa collettivo conduce, lo si vede, il pensiero indiano, non a un rimpianto del Paradiso perduto, ma alla sicurezza che si basa sulle vite successive e sull\u2019autorit\u00e0 dei grandi esseri che hanno aperto il cammino della liberazione attraverso la conoscenza (jnana marga).<\/p>\n<p>Il senso di colpa e di colpa collettiva \u00e8 il sentimento di una disposizione a peccare, di una inclinazione permanente e congenita verso il male, non tocca per\u00f2 l\u2019essere nel suo fondo, che rimane libero e che prima o poi, secondo la volont\u00e0 dell\u2019uomo e la grazia di Dio si riveler\u00e0 nella sua inalterata grandezza.<\/p>\n<p>Vediamo ora come si presenta il senso di colpa nell\u2019individuo. Il bambino da piccolo non fa nessuna distinzione tra il bene e il male. Questa si forma con le nozioni di \u201cpermesso\u201d e \u201cproibito\u201d, nozioni inculcate nel mentale dagli adulti; la paura di essere punito e anche di fare del male, favorisce nel bambino l\u2019acquisizione di quelle nozioni e collabora all\u2019educazione.<\/p>\n<p>L\u2019intera vita indiana, secondo la credenza popolare, \u00e8 assoggettata a regole e a\u00a0 usanze. Ad esempio, \u00e8 proibito parlare sulla soglia di una porta, se lo si fa porta male. Il bambino sente dire quello e quando dimentica di osservare quella usanza, la paura \u00e8 cos\u00ec grande che si risveglia in lui l\u2019obbligo del suo dovere.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un certo numero di proibizioni relative all\u2019igiene. L\u2019uomo non deve mai sporcare l\u2019acqua; se si sputa in uno stagno o vi si gettano porcherie, la credenza popolare vuole che in una prossima vita ritorniate a ripulire l\u2019acqua con una foglia di tamarindo. Quando toccate\u00a0 il piede di qualcuno, bisogna fare un namascar, cio\u00e8 un saluto di rispetto con un gesto tradizionale. Dietro tutte queste proibizioni si trova un senso religioso di paura. Quella paura indefinita di fare qualcosa di male \u00e8 quella che favorisce l\u2019evoluzione della coscienza spirituale. L\u2019esigenza di agire bene con cui si abituano i bambini, non \u00e8 sostenuta da argomenti razionali.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 comanda all\u2019individuo, con prescrizioni e proibizioni, di comportarsi secondo regole stabilite e imposte. L\u2019intelligenza ancora assopita del bambino e le sanzioni religiose non lasciano scelta. La famiglia incombe\u00a0 e succede a volte che il senso di colpa nei genitori sia cos\u00ec forte, che la sua proiezione sui figli li paralizzi. Tuttavia un giorno si risveglia un impulso morale e il bambino pu\u00f2 iniziare ad apprezzare le proibizioni a cui fino ad allora l\u2019aveva costretto la paura.<\/p>\n<p>Il senso di colpa allora pu\u00f2 manifestarsi in due casi: una regola \u00e8 stata imposta da fuori al bambino che l\u2019accetta senza comprenderla ed ha una reazione quasi nevrotica per la costrizione esercitata sui suoi istinti; oppure sente che quei tab\u00f9 sono un ostacolo al suo sviluppo e si forma in lui un complesso di inferiorit\u00e0 e di ribellione. Nei due casi c\u2019\u00e8 un senso di colpa. Quando c\u2019\u00e8 ribellione, l\u2019individuo smette di fare ci\u00f2 che fino ad ora faceva per paura, o fa ci\u00f2 che fin qui non faceva per lo stesso motivo.<\/p>\n<p>Parlo di una ribellione provocata da una pedagogia arretrata. Il senso di colpa nasce dalla paura di\u00a0 avere rotto una via religiosa e offeso gli dei: \u00e8 la forma che allora prende l\u2019istinto di conservazione del me arrabbiato.<\/p>\n<p>Anche se l\u2019individuo si rifiuta di vivere come\u00a0 prima, rimane in lui qualche segreta paura. Sebbene razionalmente indifferente alla regola che non ha mai compreso, vi resta affettivamente attaccato e nel suo cuore rimane un interrogativo angoscioso.<\/p>\n<p>Ma il senso di colpa si manifesta soprattutto quando l\u2019individuo segue un dovere che non \u00e8 il suo, rompendo con le leggi del suo sviluppo. Allora \u00e8 un vero conflitto morale: darma sankata, un malessere che viene dal conflitto tra due forze contrarie di cui si sente oscuramente la presenza.<\/p>\n<p>La morale fin qui si basava sulla paura del castigo, ora sulla paura di fallire la propria legge d\u2019evoluzione (dharma). Il senso di colpa \u00e8 allora simile ad un rimorso e rivela all\u2019essere il vero conflitto morale in cui l\u2019individuo si oppone a se stesso. Da l\u00ec viene una forza di proiezione che spinge l\u2019individuo a cercare una soluzione in una direzione nuova, originale e creativa.<\/p>\n<p>L\u2019uomo deve scoprire i suoi valori e darli a se stesso. Ma per quello deve prima comprendere il suo conflitto. Il senso di colpa scomparir\u00e0 quando avr\u00e0 fatto luce in se stesso. Il senso di colpa ricopre dunque un duplice ruolo: d\u00e0 all\u2019individuo la coscienza di esistere come un me separato e lo fa nascere alla spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco come vediamo questa azione: l\u2019idea di evoluzione \u00e8 una delle idee pi\u00f9 familiari in India. Partendo dagli organismi pi\u00f9 rudimentali l\u2019evoluzione prosegue senza abbandonare nessuna acquisizione della vita, fino a che l\u2019uomo in cui l\u2019eredit\u00e0 animale fedelmente trasmessa si trova all\u2019improvviso coniugata con nuove possibilit\u00e0. Nell\u2019uomo il contatto fin allora permanente che sostenevano i sensi con la materia, diventa pi\u00f9 lontano. Una nuova relazione appare: quella dell\u2019uomo con Dio. Che accade? Sembra che assistiamo al dispiegarsi di una stessa coscienza alle prese con un campo di esperienza gradualmente allargato: \u201cNel minerale la coscienza dorme; comincia a vibrare col vegetale; si agita nell\u2019animale; \u00e8 nell\u2019uomo che diventa cosciente di se stessa. Cos\u00ec si esprime il poeta sufi Roumi.<\/p>\n<p>Animati da un istinto gregario gli organismi si associano in raggruppamenti che annunciano la societ\u00e0 umana, come uno sciame o un formicaio: \u00e8 uno stadio subumano. L\u00e0 si esprime una coscienza oscura (tamas), in quella solidariet\u00e0 che crea energia\u00a0 (prana) e lavora su un piano orizzontale. Arriva un giorno in cui, dietro la spinta di una rivoluzione, l\u2019individuo rompe con quella solidariet\u00e0 animale. La parte si stacca dal tutto e l\u2019individuo si risveglia al senso del suo isolamento. La curva della vita diventa ascendente: si espande su un terreno aperto\u00a0 a nuove conquiste\u00a0 e nuove possibilit\u00e0\u00a0 Questo \u00e8 il piano dove il rajas domina. L\u2019individuo,\u00a0 cessando di fare corpo con la massa, si vede dotato della facolt\u00e0 di commettere errori e di esserne cosciente. Si oppone all\u2019ambiente che fin qui l\u2019aveva integrato e si definisce in modo pi\u00f9 preciso davanti a\u00a0 S\u00e9 e agli altri. Da questa facolt\u00e0 ricevuta nascer\u00e0 il terzo movimento di rivoluzione, quello dell\u2019acquisizione della vita sul piano di sattva, o purezza spirituale. La spinta verticale che crea il me si espande di nuovo sul piano orizzontale. L\u00e0 l\u2019individuo ritrova quella solidariet\u00e0 di tutto ci\u00f2 che \u00e8, ma in un modo questa volta cosciente. (Bhagavad GitaVI 30-31 ).<\/p>\n<p>Il senso di colpa appare spontaneamente quando l\u2019individuo sembra separarsi da quelle forze biologiche che lavorano per mantenere la coesione dell\u2019alveare o del formicaio e che si esprimono come anima di gruppo. Non \u00e8 che la risonanza nella coscienza dell\u2019individuo della pressione esercitata prima su di lui dall\u2019istinto collettivo. Con la paura che l\u2019accompagna, costituisce il segnale d\u2019allarme lanciato dalla vita di fronte all\u2019apparire di un nuovo comportamento. Che l\u2019uomo con un\u2019educazione appropriata si renda conto della situazione, che comprenda la natura delle forze che si contrappongono in lui, e ne sar\u00e0 libero.<\/p>\n<p>Il senso di colpa non sembra giocare qui che su una coscienza ancora immersa nelle tenebre delle sue origini. Resta per\u00f2 l\u2019agente indispensabile per condurre l\u2019uomo sul piano della vera moralit\u00e0, l\u00e0 dove si sente il vero autore delle azioni che compie. Il processo evolutivo che continua risveglia l\u2019uomo al senso spirituale. La memoria carica ancora di implicazioni affettive relative alla morte, alle malattie ed alle molteplici disgrazie della vita, si vede obbligata ad affrontare problemi\u00a0 d\u2019ordine superiore. Preso tra la sua memoria antica e la sua aspirazione a realizzare una nuova umanit\u00e0, l\u2019uomo scopre il vero conflitto morale. Il senso di colpa allora denuncia la presenza in noi di un appello proveniente da uno slancio superiore della vita coniugato in noi con le spinte istintive.<\/p>\n<p>Nel Mahabharata, Duryodhana esprime la situazione a Krishna: \u201cSignore, ci\u00f2 che \u00e8 bene, lo so, ma non posso farlo. Signore, ci\u00f2 che \u00e8 male, anche quello lo so, ma non posso impedirmi di farlo\u201d. Quel sentimento rivela le origini e il senso della nozione di evoluzione; comprenderlo \u00e8 portare un\u2019energia nuova alla costruzione del nostro carattere, energia che ci permetter\u00e0 di mortificare le tendenze animali che minacciano di farci perdere il terreno conquistato. \u201cVeritas liberabit vos\u201d come dice il Vangelo di Giovanni.<\/p>\n<p>Guidato da quel sentimento, l\u2019uomo conquista nuovi valori. Ancora di pi\u00f9, diventa autonomo e creatore di nuove forme di comportamento. Liberandosi di tutto ci\u00f2 che non considera essenziale per la sua vita, trova il suo vero dharma, il cammino non ancora percorso che lo porter\u00e0 alla verit\u00e0 Cos\u00ec l\u2019essere nella sua corsa, guidato dal senso di colpa, esce da tamas, attraversa il rajas ed esce sul piano sereno di sattva o della verit\u00e0. Il pensiero indiano tiene molto a coltivare un rapporto costante tra la ricerca morale e la ricerca metafisica. Con l\u2019idea morale di rivoluzione mette in campo diversi piani di verit\u00e0. Solo il Reale Assoluto, satyasaya satyam non cambia. Prima di accedervi, l\u2019uomo deve oltrepassare zone successive di comprensione. Quando si parla di verit\u00e0 bisogna dunque considerare da una parte il Reale Assoluto, dall\u2019altra il reale relativo nella posizione occupata dell\u2019individuo sulla linea del suo sviluppo (swadharma). In se stesso il Reale si trova al di sopra di ogni apprendimento mentale, non potendo essere un oggetto per un soggetto. In lui il soggetto si perde come l\u2019atto stesso di conoscenza.<\/p>\n<p>Ma quella stessa fusione \u00e8 la prova dell\u2019identit\u00e0 del soggetto e dell\u2019oggetto, di atman e di Brahman. Braham e atman non sono che uno. Gi esseri vedono una realt\u00e0 uniforme e varia l\u00e0 dove non c\u2019\u00e8 che un solo Essere, l\u2019atman. Esistono\u00a0 dunque nella struttura sociale differenti ordini di condotta morale e spirituale corrispondenti ai differenti aspetti che prende la Realt\u00e0 nella sua espressione empirica (vyavyahrara) ; re, bramini, commercianti, operai, a ciascuno \u00e8 offerta una possibilit\u00e0 di agire da s\u00e9, un\u2019interpretazione legittima bench\u00e9 particolare del suo varnashrama dharma. Questa posizione, lo vedete, nega l\u2019esistenza di un imperativo categorico, portatore di universalit\u00e0. Riassumendo, il senso di colpa deve essere considerato l\u2019espressione di una forza rigenerante.\u00a0 Segnala all\u2019individuo che sta oltrepassando quel momento di rivoluzione dove la vita sembra arrestarsi su un piano animale. Ma ancora l\u2019individuo deve prendere coscienza di quel ruolo giocato.<\/p>\n<p>La comprensione \u00e8 un dovere e una liberazione. Allora comprendiamo le parole della preghiera:\u201d Signore, perdonatemi tutto ci\u00f2 che faccio di male\u201d. Ogni errore crea in noi come un accumulo di energie che non circola pi\u00f9 secondo un ritmo normale, dove la vita sembra arrestarsi e che si traduce sul piano mentale con un complesso. L\u2019idea di certe malattie \u00e8 legata in noi all\u2019idea di colpevolezza. Ora, la vita \u00e8 impossibile con il senso di colpa. I mezzi spontaneamente trovati per liberarsene sono stati spesso le sofferenze accettate come un\u2019espiazione, la creazione artistica o l\u2019atto di fede.<\/p>\n<p>Si racconta\u00a0 la storia di Narayana Bhatta, nato in Malabar nel secolo XVI, di famiglia bramana. Non pot\u00e8 astenersi dalla via dell\u2019ascesi: alzarsi alle 4 del mattino, fare le abluzioni, ripetere le litanie, gli inni, ecc\u2026. Conduceva tuttavia una vita disordinata\u00a0 frequentando case di malaffare. Un giorno un uomo di casta inferiore, religioso, gli chiese:\u201d Perch\u00e9 voi che siete nato bramano non utilizzate quel privilegio per il vostro progresso spirituale?\u201d. Folgorato da quella osservazione, Narayana Batta abbandon\u00f2 tutto, si convert\u00ec ed entr\u00f2 nella vita spirituale. Per espiare scrisse un volume in versi del Bhagavata Purana e divenne uno dei pi\u00f9 grandi santi del Malabar. Il maestro che aveva scelto dopo la sua conversione era di casta inferiore. Istruire un brahman era uscire dai propri doveri stabiliti. Per punizione si ammal\u00f2 di lebbra. Narayana Batta domand\u00f2 allora al suo maestro di passargli la sua malattia;\u00a0 la malattia lo contagi\u00f2 e Narayana, lebbroso, abit\u00f2 nel tempio di Guruvayun dove compose il Narayaniyana Bahatta per espiazione. Composto l\u2019ultimo versetto, ricevette l\u2019illuminazione e fu guarito.<\/p>\n<p>Abbiamo tutti qualche peccato da espiare e per cancellare ogni senso di colpa contiamo sulla grazia di Dio. Ma bisogna sapere che non voler prendere coscienza di ci\u00f2 che veramente siamo, \u00e8 il vero peccato ed \u00e8 nell\u2019atto coraggioso di conoscenza che sta veramente la grazia di Dio.<\/p>\n<p>Sw\u00e2mi SIDDHESVARANANDA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(A cura di Luciana Scalabrini ) Vi ringrazio di questa occasione che mi \u00e8 offerta di parlare tra di voi. 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