{"id":1956,"date":"2011-01-28T16:19:45","date_gmt":"2011-01-28T16:19:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=1956"},"modified":"2016-04-03T23:04:07","modified_gmt":"2016-04-03T23:04:07","slug":"la-vita-e-un-ricordo-di-wei-wu-wei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-vita-e-un-ricordo-di-wei-wu-wei\/","title":{"rendered":"La vita \u00e8 un ricordo di Wei Wu Wei"},"content":{"rendered":"<p>Dall&#8217;archivio di 3emillenaire a cura di L. Scalabrini<\/p>\n<p>Senza la durata non potr\u00e0 mai esistere niente di obbiettivo, e non si potrebbe presentare nessuna domanda di dimensione e di spazio.<\/p>\n<p>Futuro e passato sono relativi a un presente, ma il presente non \u00e8 che la presenza dell\u2019osservatore della dimensione, che facendosi \u00e8 compresa come essendo il futuro diventando il passato, mentre simultaneamente il passato sembra divenire il futuro.<\/p>\n<p>Ne consegue che l\u2019esistenza supposta di tutto ci\u00f2 che \u00e8 provato dipende interamente da una esistenza supposta del futuro e del\u00a0 passato, necessariamente inseparabile e impenetrabile ad ogni interferenza.<\/p>\n<p>La nostra presenza che \u00e8 cos\u00ec un presente puramente meccanico, cio\u00e8 gi\u00e0 il passato quando ne siamo divenuti coscienti, non potrebbe attenere affatto alla sola dimensione temporale.<\/p>\n<p>Non possiamo conoscere che il passato, ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 passato oltre la nostra presenza.<\/p>\n<p>Dal punto di vista fenomenico siamo implicati, ma non potrebbe intervenire nessun elemento di volont\u00e0, tranne illusoriamente come nel senso indicato da Schopenhauer quando dice che \u201c possiamo volere ci\u00f2 che desideriamo, ma non possiamo volere ci\u00f2 che vogliamo\u201d.<\/p>\n<p>Ne risulta anche che tutto ci\u00f2 che sembra essere, sembra esistere nel passato e da nessun\u2019altra parte e che solo il passato ha l\u2019esistenza fenomenica, dato che l\u2019elemento futuro del passato non \u00e8 percepibile dalle nostre facolt\u00e0. Il presente \u00e8 un\u2019interpretazione illusoria della nostra presenza\u00a0 come la sorgente della nostra conoscenza, perch\u00e9 fenomenicamente non ne siamo mossi che in un modo mnemonico. Alla fine tutto ci\u00f2 che importa\u00a0 \u00e8 che la nostra presenza che osserva non pu\u00f2 essere fenomenica, dato che essa \u00e8 futuro e passato e non pu\u00f2 essere presente, perch\u00e9 niente pu\u00f2 esserlo. Dunque\u00a0 deve essere noumenica e tutto ci\u00f2 che \u201c Assolutamente\u201d siamo: presenza che osservando tutto \u00e8 ugualmente ci\u00f2 che osserva. Cos\u00ec siamo PRESENZA come tale, che \u00e8 percezione totale e soggettivit\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>Tutto questo ci permette di comprendere il vero senso delle parole del grande saggio Huang Po che dice nella sezione finale del \u201c Wu Ling Record\u201d: \u201cIl passato non \u00e8 partito, il presente \u00e8 un istante fugace, il futuro non \u00e8 a venire\u201d.<\/p>\n<p>Il risultato della famosa esperienza Michelson \u2013Morley ha fatto credere che la velocit\u00e0 della luce \u00e8 un massimo per il fatto che essa \u00e8 costante per l\u2019osservatore che va nella stessa direzione della luce o nella direzione opposta. In definitiva gli osservatori empirici facevano altra cosa se non misurare le loro percezioni , percezioni della velocit\u00e0 che credevano di misurare? La velocit\u00e0 sarebbe relativa all\u2019osservatore.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 della luce non sarebbe che un calcolo basato sulla nostra percezione della velocit\u00e0 della luce, o pi\u00f9 esattamente sulla velocit\u00e0 dell\u2019azione di percezione il movimento apparente della luce?<\/p>\n<p>Anche se un apparecchio registra l\u2019avvenimento esso \u00e8 stato\u00a0 conosciuto dall\u2019uomo per registrare ci\u00f2 che sarebbe sempre la velocit\u00e0 di ci\u00f2 che percepisce.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 \u00e8 inevitabilmente relativa mentre l\u2019azione di percepire, che \u00e8 soggettiva non pu\u00f2 essere relativa a ci\u00f2 che \u00e8 essa stessa, n\u00e9 apparire altro che un massimo.<\/p>\n<p>La durata \u00e8 una misura di movimento nello spazio, ma il movimento che \u00e8 misurato cos\u00ec \u00e8 il movimento apparente, di un oggetto apparente che si produce nella mente.<\/p>\n<p>Il movimento \u00e8 un movimento apparente, oggettivo, in uno spazio concettualizzato, misurato col concetto della durata del tempo, ma sembrerebbe che non ci fosse nessun ragione di supporre che un tale movimento, di fatto, abbia luogo al di fuori dalla mente che osserva.<\/p>\n<p>Nota : Dato che l\u2019esperienza in quanto tale non pu\u00f2 essere che un ricordo, come lo \u00e8 ogni sogno, ci\u00f2 che prova, come ci\u00f2 che sogna, deve appartenere\u00a0 ad una dimensione al di l\u00e0 di quella della percezione fenomenica. Il legame tra il fenomenico ed il noumenico \u00e8 dunque come l\u2019atto di provare, che nella relativit\u00e0 \u00e8 concettualizzato come ci\u00f2 che si percepisce e ci\u00f2 che \u00e8 percepito.<\/p>\n<p>WEI WU WEI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;archivio di 3emillenaire a cura di L. Scalabrini Senza la durata non potr\u00e0 mai esistere niente di obbiettivo, e non si potrebbe presentare nessuna domanda di dimensione e di spazio. 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