{"id":1984,"date":"2011-02-07T11:14:19","date_gmt":"2011-02-07T11:14:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=1984"},"modified":"2016-04-03T23:04:07","modified_gmt":"2016-04-03T23:04:07","slug":"il-qui-e-vuoto-di-roger-gunther-jones","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/il-qui-e-vuoto-di-roger-gunther-jones\/","title":{"rendered":"Il qui \u00e8 vuoto di Roger Gunther-Jones"},"content":{"rendered":"<p>(dall&#8217;archivio di 3memillenaire a cura di Luciana Scalabrini)<\/p>\n<p>L\u2019uomo moderno che si rivolge alla religione vi cerca qualcosa di radicale e di pratico, ben pi\u00f9 che una semplice tradizione. Invitando ad una comprensione pi\u00f9 elevata e pi\u00f9 illuminata della sua vita,\u00a0 del suo significato e del suo scopo, le religioni organizzate non possono accontentarsi di termini vaghi. Non bisogna che ci domandino ancora di credere a ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 credibile, facendo commercio della propria buona reputazione. Se dovesse capitare che una fede particolare, come il buddismo, appaia pi\u00f9 credibile di un\u2019altra, non ci soddisferebbe sempre, a meno che i suoi mezzi non si rivelassero pi\u00f9 efficaci di altri disponibili C\u2019\u00e8 ora, se si pu\u00f2 dire, un mercato libero di rimedi spirituali.<\/p>\n<p>La domanda si orienta verso\u00a0 qualcosa di pi\u00f9 giusto dell&#8217;approccio religioso tradizionale, verso una sorta di scienza di s\u00e9. Gli sforzi fatti dalla psicologia per assumere un tale ruolo sono falliti. I buddisti occidentali\u00a0 possono contribuire al processo dell&#8217;evoluzione.<\/p>\n<p>Le maitre zen Dogen ha riassunto l\u2019insegnamento essenziale in questo modo: \u201c Quello che si chiama imparare la via, \u00e8 imparare il s\u00e9; imparare il s\u00e9, \u00e8 dimenticare il s\u00e9\u201d. Questa direttiva pu\u00f2 essere enunciata pi\u00f9 precisamente cos\u00ec: la vita come generalmente la conosciamo , cio\u00e8 il samsara \u00e8 insoddisfacente, perch\u00e9 siamo ignoranti del nostro me essenziale. Avendo diviso la realt\u00e0 unica in due, cio\u00e8 in s\u00e9 e gli altri, viviamo come se il s\u00e9 fosse una realt\u00e0 separata dal tutto. Il s\u00e9 in certo modo mutilato che \u00e8 all\u2019origine dei tre fuochi, avidit\u00e0, odio, illusione. Se sperimentiamo il s\u00e9 nella verit\u00e0 essenziale, i tre fuochi si estingueranno e conosceremo la vita come \u00e8 realmente, ossia il nirvana, per cui cessa di essere insoddisfacente e assume una nuova dimensione, piena di qualit\u00e0 insperate.<br \/>\nCos\u00ec l\u2019intento principale del buddismo \u00e8 di incentivare la nostra emancipazione in rapporto alla dualit\u00e0 fondamentale del s\u00e9 e dell\u2019altro, aiutandoci a conoscere il s\u00e9 essenziale. Tutte le altre funzioni\u00a0 del buddismo sono secondarie\u00a0 e non devono trattenere la nostra attenzione. Non ci attarderemo oltre su alcuni problemi filosofici o teorici che potrebbero porsi sulla non dualit\u00e0 provata dopo l\u2019emancipazione; queste considerazioni non hanno valore pratico.<\/p>\n<p>Per vedere la validit\u00e0 dell\u2019insegnamento essenziale del buddismo,non \u00e8 necessario dimostrare come incominci la dualit\u00e0. Ci baster\u00e0 riconoscere che nei fatti sperimentiamo ogni cosa in modo duale. Sentiamo, pensiamo e agiamo come se il s\u00e9 fosse una cosa situata nel corpo, o molto vicina: il pensatore dei pensieri, il beneficiario o la vittima dei sentimenti, l\u2019attore delle azioni e il testimone di se stesso. Questo \u00e8 l\u2019ego empirico prigioniero nella propria coscienza di s\u00e9 , posto come soggetto in faccia all\u2019oggetto. Cos\u00ec affrontiamo il mondo come una realt\u00e0 estranea e potenzialmente ostile, come una cosa che, secondo il nostro temperamento, ci si sforzer\u00e0 di evitare, di possedere o di dominare. Ma qual \u00e8 la natura del mondo quando non \u00e8 contagiato da quella specie di visione soggettiva?<\/p>\n<p>Il mondo, per quanto abbia una propria realt\u00e0, \u00e8 perfettamente conforme a ci\u00f2 che poteva essere; nei fatti le cose sono quelle che sono, e non in altro modo. In altre parole, le nostre circostanze presenti sgradevoli secondo noi e per\u00f2 suscettibili di miglioramento nel futuro, non potrebbero essere migliori di adesso. Sar\u00e0 come ora nel futuro quando questo sar\u00e0 diventato presente: il mondo sar\u00e0 sempre il migliore dei mondi possibile.<\/p>\n<p>Se questa non \u00e8 la nostra visione abituale del mondo,\u00a0 l\u2019errore sta in noi, perch\u00e9 ogni cosa l\u00e0 fuori \u00e8 evidentemente in ordine come \u00e8 in questo preciso momento. Se l\u2019emancipazione dalla dualit\u00e0 ci permette di accettare\u00a0 il mondo di buon grado nonostante tutte le imperfezioni, essa sarebbe per questa sola ragione uno scopo legittimo, serio e pertinente. Ma a dire dei saggi deve portarci ad una elevazione di vita ben superiore a questo livello.\u00a0 Che crediamo o no alle parole dei saggi, il valore immediato e pratico dell\u2019emancipazione difficilmente pu\u00f2 essere messo in dubbio. In effetti, come dice molto bene Thomas Merton, libera l\u2019uomo di una coscienza di s\u00e9 smisurata, di un bisogno ossessivo di affermarsi, in modo che possa gioire\u00a0 della libert\u00e0 e dell\u2019assenza d\u2019intenzione che accompagnano il fatto di essere semplicemente ci\u00f2 che \u00e8 e di accettare le cose come sono per collaborare con loro come pu\u00f2.<br \/>\nVeniamo alla domanda principale, quella dei mezzi. Le vie tradizionali con le quali il buddismo impara a conoscere il s\u00e9 sono efficaci, oppure esiste una via pi\u00f9 semplice e diretta?<\/p>\n<p>Secondo il buddismo, come \u00e8 formulato per esempio nella dottrina d\u2019anatta, il s\u00e9 non pu\u00f2 essere identificato con niente di fenomenico: impossibile\u00a0 \u201c metterci sopra la mano\u201d. Con l\u2019esperienza personale di questo arriveremo alla pi\u00f9 fondamentale\u00a0 delle caratteristiche del s\u00e9: il suo vuoto completo. Perch\u00e9 il s\u00e9 \u00e8 essenzialmente una non-cosa. L\u2019accettazione intellettuale di questa verit\u00e0 \u00e8 inutile; dobbiamo sperimentare il fatto in se stesso. In effetti \u00e8 questa esperienza del vuoto che \u00e8 il fattore essenziale di ci\u00f2 che generalmente si chiama illuminazione. Fino a che non abbiamo sperimentato il nostro vuoto essenziale ( la nostra natura vuota, o viso originale o ogni altra formulazione ) siamo non illuminati e la nostra condizione duale persister\u00e0 come una potenziale sorgente di problemi.<br \/>\nNe risulta che l\u2019efficacia del buddismo ( o di altri sistemi) come mezzo di emancipazione dalla dualit\u00e0 deve essere valutato dopo il tempo che occorre per portarci all\u2019illuminazione ( supponendo che le nostre intenzioni siano serie) .\u00a0 Valutato secondo il criterio del tempo si pu\u00f2 dire che\u00a0 il buddismo \u00e8 efficace? Nonostante le apparenti buone intenzioni, ci sono sicuramente buone ragioni di dubitarne, tenuto conto della disparit\u00e0 evidente tra il rigore e la complessit\u00e0 dei programmi e il carattere incerto e tardivo dei risultati. Perch\u00e9 tanti sforzi portano all\u2019illuminazione cos\u00ec raramente?<\/p>\n<p>Eccoci lanciati verso le congetture. Una delle possibilit\u00e0 \u00e8 che l\u2019illuminazione non sia stata che un oggettivo nominale e che il buddismo non sia mai stato un mezzo efficace per la sua realizzazione.\u00a0 (Il successo del buddismo\u00a0 come religione pu\u00f2 spiegarsi\u00a0 facilmente\u00a0 con le sue altre funzioni). Oppure \u00e8 possibile che l\u2019illuminazione sia stata una volta uno scopo reale e che a quello stato si giungesse di frequente ( certe testimonianze vanno in quel senso) , ma che l\u2019insegnamento abbia perduto gradualmente la sua efficacia. Si tramanda che il Budda stesso avrebbe previsto quella evoluzione. Qualunque sia la giusta ipotesi, \u00e8 certo che per 25 secoli il buddismo si \u00e8 sviluppato per prendere la forma di un sistema complesso in cui l\u2019illuminazione non \u00e8 stata proposta sempre come l\u2019obbiettivo supremo.<br \/>\nMolto spesso l\u2019illuminazione fu presentata purtroppo come una specie di Eldorado spirituale, come una fantasia allettante ben pi\u00f9 che uno stato concretamente realizzabile. Sicuramente, quando si trascura l\u2019illuminazione come obbiettivo pratico e immediato, allora il buddismo si pu\u00f2 praticare come un intrattenimento prolungato dell\u2019ego, senza minacciare sul serio l\u2019esistenza dell\u2019ego. L\u2019ego pu\u00f2 essere purificato, disciplinato, o integrato, senza che necessariamente ci sia uno sforzo per sradicarlo,questo impegno pu\u00f2 essere rinviato a \u201c un giorno di cattivo tempo\u201d o addirittura ad un\u2019altra vita.<\/p>\n<p>In ogni caso, in un modo o nell\u2019altro il contratto globale del buddismo tradizionale \u00e8 venuto a includere una gran quantit\u00e0\u00a0 di elementi senza un rapporto diretto con la realizzazione dell\u2019illuminazione. Accettare questi dati semplicemente perch\u00e9 vengono dalla tradizione e perch\u00e9 sono onorati dalle benedizioni delle alte sfere, \u00e8 comportarsi come il cinese nella storia che racconta\u00a0 l\u2019invenzione dell\u2019arte di cucinare. Un giorno, rientrando a casa, un contadino cinese\u00a0 trov\u00f2 la sua casa distrutta da un incendio.<br \/>\nCome tocc\u00f2 tra le rovine i resti arrostiti del suo maiale, gli rest\u00f2 attaccato alle dita un poco di quella carne. Li lecc\u00f2 con cura apprezzando quella delizia e divent\u00f2 il primo uomo a mangiare l\u2019arrosto di maiale. In seguito successe\u00a0 che uno o l\u2019altro dei suoi vicini,per preparare un festino, accendesse il fuoco nella sua casa, non comprendendo che \u00e8 inutile ridurre in cenere una casa per arrostire un porco.<br \/>\nCercando l\u2019illuminazione, evitiamo di fare la stessa cosa, non bruciamo la casa, quando basta una piccola fiamma per il nostro disegno. Perch\u00e9 esiste una semplice alternativa al programma buddista tradizionale, ma prima di iniziare il nostro sviluppo, cominciamo col dissodare il terreno togliendo qualche errore.<\/p>\n<p>La prima interpretazione errata riguarda la stessa illuminazione. Quando\u00a0 non \u00e8 accettata come scopo pratico e immediato,\u00a0 si osserva che il buddismo tende a prendere il carattere di una via che conduce verso uno scopo estremamente lontano, come se si trattasse di una corsa a ostacoli. Alla fine della corsa, coronando la pi\u00f9 alta acrobazia spirituale, la coppa dell\u2019illuminazione ci attende all\u2019arrivo.<br \/>\nSicuramente si ammette che la via \u00e8 lunga e ardua, e che dobbiamo essere degni dell\u2019illuminazione; non ci cadr\u00e0 dal cielo con una semplice domanda, dobbiamo meritarla , in questa o nelle vite a venire.\u00a0 Di conseguenza ogni suggestione che implica che l\u2019illuminazione \u00e8 accessibile a chiunque la desideri anche se non ha nemmeno conosciuto il buddismo, con ogni probabilit\u00e0 non sar\u00e0 creduto e perfino disprezzato. Quanto a sostenere l\u2019idea che un contemporaneo occidentale potrebbe essere illuminato con una simile concezione, \u00e8 semplicemente ridicolo.<\/p>\n<p>Secondo altri pregiudizi, l\u2019illuminazione presuppone un alto grado morale.Ed \u00e8 necessario anche sviluppare e acquistare una certa facolt\u00e0 mentale superiore come se si trattasse di una sorta di organo dell\u2019illuminazione. Ma queste due cose sono contrarie alle esperienze contemporanee in occidente. Con tutti i mezzi possibili esercitiamoci al rigore morale e coltiviamo la mente, ma non alle spese dell\u2019illuminazione; in altre parole differire l\u2019illuminazione per il profitto della morale e dello sviluppo mentale \u00e8 invertire l\u2019ordine delle priorit\u00e0.<\/p>\n<p>Veniamo ora all\u2019alternativa semplice e unica che sostituisce le procedure tradizionali. L\u2019essenza di questa alternativa \u00e8 constatare ci\u00f2 che \u00e8 chiaramente dato al centro del nostro essere. Bench\u00e9 sia una questione di percezione diretta e ordinaria, tuttavia vi si troveranno caratteristiche spirituali concomitanti associate pi\u00f9 generalmente alle pratiche religiose ; ci si pu\u00f2 trovare per\u00f2 un metodo senza religiosit\u00e0. Non si ricercano risultati spirituali; lo scopo immediato e unico \u00e8 sperimentare ora la verit\u00e0 essenziale su di s\u00e9.<\/p>\n<p>Che si possa dirigere i sensi verso l\u2019interno per sperimentare ci\u00f2 che \u00e8 al centro del nostro essere, a prima vista sembrerebbe improbabile. Siamo talmente abituati a dirigere i sensi verso l\u2019esterno che perdiamo di vista il fatto che ci rivelano quello che c\u2019\u00e8 qui. In realt\u00e0 i nostri sensi registrano nello stesso tempo ci\u00f2 che \u00e8 qui e l\u00e0 (fuori). La distinzione tra qui e l\u00e0 si deve imparare, fin dall\u2019infanzia. L\u2019esperienza percettiva in s\u00e9 ignora le localizzazioni specifiche. Per esempio non c\u2019\u00e8 nessuna differenza apparente tra una stella lontana e una fiammella a\u00a0 qualche centimetro da noi . Nella nostra esperienza tutto accade qui e il segreto della vita \u00e8 da trovare qui o niente.<br \/>\nSe, come vuole la tradizione, il\u00a0 Budda fu illuminato vedendo la stella del mattino,\u00a0 fu molto verosimilmente perch\u00e9 la sua luminosit\u00e0 da lontano metteva intensamente in evidenza, per contrasto, il vuoto essenziale al centro del suo essere; questo si accorda con l\u2019esperienza di un numero crescente di persone in occidente, che vedono che la verit\u00e0 essenziale di s\u00e9 pu\u00f2 essere scoperta e che questa visione modifica fondamentalmente il loro sguardo sul mondo.<\/p>\n<p>A molti di quelli che in passato hanno preso coscienza di questo fatto per conto proprio, si pu\u00f2 citare il maestro zen Shen Hui. Alla domanda su come avere l\u2019illuminazione, rispose: \u201d Con la visione del vuoto, unicamente\u2026 Vedere il luogo dove non c\u2019\u00e8 niente, nessun oggetto: ecco la vera visione, la visione eterna\u201d<br \/>\nSi \u00e8 constatato in pratica che la vista \u00e8 il pi\u00f9 fine dei nostri sensi per giungere all\u2019esperienza diretta della nostra natura essenziale. Fra molte altre possibilit\u00e0\u00a0 l\u2019esempio della vista dimostra con quale efficacia la percezione primaria diretta pu\u00f2 suscitare l\u2019illuminazione.<br \/>\nSupponete che il nostro campo visivo sia riempito dal colore rosso, per esempio guardando un muro rosso mentre gli altri sensi e il mentale sono lasciati da parte. Allora noi siamo di quel colore rosso o niente, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 niente nella nostra coscienza. Questo punto viene spiegato bene dal dott. Suzuki che alla domanda \u201c come \u00e8 possibile superare la separazione soggetto\/oggetto, per esempio con una tazza di t\u00e8&#8221;.\u00a0 Sollevando la tazza rispose:\u00a0 &#8220;Non provo ad entrare nella tazza o a sentirmi come la tazza. Io sono la tazza di t\u00e8\u201d.<br \/>\nMa questo non rappresenta che una met\u00e0 dell\u2019esperienza essenziale, la met\u00e0 esteriore, che somiglia a certe meditazioni fondate sull\u2019attenzione, quando il soggetto si perde nella contemplazione dell\u2019oggetto. Bench\u00e9 si tratti di dimenticarsi il me, non \u00e8 questa forma di superamento dell\u2019io che \u00e8 illuminante. La natura della met\u00e0 pi\u00f9 importante della esperienza essenziale pu\u00f2 essere illustrata cos\u00ec: se distogliamo lo sguardo dal muro rosso per guardare altrove, diventiamo una forma (un colore, un profilo, ecc.) poi un altro, sempre differenti. Perci\u00f2 non c\u2019\u00e8 la minima cosa al centro della visione, qui; questo lato delle apparenze fenomeniche \u00e8 sempre vuoto. Dirigendo la nostra attenzione verso il centro della visione e non verso la circonferenza ( ci\u00f2 che facciamo abitualmente) diventa evidente come la mancanza di monete nel borsellino vuoto o come l\u2019assenza di un oggetto sparito per magia, non c\u2019\u00e8 la pi\u00f9 piccola cosa al centro del nostro essere. Le forme sono l\u00e0, ma come il Sutra del cuore dice molto bene, il qui \u00e8 vuoto, libero da ogni oggetto e questo non risulta n\u00e9 dalla deduzione n\u00e9 dalla intuizione, ma dalla percezione diretta.<\/p>\n<p>Accedendo per la prima volta a questa esperienza partendo dalla posizione duale abitudinaria, possiamo sorprenderci a dividere la visione in due parti: dapprima osservando che il soggetto qui \u00e8 vuoto, poi osservando che l\u2019oggetto \u00e8 l\u00e0, ossia la sequenza \u00e8 invertita: l\u2019oggetto \u00e8 l\u00e0 ma il qui \u00e8 vuoto. Bench\u00e9 la chiave dell\u2019illuminazione consista nel vedere il vuoto del qui, si produce, quando vediamo quel fatto\u00a0 con chiarezza, un repentino mutamento tanto che soggetto e oggetto, qui e l\u00e0, cessano di esistere.<\/p>\n<p>Beninteso, il nostro vuoto essenziale pu\u00f2 essere sperimentato con altre vie, ma probabilmente con meno facilit\u00e0 e nettezza che nella visione, almeno all\u2019inizio. Ma una volta che abbiamo visto la nostra natura essenziale, essa pu\u00f2 essere sperimentata per mezzo degli altri sensi. Tutto accade come se il centro del nostro essere fosse una fortezza le cui porte possono essere aperte dall\u2019interno una volta che una tra loro \u00e8 stata forzata dall\u2019esterno. Una volta fatta l\u2019abitudine a centrarci in questo modo, possiamo sperimentare il nostro vuoto essenziale anche nella relazione con i pensieri e i sentimenti; percepiamo non solo come ci siamo fatti rossi, o cambiati in una tazza di t\u00e8, ma anche come ci siamo fatti pensiero o sentimento. Quindi possiamo arrivare alla coscienza del nostro vuoto essenziale in ogni momento e circostanza. Ogni volta che siamo correttamente centrati, cessiamo di essere identificati con una qualunque parte del tutto in opposizione al resto; e dalla dualit\u00e0 abituale ecco la non-dualit\u00e0, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il me e gli altri. Cos\u00ec conoscendo il s\u00e9 dimentichiamo il s\u00e9.<\/p>\n<p>Quell\u2019approccio all\u2019illuminazione \u00e8 cos\u00ec semplice che pu\u00f2 far nascere dei dubbi nella mente di quelli che non hanno ancora fermato lo sguardo in quel vuoto. Possono domandarsi se questa specie di illuminazione e il buddismo siano simili. Oppure se un processo ordinario come la percezione visiva primaria pu\u00f2 veramente\u00a0 avere una qualit\u00e0 di ineffabile e condurre a sperimentare qualcosa che spesso si qualifica come trascendentale. Ebbene, evidentemente la conferma \u00e8 da trovare\u00a0 nella visione, cos\u00ec come\u00a0 il significato di ineffabile o di trascendente; tutto questo appartiene all\u2019esperienza personale. Tuttavia \u00e8 nel nostro impegno provare il valore e la natura di certi effetti della visione nel niente.<br \/>\nRicordiamo ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 detto. Durante quella visione del vuoto, emerge uno stato di non-dualit\u00e0 in cui \u00e8 possibile entrare a volont\u00e0. Come la nostra abitudine alla dualit\u00e0 \u00e8 creata dall\u2019affermazione del s\u00e9, il dualismo pu\u00f2 essere sradicato dalla pratica dello stato non-duale, fino a che lui stesso non diventi un\u2019abitudine. Ma, abitudinario o no,questo stato \u00e8 benefico quando si manifesta. Esso agir\u00e0 senza che la sua azione sia radicata nell\u2019ego.<\/p>\n<p>Un aspetto pi\u00f9 specifico della non-dualit\u00e0 riguarda la morte: domandiamoci se ci sia nel nostro essere qualcosa soggetto a nascita e morte. Il maestro zen Bankei dice: \u201c Improvvisamente,una certezza mi colp\u00ec come un lampo: non ero mai nato. E la mia non- nascita poteva appianare tutte le difficolt\u00e0. Questo sembrava essere il mio satori\u2026la coscienza non-nata di Budda spezza tutti i nodi\u2026vivere in stato di non-nascita \u00e8 giungere allo stato di Budda\u00a0\u00a0 Dal momento in cui avete realizzato questo, siete un Budda\u201d.<br \/>\nChiunque vede chiaramente che non c\u2019\u00e8 nulla\u00a0 al centro del suo essere, a cui possono applicarsi termini come nascita e morte, quello conoscer\u00e0 una realizzazione sostanzialmente simile a quella del maestro zen Bankei.<br \/>\nVeniamo ai temi della compassione e dell\u2019amore che si dice che si accompagnano all\u2019illuminazione. Ebbene, viviamo lo stato della non-dualit\u00e0 e vediamo cosa succede. Diamo alla nostra natura una possibilit\u00e0 di rispondere liberamente, senza essere oppressi fin dall\u2019inizio da idee preconcette sul genere d\u2019amore che immaginiamo di dover provare. Perch\u00e9, come scrive Sohahu Koburi in un testo di Suzuki: \u201cQuando la luce dell\u2019illuminazione illumina interiormente un uomo, produce una grande saggezza che sopprime tutte le idee limitate, deformate ed egocentriche. Quando l\u2019illuminazione splende verso l\u2019esterno, diventa una grande compassione, un amore che vuole il benessere di tutti gli esseri viventi nel mondo\u201d.<\/p>\n<p>Possiamo dire che la via dell\u2019illuminazione comincia quando abbiamo visto il nostro vuoto centrale. Thomas Merton dice: \u201c Fino a che non abbiamo un primo sentore dell\u2019illuminazione, non possiamo nemmeno cominciare a meditare perch\u00e9 non sappiamo quel che facciamo\u201d. Questo lo sostiene anche il buddismo: prima di aver visto il vuoto, non siamo capaci di un comportamento giusto e di una comprensione giusta.<br \/>\nMa non immaginiamo che la visione del vuoto\u00a0 sia una specie di satori entusiasmante e teatrale da sbandierare ai quattro venti. Succede che l\u2019illuminazione si manifesti in questo modo momentaneamente, in circostanze psicologiche fortuite, ma \u00e8 pi\u00f9 probabile\u00a0 che appaia semplicemente come un fatto di osservazione, senza esaltazione e preconcetti e i cui risultati si lasciano paragonare a\u00a0 quelli di altri osservatori.<br \/>\nIn certo senso \u00e8 scientifico; non si tratta di un\u2019intuizione vaga n\u00e9 di una esperienza mistica. Al contrario, la visione di quel vuoto \u00e8 un atto che pu\u00f2 essere ripetuto a volont\u00e0. Tutto quello che si deve fare \u00e8 guardare spesso e a lungo e osservare la natura di quello che \u00e8 chiaramente dato. Poi viviamo di quella visione in tutta coscienza, che \u00e8 la coscienza dell\u2019Essere in noi.<br \/>\nNon \u00e8 una condizione statica in cui una cosa \u00e8 vista una volta per tutte o uno stato di coscienza definito e circoscritto. La nostra natura essenziale non \u00e8 un luogo di riposo, ma una sorgente dinamica d\u2019azione. L\u2019adesione a quel centro ci libera finalmente da tutte le speculazioni.<br \/>\nIl grande scoppio di risa di Hotei \u00e8 quello di chi ha capito la farsa delle pretese spirituali e che ha abbattuto la barriera che separa il materiale dallo spirituale, il naturale e il soprannaturale, il visibile e l\u2019invisibile, per svelare le cose come sono, come sono sempre state e come saranno sempre.<\/p>\n<p>Chiunque ha la volont\u00e0 di vedere il suo vuoto essenziale e di diventare illuminato, pu\u00f2 farlo ora, senza perdere il suo tempo sui cammini tradizionali. Quei cammini possono essere esplorati pi\u00f9 tardi con profitto se il bisogno di forme religiose\u00a0 sopravvive alla pratica della non-dualit\u00e0. In altre parole: \u201cPrima di tutto cercate il Regno dei Cieli\u201d Oppure: , come dice Bankei: \u201c La sola lezione da dare alle persone \u00e8 di non uscire dallo spirito di Budda\u201d<\/p>\n<p>Lo spirito non nato di Budda non ha niente a che vedere con il fatto di essere seduto di fronte a un bastoncino d\u2019incenso.<\/p>\n<p>Il cammino dell\u2019illuminazione \u00e8 senza destinazione, non c\u2019\u00e8 che il progresso del cammino, e il cammino \u00e8 buono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dall&#8217;archivio di 3memillenaire a cura di Luciana Scalabrini) L\u2019uomo moderno che si rivolge alla religione vi cerca qualcosa di radicale e di pratico, ben pi\u00f9 che una semplice tradizione. Invitando ad una comprensione pi\u00f9 elevata e pi\u00f9 illuminata della sua vita,\u00a0 del suo significato e del suo scopo, le religioni organizzate non possono accontentarsi di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[250],"tags":[4],"class_list":["post-1984","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-roger-gunther-jones","tag-non-dualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1984","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1984"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1984\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1984"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1984"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1984"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}