{"id":2063,"date":"2011-02-23T05:13:16","date_gmt":"2011-02-23T05:13:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2063"},"modified":"2016-04-03T23:03:57","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:57","slug":"cibernetica-o-controllo-e-comunicazione-nellanimale-e-nelluomo-di-leon-delpech","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/cibernetica-o-controllo-e-comunicazione-nellanimale-e-nelluomo-di-leon-delpech\/","title":{"rendered":"Cibernetica o &#8220;controllo e comunicazione nell&#8217;animale e nell&#8217;uomo&#8221; di L\u00e9on Delpech."},"content":{"rendered":"<p>Dall&#8217;archivio di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini.<\/p>\n<p>La parola &#8220;controllo&#8221; in francese \u00e8 normalmente usata nel senso di sorveglianza, verifica,\u00a0 molto diverso da quello che si d\u00e0 nell\u2019ambito dell\u2019automatismo. C\u2019\u00e8 estrapolazione della parola inglese \u201c control\u201d che significa pilotare, dirigere , contrastare. Qui significa essere padrone degli eventi, mentre in francese ha per esempio, il seguente significato \u201c per una partecipazione maggioritaria, si controlla un\u2019impresa\u201d<br \/>\nCon una delle sue contraddizioni strane di cui la storia ha il segreto, fu a Parigi, ma in inglese che fu pubblicato nel 1948 Cybernetic de Wiener<\/p>\n<p>Il manoscritto era stato rifiutato da degli editori americani e fu all\u2019ultimo minuto che la stampa del M.I.T (the technology press, Cambridge) e John Wiley di New York, accettarono la coedizione con Hermannn, editore a Parigi, che aveva deciso di pubblicare il testo nella sua versione originale in lingua inglese. Il successo fu grande. Furono rapidamente venduti 20000 esemplari e si fece la seconda edizione negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Cybernetics\u00a0 \u00e8 un volume di 194 pagine. \u00c8 un\u2019opera molto curiosa, fatta pi\u00f9 d\u2019intuito che di dimostrazioni. Il lettore \u00e8 pi\u00f9 volte lasciato con la sua curiosit\u00e0. L\u2019autore spesso non fa che illustrare il soggetto, ma aprendo, ed \u00e8 l\u2019essenziale, nuove strade.Peraltro il livello del libro \u00e8 molto irregolare. Tanto \u00e8 redatto in modo semplice, e la lettura \u00e8 alla portata del grande pubblico, quanto contiene sviluppi matematici che presuppongono una cultura scientifica estesa. Nonostante i suoi difetti, che sono date dal fatto di che assomma una gran quantit\u00e0 di ricerche sparse, \u00e8 tuttavia l\u2019opera che ha segnato la partenza della rivoluzione cibernetica<\/p>\n<p>Una tripla rivoluzione:<\/p>\n<p>La rivoluzione cibernetica cominciata coi lavori di Norbert Wiener si pone su tre piani distinti: il piano della macchina, il piano della natura, il piano del pensiero.<\/p>\n<p>Rivoluzione sul piano della macchina.<\/p>\n<p>Se si riflette sulla storia\u00a0 della tecnologia, si vede che la nozione di macchina ha subito un\u2019evoluzione che l\u2019ha condotta dallo stadio della macchina statica, semplice trasformatrice di movimenti, a quello della macchina dinamica, che trasforma delle energie in modo da renderle utilizzabili a determinati scopi ( spostarsi, comprimere dell\u2019aria, ecc.) Queste macchine, all\u2019inizio, dovevano essere guidate dall\u2019uomo. Con lo sviluppo delle tecniche d\u2019automatismo, quella guida ha potuto essere progressivamente lasciata alle stesse macchine, lavorando queste con programmi stabiliti dall\u2019uomo e l\u00ec incorporati .<\/p>\n<p>Le macchine cibernetiche, loro, sono macchine che non lavorano pi\u00f9 secondo programmi rigidi ma che possono adattarsi, in certe condizioni, a situazioni non previste dal loro costruttore. Imitano in questo certi comportamenti degli esseri viventi.<\/p>\n<p>L\u2019omeostato di Ashby e le tartarughe di Grey Walter, sono esempi di tali macchine.<\/p>\n<p>La nozione di macchina cibernetica allarga il classico concetto di macchina in modo tale che non si pu\u00f2 pi\u00f9 darle limiti. Il punto di partenza di questa evoluzione fu segnato molto prima di Wiener con\u00a0 con l\u2019introduzione\u00a0 della regolazione nell\u2019industria. Quello data dall\u2019epoca in cui il regolatore regolatore di Watt, inventato nel 1788, fu montato su macchine a vapore. Quando una macchina cos\u00ec attrezzata vede il suo carico diminuire,e si mette dunque ad accelerare, delle masse girevoli, sollevate con l\u2019azione della forza centrifuga accresciuta risultante dall\u2019aumento della velocit\u00e0, agiscono su di una leva che interrompe in parte la immissione di vapore.\u00a0 E inversamente. Una regolazione appropriata permette di ottenere una velocit\u00e0 costante della macchina.<\/p>\n<p>Ci si trova qui in presenza di un programma semi rigido, di cui Maxwell ha scritto la teoria nel 1868.<\/p>\n<p>Ma il progresso consiste nel rendere sempre pi\u00f9 sciolta l\u2019autoregolazione delle macchine, che diventeranno sempre pi\u00f9 cibernetiche man mano che si emanciperanno sempre pi\u00f9 dall\u2019assoggettamento ai programmi.<\/p>\n<p>Questa rivoluzione della macchina cibernetica conduce ad una liberazione, per l\u2019uomo, dai lavori servili, e all\u2019automatismo delle fabbriche che si fa poco a poco nei paesi pi\u00f9 industrializzati. Le conseguenze di quel fenomeno sono considerevoli, possono avere conseguenze pericolose se non si arriva a prevederle.<\/p>\n<p>A stadi ancora pi\u00f9 evoluti, la macchina cibernetica pu\u00f2 essere messa in interazione con l\u2019uomo. Citiamo,per esempio, l\u2019anestesia cibernetica e la protesi elettronica, dove si utilizzano direttamente manifestazioni elettriche del pensiero per comandare il sonno, oppure il movimento di protesi , ad esempio una mano artificiale.<\/p>\n<p>Con un\u2019ardita estrapolazione, il dott. Page, dei laboratori di ricerca della marina americana, a Washington, prospetta persino la possibilit\u00e0 di stabilire relazioni dirette\u00a0 tra l\u2019uomo e le macchine pi\u00f9 complesse con una sorta di trasmissione elettronica dello stesso pensiero. Tutte le risorse di un potente cervello elettronico potrebbero cos\u00ec essere messe direttamente al servizio del cervello sul quale sarebbe connesso provvisoriamente o definitivamente. Si potrebbe allora dire che questo farebbe parte del cervello dell\u2019uomo, quella combinazione uomo- macchina, molto superiore a qualsiasi superuomo immaginabile<\/p>\n<p>Queste sono, con altri, gli sviluppi a cui Wiener ha aperto la strada. Non \u00e8 esagerato parlare di rivoluzione.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 anche immaginare l\u2019esistenza di macchine capaci di riprodursi , il che condurrebbe alla nozione di macchine non costruite dall\u2019uomo; anche se per il momento sono teoriche, tali macchine sono perfettamente possibili.<\/p>\n<p>Esaminiamo il ragionamento con cui il matematico John Von Neumann ha mostrato la possibilit\u00e0\u00a0 di una auto riproduzione delle macchine. Comincia con assiomatizzare, dopo Turing, la nozione di\u00a0 automa. Un automa calcolatore \u00e8 essenzialmente un apparecchio capace, se gli si danno istruzioni e una serie finita di numeri, di proseguire indefinitamente lo sviluppo di quella serie secondo la legge fornita dall\u2019istruzione. \u00c8 cos\u00ec che pu\u00f2 esserci un calcolatore che riceve come istruzione qualsiasi legge di funzionamento caratteristica di un particolare automatismo. Dopo Von Neumann si possono produrre, su istruzioni, sequenze e aggregati costituiti, questa volta, non pi\u00f9 da numeri impressi su un nastro, ma da elementi di macchine. Il problema della auto riproduzione pu\u00f2 allora essere enunciato come segue: si pu\u00f2 costruire un aggregato fatto di parecchi elementi di macchine, in tal modo che, se si pone questo aggregato in un serbatoio dove sono altri elementi in gran numero, quel primo aggregato comincer\u00e0 a costruirne altri di cui ciascuno, alla fine, sar\u00e0 un automa simile all\u2019originale? Neumann dice che \u00e8 realizzabile.<br \/>\nIl genetista britannico Penrose ha perfezionato la nozione di macchina riproduttrice , fabbricando dei modelli che presentano numerose analogie, ma questa volta sul piano della chimica e della biologia, con gli organismi viventi.\u00a0 Quei modelli sono rudimentali ma si pu\u00f2 andare pi\u00f9 lontano. \u00c8 cos\u00ec che Eduard Moore pensa che in qualche decennio si potranno costruire macchine\u00a0 auto- riproduttrici economicamente utili. Sarebbero, per esempio,\u00a0 macchine miniera o mietitrici anfibie che ci riportano minerale dal sottosuolo marino o dei raccolti dall\u2019oceano Queste macchine sarebbero autonome nel senso che utilizzerebbero l\u2019energia solare o anche quella del carburante o di alimenti prodotti dal loro lavoro, mentre fabbricherebbero, quando ce ne fosse bisogno, altre macchine della loro specie. Ci arricchiremmo cos\u00ec di tali macchine- schiave, che non solo lavorano, ma si riproducono.<br \/>\nPer la maggior parte delle necessit\u00e0 tuttavia non sar\u00e0 necessario che le macchine si riproducano in senso stretto. Si potr\u00e0 chiedere solo di fare progetti di macchine pi\u00f9 perfezionate o di perfezionarsi da sole.<\/p>\n<p>Si sono gi\u00e0 utilizzati cervelli elettronici per collaborare all\u2019invenzione di altri cervelli elettronici. Le implicazioni sono evidenti e stupefacenti.<\/p>\n<p>Rivoluzione sul piano della natura.<\/p>\n<p>La storia del pensiero ci porta a vedere, nel passato, due attitudini di fronte alla natura: quella realista e quella idealista.<\/p>\n<p>Gli umanesimi antichi erano tutti basati sull\u2019idea di natura. \u00c8 evidente per la Grecia o per l\u2019Europa del\u00a0 Rinascimento ma and\u00f2 cos\u00ec anche in ogni epoca e in ogni latitudine. Se il medievale, il bizantino, l\u2019egiziano, il cinese non hanno la stessa cura della Grecia o dell\u2019uomo del Rinascimento,\u00a0 nel riprodurre forme esteriori e nello studiare rapporti quantitativi, non \u00e8 che disprezzino la natura, ma la concepiscono in un altro modo, che \u00e8 qualitativo e simbolico. Cos\u00ec, intendendosi sul senso delle parole, si pu\u00f2 dire che c\u2019\u00e8 una costante: gli umanisti di una volta furono tutti realisti.<\/p>\n<p>Ai loro occhi la verit\u00e0, la bellezza, la bont\u00e0 sono l\u00ec, davanti e prima dell\u2019uomo, che non ha che da riconoscerle. Quelle nozioni possono essere viste in modo differente dall\u2019empirismo aristotelico, che le persegue nei fatti sensibili, o col razionalismo platonico o cartesiano, che le pongono in un mondo spirituale. Esse possono essere immanenti o trascendenti, non ha importanza dal nostro punto di vista. Il fatto e l\u2019idea hanno in comune di essere dei dati, di dovere essere riconosciuti. Da qui la sicurezza di fronte al mondo, che caratterizza l\u2019uomo tradizionale: immobilista come Parmedide, mobile come Eraclito o concettuale come Socrate. Si ritrova e si rassicura in un mondo prestabilito.<br \/>\nLa mentalit\u00e0 idealista, che si impone nelle correnti del XVIII\u00b0 secolo\u00a0 si pone a un punto di vista molto diverso. La sua caratteristica fondamentale \u00e8 di insistere in tutti gli ambiti sull\u2019iniziativa del soggetto che conosce, sente e agisce. \u00c8 cos\u00ec che per Rousseau, per esempio, l\u2019azione morale non \u00e8 il compimento di una legge preliminare.\u00a0 Essa si misura dall\u2019intensit\u00e0 vissuta\u00a0 dall\u2019intenzione. Il bello, per Hugo, invece di completare l\u2019ordine,\u00a0 si rivela nell\u2019originalit\u00e0 e nella vitalit\u00e0 del creatore. La verit\u00e0 per Kant e Hegel, non \u00e8 pi\u00f9\u00a0 da astrarre o da intuire, ma procede dalla mente che costituisce, se non crea, il reale.<\/p>\n<p>Gli orientamenti attuali, ispirati alla cibernetica, inaugurano un terzo momento della conoscenza del mondo, che oltrepassa simultaneamente il realismo e l\u2019idealismo.<\/p>\n<p>L\u2019arte, che precorre sempre, non crede pi\u00f9 all\u2019obiettivit\u00e0\u00a0 di una natura che non avrebbe che da esprimersi. Ma rifiuta\u00a0 con la stessa forza il semplice grido della soggettivit\u00e0, per tentare di costruire un mondo dove l\u2019uomo e la natura si completino, come nelle realizzazioni di Nicolas Schoffer. L\u2019itinerario della scienza \u00e8 simile. Dopo essere passata dal realismo di Meyerson all\u2019idealismo di Bachelard, scopre una via a met\u00e0 tra la natura e la mente con l\u2019idealismo di Gonseth.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 nella conduzione tecnica del mondo che la trasformazione \u00e8 pi\u00f9 grande. Ci si trova un doppio movimento di tecnicizzazione della natura e di naturalizzazione della tecnica.<\/p>\n<p>Il mondo tecnico, pur naturalizzandosi, tecnicizza ormai la natura riscoprendola nella sua estensione annettendola come organo e come momento, trasformando la sua stessa materia nella propria sostanza.<\/p>\n<p>Il mondo tecnico d\u2019oggi non \u00e8 pi\u00f9 un terzo regno tra l\u2019uomo e la natura, perch\u00e9 non viene ad aggiungersi agli altri lasciandoli intatti. \u00c8 piuttosto un nuovo regno unico che include in s\u00e9 i due altri, sostituendosi a loro mettendoli in rapporti che li reinterpretano.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 chiamare una realt\u00e0 mediana. Al limite della concretezza non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 natura n\u00e9 artificio, ma una sintesi originale e mobile che si pu\u00f2 chiamare una natura artificiale o un artificio naturale.<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 sempre pi\u00f9 dominato da oggetti tecnici. E poich\u00e9 questa tecnicizzazione si estende indefinitamente nello spazio e nel tempo, si pu\u00f2 dire che la tecnica concreta della cibernetica former\u00e0 domani non solo il nostro paesaggio, ma anche il nostro orizzonte, come aveva previsto Teilhard de Chardin.<\/p>\n<p>Rivoluzione sul piano del pensiero.<\/p>\n<p>La cibernetica porta una terza rivoluzione, che si pone su un piano intellettuale: \u00e8 essenzialmente un modo di pensare per analogia. Utilizza largamente il metodo dei modelli e dei simulatori.<\/p>\n<p>Nel suo libro classico, \u201c La teoria fisica\u201d, il francese Pierre Duhem oppone ai modelli meccanici che utilizzano gli inglesi (Maxwell, Lord Kelvin e altri) la logica francese. Ma non si trattava\u00a0 che di modelli empirici, che erano considerati espedienti intercambiabili. \u00c8 con Wiener e pi\u00f9 tardi con Louis Couffignal che i ragionamenti analogici e l\u2019impiego sistematico dei modelli fu codificato.<br \/>\nLa sperimentazione sul reale non era sempre possibile (esseri viventi, societ\u00e0, caso unico) , un modello o un simulatore pu\u00f2 costituire un buon strumento di studio. Materializza l\u2019influenza delle grandezze in gioco le une sulle altre. I casi gi\u00e0 osservati servono da campionario e quello permette di studiare in seguito dei casi differenti.<\/p>\n<p>Rileviamo che il modello si distingue dal simulatore. La differenza appare chiaramente se si considera da una parte la logica di un sistema che si esprime nel suo principio di funzionamento e dall\u2019altra la tecnologia\u00a0 del sistema che caratterizza la sua natura fisica ( forma, materia, ecc.). Si pu\u00f2 allora dire che un sistema fisico e il suo modello hanno le stesse logiche ma tecnologie differenti, mentre un sistema fisico e il suo simulatore hanno logiche differenti e non hanno in comune che i dati e i risultati.<\/p>\n<p>I metodi di investigazione che offre la cibernetica tendono a diventare universali, come testimoniano gli impieghi ogni giorno pi\u00f9 numerosi che si fanno. Citiamo, per limitarci alla Francia, la loro utilizzazione\u00a0 in linguistica da Mandelbrot, Giraud e Metais, in biologia da Mayer e Cahn, in etnologia da L\u00e9vi Strauss, in estetica da Moles, in psicanalisi da Lacan, in diritto da Simon L\u00e9vy e Aurel David, nelle scienze umane da Moles e Palmade, in epistemologia da Simondon, in teologia dal Pastore Morel. E si potrebbe allungare la lista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;archivio di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini. 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