{"id":2069,"date":"2011-02-25T05:58:51","date_gmt":"2011-02-25T05:58:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2069"},"modified":"2016-04-03T23:03:57","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:57","slug":"luniverso-il-mio-universo-di-jean-charon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/luniverso-il-mio-universo-di-jean-charon\/","title":{"rendered":"L&#8217;Universo, il mio universo di Jean Charon"},"content":{"rendered":"<p>Dalla vecchia serie di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini.<\/p>\n<p>Non \u00e8 stato creato ad un istante particolare,<\/p>\n<p>si crea ad ogni istante,<\/p>\n<p>non \u00e8 che l\u2019immagine che l\u2019immagine che lo Spirito<\/p>\n<p>si forma dei fenomeni che accadono<\/p>\n<p>quando lo Spirito affianca lo Spirito<\/p>\n<p>quando il mio me incontra l\u2019altro,<\/p>\n<p>ma non \u00e8 che quello\u2026<\/p>\n<p>15 miliardi di anni: tale \u00e8 la migliore stima che la fisica d\u00e0 oggi della durata che ci separa dalla nascita del nostro Universo. Il nostro Universo attuale. Tutto ci\u00f2 che percepiamo attorno a noi, il cielo, le stelle, i pianeti, la vita, tutto ci\u00f2 avrebbe un\u2019origine comune nel tempo, e questa origine\u00a0 si situerebbe a circa 15 miliardi di anni nel passato.<\/p>\n<p>La nostra sorpresa \u00e8 qui condivisa. Ci si deve meravigliare di quella et\u00e0 immensa dell\u2019Universo, senza comune misura con le durate con cui siamo abituati; o, al contrario, ci si deve piuttosto chiedere come \u00e8 possibile che l\u2019Universo abbia mai avuto un inizio: perch\u00e9, se si deve assegnare un istante, anche molto lontano nel passato, alla nascita dell\u2019Universo, allora come non domandarsi inevitabilmente \u201c ci\u00f2 che c\u2019era prima\u201d?<\/p>\n<p>I dati della Scienza.<\/p>\n<p>Attribuire una data di nascita all\u2019Universo non \u00e8 stato, come si potrebbe immaginare, il fatto dell&#8217;uomo contemporaneo solamente. Ma, nel corso della storia dell\u2019umanit\u00e0, questa data ha variato in larghe proporzioni. Ci sono stati quelli che pensavano che l\u2019Universo fosse esistito da tutta l\u2019eternit\u00e0, ma nasceva e moriva periodicamente, secondo una successione di cicli. Era quella l\u2019idea di Platone, di Cicerone nel primo secolo avanti Cristo che aveva fornito anche una valutazione precisa della durata di ogni ciclo, che si chiamava la Grande Annata: 12954 anni. Ma i testi delle Scritture generalmente facevano autorit\u00e0, e durante i 1500 primi anni della nostra era la credenza era piuttosto che il mondo era di creazione divina\u00a0 e che era nato circa da 6000 anni, cio\u00e8 pressappoco 4000 anni prima della nostra era.Gli anni giudaici d\u2019altronde si contano ancora oggi da quell\u2019inizio del mondo 6000 anni fa.<br \/>\nTuttavia dopo Copernico\u00a0 la tendenza scientifica \u00e8 stata quella di datare la nascita del mondo ad un\u2019epoca molto pi\u00f9 lontana, che si \u00e8 sempre andata allungando. Verso la fine del XIX\u00b0 secolo si parlava di un milione d\u2019anni. Poi, bruscamente,\u00a0 nel corso dei primi 30 anni del 1900 le dimensioni di spazio e tempo del nostro mondo sono come esplosi: si \u00e8 infatti percepito che certe stelle erano cos\u00ec distanti che la loro luce impiegava centinaia di milioni d\u2019anni per giungere fino a noi. Bisognava supporre che il mondo esistesse gi\u00e0 nel momento in cui quella luce fu accesa, e i fisici furono costretti ad accettare l\u2019idea che il mondo fosse pi\u00f9 vicino a dei miliardi che a dei milioni d\u2019anni.<\/p>\n<p>Nel 1933 l\u2019astronomo americano Edwin P. Hubble fece una scoperta di grande importanza: l\u2019osservazione delle stelle e delle galassie gli permise di affermare che tutti quei corpi cosmici si allontanavano da noi, qualsiasi fosse la direzione secondo cui di guardava, e si allontanavano tanto pi\u00f9 velocemente quanto pi\u00f9 erano lontani. \u00c8 un po\u2019 ci\u00f2 che si vedrebbe per dei punti disegnati sulla pelle di un pallone quando si gonfia: i punti si allontanano gli uni dagli altri e due punti qualsiasi si allontanano l\u2019uno dall\u2019altro pi\u00f9 sono distanti tra loro.\u00a0 La stessa cosa accade nel nostro Universo, si dice che \u00e8 in espansione: si gonfia senza posa, trascinando con s\u00e9 gli oggetti che contiene, come le stelle e i gruppi di stelle. Se si suppone che quel gonfiamento prosegue dall\u2019inizio del mondo, da allora si pu\u00f2 calcolare il momento in cui quel gonfiamento \u00e8 incominciato, cio\u00e8 dall\u2019istante in cui quel pallone era completamente sgonfio.\u00a0 Hubble trovava cos\u00ec che l\u2019Universo non poteva avere meno di 5\/6 miliardi di anni. Dopo Hubble quella cifra si \u00e8 andata precisando sempre pi\u00f9\u00a0 ed \u00e8 incoraggiante constatare che l\u2019esame di tutti i processi fisici conosciuti conducono a cifre concordanti per datare l\u2019inizio del nostro Universo: quell\u2019evento avrebbe avuto luogo 15 miliardi di anni fa. I procedimenti\u00a0 di datazione, basati sulla radioattivit\u00e0\u00a0 delle rocce, o quelli basati sull\u2019et\u00e0 degli oceani della nostra terra, o l\u2019et\u00e0 stimata delle stelle e delle galassie, tutto questo converge verso la conclusione che, circa 15 miliardi anni fa \u00e8 successo qualcosa e che in quell\u2019istante l\u2019evoluzione \u00e8 incominciata, per produrre alla fine questo vasto Universo che percepiamo attorno a noi.<\/p>\n<p>Un Universo fa l\u2019energia<\/p>\n<p>Uno dei principi fondamentali che forma la base di tutta la scienza contemporanea \u00e8 che la materia, o l\u2019energia (dopo Einstein quei due concetti sono equivalenti) non pu\u00f2 uscire dal niente, e nemmeno pu\u00f2 sparire nel nulla. Insomma \u00e8 il \u201c niente si crea e niente si distrugge\u201d formulato nel secolo XVIII\u00b0 da Lavoisier. Si dice ancora che c\u2019\u00e8 conservazione dell\u2019energia. Ora, lo spazio che ci circonda,\u00a0 con 6 miliardi di stelle, ci appare naturalmente come contenente un\u2019immensa quantit\u00e0 d\u2019energia. Questa energia, poich\u00e9 non pu\u00f2 apparire dal nulla, n\u00e9 scomparire quando il tempo si esaurisce, era dunque gi\u00e0 presente a quell\u2019istante in cui i cosmologi nominano la nascita dell&#8217;universo. Qual \u00e8 dunque\u00a0 quel prestigiatore che, nell\u2019istante originale sarebbe riuscito a trarre dalla tasca tutta quella materia che forma ancora il nostro Universo? Avrebbe preso quella materia altrove? Ma, in quel caso la materia del nostro Universo esisteva gi\u00e0 altrove(nella tasca del creatore) prima di quei 15 miliardi di anni di cui i fisici affermano che tutto \u00e8 cominciato. E, se bisogna ammettere che il creatore ha fatto emergere quella materia dal niente, con una semplice bacchetta magica, allora cosa ne \u00e8 di quel famoso principio di conservazione dell\u2019energia, di cui i fisici sembrano fidarsi tanto? Bisogna dire che quel principio che sottende tutta la scienza attuale, \u00e8 stato violato dal primo secondo di esistenza del mondo fenomenico studiato dai fisici, quel mondo da cui deducono le leggi della natura\u2026 compreso il principio di conservazione dell\u2019energia stessa?<\/p>\n<p>Quel problema di andamento paradossale non data naturalmente da ieri. E, a tutte le epoche, i pensatori si sono sforzati di offrire una risposta al mistero della creazione, e una risposta coerente con il loro sapere del momento. L\u2019idea di base sulla quale si appoggia ogni riflessione \u00e8 che le cose si presentano sempre in termini di contrari, in modo che l\u2019addizione globale di quei contrari restituisca il niente. E che, inversamente dal niente, potrebbero uscire dei contrari, e quello senza violare nessuna legge di conservazione. \u00c8 gi\u00e0 quello che suggeriva Talete di Mileto, in Grecia, 6 secoli prima della nostra era: il fenomeno si accoppiano in contrari, il caldo e il freddo, il secco e l\u2019umido, il duro e il morbido\u2026<\/p>\n<p>In un\u2019epoca vicina, nel sud della Sicilia, Empedocle insegna una dottrina dove il ruolo centrale \u00e8 attribuito ai due sentimenti contrari di odio e amore.<br \/>\n: all\u2019inizio del mondo\u00a0 amore e odio sono in quantit\u00e0 uguali, ma ben presto l\u2019odio prende il sopravvento per un momento, fino a che, alla fine dei tempi, l\u2019amore finir\u00e0 per vincere. Ma \u00e8 senza dubbio nel pensiero cinese, come \u00e8 stato formulato da Lao- Tzeu nel Tao- to King dove si trova la dottrina pi\u00f9 precisa dei contrari, con l\u2019introduzione dello yin e dello yang, i due principi che sono all\u2019origine dell\u2019Universo, di tutto ci\u00f2 che costituisce la sua evoluzione. I due principi sono, uno di natura positiva, lo yang, l\u2019altro di natura negativa, lo yin. Insomma con lo yin e lo yang sono i matematici che cominciano a partecipare alla spiegazione della natura delle cose e alla loro evoluzione: da niente, cio\u00e8 da zero nulla pu\u00f2 emergere se non attributi di segno algebrico opposto, in modo che l\u2019addizione di quegli attributi di segno + e \u2013\u00a0 fa lo zero.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a partire dal niente sono nati tutti i fenomeni del nostro Universo, ma questi si dividono in yin e yang, in positivo e negativo, in modo che non ci sia violazione logica del nostro imperioso bisogno di conservazione, a livello della coscienza che abbiamo di tutto quello che esiste.<\/p>\n<p>Noi fisici moderni non faremo mai meglio dell\u2019antico pensiero tradizionale cinese per giustificare con coerenza l\u2019esistenza di un Universo pieno di energia. Quell\u2019esigenza di coerenza si traduce con il modo in cui catalogano i fatti osservabili, stabilendo due tipi di materia: la materia ordinaria che si incontra con pi\u00f9 abbondanza nell\u2019Universo, che sar\u00e0 detta\u00a0 energia positiva; e la materia pi\u00f9 rara, di energia negativa, che si definir\u00e0 come antimateria. Ma se l\u2019antimateria \u00e8 meno abbondante che la materia, il bilancio d\u2019energia totale per l\u2019Universo intero non dovrebbe essere positivo e non nullo come lo esigeva un universo nato dal niente, cio\u00e8 a partire da una energia algebricamente nulla? I fisici non hanno tardato a proporre una soluzione per superare questa difficolt\u00e0 affermando che poich\u00e9 lo spazio dell\u2019universo\u00a0 nel suo insieme\u00a0 \u00e8 curvo e ripiegato su se stesso come la superficie di un pallone, si dovrebbe poter associare a questa curvatura d\u2019insieme dello spazio una certa energia, e questa dovrebbe logicamente essere negativa per compensare l\u2019eccedenza positiva della materia. In breve, l\u2019energia totale nell\u2019Universo \u00e8 globalmente nulla perch\u00e9 \u00e8\u00a0 essenzialmente la somma dell\u2019energia positiva della materia ordinaria e dell\u2019energia negativa di uno spazio vuoto e ricurvo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nessun creatore sembra essere scientificamente richiesto per generare l\u2019energia contenuta nel nostro immenso Universo, poich\u00e9 questa energia \u00e8, in totale, esattamente nulla ad ogni istante, nell\u2019istante presente come nel momento della nascita di ogni cosa.<\/p>\n<p>Un Universo del\u00a0 Verbo.<\/p>\n<p>Ma alla riflessione, e salvo se si \u00e8 scientifici e solo scientifici, non si pu\u00f2 essere perfettamente soddisfatti di quella scappatoia dell\u2019energia dei due segni per giustificare la creazione dell\u2019Universo. perch\u00e9, anche se l\u2019energia \u00e8 dialetticamente ripartita in positiva e negativa,\u00a0 chi dunque ha fatto quella prima ripartizione all\u2019origine dei tempi, chi ha fatto nascere il positivo e il negativo a partire da un niente originale, chi non domandava niente a nessuno? Qual \u00e8 quel misterioso architetto che, all\u2019origine dei tempi, ha preso l\u2019iniziativa di separare il niente in uno spazio vuoto d\u2019energia negativa e una materia d\u2019energia positiva riempiendo questo spazio? Certo, si comprende ora che quel creatore non ha avuto bisogno d\u2019energia per generare il nostro universo, poich\u00e9 quell\u2019energia \u00e8 globalmente nulla, e con la sua semplice Parola, anche scientificamente parlando, gli bastava nominare le cose in energie di segni contrari per dare loro l\u2019esistenza. Ma, malgrado tutto, bastava pronunciare quella Parola iniziale per mettere i fenomeni che conosciamo sul cammino dell\u2019evoluzione, e mi occorre dunque logicamente includere la Parola iniziale nell\u2019immagine che mi formo del mio Universo.<br \/>\nPoich\u00e9 non possono pi\u00f9 escludere la Parola iniziale dai modelli che propongono oggi del nostro Universo, i fisici , aiutati dai filosofi, fanno un passo in pi\u00f9 nell\u2019approfondimento della natura del Reale: non c\u2019\u00e8, dichiarano in questi anni, da mettere l\u2019accento su una Parola eccezionale, che avrebbe dato il via all\u2019Universo perch\u00e9 tutto l\u2019Universo non \u00e8 che Parola: l\u2019Universo non \u00e8 , \u00e8 semplicemente ci\u00f2 che lo Spirito pensa di lui, attraverso i presupposti che adott\u00f2 liberamente e i meccanismi propri del funzionamento dello Spirito. L\u2019Universo \u00e8 nella sua essenza ultima rappresentazione fatta dallo Spirito, dal nostro Spirito. I fisici d\u2019oggi sono pronti ad affermare: l\u2019Universo \u00e8 il mio Universo, l\u2019Universo sono io. L\u2019Universo non \u00e8 stato creato in un istante particolare, si crea ad ogni istante, non \u00e8 che l\u2019immagine che lo Spirito si forma dei fenomeni, che prende posto quando lo Spirito fiancheggia lo Spirito, quando il mio me incontra l\u2019altro.<\/p>\n<p>L\u2019Universo sarebbe dunque Parola.<\/p>\n<p>L\u2019Universo sarebbe dunque Parola, cio\u00e8 Verbo, quando si spinge la propria analisi fino alle risorse della conoscenza contemporanea. \u00c8 d\u2019altronde interessante notare che i fisici non considerano questo approccio spiritualista dei fenomeni come un semplice punto di vista filosofico:\u00a0 essi adottano un tale punto di vista del Reale perch\u00e9 li porta\u00a0 ad una migliore conoscenza delle cose, negli inaccessibili ambiti del pi\u00f9 grande ( il Cosmo nel suo insieme) o del pi\u00f9 piccolo ( le particelle elementari) . Non dite dunque mai ad un fisico che prepara oggi i suoi utensili di ricerca con argomenti filosofici, rischiereste di indisporlo: perch\u00e9, come Monsieur Jourdain faceva della prosa, il fisico moderno fa della filosofia senza saperlo.<\/p>\n<p>Un Universo del Verbo contraddittorio.<\/p>\n<p>Ma siamo infine totalmente soddisfatti dopo aver concluso, come stiamo facendo, che l\u2019Universo \u00e8 Verbo, che \u00e8 ad ogni istante ci\u00f2 che il Verbo dice di lui, compreso quando quel Verbo si esprime a proposito della nascita e dell\u2019evoluzione di ci\u00f2 che chiama il Tutto?\u00a0 Ci\u00f2 che ci contraria ancora \u00e8 che per il fatto stesso\u00a0 di affermare che l\u2019Universo\u00a0 non \u00e8\u00a0 ad ogni istante che una rappresentazione dello Spirito, non si vede allora perch\u00e9 ci si potrebbe soddisfare della rappresentazione che ci \u00e8 proposta oggi, secondo la quale quell\u2019Universo sarebbe Verbo: dopotutto, domani lo Spirito, tenuto conto del supplemento di conoscenza che avr\u00e0 acquisito, ci dir\u00e0 senza dubbio che l\u2019Universo \u00e8 tutt\u2019altra cosa che la musica che suona il Verbo. Sentiamo bene che la rappresentazione che lo Spirito si d\u00e0 dell\u2019Universo attuale \u00e8 il frutto di un Verbo razionale qui ed ora, che sfocia in una scelta di presupposti per organizzare in modo coerente le interazioni presenti dello Spirito con se stesso.<br \/>\nSembra che, per andare un po\u2019 pi\u00f9 lontano, bisogner\u00e0 ancora fondare le basi delle nostre intenzioni, cio\u00e8 il campo di coscienza dentro cui il nostro pensiero \u00e8 capace di muoversi. Se il problema dell\u2019esistenza dell\u2019Universo ci d\u00e0 tante difficolt\u00e0, se apriamo una porta solo per trovare un\u2019altra porta chiusa, \u00e8 perch\u00e9\u00a0 mettiamo, con la scienza attuale questo Universo nello spazio e nel tempo.\u00a0 Posiamo razionalmente all\u2019Universo delle domande razionali, e il Verbo che ci serve per rispondere a quelle domande \u00e8, come abbiamo detto, un Verbo razionale, che, partendo dai presupposti e per via deduttiva, tenta di formulare risposte razionali ai nostri interrogativi fondamentali. Ma i primi presupposti cui siamo costretti sono quelli dell\u2019esistenza dello spazio e del tempo. Bisognerebbe aprire al nostro campo di coscienza un ambito di pensiero che esclude lo spazio e il tempo. Affermare lo spazio e il tempo, \u00e8 porre le cose in un Verbo esistenziale; ma non si deve dire, con St\u00e9phane Lupasco, che le cose sono Verbo esistenziale e anche Verbo potenziale, cio\u00e8 danno simultaneamente ci\u00f2 che si afferma a questo proposito per via razionale ed anche ci\u00f2 che un\u2019affermazione contraddittoria sarebbe capace, con un simbolismo adeguato, di dire di loro.\u00a0 In altre parole l\u2019Universo non si pone solo nello spazio e nel tempo, ma \u00e8 anche pensabile attraverso un approccio intuitivo, poich\u00e9 rivolto pi\u00f9 all\u2019inconscio che al conscio, in un campo di pensiero dove lo spazio e il tempo sarebbero esclusi. Bisognerebbe cercare le risposte che si pongono nei due piani di coscienza del pensiero in apparenza contraddittori ( nei fatti complementari) , che sono sul piano razionale, o logico, e quello intuitivo, o mistico: il primo deducendolo dal presupposti ben formulati, il secondo dal nostro sentimento delle cose senza i presupposti precedenti. Insomma occorrerebbero, come dice Pascal,\u00a0 \u201cdue eccessi: escludere la ragione, non ammettere che la ragione\u201d<\/p>\n<p>Per affrontare una vera conoscenza dell\u2019Universo bisogner\u00e0 riflettere su quei koan del pensiero contemporaneo: io sono l\u2019uno e il tutto, il temporale e l\u2019intemporale, il vuoto e l\u2019infinito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla vecchia serie di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini. 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