{"id":2096,"date":"2011-03-04T15:15:41","date_gmt":"2011-03-04T15:15:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2096"},"modified":"2016-04-03T23:03:57","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:57","slug":"la-natura-del-reale-di-jean-charon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-natura-del-reale-di-jean-charon\/","title":{"rendered":"La natura del reale di Jean Charon"},"content":{"rendered":"<p>Dall&#8217;archivio di 3millenaire, a cura di L. Scalabrini<\/p>\n<p>\u00c8 la rappresentazione generata dallo spirito e la sua rappresentazione solamente.<\/p>\n<p>A dispetto del favore di cui gode la fisica nella nostra civilt\u00e0 contemporanea, l\u2019opinione senza dubbio pi\u00f9 diffusa, che \u00e8 anche quella della maggioranza dei fisici, \u00e8 che il problema di Dio e pi\u00f9 in generale della spiritualit\u00e0, \u00e8 fuori dal campo d\u2019indagine della fisica. Dio, pensano, \u00e8 una questione che riguarda\u00a0 i teologi, i filosofi, forse i biologi, ma cos\u2019ha a vedere la fisica in un problema che trascende l\u2019osservabile? Perch\u00e9, qual \u00e8 l\u2019obbiettivo della fisica se non \u00e8 quello di sintetizzare in modo semplice e coerente tutti i fatti osservabili conosciuti? Dio non entra per niente in quella ricerca delle leggi della natura verso cui tendono gli sforzi dei fisici.<\/p>\n<p>Un esame pi\u00f9 attento rivela per\u00f2 che la fisica \u00e8 confrontata col problema di Dio in almeno due direzioni di ricerca: quella della creazione dell\u2019universo e quella della natura ultima della realt\u00e0. Una sintesi coerente del mondo non pu\u00f2 mai accontentarsi di far emergere quell\u2019immenso universo d\u2019energia dal niente, come un prestigiatore: sembra che la fisica\u00a0 sia costretta a dire qualcosa su questo. Peraltro,\u00a0 di cosa \u00e8 fatta in ultima analisi la realt\u00e0 che osserviamo, cio\u00e8 quello che siamo abituati a chiamare il reale? Il reale si riduce agli esseri della cromodinamica quantica? O allo spazio- tempo e alle sue forme, come propone Einstein? O esiste una realt\u00e0 velata, ancora pi\u00f9 profonda di quanto non ci riveli la nostra conoscenza, un reale inaccessibile per sempre ai nostri sensi, che si confonde con ci\u00f2 che a volte si designa come l\u2019Essere, l\u2019Assoluto\u2026.o Dio.<\/p>\n<p>Queste questioni non datano da ieri, sono state all\u2019orizzonte della fisica da Aristotele. Ma hanno preso in fisica contemporanea una nuova acutezza, dal fatto che , come vedremo, sono diventate operative in questa disciplina del sapere. In effetti, nella misura in cui si precisava la luce che metteva la fisica tanto sul problema dell\u2019universo nel suo insieme\u00a0 detto dei modelli cosmologici, che sul problema della struttura pi\u00f9 fine che pu\u00f2 prendere la materia, quello delle particelle elementari, si \u00e8 rivelato che la precisione delle risposte che la fisica era in grado di dare sui limiti estremi dell\u2019universo, il tutto e l\u2019uno, non era indifferente all\u2019approccio filosofico che i fisici adottavano per apprendere la sostanza e la forma.<br \/>\nNel presente articolo esamino come la fisica moderna tratta l\u2019importante problema del reale.<\/p>\n<p>Idealismo e Realismo<\/p>\n<p>Due ottiche estreme si oppongono una all\u2019altra, quando si tratta di formulare idee o piuttosto di proporre ipotesi sulla natura del reale: il reale esiste indipendentemente\u00a0 da ci\u00f2 che il nostro spirito pu\u00f2 rivelarci su di lui, questa \u00e8 l\u2019interpretazione realista del reale. O, al contrario e tenuto conto che inevitabilmente\u00a0 ci\u00f2 che la fisica afferma \u00e8 quello che la mente del fisico afferma, non bisogna risolversi a dire che il reale\u00a0 deve limitarsi alla rappresentazione che la nostra mente \u00e8 capace di dare dell\u2019universo ma \u00e8 dunque quello derivante dall\u2019essenza di natura psichica, o spirituale: questo \u00e8 chiamato idealismo.<br \/>\n.<\/p>\n<p>Queste due concezioni si sono confrontate in tutti i tempi: Democrito dichiarava gi\u00e0 che il reale si riconduceva a dei piccoli grani di materia, che chiamava atomi, confermando la sua attitudine realista, come lo fa alla nostra epoca la tendenza cosiddetta scentista.. Ma Protagora alla stessa epoca di Democrito sosteneva al contrario che \u201cl\u2019uomo \u00e8 la misura di tutte le cose\u201d, opinione che sar\u00e0 ripresa dal filosofo inglese Berkeley nel 18\u00b0 secolo, poi da quella che si chiama la filosofia dell\u2019osservabile, o dell\u2019esperienza, incoraggiata dalla scienza del nostro tempo, poi pi\u00f9 recentemente da un neo- idealismo. Su cui conviene fermarci un po\u2019, perch\u00e9 \u00e8 al cuore dei temi dei rapporti dello spirito con la fisica contemporanea..<\/p>\n<p>Verso un neo- idealismo<\/p>\n<p>All\u2019inizio del 1900 l\u2019approccio della fisica verso il suo ambito di indagine, cio\u00e8 verso il reale, era ancora il seguente:<\/p>\n<p>C\u2019era un insieme di fenomeni che riempivano l\u2019universo, insieme che chiameremo il conoscibile. Era l\u00ec da tutta l\u2019eternit\u00e0. L\u2019osservatore\u00a0 aveva uno spirito che, alla maniera di un proiettore, stava a poco a poco illuminando un certo numero di fenomeni dell\u2019insieme conoscibile e la fisica metteva questi in un sotto- insieme di conoscibile che si pu\u00f2 chiamare il conosciuto. L\u2019ambizione ultima della scienza era che, col tempo e il miglioramento delle tecniche di indagine, avrebbe finito per mettere nel conosciuto tutto l\u2019insieme conoscibile, compreso lo spirito conoscente stesso. Questo approccio implicitamente supponeva che niente del conoscibile potesse essere nascosto alle capacit\u00e0 luminose del nostro spirito; e peraltro supponeva anche che i meccanismi profondi del nostro spirito non perturbassero per nulla la cosa osservata, cio\u00e8 che fosse l\u2019essenza stessa del reale che scoprisse poco a poco la visione scientifica. Era quella l\u2019attitudine strettamente realista, che conferiva alla scienza un potere senza ombre e anche senza limiti.<\/p>\n<p>Ma verso il 1920 i fisici cominciarono ad avere sempre pi\u00f9 dubbi sulla natura di ci\u00f2 che rivelava loro l\u2019osservazione L\u2019idea si chiar\u00ec di giorno in giorno, ma non che lo spirito non fosse capace di apprendere tutto l\u2019osservabile, ma che quell\u2019osservabile non era forse l\u2019essenziale del reale, che qualcosa nel reale era forse non osservabile per natura. Questo fu riconosciuto con l\u2019avvenimento in fisica del probabilismo e della forma primitiva della meccanica quantica. Cos\u00ec non era pi\u00f9 possibile conoscere simultaneamente, con perfetta precisione, la posizione e la velocit\u00e0 di una particella ad materia e quello non a causa del fatto che non disponiamo di strumenti perfezionati, ma \u201cper principio\u201d. La natura sarebbe cosiffatta che conserverebbe\u00a0 zone d\u2019ombra per sempre inaccessibili tra quelle che lascia apparire al nostro spirito osservatore. Per i fisici\u00a0 fu allora necessario lasciare entrare in fisica l\u2019idea che l\u2019osservabile cio\u00e8 il conoscibile, non fosse completamente un riflesso fedele del reale.<\/p>\n<p>Allora si presentarono due attitudini: quella che diceva, poich\u00e9 solo gli osservatori umani scrivevano la fisica,\u00a0 dovevamo accontentarci di dire\u00a0 che il reale era ancora l\u2019osservabile, e porre la fisica intera nel quadro ci ci\u00f2 che si chiama la filosofia dell\u2019osservabile; poi, un\u2019altra attitudine, quella di Albert Einstein, che vuole che la filosofia dell\u2019osservabile non porti ad una descrizione completa del reale, che bisognava ad ogni costo andare alla scoperta di elementi nascosti di cui non rendeva conto la meccanica quantica e il suo probabilismo; in breve, che bisognava che ci fosse un reale soggiacente all\u2019osservabile e che non era \u201cper principio\u201d interdetto alla conoscenza umana.<\/p>\n<p>Einstein, padre involontario del neo- idealismo<\/p>\n<p>Per quasi un mezzo secolo e nonostante Einstein, la fisica si \u00e8 sviluppata sulle basi della filosofia dell\u2019osservabile. Ma l\u2019idea di Einstein che degli elementi non osservabili potessero fare compiere un nuovo passo in avanti alla fisica doveva lentamente portare dei frutti ed ha finito per sfociare non su un ritorno al realismo, ma su un vero neo- idealismo\u2026 e ci\u00f2 ha sorpreso Einstein stesso poich\u00e9 sosteneva una tesi che voleva aderire all\u2019antica opinione di Protagora, secondo cui l\u2019uomo e il suo spirito sarebbero \u201cla misura di tutte le cose\u201d, perci\u00f2 una tesi idealista.<\/p>\n<p>Tre elementi della fisica di questi ultimi anni hanno contribuito in modo essenziale a quel neo- idealismo. Esaminiamoli.<\/p>\n<p>La partecipazione dello spirito alla cosa osservata<\/p>\n<p>E dipendeva dai presupposti che sceglieva di adottare. Ma certi prolungamenti della meccanica quantica e i loro rigorosi esami critici, potevano dare a credere ad una vera partecipazione dei meccanismi dello spirito stesso e non solo della scelta che lo spirito faceva dei suoi assiomi di base per costruire la sua visione del mondo. Questa opinione si \u00e8 concretizzata a ci\u00f2 che si chiama in fisica contemporanea il principio antropico. Che afferma che l\u2019osservatore impone obblighi agli stati dell\u2019universo e questo traduce nel fatto che l\u2019esistenza dell\u2019uomo costringe l\u2019universo a avere certi valori numerici delle sue costanti dette fondamentali, la costante della\u00a0 gravitazione. Certi fisici non hanno tardato a concludere che in tutti gli universi il creatore avrebbe potuto generare, solo quello capace di\u00a0 contenere l\u2019uomo aveva veramente creato. Ma questo alle nostre orecchie suona come un ritorno allo antropocentrismo e per evitarlo ci occorre senza dubbio preferire l\u2019idea di Berkeley e Shopenhauer: il mondo non \u00e8 che rappresentazione, cio\u00e8 che le cose non sono ma non sono che quello che si pensa di loro. Noi vorremmo conoscere il mondo come \u00e8 ed \u00e8 questo spirito che lo produce, non con come \u00e8, ma come lo vediamo ; le leggi dette della natura sono allora le leggi dei meccanismi del nostro spirito e questo spiegherebbe che l\u2019uomo ritrova le costanti numeriche associate a se stesso quando osserva l\u2019universo: sono infatti caratteristiche\u00a0 dei meccanismi del suo spirito e non di un universo che aveva creduto essere indipendente dal suo spirito.<\/p>\n<p>La non- separabilit\u00e0 dei fenomeni<\/p>\n<p>Il secondo elemento della fisica moderna \u00e8 la scoperta che si \u00e8 chiamata non- separabilit\u00e0. Si \u00e8 potuto infatti dimostrare che in certe condizioni fenomeni distanti l\u2019uno dall\u2019altro erano capaci di interagire come se non ci fosse nessuna distanza. Un po\u2019 come se due individui sottoposti ad un esame separati da chilometri con solo50% di possibilit\u00e0 di riuscire, si comportassero in un modo che se l\u2019uno riusciva, anche l\u2019altro riusciva, e se uno falliva anche l\u2019altro falliva. Tutta la fisica antica aveva detto che ,poich\u00e9 si trattava di due avvenimenti indipendenti, ciascuna delle persone sottoposte a esame\u00a0 avrebbe avuto il suo 50% di possibilit\u00e0 si riuscita o di fallimento. Ora, qui tutto accade come se la riuscita di uno influenzasse l\u2019altro a distanza e lo costringesse. In breve, la fisica attuale dimostra che i fenomeni osservabili non sono separati. Questo non \u00e8 spiegabile con scambi d\u2019informazione; si tratta di avvenimenti cos\u00ec distanti che la luce non avrebbe il tempo di viaggiare da un avvenimento all\u2019altro, il primo prevenendo l\u2019azione del secondo.\u00a0 Si \u00e8 dunque portati a pensare che si pu\u00f2 avere ad un certo livello del reale relazioni istantanee tra tutti i punti dell\u2019universo. Ma allora cade che la prima obiezione che era stata fatta all\u2019idealismo, quella della soggettivit\u00e0: come accade, se la rappresentazione del mondo \u00e8 quella del nostro spirito, che molte persone si accordino su ci\u00f2 che percepiscono? Non dovrebbero avere ciascuna la propria rappresentazione? Come diversi osservatori avrebbero la stessa percezione ? La non- separabilit\u00e0 lo spiega: noi constatiamo gli stessi fenomeni perch\u00e9 gli spiriti non sono in realt\u00e0 interamente separati l\u2019uno dall\u2019altro ad un certo livello del reale, Essi vivono nello stesso giardino e si mettono d\u2019accordo sul colore delle foglie ed il profumo dei fiori.<\/p>\n<p>La scoperta degli universi- buchi<\/p>\n<p>Il terzo fattore che porta l\u2019acqua al neo- idealismo \u00e8 quello\u00a0 che in fisica si chiama degli universi- buchi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nonostante tutto la fisica non opta facilmente per un nuovo punto di vista filosofico cos\u00ec radicalmente diverso dalle vecchie abitudini, ma esige prove tangibili, e non portate in un linguaggio filosofico, ma sotto forma di equazioni matematiche verificabili.<\/p>\n<p>Ora, una delle principali reticenze della fisica ad accettare di far entrare lo spirito e i suoi meccanismi in una descrizione del reale, \u00e8 che per lei lo spirito appariva fino a qui come un concetto ancora fluido che entra nell\u2019edificazione di un sapere\u00a0 sperato esatto, ma che partecipa in scienza come per illuminare il reale. Se tutto a un tratto si viene a dire che entra nel non- conoscibile per creare il conosciuto, bisogna dimostrarlo!<\/p>\n<p>Ma, per provarlo si sarebbe dovuto avere un modello dello spirito stesso, per conoscere gli ingranaggi di quella macchina che esplora l\u2019assoluto, per paragonare ci\u00f2 che crea( la nostra rappresentazione del mondo) con le dimensioni delle sue rotelle\u2026e vedere se il primo era in relazione diretta con i secondi.<\/p>\n<p>Allora sono venuti gli universi- buchi. Che sono di due tipi, i buchi neri cosmici e gli elettroni. Sono degli universi per se stessi, composti da uno spazio invisibile e chiusi su di lui , cio\u00e8 non direttamente osservabile ma con interazioni virtuali con la totalit\u00e0 del nostro spazio ordinario e tra di loro. Abbiamo potuto dimostrare che gli universi- buchi elettronici potevano essere considerati come un modello valido dei meccanismi, e non del contenuto psichico, del nostro spirito.. E l\u2019abbiamo fatto con argomenti scientifici, rinforzando ancora il principio antropico e mostrando che l\u2019analisi matematica del modello dell\u2019universo- buco che rappresenta l\u2019elettrone permette il calcolo esatto di sei delle principali costanti fondamentali della fisica.<\/p>\n<p>Da qui diventa chiaro che il mondo non \u00e8 per noi che rappresentazione. E sappiamo\u00a0 che sono gli elettroni che girano attorno agli atomi che partecipano alla nostra materia, e dunque al nostro corpo.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dell\u2019osservabile \u2026<\/p>\n<p>Si pu\u00f2, per concludere, indicare ci\u00f2 che pu\u00f2 dire oggi la fisica della natura del reale nel quadro di questo neo- idealismo che \u00e8 diventato la base operazionale del suo approccio filosofico dei fenomeni?<\/p>\n<p>Nella sua essenza il reale \u00e8 la rappresentazione generata dallo spirito. Il conosciuto \u00e8 un sotto- insieme del conoscente, cio\u00e8 dello spirito, dunque di natura spirituale.\u00a0 Il conosciuto dipende non solo dei meccanismi dello spirito, ma dei postulati pi\u00f9 o meno liberamente scelti\u00a0 dallo spirito per costruire la sua rappresentazione del mondo. \u00c8 dunque un conosciuto qui ed ora, ieri come domani non hanno pi\u00f9 di\u00a0 un\u2019esistenza oggettiva che la rappresentazione proposta qui e nell\u2019istante presente. Le cose non sono, esse sono ad ogni istante in ogni luogo ci\u00f2 che lo spirito\u00a0 pensa di loro in questo istante e in questo luogo. Se gli universi buchi elettronici permettono di affermare che il reale \u00e8 di natura spirituale, la non- separabilit\u00e0 permette anche di affermare apprende tutto quello che \u00e8 di natura spirituale, lo spirito \u00e8 inseparabile dallo spirito.\u00a0 Questo vuol dire anche che \u00e8 facile ammettere che il reale, dunque lo spirito, \u00e8 in relazione con altra cosa a un livello ancora pi\u00f9 profondo che quello del reale spirituale. Ma allora bisogna questa altra cosa il non conoscibile, poich\u00e9 non si pu\u00f2 pensarne strettamente niente, per definizione; perch\u00e9 questo non conoscibile \u00e8 posto fuori dall\u2019insieme del reale. Si pu\u00f2 giusto affermare, ragionando in negativo,\u00a0 che il non conoscibile non \u00e8 in ogni caso di natura spirituale., allora sarebbe parte dell\u2019insieme conoscente, generatore di tutto il nostro reale.<br \/>\nDa parte mia preferirei identificare il non conoscibile col niente, le tenebre, l\u2019assenza di tutto. Poich\u00e9 non \u00e8 per niente necessario alla coerenza o alla semplificazione della rappresentazione del reale. Infatti negare il non conoscibile\u00a0 \u00e8 come precisare ci\u00f2 che si intende per esistere. Se, come lo fa il neo- idealismo esistere \u00e8 essere pensabile, allora il non conoscibile \u00e8 per definizione non pensabile, non esiste. Non resta che un ultimo istante pensabile, che \u00e8 il reale.<br \/>\nIn ultima analisi eccoci dunque in presenza di un reale interamente spirituale, un reale che \u00e8 verbo, che raggiunge la tradizione intuitiva di un pensiero millenario: \u201cAl principio era il verbo; con lui tutto \u00e8 stato fatto e senza di lui niente esiste\u201d( Vangelo secondo Giovanni).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;archivio di 3millenaire, a cura di L. Scalabrini \u00c8 la rappresentazione generata dallo spirito e la sua rappresentazione solamente. 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