{"id":2101,"date":"2011-03-06T16:37:22","date_gmt":"2011-03-06T16:37:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2101"},"modified":"2016-04-03T23:03:57","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:57","slug":"la-disciplina-spirituale-buddista-di-alexandra-david-neel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-disciplina-spirituale-buddista-di-alexandra-david-neel\/","title":{"rendered":"La disciplina spirituale buddista di Alexandra David-Neel"},"content":{"rendered":"<p>a cura di L. Scalabrini<\/p>\n<p>Il Lama Yongden, come tutti i pensatori del suo paese, era segreto e silenzioso e, come loro, metteva sulla sua attivit\u00e0 spirituale la maschera di occupazione banale che lo isolava dalle curiosit\u00e0 che avrebbero potuto manifestarsi attorno a lui riguardo alle\u00a0 sue credenze o allo scopo che perseguiva. Coltivava dei rosai nella nostra propriet\u00e0 delle Alpi, leggeva le opere filosofiche del Tibet che avevamo raccolto e soprattutto rifletteva. Molto spesso annotava le sue riflessioni per paragonare quelle che aveva fatto in diverse circostanze o in epoche diverse della sua vita. Praticava cos\u00ec quel principio essenziale della disciplina buddista: l\u2019attenzione vigilante, quella continua presenza, quella lucidit\u00e0 di cui si dice nel Dammapada:<\/p>\n<p>\u00ab L\u2019attenzione \u00e8 il cammino che conduce all\u2019affrancamento dalla morte, la disattenzione la non riflessione \u00e8 il cammino che porta alla morte. Quelli che sono attenti non muoiono , i disattenti sono gi\u00e0 come dei morti.\u00bb<\/p>\n<p>Commentando questa dichiarazione del Dammapada, il Lama Yongden notava:<br \/>\nLa visione giusta che figura come primo articolo del programma della disciplina buddista \u00e8 inseparabile dall\u2019attenzione perfetta. Infatti ne \u00e8 un prodotto. L\u2019attenzione penetrante e sostenuta avrebbe potuto essere posta in testa al programma poich\u00e9 \u00e8 la condizione indispensabile\u00a0 dell\u2019acquisizione di conoscenze corrette, cio\u00e8 di visioni giuste.<\/p>\n<p>A cosa quell\u2019attenzione dovrebbe essere applicata? Deve applicarsi a ogni cosa , ai fatti materiali che scopriamo attorno a noi con i nostri sensi. Ai movimenti mentali che possiamo scoprire negli altri: idee, passioni sotto tutte le loro forme e in tutte le loro manifestazioni. Ma l\u2019attenzione continua deve soprattutto essere diretta su noi stessi.<\/p>\n<p>Bisogna guardare le nostre reazioni ai diversi contatti dei nostri sensi fisici e del nostro spirito con il nostro ambiente. Dobbiamo scoprire, al passaggio, le nostre manifestazioni della attivit\u00e0 fisica e mentale, fermarle per interrogarle: da dove vieni? Cosa ti ha generato? Chi sono i tuoi padri e le tue madri? E quelli che si possono scoprire tra la ressa degli antenati?<\/p>\n<p>Un problema posto ai loro discepoli dai Maestri della setta di meditazione (quella che gli occidentali gli occidentali conoscono sotto il nome di Zen)\u00a0 \u00e8 questa: \u201c Che viso avevi prima che tuo padre e tua madre fossero nati?\u201d<\/p>\n<p>Degli adepti del Ts\u2019an dicono che quel problema pu\u00f2 raffigurare la successione delle esistenze, ci\u00f2 che nel linguaggio popolare si chiama reincarnazione, o che pu\u00f2 rapportarsi alle origini della messa in moto dei fenomeni che costituiscono il mondo.<\/p>\n<p>Senza perderci nella costruzione di ipotesi, frutti della nostra immaginazione, un vano lavoro contro cui il buddismo ci mette in guardia, dobbiamo imparare a chiarire il groviglio delle molte cause che si sono provvisoriamente incontrate per portare gli effetti che constatiamo in noi e attorno a noi.<\/p>\n<p>Quelle cause non si sono incontrate e unite per caso. Esse hanno subito l\u2019influenza di altre cause che le hanno dirette, che non sono unicamente esteriori; possono attenere alla natura degli elementi dell\u2019aggregato stesso.<\/p>\n<p>Si sente\u00a0 che spesso i buddisti parlano della memoria che un individuo conserva delle sue antiche incarnazioni.<br \/>\nNumerose opere del genere dei Jataka descrivono , in dettaglio, episodi di vite successive di personaggi umani, divini, o anche animali che sino detti essere stati dei Budda che si preparavano, nel corso di diverse esistenze a raggiungere il grado perfezione di perfezione morale e mentale e la acutezza di percezione indispensabile alla illuminazione spirituale.<\/p>\n<p>Molte personalit\u00e0 buddiste eminenti sono gratificate da genealogie di quel genere. In Tibet i Lama chiamano Yulkus quelli che gli stranieri definiscono molto impropriamente dei Budda viventi; sono ritenuti un anello di un seguito di incarnazioni di una stessa personalit\u00e0. Del resto in questa credenza ciascuno di noi, prima di nascere in questo mondo, ha compiuto un lungo viaggio trasmigrando di corpo in corpo e a volte di mondo in mondo. Questa credenza alla quale aderisce la maggioranza dei buddisti, che non sanno e sono in contraddizione coi principi fondamentali del buddismo, \u00e8 ricalcata sulla teoria hindu che riguarda lo Jiva, principio che trasmigra di corpo in corpo.<\/p>\n<p>La famosa opera hindu, la Bhagavad Gita, d\u00e0 una chiara spiegazione di questo: \u201c Come un uomo lascia dei vestiti usati per prenderne dei nuovi, cos\u00ec quello che \u00e8 incarnato getta il corpo usato per prenderne uno nuovo\u201d.<\/p>\n<p>Come una tale concezione potrebbe trovare posto in un insegnamento che proclama il carattere transitorio di tutti i gruppi di elementi e che nega l\u2019esistenza in essi di un elemento permanente qualunque: Jiva, anima, spirito, me, o qualunque sia il nome che gli si voglia dare?<\/p>\n<p>ANICCA ANATTA : Impermanenza. Assenza di ego dappertutto, in tutto. Questo \u00e8 il credo buddista.<\/p>\n<p>Quel credo il buddista non lo presenta come una rivelazione; \u00e8 il frutto di una scoperta, di una conoscenza acquisita per mezzo dell\u2019attenzione, dell\u2019investigare continuo. \u00c8 con l\u2019esame, con la riflessione- meditazione che il Budda \u00e8 giunto all\u2019illuminazione spirituale ed \u00e8 possibile a ciascuno di noi ottenerlo in noi servendoci dello stesso mezzo.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 la rinascita per i buddisti illuminati? Consiste nell\u2019attivit\u00e0 persistente di un\u2019energia che si manifesta in diverse forme in virt\u00f9 di una combinazione di cause ed effetti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che considero come un me, come non me, come unit\u00e0, una persona, \u00e8 in realt\u00e0 un aggregato instabile di elementi, un aggregato di vie, si pu\u00f2 dire, che vengono da sorgenti diverse, che si trovano momentaneamente riunite e attive.<br \/>\nL\u2019attivit\u00e0 dei diversi elementi, entrando nella composizione dell\u2019aggregato, non si esercita sempre in cooperazione, n\u00e9 sempre nel medesimo tempo. Mentre gli uni sembrano essere\u00a0 intorpiditi, la vitalit\u00e0 di certi altri si manifesta con violenza; gli uni tendono verso un certo scopo, gli altri verso uno tutto diverso o addirittura opposto. Da l\u00ec risultano quei conflitti mentali quando ci sentiamo spinti all\u2019azione dagli istinti, da desideri contraddittori.<\/p>\n<p>Una continua attenzione, un perspicace indagare, ci mostrano che non siamo un\u2019unit\u00e0 ma una pluralit\u00e0, temporale, ospiti di diverse origini, venuti da tutte le direzioni dell\u2019universo, in lunghe serie di cause ed effetti senza che ci sia possibile un punto iniziale di partenza.<\/p>\n<p>Si dice nel Samyutta Nikaia: \u201c Inconoscibile \u00e8 l\u2019inizio di questo lungo pellegrinaggio degli esseri avviluppati nell\u2019ignoranza che, spinti dal desiderio, continuano la ronda delle rinascite e delle vite senza posa rinnovate\u201d.<\/p>\n<p>Il buddismo non si propone di darci una spiegazione riguardante l\u2019origine del mondo e degli esseri animati. Si indirizza a degli uomini che respingono i racconti mitologici e le spiegazioni sull\u2019origine dell\u2019universo. Del resto, sembra che su questa questione delle cause prime che hanno fatto nascere l\u2019universo e, in un ambito pi\u00f9 ristretto, che hanno presieduto\u00a0 alla comparsa della vita sulla terra, i sapienti dell\u2019occidente raggiungono i pensatori indiani: quelli che si sono espressi nel Samyutta Nikaia\u00a0 citato e quelli che prima di loro cantavano negli inni dei Rig- Veda. \u201c Chi sa da dove\u00a0 \u00e8 venuta questa creazione?\u2026\u201d<br \/>\n\u201c Colui che siede nel pi\u00f9 alto dei cieli, forse lo sa, o forse non lo sa.\u201d<\/p>\n<p>Se il buddismo scarta il problema di una causa prima, esorta i suoi seguaci a sforzarsi di discernere la natura degli elementi che costituiscono quello che chiamano il me. Li incoraggiano a risalire il pi\u00f9 lontano possibile\u00a0 il corso delle cause che hanno contribuito alla costituzione di quegli elementi e hanno condotto alla loro momentanea riunione. I buddisti sono invitati a sorvegliare con una continua attenzione il comportamento di quei diversi elementi, le loro relazioni concordi o discordanti gli uni con gli altri, l\u2019appoggio che si danno e la lotta tra loro. La visione chiara di queste diverse attivit\u00e0, proseguendo in lui, spiegher\u00e0 all\u2019osservatore i suoi cambiamenti d\u2019umore, i suoi cambiamenti di opinione e la diversit\u00e0 dei comportamenti che ne conseguono.<\/p>\n<p>Veramente ogni sedicente ego \u00e8 un crocevia dove si urta una folla, continuamente , venendo da molte strade, a cui si aggiunge di continuo altra folla da altri crocevia dell\u2019universo.<\/p>\n<p>\u00c8 bene tendere\u00a0 a questa visione dell\u2019unione attraverso la diversit\u00e0, sentir vivere altri in s\u00e9 e percepirsi vivere in altri .<\/p>\n<p>Cos\u00ec, io ed altri\u00a0 abbiamo vissuto in una interdipendenza senza un inizio percepibile, continueremo ad esistere senza un termine concepibile; \u00e8 l\u2019equivalente ,nella scala umana, della vita eterna fatta di continue morti e di continue rinascite.<\/p>\n<p>Dobbiamo fermarci a questa concezione, per quanto possa apparire giustificata, e ritenerla una verit\u00e0 assoluta?<\/p>\n<p>La risposta a questa questione ci conduce in quella sezione del buddismo i cui membri si rifanno a Nagarjiuna ed a altri pensatori della sua scuola che affermano di essere i pi\u00f9 fedeli rappresentanti del pensiero di Budda.<\/p>\n<p>Bisogna distinguere, dicono, due specie di verit\u00e0: la verit\u00e0 relativa e la verit\u00e0 assoluta. Solo la verit\u00e0 relativa ci \u00e8 accessibile. Essa \u00e8 alla misura degli esseri come noi, provvisti di mezzi di percezione umani, cio\u00e8 dei 5 sensi che si adattano agli oggetti materiali e della mente che si applicano a concetti astratti.<\/p>\n<p>Se non esiste verit\u00e0 assoluta o se essa ci \u00e8 inaccessibile, possiamo parlare di una verit\u00e0 assoluta? Certamente no.<br \/>\n\u201c Come immagini viste in sogno, cos\u00ec bisogna guardare tutte le cose\u201d.<br \/>\n\u00c8 con questa dichiarazione che termina il libro del \u201cpassaggio al di l\u00e0 della saggezza\u201d, la Prajna paramita.<\/p>\n<p>La scuola filosofica buddista che si rif\u00e0 a Nagarjiuna ed alla Prajna Paramita di cui si dice essere l\u2019autore, insegna che il nostro mondo e gli oggetti materiali e mentali coi quali lo accompagniamo \u00e8 fatto di costruzioni a cui non smettiamo di abbandonarci. \u00c8 il samskara, che significa assemblaggio di confezioni che nei pi\u00f9 antichi testi buddisti\u00a0 si dice siano alimentati dall\u2019ignoranza, produttrice di sofferenza.<\/p>\n<p>Uno dei principi maggiori che i maestri tibetani si sforzano di inculcare nei loro discepoli \u00e8: \u201c Non immaginate, non abbandonatevi ad un gioco di costruzioni mentali, edifici costruiti\u00a0 da immagini, come delle nubi: teorie e dogmi basati sul vuoto\u201d.<\/p>\n<p>Prima del buddismo, gli indiani dicevano gi\u00e0 in modo figurativo: \u201cIl mondo \u00e8 il sogno di Brahma. Quando Brahma smette di sognare, il mondo scompare\u201d.<\/p>\n<p>Per i buddisti intellettuali appartenenti al Mahayana, il mondo \u00e8, non il sogno di un ipotetico dio Brahma, ma il nostro sogno, di ciascuno di noi.<\/p>\n<p>Ciascuno di noi confeziona continuamente nella mente le immagini del mondo dai molti aspetti che gli sembra circondarlo e in cui si vede giocare un ruolo, come gli capita di fare in sogno. Il mondo non \u00e8 fuori di noi, ma in noi.<\/p>\n<p>Il problema di una causa prima dell\u2019universo da allora non si pone pi\u00f9. Il nostro universo comincia ad ogni istante con i nostri pensieri che ne tessono le forme illusorie, simili a immagini viste in sogno, come dice Nagarjiuna.<\/p>\n<p>Astenersi da quella creazione immaginativa \u00e8 difficile. In un testo canonico buddista, il Budda riflettendo dopo la sua illuminazione ed esaminando i fatti che gli erano apparsi dichiar\u00f2: \u201c Sar\u00e0 cosa estremamente difficile per gli uomini comprendere l\u2019estinzione del samskara, la quiete del nirvana\u201d.<\/p>\n<p>Nessun termine del vocabolario buddista \u00e8 stato pi\u00f9 mal compreso dai non- buddisti di quello del nirvana. Si \u00e8 detto che significa l\u2019annientamento dell\u2019individuo, del me. Come il buddismo potrebbe parlare di annientamento di un ego di cui nega formalmente l\u2019esistenza?<\/p>\n<p>La distruzione di cui si tratta \u00e8 quella delle costruzioni fantastiche, irreali, fatte dall\u2019immaginazione e alimentate da visioni sbagliate dipendenti dall\u2019ignoranza.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione vigile smaschera precisamente l\u2019inconsistenza di quelle costruzioni e impedisce che ne sorgano altre simili .<\/p>\n<p>Cos\u00ec avr\u00e0 raggiunto l\u2019al di l\u00e0 di ci\u00f2 che costituisce il mondo, la soppressione del sogno, il risveglio, il nirvana.<\/p>\n<p>Colui che, pur conservando le apparenze di un ruolo da giocare in questo mondo, lo considera con la serenit\u00e0 che d\u00e0 la conoscenza della sua vera natura di immagini viste in sogno, di cui lui stesso \u00e8 il creatore, chi ha sciolto con l\u2019investigazione profonda le false nozioni non ha bisogno di morire per arrivare al nirvana. L\u2019ha raggiunto come il Budda e come numerosi suoi discepoli.<\/p>\n<p>La morte non \u00e8 per loro ci\u00f2 che appare agli uomini comuni prigionieri delle costruzioni mentali. Essa ha cessato di esistere per loro che hanno smesso di crearle una realt\u00e0, come creiamo eventi creati nel sogno.<\/p>\n<p>Si dice nel Dammapada: \u201cColui che guarda il mondo con lo stesso occhio con cui guarda una bolla d\u2019aria, quello \u00e8 capace di non vedere pi\u00f9 il regno della morte\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di L. Scalabrini Il Lama Yongden, come tutti i pensatori del suo paese, era segreto e silenzioso e, come loro, metteva sulla sua attivit\u00e0 spirituale la maschera di occupazione banale che lo isolava dalle curiosit\u00e0 che avrebbero potuto manifestarsi attorno a lui riguardo alle\u00a0 sue credenze o allo scopo che perseguiva. 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