{"id":2286,"date":"2011-05-12T08:04:39","date_gmt":"2011-05-12T08:04:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2286"},"modified":"2016-04-03T23:03:48","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:48","slug":"a-proposito-della-bhavagad-gita-di-a-porte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/a-proposito-della-bhavagad-gita-di-a-porte\/","title":{"rendered":"A proposito della Bhavagad-Gita di A. Porte"},"content":{"rendered":"<p>( tratto dalla prima serie di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini )<\/p>\n<p>Conclusione: non tradurre il titolo. Lasciarlo risuonare in sanscrito, con divertimento e riconoscenza. E, non tradurre affatto\u00a0 quel testo epico, imparare il sanscrito. Per questo, non \u00e8 necessario rasarsi il capo, vestirsi di arancione o di fare voto di castit\u00e0. Basta semplicemente farlo, per leggere l\u2019originale. Leggere una ricetta fa venire l\u2019acquolina, ma lascia lo stomaco vuoto. Il piatto che si gusta calma la fame e la curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>La stessa cosa per questi versetti che contengono la sostanza dei punti di vista indiani sui rapporti tra l\u2019homo sapiens e la muta melanconia del Cosmo. Qui nessuna lagnanza per i rari lettori che non conoscono il sanscrito, va da s\u00e9!<\/p>\n<p>Si tratta solo di segnalare l\u2019estremo pericolo che c\u2019\u00e8 a consegnare in una lingua diversa un pensiero elaborato sotto altri cieli per uomini particolari e adatti a farlo in una lingua scolpita come il sanscrito: la confusione di senso rischia di essere fatale!<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>La Bhagavad- Gita \u00e8 un poema prestigioso, ma poco conosciuto. Ha il valore di un vangelo, cio\u00e8 l\u2019importanza di un testo maggiore per la religione indiana \u00e8 il riferimento, la sorgente, la voce sempre ascoltata di un Insegnamento.<\/p>\n<p>L\u2019enunciato completo \u00e8 : \u201c L\u2019insegnamento dato nel Canto del Glorioso Beato\u201d e appartiene a una delle due grandi epopee indiane, il Maharabhata.(La seconda \u00e8 il Ramayana).<\/p>\n<p>Le Mah\u00e2bh\u00e2rata\u00a0 \u00e8 la storia di un conflitto fratricida; due clan si contrastano, i Kaurava e i Pandava, due linee discendenti da Baharata, antico fondatore della razza indiana. Ed \u00e8 un poema che merita di essere paragonato ad un poema omerico, composto da 90000 versetti, maestoso come l\u2019Hymalaia e il Gange.<br \/>\nNel cuore di questo affresco, c\u2019\u00e8 un gioiello, la Bhagavad- Gita, di cui Heinrich Zimmer ha scritto: \u201c Il colpo di genio della\u00a0 Gita consiste nel giustapporre e coordinare tutte le discipline fondamentali dell\u2019eredit\u00e0 religiosa cos\u00ec complessa dell\u2019India\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019azione appare singolarmente patetica: Arjuna, uno dei cinque fratelli Pandava, sente, abbracciando con lo sguardo il campo di battaglia, un grandissimo scoramento. Si rivolge verso il cocchiere, che \u00e8 nientemeno che Krishna, il capo del clan dei Yadava, alleati dei Pandava, cio\u00e8 l\u2019Avatar, l\u2019incarnazione di Vishnu, la suprema coscienza divina.<\/p>\n<p>E Arjuna si rivolge a Krishna con queste parole:<\/p>\n<p>\u00ab O Krishna, quando vedo i miei pronti a battersi,<\/p>\n<p>le mie membra tremano, la mia bocca si dissecca,<\/p>\n<p>il mio corpo trema e i miei capelli si drizzano,<\/p>\n<p>il mio arco cade dalle mie mani, la febbre mi consuma,<\/p>\n<p>io vacillo e il mio spirito se ne va\u2026.<\/p>\n<p>Delle ragioni per battersi? Non ne vedo che di assurde,<\/p>\n<p>e non vedo niente da guadagnare se uccido i miei combattendo..<\/p>\n<p>O Krishna, io non desidero n\u00e9 vittoria n\u00e9 regno, n\u00e9 piaceri.<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 un regno o Govinda,<\/p>\n<p>che cos\u2019\u00e8 l gioia , cos\u2019\u00e8 la vita?<\/p>\n<p>(Bhagava-Gita, I, 28 a32 )<\/p>\n<p>E\u2019 bello e combattente ed \u00e8 sincero Ed \u00e8 privo di ogni emotivit\u00e0. Arjuna continua il suo discorso sviluppando con discernimento e metodo le funeste conseguenze di un bagno di sangue. Per poco la situazione non \u00e8 cornelliana ( ancora un epiteto per connotare un tipo di crisi fino ad allora senza immatricolazione. Non \u00e8 inverosimile supporre che\u00a0 la crisi di coscienza del nostro eroe sia senza et\u00e0. E poi, l\u2019autore non ha lasciato l\u2019indirizzo nella storia, mentre Omero e Corneille si sa pi\u00f9 o meno chi erano).<\/p>\n<p>Arjuna \u00e8 chiaroveggente, non ha\u00a0 nessun dubbio sulla realt\u00e0 della sua disperazione<\/p>\n<p>La risposta di Krishna, sempre attenta e a volte sorridente e le repliche dell\u2019eroe perso e depresso animano i 18 capitoletti di quell\u2019episodio maggiore della vasta epopea.<\/p>\n<p>Il contesto, che ha il carattere di dialogo, non deve essere perso di vista, per n in un intrattenimento edificante; occorre conservarne lo spirito di chanson de geste per non lasciare che il testo che ha un forte contenuto religioso e filosofico, vada al di l\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 teatro, perch\u00e9 il teatro \u00e8 vita e la vita \u00e8 teatro. E si accetti questa asserzione leggermente modificata come una constatazione a tre dimensioni di cui la profondit\u00e0 deve essere disegnata con le sue linee di fuga che si perdono all\u2019orizzonte delle origini, dove gli uomini a un dato momento non possono pi\u00f9 andare.<\/p>\n<p>Questo equivale a dire, con pi\u00f9 semplicit\u00e0, che abbiamo a che fare con un\u2019opera d\u2019arte, un poema, anche se vi si dibatte con minuzia e molti chiarimenti, il problema impenetrabile e insolubile dell\u2019azione.<\/p>\n<p>Non uno scambio di vedute al di sopra del racconto, ma una meditazione in uno stato d\u2019urgenza.<\/p>\n<p>Certo, nella trama di questo lungo dialogo drammatico, i molteplici e disparati argomenti trovano un\u2019armonia: una prospettiva dualista elaborata dal sistema analitico Samkhya; i primi dati di ci\u00f2 che si sa essere lo yoga, termine che traduce la maggior parte del tempo nel contesto del poema \u00e8 tutt\u2019altra cosa che lo\u2026Yoga! Senza contare le reminiscenze propriamente vediche che sono lontane dall\u2019essere aneddottiche e prendono un significato coerente alla luce dei lavori di Georges Dum\u00e9zil (Georges Dum\u00e9zil : Les Dieux des Indo Europ\u00e9ens, P. U. F.). Cos\u00ec Arjuna\u00e8 potentemente lacerato dalla sua disperazione :<\/p>\n<p>\u00ab La compassione \u00e8 un male che mi allontana da me stesso<\/p>\n<p>Ti interrogo perch\u00e9 ci\u00f2 che devo fare nuoce al mio discernimento.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sarebbe meglio, dimmelo chiaramente,<\/p>\n<p>Sono il tuo discepolo, mi sono rivolto a te, istruiscimi!<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non vedo ci\u00f2 che mi angoscia e mi toglie le forze,<\/p>\n<p>n\u00e9 il possesso di qui in basso di un regno prospero e senza rivali,<\/p>\n<p>e nemmeno il potere del cielo\u00bb<\/p>\n<p>Bhagavad-G\u00eet\u00e2, II, 7 e 8<\/p>\n<p>La scrittura del sanscrito \u00e8 chiamata Devanagari. Il Sanscrito \u00e8 una lingua indo- europea, che si legge da sinistra a destra.<\/p>\n<p>E la risposta di Krishna arriva come portata da un alito sovrumano\u2026 disumanizzato:<\/p>\n<p>\u00ab I saggi non piangono n\u00e9 i morti n\u00e9 i vivi.<\/p>\n<p>Mai sono stato senza essere, n\u00e9 te n\u00e9 questi principi degli uomini,<\/p>\n<p>e mai verr\u00e0 il tempo dove non saremo pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il non- essere non pu\u00f2 venire all\u2019essere e l\u2019essere non pu\u00f2 cessare d\u2019essere.<\/p>\n<p>Quelli che hanno visto il principio delle cose<\/p>\n<p>Conoscono i limiti dell\u2019essere e del non- essere.<\/p>\n<p>Indistruttibile, sappilo, \u00e8 ci\u00f2 per cui questo universo si dispiega,<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 immutabile non \u00e8 nel potere di nessuno distruggerlo,<\/p>\n<p>I corpi periscono, lo sappiamo, ma l\u2019anima che<br \/>\nVi si incarna \u00e8 eterna, imperitura ed eterna, senza fine.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, Arjuna, combatti! \u00bb<\/p>\n<p>Bhagavad-G\u00eet\u00e2 II. 11 et 12 \u2014 16 \u00e2 18.<\/p>\n<p>Queste parole sono sublimi come gli ultimi Lieder di Strauss, sono impregnate di una forza spirituale che non deve niente alla retorica di un sermone benpensante. Bisogna combattere. Bisogna uccidere E nessuno slogan per attutire la propria paura e confondere la coscienza. Nessun fanatismo prima dell\u2019assalto. Nessuna droga psicologica. Ma la sola visione della realt\u00e0 .<\/p>\n<p>Sicuro, la guerra \u00e8 una situazione intollerabile, ma il fatto \u00e8 l\u00ec, irrefutabile.. Si ha un bel sapere che nei due campi che vanno a prendersi alla gola, il combattimento \u00e8 rifiutato, i morti sono gi\u00e0 pianti. Ci si affronta e ci si uccide.<\/p>\n<p>Allora, che fare? Che fare in questo dubbio scuro come la tenebra, dubbio che \u00e8 il dilemma di tutti i momenti umani di incertezza e di scelta?<br \/>\nLa risposta \u00e8: agisci. Ma agisci senza preoccuparti dei frutti dell\u2019azione. Non avere nessun desiderio per i risultati dei tuoi atti. Non si tratta di un consiglio morale di disinteresse. Avere una condotta virtuosa non avrebbe senso. E vane sono le tempeste in un cranio\u2026<\/p>\n<p>L\u2019essere umano \u00e8 il luogo di passaggio dell\u2019atto. E lasciare nascere l\u2019atto, vivere e scomparire non implica pi\u00f9 spirito cavalleresco che una crudele indifferenza. Per la buona ragione che ci\u00f2 che avviene e ci\u00f2 che ne deriva ci sfugge. L\u2019ossessione del relativo pu\u00f2 annullare il migliore degli uomini.<br \/>\nNon \u00e8 n\u00e9 augurabile, n\u00e9 utile.<\/p>\n<p>Ma, e questo \u00e8 capitale, questa attitudine interiore non pu\u00f2 mai\u00a0 essere il risultato di un atto di fede o di una comprensione intellettuale.<\/p>\n<p>La logica aiuta e la fede salva, certo. Sono nutrimenti decisivi fino a che la fame non si \u00e8 calmata<\/p>\n<p>Poi? Eh! La logica la logica in briciole e la fede in lacrime, sarebbe meglio?<\/p>\n<p>Resta comunque uno spazio immenso, resta l\u2019 essere, senza nessuna ribellione intempestiva\u00a0 contro ci\u00f2 che ci \u00e8 dato compiere in questo mondo. Resta essere, integrato totalmente in se stesso. Questo \u00e8 il senso pi\u00f9 alto della parola\u00a0 Yoga. E questa \u00e8 un\u2019altra storia di cui non esistono le parole. Si pu\u00f2 invitare il silenzio. Il silenzio non \u00e8 che una parola in pi\u00f9. Si potrebbe convocare l\u2019esperienza. L\u2019esperienza non \u00e8 che un\u2019immagine<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il vertiginoso paradosso di ci\u00f2 che E\u2019. E per concludere tra un istante solleciteremo la santa letteratura! Non pu\u00f2 essere preso che dal seme\u00a0 trasformato e penetrato nell\u2019ineffabile, succosa e immortale realt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00ab Ho attraversato innumerevoli esistenze, e tu pure, Arjuna ,<\/p>\n<p>Le conosco tutte, tu no, le ignori.<\/p>\n<p>Esisto dall\u2019eternit\u00e0 perch\u00e9 sono immutabile, sono il Signore dei viventi,<\/p>\n<p>E tuttavia m\u2019incarno nell\u2019universo visibile,<\/p>\n<p>nasco per il mio potere.<\/p>\n<p>Ogni volta che cancello l\u2019ordine cosmico e che<\/p>\n<p>sorge il caos, mi faccio io stesso creatura.<\/p>\n<p>Per la salvezza del giusto e la perdita dell\u2019ingiusto, per ristabilire l\u2019ordine cosmico.<\/p>\n<p>Io nasco di et\u00e0 in et\u00e0,<\/p>\n<p>La mia nascita e le mie opere sono divine, chi sa<\/p>\n<p>Veramente questo, muore per non pi\u00f9 rinascere, mi raggiunge, Arjuna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>( tratto dalla prima serie di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini ) Conclusione: non tradurre il titolo. 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