{"id":2316,"date":"2011-05-21T14:53:52","date_gmt":"2011-05-21T14:53:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2316"},"modified":"2016-04-03T23:03:48","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:48","slug":"darsi-pace-di-marco-guzzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/darsi-pace-di-marco-guzzi\/","title":{"rendered":"Darsi pace di Marco Guzzi"},"content":{"rendered":"<p>La nuova relazione con s\u00e9 e con gli altri<\/p>\n<p>Un tempo insostenibile e il bisogno di darsi pace<\/p>\n<p>1. Il nostro tempo \u00e8 attraversato da un fortissimo anelito di ricominciamento.\u00a0 Tutti avvertiamo, sia a livello delle nostre esistenze personali che a livello storico e\u00a0 planetario, che siamo arrivati ad un punto critico decisivo, di svolta, di necessaria revisione radicale. Molte idee, costumi, forme dell\u2019identit\u00e0, linguaggi, abitudini mentali e comportamentali del passato, infatti, non reggono pi\u00f9, sembrano del tutto esauriti, e producono perci\u00f2 situazioni insostenibili. L\u2019insostenibilit\u00e0 di conseguenza diventa la categoria generale per qualificare la natura del nostro tempo. Una insostenibilit\u00e0 non solo ecologica o dovuta agli squilibri economici tra nord e sud del mondo; ma anche psicologica, calata ormai fino in fondo nelle nostre vite quotidiane, nei nostri orari di lavoro, nei nostri ritmi urbani sempre pi\u00f9 patologici. Questa insostenibilit\u00e0 globale crescente indica come un termometro la gravit\u00e0 della nostra malattia, e l\u2019urgenza di trovare una cura, una terapia per l\u2019uomo e per il mondo. Stiamo in altri termini sempre peggio con noi stessi e con gli altri, col nostro ambiente naturale, col cielo e con la terra, e abbiamo perci\u00f2 urgente bisogno di sperimentare relazioni interiori, personali, ma anche storico-culturali, politiche, e addirittura cosmiche, nuove e creatrici di vita. Questa nuova modalit\u00e0 relazionale (con se stessi e con gli altri: intra- e interpersonale), che urge in noi per dare nuovo inizio alle nostre esistenze e nuovo slancio progettuale alla storia del pianeta, la chiameremo darsi pace. La tesi che vorrei sostenere \u00e8 che siamo arrivati storicamente ad un punto di svolta in cui o impariamo a darci pace o ci distruggeremo. Darsi pace sta cio\u00e8 diventando un imperativo di sopravvivenza, sia psichica che planetaria, un vero e proprio ultimatum. Abbiamo tutti urgente e inderogabile bisogno di darci pace, di\u00a0 riceverla e di custodirla dentro noi stessi, di concedercela una buona volta, e cos\u00ec di potercela anche scambiare vicendevolmente, di darcela gli uni agli altri. Questa \u00e8 l\u2019unica cura di cui ciascuno di noi e il mondo nel suo complesso ha urgente bisogno.<\/p>\n<p>2. La percezione di trovarci in un momento singolare e ultimativo della storia, in cui un\u2019intera civilt\u00e0, addirittura una figurazione antropologico-culturale complessiva giunge alla propria consumazione, e ci si protende quasi a tentoni verso una trans-figurazione del volto dell\u2019umanit\u00e0, questa consapevolezza escatologica di vivere una soglia finale\/iniziale dei tempi, attraversa d\u2019altronde con accenti diversi, ma concordemente, tutto il XX secolo. Jung come Einstein, Heidegger come Ungaretti, Freud come Bonhoeffer, Simone Weil come Teilhard de Chardin, Giovanni XXIII come Giovanni Paolo II ci ripetono che ci troviamo effettivamente in un punto cruciale della vicenda storica dell\u2019umanit\u00e0, in cui un certo modo di essere uomini, e cio\u00e8 la modalit\u00e0 autodifensiva e bellica della nostra soggettivit\u00e0, quel credere di essere qualcosa (un io, un popolo, una religione etc.) proprio separandosi e opponendosi agli altri, si sta sfaldando nelle tragedie delle guerre mondiali, interiori e planetarie, che comunque produce; mentre la nuova umanit\u00e0 appena nascente stenta ancora a riconoscersi e a svilupparsi adeguatamente. Scriveva a tal proposito Martin Heidegger intorno agli anni \u201950 del secolo scorso: \u201cL\u2019epoca a cui manca il fondamento pende nell\u2019abisso. Posto che, in genere, a questa epoca sia ancora riservata una svolta, questa potr\u00e0 aver luogo solo se il mondo si capovolge da capo a fondo, cio\u00e8 se si capovolge a partire dall\u2019abisso\u201d . Pi\u00f9 o meno negli\u00a0 stessi anni il teologo cattolico Romano Guardini precisava: \u201cCon assoluta certezza si pu\u00f2 dire che da ora innanzi comincia una nuova era della storia. Da ora in avanti e per sempre l\u2019uomo vivr\u00e0 ai margini di un pericolo che minaccia tutta la sua esistenza e continuamente cresce\u201d . Ma poi Guardini ci dice anche che questo confronto con i \u201cpericoli estremi\u201d ci apre anche alle \u201cpossibilit\u00e0 pi\u00f9 alte\u201d della nostra umanit\u00e0.<br \/>\nIn tal senso, come abbiamo gi\u00e0 detto, la costruzione della pace, cui siamo chiamati, sta diventando una evidente necessit\u00e0 di sopravvivenza. Non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un\u2019esigenza morale o spirituale, ma un\u2019urgenza biologica, psicologica, ecologica. Ed \u00e8 proprio questa evidenza storico-concreta della necessit\u00e0 di un profondo ricominciamento antropologico che determina la apocalitticit\u00e0 radicalmente propizia di questo nostro momento estremo.<\/p>\n<p>3. Questa condizione estremamente dinamica e metamorfica del tempo mette in fibrillazione, e cio\u00e8 in crisi, tutte le figure di identit\u00e0 con cui ci siamo identificati per secoli. Ogni modalit\u00e0 storica del nostro essere: essere maschi o femmine, cristiani o laici, insegnanti, scrittori o casalinghe, italiani, europei o abitanti del pianeta, essere di destra o di sinistra, e cos\u00ec via, chiede di essere riformulata a partire dalla nuova necessit\u00e0 di pacificazione che sta emergendo. In un certo senso siamo tutti chiamati a ricominciare daccapo e a chiederci: il modo in cui io vivo il mio essere cristiano, marito, moglie, medico, politico, etc. costruisce relazioni di pace intorno a me e stati di pacificazione dentro di me? Oppure fomenta l\u2019odio, la discordia, la disarmonia, e quindi la distruzione di cui poi tutti ci lamentiamo? Questo sar\u00e0 il nuovo setaccio, politico e spirituale al contempo, del XXI secolo. La novit\u00e0 del secolo che si apre consister\u00e0, io credo, nel comprendere sempre pi\u00f9 profondamente che il livello psicologico-spirituale della trasformazione pacificatrice non \u00e8 pi\u00f9 dissociabile dal livello politico-progettuale che chiede urgenti interventi di riequilibrio planetario. I due piani, psico-esistenziale e storico-planetario, premono insieme verso la necessit\u00e0 di una profonda revisione nel senso del darsi pace. Ci\u00f2 che per\u00f2 raramente viene sottolineato, anche all\u2019interno dei movimenti pacifisti contemporanei, \u00e8 che a noi umani darci pace non viene affatto naturale, ma \u00e8 frutto di un inesausto lavoro interiore su noi stessi, che si sappia poi tradurre in un impegno creativo incessante sul piano storico concreto. Allora il problema odierno, all\u2019ordine del giorno della sopravvivenza personale e planetaria, eppure ancora ben poco preso in debita considerazione, \u00e8 questo: come possiamo concretamente darci pace? Quale relazione posso instaurare innanzitutto con me stesso per trasformarmi progressivamente in un autentico costruttore di pace?<br \/>\nQui ci connettiamo inevitabilmente con le grandi sapienze spirituali, e in particolar modo con la tradizione cristiana, che hanno da sempre sviluppato proprio questo tipo di itinerari, irrorate per\u00f2 e come ravvivate dalle conoscenze che il 900, psicologico ma anche artistico, filosofico, e direi perfino scientifico, ci ha donato. Questa coniugazione tra l\u2019itinerario iniziatico e sacramentale della Chiesa (di per s\u00e9 finalizzato proprio a dare pace) e le nuove conoscenze sviluppate dalle culture della modernit\u00e0, costituisce d\u2019altronde proprio uno degli aspetti della novit\u00e0 di questo momento storico-destinale. Sull\u2019importanza in particolare della coniugazione tra cammino spirituale e autoconoscimento psicologico i pronunciamenti della Chiesa sono sempre pi\u00f9 numerosi a partire dalle aperture conciliari (Cfr. Gaudium et spes n.62b) fino al Direttorio Generale per la Catechesi (1997), che chiede al catechista di conoscere \u201ci dinamismi psicologici che muovono l\u2019uomo, la struttura della personalit\u00e0, i bisogni e le aspirazioni pi\u00f9 profonde del cuore umano, la psicologia evolutiva e le tappe del ciclo vitale umano, la psicologia religiosa e le esperienze che aprono l\u2019uomo al mistero del sacro\u201d(n.242).<\/p>\n<p>Darsi pace significa diventare se stessi<\/p>\n<p>1. Qui ci accontenteremo di delineare in estrema sintesi lo schema in tre fasi (peraltro sempre ricorrenti) di quel processo continuo di autoconoscimento che ci pu\u00f2 condurre progressivamente a darci pace .<\/p>\n<p>a) Riconoscere le nostre maschere e le nostre difese.<br \/>\nQuando incominciamo a guardare dentro noi stessi, utilizzando anche gli strumenti che la ricerca psicologica ci offre, e cos\u00ec impariamo ad osservarci non solo nei nostri comportamenti, ma anche nella formulazione dei nostri pensieri e nell\u2019insorgere in noi delle diverse emozioni, scopriamo che molto spesso noi non siamo noi stessi, ma agiamo in modo falso e forzato. L\u2019indagine introspettiva ci mostra che in molteplici occasioni noi rivestiamo, tra l\u2019altro di frequente senza neppure rendercene conto, una specie di maschera che si \u00e8 andata formando in noi fin dalla prima infanzia come una sorta di strategia difensiva che continuiamo a praticare. Questo sottile, e spesso inconsapevole, mascheramento possiede due aspetti fortemente negativi: innanzitutto esso \u00e8 la fonte primaria della nostra inautenticit\u00e0, ed inoltre fomenta ogni tipo di conflitto: l\u2019io in guerra con se stesso infatti non pu\u00f2 che produrre guerra intorno a s\u00e9.<br \/>\nUn buon lavoro di ascolto di s\u00e9 e di autoosservazione, messo in opera in questa direzione, e coadiuvato dalla solidariet\u00e0 di una persona pi\u00f9 esperta e possibilmente di un gruppo, pu\u00f2 aiutarci enormemente a liberarci da tante strutture interiori di falso perfezionismo, da tanti sensi di colpa nevrotici, da tante false accondiscendenze e false amorevolezze, o spinte ribellistiche, che continuano a rovinare le nostre esistenze e ad avvelenare le nostre relazioni. Col tempo comprendiamo sempre meglio le cause remote di questi nostri mascheramenti difensivi, riscopriamo emotivamente le antiche ferite infantili che li produssero, e riconosciamo i terribili effetti che hanno avuto lungo tutta la nostra esistenza. Comprendiamo cio\u00e8 che forzandoci e violentandoci abbiamo ottenuto solo insoddisfazioni e fallimenti, creando intorno a noi continui conflitti e ulteriore sofferenza, mossi magari dalle migliori intenzioni. L\u2019esame di coscienza si fa cos\u00ec molto pi\u00f9 approfondito, arriviamo a vedere le nostre sottili e ramificatissime distorsioni belliche magari proprio l\u00ec dove ci illudevamo di coltivare la parte migliore di noi stessi. Scopriamo, a volte con sgomento, ma poi con nuovo senso di liberazione nella verit\u00e0, che tutti i rapporti che costruiamo sulla base di queste strategie difensive sono in sostanza guerre camuffate, nutrite di un odio che ha imparato magari a rivestirsi di cortesia formale o di glaciale rispetto delle regole. Scopriamo in altri termini che se non ascoltiamo fino in fondo noi stessi, se cio\u00e8 non impariamo ad accettarci e ad amarci cos\u00ec imperfetti come siamo, e perci\u00f2 continuiamo a mascherarci, non possiamo che rifiutare ascolto e comprensione a tutti quelli che incontriamo: nello stesso modo in cui ascolto (accetto\/amo) me stesso, ascolter\u00f2 (accetter\u00f2\/amer\u00f2) gli altri. Tutto ci\u00f2 risulta straordinariamente evidente nell\u2019autoosservazione psicologica spiritualmente illuminata, e ci spinge perci\u00f2 a sempre pi\u00f9 radicali conversioni.<\/p>\n<p>b) Il confronto con la nostra ombra: ostilit\u00e0 e paura<br \/>\nNel processo di autoconoscimento scopriamo poi che ogni volta che in noi si aziona l\u2019antico programma di mascheramento difensivo, ogni volta cio\u00e8 che forziamo la nostra vera natura, fingendoci accondiscendenti, distaccati, superiori o altro, noi accumuliamo dentro di noi forti cariche di ostilit\u00e0, di risentimento, di rabbia, o di vero e proprio odio. Nell\u2019itinerario dell\u2019ascolto di noi stessi incontriamo sempre ben connessi, come due facce della stessa medaglia, la nostra maschera e la nostra ombra, che dobbiamo anch\u2019essa imparare ad ascoltare senza troppa vergogna o paura. In tal modo ci si manifesta quanto odio, in realt\u00e0, e quanto risentimento abbiamo accumulato dietro i nostri atteggiamenti di amorevolezza o di tolleranza o di \u201clotta per la pace\u201d. Questo continuo lavoro per ascoltare, e cio\u00e8 far emergere, riconoscere, accettare, e prendere finalmente in cura, tutta la rabbia, la paura, la vergogna, l\u2019odio, e il conseguente senso di colpa, che abbiamo accumulato dentro fin da bambini, a causa di ferite del nostro amore che abbiamo sub\u00ecto e magari rimosso, \u00e8 uno spurgo fondamentale, attraverso il quale ci liberiamo di antiche e terribili infezioni spirituali. Paradossalmente pi\u00f9 riuscir\u00f2 a riconoscere tutta la paura che c\u2019\u00e8 in me, e pi\u00f9 diventer\u00f2 veramente coraggioso; e pi\u00f9 riconoscer\u00f2 umilmente tutto l\u2019odio che mi abita, e pi\u00f9 imparer\u00f2 ad amare senza forzature perfezionistiche e farisaiche. In fondo \u00e8 il principio stesso della confessione, in base al quale veniamo perdonati solo di ci\u00f2 che riconosciamo come errore e distorsione.<br \/>\nInoltre l\u2019ascolto terapeutico, e quindi non giudicante, delle nostre negativit\u00e0, \u00e8 il presupposto indispensabile affinch\u00e9 io possa poi accogliere e ascoltare anche l\u2019altro nei suoi limiti e nelle sue negativit\u00e0 senza immediatamente condannarlo e fargli guerra. In tal senso il lavoro interiore \u00e8 direttamente operativo sul piano relazionale, agisce quindi sul corpo vivo della citt\u00e0,\u00a0 ed \u00e8 perci\u00f2 tanto spirituale quanto politico.<\/p>\n<p>c)\u00a0 Dietro le maschere e le ombre sorge il mio Uomo di Pace<br \/>\nE\u2019 proprio questo continuo e pazientissimo ascolto, riconoscimento, e attraversamento sia delle mie rigidezze egoiche (e cio\u00e8 dei miei mascheramenti difensivi), che delle mie emozioni distruttive retrostanti (e cio\u00e8 delle mie ombre pi\u00f9 nere) che mi consente di entrare in contatto sempre pi\u00f9 intensamente col cuore del mio vero essere, con quella terza dimensione, con quell\u2019Amore sorgivo che \u00e8 in me, e che vuole divenire tutto il mio essere, manifestare cio\u00e8 a me stesso chi sono io come essere che d\u00e0 la pace. Dino Campana descrive cos\u00ec l\u2019attingimento sempre gaudioso di questo stato di grazia, in cui siamo chiamati ogni volta a ritrovare la fonte del nostro essere e del nostro agire ri-generati nella pace:<\/p>\n<p>\u201cpoi che nella sorda lotta notturna<br \/>\nLa pi\u00f9 potente anima seconda ebbe frante le nostre catene<br \/>\nNoi ci svegliammo piangendo ed era l\u2019azzurro mattino:<br \/>\nCome ombre d\u2019eroi veleggiavano<br \/>\nDe l\u2019alba non ombre nei puri silenzii<br \/>\nDe l\u2019alba<br \/>\nNei puri pensieri<br \/>\nNon ombre<br \/>\nDe l\u2019alba non ombre<br \/>\nPiangendo: giurando noi fede all\u2019azzurro\u201d.<\/p>\n<p>In termini cristologici potremmo dire: sotto tutte le incrostazioni del nostro uomo vecchio noi incontriamo l\u2019Uomo Nascente, il Cristo Vivente che ci d\u00e0 la sua pace affinch\u00e9 ne facciamo l\u2019energia per la ri-creazione del mondo.<br \/>\nQuesto cammino che approfondisce ad un nuovo livello il mistero della nostra nascita dall\u2019alto ci trasforma dunque lentamente in persone che concretamente si danno la pace: persone che ricevono ad ogni istante, attraverso le proprie tenebre diradate, la pace dell\u2019Uomo Nascente , e la ricevono come il loro vero essere: l\u2019ordine della loro vera vita, e che poi imparano a scambiarsela vicendevolmente, lasciando che cresca in loro, e tra di loro, e nel mondo come ordine divino-umano, Regno di Dio.\u00a0 Il processo di trasformazione personale diviene cos\u00ec la dinamo di una trasformazione storico-collettiva, la forza di\u00a0 quel nuovo inizio che preme come esigenza di una inedita e davvero globale cultura della pace.<\/p>\n<p>Marco Guzzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova relazione con s\u00e9 e con gli altri Un tempo insostenibile e il bisogno di darsi pace 1. 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