{"id":232,"date":"2010-09-13T12:58:22","date_gmt":"2010-09-13T12:58:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=232"},"modified":"2016-04-03T23:06:27","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:27","slug":"il-pensiero-di-krishnamurti-nel-1950-di-r-linssen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/il-pensiero-di-krishnamurti-nel-1950-di-r-linssen\/","title":{"rendered":"Il pensiero di Krishnamurti nel 1950 di R.Linssen"},"content":{"rendered":"<p>06\/09\/2010<br \/>\nNella prima parte Linssen fa un breve resoconto del clima degli incontri di Krishnamurti a Parigi nel 1950, spiega le difficolt\u00e0 che incontra una persona risvegliata nel suo contatto con gli altri\u2026Segue una seconda parte con una breve esposizione del pensiero di Krishnamurti.<\/p>\n<p>(rivista Spiritualit\u00e9. No 63-66. Marzo-giugno 1950)<\/p>\n<p>Arrivando direttamente dall\u2019India, dove aveva fatto molte conferenze tra il dicembre1949 e il marzo 1950,Krishnamurti si ferm\u00f2 due mesi a Parigi.<br \/>\nLa domenica di Pasqua,9 aprile, fece una prima conferenza nella sala Pleyel, dove aveva parlato 20 anni prima.<br \/>\nLa domenica 16 aprile, la seduta ebbe luogo nella grande sala del Palais de la mutualit\u00e8.<br \/>\nIl 23 aprile la riunione si tenne nell\u2019anfiteatro Richelieu de la Sorbonne,ma due ore prima della conferenza l\u2019affluenza era tale che la direzione si decise a darci la grande sala.<br \/>\nE\u2019 con questo prestigio che diede le sue 3 conferenze.<br \/>\nGli uditori venivano da ogni parte del mondo.<br \/>\nIndimenticabili le ultime conferenze della Sorbona.<br \/>\nKrishnamurti parlava in inglese.<br \/>\nTradotto da Francis Brunel, l\u2019esploratore francese molto noto per i suoi viaggi in India, Nepal e Cachemire, da cui aveva portato filmati a colori di grande bellezza.<\/p>\n<p>Tradurre Krishnamurti all\u2019impronta non \u00e8 facile e possiamo dire che Francis Brunel lo fece in modo eccellente.<br \/>\nMolti furono meravigliati, altri delusi. In generale le conferenze furono seguite molto male, sfuggendo al pubblico il loro significato pi\u00f9 profondo. D\u2019altronde \u00e8 inevitabile che Krishnamurti deluda coloro che sperano di affidarsi a lui, o quelli che sperano che gli si porti una verit\u00e0 a loro misura, servita su un piatto d\u2019argento. Lui invece vuole soprattutto metterci in faccia a noi stessi, per prendere coscienza della nostra confusione, dei nostri limiti, della nostra povert\u00e0 interiore, dell\u2019irresponsabilit\u00e0 e della poca intelligenza in cui viviamo. Nessuno contesta che sia un compito particolarmente ingrato. Egli non cerca il successo, ci mette implacabilmente davanti ci\u00f2 che non vogliamo vedere in noi stessi. Questo lavoro arduo e delicato lo fa con le sue discussioni. Ma l\u2019incomprensione manifestata dal pubblico deriva da molti fattori:<br \/>\nin primo luogo il termine discussione non \u00e8 appropriato al genere di scambio che vuole Krishnamurti. Ma \u00e8 difficile trovare altri termini. Le riunioni-discussioni dirette d lui non possono essere paragonate a quelle che si svolgono nei circoli intellettuali.<\/p>\n<p>In una discussione ordinaria, ogni partecipante dice un\u2019opinione. Difende il suo punto di vista, cerca degli argomenti, si sforza di arrivare alla conclusione precisa che richiede la sua particolare formazione e le sue personali esperienze. Il processo \u00e8 razionale, logico, dove si esercitano le caratteristiche dell\u2019attivit\u00e0 mentale.<\/p>\n<p>Krishnamurti non ci sottopone delle idee nel senso abituale del termine, non parte da una ipotesi. Non \u00e8 un teorico abile in costruzioni metafisiche. Se il suo linguaggio \u00e8 quello che pu\u00f2 sembrare un linguaggio intellettuale, \u00e8 perch\u00e9 per comprendersi bisogna parlare e si \u00e8 obbligati ad usare parole, simboli che evocano idee, gli archetipi mentali. Ma egli impiega l\u2019idea per andare oltre l\u2019idea. Stigmatizza i processi abituali dell\u2019ideazione che ci imprigionano, per liberarci dalla magia potente dell\u2019ideazione. Ad ogni momento attira l\u2019attenzione sul fatto che \u00e8 costretto ad esprimersi con parole, \u00e8 inutile ascoltare a livello verbale. Se ci fa pensare, \u00e8 provvisorio, perch\u00e9, anche se paradossale, \u00e8 per farci oltrepassare il pensiero. Si attacca alla stessa radice dei processi di verbalizzazione, di classificazione, di immaginazione e d\u2019ideazione. Tutte queste attivit\u00e0 portano le impronte indelebili della memoria e del passato, da cui \u00e8 necessario liberarsi per offrirsi alla divina spontaneit\u00e0 del Presente.<\/p>\n<p>Lungi dal sottoporci idee, ci mostra qual \u00e8 il fondamento di ogni idea. Quando ci fa una domanda, non ci chiede di rispondergli immediatamente con i nostri pregiudizi e le nostre convinzioni, cosa che malauguratamente facciamo tutti. Appena veniva formulata una domanda, ognuno si sforzava di portare la sua conclusione, di dimostrare il fondamento della sua formula, di argomentare in favore di un sistema economico o religioso particolare.<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro che quando ci suggerisce di discutere una domanda, ne conosce perfettamente la risposta e che sarebbe infinitamente pi\u00f9 semplice per lui darcela seduta stante. Col rischio di spazientire il pubblico si sforza invece pi\u00f9 di due ore, con una coscienza, un amore e una pazienza straordinarie, di farci riflettere sulle nostre risposte gi\u00e0 fatte; in altre parole tenta di rallentare i nostri automatismi mentali troppo rapidi e superficiali.<\/p>\n<p>Vuole andare alla radice stessa dell\u2019io. Tutte le nostre miserie derivano dall\u2019egoismo. Tutte le nostre civilizzazioni, le nostre morali, le nostre religioni, le nostre formule economiche e politiche sono basate sull\u2019io . Incoraggiano, rinforzano e proteggono l\u2019io e sono molto rare le filosofie che osano denunciare apertamente la fragilit\u00e0 dell\u2019io e le conseguenze che ne derivano.<\/p>\n<p>La radice dell\u2019io si trova nell\u2019attivit\u00e0 mentale. Le nostre civilizzazioni e la nostra morale hanno divinizzato il pensiero, l\u2019hanno considerato come la manifestazione pi\u00f9 alta, pi\u00f9 nobile di tutte le attivit\u00e0 umane. Il pensiero \u00e8 uno degli alimenti pi\u00f9 importanti dell\u2019io. Lungi dall\u2019unire gli uomini, li divide. In nome di dogmi, d\u2019ideali e di credenze spesso assurde, sono stati commessi i crimini peggiori. Il pensiero, come funziona nella maggioranza degli uomini, \u00e8 l\u2019origine di tutte le violenze e di tutte le separazioni. Questa requisitoria contro il pensiero non deve, ben inteso, affatto condurre l\u2019uomo verso uno stato di incoerenza, d\u2019impulsivit\u00e0 o d\u2019irriflessione. Questo \u00e8 fondamentale.<br \/>\nDobbiamo comprendere che la pi\u00f9 alta forma d\u2019intelligenza si realizza quando cessa l\u2019attivit\u00e0 mentale. Esiste uno stato d\u2019intensa lucidit\u00e0 senza idee, immagini, simboli, ma la maggior parte di noi non ne sospetta neanche l\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Per accedere a ci\u00f2 che supera il pensiero, ci diceva Krishnamurti nelle sue ultime conferenze alla Sorbona, bisogna che si realizzi il silenzio del pensiero.<br \/>\nQuando ci fa una domanda, non ci chiede una risposta automatica, vuole che poniamo quella domanda a noi stessi, in un modo pi\u00f9 profondo e responsabile possibile, la pi\u00f9 lucida che abbiamo mai fatto fino ad ora.<\/p>\n<p>La risposta vera alle domande che Krishnamurti fa non pu\u00f2 venire che da un gran silenzio mentale. E\u2019 una delle ragioni fondamentali che ci convincono a non usare pi\u00f9 il termine discussioni al genere d\u2019assemblea che si sono tenute all\u2019istituto Pasteur o al palazzo della Mutualit\u00e8.<\/p>\n<p>Cosa ci insegna Krishnamurti?<br \/>\nIl problema del mondo, ci dice, \u00e8 un problema individuale. L\u2019umanit\u00e0 deificata da molti umanisti non \u00e8 che la somma degli individui che la compongono. Perci\u00f2 \u00e8 poco utile cambiare il quadro esterno se non si procede alla trasformazione radicale degli individui che utilizzano quei quadri. Gli avvenimenti attuali dimostrano che, qualsiasi siano i quadri, le etichette, i regimi, gli uomini restano identici. Identici soprattutto nella sordida testardaggine con la quale commettono gli stessi errori.<\/p>\n<p>Nel 1950,negli avvenimenti di Corea per esempio vediamo esattamente gli stessi drammi di quelli che hanno preceduto l\u2019ultima guerra.<\/p>\n<p>Come trasformare l\u2019uomo individualmente, poich\u00e9 \u00e8 chiaro che questa trasformazione \u00e8 fondamentale? Con la conoscenza di noi stessi, ci dice Krishnamurti. Ma questa conoscenza di noi stessi comporta molti pi\u00f9 fattori che non lo si supponga generalmente.<\/p>\n<p>Molti rispondono che prima di arrivare l\u00ec, il mondo avr\u00e0 il tempo di essere pi\u00f9 volte distrutto.<br \/>\nA questi rispondiamo che le soluzioni di superficie fatte dagli specialisti, sia economici che politici, non sono mai state cos\u00ec numerose, ma il disagio mondiale non fa che peggiorare. Questo dimostra bene che l\u2019elemento fondamentale e costitutivo del caos mondiale, l\u2019individuo, non \u00e8 stato toccato.<br \/>\nCerti sono dispiaciuti nel vedere che Krishnamurti non suggerisce apertamente riforme politiche in favore di un governo mondiale, con trasformazioni dell\u2019economia attuale in economia distributiva.<br \/>\nNoi tutti siamo per queste riforme e comprendiamo che sono necessarie. Il fatto che Krishnamurti non ne parli non deve essere interpretato come un\u2019ostilit\u00e0 nei loro riguardi.<\/p>\n<p>Ma supponiamo per un momento che le consigliasse apertamente: la maggioranza le adotterebbe perch\u00e9 Krishnamurti le ha raccomandate. Questa attitudine sarebbe la negazione stessa del suo insegnamento.<\/p>\n<p>La conoscenza di noi stessi sulla quale Krishnamurti insiste, \u00e8 fondamentale; il suo compito \u00e8 quello di insistere sul carattere essenziale di quell\u2019approfondimento. A ciascuno il proprio compito nella storia degli eventi.<\/p>\n<p>Deve essere impiegata una tale concentrazione di energia, una tale cura, una tale attenzione, che Krishnamurti verrebbe meno alla sua missione, se disperdesse la nostra attenzione con le attestazioni sedicenti pratiche che molti reclamano da lui.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, ci\u00f2 che sorprende gli uditori abituati ai pensatori d\u2019oriente \u00e8 che ci invita a risolvere i problemi da soli, l\u00ec dove siamo, liberandoci da ogni autorit\u00e0 esterna, compresa la sua.<\/p>\n<p>Esiste, ci dice, un modo di vita semplice, naturale, estatica, libera dalla paura e dalle nostre eterne avidit\u00e0. Ma l\u2019accesso a quel ritmo di vita semplice non \u00e8 riservato che a quelli che si conoscono pienamente, ossia a quelli che hanno scoperto, al di l\u00e0 delle attivit\u00e0 sterili dell\u2019io, la pienezza del Reale.<br \/>\nSi potrebbe riassumere ci\u00f2 che intende con la conoscenza di noi stessi, poich\u00e9 in queste poche righe gi\u00e0 tre volte dobbiamo ricordarle: ricorrendo ad una lucidit\u00e0 e ad una vigilanza di ogni momento, per far s\u00ec che le ombre dell\u2019inconscio entrino nella consapevolezza.<\/p>\n<p>Tutti gli uomini sono \u201dagiti\u201d dal loro inconscio molto pi\u00f9 che dal loro conscio. Essi ignorano che la loro parte conscia non costituisce che un infimo frammento del loro io totale.<\/p>\n<p>Gli uomini pertanto non desiderano conoscersi profondamente. Preferiscono evadere con diverse consolazioni. Fuggire non vuol dire risolvere. Una inerzia mentale ci predispone a fuggire, a imitare, a ripetere formule meccaniche. E\u2019 infinitamente pi\u00f9 comodo per molti imitare, accettare ciecamente formule fatte, piuttosto che scrutare da soli la fondatezza delle affermazioni altrui e mettere in dubbio i sistemi in vigore o quelli che ci vengono proposti.<\/p>\n<p>E come se non bastasse, in ragione della gravit\u00e0 degli avvenimenti che sconvolgono il pianeta, le apparenze danno ragione a quelli che reclamano riforme immediate, delle trasformazioni di facciata.<\/p>\n<p>Sogniamo. E il dramma consiste nel fatto che non ce ne rendiamo conto. Siamo veramente storditi. Al posto di quella millenaria abitudine all\u2019autoipnosi, Krishnamurti ci invita ad una attitudine alla responsabilit\u00e0, alla lucidit\u00e0, alla costante attenzione.<\/p>\n<p>In altre parole, se si vuole superare l\u2019io, bisogna prima conoscerlo. E questa conoscenza di s\u00e9, gi\u00e0 cos\u00ec spesso ricordata, necessita di una presa di coscienza profonda dell\u2019io, in cui si rivelino i minimi dettagli dei propri pensieri. Un uomo che non pensa da solo \u00e8 un automa. Non \u00e8 un uomo. E\u2019 un animale in forma umana.<\/p>\n<p>Sebbene Krishnamurti si opponga agli schemi e alle classificazioni che sono all\u2019origine delle sistematizzazioni del pensiero, potremmo dire che esistono grosso modo tre fasi nella storia dell\u2019evoluzione psicologica dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>1. Una fase di nascita dove si inserisce l\u2019io. Nasce appena. Non sa ancora molto bene che \u00e8 un io. Pensa in funzione del gruppo, della trib\u00f9, della nazione o di qualche collettivit\u00e0 qualunque sia.<\/p>\n<p>2.Una fase di maturit\u00e0 dell&#8217;io. L&#8217;io si libera del pensiero collettivo. Lo mette in dubbio.Tende a ripensare ai problemi da solo. L&#8217;io si consolida, prende pienamente coscienza di se stesso.<\/p>\n<p>3. Una fase di liberazione, dove l&#8217;io maturato prende coscienza della fragilit\u00e0 dei suoi limiti. La sterilit\u00e0 dei suoi molteplici desideri di divenire gli appare evidente. Sente che gira in tondo. Scopre che \u00e8 agito da una forza onnipotente che aveva sempre ignorato: l&#8217;istinto di conservazione e l&#8217;incessante desiderio di divenire qualcosa, la sete di continuit\u00e0 o di durata, tre cose che non sono che una e che sono all&#8217;origine di tutte le servit\u00f9. Ha scoperto che l&#8217;attivit\u00e0 mentale \u00e8 la principale manifestazione di quella sete di divenire e, avendo compreso profondamente, questa attivit\u00e0 mentale cessa da sola. Questa \u00e8 l&#8217;esperienza della liberazione, nel corso della quale si realizza la Pienezza divina con la trasparenza mentale.<\/p>\n<p>Come arrivare l\u00e0, si domandano certi con una comprensibile ansia. Il come \u00e8 molto importante. Perch\u00e9? Perch\u00e9 i mezzi condizionano il fine. La soluzione delle nostre difficolt\u00e0 dipender\u00e0 dal modo di affrontarli. L&#8217;attitudine mentale con cui esaminiamo un problema condiziona gi\u00e0 a priori la soluzione.<\/p>\n<p>Tutto lo sforzo di Krishnamurti si concentra su questo punto: assumere un&#8217;attitudine totalmente nuova rispetto ai nostri problemi e comprendere che ,fino a che proveremo a risolverli nel campo dell&#8217;attivit\u00e0 mentale, resteremo prigionieri delle spire diaboliche di un ciclo chiuso. E&#8217; il ciclo dell&#8217;io.<\/p>\n<p>Quello che importa smascherare in noi non \u00e8 la sorgente profonda dell&#8217;io, la fabbrica dei problemi? E questa sorgente non \u00e8 formata dal flusso mentale,alimento essenziale dell&#8217;io?<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 il pensiero? E&#8217; una reazione della memoria del passato nei fatti del presente. L&#8217;intelletto \u00e8 un processo di verbalizzazione continua: nomina, classifica, paragona, etichetta. Il processo statico del pensiero conferisce un&#8217;apparente continuit\u00e0 all&#8217;io. Ogni pensiero \u00e8 solo una ripetizione del passato.Ripetizione di cose ereditate, di cose acquisite o adottate meccanicamente.In ognuno di noi l&#8217;automatismo dell&#8217;attivit\u00e0 mentale opera con una straordinaria rapidit\u00e0<\/p>\n<p>La rapidit\u00e0 stessa di questo processo e i considerevoli sforzi che bisogna fare per tentare di dominarlo, tradiscono l&#8217;esistenza di un&#8217;autodifesa. Di cosa? domandano alcuni. Autodifesa dell&#8217;io, che con l&#8217;attivit\u00e0 mentale esprime la sua sete di durata, la sua avidit\u00e0 di continuit\u00e0&#8230; Autodifesa di ci\u00f2 che le sacre scritture chiamano il vecchio uomo in noi. Questo vecchio uomo \u00e8 il passato che tenta di prolungarsi indefinitamente verso il futuro, \u00e8 l&#8217;istinto di conservazione che opera come padrone assoluto sul piano psicologico.<\/p>\n<p>La rapidit\u00e0 stessa di quel processo e i considerevoli sforzi che bisogna fare per tentare di dominarlo, tradiscono l&#8217;esistenza di una specie di autodifesa. Di che?domandano certi. Autodifesa di ci\u00f2 che le antiche scritture chiamano il vecchio uomo in noi. Questo vecchio uomo in noi \u00e8 il passato che tenta di prolungarsi indefinitamente verso il futuro, \u00e8 l&#8217;istinto di conservazione che fa da padrone assoluto sul piano psicologico.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 mentale viene in realt\u00e0 da una paura fondamentale: la paura di non continuare a vivere. La sovrapposizione rapida delle associazioni psicologiche conferisce una apparente continuit\u00e0 all&#8217;io; una specie di solidit\u00e0 psicologica deriva dal complesso della struttura mentale in continuo movimento.<\/p>\n<p>La solidit\u00e0 psicologica fatta dalle nostre resistenze ci d\u00e0 la sicurezza . Fino a che vorremo ottenere la sicurezza in questo modo non l&#8217;avremo mai; il pensiero, che \u00e8 il risultato del passato, non pu\u00f2 scoprire la Realt\u00e0 che si genera da s\u00e9 e non \u00e8 un risultato. Non dobbiamo fabbricarla, confezionarla, costruirla coi nostri effimeri materiali. Essa e&#8217;.<\/p>\n<p>Il pensiero che \u00e8 un divenire non pu\u00f2 scoprire l&#8217;Essere che \u00e8. Ma se il pensiero realizza la quiete e la trasparenza, quello che \u00e8 al di l\u00e0 e dentro di lei,si rivela in lei.<\/p>\n<p>Krishnamurti ci domanda se, riferendoci al passato, sotto la forma delle memorie, delle abitudini, delle ripetizioni automatiche, possiamo accedere alla scoperta dell&#8217;essere, il cui ritmo \u00e8 pura creazione, fioritura e rinnovamento di tutti gli istanti.<\/p>\n<p>Con l&#8217;intelletto che comanda processi d&#8217;interesse e di calcoli rigidamente limitati alla pura causalit\u00e0, \u00e8 possibile realizzare uno stato d&#8217;essere spontaneo dove si esprime ad ogni istante la pienezza della vita nella sua gratuit\u00e0? Evidentemente no.<\/p>\n<p>IL pensiero \u00e8 la sostanza stessa dell&#8217;io. Siamo a tal punto soggiogati dal desiderio di divenire verso il futuro, che siamo incapaci di vederci come siamo nel presente<\/p>\n<p>La conoscenza di se stessi consiste nel fatto di vedersi come si \u00e8 nel presente e non come si vorrebbe divenire in un prossimo o lontano avvenire. Questa avidit\u00e0 di voler divenire qualcosa \u00e8 all&#8217;origine di ogni violenza. L&#8217;attivit\u00e0 mentale \u00e8 definita da Krishnamurti l&#8217;essenza della violenza, perch\u00e9 essa implica le tensioni,le lotte in vista del divenire,In essa sono inscritti tutti i conflitti inerenti al suo compimento.<\/p>\n<p>Egli ci domanda di prendere coscienza di quella avidit\u00e0 in noi, per potercene liberare, perch\u00e9 la presa di coscienza profonda di un simile processo \u00e8 essa stessa liberatrice.<\/p>\n<p>In un certo modo non bisogna nemmeno che interveniamo, poich\u00e9 ogni atto dell&#8217;io non fa che perpetuare lo stato di cui vorrebbe liberarsi. Questo semplifica in un certo senso il problema. L&#8217;io che \u00e8 nella confusione e che \u00e8 l&#8217;essenza stessa della confusione, non pu\u00f2 che creare confusione.<\/p>\n<p>Quando abbiamo compreso profondamente ci\u00f2 che abbiamo detto, realizziamo l&#8217;immobilit\u00e0 del nostro divenire personale, che si traduce nella quiete mentale. Questa quiete \u00e8 molto diversa da quelle ottenute dai molti yoga che mettono in essere processi di disciplina. Certo, l&#8217;io pu\u00f2 disciplinare il pensiero e immobilizzarlo. Ma un tale silenzio \u00e8 il silenzio della morte. C&#8217;\u00e8 una grande differenza tra la quiete del pensiero che viene da una comprensione profonda e impersonale e il silenzio mentale che risulta da un atto di disciplina dell&#8217;io. Non perdiamo mai di vista che tutto ci\u00f2 che genera l&#8217;io non pu\u00f2 essere affrancato dall&#8217;ignoranza dell&#8217;io e che una volta di pi\u00f9 i mezzi condizionano il fine.<\/p>\n<p>Krishnamunti non ha parlato che una volta del termine Dio. Evita di adoperarlo. Non parla mai dell&#8217;Essere come lo facciamo noi, per tentare di farsi capire. Non parla della pienezza divina, n\u00e9 dell&#8217;estasi della comunione. Ci sarebbe molto pi\u00f9 gradevole udire da parte sua parole ispirate agli insegnamenti mistici che ci sino cari.<\/p>\n<p>Una volta di pi\u00f9 abbiamo creato modelli mentali ed emozionali del divino. Krishnamurti ha un infinito rispetto della realt\u00e0 divina come \u00e8. Lotta implacabilmente perch\u00e9 ci liberiamo da soli dalle immagini mentali o emotive del divino, per meglio permetterci di realizzare un giorno il ritmo segreto di Dio stesso, cos\u00ec come \u00e8 in se stesso.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la sua missione \u00e8 cos\u00ec ingrata, il suo insegnamento all&#8217;apparenza cos\u00ec negativo, tanto \u00e8 attento a liberarci dai miraggi spirituali ai quali vorremmo attaccarci. Invece di criticarlo, come fanno certi, salutiamo in lui il maestro pi\u00f9 puro, il pi\u00f9 disinteressato che ci sia, che mette ogni momento in pericolo la sua fama e il suo successo personale col carattere severo, implacabile ed eccezionalmente disinteressato del suo messaggio.<\/p>\n<p>Ram LINSSEN<br \/>\ntraduzione:Luciana Scalabrini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella prima parte Linssen fa un breve resoconto del clima degli incontri di Krishnamurti a Parigi nel 1950, spiega le difficolt\u00e0 che incontra una persona risvegliata nel suo contatto con gli altri\u2026Segue una seconda parte con una breve esposizione del pensiero di Krishnamurti.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[217],"class_list":["post-232","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-linssen-robert","tag-krisnhamurti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/232","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=232"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/232\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}