{"id":2326,"date":"2011-05-26T13:33:41","date_gmt":"2011-05-26T13:33:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2326"},"modified":"2016-04-03T23:03:48","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:48","slug":"tradizione-modernita-e-al-di-la-di-kenneth-whaite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/tradizione-modernita-e-al-di-la-di-kenneth-whaite\/","title":{"rendered":"Tradizione, modernit\u00e0 e..al di l\u00e0 di Kenneth White"},"content":{"rendered":"<p>(dal n\u00b0 5 dell\u2019antica serie di e3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini)<\/p>\n<p>\u00abCome sfuggire a questa epoca moderna e reimparare a respirare\u00bb<\/p>\n<p>(William Carlos Williams)<\/p>\n<p>Poeta. Scrittore e appassionato a tutte le tradizioni, Kenneth White propone in questo studio di realizzare una felice sintesi di tutti gli insegnamenti disponibili, sia dell\u2019estremo oriente, del celtismo, del giudaismo o del cristianesimo. Se vuole, l\u2019uomo pu\u00f2 progredire e sviluppare la spiritualit\u00e0, che tanto gli manca.<\/p>\n<p>Ecco una grande citt\u00e0 moderna.Cos\u2019\u00e8 che colpisce? La circolazione. Energie individuali, idee? No. Automobili. Non insistiamo sugli scarichi nocivi, ma soprattutto sul fatto che viviamo sotto la dittatura di un enorme sistema tecnologico, mostruoso e monotono. Uno storico della cultura delle citt\u00e0, Lewis Mumford, chiama questo una cacotopia. \u00c8 questo, e non un\u2019utopia, quel sogno che l\u2019occidente insegue fin da Platone. E nello stesso ordine d\u2019idee, ma con un linguaggio pi\u00f9 crudo, qualcuno ha detto che la modernit\u00e0 \u00e8 molto semplicemente della merdonit\u00e0.<\/p>\n<p>Gigantismo. Sovrappopolazione. Logica riduttiva. Disfatta. Collasso. Ambiente deteriorato. Effetto dinosauro. Falso progresso Rapida degradazione. Polluzione<br \/>\nSaturazione. Necrosi. Uomo unidimensionale. Entropia. Crescita cancerosa&#8230;<\/p>\n<p>Allora, che fare?<\/p>\n<p>Penso a una frase di Valery nei suoi quaderni: \u201c Non c\u2019\u00e8 che una cosa da fare: rifarsi. Non \u00e8 semplice\u201d.<\/p>\n<p>E penso ad un altro passaggio sempre nei quaderni,dove evoca quei monaci medievali che, constatando la fine di una civilt\u00e0, si isolavano e scrivevano degli immensi poemi.\u00a0\u00a0\u00a0 Per nessuno, ma chiss\u00e0\u2026.<\/p>\n<p>Lo scopo sarebbe dunque questo, provare a mantenere e sviluppare una vita completa e un\u2019azione sovrana, cio\u00e8 non subordinata a dei programmi utilitari immediati, ma a misura dell\u2019uomo e del mondo in cui ci si trova ad essere, questo mondo che abbiamo perduto costruendo le citt\u00e0.<\/p>\n<p>Isolarsi, pi\u00f9 o meno, in vista di un mondo che non sia n\u00e9 mondano n\u00e9 immondo; e comunque preferisco l\u2019immondo al mondano: il puro \u00e8 pi\u00f9 vicino all\u2019impuro che allo sterile.<\/p>\n<p>* *<\/p>\n<p>Disfarsi per rifarsi<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ,bisogna essere lucidi, rendersi conto di tutte le difficolt\u00e0, della massa di mediocrit\u00e0, coltivata o no, e peggio, della potenza della mediocrit\u00e0, ma questa non \u00e8 una ragione per rifugiarsi nel piacere pigro o per fare un suicidio intellettuale. Ci sono ancora delle possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Da adolescente pensavo spesso a quel passo di Camus un po\u2019 troppo patetico per il gusto attuale, ma non importa, occorre ricordare quei testi che hanno potuto illuminare una strada:<\/p>\n<p>\u00abQuando abitavo ad Algeri, pazientavo sempre in inverno perch\u00e9 sapevo che una notte, una notte fredda e pura di febbraio, i mandorli della valle dei Consuls si sarebbe coperta di fiori bianchi\u2026 Non \u00e8 un simbolo. Non avremo la felicit\u00e0 coi simboli.\u00a0 Bisogna essere pi\u00f9 seri\u2026 La meditazione sul loro esempio mi insegna che se si vuole salvare la mente, bisogna ignorare le proprie caratteristiche lamentose ed esaltare la propria forza e le proprie possibilit\u00e0 di riuscita. Questo mondo \u00e8 avvelenato dal dolore e sembra compiacersi di questo. \u00c8 tutto dedito a quel male che Nietzsche chiamava spirito di iniquit\u00e0. Non abbandoniamoci a questo. \u00c8 inutile piangere sulla mente, bisogna lavorare per lei.\u00bb<\/p>\n<p>Ritorniamo alla nozione di rifarsi.\u00a0 Per evitare ogni attaccamento a dei valori e a delle virt\u00f9 mi sembra che questo ri- farsi debba passare per un dis- farsi, e ci\u00f2 non implica una disfatta, ma una dissoluzione.<\/p>\n<p>In una delle pi\u00f9 celebri profezie apocalittiche sul XX\u00a0 secolo, William Yeats cos\u00ec si lamentava : \u201c Le cose si disintegrano, il centro non pu\u00f2 tenere, l\u2019anarchia \u00e8 nel mondo\u201d. \u201c Ma a volte una societ\u00e0 si disintegra liberando energie. E ci\u00f2 che pu\u00f2 sembrare anarchia dal punto di vista del centro ben assestato di una cultura pu\u00f2 essere la nascita difficile di un nuovo ordine sociale che domani sar\u00e0 pi\u00f9 umano. Esistono forme di disintegrazione creative\u201d( Roszak)<\/p>\n<p>Non pensiamo troppo presto ad un ordine sociale nuovo, consideriamo quelle liberazioni di energie. Una delle pi\u00f9 importanti si rif\u00e0 a Nietzsche. Egli dice molte cose di cui la maggior parte sono di un\u2019importanza primordiale e mondiale, ma ci\u00f2 che conta \u00e8 questa danza d\u2019energia, che rinasce e rinvigorisce da se stessa.<\/p>\n<p>Nietzsche,\u00e8 il possibile. N\u00e9 l\u2019essere, n\u00e9 il nulla: il possibile, che si presenta sotto le apparenze della molteplicit\u00e0, della turbolenza, perch\u00e9 nessun concetto lo contiene, nessuna etichetta lo definisce. Caos, direi. L\u2019idea diviene femminile, dice, liberata dai dettami socio- morali, la vita e il pensiero, la vita del pensiero e il pensiero della vita diventano un capolavoro sconosciuto.<\/p>\n<p>\u201cIl vecchio maestro non ha sfrondato\u201d, scrive Michele Serra a proposito del pittore del capolavoro sconosciuto nel romanzo di Balzac, non ha sfoltito la sua incertezza, l\u2019ha lasciata abbondare il pi\u00f9 possibile.\u00a0 Risale la pendenza, risale il tempo, vertiginosamente, ringiovanisce. L\u2019uomo d\u2019azione nasce vecchio e muore giovane, l\u2019uomo d\u2019azione rovescia il tempo. Riconoscerete il pensatore in chi va dalla verit\u00e0 ai possibili\u2026 Il vecchio folle \u00e8 sulla via del segreto sconosciuto della vita\u2026 Noi ce lo auguriamo.<\/p>\n<p>Penso a un altro vecchio pazzo uscito da tutta un\u2019altra tradizione dell\u2019eroe di Balzac, Hokusai, il maestro della vita fluttuante:<\/p>\n<p>\u00abDall\u2019et\u00e0 di sei anni, una strana mania di disegnare ogni sorta di cose si impadron\u00ec di me. A 50 anni avevo prodotto una quantit\u00e0 di opere di tutti i generi, ma nessuna mi lasciava soddisfatto. Il vero lavoro cominci\u00f2 per me a 70 anni. Ora, all\u2019et\u00e0 di 75, comincia a risvegliarsi in me un vero senso della natura. Per questo spero che che a 80 anni potr\u00f2 avere una certa potenza di intuizione che si svilupper\u00e0 fino ai\u00a0 90 anni, in modo che all\u2019et\u00e0 di cento anni potr\u00f2 dire che la mia intuizione \u00e8 quella di un vero artista. E se mi sar\u00e0 concesso di vivere fino a 110 anni, credo che una comprensione viva e vera della natura splender\u00e0 da ciascuna delle linee, da ciascuno dei punti che traccer\u00f2\u2026Invito quelli che vivranno cos\u00ec a lungo come me ad assicurarsi che mantenga la parola. Scritto all\u2019et\u00e0 di 75 anni da me, chiamato Hokusai, il vecchio uomo pazzo di pittura\u00bb<\/p>\n<p>* *<\/p>\n<p>A nostra disposizione tutte le tradizioni<\/p>\n<p>Quello che c\u2019\u00e8 di nuovo oggi \u00e8 che abbiamo molte tradizioni a nostra disposizione, di cui l\u2019una completa l\u2019altra. Non siamo pi\u00f9 obbligati\u00a0 ad inserirci in una sola tradizione ma possiamo fare meglio; al posto di una linea, ne abbiamo molte, e se si usano bene, si sorpassano le culture nazionali sempre parziali. A quale tradizione abbiamo accesso? Dapprima a quelle che\u00a0 costituiscono, globalmente, la tradizione occidentale, la tradizione giudaico- cristiana e quella greco- romana. Poi la tradizione hindu, la sino- giapponese, l\u2019africana, l\u2019islamica, l\u2019amerindiana e la celta.<\/p>\n<p>\u00c8 certo che penetrare in una tradizione richiede un enorme lavoro. Come si trova nelle nostre societ\u00e0, ha poco a che fare con la sua forza originale , \u00e8 ridotta a forme limitate e la nostra educazione \u00e8 raramente una iniziazione.<br \/>\nE\u2019 la poesia di ogni epoca\u00a0 a mantenere il senso e la dinamica della tradizione, \u00e8 la poesia a fare riconoscere e a fare irradiare quello che si chiama\u00a0 la rete.<\/p>\n<p>Per intraprendere e portare a buon punto un tale lavoro, bisogna essere un vecchio pazzo e bisogna cominciare da giovane. Hegel l\u2019aveva detto: \u201c nell\u2019epoca moderna la poesia si troverebbe confrontata ad una tale massa prosaica che non arriverebbe a\u00a0 costruirsi un cammino \u201c Perch\u00e9 essere poeta in un tempo di mancanza?\u201d, diceva Holderlin che, iniziato un tale lavoro, si trovava, come altri, in una situazione da diventare pazzo. Dopo tutto si pu\u00f2 essere poeti con un costo minore, si possono fare delle parole incrociate superiori che a volte\u00a0 si chiamano poesia moderna. E poi, nel nostro contesto culturale, non si chiama poeta quello che compone tre rime e due accordi di chitarra? T. S. Eliot, l\u2019autore di uno dei grandi poemi della modernit\u00e0, The Waseland, dice che se si vuole essere poeta dopo i 25 anni, cio\u00e8 esprimere qualcosa al di l\u00e0 della propria persona, contentandosi di una vaga creativit\u00e0, bisogna essere pronti\u00a0 ad assumere il lavoro tradizionale e transtradizionale di cui ho parlato.Ma ancora una volta, perch\u00e9 essere poeta dopo i 25 anni? Venuto il momento, ci si pu\u00f2 convertire a dei generi che richiedono meno energia intellettuale e nervosa: il romanzo per esempio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 intraprendere un cos\u00ec duro lavoro? Ebbene, perch\u00e9 si crede, malgrado tutto all\u2019educazione, alla cultura, ma soprattutto, per quanto strano possa apparire, per il piacere, un piacere che consiste nel sentirsi completamente fuori di s\u00e9 e tuttavia legato al mondo. Penso a Nietzsche che cammina lungo la baia di santa Margherita, dove Zarathustra l\u2019accompagnava e a ci\u00f2 che dice nell\u2019autobiografia Ecce Homo: \u201c Se si fosse il meno possibile superstiziosi, non si saprebbe come rifiutare la nozione che non si \u00e8 che un\u2019incarnazione, il medium di potenze superiori\u201d e penso anche a Rilke, a proposito di quelle \u201cgiornate d\u2019immensa obbedienza\u201de a quelle tempeste che ben conosceva, specialmente quando scriveva le elegie di Duino. Dopo quelle tempeste, c\u2019\u00e8 una sensazione di chiarimento assoluto e dei momenti di totale riconciliazione col mondo. E penso ancora a Rilke che, dopo aver terminato un lungo lavoro poetico, esce al chiaro di luna e accarezza, come se fosse un vecchio animale, i muri del piccolo castello Muzot. Ci\u00f2 che fa sorgere l\u2019immagine del vecchio John Cowper Powys che posa sotto la pioggia la sua fronte su una delle grosse pietre\u00a0 coperte di licheni di Stonehenge.<\/p>\n<p>* *<\/p>\n<p>All\u2019estremo punto della modernit\u00e0, un deserto bianco.<\/p>\n<p>L\u2019uso delle tradizioni nell\u2019epoca moderna \u00e8 stato diverso. Per Eliot esse danno prima di tutto un riparo contro la mediocrit\u00e0 e la confusione; Pound ci cercava fuochi di energia; perso nelle megalopoli, Miller vi vedeva orizzonti paradisiaci. Yeats avrebbe fondato in Irlanda un\u2019unit\u00e0 culturale nazionale con base nella tradizione celtica, ma avendo constatato amaramente\u00a0 che\u00a0 questa impresa si esauriva in discussioni e in realizzazioni sempre pi\u00f9 mediocri,\u00a0 prefer\u00ec abbandonare quel progetto e prefer\u00ec contemplare un viso di una giovane, un sasso o un frammento d0ossa portato dalla marea sulla sabbia\u2026<\/p>\n<p>In effetti,all\u2019uscita, all\u2019estrema punta della modernit\u00e0, si apre e si estende uno spazio desertico, nudo e bianco. \u00c8 come se si fosse bloccata la bocca e ritrovato uno spazio primitivo: George Bataille lo evoca in termini di deserto.<\/p>\n<p>\u00c8 nel deserto( montagna, landa, foresta o mansarda) che \u201cquello succede\u201d. Il lavoro postmoderno fondamentale si effettua cos\u00ec.<\/p>\n<p>L\u00e0 fuori c\u2019\u00e8 un mondo.<\/p>\n<p>* Partager\/Envoyer \u00e0 un<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dal n\u00b0 5 dell\u2019antica serie di e3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini) \u00abCome sfuggire a questa epoca moderna e reimparare a respirare\u00bb (William Carlos Williams) Poeta. 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