{"id":237,"date":"2010-09-12T17:43:10","date_gmt":"2010-09-12T17:43:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=237"},"modified":"2016-04-03T23:06:33","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:33","slug":"la-luce-delloscuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-luce-delloscuro\/","title":{"rendered":"La luce dell\u2019Oscuro"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 45<\/p>\n<p>La filosofia occidentale si basa, per le domande essenziali, sulla sorgente misconosciuta del pensiero greco. Jean Bouchart d\u2019Orval evoca la luce dell\u2019Oscuro, del famoso Eraclito d\u2019Efeso. Affrontare il pensiero d\u2019Eraclito con la metodologia proposta dall\u2019autore, \u00e8 scoprire l\u2019origine del pensiero filosofico occidentale.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Oscuro, Quello che \u00e8 senza segno distintivo, che non \u00e8 oggetto che sia colto da un soggetto; Quello che \u00e8 il cogliere stesso; che \u00e8 Puro sguardo, Pura Coscienza\u201d<\/p>\n<p>D: Jean Boughart d\u2019Orval, ci sono gi\u00e0 molte traduzioni e commenti dei frammenti d\u2019Eraclito; perch\u00e9 vi siete dedicato a tradurre e commentare questo pensiero dell\u2019antichit\u00e0?<\/p>\n<p>R: Eraclito ha formulato qualcosa di davvero inaudito, ma i suoi contemporanei avevano del cemento nelle orecchie e i commentatori antichi e moderni che si sono susseguiti non sono riusciti che a banalizzare e offuscare lo splendore della sua luce. In generale, le traduzioni e i commenti che esistono non sono soddisfacenti, nel senso che trascurano l\u2019essenziale di Eraclito.<\/p>\n<p>L\u2019uomo della fine del XX secolo ha bisogno di capire il discorso-vortice di Eraclito (come lo chiama il prof. Constantin Fobuias nella sua magnifica prefazione) in tutta la sua radicalit\u00e0 e, per questo, \u00e8 meglio posto nei Greci della fine del VI secolo avanti Cristo. Molti sono quelli che, nelle societ\u00e0 industriali, hanno esplorato il mondo dell\u2019apparire, quello della forma, per realizzare che quello che cercano \u00e8 al di l\u00e0 di ogni \u201ccosa\u201d. L\u2019uomo che si trova davanti la rivista 3^ Millenarie ha la capacit\u00e0 e l\u2019opportunit\u00e0 di sentire Eraclito dire: \u201cDi tutti quelli di cui ho sentito i discorsi, nessuno \u00e8 arrivato a riconoscere che chi \u00e8 saggio trascende ogni cosa\u201d.<\/p>\n<p>Il mondo antico, ha dapprima sentito parlare d\u2019Eraclito da Platone e Aristotele. Sono questi due, soprattutto Aristotele, che hanno dato il tono all\u2019Occidente, mettendo avanti un percorso coltivato da allora con le caratteristiche della \u201cfilosofia\u201d. Ma Eraclito non \u00e8 un filosofo come s\u2019intende in occidente; ci\u00f2 che ha formulato non \u00e8 fondato sull\u2019opinione, sul punto di vista personale, n\u00e9 sul ragionamento o la credenza. E\u2019 un autentico saggio, cio\u00e8 un essere umano, che ha smesso di credersi un essere umano o qualsiasi cosa, compreso un saggio. Ci\u00f2 che distingue un vero saggio dagli altri uomini \u00e8 che ha smesso di vivere come uno che dorme.<\/p>\n<p>Nell\u2019India tradizionale, con il termine rishi si designa colui di cui l\u2019ignoranza \u00e8 finita. Bisogna spesso ricorrere a questi termini esotici perch\u00e9 in questo contesto le nostre parole europee non vogliono pi\u00f9 dire granch\u00e9. Si chiama \u201csaggio\u201d presso a poco non importa chi pretende d\u2019 esserlo o se ne d\u00e0 l\u2019aria. D\u2019altronde la parola \u201cfilosofo\u201d indica qualcuno che si \u00e8 formato un sistema di pensiero con le sue letture e le sue riflessioni. Ora, le idee che ha espresso Eraclito non vengono a fondare un sistema filosofico; Eraclito non ha niente da dire. Uno dei frammenti dice:\u201d L\u2019Onnipotente di cui l\u2019oracolo \u00e8 quello di Delfi non dice n\u00e9 nasconde, ma fa segno\u201d Ecco, Eraclito anche lui \u201cfa segno\u201d e rinvia l\u2019uomo alla sua propria luce, piuttosto che infliggergli un sistema di pensiero o un ideale e costringerlo all\u2019indigenza spirituale per il resto dei suoi giorni. Si \u00e8 subito e prima di tutto dato all\u2019ascolto, piuttosto che provare a costruirsi una opinione.<\/p>\n<p>La maggior parte delle traduzioni e dei commenti di Eraclito danno per scontato che aveva un messaggio da far passare, una teoria da dire al mondo. Certo, il testo pu\u00f2 a volte dare questa impressione; ma contrariamente a ci\u00f2 che \u00e8 successo dopo in occidente, \u00e8 prima di tutto il frutto del reale ascolto. E\u2019 importante ristabilire questo, se no si fanno dire a Eraclito delle banalit\u00e0. Cos\u00ec uno dei frammenti importanti dice:\u201d L\u2019Unico \u00e8 Quello che \u00e8 saggio: sapere che quello che conosce, governa tutte le cose attraverso tutte le cose\u201d. La traduzione solita dice qualcosa del genere. \u201cLa saggezza consiste in una sola cosa: sapere che una saggia ragione governa tutto attraverso tutto\u201d. Questo \u00e8 accettabile sul piano grammaticale, ma lo splendore di Eraclito si trova allora ricoperto da uno strato buio che banalizza la luce dell\u2019Oscuro. Tradurre \u201cgnoum\u201d con \u201cuna saggia ragione\u201d riempie temporaneamente la nostra insicurezza e siamo molto tentati di accettarlo e di passare oltre. E\u2019 sempre questa insicurezza che ci spinge a stare alla superficie dell\u2019esistenza e ad attaccarci a tutti i concetti che rassicurano e rafforzano l\u2019idea dell\u2019 \u201cio\u201d oggettivando tutto.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che le opere accademiche definiscono \u201cuna saggia ragione\u201d e che i religiosi chiamano Dio pu\u00f2 rassicurarci sulla piatta orizzontalit\u00e0 del nostro mondo immaginario, dove l\u2019idea del soggetto e dell\u2019 oggetto si profila dietro ogni percezione, ma prima o poi ci\u00f2 che non \u00e8 reale crolla.<\/p>\n<p>Per la maggioranza degli esseri umani, questo succede con la morte del corpo e della struttura egoica. Ma bisogna arrivare alla morte per realizzare la nostra ignoranza colossale? Eraclito propone la cessazione di questa ignoranza ora, coscientemente, lucidamente, in modo che i suoi residui nella memoria di cui fa parte, possano essere sciolti e la libert\u00e0 illuminarsi in tutto il suo splendore. Non \u00e8 che Eraclito neghi l\u2019esistenza di una specie di saggia ragione, ma suggerisce di andare a vedere la vera natura di questa saggia ragione. Dopo aver sentito \u201cuna saggia ragione\u201d l\u2019attenzione si assopisce, la ricerca ristagna. Quando ci si accontenta della parola stessa, si assume il concetto di un\u2019entit\u00e0 separata da s\u00e9 che governa tutto come un governo fatto con i propri cittadini, con degli scopi, dei mezzi e dei risultati. La \u201csaggezza\u201d allora diventa qualche cosa, ci\u00f2 che Eraclito giustamente dice che non \u00e8. Ci\u00f2 che Eraclito ha realizzato nella sua meditazione \u00e8 radicale; \u00e8 perch\u00e9 ha vissuto in modo audace e ci\u00f2 che propone non \u00e8 banale. E\u2019 la realt\u00e0 che \u00e8 audace. Se si osa abbandonare, anche per un momento, le rappresentazioni tradizionali rassicuranti, vive la meraviglia. La verit\u00e0 mostra di essere tanto pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 elegante di tutti i modelli con i quali l\u2019uomo si \u00e8 torturato il cervello da millenni!<\/p>\n<p>Il senso primario di \u201cgnom\u00e8\u201d \u00e8 \u201cla facolt\u00e0 d conoscere\u201d; \u00e8 \u201cquello che conosce\u201d.<\/p>\n<p>Che \u00e8 tutto. Ma il pensiero, nella sua paura di uscire dal conosciuto, si \u00e8 affrettato a farne \u201cuna saggia ragione\u201d che controlla tutto in modo volontario. Eraclito ci invita, in questo frammento e in molti altri, a uscire dall\u2019immagine infantilizzante di un Dio con delle mire per le sue creature, dei piani, delle strategie, un Dio che negozia con i suoi \u201csoggetti\u201d, un Dio nel divenire, sorpreso dal tempo.<\/p>\n<p>D: Parlate di un ascolto reale. Cosa intendete con questo?<\/p>\n<p>R: L\u2019ascolto \u00e8 fondamentale per Eraclito. \u201cNon essendo portati per l\u2019ascolto, non sanno nemmeno parlare\u201d dice uno dei frammenti. Potremmo dire che non sanno pensare, parlare, n\u00e9 agire. Essi sono i dormienti, come li chiama Eraclito, che vivono in modo automatico e incosciente, giorno dopo giorno, anno dopo anno, che continuano a credere, malgrado le smentite quotidiane che porta loro la vita, che sono gli autori dei loro pensieri, delle loro parole e dei loro atti, come delle entit\u00e0 individuali.<\/p>\n<p>L\u2019ascolto di cui parla Eraclito non diventa possibile che quando l\u2019essere umano realizza profondamente la futilit\u00e0 di tutte le sue pretese e le sue strategie. Succede allora qualcosa di fresco: l\u2019ascolto \u00e8 senza scopo, senza attesa, senza soggetto e senza oggetto. Nessuno ascolta e niente \u00e8 ascoltato, ma c\u2019\u00e8 ascolto. Se si vuole, si pu\u00f2 chiamare questo meditazione, ma l\u2019importante \u00e8 la realt\u00e0 stessa e non il concetto o la parola. Finora l\u2019ascolto dell\u2019uomo, a parte qualche eccezione, \u00e8 sempre stato l\u2019ascolto di qualcosa, di qualcuno. C\u2019\u00e8 sempre \u201cqualche cosa\u201d che si aspetta, qualcosa al quale si potrebbe arrivare per una strada, forse facendo yoga, praticando la meditazione, pregando, diventando buddista, o cristiano, o ancora frequentando un ashram in India per anni. Non \u00e8 che queste strade siano cattive, no; \u00e8 la nostra \u201cattitudine\u201d che \u00e8 maldestra, \u00e8 il nostro impulso al profitto che ci allontana da ci\u00f2 che cerchiamo. Eraclito dice: \u201cSe non si aspetta l\u2019inatteso, non lo si scoprir\u00e0, lui che \u00e8 inesplorabile e senza accesso\u201d. Propone un ascolto sciolto dal contenuto della memoria, un ascolto veramente silenzioso, purgato di tutte le velleit\u00e0 di cambiare qualsiasi cosa a ci\u00f2 che \u00e8. Non che i cambiamenti cessino, al contrario. Eraclito sottolinea il carattere dinamico della manifestazione dell\u2019Unico: \u201ctutto scorre\u201d dice \u201ctutto cede e niente tiene\u201d o ancora \u201c il sole \u00e8 nuovo ogni giorno\u201d o ancora \u201cnon si pu\u00f2 entrare due volte nello stesso fiume\u201d. D\u2019altronde, il solo vero cambiamento dell\u2019uomo accade nel momento in cui si lascia prendere dall\u2019Inatteso. Eraclito chiama anche questo ascolto quello del logos: \u201cla saggezza vuole che quelli che sono all\u2019ascolto, non di me ma del logos, vedano che ogni cosa \u00e8 l\u2019Unico\u201d. Non \u00e8 un uomo che \u00e8 ascoltato, non \u00e8 un concetto n\u00e9 un ideale, no; \u00e8 il Logos, che \u00e8 una parola utilizzata per nominare quello che \u00e8 \u201cinesplorabile e senza accesso\u201d ma che \u00e8 la nostra natura profonda. La parola logos \u00e8 felice perch\u00e9 se non si conosce il greco non vuol dire niente e tanto meglio. Quando si pu\u00f2 mettere un senso alla parola logos, ci vuole tempo per disfarsi delle rappresentazioni. Certo, per chi come me ha l\u2019handicap d\u2019aver studiato un po\u2019 il greco antico, si pu\u00f2 divertire a penetrare in un senso profondo e perduto la parola logos (io l\u2019ho fatto) ma pi\u00f9 profondamente la parola non vuol dire niente! Nessuna parola vuol dire qualcosa di reale se si insiste perch\u00e9 dica qualcosa\u2026 Liberarsi dal senso permette di essere con una mente chiara. Eraclito dice: \u201cAvere la mente chiara \u00e8 la pi\u00f9 alta virt\u00f9; la saggezza consiste nel parlare della realt\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8 e agire secondo la propria vera natura, stando al suo ascolto\u201d. Nella chiarezza delle mente tutto diventa luminoso.<\/p>\n<p>D: Eraclito insiste sull\u2019impermanenza di ogni cosa. Non assomiglia a Buddha in questo?<\/p>\n<p>R: Eraclito \u00e8 vissuto esattamente alla stessa epoca di Buddha in India e di Lao-Tseu in Cina, ma nessuno dei tre ha mai sentito parlare degli altri. E\u2019 in ogni caso una mancanza di visione tentare di paragonare gli insegnamenti dei saggi autentici, di provare a vedere l\u2019influenza dell\u2019uno sull\u2019altro. I tre hanno formulato la Tradizione, cio\u00e8 ci\u00f2 che non si riferisce al tempo e alla persona. Nei tre casi \u00e8 la stessa Sorgente che opera: non bisogna stupirsi di trovare un\u2019identit\u00e0 di fondo. Ma non \u00e8 essenziale fare lunghi studi comparativi; \u00e8 meglio stabilirci noi stessi in questa Sorgente!<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Eraclito insiste, in molti frammenti, sull\u2019impermanenza di tutte le cose? E\u2019 che l\u2019uomo, nella sua vita di tutti i giorni, insiste egli stesso pesantemente sulla permanenza di queste cose! Certo, intellettualmente sappiamo che \u201ctutto cede, niente tiene\u201d come dice Eraclito, ma sul piano emotivo, l\u00ec dove tutto si gioca nella nostra vita, agiamo come se tutto fosse permanente&#8230; Perch\u00e9 stupirsi d\u2019incontrare la sofferenza?<\/p>\n<p>La sofferenza \u00e8 sempre il risultato di una lettura distratta della realt\u00e0. Le nostre azioni, le nostre parole e i nostri pensieri sono tutte interrogazioni per sapere che cosa \u00e8 reale. Sentire un desiderio in effetti \u00e8 fare la domanda: \u201cquesto \u00e8 reale?\u201d. La risposta non \u00e8 sempre la stessa? Perch\u00e9 continuiamo ad agire, parlare e pensare come se tutto dovesse durare a livello di forma e fenomeno? Semplicemente non spingiamo la nostra inchiesta cos\u00ec lontano per sradicare finalmente la tenace illusione che esistano cose individuali, che ci sono molte entit\u00e0. Quando ci si d\u00e0 veramente all\u2019ascolto, prende piede una nuova comprensione,il sapere che \u201ctutte le cose \u00e8 l\u2019Unico\u201d. A quel punto si smette di credere a una pluralit\u00e0 d\u2019esistenze. Se il chiacchiericcio mentale si calma davvero, se pure per un momento, la realt\u00e0 della Pura Coscienza si rivela. Come parlare di un Dio separato dalle sue creature, come lo propongono diverse religioni? Come accontentarsi di caldeggiare una \u201cteoria\u201d sulla realt\u00e0, come lo scienziato che non spinge pi\u00f9 lontano la sua ricerca?<\/p>\n<p>D: Un ultima parola?<\/p>\n<p>R: Possiamo lasciarla allo stesso Eraclito: \u201cE\u2019 l\u2019eredita legata a tutti gli uomini: conoscere se stessi e vivere nella chiarezza\u201d Abbiamo tutti la capacit\u00e0 di riconoscere il vero, perch\u00e9 noi siamo la verit\u00e0 stessa. E\u2019 questa verit\u00e0 che si cerca in quella che chiamiamo la nostra vita, i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri atti. L\u2019ombra \u00e8 presente in noi per comprendere questo riflesso che noi prendiamo per la luce e far uscire la vera luce, la luce dell\u2019Oscuro.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il saggio d\u2019Efeso dice: \u201cE\u2019 proprio della nostra vera natura manifestarsi mentre si nasconde\u201d<\/p>\n<p>\u2013 Traduzione di Luciana Scalabrini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 45 La filosofia occidentale si basa, per le domande essenziali, sulla sorgente misconosciuta del pensiero greco. Jean Bouchart d\u2019Orval evoca la luce dell\u2019Oscuro, del famoso Eraclito d\u2019Efeso. 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