{"id":239,"date":"2010-09-12T17:44:02","date_gmt":"2010-09-12T17:44:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=239"},"modified":"2016-04-03T23:06:33","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:33","slug":"le-chiavi-della-felicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/le-chiavi-della-felicita\/","title":{"rendered":"Le chiavi della felicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 75<\/p>\n<p>In un istante di calma, nella quiete del cuore, possiamo riconoscere la nostra assenza di bisogno, e in particolare l\u2019assenza di questo desiderio molto particolare di essere felici?<\/p>\n<p>La stessa assenza di questo desiderio riflette il silenzio fatto di una leggerezza insolita nel quale ci sembra talvolta di essere immersi. Al contrario, presi dal desiderio cos\u00ec pressante di essere felici, identificati in questo sogno cos\u00ec comune, diventiamo come estranei a noi stessi, a questa fibra cos\u00ec intima di cui pertanto conosciamo il sapore, come espulso dal nostro essere sotto un impulso sconosciuto perch\u00e9 mai interrogato. Questo impulso orienta le nostre azioni nel mondo esteriore, verso il mondo dei sensi, verso uno scopo, l\u2019ottenere un beneficio inconsciamente sperato. Ma chi spera questo e chi agisce per questo beneficio? Se potessimo fermarci, sentire fisicamente la nostra identificazione con colui che tiene le redini del potere e dell\u2019azione in noi, forse allora ci sarebbe possibile vedere la sua manifestazione nel momento in cui si produce, dal vivo?<\/p>\n<p>Ma questa stessa domanda, da dove viene e chi la pone?<\/p>\n<p>La ricerca della felicit\u00e0 si svolge nel mondo del conosciuto, e il lato oscuro di questa ricerca si nasconde nella resistenza, anche questa inconscia, a ci\u00f2 che \u00e8, nel rifiuto di vivere l\u2019istante presente, in questa stranissima psicopatia che consiste nel pensare che tutto andr\u00e0 meglio domani.<\/p>\n<p>Questo doppio movimento, di ricerca di felicit\u00e0 o di tranquillit\u00e0, accompagnata dal rifiuto della situazione cos\u00ec com\u2019\u00e8, si manifesta a livello fisico con una tensione che scende nei muscoli pi\u00f9 profondi e impregna la pi\u00f9 piccola delle nostre cellule. Gli occhi, la mascella, la fronte, il ventre subiscono la pressione interiore delle nostre tensioni, la respirazione diventa superficiale\u2026 A livello emozionale si aprono in corolle odorose alcuni fiori stupefacenti per le cose che ricoprono: paura, comportamenti isterici, menzogna, dissimulazione, falsa gioia, abbattimento, vessazioni ecc. Infine il piano intellettuale \u00e8 invaso da associazioni di pensieri, talvolta accompagnati da vaghe immagini, oppure da immagini precise quando l\u2019energia sessuale \u00e8 fortemente aspirata nel vortice del disfunzionamento della nostra psiche.<\/p>\n<p>E\u2019 possibile che io viva cos\u00ec?<\/p>\n<p>Questo quadro pu\u00f2 applicarsi a me? Immediatamente c\u2019\u00e8 una resistenza: \u201cNo! Evidentemente mi accade di vivere dei momenti come quelli descritti, ma non tutto il tempo. D\u2019altronde, ma va abbastanza bene\u201d. Ecco in sostanza il discorso che, in una frazione di secondo, appare nella mia coscienza. Ma la rapidit\u00e0 con cui questa opinione appare in me, se si pu\u00f2 dire senza sforzo, come se la risposta forse gi\u00e0 pronta, e l\u2019energia sottostante che l\u2019accompagna appaiono, guardandola pi\u00f9 da vicino, dubbiose.<\/p>\n<p>Rifiutare la descrizione del caos interiore che sarebbe mio sembra rivestire una straordinaria importanza.<\/p>\n<p>Vedere l\u2019anarchia del mio funzionamento quotidiano mi sarebbe insopportabile? Vedere che sono sotto la tirannia di impulsi che nascono fuori da ogni decisione cosciente mi sarebbe inaccettabile? Sembra di si. I miei pensieri, le mie emozioni, la mia gestualit\u00e0 si fanno in un modo stranamente meccanico e incosciente. Un esempio di questa meccanicit\u00e0? Eccone uno, preso dal vivo: mi si domanda se ho terminato un lavoro, che non ho ancora cominciato. E allora sorge, da sola, una risposta oppositiva, una bugia che esce automaticamente dalla mia bocca con una tale buona fede che la persona che m\u2019interroga non pu\u00f2 supporre nemmeno per un momento che abbia totalmente dimenticato quel lavoro. Ed esce ogni sorta di giustificazioni: \u201cin ogni modo, questo lavoro \u00e8 molto semplice e rapido. In due minuti sar\u00e0 fatto\u2026 non \u00e8 che una piccola bugia\u2026 d\u2019accordo, \u00e8 una bugia, ma anche lui, che mi chiede, come si comporta con gli altri?\u201d.<br \/>\nGiustificazioni, poi accuse verso l\u2019altro: funzionamento solito dell\u2019ego. Rifiuto la realt\u00e0 della mia irrealt\u00e0, nego la sofferenza che \u00e8 in me e la ricerca della felicit\u00e0, nel suo aspetto illusorio, e sotto la dipendenza di questo rifiuto. Essa ne \u00e8 colorata e questa colorazione \u00e8 nata dall\u2019ego, nelle sue attese e proiezioni, nella sua lotta per la sopravvivenza alle dipendenze del nostro intimo essenziale.<\/p>\n<p>La ricerca della felicit\u00e0, corollario del rifiuto della sofferenza e dell\u2019accettazione di vedere la situazione com\u2019\u00e8, nella sua plenaria nudit\u00e0 \u00e8 diventata il grande gioco dell\u2019ego. Che cos\u2019\u00e8 allora la felicit\u00e0? Si tratta dell\u2019immagine d\u2019Epinal, largamente incosciente e condizionata, che tutti noi portiamo, di sapere come \u00e8 un amore perfetto, un famiglia felice, una bella casa? Questa immagine fu deposta in noi dall\u2019esterno, e noi la coviamo e la riscaldiamo senza posa, come se facesse parte della nostra carne. Ora, molto presto, la nostra esperienza di vita intacca questa immagine rendendoci amari. Per\u00f2, il nostro attaccamento a questa immagine sembra essere cos\u00ec forte che persiste.<\/p>\n<p>Le chiavi della felicit\u00e0 come ce la presentano le riviste.<\/p>\n<p>Come raggiungere la felicit\u00e0? Poich\u00e9 \u00e8 in questi termini che si pone in noi la domanda. C\u2019\u00e8, al di l\u00e0 della griglia di ferro costruita dalle nostre proiezioni, una felicit\u00e0 indipendente dalle circostanze della vita, incondizionata senza proiezioni? E immediatamente il nostro pensiero condizionato si mette in cerca di una risposta: \u201cEsistono sicuramente delle chiavi, si deve poterle scoprire\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 utile andare lontano. Si, le chiavi esistono. Sono disponibili dappertutto, si affiggono sui muri delle nostre citt\u00e0, si pubblicano in migliaia di libri, e si diffondono su internet. Andiamo alla loro scoperta, accogliamole, vediamo fino a ove possono condurci. Il numero di queste chiavi varia secondo le riviste, ma le ricette proposte girano attorno ad alcune idee forza, che citiamo in corsivo:<\/p>\n<p>1) \u201cRitrovare la stima di s\u00e9. La stima di s\u00e9 \u00e8 un pegno di felicit\u00e0, una dimensione della personalit\u00e0 che ha bisogno d\u2019 essere alimentata. Pensate in positivo\u201d.<br \/>\nPenetriamo qui nel quadro dello sviluppo personale. Riassumendo questo testo, si tratta di alimentare,di coltivare la stima di s\u00e9 grazie a una \u201cattitudine positiva\u201d. Dietro queste parole cos\u00ec semplici, tante domande sono possibili\u2026 Pensare positivo genera dunque la felicit\u00e0, cio\u00e8 la gioia. In altri termini, il pensiero potrebbe pilotare le nostre emozioni, farle apparire \u201ca volont\u00e0\u201d. Com\u2019\u00e8 nella nostra vita quotidiana? Il modo di funzionare del nostro pensiero ci permette di pilotare a nostro modo le nostre emozioni, i nostri sentimenti? Non \u00e8 piuttosto il contrario? Un semplice esempio: devo presentare il mio lavoro a degli esperti. Questi, per i loro commenti, mi pongono in una posizione di difesa. Non mi sento a mio agio, comincio a sudare, un vago rossore appare sulla fronte, e il funzionamento del mio pensiero si altera gradatamente mentre cresce il mio imbarazzo, mentre faccio degli sforzi incredibili per mantenere un\u2019apparenza calma. Finisco di parlare e lascio il \u201cring\u201d un po\u2019 suonato, ma sperando di essere riuscito a salvare le apparenze. Il mio pensiero allora prende un avvio strano. Giudicate voi: ecco che ricostruisce la scena, ma si verifica una \u201cleggera\u201d distorsione, i fatti cominciano a cambiare a mio vantaggio. Mi immagino mentre chiudo il becco a quei cari esperti, a mostrar loro chi \u00e8 il pi\u00f9 competente (ve lo lascio indovinare). E\u2019 questo il pensiero positivo? I fatti sono accaduti. Chi ha deciso le mie reazioni? C\u2019\u00e8 stata una qualsiasi libert\u00e0 interiore che abbia presunto di \u201calimentare la stima di s\u00e8\u201d? Non c\u2019\u00e8 controllo.Ogni tentativo di controllo si basa su una identificazione con un \u201ccontrollore\u201d ma qual \u00e8 la reale sostanza di questo? Questo controllore non \u00e8 precisamente quello stesso che impedisce la fluidit\u00e0 della vita?<\/p>\n<p>Non posso che constatare la sua presenza in tutti i momenti della vita quotidiana dove sono in contatto con gli altri: cosa penseranno di me se dico questo o quello? Questo controllore \u00e8 una faccia dell\u2019ego, una credenza non investigata in un personaggio di sogno che vorrei poter incarnare. Pensare positivo sottintende che ci sia una indifferenza interiore, che mi permette una scelta sulla qualit\u00e0 dei miei pensieri e delle mie emozioni. E\u2019 questo il caso?<\/p>\n<p>La stima di s\u00e9 in senso psicologico, \u00e8 una illusione dell\u2019ego e non serve che a fortificarlo.<\/p>\n<p>Ha per conseguenza il radicarsi in una via \u201cantispirituale\u201d, dove l\u2019accento \u00e8 posto sulla personalit\u00e0 anzich\u00e9 sull\u2019essere. Il s\u00e9 di cui qui si tratta non \u00e8 che un\u2019illusione dell\u2019ego.<\/p>\n<p>2) \u201cColtivate delle buone relazioni con gli altri. In contrapposizione alla tendenza dell\u2019ego, pensare agli altri \u00e8 importante per essere felici\u201d(A. Ellis, fondatore dell\u2019approccio emotivo-relazionale).<\/p>\n<p>Qui si tratta di sforzarsi di coltivare queste buone relazioni, in contrasto con le manifestazioni abituali della nostra personalit\u00e0 che sarebbero giudicate poco gradite agli altri? Si tratterebbe allora di indossare il costume di una apparenza simpatica. Questo consiglio \u201cgiudizioso\u201d \u00e8 recepito evidentemente al livello pi\u00f9 ordinario del pensiero, e non sappiamo bene che \u00e8 condizionato, lontano dal cuore. Il nostro pensiero pu\u00f2 decidere, una volta ancora, della nostra realt\u00e0 interiore? Se \u201cio\u201d decido di coltivare delle buone relazioni con gli altri, non \u00e8 per il rifiuto delle manifestazioni della mia personalit\u00e0 profana? Qual \u00e8 questo \u201cio\u201d che potrebbe prendere quella decisone? Non entrare in conflitto con un altro \u201cio\u201d di cui gli scopi saranno differenti (per esempio affermare la mia superiorit\u00e0)? Su quale parte della mia psiche si basa questo giudizio? Le manifestazioni negative della mia personalit\u00e0 ordinaria sono la realt\u00e0: negarle non sarebbe che negare la realt\u00e0. Non ha pi\u00f9 senso conoscerle nelle loro modalit\u00e0 di manifestazione e di scomparsa, assaporarle, conoscerne il gusto fino ai minimi dettagli? Tale conoscenza partecipa gi\u00e0 ad una disidentificazione dalle manifestazioni dell\u2019ego. Forma la base di un autentico percorso di conoscenza di s\u00e9, a fini spirituali.<\/p>\n<p>Nessuna soluzione alla sofferenza pu\u00f2 mantenersi a livello della confusione psichica in mezzo alla quale si svolge la mia vita.<\/p>\n<p>3) \u201cFate la pace col vostro passato. Basta a volte parlarne. Soprattutto se le vostre angosce, e un certo malessere, diventano un ostacolo alla vostra felicit\u00e0\u201d<br \/>\nLe angosce sono evidentemente un ostacolo alla felicit\u00e0. Qual \u00e8 la sorgente delle angosce? Quale la sorgente dell\u2019angoscia fondamentale, prima? Si tratta davvero di far la pace col presente? Non si tratta di un rifiuto del presente? Non posso vedere a che punto una parte di me vuole aggrapparsi alla sofferenza passata? Questa parte si nutre di quella sofferenza e la fortifica. Investigare il processo di quella identificazione, dal vivo, nel momento in cui si presenta, apre una scoperta essenziale: quella di una possibile libert\u00e0 interiore. Uno sguardo neutro pu\u00f2 posarsi sulla mia attivit\u00e0 quotidiana, leggero come una piuma, di una leggerezza tale, che, se non si sta attenti, la nostra vita intera potrebbe cadere nella\u2026 felicit\u00e0! Fortunatamente per lui, l\u2019\u201dego\u201d veglia\u2026<\/p>\n<p>4) \u201cSviluppate la vostra creativit\u00e0. Combattere la routine, aprirsi allo sconosciuto\u2026 La materia prima: la curiosit\u00e0\u2026 Permettetevi di sbagliare, di tentare\u2026 Divertitevi e inventate\u201d.<br \/>\nLa vera creativit\u00e0 non pu\u00f2 che risultare da un\u2019armonia interiore tra il cuore, la sensibilit\u00e0 e il pensiero. Si trova allora a un altro livello di quello che ci \u00e8 presentato. Aprirsi all\u2019ignoto, su un piano orizzontale, ci \u00e8 impossibile. Al contrario, quando amiamo per inerzia e paura dell\u2019ignoto, rimetterci nel passato! Quanto amiamo ritrovare le nostre abitudini! Questo non serve a farci dimenticare i nostri \u201cproblemi\u201d? Evidentemente, il problema vero \u00e8 che i \u201cproblemi\u201d rinascono con la stessa forza di prima! Questi \u201cproblemi\u201d sorgono dalla mia confusione psichica tra desideri fugaci e violenti, resistenze tenaci o infime, inerzia o eccitazione, essendo tutti dipendenti dall\u2019umore di mia suocera, dal grado di umidit\u00e0 dell\u2019atmosfera e da altri elementi indipendenti dalla \u201cmia volont\u00e0\u201d. Tutto nella mia personalit\u00e0 condizionata si oppone a ci\u00f2 che \u00e8 proposto: \u201cio\u201d non posso autorizzarmi a commettere errori perch\u00e9 \u201cio\u201d rifiuto di aver torto, \u201cio\u201d non accetto l\u2019errore. Questo \u201cio\u201d si manifesta alla velocit\u00e0 della luce, almeno ad una velocit\u00e0 molto superiore a quella alla quale funziona il mio pensiero, che non pu\u00f2 vedere questa resistenza nel momento in cui appare; non la vede che dopo, nel flusso di un giudizio sulla suddetta resistenza.<\/p>\n<p>\u201cSiate Zen, divertitevi, apritevi all\u2019ignoto, siate curiosi\u2026 tutto appare cos\u00ec semplice!\u201d<br \/>\nQuesti consigli si basano su un postulato: la nostra capacit\u00e0 di fare, di generare in noi a \u201cvolont\u00e0\u201d uno stato mentale dato, che, all\u2019occorrenza sarebbe la gioia. L\u2019andazzo del mondo dimostra l\u2019inanit\u00e0 di questo postulato; il mondo intero guerreggia e soffre! Non pu\u00f2 che sorgere la domanda: come succede che sia cos\u00ec presente il disordine e sia dovunque si posi lo sguardo? La risposta non pu\u00f2 che venire da un percorso di ricerca interiore. Questa inizia a livello dove io sono, nella dualit\u00e0 osservatore-osservato: ma il fuoco di questa indagine spinger\u00e0 il cercatore a vedere la densit\u00e0 dei suoi blocchi interiori, che si riformano senza posa, a constatare la rigidit\u00e0 dei suoi processi di pensiero, la sua identificazione ad opinioni depositate in lui dall\u2019esterno e la propria immensa suggestionabilit\u00e0. Cosa c\u2019\u00e8 in me che venga da me realmente? Lasciare che questa domanda viva, portarla con s\u00e9 \u00e8 permettere a un\u2019altra dimensione di rilevare le sue pi\u00f9 intime radici che sono gi\u00e0 in noi. La felicit\u00e0 non si controlla. Nessuno la possiede. Ogni tentativo da parte \u201cmia\u201d per farla venire la fa retrocedere. Questo riconoscimento di tutto l\u2019essere, senza abbagli, far\u00e0 fiorire uno spazio di libert\u00e0 da cui l\u2019ego \u00e8 assente. Questa libert\u00e0 \u00e8 un abbandono a ci\u00f2 che \u00e8: \u00e8 amore, e amore \u00e8 felicit\u00e0.<\/p>\n<p>\u2013 Traduzione di Luciana Scalabrini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 75 In un istante di calma, nella quiete del cuore, possiamo riconoscere la nostra assenza di bisogno, e in particolare l\u2019assenza di questo desiderio molto particolare di essere felici? La stessa assenza di questo desiderio riflette il silenzio fatto di una leggerezza insolita nel quale ci sembra talvolta di essere immersi. 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