{"id":243,"date":"2010-09-12T18:02:10","date_gmt":"2010-09-12T18:02:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=243"},"modified":"2016-04-03T23:06:33","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:33","slug":"linno-delle-origini-e-la-fine-dei-tempi-i-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/linno-delle-origini-e-la-fine-dei-tempi-i-parte\/","title":{"rendered":"L\u2019inno delle Origini e la fine dei tempi, I parte"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 43<\/p>\n<p>L\u2019Inno delle Origini (Nasadiya Sukta)<\/p>\n<p>&#8211; Non c\u2019era allora n\u00e9 il non-essere n\u00e9 l\u2019essere. Non c\u2019era n\u00e9 spazio fisico n\u00e9 spazio sottile. Chi velava Quello, chi lo proteggeva? Cos\u2019era l\u2019Acqua senza fondo e l\u2019impenetrabile?<\/p>\n<p>&#8211; Non c\u2019era n\u00e9 morte e nemmeno immortalit\u00e0. Non c\u2019era allora alcuna manifestazione della notte e del giorno. Questo Uno respirava senza respiro, maturo in s\u00e9. Cosa c\u2019era d\u2019altro che Quello? Quale altra delizia poteva esserci?<\/p>\n<p>&#8211; Al primo inizio, tenebre ricoprivano tenebre. Questa Distesa indistinta era tutto. In quel tempo, questo Non-nato vuoto, questo Uno onnipotente, emergendo apparve per il potere dell\u2019Ardore.<\/p>\n<p>&#8211; All\u2019inizio, si svilupp\u00f2 una sorta di Desiderio, che fu il primo germe del pensiero. Cercando con saggezza nel pi\u00f9 profondo di se stessi i visionari scoprirono il legame tra il manifesto e il non manifesto.<\/p>\n<p>&#8211; La loro corda era tesa in orizzontale. Qual era il sotto, qual era il sopra? Ci furono portatori di semenza e di potenti forze; in basso c\u2019era l\u2019Istinto, in alto la Grazia.<\/p>\n<p>&#8211; Chi sa in verit\u00e0? Chi saprebbe dire qui da dove \u00e8 apparsa questa creazione, da dove \u00e8 stata lanciata? Anche gli dei sono al di qua di questo emergere. Chi pu\u00f2 dire da dove emana?<\/p>\n<p>&#8211; Questa creazione, da dove emana. Se \u00e8 tenuta, o se non lo \u00e8, Colui che l\u2019impregna nello spazio pi\u00f9 sottile lo sa senza dubbio, o forse non lo sa\u2026<\/p>\n<p>(Rig Veda X, 129)<\/p>\n<p>Le storie di fine dei tempi tornano periodicamente a eccitare l\u2019immaginazione degli umani che vivono nel tempo. Cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 normale? Ma, pi\u00f9 che le profezie e tutto ci\u00f2 che \u00e8 anedottico, ci attira a volte l\u2019intuizione della \u201catemporalit\u00e0\u201d. Anche se non appare che per un breve istante, lascia tuttavia un\u2019impressione sconvolgente. E\u2019 da questa intuizione e da questa conseguente impressione che in noi inizia la ricerca d\u2019Assoluto. Questa ricerca d\u2019assoluto in ogni essere umano, che lo sappia o no, \u00e8 quello che ha di pi\u00f9 profondo. L\u2019entusiasmo per \u201cla fine dei tempi\u201d non \u00e8 che un sintomo della ricerca d\u2019assoluto.<\/p>\n<p>Cercare la soluzione dell\u2019enigma dell\u2019universo in una fine dei tempi legata agli avvenimenti o in un\u2019origine storica, denota la nostra solita difficolt\u00e0, aggrapparci al mondo di causa ed effetto e non uscire dalla spiegazione orizzontale di ci\u00f2 che a noi sembra \u201caccadere\u201d. Ma i visionari che hanno incarnato la Tradizione (1) in ogni epoca e in ogni luogo, quelli che hanno riconosciuto questa inadeguatezza e si sono sentiti abitati dalla verticalit\u00e0, hanno visto chiaro e qualcuno l\u2019ha espresso. Il Rig-Veda, senza dubbio la pi\u00f9 antica raccolta di testi spirituali che ci sia pervenuto, canta le origini in un Inno chiamato giustamente Inno delle Origini.<\/p>\n<p>Questo Inno del visionario vedico proietta una luce cos\u00ec penetrante sull\u2019\u201dorigine\u201d che pu\u00f2 servire da fondamento alla nostra vita intera. Non si d\u00e0 nessuna informazione, non si fa nessun annuncio altisonante da prima pagina. Il tono \u00e8 sobrio. E\u2019 piuttosto interrogativo che affermativo. Non che il visionario sia ignorante; al contrario, \u00e8 perch\u00e9 sa tutto ci\u00f2 che deve sapere che si mantiene aperto, in una attenzione sospesa che non osa offuscare con dogmi vociferanti. Non ci abbozza il quadro con un qualsiasi personaggio epico da dare in pasto al pensiero. Non c\u2019era n\u00e9 il non essere n\u00e9 l\u2019essere: niente a cui si possa \u201cpensare\u201d. Non c\u2019\u00e8 nessuna immagine. L\u2019Inno sembra parlare all\u2019imperfetto, ma in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 tempo per ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 all\u2019origine. Che tempo potrebbe coniugare chi racchiude il tempo in s\u00e9? Si potrebbe anche leggere l\u2019Inno al presente, perch\u00e9 l\u2019origine non \u00e8 un evento spazio-tempo: \u00e8 l\u2019unica realt\u00e0 qui-ora. Forse l\u2019infinito sarebbe pi\u00f9 appropriato\u2026<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il visionario mette in rilievo \u00e8 la inadeguatezza di ogni concetto a cogliere la realt\u00e0 dell\u2019Origine. Per poter comunicare, lo nomina \u201cquesto Uno\u201d. Ma cos\u2019\u00e8 questo Uno se non c\u2019era \u201cn\u00e9 il non \u2013essere n\u00e9 l\u2019essere\u201d? La scena non potrebbe essere pi\u00f9 vuota; niente creatore, niente spazio, niente tempo, niente essere n\u00e9 non-essere! Il manifesto non proviene da un qualunque non-manifesto, come se i due fossero prima separati, come se l\u2019Uno non fosse l\u2019altro. Non concetto d\u2019essere o di non-essere, cos\u00ec come quelli di morte e d\u2019immortalit\u00e0 si riferiscono alle cose, sottili e grossolane, a tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 esistere o non esistere. I nostri concetti di esistenza e non-esistenza sono inapplicabili all\u2019Assoluto. Esistenza, non esistenza, immortalit\u00e0, tutto ci\u00f2 non \u00e8 che immagine, anche se talvolta l\u2019immagine \u00e8 utile. Perch\u00e9 Quello dovrebbe essere immortale se non c\u2019\u00e8 che Quello? L\u2019intelletto, che non funziona che per le \u201ccose\u201d e afferra un osservatore in uno spazio e tempo dato, pu\u00f2 cogliere Quello, quell\u2019Uno, \u201cquesta distesa indistinta\u201d? Le facili speculazioni lineari dei filosofi occidentali del dopoguerra sull\u2019esistenza e l\u2019essenza o quella sull\u2019essere e il nulla appaiono ridicolmente inadeguate di fronte ad una Realt\u00e0, di cui n\u00e9 una affermazione n\u00e9 una negazione possono scalfirne la superficie. L\u2019universo non viene n\u00e9 da qualcuno n\u00e9 da qualche luogo n\u00e9 da qualche parte, non viene nemmeno dal nulla, che \u00e8 un concetto intellettuale. La non esistenza \u00e8 data con l\u2019esistenza e nessuna delle due deriva dall\u2019altra. E\u2019 suggerita l\u2019immagine dell\u2019acqua. Essa non \u00e8 da nessuna parte e dappertutto, visibile e invisibile, con e senza forma, secondo le volte. Suggerisce qualcosa che non ha opposti e perci\u00f2 tende ad avvicinarsi all\u2019Uno. E\u2019 il pensiero frammentato che si arrampica a cercare \u201caltra cosa\u201d, a voler spiegare. Per spiegare, bisognerebbe poter condurre ad un \u201caltra\u201d realt\u00e0. Ora, come canta l\u2019Inno \u201cCosa c\u2019era d\u2019altro che Quello? Che altra delizia poteva esserci?\u201d<\/p>\n<p>Eppure c\u2019\u00e8 l\u2019Universo manifesto\u2026 Cos\u2019\u00e8 perci\u00f2 questo stupore? E\u2019 l\u2019emergere di questo \u201cnon-nato vuoto\u201d. Come emerge? Per il potere dell\u2019Ardore (tapas). La manifestazione della Vita \u00e8 l\u2019espressione di questa \u201cdensit\u00e0\u201d o \u201cfervore\u201d dell\u2019Uno. Bisogna lasciarsi toccare da ci\u00f2 che questa parola evoca, perch\u00e9 nessun\u2019altra spiegazione \u00e8 possibile. L\u00ec non c\u2019\u00e8 solo un processo compiuto una volta per tutte all\u2019\u201dinizio dei tempi\u201d, ma soprattutto un dato essenziale, indelebile e attuale della Realt\u00e0 unica. Il visionario precisa subito dopo che si profila una sorta di desiderio (kama) dietro la manifestazione e che quello \u00e8 il luogo tra manifesto e non- manifesto. La parola kama significa desiderio e amore. Il desiderio qui non concerne una persona o una cosa; \u00e8 piuttosto l\u2019apertura essenziale dell\u2019Uno, apertura che sola permette l\u2019esistenza di tutto ci\u00f2 che esiste. Un\u2019altra parola per apertura sarebbe libert\u00e0. Ma questa parla nel nostro linguaggio corrente, si riferisce a una persona e non \u00e8 adatta pienamente in questo contesto. \u201cE\u2019 perch\u00e9 \u00e8 possibile e questo Uno \u00e8 assolutamente senza limite che gli esseri esistono. Ed \u00e8 per la stessa evidenza che non esistono\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019 Inno conclude con una serie d\u2019interrogazioni o piuttosto di porte aperte, che sono la stessa immagine di questo Uno. L\u2019universo come si manifesta diventa possibile attraverso la domanda aperta. L\u2019Inno termina con l\u2019apertura suprema, perch\u00e9 colui che sa non sa \u201cqualche cosa\u201d. La conclusione non \u00e8 la rinuncia alla conoscenza, \u00e8 la realizzazione che l\u2019 \u201cOrigine\u201d non pu\u00f2 essere come si conosce qualcosa; \u00e8 Quello che \u00e8 quando tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere percepito e nominato come altro da s\u00e9 si \u00e8 cancellato e riassorbito in Quello.<\/p>\n<p>Per la necessit\u00e0 della comunicazione, il testo sembra parlarci di un avvenimento passato, ma quello di cui parla \u00e8 atemporale. C\u2019\u00e8 Quello. Non ci si pu\u00f2 evidentemente riferire a un inizio prima del tempo. Tutto Quello, quell\u2019Uno, compresa la sua manifestazione, che chiamiamo universo o mondo, tutto quello \u00e8 dato in blocco, in un momento unico e senza secondo. E\u2019 perch\u00e9 Quello che \u00e8 all\u2019origine dell\u2019universo \u00e8 anche Quello che lo sostiene e quello che lo distrugge e lo trasforma. L\u2019offerta creatrice non \u00e8 separata dal supporto della creazione; \u00e8 la stessa Realt\u00e0, in uno stesso momento.<\/p>\n<p>L\u2019inno del \u201cSupporto cosmico\u201d (skambha) particolarmente le tre strofe seguenti, fanno eco all\u2019Inno delle Origini:<\/p>\n<p>\u201cCom\u2019\u00e8 che il vento non cessa di soffiare? Che il pensiero non riposa? Perch\u00e9 le acque, che cercano di raggiungere la verit\u00e0, non cessano mai di scorrere?<\/p>\n<p>&#8211; Il grande prodigio nel cuore dell\u2019universo l\u2019attiva alla superficie della distesa, grazie all\u2019Ardore. Gli Dei, qualsiasi essi siano, si appoggiano come i rami d\u2019un albero sul tronco.<\/p>\n<p>&#8211; Lui, a cui gli dei portano senza posa un tributo incommensurabile nello spazio finito con le mani e i piedi, con la parola, con l\u2019udito e lo sguardo. Parlami di questo supporto: qual \u00e8?<\/p>\n<p>(Atharva Veda X, 7 37-39)<\/p>\n<p>(continua\u2026)<\/p>\n<p>\u2013 Traduzione di Luciana Scalabrini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 43 L\u2019Inno delle Origini (Nasadiya Sukta) &#8211; Non c\u2019era allora n\u00e9 il non-essere n\u00e9 l\u2019essere. Non c\u2019era n\u00e9 spazio fisico n\u00e9 spazio sottile. Chi velava Quello, chi lo proteggeva? Cos\u2019era l\u2019Acqua senza fondo e l\u2019impenetrabile? &#8211; Non c\u2019era n\u00e9 morte e nemmeno immortalit\u00e0. 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