{"id":2445,"date":"2011-11-04T12:01:28","date_gmt":"2011-11-04T12:01:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2445"},"modified":"2016-04-03T23:03:17","modified_gmt":"2016-04-03T23:03:17","slug":"la-trasmissione-ricevere-sperimentare-conoscere-dare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-trasmissione-ricevere-sperimentare-conoscere-dare\/","title":{"rendered":"La Trasmissione: ricevere, sperimentare, conoscere, dare"},"content":{"rendered":"<p>Alain Kremski<\/p>\n<p>LA TRASMISSIONE    Ricevere &#8211; Sperimentare &#8211; Conoscere &#8211; Dare&#8230;<\/p>\n<p>Incontri, percorsi, l\u2019esperienza di un musicista&#8230;<\/p>\n<p>Traduzione a cura di Maurizi Redegoso Kharitian<\/p>\n<p>\tLa vera trasmissione, disinteressata, cosciente, nel mondo dell\u2019arte, dell\u2019artigianato o della spiritualit\u00e0, lascia una traccia nell\u2019essere. Appare allora, per colui che ha ricevuto, il sentimento di gratitudine, e per colui che trasmette, il sentimento d\u2019essere veramente responsabile, di rispondere ad una domanda misteriosa nell\u2019universo&#8230;<br \/>\n\tTrasmettere, \u00e8 in qualche modo pagare il proprio debito sul piano spirituale. E\u2019 un obbligo morale, per aiutare l\u2019altro e se stesso a sviluppare, perch\u00e9 una certa conoscenza preziosa, acquisita dal lavoro e l\u2019esperienza, non sia perduta. Senza dubbio \u00e8 uno dei sensi di questo proverbio georgiano: Ci\u00f2 che trattieni non \u00e8 mai perso, ci\u00f2 che dai ti appartiene&#8230;<br \/>\n\tLa trasmissione, pu\u00f2 essere anche, molto semplicemente, un momento inatteso di condivisione, l\u2019attitudine meravigliosa di una persona in un paese straniero, il sorriso di un bambino&#8230; Un atto risentito come giusto e rivelatore, se arriva al momento giusto. Poco importa allora la durata&#8230;Ci ricordiamo tutta la vita di questi istanti privilegiati, perch\u00e9 hanno un sapore, una realt\u00e0, che sono per noi un insegnamento.<br \/>\n   Alcune trasmissioni riguardano il sapore. Altre si rivolgono direttamente all\u2019Essere&#8230;Altre si indirizzano ai due nello stesso tempo&#8230;Da musicista ho avuto la fortuna d\u2019incontrare sul mio cammino dei professori, degli artisti, dei maestri spirituali&#8230; Penso a Nadia Boulanger, Olivier Messiaen, Richter, Karajan, Balthus, Fran\u00e7ois Stahly, Jacques Lacarriere, Jean Klein, Madame de Salzmann, Kalou Rimpoche. Ecc. Certi incontri restano impressi nel mio cuore, in quanto hanno certamente cambiato la mia vita, le mie orientazioni, le mie scelte&#8230;<br \/>\n\tNel mondo della musica, la prima trasmissione \u00e8 venuta da mio padre, Serge Petitgirard, meraviglioso pianista e meraviglioso professore&#8230; Dapprima spontaneamente, quando ero a quattro zampe sul pianoforte all\u2019et\u00e0 di tre anni. Ho imparato a leggere la musica ancora prima di saper leggere un libro! Epoca benedetta, dove la trasmissione aveva luogo in una maniera naturale, semplice, spontanea, senza riflettere e senza sforzo, come un nutrimento evidente, come un gioco\u2026 In seguito per volont\u00e0 di mio padre di prepararmi al conservatorio, di trasmettermi ci\u00f2 che gli sembrava importante nell\u2019arte del pianoforte, che aveva ricevuto quando studiava con Yves Nat e Alfred Cortot.<br \/>\n\tNella tradizione pianistica francese, c\u2019\u00e8 quest\u2019arte unica del phras\u00e8, l\u2019espressione di un tocco luminoso speciale, una eleganza, una chiarezza. Cos\u00ec, ho ereditato da mio padre questa facolt\u00e0: per esempio, in una melodia, una successione di sette note, fare ascoltare &#8211; grazie a una relazione tra una sensazione muscolare speciale della mano, ed il pensiero &#8211; un colore, una sonorit\u00e0 differente per ogni nota. Il controllo di un peso differente per ogni suono, su ogni nota nell\u2019affondamento delle dita sul pianoforte permette, con una digradazione, una curva speciale dell\u2019energia, di esprimere un arte del vicino e del lontano, che va a toccare l\u2019ascoltatore nel suo sentimento, nel pi\u00f9 profondo. Allora la mano obbedisce e posso trasmettere esattamente ci\u00f2 che desidero esprimere, contemporaneamente sul piano poetico e tecnico.<br \/>\nEcco per me l\u2019esempio tipo di una trasmissione di un professore ad un allievo: rendere partecipi della propria esperienza, del proprio sapere, ricevuto nello stesso modo da un altro professore. E trasmettere \u00e8 anche talvolta un segreto!<br \/>\n\tQuando avevo dieci anni, mio padre mi port\u00f2 da Nadia Boulanger, per una lezione di pianoforte. Era una grande personalit\u00e0, una grande signora, l\u2019amica di Val\u00e9ry e di Stravinsky. Una donna di una grande nobilt\u00e0, esigente, rigorosa, abitata da una luce, come percorsa dall\u2019idea del Divino. Possedeva una conoscenza ed una scienza musicale immensa. Mi impressionava molto ! Allora non sapevo cosa mi attendesse&#8230; La lezione fu straordinaria, inattesa, nello stesso tempo provante e meravigliosa per un bambino. Una lezione di pianoforte che andava ben al di l\u00e0 di una normale lezione. Me ne ricordo come se fosse ieri, talmente l\u2019impressione nella mia memoria \u00e8 ancora forte! Avevo preparato molto seriamente  un preludio ed una fuga di Bach che pensavo di suonargli&#8230;<br \/>\nDi fatto, per pi\u00f9 di un ora, non andai oltre le prime note!<br \/>\nTre note, e gi\u00e0 mi fermava&#8230;<br \/>\n Ma come ti prepari prima di suonare? Eri immobile, adesso entri in movimento, ma non eri pronto, non eri qui, non presente, per passare da quella immobilit\u00e0 al movimento&#8230; ricomincia.<br \/>\nTre note, e mi riferma nuovamente :<br \/>\nMa come sei seduto ? Non puoi iniziare a suonare non stando diritto sulla sedia&#8230; Sii cosciente del<br \/>\ntuo stato&#8230;<br \/>\nDue note e&#8230;<br \/>\nAdesso sei ben diritto sulla tua sedia, ma di colpo sei rigido, troppo teso, allora non puoi essere libero&#8230;<br \/>\nUn buon pianista deve sentire l\u2019asse della sua colonna vertebrale, possiede una sua nobilt\u00e0, ma nello stesso tempo occorre sciolti&#8230; Ricomincia !<br \/>\nTre note ancora, e&#8230;<br \/>\nMa come respiri ? La musica \u00e8 respirazione, non sento vita in queste prime tre note. Ricomincia&#8230;<br \/>\nCinque o sei note!<br \/>\nNon fai abbastanza attenzione. Mi annoio ad ascoltarti, perch\u00e9 le note non sono collegate fra loro. Le note, sono come le perle di una collana, tengono insieme perch\u00e9 sono legate da un filo. Ma quando suoni dov\u2019\u00e8 il filo ?<br \/>\nE mi racconta quell\u2019aneddoto di Mozart bambino, che strimpella sul clavicembalo. A suo padre che chiede cosa stesse facendo, rispose : \u201ccerco le note che si amano&#8230;\u201d.<br \/>\nE tu cosa cerchi suonando? Vuoi suonare secondo la tua fantasia, o piuttosto obbedire al pensiero del compositore? Ricomincia&#8230;<br \/>\nAncora qualche nota&#8230;<br \/>\nBambino mio, non hai abbastanza amore per questa musica che suoni. E poi, non fai abbastanza attenzione, sogni&#8230; Dove sei, mentre suoni ? Ricominciamo&#8230;<\/p>\n<p>\tLa lezione si svolse interamente in questa maniera, con queste interruzioni. Percepivo allo stesso tempo la sua esigenza e la sua bont\u00e0. E qualcuno, contrariamente a numerose \u201cgrandi persone\u201d si faceva carico di spiegarmi ogni volta cosa non era giusto, e perch\u00e9 bisognava ricominciare&#8230; Per trasmettere qualcosa a un bambino, bisogna essere giusti. Allora il bambino non si sente giudicato, accetta e capisce&#8230;<br \/>\n   Quel giorno, con Nadia Boulanger, non andai oltre le prime dieci note&#8230; Ma l\u2019importante era altrove&#8230;Ho capito molto pi\u00f9 tardi, che avevo ricevuto l\u00ec, in una certa maniera, la mia prima lezione di yoga: come essere presenti suonando il pianoforte nello stesso tempo con il corpo, il sentimento ed il mentale, con tutta la mia presenza.<br \/>\n\tLa fuga a 4 voci di Bach, successivamente, fu Nadia Boulanger che la suon\u00f2 per me. E si prese la briga di dare questo meraviglioso regalo ad un bambino. Ero impressionato dalla limpidezza del suo modo di suonare, l\u2019architettura musicale di Bach che si rivelava nella sua interpretazione. E ho detto innocentemente ai miei genitori, rientrando a casa: \u00e8 la prima vota che ascolto una musicista che suona cos\u00ec bene che ho potuto seguire le quattro linee melodiche insieme, che avevano la stessa chiarezza ed energia!<br \/>\nL\u2019impatto e la forza di questa lezione mi hanno accompagnato, e mi accompagnano ancora&#8230;<br \/>\n\tPi\u00f9 tardi, con le opere di Stravinsky, riuscir\u00e0 a farmi vivere l\u2019opera, allo stesso tempo in uno spazio del Fuori e del Dentro. Architettura e piani sonori, equilibrio delle linee, ritmo, pulsazioni, sentimento del sacro, diventando limpido ed evidente. Nello stesso tempo, occorreva imparare a provare ci\u00f2 che il compositore aveva voluto esprimere, potersi quasi mettere al suo posto! Allora obbedire, avere del rispetto per l\u2019opera, servirla, prendeva un senso&#8230;<br \/>\n\tNadia Boulanger mi ha trasmesso, ancora bambino, questa capacit\u00e0 di percepire l\u2019importanza del continuum in musica, e la necessit\u00e0 di sviluppare uno sguardo, una attenzione per essere capace di seguire i movimenti d\u2019energia di diverse linee melodiche sovrapposte nello stesso tempo, integranti una percezione speciale del Tempo ed essendo sempre in contatto con il ritmo giusto.<br \/>\n\tFu molto pi\u00f9 tardi, ascoltando dei grandi maestri di musica indiana o giapponese, che ho realizzato che mi aveva trasmesso, quando ero ancora bambino, queste nozioni di ATTENZIONE, di CONTINUUM, di SGUARDO e di qualit\u00e0 d\u2019ENERGIA, a mia insaputa&#8230;<br \/>\n   Questi momenti veri ed autentici dove si opera una reale trasmissione si collegano gli uni agli altri attraverso il tempo. Mistero e meraviglia di una trasmissione giusta in un momento giusto! La luce di questo istante continua a risuonare attraverso gli anni !<br \/>\n\tMia madre in quanto delegata alla Deutche Grammophone, (e, come la maggior parte delle madri, non poneva niente in dubbio per suo figlio) mi aveva organizzato, avevo venticinque anni, un incontro con Karajan! Era in occasione di un cocktail, mi avevano avvisato che mi avrebbe concesso quindici minuti. Ho ricevuto quel giorno qualcosa di prezioso, che non riguardava la musica, ma semplicemente la vita !<br \/>\n\tKarajan mi appariva come una sorta di Dio inaccessibile, aureolato della sua celebrit\u00e0 e del suo genio. Da lui si rilasciava un profondo magnetismo, ed ero molto intimidito ed impressionato. C\u2019era molta gente, ed era molto richiesto. Ma quando ci siamo potuti sedere un p\u00f2 appartati, abbiamo potuto parlare e ci\u00f2 che ho vissuto in quell\u2019istante era molto forte, era come un insegnamento!<br \/>\n   Mi guardava con acutezza, benevolenza ed attenzione, e mi ha fissato durante tutta la conversazione con uno sguardo intenso, di una immensa chiarezza, mettendomi a mio agio. L\u2019incontro ha durato effettivamente esattamente quindici minuti, ma ci\u00f2 che mi ha colpito soprattutto, era la maniera in cui si era reso, nel mezzo della folla e del rumore, completamente DISPONIBILE. Durante quindici minuti, mi ha dato l\u2019impressione che ero la persona pi\u00f9 importante della serata, e al momento dell\u2019incontro, era tutta ATTENZIONE, come se niente attorno a lui esistesse.<br \/>\n \tHo provato pi\u00f9 volte la stessa sensazione, di fronte per esempio a dei grandi maestri tibetani. Il loro tempo era prezioso, sono molto occupati, sollecitati da tutte le parti, eppure, al momento di una conversazione, con tranquillit\u00e0, sono completamente aperti, presenti, disponibili. Questo atteggiamento, questa maniera d\u2019ESSERE \u00e8 importante quanto il contenuto dello scambio in s\u00e8.<br \/>\n\tIl mio incontro con Madame de Salzmann, la discepola diretta di Gurdjieff, \u00e8 stata determinante. Ho avuto il privilegio di vederla spesso, soprattutto quando ho composto delle sequenze per coro, e orchestrato tutte le danze sacre del film di Peter Brook, \u201cIncontri con Uomini Straordinari\u201d ispirato dal libro autobiografico di Gurdjieff, libro che evoca la sua ricerca della conoscenza con i \u201cCercatori di verit\u00e0\u201d, i suoi viaggi in Asia Centrale, i suoi soggiorni nei monasteri segreti e i suoi incontri con diversi saggi orientali.<br \/>\n \tLavorando con lei, ho cominciato a capire perch\u00e9 ero incapace di mantenere lungamente la stessa attenzione, la stessa qualit\u00e0 d\u2019energia, nei miei recital al piano, come nella vita. Pensiamo dai tempi della scuola che i processi di energia, le vibrazioni, si sviluppano in maniera continua, seguendo una sorta di \u201clinea dritta\u201d. Ma Gurdjieff insisteva sull\u2019aspetto discontinuo delle vibrazioni. Nella scienza antica, la scala musicale simbolizzava un processo d\u2019evoluzione o d\u2019involuzione. Per passare da una nota all\u2019altra, dobbiamo stabilire degli intervalli, occorrono degli \u201cscock addizionali\u201d d\u2019una certa materialit\u00e0, d\u2019una certa qualit\u00e0, al momento giusto, perch\u00e9 l\u2019energia possa continuare nella stessa direzione. Altrimenti cambia direzione, andando fino allo sviluppo nel senso inverso. E\u2019 una legge cosmica nell\u2019universo, che ritroviamo in tutte le scale.<br \/>\n\tPrendo il rischio di evocare qui una \u201clezione\u201d che ho ricevuto da parte di questa donna straordinaria. Gi\u00e0 molto anziana, sempre calma, raggiante, luminosa, aveva una presenza particolare, molto impressionante. Di fronte a lei, ricevevo una energia di una grande pienezza, di una grande densit\u00e0, che dava irresistibilmente il desiderio di svegliarsi, andare verso questo stesso stato d\u2019essere&#8230;Sentivo che mi vedeva tale e quale io ero. Ma nel suo sguardo contemporaneamente benevolente ed esigente, non c\u2019era giudizio. Anch\u2019io mi sentivo libero, in una relazione semplice, come ho potuto viverlo ugualmente davanti a dei grandi maestri tibetani. Anche in presenza di altre persone, l\u2019essere in se comprende le lezioni, che siano esse rigide, e possono accettarle senza reagire, senza sentirsi umiliati, in quanto non c\u2019\u00e8 nessuna carica emozionale, negativa, nessun giudizio, nell\u2019impressione, gli schock cosi indirizzati, al momento giusto, con uno sguardo oggettivo.<br \/>\n\tMi aveva chiesto di comporre delle musiche per delle danze sacre che dovevano figurare in un altro film. Avevo promesso di apportare per una prova una nuova musica che mi aveva chiesto per il marted\u00ec o per il mercoled\u00ec. Il marted\u00ec, gli spiegavo che la musica non era ancora pronta in quanto mi aveva detto che avrei potuto portarlo \u201cforse\u201d il mercoled\u00ec. Mi guard\u00f2 allora sorridendo, ma mi disse con una certa severit\u00e0: \u201cmio povero Alain, avete la malattia del domani. Ma nell\u2019universo, tutto \u00e8 perpetuamente in movimento, niente aspetta&#8230;\u201d.<br \/>\n\tVisto dall\u2019esterno, dire ad una persona che \u201cnell\u2019universo, tutto \u00e8 perpetuamente in movimento, niente aspetta&#8230;\u201d pu\u00f2 apparire banale. Ma l\u2019istante preciso dove questa frase \u00e8 stata pronunciata, l\u2019intensit\u00e0 del suo sguardo, la forza della sua presenza, hanno determinato che questa frase abbia provocato in me un\u2019impressione straordinaria. Aveva messo in evidenza uno dei miei punti deboli, questa tendenza alla pigrizia, a rimandare all\u2019indomani tutto ci\u00f2 che mi annoia&#8230; Questa frase \u00e8 rimasta impressa nella mia memoria. Ho potuto scoprire la mia tendenza a troppo spesso \u201caspettare\u201d, come se l\u2019energia dovesse venire dall\u2019esterno, mentre l\u2019impulso di un lavoro deve venire dall\u2019essere, dall\u2019interno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alain Kremski LA TRASMISSIONE Ricevere &#8211; Sperimentare &#8211; Conoscere &#8211; Dare&#8230; Incontri, percorsi, l\u2019esperienza di un musicista&#8230; Traduzione a cura di Maurizi Redegoso Kharitian La vera trasmissione, disinteressata, cosciente, nel mondo dell\u2019arte, dell\u2019artigianato o della spiritualit\u00e0, lascia una traccia nell\u2019essere. 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