{"id":245,"date":"2010-09-12T18:03:43","date_gmt":"2010-09-12T18:03:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=245"},"modified":"2016-04-03T23:06:27","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:27","slug":"linno-delle-origini-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/linno-delle-origini-ii-parte\/","title":{"rendered":"L\u2019Inno delle Origini, II parte"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 43 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>L\u2019Inno delle Origini e dunque anche l\u2019Inno della Realt\u00e0, vogliono riferirsi a quello che \u00e8 ora. Trovano la<\/p>\n<p>porta del legame tra il non essere e l\u2019Essere, tra l\u2019Uno e tutto ci\u00f2 che evolve nel divenire. Ci si dice che i<\/p>\n<p>visionari hanno scoperto questo legame e che la loro corda si stende in orizzontale, e ci\u00f2 significa, tra il non-<\/p>\n<p>essere e essere: \u201cIn basso era l\u2019istinto, in alto la Grazia\u201d; questa frase corta ma potente rivela l\u2019intuizione<\/p>\n<p>profonda del visionario sul meccanismo della creazione dell\u2019universo, ma anche su quello della liberazione<\/p>\n<p>dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>L\u2019universo \u00e8 Pura Coscienza, e attraverso i meccanismi di percezione di questo universo, in particolare il sistema nervoso di un essere umano, la sua vera natura brilla, essendo ricoperta dall\u2019impressione illusoria di esistere in quanto persona, come un\u2019entit\u00e0 separata dal Tutto. Non possiamo far sparire questo strato di ignoranza se tendiamo a uno scopo, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 a cui possiamo tendere \u00e8 ancora \u201cqualche cosa\u201d e non pu\u00f2 essere l\u2019Uno. Il solo modo consiste nell\u2019osservare che noi siamo gi\u00e0 questo Uno, cio\u00e8 metterci ad agire come l\u2019Uno. Non ci sono cammini verso ci\u00f2 che gi\u00e0 siamo! Non c\u2019\u00e8 che vedere e vivere di conseguenza. Agire senza intenzione personale, essere staccato dai frutti dell\u2019azione, meditare sulla nostra vera natura, tutto questo fa riferimento all\u2019essenza di una entit\u00e0 personale; l\u00ec \u00e8 non solo il cuore, ma la totalit\u00e0 della spiritualit\u00e0. E\u2019 il messaggio fondamentale delle Upanisad, della Bhagavad Gita, degli Yoga Sutra di Patanjali, dell\u2019Advaita Vedanta, dell\u2019insegnamento di Budda e di tutti i grandi testi spirituali autentici, non solo dell\u2019India, ma della terra intera.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la stessa essenza dell\u2019Inno delle Origini: il dono, il sacrificio, la grazia. Il Veda d\u00e0 un\u2019importanza straordinaria al sacrificio, all\u2019offerta (Yagya). La nostra tradizione giudaico-cristiana anche vi si riferisce abbondantemente: la nozione di offerta ritorna spesso presso i Patriarchi e nella vita del Cristo. Nella formulazione vedica \u00e8 spesso espressa con rito sacrificale, oblazioni, formule, incantesimi ecc., come in tutte le religioni, ma tutto questo ha la sua origine nell\u2019essenza dell\u2019offerta. E\u2019 cos\u00ec che il rito di celebrazione eucaristica della chiesa cattolica romana \u00e8 ancora oggi fondato sulla realt\u00e0 dell\u2019offerta.<\/p>\n<p>Il Veda ci mostra qualcosa di pi\u00f9 profondo di quello che hanno potuto vedere gli eruditi che l\u2019hanno prima presentato, tradotto e commentato. Gli \u201cesperti\u201d universitari vi hanno visto soprattutto dei riti a divinit\u00e0 diverse, che rappresentano per la maggior parte forze della natura. Si \u00e8 presto concluso riferendosi ad una sorta di religione primitiva e \u201cpoliteista\u201d. Fino a che non si accede all\u2019esperienza diretta di \u201cquesto Uno\u201d, il Veda non rivela il suo segreto. Quando si conosce la natura umana non \u00e8 difficile credere che ci\u00f2 che doveva essere all\u2019origine dei riti di celebrazione di \u201cquesto Uno\u201d \u00e8 effettivamente diventato, generazione dopo generazione, un insieme di riti piuttosto vuoti e un mezzo di dominio per la casta dei preti, i bramini. E\u2019 ci\u00f2 che ha portato al ritorno ad un\u2019autentica spiritualit\u00e0 dal Budda e da numerosi altri riformatori all\u2019origine del Vedanta. Budda \u00e8 venuto a ristabilire la verit\u00e0 originale del Veda, quella stessa che i preti arroganti pretendevano di celebrare con una spiritualit\u00e0 degenerata. Ges\u00f9 \u00e8 venuto a ristabilire la stessa verit\u00e0 dell\u2019originale insegnamento dei patriarchi e di Mos\u00e8. La degenerazione delle civilizzazioni tradizionali comincia sempre con la reificazione del sacrificio, con la cristallizzazione e la banalizzazione dei riti e dei concetti. Molto spesso questo ha coinciso con il passaggio da una tradizione orale ad una tradizione scritta, cio\u00e8 quando l\u2019accento \u00e8 messo pesantemente sulle formule e le rappresentazioni particolari, diventate degli assoluti. Ogni volta che la spiritualit\u00e0 autentica cade nella dimenticanza, uno o pi\u00f9 maestri tornano a far brillare la luce sulla terra.<\/p>\n<p>L\u2019 offerta \u00e8 un tema centrale della Tradizione (1) ed \u00e8 dominante nei Veda. E\u2019 con l\u2019offerta che l\u2019universo \u00e8 creato e mantenuto. Niente del mondo pu\u00f2 nascere senza offerta, senza sacrificio. L\u2019essere umano \u00e8 concepito con il dono (il padre), nasce con un sacrificio (la madre) e pu\u00f2 crescere e prosperare con numerosi altri sacrifici (i due genitori). Un\u2019opera d\u2019arte o di scienza viene alla luce con un sacrificio di tempo e di energia. Un prodotto di consumo \u00e8 fabbricato con il sacrificio di una certa materia prima e con una quantit\u00e0 d\u2019energia. In guerra la vittoria \u00e8 sempre ottenuta a prezzo di grandi sacrifici. Nel gioco degli scacchi, questo specchio di vita, le vittorie pi\u00f9 brillanti sono generalmente il frutto di una combinazione che comporta all\u2019origine un sacrificio. Dappertutto nell\u2019universo la vita si manifesta grazie all\u2019offerta, come il fiore che deve anche lui sparire perch\u00e9 nasca un nuovo albero.<\/p>\n<p>La creazione \u00e8 l\u2019offerta stessa. Il mondo manifesto \u00e8 il dono di questo Uno in conoscibile come Uno, ma<\/p>\n<p>conoscibile come \u201cmondo\u201d. Non si pu\u00f2 dire che questo Uno \u00e8. In quanto Se-stesso non pu\u00f2 essere n\u00e9 non-<\/p>\n<p>essere: \u00e8 l\u2019Unica Realt\u00e0 e i verbi \u201cessere\u201d e \u201cnon essere\u201d sono fuori gioco, inapplicabili a quello che non \u00e8<\/p>\n<p>n\u00e9 qualche cosa n\u00e9 niente. E\u2019 solo quando questa cosa \u00e8. Il sorgere della forma \u00e8 la manifestazione di questo<\/p>\n<p>Uno, ma porta anche alla sua scomparsa come Uno. Una cosa \u00e8 sempre percepita in quanto cosa, se no non<\/p>\n<p>pu\u00f2 essere percepita! Quell\u2019Uno si manifesta ritirandosi, viene ad essere scomparendo nell\u2019oblio, un oblio<\/p>\n<p>creatore, in un sacrificio di Se stesso come Se stesso. Si cancella come Se stesso nella comparsa di qualcosa<\/p>\n<p>di percettibile, per essere questa evidenza percepibile.<\/p>\n<p>Paradossalmente, attraverso questa scomparsa, si manifesta come Io stesso.<\/p>\n<p>Ecco ci\u00f2 che sar\u00e0 sempre incomprensibile per l\u2019intelletto. L\u2019essere umano non arriver\u00e0 mai a conoscersi e a superare la sua ignoranza finch\u00e9 non diverr\u00e0 completamente Quello nello specchio nel suo sistema nervoso. Ed \u00e8 col sacrificio, con l\u2019offerta che questo Uno nasce una seconda volta nell\u2019uomo e questa seconda nascita \u00e8 quella che si chiama liberazione o realizzazione. Ges\u00f9 non diceva giustamente a Nicodemo: \u201cIn verit\u00e0, in verit\u00e0 ti dico che, a meno di non nascere di nuovo, nessuno pu\u00f2 vedere il Regno di Dio\u201d?<\/p>\n<p>L\u2019uomo si libera per \u201cimitazione\u201d di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 e che \u00e8 all\u2019origine della sua persona, con la quale tende a identificarsi. Egli riproduce il processo di creazione dell\u2019universo nel suo sistema nervoso. E\u2019 l\u2019universo stesso. Finch\u00e9 lo ignora e si crede qualcuno, \u00e8 vittima dei suoi condizionamenti e spande il caos attorno a lui. Il sacrificio creatore dell\u2019Uno include anche il \u201ccattivo uso\u201d che ne fa l\u2019uomo. Ma quando questo prende coscienza della sua vera natura, non pensa pi\u00f9 e non agisce in funzione di uno scopo particolare: diventa il dono, l\u2019offerta, il sacrificio, il \u201cyagya\u201d del Veda. Non si pu\u00f2 avere realizzazione spirituale senza questo \u201cyagya\u201d, perch\u00e9 \u00e8 la definizione stessa del risveglio, che fa s\u00ec che sempre l\u2019Uno si manifesti in tutti gli esseri, ossia essendo tutti gli esseri. L\u2019offerta, il dono, \u00e8 quella che chiamiamo meditazione. E\u2019 riconoscere l\u2019assenza del meditante come entit\u00e0 separata dall\u2019Uno. E\u2019 veramente sacrificare l\u2019illusoria realt\u00e0 personale del soggetto che percepisce e anche dell\u2019oggetto percepito, perch\u00e9 viva completamente l\u2019Uno nello specchio del sistema nervoso. E\u2019 identificarsi con Lui, pensare come Lui, agire come Lui. Comprendere questo Uno \u00e8 essere coscientemente l\u2019Uno. La visione radicale da cui \u00e8 sorto l\u2019Inno delle Origini propone di tagliare netto con l\u2019abitudine usuale e malata di voler trovare una spiegazione orizzontale a tutto ci\u00f2 che ci capita. La psicologia, finch\u00e9 tenta di addormentarci nel mondo della causa storica di ci\u00f2 che \u00e8, perpetua una frode colossale. Il cambiamento di comportamento dell\u2019essere umano avviene sempre dall\u2019evidenza della verticalit\u00e0, diventata possibile con l\u2019abbandono della piatta e buia orizzontalit\u00e0 del pensiero abituale. Ci\u00f2 che funziona, fuori e dentro ogni terapia, \u00e8 inesplicabile fondamentalmente. E\u2019 una apertura al transpersonale e questo \u00e8 sentito nel cuore. Ogni guarigione \u00e8 miracolosa. Miracolo della Vita.<\/p>\n<p>\u201cAll\u2019inizio, sorse una sort di Desiderio\u2026\u201d Il Desiderio (kama) dell\u2019Inno non \u00e8 qualcosa di personale, non c\u2019\u00e8 alcuno scopo, alcuna strategia da attuare. E\u2019 Puro Amore. E\u2019 per l\u2019ignoranza della sua vera natura che la creatura trasforma il Desiderio cosmico in desiderio personale, in avidit\u00e0, in commercio. E\u2019 l\u2019istinto: \u201cin basso c\u2019era l\u2019Istinto\u201d. L\u2019istinto qui \u00e8 la legge della natura, l\u2019orizzontalit\u00e0 della causa e dell\u2019effetto, la forza viva dell\u2019universo com\u2019\u00e8 espressa nello spazio-tempo, senza che ci sia coscienza della vera natura di questa forza viva nel sistema nervoso di ogni \u201ccreatura\u201d. L\u2019offerta meditativa \u00e8 il processo per il quale la natura di Puro Desiderio, o Puro Amore del meditante \u00e8 riconosciuta. Non pu\u00f2 provenire da uno sforzo della persona. Viene sempre dall\u2019alto perch\u00e9 \u00e8 sempre in alto: \u201cin alto la Grazia\u201d.<\/p>\n<p>La questione del Desiderio \u00e8 capitale. Ci\u00f2 che in generale chiamiamo desiderio \u00e8 l\u2019appropriarsi di un\u2019entit\u00e0 fattuale, la persona, del movimento naturale della Vita, che \u00e8 pura Coscienza e pura gioia. Il compimento del desiderio porta per forza a una gioia incompiuta e provvisoria. La repressione del desiderio proviene da un altro desiderio e non porta mai lontano. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 fondato sull\u2019idea di persona viene da una cattiva lettura di Quello che \u00e8. Questa mancanza d\u2019abilit\u00e0 nasconde la natura vera dell\u2019Uno: come meravigliarsi se la pace incommensurabile dell\u2019Uno sembra non esserci? Il Desiderio dell\u2019Inno non ha nessuno scopo. Il desiderio di un essere umano \u00e8 puro calcolo e vuole sempre un compenso al suo investimento.<\/p>\n<p>La parola sanscrita Kama significa Puro Amore. L\u2019essenza di ogni cammino spirituale \u00e8 la cessazione dell\u2019idea di persona. I desideri cessano automaticamente, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un soggetto. Nella Bhagavad Gita, Krishna insiste sulla rinuncia ai frutti dell\u2019azione.<\/p>\n<p>Il Cristo vive la rinuncia ad ogni forma di volont\u00e0 personale e non compie che la volont\u00e0 del Padre. Tutte le grandi tradizioni hanno annunciato la grandezza della rinuncia e l\u2019onnipotenza dell\u2019accontentarsi. Perch\u00e9 cos\u00ec pochi esseri umani ci sono arrivati? Molto semplicemente perch\u00e9 la maggior parte sono rimasti qualcuno che vuol rinunciare. Qualcuno non pu\u00f2 mai davvero rinunciare, perch\u00e9 qualcuno non pu\u00f2 che volere qualcosa per se stesso. Quando la rinuncia sembra essere un affare conveniente, allora qualcuno fa una vita da santo. Ma quando sopravviene una certa trascuratezza o un certo assopimento, quando altri desideri promettono un rendimento migliore a breve termine, allora c\u2019\u00e8 il ritorno ai comportamenti di prima. Straordinaria meditazione: quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno ad appropriarsi del desiderio, \u00e8 la vera rinuncia. Il sacrificio autentico non consiste nel privarsi di qualcosa per piacere a una divinit\u00e0 per ottenere un favore (neanche il paradiso) come in tutte le religioni. E\u2019 l\u2019Atto, la Vita stessa, nella pienezza del Dono, nell\u2019Offerta aperta. L\u2019Atto non \u00e8 un fenomeno dello Spazio-Tempo, non si localizza. Quando la vera natura dell\u2019Uno risplende attraverso il sistema nervoso dell\u2019essere umano, allora tutto ci\u00f2 che questo essere pensa, dice e compie \u00e8 un riflesso diretto dell\u2019Atto. E\u2019 l\u2019azione giusta. Non \u00e8 morale; ma nemmeno immorale! Moralit\u00e0 e immoralit\u00e0 si riferiscono sempre all\u2019idea di persona e non hanno niente a che vedere con la visione profonda della Tradizione. Il cambiamento di comportamento \u00e8 un effetto, mai una causa. Voler cambiare comportamento, \u00e8 sempre alla superficie e non va molto lontano.<\/p>\n<p>\u201cQuanto ai sacrifici, ne identifico due specie: da una parte quelli degli esseri umani interamente purificati, che \u00e8 raro ed \u00e8 di un solo individuo o di molto pochi- come dice Eraclito-, facili da enumerare, d\u2019altra parte, i sacrifici materiali, corporali, compiuti nel divenire e che sono quelli di chi \u00e8 ancora legato al corpo\u201d (Jamblique, I misteri d\u2019Egitto V,15).<\/p>\n<p>Profondamente, il sacrificio all\u2019origine della creazione non \u00e8 un atto particolare dello spazio-tempo, non un sacrificio liberatorio, l\u2019atteggiamento meditativo, che consiste in un\u2019attivit\u00e0 locale nello spazio-tempo. I due sono qui-ora, attuali, atemporali. Noi non esistiamo nel tempo! Non \u00e8 grazie ad un sacrificio del tempo che possiamo liberarci dal concetto di essere delle entit\u00e0 che evolvono nel tempo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che non ci sia niente da compiere come esseri umani ancora identificati con il corpo o al fatto di essere qualcuno. Al contrario, una dieta sana e pulita, un minimo d\u2019esercizio, l\u2019equilibrio intelligente tra attivit\u00e0 e riposo, tutto ci\u00f2 favorisce il funzionamento armonioso del corpo e della mente, che non \u00e8 senza rapporto con la pulizia necessaria al risveglio della nostra vera natura. Un corpo in disordine perde tempo ed energia; al contrario un corpo pulito ed energico permette di dedicare la sua energia e la sua attenzione all\u2019investigazione profonda, che \u00e8 la grande opera dell\u2019incarnazione umana; la frequentazione di persone e testi ispirati imprime un movimento verso la chiarezza, senza la quale la liberazione non \u00e8 possibile. Infine , la limitazione dalle limitazioni radicate nel corpo e la pratica del pranayama, come \u00e8 insegnato da millenni, favoriscono il risveglio e il salire di un\u2019energia senza la quale l\u2019essere umano non pu\u00f2 assolutamente sfondare il muro della comprensione strettamente intellettuale.<\/p>\n<p>E\u2019 la riproduzione nel sistema nervoso dell\u2019Ardore cosmico (tapas). E\u2019 chiaro che se non si fa niente, l\u2019essere umano continua a seguire la china della cristallizzazione della sua energia e della sua visione. Non \u00e8 mai questione, in un approccio non-duale che alla fine tutti gli sforzi, tutti gli scopi ed i programmi siano basati sulla dualit\u00e0 ed \u00e8 questa che deve cedere. La \u201cpratica spirituale\u201d \u00e8 tutto ci\u00f2 che un essere umano compie coscientemente riferendosi al silenzio profondo della sua vera natura, sapendo che ci\u00f2 non pu\u00f2 permetterne l\u2019espansione totale nella sua vita. E\u2019 un atto compiuto nel distacco, cio\u00e8 senza sete di guadagno, se no non ha alcun senso.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019essenza stessa del \u201cyagya\u201d vedico. Il sacrificio \u00e8 l\u2019Atto, che \u00e8 espressione della Pura Apertura che noi siamo, fin dall\u2019inizio. Agire con uno scopo appesantisce l\u2019azione e la chiude sullo scopo e il suo autore, entit\u00e0 separata dal tutto, particolare. Ogni cammino che afferma con veemenza allontana la conoscenza dell\u2019Uno, che \u00e8 l\u2019Apertura.<\/p>\n<p>Riproducendo in s\u00e9 il \u201cyagya\u201d dell\u2019Origine, il meditante \u00e8 l\u2019Origine. E\u2019 questa la vera conoscenza (2). Il sacrificio \u00e8 anche venerazione (puja).<\/p>\n<p>Venerare \u00e8 proprio dell\u2019esistenza ed \u00e8 quello che ritrova l\u2019aspirante. Tutto ci\u00f2 che compie diventa venerazione. La sua condotta \u00e8 venerazione della Vita, dell\u2019Uno. Cos\u00ec l\u2019espressione \u201cbrahmacarya\u201d designa il celibato osservato dall\u2019aspirante Ma questa parola significa che prima di tutto si segue l\u2019esempio di Brahma, dell\u2019Uno, che si agisce come Lui, che si \u00e8 Lui. L\u2019espressione \u201cbrahmacarya\u201d significa dunque l\u2019atteggiamento aperto sulla stessa Vita piuttosto che su una forma particolare, e caratterizza il suo atteggiamento in tutto. L\u2019apertura, o sacrificio non \u00e8 la soppressione della gioia, \u00e8 il regalo della vera via. E cos\u00ec per il respiro. Il vero pranayama non \u00e8 un particolare esercizio di respirazione, \u00e8 il sacrificio del respiro della vita, l\u2019assenza di ogni traccia di desiderio del respiro.<\/p>\n<p>\u201cIn basso era l\u2019Istinto, in alto la Grazia\u201d L\u2019inspirazione \u00e8 la Grazia che crea l\u2019individuo retto dall\u2019Istinto, cio\u00e8 dalle leggi della natura. L\u2019espirazione \u00e8 l\u2019offerta di ogni forma dello spazio-tempo. Nel riposo che segue l\u2019aspirante \u00e8 nel senza-forma originale dell\u2019Uno, di cui l\u2019Inno dice che \u201crespirava senza respiro\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, lo sguardo meditativo splende nel cessare di ogni scopo, di ogni desiderio, di ogni intenzione e pretesa. Tutto si dissolve nell\u2019attenzione, nel Puro Sguardo. E\u2019 la trasformazione del desiderio in offerta, il ritorno al senso originale di Kama, l\u2019abolizione del centro di percezione particolare chiamato \u201cio\u201d per la Pura Percezione che \u00e8 l\u2019Origine.<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p>1) Si pu\u00f2 chiamare Tradizione il filo conduttore invisibile che presiede l\u2019espressione chiara e diretta dell\u2019Assoluto. Mette l\u2019accento su ci\u00f2 che in noi non cambia. E\u2019 universale e trova belle formulazioni in tutte le tradizioni spirituali dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>2) Che si tratti o no dell\u2019etimologia della parola, Yagya fa pensare a ya-gya: colui che sa.<\/p>\n<p>&#8211; Traduzione di Luciana Scalabrini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 43 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini L\u2019Inno delle Origini e dunque anche l\u2019Inno della Realt\u00e0, vogliono riferirsi a quello che \u00e8 ora. 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