{"id":2568,"date":"2014-02-15T09:30:27","date_gmt":"2014-02-15T09:30:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2568"},"modified":"2016-04-03T23:02:30","modified_gmt":"2016-04-03T23:02:30","slug":"accettare-cio-che-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/accettare-cio-che-e\/","title":{"rendered":"Accettare ci\u00f2 che \u00e8"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">DOMINIQUE CASTERMAN<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"center\">ACCETTARE CIO\u2019 CHE E\u2019<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"center\">Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Ogni ricerca fondata sulla facolt\u00e0 che avrebbe l\u2019uomo di modificare radicalmente il suo punto di vista sulla natura della realt\u00e0 implica l\u2019accesso possibile alla visione di un mondo nuovo, fino ad allora indistinguibile nel caos del pensiero funzionante esclusivamente in modo dualista.<\/p>\n<p>Questo nuovo punto di vista non \u00e8 una conoscenza in pi\u00f9 su qualcosa in cui un\u2019idea parziale \u00e8 sostituita da un altra.<\/p>\n<p>In questo caso restiamo prigionieri della tirannia delle parole.<\/p>\n<p>Si tratta piuttosto di afferrare, nell\u2019immediatezza della coscienza, l\u2019onnipresenza della totalit\u00e0 come invisibile in se. \u201cIl nostro pensiero non pu\u00f2 accedere a queste verit\u00e0 tramite dimostrazione deduttiva n\u00e9 induttiva, ma solamente con un libero salto dell\u2019intuizione intellettuale pura\u201d (Benoit H., <em>Il non-mentale secondo il pensiero Zen<\/em>). L\u2019idea intuitiva non pu\u00f2 imporsi identicamente a tutti, si propone, si invita e trasforma progressivamente o bruscamente la vita interiore di coloro e quelle che vivono la stessa intuizione del reale.<\/p>\n<p>Niente pu\u00f2 essere rappresentativo della verit\u00e0 in se. Vi sono, certamente, delle discipline psico-fisiche e degli approcci miranti a risvegliare in noi ci\u00f2 che noi potremo chiamare \u201cintelligenza indipendente\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019errore \u00e8 di identificare la realt\u00e0 con l\u2019idea che ne abbiamo &#8211; come se la realt\u00e0 fosse un assemblaggio di parti indipendenti! &#8211; in quanto la conoscenza profonda degli esseri e delle cose \u00e8 inerente all\u2019assenza di ogni pensiero associante il reale con le certezze immaginarie. Questa assenza implica necessariamente il silenzio del \u201cpensiero psicologico\u201d identificante la parola-immagine-emozione con la cosa stessa. Il silenzio interiore qui suggerito non \u00e8 il silenzio dell\u2019ignoranza, esprime l\u2019attitudine adottata quando si \u00e8 capito che i particolarismi non possono essere rappresentativi della totalit\u00e0.<\/p>\n<p>Vorremmo mettere in evidenza che la conoscenza \u00e8 un processo in seno del quale si rivela sia la natura del mondo che quella del nostro spirito. La nostra percezione della realt\u00e0 \u00e8 inerente ad un processo che si svolge in due tempi. Vi \u00e8 innanzitutto ci\u00f2 di cui abbiamo l\u2019esperienza quando siamo confrontati al mondo esteriore. Questo \u00e8 dell\u2019ordine del sentire, della sensazione, della percezione sensoriale in generale. In seguito vi \u00e8 ci\u00f2 di cui noi abbiamo l\u2019esperienza quando il nostro mondo interiore \u00e8 confrontato alla percezione del mondo esteriore. Questo \u00e8 dell\u2019ordine del considerarlo, del provarlo, del sentimento, della percezione affettiva in generale. Da una parte, noi sentiamo l\u2019esistenza del mondo e, da un\u2019altra parte, noi consideriamo la nostra propria esistenza. Ci\u00f2 di cui abbiamo l\u2019esperienza risulta globalmente dall\u2019interconnessione tra il mondo esteriore, l\u2019organismo da dove emana un mondo di rappresentazioni ed il mondo interiore. Questi tre mondi sono interdipendenti, si implicano mutualmente, non sono causa l\u2019uno dell\u2019altro, hanno dei modi differenti della totalit\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, ci\u00f2 di cui abbiamo l\u2019esperienza non \u00e8 la totalit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8. La totalit\u00e0 \u00e8 avvolta, invisibile, al di l\u00e0 del conosciuto in quanto \u00e8 istantaneamente questi tre mondi. L\u2019entit\u00e0 del tutto, dall\u2019atomo alla stella e dalla cellula all\u2019uomo, \u00e8 un interfaccia tra i mondi interiore ed esteriore. Il mondo \u00e8 sia uno che composito. Ogni entit\u00e0, di cui noi siamo, \u00e8 bi-orientata verso il fuori ed il dentro, opera delle selezioni nel mondo esteriore e con ci\u00f2 nel (suo) mondo interiore. Esistono tante selezioni quante sono le entit\u00e0, vale a dire un\u2019infinit\u00e0. La totalit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 non pu\u00f2 essere n\u00e9 rappresentata, n\u00e9 sentita, n\u00e9 percepita in quanto \u00e8 al di l\u00e0 del conosciuto.<\/p>\n<p>Il conosciuto \u00e8, in un certo modo, l\u2019organizzazione frammentata della totalit\u00e0.<\/p>\n<p>Una visione esclusivamente frammentata, compartimentata e ripiegata su se stessa non \u00e8 sempre stata predominante. Certi pensatori dell\u2019antichit\u00e0, tanto in Occidente che in Oriente, hanno messo in evidenza una forma di unione alla globalit\u00e0. Per gli antichi greci non vi \u00e8 separazione tra i fenomeni naturali, la vita nel suo insieme e l\u2019uomo. Certe scuole del buddismo consideravano che lo spirito e la materia fossero le facce opposte ma complementari di una sola e stessa realt\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi, prendendo coscienza dell\u2019interdipendenza di tutti i fenomeni, progrediamo verso lo sviluppo crescente di una conoscenza interdisciplinare. Si tratta di guardare la realt\u00e0 sotto degli angoli differenti al fine di averne una visione d\u2019insieme in cui le nozioni di unit\u00e0, di universalit\u00e0 ed i processi relazionali sono predominanti. Questa forma di unione alla globalit\u00e0 del mondo dimostra a che punto \u00e8 completamente impensabile di considerare che gli esseri, le cose e gli avvenimenti possano avere un\u2019esistenza isolata ed indipendente: esistiamo perch\u00e9 siamo portati da un flusso dinamico di avvenimenti interconnessi. E\u2019 evidente che a partire dal XIX secolo la dimensione dei fenomeni studiati non ha cessato di crescere. I domini di ricerca si sono forzatamente sempre pi\u00f9 specializzati e compartimentati. Oggi ci occorre dunque imparare a superare le deformazioni inerenti all\u2019iperspecializzazione al fine di allargare i nostri punti di vista sull\u2019esistenza e la realt\u00e0 in generale. \u201cIn ragione della specializzazione pi\u00f9 grande dei fatti, dei concetti e delle tecniche, la scienza attiva riduce il campo d\u2019azione dello spirito pi\u00f9 spesso di quanto ne elargisce. Pi\u00f9 si scava, pi\u00f9 il campo si restringe\u201d (de Duve, Ch., <em>Polvere di vita<\/em>).<\/p>\n<p>La coscienza \u00e8 un processo sia individuale che collettivo ed i due aspetti si apparentano ad una rete complessa di mutua riconoscenza che fa sorgere un mondo in cui dei mondi ne creano delle distinzioni. Per esempio certi micro-organismi come le alghe flagellate possono spostarsi verso una debole fonte di luce di cui individuano la presenza. Ai limiti di ci\u00f2 che \u00e8 convenuto di chiamare la vita, questi unicellulari s\u2019interconnettono con l\u2019ambiente e restringono, a loro modo, i legami della rete. La coscienza sostiene questa rete complessa d\u2019interconnessioni, pi\u00f9 di questo, ne \u00e8 la rete stessa. Le entit\u00e0 individuali si riconoscono mutualmente tramite il processo della coscienza-legame, la quale rinforza il processo della struttura in rete. Parte e tutto si collegano reciprocamente: sono attraversati dal flusso ininterrotto della coscienza che riconoscendo delle distinzioni rilascia l\u2019interazione. In ultima analisi tutto converge verso la coscienza.<\/p>\n<p>Riprendiamo il nostro ragionamento situandolo sul terreno dell\u2019esistenza quotidiana.<\/p>\n<p>I pensieri non esistono in se, non pi\u00f9 che le sensazioni od i sentimenti. Questi differenti modi di percezione e di sensazione sono dei processi di riferimento obbedienti a delle regole che lavorano al livello della coscienza e dell\u2019incoscienza. Queste regole sono dei \u201cmeccanismi universali\u201d quali la registrazione dei ricordi, le percezioni sensoriali (sensazioni), la volont\u00e0 di vivere ecc&#8230;, ma sono anche dei \u201cmeccanismi individuali\u201d sotto forma di pregiudizi, di credenze, di affetti (sentimenti), che passano per andare da se verso coloro che ne subiscono l\u2019influenza. Potremmo convenire che i \u201cmeccanismi universali\u201d corrispondono alla nostra \u201cstruttura anonima\u201d, comune a tutti gli uomini; e che i \u201cmeccanismi individuali\u201d corrispondenti alla nostra \u201cstruttura personale\u201d, ne sono il mondo interiore registrato diversamente nella memoria di ognuno di noi. Prendiamo un esempio. Una persona passa davanti ad un aeroporto, pensa \u201clavoro\u201d in quanto essa \u00e8 all\u2019accoglienza all\u2019ufficio partenze. Un\u2019altra pensa \u201cviaggio\u201d perch\u00e9 le vacanze sono in vista. Una terza persona pensa alla morte, ha dei sentimenti dolorosi in quanto si ricorda di un amico caro che ha perso la vita in un incidente aereo. Il principio, l\u2019origine di questi diversi pensieri ed affetti \u00e8 identico per ognuna di queste persone, a sapere la percezione globale incosciente di \u201cqualche cosa\u201d che \u00e8 ridotta all\u2019essenziale &#8211; l\u2019oggetto chiamato aeroporto &#8211; \u00e8 la percezione cosciente in funzione della \u201cstruttura anonima\u201d. Questa rappresentazione mentale a partire dalle forme del mondo esteriore induce in noi dei pensieri dei sentimenti corrispondenti alla nostra \u201cstruttura personale\u201d.<\/p>\n<p>Come vedere al di la della conoscenza, come essere lucido al punto di vivere ogni istante senza che niente sovrapponga alle nostre funzioni delle percezioni fisiche, mentali ed affettive. Queste ultime essendo ridotte &#8211; ma possiamo parlare qui di riduzione? &#8211; al loro ruolo semplicemente informativo in vista di assicurare singolarmente la nostra sopravvivenza in un mondo relativo. Per tentare di rispondere a questa domanda, potremmo scegliere la facilit\u00e0 evocando l\u2019attitudine \u201cnon-mentale\u201d, la coscienza dell\u2019unit\u00e0 universale sotto la molteplicit\u00e0 delle apparenze, laddove l\u2019Energia non ha ancora attraversato il prisma del mentale. Ci\u00f2 che precede non \u00e8 falso, ma sappiamo bene che le parole sono delle etichette semplificatrici, parlarne non basta, non basta pi\u00f9.<\/p>\n<p>L\u2019al di l\u00e0 della conoscenza \u00e8 per adesso. Se pensiamo che \u00e8 per domani, \u00e8 che siamo sempre nelle nostre vecchie abitudini sul piano orizzontale che inesorabilmente va dal conosciuto al conosciuto. Liberarsi dal conosciuto \u00e8 l\u2019accettazione di ci\u00f2 che avviene, \u00e8 liberarsi del potere che il passato opera sul presente facendoci credere che l\u2019attitudine contemplativa \u00e8 una rassegnazione passiva. Niente \u00e8 pi\u00f9 falso, al contrario.<\/p>\n<p>A forza di rifiutare l\u2019ignoranza aderiamo alle certezze immaginarie, quale miglior modo di consolidare l\u2019ignoranza. Rifiutando le evidenze pratichiamo il rifiuto, con ogni sorta di conseguenze deplorevoli nelle nostre azioni. Non accettando la paura cerchiamo, la sicurezza ad ogni costo, ci\u00f2 che fa credere il pericolo ed i rischi di errore. Sfuggendo le nostre ansiet\u00e0, le nostre angosce, rischiamo la dipendenza: tabagismo, alcool, iperattivit\u00e0, ecc.<\/p>\n<p>L\u2019incapacit\u00e0 di affrontare la colpevolezza che gli altri ci impongono conduce al rifiuto di se al fine di evitare il rigetto. Il rifiuto della differenza \u00e8 la fonte delle discriminazioni pi\u00f9 devastatrici, dei pregiudizi appena immaginabili. Il timore della sconfitta conduce all\u2019inerzia o, al contrario, al desiderio. Ben inteso, la lista non \u00e8 esaustiva.<\/p>\n<p>Nel corso della sua educazione, il bambino \u00e8 talvolta confrontato a dei carichi emotivi che non pu\u00f2 sopportare. Giunge a superare l\u2019ostacolo modificando il suo comportamento in modo tale che si taglier\u00e0 della sua considerazione. Non pi\u00f9 percepire, \u00e8 impedirsi di accettare ci\u00f2 che \u00e8 per omissione. Un carico emozionale non sopportabile, \u00e8 un po\u2019 come un peso troppo pesante sul corpo, piega e si deforma; psicologicamente, il bambino in via di formazione non ha altre soluzioni che di deformare ci\u00f2 che \u00e8 al fine di corrispondere a ci\u00f2 che ci si aspetta da lui. Ma questo non spiega tutto.<\/p>\n<p>Il nostro sistema educativo \u00e8 basato sul culto dell\u2019io.<\/p>\n<p>La rigidit\u00e0 del sistema conduce ad una lotta costante con il mondo esterno al fine d\u2019imporre ad ogni costo gli interessi particolari di coloro che pensano che dietro ad ogni loro azione vi sia un \u201cio\u201d volontarista. La parola forte della sua rigidit\u00e0 non sopporta che il mondo non funzioni secondo la propria ragione, mentre la parola spogliata dell\u2019unit\u00e0 direzionale \u00e8 incapace d\u2019integrare e di affermare ci\u00f2 che percepisce. La prima lotta contro il mondo esterno per sentirsi esistere, la seconda lotta contro il suo mondo interiore per paura della sconfitta. I due sono \u201cin contatto\u201d del flusso relazionale della realt\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 impossibile di definire l\u2019essere profondo di cui l\u2019io cosciente non \u00e8 in fondo che il passaparola, da cui l\u2019importanza fondamentale dell\u2019io considerata come la funzione fisica che collega praticamente la nostra natura profonda ed il mondo. Non appena che l\u2019io non pervenga a riempire la sua funzione &#8211; sia per eccesso di rigidit\u00e0, sia per debolezza &#8211; l\u2019essere essenziale \u00e8 velato e rimpiazzato da una personalit\u00e0 artificiale da cui un sentimento di angoscia (nel senso etimologico del termine: luogo ristretto), il sentimento di un vuoto insondabile. Accettare che \u00e8 implica che ogni istante \u00e8 un\u2019occasione di cambiamento e di stupore davanti alla pienezza della vita. Senza l\u2019accettazione, il movimento della vita si arresta, si solidifica ad un dato momento dell\u2019esistenza e l\u2019io gravita attorno ad un punto fissato da delle coordinate di un passato residuale vissuto come una cronica contrattura.<\/p>\n<p>La vita ci \u00e8 offerta ed accettando pienamente ed incondizionatamente questo magico dono cos\u00ec com\u2019\u00e8, diveniamo la vita stessa. A questo istante preciso dell\u2019esistenza, un essere particolare ha trovato il suo posto nell\u2019ordine cosmico e questo attraverso la pratica quotidiana come esercizio. Non vi sono misteri da scoprire. L\u2019essenza dell\u2019essere e la forma della vita cosciente che ne \u00e8 la manifestazione discreta si armonizza, come un soffio di vita nello spazio-tempo di una singola esistenza. Stiamo semplicemente attenti a ci\u00f2 che l\u2019io, vale a dire la parte cosciente del nostro mondo interiore, non si opponga all\u2019unit\u00e0 dinamica della vita, al suo ritmo creatore nel quale le forme sono create poi dissolte di momento in momento. Lo spirito dell\u2019uomo riposa di ordinario sulla coscienza di un io immaginante essere indipendente, sempre identico a se stesso e controllore della sua vita. Niente \u00e8 pi\u00f9 falso. L\u2019idea di finire un giorno minaccia direttamente questa credenza, profonda e fragile, che dietro i nostri pensieri, le nostre sensazioni, i nostri sentimenti, le nostre azioni, vi sarebbe un personaggio distinto della coscienza che testimonia della sua esistenza. Siamo talmente convinti di essere una persona distinta della coscienza che la teme che irresistibilmente ne raccontiamo la storia al fine di ancora meglio assaporare o compatire il personaggio che rivestiamo. La depressione ha l\u2019idea di finire un giorno, la paura di non essere identici a se stessi, di perdere la faccia, \u00e8 l\u2019angoscia di abbandonare l\u2019immagine di se.<\/p>\n<p>Quando questa immagine cade, si manifesta allora una nuova nascita, il passato ed il futuro sono come sospesi da ogni lato dell\u2019istante nella pienezza della vita.<\/p>\n<p>Qui il silenzio \u00e8 rivelatore di un mondo nuovo. Al di l\u00e0 della conoscenza parziale vi \u00e8 la conoscenza vissuta della vita nella sua totalit\u00e0, come qualcosa d\u2019invisibile in se. Gli esseri e le cose sono riuniti in un tutto unico, ogni istante \u00e8 integralmente nuovo, ogni entit\u00e0 \u00e8 portata da un processo vivente e creatore senza fine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La ricerca della verit\u00e0 arriva al suo termine, \u00e8 venuto il momento di accettare ci\u00f2 che \u00e8, tutto ci\u00f2 che \u00e8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo istante, la conoscenza non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019informazione su qualche cosa. E\u2019 un\u2019apertura totale ed incondizionata a ci\u00f2 che emana dall\u2019essere interiore nel suo incontro con il mondo tramite l\u2019intermediazione dell\u2019organismo. L\u2019al di l\u00e0 della conoscenza non \u00e8 l\u2019identificazione della realt\u00e0 con ci\u00f2 che emana dall\u2019essere interiore, essa \u00e8 il compimento dell\u2019unit\u00e0 corpo-spirito-materia (l\u2019organismo, il mondo interiore, il mondo esteriore), vale a dire l\u2019identificazione della realt\u00e0 con la globalit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 \u201ctramite un libero salto dell\u2019intuizione intellettuale\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; DOMINIQUE CASTERMAN\u00a0 ACCETTARE CIO\u2019 CHE E\u2019\u00a0 Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian \u00a0\u00a0 Ogni ricerca fondata sulla facolt\u00e0 che avrebbe l\u2019uomo di modificare radicalmente il suo punto di vista sulla natura della realt\u00e0 implica l\u2019accesso possibile alla visione di un mondo nuovo, fino ad allora indistinguibile nel caos del pensiero funzionante esclusivamente in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-2568","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2568","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2568"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2568\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}