{"id":2570,"date":"2014-03-10T16:56:29","date_gmt":"2014-03-10T16:56:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2570"},"modified":"2016-04-03T23:02:30","modified_gmt":"2016-04-03T23:02:30","slug":"vedere-azione-ultima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/vedere-azione-ultima\/","title":{"rendered":"Vedere, azione ultima"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>ERIC\u00a0 BARET<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Vedere, azione ultima<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Traduzione di Maurizio Redegoso Kharitian<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>: Che cosa intendiamo con la parola tradizione?<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>La tradizione \u00e9 l\u2019arte di ascoltare senza aspettativa. Tutte le altre tradizioni sono delle forme di caricature, dei prolungamenti di quest\u2019arte primordiale. Quest\u2019arte pu\u00f2 essere espressa sotto la forma della teologia cristiana, ind\u00f9 o islamica, ma, \u00e9 di quest\u2019arte che si parla. Non bisogna confondere la tradizione, nel senso essenziale del termine, con le forme che questa tradizione ha preso attraverso gli anni ed i luoghi. E\u2019 perch\u00e9 voi presagite l\u2019essenza della tradizione che avete la stessa gioia di leggere Abhinavagupta, Maestro Eckart o Lie Tsu.<\/p>\n<p>La tradizione \u00e9 stata inventata per aiutarmi a vedere la mia arroganza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>: Potete spiegarci come possiamo mettere in relazione la gratuit\u00e0 della vita e la chiarezza dell\u2019attenzione? Certe tradizioni dicono che occorre essere aperti, attenti ed altre che occorre vedere chiaramente ci\u00f2 che vogliamo.<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>Quando voi vedete chiaramente, vi rendete conto che ci\u00f2 che volete \u00e9 essere liberi di volere. La vostra soddisfazione pi\u00f9 profonda \u00e9 di essere senza desiderio. Non vi \u00e9 niente d\u2019intenzionale qui dentro, unicamente ascolto ed umilt\u00e0 in rapporto a ci\u00f2 che voi percepite. Non studiate i testi spirituali ma il vostro funzionamento. La tradizione non parla che di voi. Maestro Eckart non parla che per colui che ascolta. Non \u00e9 Maestro Eckart che \u00e9 importante, \u00e9 il vostro funzionamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>: Quando ascoltiamo ed esploriamo attraverso lo yoga la corporalit\u00e0, ho il sentimento che questo abbia un\u2019influenza nella vita di tutti i giorni, che vi sia una trasposizione e volevo sapere se il contrario \u00e9 ugualmente vero.<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>\u00a0\u00a0Non vi \u00e9 separazione. Non \u00e9 nemmeno come se ci fosse un\u2019influenza dall\u2019uno all\u2019altro. Non vi \u00e9 l\u2019uno e l\u2019altro. Siamo noi che \u201cscompartimentiamo\u201d la vita. Alla fine non \u00e9 nemmeno lo yoga che si traspone nella vita di tutti i giorni. E\u2019 il vostro ascolto che si traspone nello yoga e nella vita di tutti i giorni. Certamente, se in ci\u00f2 che chiamate la vita di tutti i giorni, realizzate in un solo istante la vostra sufficienza, la vostra intenzione, questa apertura va a trasporsi nel vostro modo di praticare lo yoga, di cucinare o di fare il vostro letto. E\u2019 l\u2019umilt\u00e0 che si traspone, non \u00e9 l\u2019attivit\u00e0. Lo yoga \u00e9 la vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>: Dove posso cercare?<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>\u00a0\u00a0Posso unicamente guardare avanti, che non \u00e9 di fatto che passato e memoria. Non posso pensare lo sconosciuto. Ci\u00f2 che cerco \u00e9 dietro di me. Non posso che andare\u00a0 davanti a me. Non posso vedere, sono visto. Non posso essere umile, posso vedere la mia arroganza. Cerco di vedere la luce come se fosse un oggetto. La luce non \u00e9 un oggetto, \u00e9 rivelata dall\u2019oggetto. Fintanto che guardo davanti a me, non sono disponibile. E\u2019 per questo che nella tradizione indiana, il cercatore \u00e9 sempre rappresentato in modo femminile. Radha cerca Krishna. Radha non ha alcuna competenza, deve abdicare ogni pretesa per trovare qualunque cosa. E\u2019 Krishna che la trova, non \u00e9 lei che trova Krishna. Nell\u2019esempio del beato Tauler, devo essere come una pecora, trasportato. Fintanto che ho la pretesa di compiere qualsiasi cosa, fintanto che mi cerco nei miei atti, nei miei pensieri, non sono che arroganza. Non agisco, vi \u00e9 un\u2019azione, non penso, vi \u00e9 pensiero. Devo riconoscere la totale assenza di un io. Questo riconoscimento \u00e9 la femminilit\u00e0. Fintanto che cerco Krishna da qualche parte, non posso trovarlo. Sono io che sono il trovato quando la ricerca cessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>:\u00a0\u00a0 Siamo sicuri di essere trovati? Se cerchiamo \u00e9 perch\u00e9 abbiamo paura di non essere trovati?<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>\u00a0Colui che cerca, cerca perch\u00e9 \u00e9 trovato. Altrimenti non potrebbe cercare. Il ricercatore \u00e9 creato dal ricercato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>:\u00a0\u00a0 Allora \u00e9 un\u2019assenza di proiezione ed una presenza all\u2019istante?<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>Non \u00e9 assolutamente nulla. Ogni comprensione, tutto ci\u00f2 che potrei pensare mi allontana. Devo abdicare la mia pretesa di comprendere. Cosa accade quando, in un istante mi rendo conto che tutto ci\u00f2 che faccio \u00e9 falso, che tutto ci\u00f2 che penso \u00e9 falso? O vado all\u2019asilo psichiatrico, dove vi \u00e9 un momento di arresto. Un momento dove non posso pi\u00f9 proiettare. Questo momento di pausa \u00e9 l\u2019ingresso nell\u2019ingranaggio, l\u2019orientazione.<\/p>\n<p>Non mi cerco pi\u00f9 nei differenti modi della vita, le mie attivit\u00e0, i miei pensieri, ma essere all\u2019ascolto dei miei modi, delle mie attivit\u00e0, dei miei pensieri.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che appare si riferisce a me stesso in quanto Coscienza. Non mi cerco pi\u00f9 nella percezione, la percezione appare per morire. Divento lo spazio nel quale essa appare e scompare. Tale \u00e9 la sadhana. Non mettere l\u2019accento sulla percezione ma sullo spazio nel quale la percezione appare e scompare. Non mettere l\u2019accento sul pensiero, ma sullo spazio in cui essa appare e scompare. E\u2019 questa la stretta via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>:\u00a0\u00a0\u00a0 La collera \u00e9 senza causa come la tristezza?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>La collera ha una causa apparente. Ma non vi \u00e9 causa essenziale. Certamente generalmente vi \u00e9 una reazione. Appare quando si mette in questione il mio immaginario, l\u2019immagine che ho di me stesso, della mia vita, della mia societ\u00e0. Allora sono in collera in quanto non sono pi\u00f9 rispettato. Non sono amato come dovrei esserlo ecc&#8230;questa non \u00e9 collera ma uno sgorbio. La vera collera \u00e9 un movimento di fondo profondo, un\u2019energia eccentrica che si riferisce alla tranquillit\u00e0. Non \u00e9 una collera personale. Se mi libero degli oggetti della collera, niente pi\u00f9 mi mette in collera ma rimane questa capacit\u00e0 di collera. E\u2019 un\u2019espressione, un\u2019espressione pedagogica della vita. Con un bambino, un vicino, talvolta occorre mettersi in collera, \u00e9 una sana collera, non una collera psicologica. L\u2019istante di prima, o dopo non vi \u00e9 collera, nessuna strategia. Non \u00e9 una collera contro qualcosa ma una collera per qualche cosa. E\u2019 un\u2019espressione un poco eccezionale, ma ha il suo spazio. Nei rasa, che esprimono le emozioni essenziali dell\u2019uomo secondo la teoria indiana dei sentimenti, la collera ha il suo spazio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3M<\/strong>:\u00a0\u00a0 Ma si direbbe che \u00e9 impregnata nel corpo?<\/p>\n<p><strong>Eric Baret &#8211; <\/strong>Non vi \u00e9 che corpo, l\u2019emozione non \u00e9 che corpo. Non vi \u00e9 nient\u2019altro che il corpo. Quando arriva una collera, una paura \u00e9 il corpo che sente la collera, che vive la paura. E\u2019 nel corpo che la collera oggettiva va a svuotarsi. E\u2019 sempre una mancanza di riconoscibilit\u00e0. Non vi siete riconosciuti e allora volete che gli altri lo facciano. Sfortunatamente non possono farlo, perch\u00e9 l\u2019ambiente non pu\u00f2 che proiettarvi. Nessuno potr\u00e0 mai riconoscervi. Spetta a voi farlo. Se vi riconoscete profondamente, che l\u2019ambiente vi riconosca o no non vi riguarda pi\u00f9. L\u2019ambiente non parla che a se stesso, vi \u00e9 un\u2019idea di voi stessi. Nessuno pu\u00f2 riconoscervi, ne vostro marito, ne i vostri figli, ne il vostro amante, ne il cane, ne il maiale, ne i vicini. Riconoscersi vuol dire fermarsi di pensare, fermarsi di sapere ed ascoltare. Siete ci\u00f2 che cercate. Questo, occorre riconoscerlo. La collera \u00e9 una mancanza di prospettiva. Immagino che mio marito, i miei genitori, i miei amici dovrebbero riconoscermi. E\u2019 una sofferenza senza fine. Spetta a voi ascoltarvi. L\u2019ascolto \u00e9 amore&#8230;<\/p>\n<p>Quando la collera arriva, vivetela, amorevolmente, tattilmente. E\u2019 ci\u00f2 che \u00e9 pi\u00f9 vicino, la rabbia, il rancore&#8230;La collera parla, voi ascoltate. Un giorno non vi \u00e9 pi\u00f9 niente da ascoltare.<\/p>\n<p>Vedere il dinamismo arricchirsi, trasformarsi, cambiarsi, di essere qualcosa in pi\u00f9. Non \u00e9 pi\u00f9 di ci\u00f2 che devo essere, \u00e9 meno. Tutte queste tecniche, questi sforzi, queste decisioni, queste intenzioni, queste strategie per essere pi\u00f9 liberi, per soffrire meno. Devo vedere che questo meccanismo \u00e9 la mia sofferenza. Non ho bisogno di pi\u00f9 competenze. Non ho bisogno di sapere come fare riguardo alla vita ma di liberarmi della pretesa di poter sopravvivere, di poter fare di fronte a qualunque cosa. Pratico lo yoga per scoprire in me questo spazio di umilt\u00e0, libero da ogni sapere, o lo pratico per acquisire pi\u00f9 sicurezza? Sto ancora provando di provare a salvarmi o dico grazie, grazie del mio totale fallimento. Il terrore per l\u2019ego, la gioia per il cuore.<\/p>\n<p>Tauler nei suoi sermoni parla di alberi coperti di frutti molto belli quando li vediamo da lontano. Anche quando ci avviciniamo spesso questi frutti sono ancora pi\u00f9 belli che i frutti sani, eppure sono pieni di vermi. E\u2019 solo quando il vento soffia e che il frutto cade per terra che ci si rende conto che era bacato. Per Tauler, il frutto sano senza vermi \u00e9 quello che abdica ogni autonomia, ogni attesa, ogni speranza. Il frutto con il verme \u00e9 quello che pratica, prova, brilla, conosce. Fintanto che il vento non soffia, questo frutto appare molto pi\u00f9 bello che il frutto sano. Ma, quando arriva la tempesta ed il frutto cade vediamo che non c\u2019era nulla. Secondo Tauler quando il frutto cade, i vermi che si dispiegano al suolo sono queste molteplici devastazioni causate all\u2019ambiente dalla mia pretesa di sapere. Quando pretendo di essere autonomo contamino l\u2019ambiente, trasmetto questa sofferenza, questa arroganza.<\/p>\n<p>Nello spirito di Tauler non vi \u00e9 condanna ma una constatazione. Sto brillando, sto provando a divenire, a purificarmi a miei occhi, o accetto nell\u2019istante la mia totale indegnit\u00e0 ad avere diritto a qualsiasi cosa. E\u2019 in questa presa di coscienza della mia indegnit\u00e0 che la vita pu\u00f2 iniziare. Ma fintanto che ho la minima esigenza, la minima aspettativa, la minima speranza sono condannato a vivere la mia miseria. Quale valore, l\u2019artificio? Ma pi\u00f9 grande \u00e9 l\u2019artificio, pi\u00f9 duro sar\u00e0 al momento della morte il faccia a faccia con la realt\u00e0. Mi sono seduto su un immagine ed al momento della morte non sar\u00e0 pi\u00f9 presente. Allora devo osservare la mia vera motivazione. Faccio le cose per me, per costruirmi o faccio le cose per la gioia di farle? Devo guardare profondamente.<\/p>\n<p>Quante volte nella giornata riporto le cose a me stesso. E\u2019 questo che devo vedere. La vita spirituale non \u00e9 diventare spirituali ma di vedere a che punto riporto tutto a me stesso. Qualsiasi cosa io faccia lo guasto a causa della mia intenzione.<\/p>\n<p>Qualsiasi cosa io dia, non la do a causa della mia intenzione. La mia opera \u00e9 viziata. Non do, io cambio. Non posso dare e chiedere nello stesso tempo in quanto dare \u00e9 l\u2019assenza di me stesso. Vedere questo funzionamento senza commento, senza giustificazione. Non posso essere altrimenti quello che sono. Non vi \u00e9 la minima negativit\u00e0 in questo proposito. Siamo tutti identici.<\/p>\n<p>Quando mi rendo conto della mia sufficienza, la gioia comincia ad albeggiare, ma fin quando provo a divenire qualsiasi cosa, vivo costantemente la tensione, la miseria, lo sconforto.<\/p>\n<p>La gioia \u00e9 di dare.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 rifiutarla costantemente volendo ricevere? Ogni istante in cui voglio ricevere, mi privo della gioia di dare. Non vi \u00e9 gioia pi\u00f9 alta che di dare. Quando vedo la mia propria miseria, vedo la bellezza del vicino, ma fin quando vedo la miseria del vicino, non vedo la mia propria bellezza. Ogni volta che vedo, commento, critico la miseria del vicino, sono altrettante cicatrici che m\u2019infliggo perch\u00e9 non sono separato. Fintanto che vedo che qualunque cosa sia negativa, \u00e9 la mia negativit\u00e0 che sento. Quando il vicino riceve una benedizione, essere felici per lui. In quel momento, ricevo mille volte pi\u00f9 di lui, ricevo tutto ci\u00f2 non avrebbe potuto ricevere. Ma se in quel momento risento della gelosia, dell\u2019invidia ritorno alla mia miseria, mi taglio da ogni ricezione possibile. Devo vedere il meccanismo. Non vi \u00e9 che l\u2019altro, non vi \u00e9 se stessi.<\/p>\n<p>Una parabola molto bella \u00e9 raccontata nel film \u201cIl Dybbuk\u201d del 1937. Un pover\u2019uomo va a consultare un rabbino e gli chiede: \u201cCome posso vedere?\u201d. Il rabbino gli propone di guardare attraverso il vetro. Il pover\u2019uomo vede il mondo che passa nella strada. Il rabbino gli chiede ci\u00f2 che vede ed il pover\u2019uomo risponde: \u201c Vedo il mondo\u201d. Il rabbino gli chiede di guardare nuovamente ed allora, per la grazia delle cose, il vetro si \u00e9 coperto di una placca d\u2019argento ed \u00e9 divenuto uno specchio. Il pover\u2019uomo dice: \u201cMi vedo\u201d. Il rabbino risponde: \u201cHai capito?\u00a0 Quando copri il vetro d\u2019argento, vedi te stesso, non vedi pi\u00f9 il mondo. Il tuo interesse per le cose e l\u2019argento ti taglia dal mondo. E\u2019 lo stesso specchio ma in uno vedi il mondo, la libert\u00e0, nell\u2019altro ti vedi e vi \u00e9 la miseria\u201d.<\/p>\n<p>Devo guardare in ogni cosa e mi chiedo se cerco il mio interesse o se agisco liberamente, senza strategia.<\/p>\n<p>Non \u00e9 un esame di coscienza morale, ma un ascolto di una totale precisione.<\/p>\n<p>Devo sentirlo in ogni cellula. Quando in me sopraggiunge il meccanismo di provare, devo sentirlo in tutto il corpo come un colpo di frustino. Non \u00e9 una sofferenza psicologica, \u00e9 una sofferenza chiara per mostrare la direzione. E\u2019 questa la sadhana.<\/p>\n<p>Non \u00e9 praticare lo yoga, leggere dei testi, sorvegliare la propria alimentazione, moderare la sessualit\u00e0, essere fedeli, inviare denaro in Africa, ma di guardare come funzioniamo istante dopo istante senza commenti. Ci\u00f2 che faccio non ha alcuna importanza, \u00e9 ci\u00f2 che vedo che \u00e8 importante.<\/p>\n<p>Quando vedo la mia arroganza, questa visione equilibra tutto il mio ambiente. Posso essere un istante senza intenzione, senza speranza, senza domanda.<\/p>\n<p>Attenzione di non comprendere al contrario, di pensare che vi sarebbero cose da provare. Non vi \u00e9 nulla da provare. Non vi \u00e9 nulla di pesante, niente da cambiare. Ci\u00f2 non impedisce di giocare con il gattino, di fare il proprio letto o di andare al cinema.<\/p>\n<p>Questo impedisce semplicemente di elemosinare, di soffrire, di sperare. Questo non impedisce solo la miseria. Il mio orgoglio punta verso la mia libert\u00e0 perch\u00e9 non vi \u00e9 altra cosa. Il mio limite rivela il mio non-limite. Non vi \u00e9 nulla da cambiare ma da guardare. Attenzione di non provare di diventare questa disponibilit\u00e0. E\u2019 impossibile in quanto \u00e9 ci\u00f2 che sono gi\u00e0 salvo quando provo di divenire qualsiasi cosa. L\u2019asilo psichiatrico o la tranquillit\u00e0. L\u2019uno non esclude l\u2019altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; ERIC\u00a0 BARET Vedere, azione ultima \u00a0 Traduzione di Maurizio Redegoso Kharitian &nbsp; 3M: Che cosa intendiamo con la parola tradizione? Eric Baret &#8211; La tradizione \u00e9 l\u2019arte di ascoltare senza aspettativa. Tutte le altre tradizioni sono delle forme di caricature, dei prolungamenti di quest\u2019arte primordiale. 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