{"id":2575,"date":"2014-04-19T15:22:07","date_gmt":"2014-04-19T15:22:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2575"},"modified":"2016-04-03T23:02:30","modified_gmt":"2016-04-03T23:02:30","slug":"posso-liberarmi-dal-conosciuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/posso-liberarmi-dal-conosciuto\/","title":{"rendered":"Posso liberarmi dal conosciuto?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: small;\">SERGE\u00a0 PASTOR<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><em><span style=\"font-size: small;\">POSSO LIBERARMI DAL CONOSCIUTO?<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u201cVedere si coniuga al <strong>presente <\/strong>mentre l\u2019analisi critica, concettuale, si coniuga al passato, al futuro o al condizionale.\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>3e mill\u00e8naire<\/strong> &#8211; <em><span style=\"text-decoration: underline;\">Il conosciuto sarebbe una sorta di illusione?<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Serge Pastor &#8211; <\/strong>In primo luogo, conviene definire ci\u00f2 che nominiamo abitualmente il \u201cconosciuto\u201d. Questo termine riveste diverse accezioni, ma per ci\u00f2 che ci concerne qui, riteniamo quella che \u00e8 centrata attorno ad una certa percezione duale che l\u2019uomo si fa dell\u2019universo e che traduce con una coscienza riflessiva e dualista che gli fa dire ed affermare: \u201clo so\u201d, \u201cconosco\u201d, \u201cho gi\u00e0 visto\u201d, ecc.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La nostra percezione, la nostra comprensione del mondo, sono condizionati dai nostri sensi, sorta di captatori della vita interna ed esterna, di cui siamo dotati. Questi ci permettono di \u201cfarci un\u2019idea\u201d del mondo fenomenale, di essere conoscenti (o coscienti) dell\u2019universo &#8211; sia interno che esterno &#8211; nel quale evoluiamo. Questi sensi intervengono come dei filtri, degli strumenti di cui l\u2019uomo dispone per sperimentare, conoscere, apprendere ed afferrare il mondo fenomenale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 In questo modo, il \u201cconosciuto\u201d \u00e8 una sorta di amalgama pi\u00f9 o meno disordinato del \u201csaputo\u201d, del \u201cvisto\u201d, del \u201cassaggiare\u201d, del \u201ctoccare\u201d, del \u201csentire\u201d, del \u201cascoltato\u201d, appoggiato da sensi pi\u00f9 o meno acuti o smussati, ma di cui tutti sono fortemente collegati ad un \u201cme\u201d &#8211; il pensatore &#8211; forgiato da ogni storia sulle nostre credenze, la nostra educazione, la nostra tradizione, la nostra formazione scientifica o altro, la nostra cultura, le chiacchiere, i saperi degli altri diffusi da secoli, ecc.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 In breve, il nostro conosciuto \u00e8 predeterminato da una sorta di direttore d\u2019orchestra (l\u2019io) che dirige questa \u201cconoscenza\u201d secondo i propri spartiti&#8230; Questo conosciuto \u00e8 fortemente pre-formattato su antica conoscenza, saperi ancestrali e pi\u00f9 recenti. E\u2019, tutto sommato, un condizionamento, una <em>bis repetita placent <\/em>di fronte a ci\u00f2 che si dice, si pensa, si veicola, si ammette, si trasmette o si programma. Partendo da l\u00ec, questo conosciuto ha poche possibilit\u00e0 di evolvere verso l\u2019inedito, lo sconosciuto, l\u2019improbabile, l\u2019inatteso, nei quali non pu\u00f2 legittimamente iscriversi&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 In nessun caso, questo conosciuto non beneficia di una freschezza e di un sangue nuovo, riservato solo giustamente al non-conosciuto, a ci\u00f2 che si scopre senza essere una mascherata o un arrangiamento attualizzato del passato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Il conosciuto \u00e8 dunque tradizionalmente e comunemente una elaborazione psico-cognitiva, il risultato di una passerella affettivo-mentale fittizia ed aleatoria, di un rapporto relazionale, stabilito tra un aspetto, \u201ccolui che percepisce\u201d (l\u2019io, attraverso i suoi propri filtri &#8211; l\u2019educazione, l\u2019ambiente, la cultura, i dogmi e le credenze, ecc.), assoggettato e sottomesso alla totale potenza di un ego che si auto-soddisfa della competenza che si fa del mondo fenomenale, e da un altro aspetto \u201c<em>ci\u00f2 <\/em>che \u00e8 percepito\u201d come stante apparentemente \u201cesteriore\u201d a colui che percepisce. Vedremo che questa apparenza \u00e8 ingannevole e che la separazione tra l\u2019individuo ed il mondo non \u00e8 fonte di \u201cconoscenza\u201d ma piuttosto d\u2019ignoranza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 In questa accezione, si elabora cos\u00ec, per ogni persona, una conoscenza, un sapere stabilito <em>sul mondo <\/em>&#8211; e non una conoscenza <em>del mondo -, <\/em>nella quale il pensiero duale dell\u2019io stabilisce migliaia di legami e di passerelle possibili ed interpretabili tra un osservatore (non neutrale) e la cosa osservata (naturalmente vergine da ogni apprezzamento). Ne segue una falsa visione, interpretata, pre-formattata e condizionata da <em>ci\u00f2 che \u00e8, <\/em>da un io prigioniero della sua propria duplicazione morbosa e compulsiva e della completa potenza dell\u2019intelletto dualista che resta, in fin dei conti, il padrone dell\u2019opera.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 L\u2019insieme di tutte le rappresentazioni individuali del vivente costituisce cos\u00ec questo \u201cconosciuto\u201d che \u00e8 uno straordinario vivaio, un vasto patchwork nel quale si intrecciano in modo pi\u00f9 o meno anarchico, le maglie di un pensiero duale sul quale si tessono, si giocano e si rigiocano le idee, andanti e naviganti secondo il gradimento delle rappresentazioni personali nascenti e morenti come onde venute a fracassarsi sulla scogliera dell\u2019ego, il quale le rinvia per formare una nuova onda schiumante, il tutto sottomesso ai capricci di un tempo cangiante e modificato ad ogni istante.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Ma \u00e8 possibile di mettere fine a questo vasto disordine, a questo caos indescrivibile del pensatore? Tale \u00e8 il vero soggetto di fondo della nostra interrogazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Occorre sapere che l\u2019io, naturalmente preso nelle tenaglie della paura dello sconosciuto, ha bisogno di auto-replicarsi, di auto-generarsi e di riempirsi in permanenza \u201cdi un pensiero-materia\u201d stereotipato, ci\u00f2 che gli permette di rassicurarsi ad ogni istante e soprattutto, di non morire a ci\u00f2 che sa, al suo conosciuto, ai suoi saperi, le sue conoscenze, la sua memoria che si piace a restituire compulsivamente, il pi\u00f9 spesso in modo non-cosciente&#8230;Questo conosciuto \u00e8 la sua sostanza, il suo nutrimento di ogni istante e lo utilizza per arrivare alla sua fine un certo numero di supporti, le puntellature indispensabili imposti dall\u2019ego, a sapere, il bisogno di sicurezza e di riconoscenza, l\u2019appartenenza tribale ad un modo di funzionamento, il linguaggio elaborato, la nomina, l\u2019etichettatura e la classificazione. Le molteplici strategie che l\u2019ego mette a posto per conservare la sua grande potenza (l\u2019auto colpevolezza, la morale, la conformit\u00e0 all\u2019immagine, la fedelt\u00e0 ai costumi, alla tradizione, ecc.) impediscono letteralmente una visione spogliata ed epurata dell\u2019essere, un altro conosciuto, differente, le quali si ritrovano rinchiuse nel guscio dell\u2019io che \u00e8 una vera cappa di piombo quasi indistruttibile di cui non sar\u00e0 cos\u00ec semplice liberarsi&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Possiamo dire a giusto titolo che i ricorsi eccessivi, intempestivi e quotidiani nel linguaggio, considerati come un supporto dialettico e cognitivo necessario alla comunicazione ed alla conoscenza, ma non aprendo sulla comunione, pu\u00f2 rapidamente diventare una prigione, un contenimento del \u201cconosciuto\u201d nella fortezza dell\u2019ego. Quest\u2019ultima costituisce allora una prigione dorata nella quale si rifugia l\u2019io che avendo orrore del vuoto e dello sconosciuto, prova un bisogno imperioso di riempirsi. \u00a0Il suo problema \u00e8 che non pu\u00f2 lui stesso svuotarsi dal \u201cconosciuto\u201d e questo resta il suo freno principale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Di questa situazione di fatto, l\u2019uomo pu\u00f2 soddisfarsene molto bene durante tutta una vita, in quanto perch\u00e9 disturbare un tale ordine &#8211; in realt\u00e0, un vero disordine stabilito?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Fino al momento in cui prende coscienza della presenza dell\u2019Unit\u00e0 che si tiene dietro questi Multipli che ammucchiava a saziet\u00e0 e dopo i quali correva sfinendosi ad ogni istante e perdendovisi ad ogni modo. Il silenzio si sostituisce allora al frastuono del mentale e al chiacchiericcio del linguaggio, l\u2019ascolto, la visione, il considerato si affinano mentre l\u2019Uno traccia un piccolo passaggio nel guscio screpolato dell\u2019ego. L\u2019Uno \u201cs\u2019intravede\u201d e si respira poco a poco attraverso il Tutto. Questo cambiamento di capo della ricerca egotica del conosciuto dei multipli a tutti i costi verso un\u2019osservazione semplice e purificata dell\u2019Uno non conosciuto ed a scoprire, \u00e8 un\u2019esperienza inedita per l\u2019individuo che se ne trova un p\u00f2 destabilizzata, in quanto per una volta, l\u2019abbandonare la presa della coscienza si manifesta e questo ha modo di inquietarlo&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">Potrebbe parlare delle sue prime esperienze relative all\u2019illusione del conosciuto?<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">All\u2019epoca in cui ero ancora un giovane liceale, ho vissuto una stupefacente esperienza dell\u2019illusione del \u201cconosciuto\u201d. Durante una serata di studi portati sulla Via Lattea e le costellazioni che la popolano, realizzati in un Osservatorio del Var, ho imparato che la stella pi\u00f9 vicina alla nostra Terra, Alfa Centauri, &#8211; fuori dal Sole stesso &#8211; si trovava ad un po\u2019 pi\u00f9 di 4 anni-luce. In quel preciso momento, ho capito, come un\u2019evidenza ed una luce fino ad allora messe sotto lo staio, che la volta stellata che avevo sotto gli occhi ogni sera &#8211; formante \u201cil mio conosciuto\u201d sperimentale &#8211; non era che una vasta illusione e che l\u2019istante della mia visione non era in realt\u00e0 che una proiezione, un film di un passato datato di molti anni. Vedevo bene Alfa Centauri, ma cos\u00ec com\u2019era quattro anni prima!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Capiamo che quando si osserva, dai tempi della Terra, in un istante T, una stella che \u00e8 a dieci anni-luce, la si \u201cvede\u201d cos\u00ec com\u2019era dieci anni fa!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La nostra visione, la nostra conoscenza immediata di ci\u00f2 che si crede essere e che si attribuisce a \u201cci\u00f2 che \u00e8\u201d, sono dunque falsificate e totalmente irreali. Se questa stella esplode in questo istante T, lo potremmo concretamente \u201cvedere\u201d, sapere, osservare, conoscere, constatare solo fra dieci anni eppure l\u2019avvenimento sperimentale dell\u2019io di fronte a questo \u201cconosciuto\u201d ha avuto luogo in questo istante T!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Il cielo stellato sembra essere una realt\u00e0 oggettiva di <em>ci\u00f2 che \u00e8, <\/em>mentre una realt\u00e0, non \u00e8 che una vasta illusione, un possibile, una materia di <em>ci\u00f2 che potrebbe essere. <\/em>Non accade nello stesso modo con la nostra rappresentazione del mondo nel quotidiano? Il passato, il presente ed il futuro non coabitano in uno spirito umano cullato da una vasta confusione che eppure ha l\u2019illusione di essere nel solo presente di <em>ci\u00f2 che \u00e8<\/em>?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Il pi\u00f9 straordinario, attraverso i miei occhi di ragazzo, \u00e8 che realizzavo che il campo di costellazioni che era sotto i miei occhi, era cosparso di piccole stelle tutte a distanze differenti in anni-luce. Cos\u00ec, questa era a 15 anni-luce, quella sembrava essere \u201cal suo fianco\u201d eppure a 250 anni-luce, quest\u2019altra a pi\u00f9 di 10.000 anni-luce!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Ero affascinato da questo spazio-tempo, disuguale e totalmente elastico nel quale mi bagnavo, io, un piccolo essere umano che desiderava conoscere il mondo fenomenico. Mentre pensavo che tutte queste stelle erano l\u00ec tutte presenti nell\u2019istante T, in realt\u00e0, esse non vi \u201cerano per niente\u201d. Non era che la loro presenza di anni prima che vedevo, ed in pi\u00f9 non tutte presenti nello stesso tempo. In realt\u00e0, guardavo un film tutto sommato appartenente al passato e che si replicava nel mio attuale presente interamente falso e fittizio!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Ormai, in seguito a questa esperienza, sono nate da parte mia, l\u2019imperiosa necessit\u00e0 e l\u2019evidenza inevitabile che l\u2019osservatore e la cosa osservata non possono essere separate, in quanto l\u2019osservazione \u00e8 forzatamente falsificata in un\u2019attitudine duale, ed il conosciuto, non del tutto fedele che scorre da questa osservazione, non pu\u00f2 essere che altrettanto illusorio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Una postura personale di tipo \u201cVisione Una\u201d che s\u2019imponeva da sola, era apparsa quel giorno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Diverse esperienze \u201cscientifiche\u201d che seguirono mi confortavano verso una tale attitudine\u00a0 da adottare di fronte alla vita. Osservando al microscopio un elitra di libellula od uno strato di vena, \u201cvedevo\u201d il Tutto (l\u2019insetto, la vena nel suo ambiente) e non la parte, anche se il conosciuto visibile all\u2019occhio era affascinante e meritava la deviazione. Feci anche l\u2019esperienza della non-denominazione delle forme, la quale, contrariamente alla denominazione, mi apriva ad una visione globale, un conosciuto aperto, incessantemente evolvente. L\u2019identificazione nel linguaggio non \u00e8 un riflesso istantaneo dell\u2019ego che ha bisogno di categorizzarsi totalmente, catalogarsi totalmente, per paura di essere privato dal \u201cconosciuto\u201d e di non pi\u00f9 gestire ci\u00f2 che gli \u00e8 presentato?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Sperimentavo cos\u00ec la di identificazione del linguaggio nel momento della semplice osservazione di un fiore, di una paesaggio, di un insetto, di un sentimento, ecc. Com\u2019\u00e8 strano e nello stesso tempo pericoloso e destabilizzante per l\u2019io, di essere accogliente di <em>ci\u00f2 che \u00e8, <\/em>senza collegare ipso facto al passato, al conosciuto antico o voler inscriverlo nel futuro! Di vedere un fiore, una roccia, un\u2019emozione, un pensiero nella loro totalit\u00e0, senza nominare le loro specificit\u00e0, le loro variet\u00e0, i loro colori, i loro profumi, i loro legami con l\u2019ambiente, lasciandoli essere ci\u00f2 che sono oltre la mia propria visione analitica!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">Come percepite l\u2019evoluzione delle conoscenze nel nostro mondo attuale?<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Non conviene qui sbagliarsi e salutare con gioia la somma colossale e l\u2019evoluzione permanente e senza sosta riattualizzata delle conoscenze scientifiche, tecnologiche ed altre, applicate in tutti i settori e scompartimenti umani. Questo \u201cconosciuto\u201d necessario sul funzionamento della vita cellulare, della vita della materia in generale, contribuisce ad accompagnare la nostra civilt\u00e0 umana verso un miglior essere globale, permette di salvare delle numerose vite, di avanzare sul piano delle conoscenze, ecc.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Ma, di fronte ad una popolazione incessantemente crescente che favorisce, purtroppo, la precariet\u00e0 e l\u2019indigenza, l\u2019essere umano non deve svilupparsi dei saperi e dei savoir-faire medici, economici, sociologici ed ecologici sempre pi\u00f9 adattati ed avanzati?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La conoscenza lascer\u00e0 sul campo una maggior parte dei sette miliardi di esseri umani attuali viventi nell\u2019analfabetizzazione e la miseria? Potr\u00e0 rispondere ai bisogni incessantemente crescenti di una Umanit\u00e0 in grande difficolt\u00e0 di sopravvivenza alimentare? La sfida planetaria di questo 3\u00b0 millennio sar\u00e0 sollevata? A partire da quale visione, di quali nuovi prolegomeni?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0 Proseguiremo la risoluzione dei problemi dell\u2019Umanit\u00e0 in modo dualista o rivedremo alla fine la nostra copia e comprendere che la Terra \u00e8 una Unit\u00e0 cosmica indissociabile, indivisibile?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Le conoscenze presenti non si avvantaggerebbero ad appoggiarsi alla fine sul <em>saper-essere, <\/em>senza il quale le conoscenze ed i savoir-faire sono fortemente incompleti? Questo saper essere \u00e8 una postura naturalmente unicista che si esprime particolarmente con il mantenimento della biodiversit\u00e0 che \u00e8 una delle componenti essenziali dello <strong>sviluppo durevole <\/strong>in modo globale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Come possiamo ad oggi ignorare la diversit\u00e0 degli <strong>ecosistemi, <\/strong>delle <strong>specie, <\/strong>delle <strong>popolazioni <\/strong>e quelle dei <strong>geni <\/strong>nello spazio e nel tempo, cos\u00ec come l\u2019organizzazione e la ripartizione degli ecosistemi in scale <strong>biogeografiche<\/strong>, e non vederle come un vasto Tutto che si chiama la Terra?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Senza questa percezione globale di base della vita umana, senza questa coniugazione delle tre conoscenze, sapere, saper-fare e saper-essere, il \u201cconosciuto\u201d della vita resta frammentato, incompiuto e tutti gli sforzi attuali non sarebbero che degli stucchi su una gamba di legno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 L\u2019unicit\u00e0 delle ricerche imperniate in una stessa direzione, portate da una stessa visione delle nazioni ed una sinergia dei mezzi messi in opera, passa da questa realt\u00e0 tangibile evidente: siamo su uno stesso vascello ma attualmente alla deriva. La nostra responsabilit\u00e0 collettiva \u00e8 impegnata ed \u00e8 ancora tempo di prendere il timone e raddrizzare la rotta. Lo far\u00e0?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">Possiamo realmente liberarci dal conosciuto?<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><em><span style=\"text-decoration: underline;\">\u00a0 <\/span><\/em>Come posso liberarmi personalmente da qualche cosa di cui non percepisco le catene? Sto adottando una visione epurata e spogliata di ci\u00f2 che sono, qui e adesso?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Posso \u201cconoscere\u201d il mondo &#8211; interiore ed esteriore &#8211; senza essere sottomesso alla totale potenza di numerosi filtri dell\u2019ego che ho potuto generare o ai quali sono stato sottomesso nel corso degli anni?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Posso agire indipendentemente dal pensatore che \u00e8 il mio mezzo quotidiano di sopravvivenza e della coscienza duale? Conseguentemente, posso essere libero di emettere dei pensieri senza scelta dettata dall\u2019abitudine e la compulsivit\u00e0 che sono i miei gruppi abituali? Posso vedere le esche di questi filtri e sfuggire alle molteplici strategie che l\u2019ego mette in gioco per collegarmici, ad ogni \u201ctentativo\u201d che posso sviluppare per essere libero?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Quale corretta postura adottare per non cadere ad ogni istante tra le maglie di un \u201cdiktat\u201d di questo io che alla fine non vorrebbe che \u201cil mio bene\u201d?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Al di l\u00e0 di questi interrogativi si pone il seguente: il pensiero stesso pu\u00f2 essere libero?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 E\u2019 chiaro che il pensiero, che \u00e8 un movimento compulsivo e ripetitivo dell\u2019io che sta auto-generandosi ad ogni istante in termini di idee reiterate, non \u00e8 libero, in quanto \u00e8 un dispositivo non cosciente ed un meccanismo di auto-replicazione di se stesso. Non \u00e8 dunque nuovo, n\u00e9 fresco. Di questo fatto, divide il \u201cconosciuto\u201d nel gi\u00e0 conosciuto, non lasciandogli alcuna latitudine, alcuna libert\u00e0, alcuna autonomia, alcuna iniziativa. Il conosciuto incolla al pensiero che genera e si trova cos\u00ec imprigionato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Bench\u00e9 non vi sia del \u201cmetodo\u201d particolare per percepire le esche nelle quali il pensiero ci imbarca ad ogni istante, in quanto ogni strumentalizzazione del cosciente non pu\u00f2 essere che una nuova ricetta di duplicazione compulsiva per il pensiero, possiamo nondimeno suggerire una semplice postura da adottare nel quotidiano. Quest\u2019ultima \u00e8 sempre la stessa da che l\u2019uomo \u00e8 uomo e non ha nessun bisogno di essere validata da un dogma, una religione, una credenza o qualche iniziativa spirituale o intellettuale che sia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 In questa accessibile postura a tutti e che non richiede che una vigilanza e presenza a ci\u00f2 che \u00e8, conviene semplicemente di osservare il movimento incessante dei suoi pensieri, senza attardarsi su una di esse. Si tratta di <em>vedere <\/em>il flusso delle idee che attraversano lo schermo interiore della coscienza, senza che questa visione sia connotata di apprezzamenti, rifiuti, giudizi o autocritiche. Conviene lasciar scorrere la totalit\u00e0 delle parole-pensieri-emozioni che le accompagnano, senza alcuna \u201cintroduzione\u201d particolare di una paura, di un\u2019attesa, di un soggetto o di un oggetto particolare apparente in occasione di questa visita interna, introspettiva ma non cognitiva. Non resta semplicemente che di osservare ci\u00f2 che penso, ci\u00f2 che sono o sembro essere, nei riguardi della situazione di <em>ci\u00f2 che \u00e8, <\/em>guardare, ascoltare, vedere, sentire, assaggiare, senza un osservatore che cercherebbe di solidificare e trattare l\u2019immagine su un modo istantaneo. Lo sfilamento sequenziale del flusso di queste parole-pensieri-emozioni che assillano il mio mentale ad ogni istante, deve poter restare libero da ogni fermo-immagine, in quanto ogni introduzione alimenta la sostanza dell\u2019io, come un film proiettato nel quale non avrei potuto identificarmi con i personaggi (le molteplici faccette dell\u2019io) che si danno in spettacolo in tutta libert\u00e0. In questa postura, non sono n\u00e9 l\u2019attore, n\u00e9 la scena, n\u00e9 lo spettacolo, ma semplicemente la luce del proiettore che rende conto dell\u2019esistenza del film e rischiara le mie proprie zone d\u2019ombra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Questa osservazione non giudicante e vede \u201csvuotarsi\u201d tutta in un contenuto fisico alle porte di una coscienza senza pensiero per una volta senza attesa, senza uno scopo da raggiungere. Ogni particolare introduzione non pu\u00f2 che riattivare ipso facto l\u2019ego &#8211; che non aspetta altro &#8211; e gli da vita in lui assegnando del \u201ccorpo\u201d, della materia da trattare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Qui, la visione deve poter essere morbida, libera, senza motivo particolare. Non \u00e8 che visione che contempla, senza interpretazione, tutto il contenuto psico-affettivo della coscienza duale che defila interiormente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 In questa osservazione che ha luogo senza un osservatore nominato, non accade nulla, in quanto non vi \u00e8 nulla da fare, nulla da pensare, nulla da dire, nulla da cambiare. Il \u201cconosciuto\u201d passa, il suo contenuto si svuota e muore altrettanto presto cos\u00ec come appare. L\u2019Uno si dispiega allora alla visione come un\u2019evidenza del gioco dei multipli. In questa postura, l\u2019io abitualmente duale \u00e8 inattivo e si trova relegato al secondo piano, mentre il pensiero altre volte compulsivo e separatore, ritrova una nuova giovinezza, entrante in una dimensione aperta all\u2019inedito, al \u201cnon conosciuto\u201d, all\u2019improbabile, all\u2019inatteso, in breve ad un campo sperimentale fino a qui inesplicabile ed incomprensibile per lei, talmente abituato al saputo, al gi\u00e0 visto, al prevedibile ed al gi\u00e0 conosciuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La globalit\u00e0 della Vita-Una \u00e8 finalmente percepita, rivelante ogni legame specifico con il Tutto da cui essa procede. Questa visione che \u00e8 \u201cnon-mentale\u201d abbraccia, sintetizza ed unifica l\u2019insieme dei legami, mentre in precedenza l\u2019analisi mentale li considerava come distinti, separati ed indipendenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">Eppure, l\u2019uomo pu\u00f2 vedere le sue catene e non volere o non potersene liberare.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">L\u2019individuo pu\u00f2 in effetti \u201cintravedere\u201d una catena, per esempio il suo attaccamento ad un etnia, ad un gruppo o ad una persona, senza per questo volere o potere liberarsene. Percepisce la parte, la catena isolata, senza poter elargire la sua visione all\u2019insieme dei legami ai quali questa catena appartiene e rinvia. Nel nostro caso, l\u2019attaccamento personale procede da un processo globale che rinvia alla dipendenza, all\u2019assenza di autonomia, alla colpevolezza, a cosa potremmo dire, alla tradizione, ecc. E questo, il solo intelletto non pu\u00f2 vederlo, in quanto la sua visione \u00e8 forzatamente parcellare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 L\u2019uomo pu\u00f2 \u201crendersene conto\u201d molto bene &#8211; si tratta del suo conosciuto, un conosciuto condiviso da molti altri &#8211; e nello stesso tempo riconoscere che non pu\u00f2 disfarsene per delle ragioni etiche, morali o legate alla sua educazione, il suo passato, la tradizione. Il suo ego constata il fatto, lo intravede, si accorge delle conseguenze dovute a questa infeudazione. Ma, in fin dei conti, questa persona accetta e giustifica anche questo fatto, per mezzo di mille e una buone ragioni, in quanto la sua visione resta limitata sul piano duale e discorsivo del suo io prigioniero del suo passato, del suo conosciuto, della sua memoria, della sua storia. Percepire, intravedere, prevedere, analizzare, constatare sono delle libert\u00e0 della coscienza. Mentre <em>vedere <\/em>gli sfugge totalmente&#8230;Vedere non \u00e8 la prerogativa di una percezione limitata e divisa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Il semplice fatto di \u201cvedere\u201d le sue proprie catene libera l\u2019individuo, in quanto la visione non \u00e8 un pensiero, un\u2019attitudine intellettuale o uno sguardo critico portato su ci\u00f2 che sono. <em>La visione \u00e8 un\u2019azione in se stessa <\/em>che ha per corollario la lucidit\u00e0 e la presenza istantanea e senza equivoco di ci\u00f2 che \u00e8. Durante la visione, l\u2019intelletto \u00e8 letteralmente assente dalla scena!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La visione di ci\u00f2 che sono, del \u201cmio conosciuto\u201d (mio passato, mio presente, mio avvenire proiettato) attiva cos\u00ec il processo della liberazione e riposiziona l\u2019intelletto al suo posto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Non si tratta dunque di rendermi conto delle mie esche o di analizzare i miei pensieri, le mie emozioni o i miei comportamenti, in quanto questo, il mentale pu\u00f2 farlo altrettanto agevolmente cos\u00ec come rigettarli o sfuggirli e mantenere l\u2019io cos\u00ec com\u2019\u00e8 durante gli anni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0 <em>Vedere coniugarsi al presente <\/em>mentre l\u2019analisi critica, totalmente concettuale, si coniuga al passato, al futuro o al condizionale (un tempo irreale): \u201cPotrei essere cos\u00ec, cambiare questo, modificare quello\u201d&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <em>La visione \u00e8 una percezione lucida ed esplosiva nell\u2019istante di ci\u00f2 che \u00e8 <\/em>e non pu\u00f2 emergere che nella calma dello spirito. Mi occorre dunque, nel preliminare, fare silenzio nel mio pensiero, di fronte alle idee che si urtano alla porta della mia coscienza, accogliere con innocuit\u00e0, senza cacciare, tutto questo flusso residuo, proprio ed improprio, limpido e fangoso, tutte queste zone d\u2019ombra e di chiarezza che costituiscono il quotidiano della mia personalit\u00e0, guardarli senza giudizio, con compassione, permettergli di circolare liberamente all\u2019interno del mio essere, senza identificarmi, senza far intervenire una qualunque volont\u00e0 di cambiamento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\">In quanto ci\u00f2 che \u00e8 deve essere visto e non cercare di modificarlo<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">La visione non \u00e8 dunque un atto di volont\u00e0. E\u2019 qui o non \u00e8 qui. Quando \u00e8 qui, lo so, in quanto \u00e8 come un\u2019onda che spazza tutto al suo passaggio. E\u2019 uno sguardo benevolo portato sull\u2019io, con tutto il suo lotto di pensieri-idee-parole-emozioni. Quando ha luogo, \u00e8 radicale, senza compromesso, e opera un raggio laser che giunge a \u201crettificare\u201d la rotta duale della mia coscienza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Non dipende dalla mio buon volere, dalla mia intenzione di trasformare qualunque cosa in me che giudico sgradevole o inutile. Scorre come un\u2019evidenza e non pu\u00f2 dunque essere assimilata ad una elaborazione psichica decisa e dettata dalla coscienza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La visione \u00e8 diretta, totale, senza scelta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La visione abbraccia il Tutto e mi assimila in quanto parte di questo Tutto di cui procedo. Non pu\u00f2 dunque essere una prerogativa dell\u2019 \u201cio\u201d, ma un\u2019azione dell\u2019Ultimo-Io, questo essere che si tiene, come la luce sotto lo staio, sullo sfondo della coscienza duale dell\u2019ego.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La visione \u00e8 il vero conosciuto, la vera conoscenza, in quanto \u00e8 spogliata da tutti gli artefatti propri della coscienza dualista. Questo \u201cconosciuto\u201d istantaneo nasce rapidamente cos\u00ec come muore, si attualizza in permanenza, contrariamente al \u201cconosciuto\u201d dell\u2019io che perdura e la cui influenza condiziona e rinchiude l\u2019individuo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Ma per osservare, per guardare, per essere pienamente attenti a ci\u00f2 che \u00e8, il nostro spirito deve essere libero da ogni preoccupazione. Non deve essere ingombrato ed accaparrato da dei problemi, delle preoccupazioni, delle speculazioni. E\u2019 solo quando lo spirito \u00e8 molto calmo e silenzioso (senza linguaggio) che possiamo realmente vedere ed osservare. Quando \u00e8 ricercata, desiderata, augurata, la visione non \u00e8 pi\u00f9 visione ma un\u2019attivit\u00e0 mentale diretta sul contenuto interno di ci\u00f2 che credo di essere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019educazione pu\u00f2 avere un ruolo da svolgere nel processo di liberazione dal conosciuto?<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">I primi educatori di un bambino sono i suoi genitori, i suoi nonni o tutori, gli educatori dell\u2019asilo. Gli insegnanti arrivano solo in un secondo tempo, una volta che gli inizi di un\u2019educazione del giovane bambino sono assicurati. Ma lo sono sempre?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 I primi atti di coscientizzazione dell\u2019io, poi di socializzazione e del suo invito alla scoperta della vita &#8211; sia interna che esterna &#8211; accompagnano i primi sviluppi psico-motori e psico-affettivi del bambino nella bassa et\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 La prima educazione \u00e8 fondamentale e deve essere un invito del bambino ad esplorare liberamente il mondo, ad entrare in ascolto di s\u00e9 ed a costruire le sue prime rappresentazioni cognitive e psichiche nei riguardi di ci\u00f2 che \u00e8.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Se non pu\u00f2 fare il passaggio del linguaggio, della nomina, della classificazione, della differenziazione della vita, essenziali per lo sviluppo intellettuale del giovane, l\u2019educazione si deve orientare verso un\u2019investigazione globale ed unicista, aiutandolo a scoprire i legami che uniscono tutti gli \u201cattori\u201d della vita &#8211; i mondi minerale, vegetale, animale, umano e planetario -, a interagire su essi, ad acuire la sua visione del mondo ed a impregnarsi della bellezza della ricchezza dei suoi multipli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 L\u2019educazione resta essenziale nel processo di costruzione di un conosciuto centrato sull\u2019Uno nel plurale, e passa attraverso l\u2019educazione cittadina, la realt\u00e0 tangibile della biodiversit\u00e0, dell\u2019intergenerazionale, dell\u2019internazionalizzazione dell\u2019essere umano, del mondo interculturale, il rispetto delle differenze come il rispetto della natura, delle sue catene alimentari, ecc.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Se l\u2019Educazione prevede l\u2019acquisizione di tutte queste competenze trasversali, appartiene ad ogni insegnante, in adeguamento con ogni genitore essendo collaboratore dell\u2019educazione del bambino, d\u2019invitare quest\u2019ultimo a sviluppare una visione che abbraccia il Tutto come il particolare, ed \u00e8 in uno spirito di cittadinanza mondiale, di infraiuto e di emulazione, e non al mezzo di questa competizione dell\u2019istruzione di altri tempi che non contribu\u00ec che a servire i disegni d\u2019un io tagliato dal mondo. L\u2019urgenza della situazione mondiale dimostra con evidenza che l\u2019ora \u00e8 in effetti all\u2019emergenza di una visione Una &#8211; non lo ripeteremmo abbastanza -, ed i primi attori di questa messa in scena prossima e generazionale, in scala planetaria, sono i bambini, futuri adulti, che ci sono affidati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 L\u2019Educazione deve dunque poter permettere al giovane di essere autonomo e di accedere al fatto di pensare e di agire liberamente da se-stesso, aprendosi nello scambio e l\u2019innocenza. Quanto alle conoscenze, non possono accumularsi in modo anarchico alla maniera di oggetti inerti trasmessi ed ordinati nei cassetti dello spirito. Non si tratta dunque di riempirsene a saziet\u00e0 come riempiremmo un oca di cibo, ma di nutrirsene interiormente,\u00a0 per lavorare questa potenza di visione che fonda realmente la lucidit\u00e0 esplosiva di cui parla J. Krishnamurti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Tale \u00e8 la sfida lanciata ai genitori, agli educatori ed agli insegnanti!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0 SERGE\u00a0 PASTOR \u00a0 POSSO LIBERARMI DAL CONOSCIUTO? \u00a0 \u00a0 \u201cVedere si coniuga al presente mentre l\u2019analisi critica, concettuale, si coniuga al passato, al futuro o al condizionale.\u201d \u00a0 3e mill\u00e8naire &#8211; Il conosciuto sarebbe una sorta di illusione? \u00a0 Serge Pastor &#8211; In primo luogo, conviene definire ci\u00f2 che nominiamo abitualmente il \u201cconosciuto\u201d. 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