{"id":2586,"date":"2014-08-22T06:12:19","date_gmt":"2014-08-22T06:12:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=2586"},"modified":"2016-04-03T23:02:30","modified_gmt":"2016-04-03T23:02:30","slug":"lo-stato-di-sogno-e-ladvaita-vedanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/lo-stato-di-sogno-e-ladvaita-vedanta\/","title":{"rendered":"Lo stato di sogno e l&#8217;Advaita Vedanta"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\">PATRICK BERTOLIATTI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>Lo stato di sogno e l&#8217;Advaita Vedanta<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\">Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;induismo non ha fondatori storici ben identificati, ne un credo centrale, ed \u00e8 attraversato da numerose correnti spirituali e filosofiche. Possiamo tuttavia comprenderlo come una religione rivelata tenendo conto del fatto che un lembo delle sue correnti ammette l&#8217;autorit\u00e0 dei testi sacri. Questi testi provengono dalle intuizioni dei reggenti e saggi dei tempi dimenticati, che hanno trasmesso una conoscenza fondamentale, trascritta in seguito in quattro raccolte di testi, i <em>Veda <\/em>\u00a0(veda = conoscenza in sanscrito), la cui ultima sezione, il <em>Vedanta, <\/em>\u00e8 composto da testi trattanti la natura ultima della realt\u00e0, le <em>Upanishad.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Secondo il <em>Vedanta, <\/em>che \u00e8 anche una scuola filosofica che si appoggia sugli insegnamenti delle <em>Upanishad, <\/em>solo la conoscenza della realt\u00e0 permette di rispondere alla ricerca umana di pienezza e compimento. Ora la natura ultima della realt\u00e0 \u00e8 non-duale, ed il sostrato non-duale di tutta la realt\u00e0 \u00e8 il <em>Se, <\/em>la cui esperienza soggettiva \u00e8 descritta come <em>sat-cit-ananda, <\/em>che pu\u00f2 tradursi con <em>esistenza-coscienza-pienezza\/felicit\u00e0. <\/em>Inoltre, la lezione del <em>Vedanta <\/em>\u00a0\u00e8 che paradossalmente, siamo gi\u00e0 ci\u00f2 che cerchiamo di diventare, e che realizzarlo \u00e8 la parte della liberazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Secondo <em>Sankara<\/em>, uno dei pi\u00f9 grandi maestri della scuola dell&#8217;<em>Advaita-Vedanta\u00a0 <\/em>(uno dei tre rami della scuola <em>Vedanta<\/em>), la quintessenza dell&#8217;intera filosofia del <em>Vedanta<\/em> si ritrova\u00a0 in una <em>Upanishad, <\/em>la <em>Mandukya Upanishad, <\/em>accompagnata dai commenti di Gaudapa (altro maestro dell&#8217;Advaita). Ora troviamo in questa <em>Upanishad<\/em> un&#8217;analisi centrale sullo statuto della coscienza nel sogno&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">L&#8217;Advaita Vedanta ed i sogni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero indiano classico distingue sei tipi di sogni: il <em>sogno-illusione, <\/em>il <em>sogno-allucinazione, <\/em>il <em>sogno-compimento del desiderio,\u00a0 <\/em>il <em>sogno-profetico del buono e cattivo augurio, <\/em>il <em>sogno-telepatico <\/em>ed il <em>sogno nel sogno. <\/em>Detto questo, i pensatori dell&#8217;India non sembrano particolarmente interessarsi all&#8217;interpretazione delle immagini dei sogni, ma piuttosto allo stato della coscienza del sogno, cos\u00ec che all&#8217;alternanza degli stati di coscienze\u00a0 &#8211; veglia, sogno, sonno profondo &#8211; ed a ci\u00f2 che \u00e8 possibile di dedurre in direzione della liberazione. E&#8217; precisamente su questo punto, riguardante il sogno, che i pensatori dell&#8217;<em>Advaita-Vedanta <\/em>mettono l&#8217;accento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Per l\u2019 <em>Advaita-Vedanta<\/em>, tutto \u00e8 Uno. Questa unit\u00e0 vista in quanto l&#8217;ultima realt\u00e0 \u00e8 chiamata <em>Brahman <\/em>\u00a0<em>(il Tutto<\/em> : \u00e8 chiamata <em>Atman (il Se) <\/em>in quanto \u00e8 vista dal lato della nostra vera natura. Nell&#8217;ordinario siamo schiavi di una ignoranza che fa si che l\u2019 <em>Atman<\/em>, \u00e8 identica all&#8217;ultima realt\u00e0, <em>Brahman.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Fintanto che questa realizzazione non ha luogo, l&#8217;illusione della dualit\u00e0 predomina, in quanto la relazione al mondo \u00e8 fatta di movimenti di pignoramenti e rigetti dell&#8217;io-ego, che si vive come un&#8217;entit\u00e0 separata e cerca in questo modo di far sedere il suo sentimento di essere. Questa illusione afferma una dualit\u00e0 io\/mondo. La realizzazione liberatrice implica il suo radicamento per mezzo di una conoscenza implicante la coscienza del carattere erroneo della visione duale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 In direzione di questa realizzazione, l&#8217;<em>Advaita Vedanta<\/em> analizza in particolare lo stato di sogno per mostrare il carattere illusorio sia degli stati di veglia e di sogno, e mostra che l&#8217;esperienza dello stato di sogno pu\u00f2 essere preso come un&#8217;analogia della natura dello stato di veglia in relazione alla realt\u00e0 ultima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">La Mandukya Upanishad ed il sogno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Mandukya Upanishad<\/em> presenta una filosofia pratica che punta l&#8217;unit\u00e0 attraverso l&#8217;apparente diversit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Nel suo commento dell&#8217;<em>Upanishad,<\/em> Gaudapa mostra innanzitutto come le esperienze di veglia e di sogno devono essere comprese come illusorie: cos\u00ec come una corda pu\u00f2 essere immaginata come un serpente nell&#8217;oscurit\u00e0, il <em>Se<\/em> \u00e8 immaginato in modo illusorio sotto diverse forme di sogno e di veglia. Poi illustra l&#8217;illusione della dualit\u00e0 del se personale e dell&#8217;<em>Atman <\/em>con un&#8217;analogia spaziale: nello stesso modo quando un vaso \u00e8 distrutto, lo spazio in cui si trova si confonde nuovamente con lo spazio intero, l&#8217;anima individuale si fonde con l&#8217;<em>Atman <\/em>non appena si \u00e8 realizzata l&#8217;illusione della separazione. Infine conclude che ogni nascita\/creazione \u00e8 illusoria, in quanto quando l&#8217;io si risveglia dal sonno dell&#8217;illusione non fa che realizzare che la sua vera natura \u00e8 la realt\u00e0 di sempre; ci\u00f2 che vuol dire che mai nessuno \u00e8 nato ne nascer\u00e0&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">La veglia, il sogno&#8230;<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista dell&#8217;<em>Advaita Vedanta, <\/em>dire che delle cose sono illusorie, \u00e8 dire che lo sono realmente. Non vi pu\u00f2 dunque essere dualit\u00e0 realt\u00e0-illusione, ma unicamente la realt\u00e0. E questa realt\u00e0 \u00e8 la realt\u00e0 ultima, non-duale, <em>Brahman.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u00a0 <\/em>Questa questione dell&#8217;unica realt\u00e0 pu\u00f2 illuminarsi dell&#8217;apparente dualit\u00e0 tra gli stati di sogno e di veglia. L&#8217;oggetto visto in sogno non ha in effetti altra realt\u00e0 che quella di esistere nello spirito del sognatore. Ma l&#8217;illusione del sogno suppone un sostrato reale, come la corda \u00e8 il sostrato dell&#8217;illusione del serpente. Dire che un cambiamento \u00e8 osservato non ha senso a parte che se qualcosa che non si trasforma stabilisce la continuit\u00e0 tra ci\u00f2 che precede il cambiamento e ci\u00f2 che lo segue. Detto altrimenti perch\u00e9 qualcosa si trasformi, ci deve essere qualcosa che non si trasformi. E questo &#8220;qualcosa&#8221;, \u00e8 <em>Brahman.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u00a0 <\/em>L&#8217;<em>Advaita Vedanta <\/em>punta allora che gli stati di veglia e di sogni si trasformino, e non sono dunque da prendere per degli stati reali, e che \u00e8 la percezione di un oggetto in un sogno che costituisce l&#8217;oggetto stesso, vale a dire che \u00e8 la percezione che permette l&#8217;illusione perch\u00e9\u00a0 essa implica la dualit\u00e0 soggetto percepente-oggetto percepito. Gli stati di veglia e di sogno non sono dal lato del reale perch\u00e9 sono fatti di percezioni. Adesso se nelle percezioni dell&#8217;esperienza di un sogno un&#8217;immaginazione non ha lo stesso status soggettivo di una percezione che pu\u00f2 sembrare reale, questa stessa distinzione si ritrova allo stato di veglia. Detto altrimenti, le percezioni di veglia come di sogno hanno lo stesso status nei riguardi di una realt\u00e0 che li sottende. E questa realt\u00e0 \u00e8 la realt\u00e0 ultima, <em>Brahman.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">&#8230; ed il sonno senza sogno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Detto ci\u00f2, l&#8217;insegnamento dell&#8217;<em>Advaita Vedanta <\/em>non si ferma al sogno, che supera. Una progressione va dallo stato di sogno allo stato di sonno profondo contrariamente alle apparenze del senso comune. Per l&#8217;<em>Advaita Vedanta <\/em>in effetti, il sogno \u00e8 uno stato intermedio tra la veglia ed il sonno senza sogno, dove sonno profondo, che \u00e8 equivalente ad una identificazione temporanea del se individuale con la sua vera natura, <em>Atman, <\/em>e dunque alla realizzazione dell&#8217;identit\u00e0 di <em>Atman<\/em> e di <em>Brahman. <\/em>In effetti, durante questo sonno, ogni attivit\u00e0 di proiezione e di differenziazione \u00e8 interrotta. In modo che sia il luogo di una cessazione temporanea della mutuale sovrimposta del <em>Se <\/em>e del non-<em>Se.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Anche il sonno profondo \u00e8 da vedere come uno stato non-duale basato sull&#8217;assenza dell&#8217;attivit\u00e0 e delle fluttuazioni del mentale, che non deve essere visto come uno stato incosciente ma come un&#8217;esperienza di coscienza totale. Questa esperienza ad una memoria che trova la sua espressione nello stato di benessere sperimentato al risveglio da un sonno profondo, che caratterizza l&#8217;esperienza soggettiva di <em>Brahman.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Lavoro Junghiano dei sogni e realizzazione secondo Il Vedanta<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Sappiamo che nella cartografia junghiana della psiche, l&#8217;inconscio \u00e8 da vedere\u00a0 come un processo popolato di potenziali di energia fisica, gli <em>archetipi, <\/em>e che Jung chiama &#8220;Se&#8221; l&#8217;archetipo organizzatore della psiche, che ne \u00e8 allo stesso tempo il centro e che la comprende nella sua integralit\u00e0. Ma il <em>Se<\/em> secondo Jung non \u00e8 il<em> Se <\/em>secondo il <em>Vedanta, <\/em>se non altro perch\u00e9 secondo Jung, si tratta di un concetto limitato, mentre per il <em>Vedanta, <\/em>il <em>Se <\/em>\u00e8 l&#8217;ultima realt\u00e0. Eppure, il lavoro junghiano dei sogni potrebbe puntare nella stessa direzione della liberazione mirata dal <em>Vedanta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u00a0 <\/em>Per Jung, il <em>Se <\/em>suscita presso ogni individuo una inclinazione, chiamata <em>processo d&#8217;individuazione, <\/em>di cui il <em>Se <\/em>\u00e8 anche l&#8217;organizzatore e lo scopo, e nel corso del quale l&#8217;io si riposiziona in periferia ed in direzione del <em>Se <\/em>senza mai confondersi con lui. Il lavoro junghiano dei sogni pu\u00f2 allora essere visto come la raccolta nei sogni dai contenuti innocenti che, integrati alla coscienza, permetteranno all&#8217;io di rettificare in modo continuo la sua posizione. E secondo Jung, bench\u00e9 questo riposizionamento sia orientato in direzione del <em>Se<\/em> come verso il centro di se, l&#8217;io deve restare a distanza di relazione dal <em>Se.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u00a0 <\/em>Ci\u00f2 che lascia allora questo lavoro dei sogni a distanza dalla realizzazione secondo il <em>Vedanta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u00a0 <\/em>Ma un&#8217;altro modo di vedere questo lavoro si accosta. In quanto alla maniera degli alchimisti che osservando le trasformazioni della materia osservavano la loro propria trasformazione, apporta progressivamente colui che l&#8217;effettua a ritrovarsi in posizione di osservatore dei suoi sogni, come da un processo trasformatore che lo svela. Vale a dire che il lavoro dei sogni pu\u00f2 svolgere funzione di perno per mezzo del quale l&#8217;io si ritrova progressivamente in posizione di <em>coscienza auto-illuminante, <\/em>piuttosto che osservatore dai contenuti di coscienza a sua disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Nello stesso modo, il lavoro dei sogni pu\u00f2 essere un luogo di passaggio da un <em>&#8220;avere la coscienza di&#8221;\u00a0 <\/em>a un <em>&#8220;essere coscienza&#8221;, <\/em>passaggio che non \u00e8 n\u00e9 un processo di crescita di coscienza n\u00e9 una scomparsa dell&#8217;ego, ma un&#8217;apertura di veli duali della percezione a vantaggio di un vissuto non-duale dell&#8217;esperienza, quali che siano i fattori teorici del processo in corso. Questa\u00a0 apertura dal sapore della gioia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; PATRICK BERTOLIATTI Lo stato di sogno e l&#8217;Advaita Vedanta Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian L&#8217;induismo non ha fondatori storici ben identificati, ne un credo centrale, ed \u00e8 attraversato da numerose correnti spirituali e filosofiche. 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