{"id":310,"date":"2010-09-16T20:55:08","date_gmt":"2010-09-16T20:55:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=310"},"modified":"2016-04-03T23:06:27","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:27","slug":"dialoghi-con-virgil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/dialoghi-con-virgil\/","title":{"rendered":"Dialoghi con Virgil"},"content":{"rendered":"<p>3e Mill\u00e9narie n. 74 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>Virgil vive in Quebec dal 1961. Ignorando l\u2019esistenza di una dimensione spirituale, ebbe un risveglio spontaneo nel 1991. In pochi anni, un numero crescente di ricercatori sono andati a incontralo. In questo colloquio esorta i suoi interlocutori a vivere pienamente il presente e li riporta sempre a loro stessi, per evitare ogni attaccamento alla propria persona o a chiunque. Secondo Virgil, \u201cessere integrato\u201d significa essere in uno stato dove il mondo del pensiero meccanico e dei sogni non \u00e8 pi\u00f9 in funzione.<\/p>\n<p>Samir: La domanda \u00e8 sul lasciar andare\u2026 \u00e8 sul lasciar andar\u2026<\/p>\n<p>Virgil: Quando qualcuno mi diceva di aver frequentato la chiesa per vent\u2019anni per smettere poi, vedevo che, a sua insaputa, restava sempre interiormente attaccato alla sua credenza.<\/p>\n<p>Allora come lasciar andare questa credenza, questo attaccamento o ogni altra cosa?<\/p>\n<p><strong>Il lasciar-andare \u00e8 una chiarezza-lucidit\u00e0 verso ci\u00f2 che viviamo e facciamo, cos\u00ec come, quando mangiamo, sentiamo il sapore del cibo. Le definizioni e le parole non sono importanti e perdercisi non \u00e8 che aggiungere pesantezza alla nostra vita interiore. Il lasciar andare \u00e8 essere neutro. Con tutto il tuo essere ti dirai che te ne infischi, senza ripeterlo.\u00a0 Cos\u00ec sarai disponibile a sentire le risposte della tua interiorit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Samir: Allora c\u2019\u00e8 un lavoro su di s\u00e9 e bisogna sforzarsi di lasciar-andare o invece non c\u2019\u00e8 niente da fare?<br \/>\nVirgil: Molto facilmente si pu\u00f2 cadere in trappola con queste domande. Cos\u2019\u00e8 l\u2019osservazione? Bisogna fare uno sforzo per osservare? Oppure l\u2019osservazione \u00e8 essa stessa uno sforzo? Come chiarire tutto questo? Come spiegare un fatto vissuto a un\u2019altra persona, a un intellettuale, perch\u00e9 poi possa applicarlo?<\/p>\n<p>Samir: Ma una persona che \u00e8 nei suoi pensieri potr\u00e0 dirti: \u201cHo compreso bene ci\u00f2 che mi hai detto: bisogna che mi osservi per conoscermi\u201d<\/p>\n<p>Virgil: si osserva con il suo pensiero!<\/p>\n<p>Samir: Allora dir\u00e0 che non arriva ad osservarsi, nemmeno con il pensiero. Cosa dovr\u00e0 fare?<\/p>\n<p>Virgil: E\u2019 una trappola. Quando si osserva, come sapere se la nostra osservazione \u00e8 giusta o falsa? E\u2019 sempre l\u2019ego che cerca. Ricordati che, finch\u00e9\u00a0 l\u2019ego sar\u00e0 presente, si domander\u00e0: cos\u2019\u00e8 questa osservazione di cui parla Virgil? Non so se il dizionario d\u00e0 lo stessa significato che d\u00f2 io a questa osservazione. Cos\u2019\u00e8 un\u2019osservazione in rapporto a un pensiero? A una concentrazione, a un sentire? In inglese, se tu dici \u201cfeel\u201d \u00e8 facile da capire. Osservare \u00e8 la stessa cosa? Tu vedi, siamo nelle parole e nel modo in cui una parola si traduce in una lingua o nell\u2019altra. L\u2019osservazione non \u00e8 solo una parola. Ma allora cos\u2019\u00e8 osservare? Il presente per voi non ha lo stesso senso che per me.<\/p>\n<p>Ho spesso ripetuto che quando vi alzate la mattina, sapete prima le cose che dovete fare durante la giornata. Ma perch\u00e9 fin dal risveglio mettersi a pensare a tutte le cose che dobbiamo fare nella giornata? Cos\u00ec ci mettiamo un terribile peso sulle spalle.<\/p>\n<p>Samir: In generale \u00e8 gi\u00e0 presente nell\u2019inconscio.<\/p>\n<p>Virgil: Si, \u00e8 un meccanismo. Ma possono arrivare imprevisti nella giornata e ci si dice: \u201cUffa! Ancora questo in pi\u00f9 da fare\u201d. Perch\u00e9 abbiamo memorizzato gi\u00e0 tutto dalla A alla Z. E\u2019 dunque una routine. Cominciando cos\u00ec la nostra giornata, ci sfiniamo prima di incominciare il primo lavoro: Quando ci si dice: \u201cOh! Bisogna finire questo per incominciare quello\u201d ci s\u2019infligge un\u2019enorme pressione.<\/p>\n<p>Nelle officine, si sa che c\u2019\u00e8 un limite da non superare nella pressione sugli operai dal timing. Perch\u00e9 si pu\u00f2 farli impazzire. Ne sono stato testimone in un\u2019officina dove lavoravo. Degli specialisti sono venuti a calcolare il tempo medio che passavano gli impiegati su ogni lavoro. In seguito, la pressione fu enorme. Se un impiegato superava il tempo medio, poteva essere licenziato. Perci\u00f2 tra gli altri, i robot sono utilizzati nei centri d\u2019assemblaggio E\u2019 la pressione per il timing.\u00a0 E\u2019 cos\u00ec in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Se prima di coricarsi, si comincia a percorrere il proprio domani, tutto diventa pesante. E baster\u00e0 un niente perch\u00e9 le relazioni in una coppia o in famiglia, diventino tese. \u201cAh, tu non sai tutte le responsabilit\u00e0 che mi devo assumere!\u201d E\u2019 facile vedere che \u00e8 sempre cos\u00ec. In quei casi il lasciar andare ha luogo quando facciamo un lavoro, senza metterci a pensare al resto della giornata n\u00e9 ai giorni prima.<\/p>\n<p>All\u2019epoca in cui lavoravo e dovevo radermi ogni giorno, ero molto felice di non doverlo fare nel week-end e nelle vacanze. Ci pensavo gi\u00e0 la vigilia. Quasi tutti vivono cos\u00ec. Ora, sono neutro. Faccio ci\u00f2 che devo fare senza nessuna pressione. E\u2019 una chiarezza-lucidit\u00e0: devo radermi, non \u00e8 un dovere, non \u00e8 un obbligo: fa parte della vita. L\u2019esteriore perde la sua importanza. Allora come spiegare il lasciar andare? Se per esempio, domani, apro una scuola <em>di lasciar andare<\/em>, come la spiegher\u00f2 agli allievi? Gli intellettuali esigeranno spiegazioni verbali che potranno comprendere: \u201cAh, si, \u00e8 giusto, ma come far andare via quella pressione che \u00e8 l\u00e0 fin dal risveglio?\u201d Come spiegare agli intellettuali? Quando un lavoro \u00e8 finito, i seguenti sono gi\u00e0 nella nostra mente. Come far capire l\u2019importanza di restare con quello che si fa senza pensare al dopo? E se l\u2019intellettuale comprende le parole, se ne far\u00e0 un altro problema e un\u2019altra pressione: \u201cNon bisogna che pensi alla mia prossima attivit\u00e0, bisogna che resti nel presente\u201d. E la mente resta sempre in azione.<\/p>\n<p>Samir: Entra in conflitto con se stesso.<\/p>\n<p>Virgil: Si. Un lasciar-andare viene dal di dentro, da se stesso. Non si pu\u00f2 spiegare. Arriva, non si costruisce.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Fare un corso di lasciar-andare significa chiedere di fare uno sforzo per ottenerlo. Mentre \u00e8 veramente non fare uno sforzo, ma lasciar-andare.<\/p>\n<p><strong>Virgil: Ma si pu\u00f2 parlarne. Si pu\u00f2 parlare delle \u201cpiccole cose da fare\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Ma nel lasciar-andare non c\u2019\u00e8 sforzo. Se ce n\u2019\u00e8 uno, \u00e8 che non si lascia.<\/p>\n<p>Virgil: Non si pu\u00f2 dire: \u00e8 lo stesso o me ne infischio. Ma me ne infischio dove, e di che? Non di ci\u00f2 che devo fare dopo.\u00a0 Io me ne infischio qui (segna indicando la testa: i pensieri): me ne infischio di giudicare, d\u2019ascoltare i pensieri, ecc. E non \u00e8 la frase \u201cme ne infischio\u201d che \u00e8 la chiave. Voglio solo far comprendere che tutto \u00e8 nella testa, \u00e8 nell\u2019 urgenza di non lasciare che le memorie ci invadano, perch\u00e9 \u00e8 una routine che s\u2019installa e diventa un meccanismo radicato.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Capisco, ma mi rendo conto che nella vera osservazione, non \u00e8 richiesto nessuno sforzo.<\/p>\n<p>Virgil: Parlando di \u201cvera osservazione\u201d puoi indurre in errore certe persone. Cos\u2019\u00e8 una vera osservazione? E cos\u2019\u00e8 un\u2019osservazione falsa? Spiega\u2026<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8 Si, \u00e8 difficile. L\u2019osservazione \u00e8 naturale, senza sforzo.<\/p>\n<p>Virgil: Ma come sapere ci\u00f2 che \u00e8 naturale e ci\u00f2 che non lo \u00e8?<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Mi rendo conto.<\/p>\n<p><strong>Virgil: Anch\u2019io dicevo la stessa cosa in principio: \u201cMi rendo conto\u201d. Vedrai, con l\u2019esperienza diventer\u00e0 pi\u00f9 chiaro.<\/strong><\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Se mi si chiedesse come lo vivo, direi che constato che se c\u2019\u00e8 sforzo nella mia osservazione, \u00e8 che qualcuno vuole osservare\u2026 e c\u2019\u00e8 sforzo.<\/p>\n<p>Virgil: Ma le persone non sanno se c\u2019\u00e8 da esercitare uno sforzo o no. Allora che fare? Non pensare a ci\u00f2 che si far\u00e0 dopo e non pensare a ci\u00f2 che si \u00e8 fatto prima? Allora sarebbe questa l\u2019osservazione? Ma di tanto in tanto si far\u00e0 sentire una pressione: ti dirai: \u201cma tu ha fatto gi\u00e0 ieri questa cosa\u201d. Allora \u00e8 un\u2019osservazione se mi ricordo di ieri? Vi dico che l\u2019osservazione, siamo noi. E\u2019 ci\u00f2 che noi viviamo. Marc-Andr\u00e8 ha provato a descrivere ci\u00f2 che vive. E\u2019 la sua verit\u00e0. La mia verit\u00e0 per me, \u00e8 la mia. Non \u00e8 quella degli altri, non \u00e8 la stessa osservazione che loro vivono. Ci si pu\u00f2 porre la domanda: se quello che vivo io \u00e8 diverso da quello che lui vive, vuol dire che non osservo? Allora non comprendo ci\u00f2 che \u00e8. E l\u00ec ci si blocca e non si va avanti.<\/p>\n<p>Vivere l\u2019osservazione \u00e8 come quando mangiamo e sentiamo l\u2019essenza del cibo. Ma ripetersi: \u201ccibo, cibo\u201de \u201cho capito\u201d, non \u00e8 quello. Non sar\u00e0 reale che quando mangerai, quando sperimenterai.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Quando osservo i miei pensieri e le immagini mentali, rilevo che, come sorge un\u2019idea-pensiero, un riflesso immediato, si dice che non bisogna pensare o avere quel pensiero e questo \u00e8 ancora pensiero, poi sorge un altro pensiero che dice che bisogna pensare alla idea contraria, supposta positiva. Se, per esempio, ho voglia di fumare, un altro pensiero dice: \u201c\u00e8 meglio non fumare\u201d. E\u2019 sempre una lotta tra i pensieri. E\u2019 automatico\u2026<\/p>\n<p>Virgil: Il pensiero \u00e8 come l\u2019acqua che esce da un rubinetto, non si pu\u00f2 invertirne la direzione e rimandarla alla sorgente.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8 E\u2019 questo, e aggiungere acqua (dei pensieri) non aggiuster\u00e0 le cose.<\/p>\n<p>Virgil: Ecco. Si crede che dire una parola nuova corregger\u00e0 o annuller\u00e0 l\u2019effetto del precedente. Se voglio fumare e mi dico di non fumare, non vuol dire che non comincer\u00f2 a fumare ancora. Allora, come spiegarlo con le parole? Non \u00e8 una comprensione intellettuale. All\u2019inizio, forse si comprende cosa si ha da fare, ma il pensiero continua il suo funzionamento manipolatore.<\/p>\n<p>May: E\u2019 per questo che continuiamo. Qualcosa non va nella nostra osservazione. Se non ci sono cambiamenti, \u00e8 che non si osserva.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Guarda, se ho un pensiero e immediatamente sorge il suo contrario \u2013 bisogna e non bisogna \u2013 mi domando cos\u2019\u00e8 questo processo. E\u2019 che voglio in permanenza diventare qualcos\u2019altro da ci\u00f2 che \u00e8.<\/p>\n<p>Virgil: E\u2019 l\u2019ego che cerca sempre senza sapere cosa\u2026<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: E\u2019 questo.<\/p>\n<p>Virgil: Si ha la scelta di non proiettare scenari? Ma in rapporto a cosa? E\u2019 un\u2019energia che d\u00e0 la forza di poter saltare o passare da una cosa all\u2019altra senza uscire dall\u2019osservazione? Per me, non ho questo problema, e non succede cos\u00ec. Ma per voi, succeder\u00e0 presso a poco cos\u00ec, all\u2019inizio. Tutto \u00e8 energia. E l\u2019energia che ci \u00e8 disponibile \u00e8, in generale, consumata dal nostro modo d\u2019essere e dai nostri pensieri. Senza l\u2019energia non si potrebbe nemmeno pensare. Un supplemento d\u2019energia pu\u00f2 aiutare all\u2019osservazione o a rinforzare invece i nostri pensieri e i nostri desideri, secondo che cosa si fa con lei.<\/p>\n<p>Per me \u00e8 un fatto vissuto e sentito. Ma per qualcuno che vuol lasciar-andare e non \u00e8 ancora integrato, o anche aperto, che forzo dovr\u00e0 fare per avere questa energia? Per me questa energia \u00e8 continua. E\u2019 possibile un lasciar-andare per qualcuno che non ha senso spirituale e questa pace? E\u2019 difficile in assenza di una chiarezza-lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>Samir: E la domanda \u00e8: c\u2019\u00e8 uno sforzo da fare come lo scienziato nella sua ricerca?<\/p>\n<p>Virgil: All\u2019inizio direi di si. Ma non perdiamoci nelle parole come gli intellettuali. Guarda Marc-Andr\u00e8: dice di aver fatto degli sforzi per osservarsi.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Si, si.<\/p>\n<p>Virgil: Questa osservazione, sei tu stesso. Pu\u00f2 succedere di vedere noi stesi. Non c\u2019\u00e8 un altro Virgil che creo davanti a me. E\u2019 un vuoto, sono io stesso che sono osservazione. Se sono \u201cosservazione\u201d e sorge un pensiero, il pensiero non mi turber\u00e0 perch\u00e9 sono chiaro-lucido.\u00a0 Una collera impulsiva, dei giudizi o dei lamenti non potranno sorgere nella mia mente.<\/p>\n<p>Ma sicuramente, in generale, tutto dipender\u00e0 dall\u2019energia di cui disponiamo. Cosa fare allora se non c\u2019\u00e8 energia o non abbastanza? Si fanno degli sforzi. E cos\u2019\u00e8 lo sforzo? E\u2019 un accompagnare i pensieri che sorgono nella mente. Per abitudine siamo presi e integrati nei nostri pensieri. Non sappiamo distinguere ci\u00f2 che in noi \u00e8 innato da ci\u00f2 che viene dal condizionamento.<\/p>\n<p>Crediamo fermamente ai nostri pensieri, ci identifichiamo e ci attacchiamo; i pensieri, siamo noi, \u00e8 la nostra vita. Tutto ci\u00f2 che facciamo \u00e8 correggere qualche errore di logica nel nostro pensiero. E ognuno resta nella sua bolla di sogni e d\u2019illusioni. Non si \u00e8 osservatori. Al contrario, siamo presi da questo processo come se fosse una parte essenziale della vita. Non \u00e8 che un meccanismo che risulta da millenni di condizionamenti. Abbiamo creato il sistema da cui non si pu\u00f2 uscire. Anch\u2019io utilizzo il sistema. Ci sono obbligato. E\u2019 la legge. Ma non \u00e8 la vita e niente mi obbliga a vivere cos\u00ec interiormente.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Stai dicendo due cose molto importanti. In un primo tempo, lo sforzo \u00e8 da fare perch\u00e9 manchiamo d\u2019energia. Poi, quando questa energia si rende disponibile, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 sforzo\u2026<\/p>\n<p>Virgil: Perch\u00e9, allora, tu sei osservazione ed \u00e8 facile\u2026<\/p>\n<p>Arc-Andr\u00e8: Mi rendo conto che facendo lo sforzo, all\u2019inizio mi osservo in pezzi separati, come se non fossi io. E c\u2019\u00e8 sempre tra me che osservo e me-l\u2019osservato un conflitto. Poi a un certo momento, a forza di stare attenti, prendo coscienza che bisogna mettere da parte tutti\u00a0 i modelli, tutti gli scritti e perfino ci\u00f2 che dice Virgil.<\/p>\n<p>Virgil: Esattamente.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Perch\u00e9 non sono che ripetizioni, immagini che mi impediscono d\u2019essere attento e d\u2019osservare.<\/p>\n<p>Virgil: Si, esattamente.<\/p>\n<p>Marc-Andr\u00e8: Quando l\u2019energia non \u00e8 pi\u00f9 investita nei modelli, siamo disponibili e vediamo meglio. E a un tratto scopriamo che chi guarda non \u00e8 diverso dall\u2019osservato; \u00e8 lui il creatore. Dunque in un primo tempo lo sforzo di osservare consiste nel rigettare tutto e guardare, accumulando cos\u00ec energia.<\/p>\n<p>Virgil: Osservatevi, \u201cfeel youself\u201d quando parlate. Vi ho spesso ripetuto di non lasciarvi prendere dal mentale, che non smette di andare verso l\u2019esterno, senza che ve ne accorgiate. Il corpo nella sua totalit\u00e0 \u00e8 molto importante e non solo il cervello.<\/p>\n<p>Sentite il corpo e ascoltatelo. Sentite la vostra presenza qui. Non descrivendo la sedia sulla quale sedete ecc. Sentite il vostro corpo qui e in questa stanza. Ascoltate, vedete, \u00e8 difficile. Non ci arriverete senza sforzo. L\u2019energia aumenta con lo sforzo d\u2019osservare? Si, aumenta. Anche Krishnamurti ne parla. Il pensiero, l\u2019osservazione sono energie. Senza energie, l\u2019osservatore non esisterebbe. Tutto \u00e8 energia. Ne consumiamo per tutto, soprattutto nell\u2019attivit\u00e0 mentale. All\u2019inizio sembrer\u00e0 difficile, e ci si domanda cosa \u00e8 una vera osservazione.<\/p>\n<p>La falsa osservazione \u00e8 facile da descrivere: si sta pensando senza percepire, credendo di fare degli sforzi. Perch\u00e9 accompagniamo i nostri pensieri. Siate attenti, non giudicate niente di ci\u00f2 che vedete e sentite all\u2019esterno. Vedrete allora come va, lo sentirete voi stessi. E\u2019 come una macchina che\u00a0 fa cuocere a fuoco lento delle memorie. E\u2019 ancora questa regione del cervello che memorizza e poi ripete. Mi ricordo di aver vissuto tre o quattro lasciar-andare grazie all\u2019energia che possedevo: ero gi\u00e0 integrato.<\/p>\n<p>Voglio raccontarvi un esempio interessante per quelli che cercano: Molte persone vivono esperienze che gli arrivano da non si sa dove o quando. Sentono un cambiamento, succede qualcosa in loro. E si attaccano per sempre al ricordo di quell\u2019esperienza. Nel mio caso, questo dur\u00f2 due anni e mezzo! Come chi si attacca alla sua credenza in un dio superiore e lontano, mi sono attaccato al mio risveglio. E ogni volta che qualcuno mi domandava cosa mi era successo, non riuscivo a rispondere. Era duro. Era un\u2019energia che non smetteva di rinforzare il modo in cui sentivo e vedevo il mio risveglio. Per due anni e mezzo ho cercato di capire\u2026<\/p>\n<p>E\u2019 nell\u2019azione che arriva il lasciar-andare, e non alla sera alla lettura di un libro o di una meditazione sull\u2019osservazione. Non \u00e8 cos\u00ec che si trover\u00e0. E\u2019 nell\u2019azione che viene la chiarezza. Si pu\u00f2 parlare del cibo su una tavola. Ma se non si ha voglia di assaggiarlo, perch\u00e9 parlarne: perch\u00e9 si conoscono gli ingredienti? Ma se non si mangia non se ne sapr\u00e0 di pi\u00f9, anche se si sa di cosa si tratta. Voi assaggiate?<\/p>\n<p>Samir: Per riassumere: tutto \u00e8 energia. Noi la consumiamo soprattutto nel pensiero inutile. Mancando un\u2019esplosione interiore di un risveglio, il ricercatore dovr\u00e0 fare uno sforzo per osservarsi e cos\u00ec recuperare energia che sar\u00e0 allora essenziale per vedere pi\u00f9 chiaro e andare pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p>Virgil: Si. Ma non \u00e8 una conoscenza, n\u00e9 una comprensione esterna. Tutto succede dentro di noi. E\u2019 una intelligenza superiore all\u2019intelligenza mentale, lei si occuper\u00e0 di noi. Allora tutto \u00e8 vissuto nel presente senza ansia, senza manipolazioni, senza calcoli\u2026 E\u2019 la pace.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Virgil vive in Quebec dal 1961. Ignorando l\u2019esistenza di una dimensione spirituale, ebbe un risveglio spontaneo nel 1991. In pochi anni, un numero crescente di ricercatori sono andati a incontralo. In questo colloquio esorta i suoi interlocutori a vivere pienamente il presente e li riporta sempre a loro stessi, per evitare ogni attaccamento alla propria persona o a chiunque. Secondo Virgil, \u201cessere integrato\u201d significa essere in uno stato dove il mondo del pensiero meccanico e dei sogni non \u00e8 pi\u00f9 in funzione.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[129],"class_list":["post-310","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-virgil","tag-risveglio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/310","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=310"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/310\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=310"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=310"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=310"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}