{"id":3126,"date":"2017-10-09T12:44:33","date_gmt":"2017-10-09T12:44:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=3126"},"modified":"2017-10-09T12:44:33","modified_gmt":"2017-10-09T12:44:33","slug":"spiritualita-o-psicologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/spiritualita-o-psicologia\/","title":{"rendered":"Spiritualit\u00e0 o psicologia?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Spiritualit\u00e0 o Psicologia?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Mentale o mentale<\/em>?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Traduzione a cura di Sritha Lakshimi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando siamo in uno stato critico, di angoscia, di tristezza, di rabbia, ci poniamo delle domande spirituali e psicologiche? Tutto pu\u00f2 diventare una fuga per non essere in contatto con la realt\u00e0: la psicologia, la spiritualit\u00e0, il riflettere su queste due nozioni\u2026Quando siamo pervasi dalla grazia, attraverso la contemplazione, ci consideriamo \u201cspirituali\u201d? Quando stiamo tentando di capire qualcosa di noi stessi, quando ci stiamo guardando, analizzando, pensiamo di essere degli \u201cpsicologi\u201d per questo?<\/p>\n<p>Non \u00e8 il rinchiudersi che provoca le lotte fra gli uomini. Costui invocher\u00e0 la spiritualit\u00e0 perch\u00e9 questo approccio gli ha permesso di andare oltre la propria sofferenza; codesto penser\u00e0 soltanto attraverso la psicologia poich\u00e9 \u00e8 lei che gli ha mostrato la strada dell\u2019integrit\u00e0 scomparsa. L\u2019una \u00e8 meglio dell\u2019altra? pi\u00f9 adeguata? pi\u00f9 completa? Codesti devono per forza trovare un terreno di intesa? E se, per un attimo, togliessimo queste parole dal vocabolario\u2026Se non ci fossero pi\u00f9 parole adatte a fare questa distinzione, resterebbero i nostri stati (d\u2019animo), la nostra capacit\u00e0 di guardarci, la nostra capacit\u00e0 di farci illusione. Rimarrebbero delle relazioni o dei giudizi: &lt;&lt;<em>Siamo identificati alla nostra costruzione mentale al punto di non essere in grado di guardare in faccia che siamo solo noi a giudicare noi stessi<\/em>? &#8221;<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le persone che praticano la spiritualit\u00e0 sono indicate spesso come settarie? Perch\u00e9 trasmettono parole che hanno semplicemente ascoltato, delle parole e dei concetti che le pongono al di sopra delle loro condizioni umane e che permettono loro di scappare, fuggire dalle loro diverse emozioni cosiddette squilibrate. E il cattolicesimo, il protestantesimo, l\u2019ortodossia sono anche settarie come i Testimoni di Geova anche l&#8217;ateismo o lo stesso buddismo, il settarismo non \u00e8 la lotta di alcune fazioni di piccoli gruppi ma la lotta di ciascuno entro se stesso per il fatto che aderiamo a delle credenze ed opinioni; credenze ed opinioni che ci rendono ciechi e separati dalla realt\u00e0. Perch\u00e9 la psicologia ai giorni nostri ha un posto cos\u00ec rispettabile nella nostra societ\u00e0? Perch\u00e9 essa si riferisce all\u2019umano, e in maniera pi\u00f9 scientifica della spiritualit\u00e0 la quale non porta in essere nessuna credenza o almeno che continui a essere in contatto con la realt\u00e0 nel momento presente. Perch\u00e9 in un certo modo vuole essere in terra fingendosi terra, risponde alla straordinaria malattia del nostro mondo occidentale che sono il riconoscimento sociale e il materialismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per colui che ha imparato la lettura con il metodo globale e per coloro che l&#8217;hanno imparata dal metodo sillabico, se c&#8217;era in ogni parte una vera connivenza con il metodo e un legame di fiducia con l&#8217;insegnante, non \u00e8 solo la tecnica che ha permesso questo apprendimento ma anche l\u2019ascolto, lo sguardo, l\u2019analisi che ha sviluppato durante questa inchiesta. Per l\u2019individuo che esplora la spiritualit\u00e0, presto o tardi, percepir\u00e0 che la sua introspezione \u00e8 traballante, c\u2019\u00e8 una mancanza, lo stesso per colui che esplora la psicologia, se questa esplorazione \u00e8 sincera. Lo &lt;&lt;spirituale&gt;&gt; si render\u00e0 conto che non si conosce malgrado abbia fatto il possibile per rimanere osservatore. Si, egli scoprir\u00e0 che non ha mai scrutato la sua &lt;&lt;parte profonda&gt;&gt;, si rende conto che si \u00e8 scoperto la faccia dal ripetere e dall\u2019aderire alle parole pronunciate attraverso la bocca di colui che egli venera: &lt;&lt;<em>Voi non siete n\u00e9 la vostra psicologia, n\u00e9 il vostro corpo, ma solamente l\u2019essere nel profondo di voi stessi, questo amore incondizionato che dimora instancabilmente<\/em>&gt;&gt;. Egli scoprir\u00e0 la sua confusione a questo proposito, osservando che queste poche parole sono state un pretesto per mantenersi in superficie, avendo sviluppato &#8220;megarde\u201d, involontariamente, la sindrome dell&#8217;autotrasporto per quanto riguarda i suoi stati interiori e i suoi giudizi. Egli apprender\u00e0, si, che si \u00e8 mascherato dietro il meraviglioso archetipo della presenza divina, dietro questo amore, si, tutto come meravigliosamente incondizionato che, allora egli pensava, non aveva bisogno di riflessione e di introspezione, abbandonando la propria ombra oscura nell\u2019ombra e nel silenzio, tanto che si \u00e8 rinchiuso nei giudizi del tipo giudizio ultimo. Lo &lt;&lt;psicologo&gt;&gt; si render\u00e0 conto che la conoscenza che ha di s\u00e9 \u00e8 una conoscenza di protezione, d\u2019orgoglio, di &lt;&lt;me, io so&gt;&gt;. Si render\u00e0 conto che se non soffre pi\u00f9 come le altre volte non \u00e8 perch\u00e9 ha guarito i suoi stati nevrotici, ma perch\u00e9 li ha spostati dentro di s\u00e9, li ha inseriti nel suo corpo finch\u00e9 quest&#8217;ultimo si addormenta e diventa in un certo modo insensibile, \u00e8 stato lui stesso a porre al di sopra questi diversi stati dalla sua pretesa di conoscere se stesso. Capir\u00e0 che non si \u00e8 mai permesso di essere toccato dalle sue emozioni, che raramente si \u00e8 presentato a se stesso vulnerabile e che per corrispondere all&#8217;immagine sociale dello &#8220;psicologo&#8221;, si presenta agli altri sempre senza colpa, si crede di disporre dell\u2019autorit\u00e0 di colui che detiene la conoscenza di s\u00e9, in apparenza facendo del suo meglio per essere allo stesso livello dei suoi concittadini, in realt\u00e0 si distingue per la sua conoscenza salendo su di un pulpito. L\u2019uno e l\u2019altro scopriranno questo orgoglio come inerente a tutte le persone che entrano nel percorso della conoscenza di s\u00e9. Un orgoglio che impedisce sia di ascoltare veramente l\u2019altro e se stesso sia la possibilit\u00e0 di un approccio diverso da quello proprio; certamente non \u00e8 l&#8217;approccio che limita l\u2019individuo nella sua introspezione, ma l\u2019individuo che inconsciamente e secondo le sue inclinazioni sceglier\u00e0 questo o quel tipo di contatto per rimanere in superficie di se stesso. E\u2019 lui stesso che crea la procedura, \u00e8 proprio lui che secondo la sua apertura la modula, la forma, la limita. E\u2019 lui che detiene la responsabilit\u00e0 di rinchiudersi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A mio avviso, un seminarista e uno studente in psicologia sono ignari sia l\u2019uno che l\u2019altro che le loro conoscenze sono mentali. Anche se si riflette, non \u00e8 sufficiente, questa conoscenza deve essere convalidata dal reale: dall&#8217;esperienza, senza fare conclusioni. Un seminarista rester\u00e0 infantile fintanto non comprender\u00e0 che il desiderio che lo spinge a vivere attraverso la religione \u00e8 provocato dalla sua paura d\u2019affrontare l\u2019umano e i suoi condizionamenti. Invece di dirigersi verso questa paura, non fa che voltarsi verso delle credenze dove il miracoloso serve come religione o spiritualit\u00e0. Egli si limiter\u00e0 inconsciamente al puerile. La rigidezza pi\u00f9 o meno forte degli uomini &lt;&lt;religiosi&gt;&gt; denota a qual punto essi si sono blindati, corazzati e armati, confermando con questa durezza la propria paura per le preghiere, per il dovere e per gli ordini a cui hanno dato il loro amore piegando le spalle. Qui non c\u2019\u00e8 umilt\u00e0 ma solamente della paura e della pretesa.<\/p>\n<p>CORRIAMO DIETRO A DELLE CHIMERE (SPIRITUALITA\u2019, PSICOLOGIA) PER NON CONFRONTARCI CON IL NOSTRO MONDO INTERIORE.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paura di considerare la propria &lt;&lt;imperfezione&gt;&gt;, la pretesa di credere che la propria conoscenza \u00e8 il sapere. L\u2019amore dei &lt;&lt;religiosi&gt;&gt; non \u00e8 altro che necessit\u00e0 e intimazione, il loro discernimento \u00e8 annegato nella confusione, non \u00e8 pi\u00f9 una questione di ipocrisia ma di turbamento interno. Ma anche, che il desiderio, non dichiarato, dello psicologo \u00e8 quello di detenere un potere conoscitivo che pu\u00f2 rivendicare. E che questa conoscenza sar\u00e0, diversa da quella del seminarista, una protezione alla sua incapacit\u00e0 di avvertire e riconoscere la paura dell\u2019inafferrabile. Quell\u2019uomo deve confrontarsi con se stesso, con la domanda &lt;&lt;chi sono io?&gt;&gt; e non con qualcos\u2019altro. Saremo &lt;&lt;spirituali&gt;&gt; per fuggire ai condizionamenti, saremo &lt;&lt;psicologi&gt;&gt; per fuggire il &lt;&lt;non-mentale&gt;&gt;. Corriamo dietro a delle chimere (spiritualit\u00e0, psicologia) per non confrontarci con il nostro mondo interiore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se non si avranno pi\u00f9 queste nozioni, resteremo nel nostro stato interiore. La spiritualit\u00e0, se resta mentale, se non si inserisce nel corpo, nella carne, se non si collega in una osservazione priva di un punto di vista, divider\u00e0 noi stessi, e bisogna fare attenzione che non \u00e8 lei che crea tutto ci\u00f2 ma noi e ci confonde. La &lt;&lt;psicologia&gt;&gt;, se non si libera della parte peggiore della conoscenza che ha appreso, se lo &lt;&lt;psicologo&gt;&gt; segna sempre questa distanza con il suo consulente nello stesso modo che fa con i suoi stati interiori, creer\u00e0 anche l\u00e0 un taglio con se stesso, si separer\u00e0 da se stesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Allora si, che la psicologia e la spiritualit\u00e0 si rivolgeranno allo stesso uomo che noi siamo dal momento che viviamo nel presente, dal momento che noi non ne siamo pi\u00f9 separati e non viviamo pi\u00f9 negli opposti interiori del tipo &lt;&lt;psicologia o spiritualit\u00e0?&gt;&gt;. Penso a Prajnanpad al discernimento e alla perspicacia che ha dimostrato prendendo coscienza di illustrare il vuoto che sub\u00ec la spiritualit\u00e0 indiana. Egli, non solo ha sperimentato i limiti della sua tradizione (esperienza che ha colpito il suo corpo fisico in modo irreversibile), ma ancora di pi\u00f9, egli si rese conto della poca attenzione e del poco interesse che questa concedeva al suo corpo, alle emozioni, a ci\u00f2 che noi tutti sperimentiamo: l\u2019identificazione. La Bhagavad Gita, cos\u00ec illuminante, non s\u2019inserisce nella carne, nel condizionale. Prajnanpad ha appreso dalle ricerche di Freud gli elementi indispensabili che permettono di colmare il vuoto della sua tradizione. Egli ha compreso, ha visto chiaramente che la spiritualit\u00e0 senza la conoscenza di s\u00e9 \u00e8 un\u2019illusione. Come si pu\u00f2 comprendere ci\u00f2 che non \u00e8 stato compreso? Come possiamo morire a noi stessi finch\u00e9 restiamo identificati al nostro mentale? Siamo in molti a pretendere di conoscerci quando confondiamo conoscenza intellettuale e viva osservazione, parlare della realt\u00e0 ed essere con il reale. Pensiamo che queste persone diverse, siano state risvegliate da una grazia, da buona fortuna, un regalo caduto dal cielo, pensiamo di doverci purificare corporalmente, energicamente, mentalmente, emozionalmente, psicologicamente, per avere questa buona fortuna\u2026 tutto ci\u00f2 denota la nostra piccolezza. Guardiamo le nostre credenze, osserviamo da vicino le nostre opinioni, vediamo come non vogliamo demordere dai nostri riferimenti, verifichiamo con gli occhi aperti: esaminiamo questo mentale a cui siamo identificati, esaminiamo i nostri innumerevoli giudizi e la nostra capacit\u00e0 di accusare l\u2019altro, guardiamo apertamente la nostra capacit\u00e0 a proiettare sull\u2019altro le proprie denigrazioni, guardiamo come colpevolizziamo, e che questa colpevolezza \u00e8 prodotta unicamente dai giudizi che noi infliggiamo. La luce non illuminer\u00e0 la nostra interiorit\u00e0, \u00e8 la nostra oscurit\u00e0 che ci illumina, \u00e8 attraverso la nostra oscurit\u00e0 che vediamo meglio, pi\u00f9 distintamente. La luce non fa che sedurci, e ne siamo impressionati. Non abbandoniamo i nostri corpi e le nostre emozioni nell\u2019oblio, non faranno che cristallizzarsi e noi diventeremo insensibili ed ottusi. Andiamo nelle nostre tenebre, vediamo le nostre identificazioni e i meccanismi con benevolenza con la sola luce dell\u2019ascolto e della sincerit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>H\u00e9l\u00e8ne Naudy condivide con noi il suo &lt;&lt;incontro vivente&gt;&gt; attraverso una sintesi di venti anni di ricerca interiore, di domande, di riflessione e di pratica (Yoga, Taiji quan, psicoterapie, tecniche energetiche). Diventata terapeuta, essa propone oggi una &lt;&lt;terapia psicocorporea energetica&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Vedere i suoi articoli nel 3\u00b0 millennio n\u00b075,76,77,78 e 80.<\/p>\n<p>Courriel: <a href=\"mailto:helnaud@club-internet.fr\">helnaud@club-internet.fr<\/a><\/p>\n<p>Sito: www.ecoutelevent.fr<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spiritualit\u00e0 o Psicologia? Mentale o mentale? &nbsp; Traduzione a cura di Sritha Lakshimi &nbsp; Quando siamo in uno stato critico, di angoscia, di tristezza, di rabbia, ci poniamo delle domande spirituali e psicologiche? 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