{"id":3161,"date":"2020-01-16T22:34:52","date_gmt":"2020-01-16T22:34:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=3161"},"modified":"2020-01-16T22:34:52","modified_gmt":"2020-01-16T22:34:52","slug":"coscienza-e-attenzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/coscienza-e-attenzione\/","title":{"rendered":"Coscienza e attenzione"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\"><strong>Serge Carfantan<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>Traduzione a cura di Colette Orsat<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La coscienza nasce nell\u2019attenzione e\nscompare nell\u2019inattenzione. Se un uomo vive nella disattenzione, non vive\nall\u2019altezza delle possibilit\u00e0 della coscienza, rimane solo alla superficie\ndella vita, o non fa che sopravvivere: \u00e8 incosciente. <em>Vivere deliberatamente\n<\/em>\u00e8 vivere nel fuoco dell\u2019attenzione e non vuole dire altro che vivere\nlucidamente. Gli atti mancati segnalati da Freud non possono manifestarsi se\nnon nell\u2019inattenzione. Se la nevrosi pu\u00f2 essere definita come una vita segnata\ndall\u2019atto mancato, \u00e8 perch\u00e9 in essa la coscienza \u00e8 in deficit di attenzione. Se\nla salute mentale pu\u00f2 essere definita a partire dall\u2019atto compiuto, \u00e8 perch\u00e9\nsuppone una mobilitazione dell\u2019attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La coscienza pone l\u2019attenzione nel\npresente, a differenza della ritenzione del ricordo che segna la relazione al\npassato e della tensione dell\u2019attesa che tira la coscienza verso l\u2019avvenire.\nCos\u00ec, il tempo psicologico del ripiego nel passato o della fuga nell\u2019avvenire\nerode l\u2019attenzione al presente e fomenta la sua dissoluzione. L\u2019identificazione\nal tempo \u00e8 quell\u2019operazione della mente che genera un <em>altrove<\/em> e un <em>altrimenti<\/em>\ne vela l\u2019attenzione all\u2019adesso, alla presenza. Il presente del presente diceva\nSant\u2019Agostino \u00e8 l\u2019attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Osserviamo quindi quanto coscienza e\nattenzione non siano separabili e quanto si possano persino confondere. Ma <em>la\ncoscienza pu\u00f2 essere definita dall\u2019attenzione<\/em>? La caratteristica dell\u2019attenzione\nnon \u00e8 forse di portarsi maggiormente sull\u2019oggetto piuttosto che sul soggetto?\nNon si fa sempre attenzione a qualcosa? C\u2019\u00e8 nell\u2019attenzione un necessario oblio\ndi s\u00e9 in favore dell\u2019oggetto? Per riprendere una formula usata in queste\nlezioni: come si pu\u00f2 parlare di <em>attenzione senza oggetto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>ATTENZIONE E CAMPO DI COSCIENZA<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00c8 importante individuare la relazione\ntra attenzione e campo di coscienza.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>La tesi secondo la quale l\u2019attenzione trova il suo fondamento nell&#8217;intenzionalit\u00e0 si spiega cos\u00ec:<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La coscienza \u00e8 simile a un pennello\nluminoso che scaturisce dal soggetto e si dirige verso un oggetto che fa parte\ndel suo campo di coscienza. Ci\u00f2 che limita il pennello luminoso, ci\u00f2 che\norienta il suo raggio e permette che la coscienza si porti su un oggetto\npiuttosto che su un altro pu\u00f2 essere chiamato <em>attenzione<\/em>. Con la parola <em>oggetto<\/em>\npossiamo intendere tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere presente nel campo di coscienza. Un\n<em>oggetto<\/em> pu\u00f2 indicare una <em>cosa.<\/em> In questo caso, la luce della\ncoscienza usa il canale dei sensi, e nella percezione cosciente, fa riferimento\nprima di tutto a quello che il <em>pensiero <\/em>identifica come oggetto:\nl\u2019ombrello posato contro il muro, il gatto addormentato sul davanzale della\nfinestra, il tagliacarte di Sartre sulla scrivania, o il cubo di Alain.&nbsp; \u00c8 il tipo privilegiato di intenzionalit\u00e0\ndescritto a lungo da Husserl fondato sulla relazione soggetto-oggetto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La coscienza intenzionale \u00e8\nmirata. Non si confonde con il campo di coscienza, si sposta con lui, lo\npercorre, eventualmente tenta di afferrarlo con un solo sguardo. Il\nmondo-della-vita \u00e8 l\u00ec, inesauribile, e si estende nello spazio. Il campo di\ncoscienza \u00e8 la finestra su un mondo aperto a tutte le coscienze poste in stato\ndi veglia. Il raggio luminoso non crea nessuna suddivisione. Illumina\nsolamente. Ci\u00f2 che \u00e8 sotto la luce appartiene alla consapevolezza. Ci\u00f2 che \u00e8\nnell\u2019ombra ma potr\u00e0 essere illuminato \u00e8 chiamato subconscio. Naturalmente non\nesiste un confine tra l\u2019uno e l\u2019altro, poich\u00e9 uno spostamento dell\u2019attenzione\npu\u00f2 mettere sotto la luce ci\u00f2 che era nell\u2019ombra. Il campo di coscienza non\nmanifesta nessuna barriera, nessuna divisione reale. Se si possono avere\nbarriere o divisione, \u00e8 solo per un atto proprio del pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il campo di coscienza \u00e8 limitato.\nNon possiamo avere coscienza di tutto. La nostra finestra sul mondo si apre\nsull\u2019infinito, ma \u00e8 piccola. Siccome il limite della nostra coscienza confina\ncon il campo, la sensazione ci si estende e si diffonde. Noi <em>sentiamo <\/em>molto\nal di l\u00e0 di quelloche<em> percepiamo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo\nrendercene conto fino nei fenomeni di sincronicit\u00e0. Allora la mente interviene\nper appropriarsi gli oggetti e crea un <em>soggetto<\/em> per il quale le\nesperienze formeranno una sorta di sostanza a parte. Saranno <em>le mie<\/em>\nesperienze, il punto di vista sar\u00e0 <em>il mio<\/em> punto di vista. Il soggetto\nsovrimposto si chiama l\u2019<em>ego.<\/em> In realt\u00e0 c\u2019\u00e8 solo l\u2019esperienza che prova\ns\u00e9 stessa. Allo stesso modo, siccome l\u2019ego esiste solo sullo sfondo della\nmemoria, reagisce a ci\u00f2 che \u00e8, filtra l\u2019esperienza presente e l\u2019interpreta\nservendosi come referente dell\u2019esperienza passata. Ci mette del \u201cmio\u201d.\nPossiamo, per conservare la nozione di campo, dire che questa sedimentazione \u00e8\nin qualche modo la struttura geologica del campo di coscienza. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si spiega cos\u00ec come il dominio\ndella percezione \u00e8 fortemente intellettualizzato, al punto che certi autori,\ncome Sartre, abbiano messo in dubbio l\u2019esistenza della sensazione. Tuttavia,\nquando l\u2019attivit\u00e0 mentale che consiste nell\u2019identificare e nominare \u00e8 sospesa,\nla percezione cambia qualit\u00e0 e diventa pi\u00f9 sensibile, naturalmente <em>contemplativa<\/em>.\nLa coscienza si apre nella presenza. L<em>\u2019attenzione panoramica<\/em> indica\nl\u2019espansione che abbraccia il campo di coscienza, si fonde in lui nell\u2019eco\nsensibile della presenza. La presenza torna sempre verso la sensazione. Non \u00e8\ncerto il modo abituale, \u201cnormale\u201d di percepire. Il modo normale di percepire\nconsiste nel mitragliare il campo di coscienza con concetti e operare\ncontinuamente una sintesi d\u2019identificazione. Riconoscere l\u2019oggetto che\ncerchiamo, il dettaglio che aspettiamo nel comportamento dell\u2019altro, il punto\ndi riferimento mentale che ci \u00e8 utile in un luogo sconosciuto etc. sono le\nforme pi\u00f9 comuni di percezione. Siamo molto pi\u00f9 intellettuali di quanto\nvogliamo riconoscere. Proprio quando ci immaginiamo che le nostre impressioni\nsiano pi\u00f9 vive, o quando ci <em>crediamo<\/em> sensuali, \u00e8 spessissimo l\u00e0 che il\ncondizionamento della mente d\u00e0 il massimo, cio\u00e8 quando siamo pi\u00f9 <em>reattivi<\/em>.\nL\u2019attenzione panoramica \u00e8 veramente di qualit\u00e0 diversa e bisogna riconoscere la\nsua importanza, particolarmente nell\u2019estetica.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Se\nil termine <em>oggetto <\/em>di consapevolezza\nnon designa solo la <em>cosa<\/em> percepita \u00e8\nperch\u00e9 ci\u00f2 che trattiene la nostra attenzione pu\u00f2 benissimo non situarsi\nall\u2019esterno. <\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Il\ncorso dei nostri pensieri, soprattutto quando diventa compulsivo, pu\u00f2\nmobilitare da solo la nostra attenzione a tal punto che il campo della\npercezione diventi completamente insignificante. Basta che mi metta a raccontarmi\nle storie mie nella mia testa perch\u00e9 la mia attenzione sia convogliata verso i\nmiei pensieri. Ci si sbaglia completamente quando si pensa che l\u2019uomo comune \u00e8\n\u201cirriflessivo\u201d e \u201cincosciente\u201d perch\u00e9 sarebbe perso nelle cose esterne. Grave\nerrore. \u00c8 il contrario. \u00c8 incosciente e irriflessivo nella misura in cui \u00e8\nperso nei propri pensieri, aggrappato a un\u2019attivit\u00e0 mentale costante che lo\nrende assente al mondo reale. Quando mi perdo nel <em>mio<\/em> mondo che cosa mi dice il mio interlocutore? Dal punto di vista\ndi un osservatore esterno, sono diventato inattento ed \u00e8 per quello che il\nriflesso dell\u2019osservatore sar\u00e0 di <em>richiamare<\/em>\nl\u2019attenzione: \u201cMi ascolti o sogni?\u201d. <strong>Il\nrichiamo dell\u2019attenzione significa tornare qui e ora, nella percezione; ci\u00f2\nvuole dire che per un momento non ero pi\u00f9 qui. <\/strong>Sant\u2019Agostino mostra in modo\napprofondito come l\u2019attenzione sia inseparabile della percezione, come la\npercezione \u00e8 inseparabile della presenza. Fin quando abbiamo un po&#8217; di buon\nsenso, sentiamo che, in effetti, l\u2019attenzione vera va di pari passo con la\npercezione. Allo stesso modo, l\u2019irruzione del tempo psicologico e\nl\u2019identificazione della coscienza alle dimensioni temporali allontana\nl\u2019attenzione al presente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Da qui una propriet\u00e0 notevole. <strong>C\u2019\u00e8 una stretta relazione tra la qualit\u00e0\ndello stato di veglia presente nella percezione e la natura dell\u2019attenzione. <\/strong>In\nuno stato di stanchezza, quando il livello di vigilanza diventa molto basso, la\nluce del cono dell\u2019attenzione diventa debole e certamente, si pu\u00f2 dire che il\ncerchio disegnato si restringe. Al contrario, quando l\u2019acuit\u00e0 della coscienza\naumenta, per esempio quando siamo minacciati da un grave pericolo, i nostri\nsensi sono di colpo in allarme. Il chiacchiericcio mentale abituale tace. Siamo\ndi colpo messi in allarme, come il gatto che spia un topo. Non solo la luce\ndella coscienza \u00e8 pi\u00f9 viva, ma il cerchio del campo di coscienza si apre, per\nperdere i suoi limiti. L\u2019attenzione si mobilita per la <em>situazione di esperienza<\/em> con una rara intensit\u00e0. Il pericolo indice\nl\u2019insorgere dell\u2019attenzione. Elimina il torpore presente nella coscienza\nabituale. \u00c8 in quel momento che la parola <em>presenza<\/em>\nprende senso. Cos\u00ec possiamo dire che la presenza \u00e8 aumentata dall\u2019intensit\u00e0\ndell\u2019attenzione e questa intensit\u00e0 non \u00e8 in nessun caso separabile dallo stato\ndi veglia. Quando la vigilanza \u00e8 a un livello superiore, quando la dualit\u00e0\nsoggetto-oggetto cessa di dominare e la coscienza di s\u00e9 si manifesta insieme\nalla coscienza del mondo, in un unico fuoco interno, parliamo di <em>lucidit\u00e0. <\/em>Ci\u00f2 che \u00e8 notevole nella\nlucidit\u00e0 \u00e8 l\u2019attitudine dello spirito a stare in allerta e immobile, in uno\nstato in cui l\u2019intelligenza \u00e8 sveglia e il senso dell\u2019osservazione \u00e8 portato a\nun massimo livello. Al contrario, <strong>quando\nla lucidit\u00e0 viene a mancare e la vigilanza \u00e8 indebolita, basta uno stimolo\ndella natura compulsiva, perch\u00e9 l\u2019attenzione diventi frammentaria, instabile e\nagitata. Il risultato \u00e8 che l\u2019attenzione salta di continuo da un oggetto\nall\u2019altro e diventa incapace di posarsi su qualcosa. <\/strong>Per dirlo in un altro\nmodo: l\u2019agitazione mentale, sotto forma di pensiero compulsivo, o anche di\ncontinuo conflitto interno alla ricerca di un nuovo stimolante, si sviluppa in\nun certo livello di assenza e indebolimento generale della vigilanza. Ne\nconsegue un\u2019incapacit\u00e0 compulsiva a porre l\u2019attenzione, segno dell\u2019incoscienza.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>PERDITA E RISVEGLIO DELL\u2019ATTENZIONE<\/strong><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>La parola\nattenzione viene dal latino <em>attentio<\/em>,\nche deriva dal verbo <em>attendere <\/em>che\nsignifica \u201crivolgere lo spirito verso\u201d. La definizione usuale dell\u2019attenzione \u00e8\nuno sforzo di concentrazione su qualcosa o qualcuno. \u00c8 un errore, perch\u00e9 pone l\u2019attenzione\nsull\u2019oggetto, implica una forte dualit\u00e0, (da qui l\u2019idea del pericolo al quale\nbisogna far fronte rapidamente), infine, parte dalla concentrazione per<\/p>\n\n\n\n<p>spiegare l\u2019attenzione, mentre \u00e8\nvero il contrario. Vediamo perch\u00e9 l\u2019attenzione \u00e8 una qualit\u00e0 della coscienza\ndel soggetto, perch\u00e9 non implica necessariamente uno sforzo e perch\u00e9 \u00e8 lei che\nrende possibile la concentrazione.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Prendiamo la questione a rovescio,\nesaminando in quale modo l\u2019attenzione svanisce. <\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>L\u2019attenzione\nsi indebolisce quando insensibilmente cade nell\u2019incoscienza. Se dovessimo porre\nun marcatore sul disegno che rappresenta l\u2019analogia del lago, con i diversi\nlivelli cosciente-subcosciente-incosciente, potremmo dire che \u00e8 a livello <em>cosciente<\/em> nello stato di veglia, a\nlivello <em>subcosciente<\/em> nel sogno e a\nlivello <em>inconscio<\/em> nel sonno profondo.\nPartendo da qui, possiamo capire cos\u2019\u00e8 la destrutturazione dell\u2019attenzione,\nosservando ci\u00f2 che si produce nello slittamento tra stato di veglia e stato di\nsogno. Fin a quando la vigilanza \u00e8 presente, il soggetto conserva la propria\ndisponibilit\u00e0 e l\u2019attenzione pu\u00f2 essere guidata, compreso quando lotta contro\nla stanchezza. Nella caduta nel sonno, ci\u00f2 che il soggetto perde per primo, \u00e8 l\u2019attitudine\na mantenere e dirigere la propria attenzione. Le esplosioni di immagini che\nappaiono nel sogno sembrano implacabilmente metterlo in posizione di identificazione\ncon l\u2019oggetto.&nbsp; La coscienza allucinata\ndel sogno si perde nel saltellare caotico delle immagini, viene proiettata\nsullo schermo del film mentale. Rinchiusa nell\u2019immaginazione onirica,\nl\u2019attenzione \u00e8 sospesa. Niente pi\u00f9 testimonianza, n\u00e9 presenza di s\u00e9, quindi\nniente attenzione. Nella sua <em>Conf\u00e9rence\nsur le <strong>r\u00eave<\/strong>, <\/em>Bergson \u00e8 particolarmente\nchiaro a questo proposito. Vegliare e volere, volere e essere attenti sono la\nstessa e identica cosa secondo lui. Il sogno \u00e8 precisamente quel momento in cui\nla tensione della vigilanza finisce. Questa <em>distensione\n<\/em>\u00e8 la fine delle preoccupazioni della vigilanza e la messa in sospensione\ndell\u2019attenzione. Il sognatore si disinteressa del mondo reale e l\u00e0 dove non c\u2019\u00e8\ninteresse verso il mondo percepito, non c\u2019\u00e8 neanche attenzione.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Notiamo\nche \u00e8 possibile riprodurre artificialmente queste condizioni di frammentazione\ndell\u2019attenzione all\u2019interno di uno stato di veglia. Prendiamo un bambino\ndavanti alla televisione, con l\u2019eccitazione emozionale di un divertimento,\ndegli spot pubblicitari, delle serie o dei film d\u2019azione. (Mentre ci siamo, con\npi\u00f9 schermi contemporaneamente). \u00c8 una specie di polverizzazione\ndell\u2019attenzione. Possiamo dire: sogno accessibile ad occhi aperti. I canali\ncommerciali sanno produrre una compulsione, un\u2019agitazione mentale costante\nsimile al susseguirsi delle immagini oniriche. E se ci\u00f2 non basta, le consolle\ndei bambini, i giochi video di azione per i pi\u00f9 grandi producono lo stesso\neffetto. A ragione di quattro ore al giorno in media, questo modo di\ncondizionamento ha certo un\u2019influenza diretta sull\u2019attenzione. L\u2019esistenza mediatica\nviene sollecitata in un unico senso: quello della dissoluzione dell\u2019attenzione\nin \u201cqualcosa che si muove\u201d. Un clip divertente, un rodeo con le macchine, un\ninseguimento sotto gli spari delle armi da fuoco, ragazze che sculettano a\nritmo di musica, etc. \u00c8 il momento di \u201crelax\u201d in cui ci si pu\u00f2, con gli occhi\nsbarrati, disinteressare del reale e lasciare che l\u2019attenzione sia assorbita in\nmodo ipnotico dallo spettacolo.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Se, ogni tanto, il soggetto riesce a\ndistogliersi dallo schermo, non ritrova immediatamente una capacit\u00e0 di\nattenzione completa. L\u2019eccitazione mentale perdura. Con l\u2019abitudine e la\ndipendenza, diventa difficile porre la propria attenzione su qualcosa se non\ncon uno sguardo distratto. Difficile concentrarsi a scuola! In testa, ci sar\u00e0\nsempre la propensione a fare zapping: le pagine del libro, le lezioni, i\ncompiti scritti, le parole nel linguaggio. Al limite, il drogato dell\u2019immagine\nnon si trova mai pi\u00f9 nel qui ed ora. Ha sempre la mente <em>altrove. <\/em>In realt\u00e0 \u00e8 in attesa del momento successivo, in attesa di\nun futuro: quello della confusione con l\u2019immagine, della confusione con\nl\u2019eccitazione virtuale, quindi \u00e8 distratto e in genere si annoia. Quando\nl\u2019attenzione \u00e8 debole, la percezione \u00e8 spenta, la propensione alla fuga \u00e8\ngrande. Aggiungiamo che, dal fondo di questa miseria sensibile, il ricorso\nall\u2019alcool, alle droghe, andr\u00e0 evidentemente nella stessa direzione:\ndestrutturare ancora di pi\u00f9 l\u2019attenzione.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Meno drammatico, eppure altrettanto\npreoccupante: la divisione dell\u2019attenzione. \u00c8 consigliabile non correre due\nlepri alla volta. Non si pu\u00f2 fare <em>bene<\/em>\nuna cosa se non le si d\u00e0 un\u2019attenzione completa. Quando si fanno due cose alla\nvolta, si fanno male. La divisione dell\u2019attenzione indebolisce la mente e d\u00e0 in\npratica solo risultati inferiori a ci\u00f2 che sarebbe un investimento totale,\nappassionato dell\u2019attenzione in un lavoro. Per un certo periodo, alcune\nfabbriche hanno tentato di mettere un sottofondo musicale sulle catene di\nmontaggio. Ma se l\u2019operaio ascolta, perde una parte dell\u2019attenzione in quello\nche fa e non lavora bene. Il risultato \u00e8 stato un calo della produttivit\u00e0 e\nquesta pratica \u00e8 stata abbandonata. <\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Ma\ncon le nostre tecnologie, la divisione dell\u2019attenzione \u00e8 riapparsa in modo\nindividuale. Viviamo in una societ\u00e0 molto rumorosa. \u00c8 difficile trovare un bar in\ncui non si debba sopportare una televisione accesa o la radio. Molte persone\nlavorano con la mente divisa, sollecitata da altri oggetti. La maggior parte degli\nadolescenti studia a casa ascoltando musica. Sopportano male il silenzio e lo\ncolmano subito con il rumore. Risultato: la mente non \u00e8 mai completamente\nrivolta allo studio e neanche all\u2019ascolto della musica, ci\u00f2 produce una\ntensione costante, una nervosit\u00e0 epidermica e mina l\u2019attenzione dall\u2019interno. I\nluoghi dello studio impediscono un raccoglimento e invitano alla divisione: le\nfinestre integrali aperte sull\u2019esterno sono una sollecitazione costante ad\nabbandonare lo studio in corso. Altro esempio abituale: il telefono cellulare:\nl\u2019oscillazione tra l\u2019essere qui ed altrove allo stesso tempo. Infine,\nricordiamoci anche ci\u00f2 che abbiamo detto a proposito della lucidit\u00e0: una mente\ndivisa tra un funzionamento inconscio e una volont\u00e0 cosciente non pu\u00f2 mai essere\na suo agio ed \u00e8 soggetta agli atti mancati.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Pi\u00f9 generalmente, nella nostra vita\nquotidiana, la coscienza \u00e8 discontinua, presenta dei \u201cbuchi\u201d, delle assenze che\nrilevano dell\u2019<em>inattenzione. <\/em>\u00c8 la\nprincipale causa degli errori, degli incidenti, e delle imperizie. Gli atti\nmancati freudiani. Se cambiamo il neonato sul fasciatoio e ci allontaniamo\npensando ad altro, c\u2019\u00e8 il pericolo che possa cadere. Al contrario, se sbucciamo\nla verdura con una mente non divisa, ponendo attenzione, ci saranno poche\nprobabilit\u00e0 di tagliarsi. Vivere in piena coscienza protegge dai pericoli.\nNell\u2019attenzione c\u2019\u00e8 una sorta di prescienza che ci avverte del pericolo. Quando\nla vigilanza presenta dei buchi, delle assenze, non sappiamo pi\u00f9 rispondere\nalla realt\u00e0.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Se l\u2019attenzione \u00e8 un richiamo che\ninvita a rivolgere la mente verso, \u00e8 soprattutto un richiamo indirizzato a una\nmente che \u00e8 <em>altrove<\/em>, persa nei suoi pensieri, agitata, sparpagliata o\ntrascinata in una reazione, o che non guarda nel posto giusto. <em>Porre <\/em>l\u2019attenzione verso vuol dire\nuscire dalla nebbia, dall\u2019agitazione mentale abituale, <em>mobilitare <\/em>la propria coscienza, quindi essere maggiormente\ncentrati, presenti a ci\u00f2 che \u00e8.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Da\nDescartes a Alain, passando da Maine de Brian e Bergson, il <em>volontarismo <\/em>ha spesso posto a monte\ndell\u2019attenzione la tensione di uno sforzo imposto dall\u2019intelletto e il\nprolungamento di un giudizio in un atto. Uno sforzo volontario. La ragione ne \u00e8\nil modo imperativo, quasi disciplinare con il quale interpretiamo l\u2019attenzione\nnel comportamento naturale. Al maldestro diciamo: \u201cFai attenzione!\u201d. \u00c8 un\ncomando, un ordine. Lo schiocco della frusta. Stare in guardia, mettersi\ninteriormente sull\u2019attenti e sorvegliare ci\u00f2 che si fa senza distogliere l\u2019attenzione.\nTuttavia, la volont\u00e0 e lo sforzo non sono identici. L\u2019attenzione non si riduce\nalla volont\u00e0 e allo sforzo, li precede. \u00c8 pi\u00f9 un\u2019intelligenza che si applica\nche uno sforzo che si perpetua. Ci\u00f2 che sollecita l\u2019interesse, ci\u00f2 che\nrisveglia l\u2019intelligenza mobilita subito l\u2019attenzione. <\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Succede\nanche, in una sensazione viva, che sia la presenza di ci\u00f2 che \u00e8 che <em>attrae la nostra attenzione<\/em>. Un\nviolinista che suona nella metropolitana. Ad un tratto l\u2019attenzione diventa\nestrema, la mente tace, siamo l\u00ec, estremamente presenti. L\u2019ascolto oltrepassa\nil quadro di un solo senso. Risuona completamente nel corpo ed \u00e8 immanente al\nluogo. Il fascino della musica attrae l\u2019attenzione, perch\u00e9 <strong>l\u2019attenzione \u00e8 naturalmente attratta dal bello<\/strong>. In questo non c\u2019\u00e8\nnessuno sforzo e tuttavia lo <em>stato di\nattenzione<\/em> \u00e8 l\u00ec, solido, compatto, reale, intenso, pieno della vitalit\u00e0 che\n\u00e8 attenzione alla Vita. Riassumendo, ci\u00f2 che si manifesta \u00e8 una forma di <em>supercoscienza<\/em>,\nin confronto alla coscienza abituale. Eppure \u00e8 un\u2019attenzione involontaria. In\nrealt\u00e0 non \u00e8 tanto l\u2019oggetto che conta nell\u2019attenzione quanto la qualit\u00e0 e\nl\u2019intensit\u00e0 della presenza del soggetto.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Simone Weil scrive a proposito\ndell\u2019attenzione:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>La maggior parte delle volte, si confonde l\u2019attenzione con una specie\ndi sforzo muscolare. Se si dice agli allievi: \u201cAdesso farete attenzione\u201d, si\nvede che aggrottano le sopracciglia, trattengono la respirazione, contrattano i\nmuscoli. Se dopo due minuti si chiede loro a che cosa fanno attenzione, non\npossono rispondere. Non hanno fatto attenzione a niente. Non hanno fatto\nattenzione. Hanno contrattato i muscoli. Si spreca spesso questo genere di\nsforzo muscolare nello studio. Siccome ci si stanca si ha l\u2019impressione di\navere studiato. \u00c8 un\u2019illusione<\/em>\u201d (1). Cos\u2019\u00e8 necessario perch\u00e9 l\u2019attenzione\nsia presente se non lo sforzo?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Risposta di Simone Weil: <\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>L\u2019intelligenza pu\u00f2 essere guidata solo dal desiderio. Perch\u00e9 ci sia\ndesiderio, ci vogliono piacere e gioia. L\u2019intelligenza cresce e d\u00e0 frutti solo\nnella gioia. La gioia di imparare \u00e8 tanto indispensabile allo studio quanto la\nrespirazione ai corridori. Quando \u00e8 assente, non ci sono studenti, ma povere\ncaricature di apprendisti che, dopo l\u2019apprendistato, non avranno neanche un\nmestiere. \u00c8 questo ruolo del desiderio nello studio che permette di farne una\npreparazione alla vita spirituale<\/em>\u201d (1).<\/p>\n\n\n\n<p>Dove c\u2019\u00e8 desiderio di imparare, c\u2019\u00e8\nanche entusiasmo e passione. Contrariamente a quello che si crede di solito, la\ngioia e il piacere non sono della stessa natura dello sforzo di volont\u00e0. Ci\u00f2\nche si fa con gioia e piacere non viene da una costrizione esterna o da una\ncostrizione che ci imponiamo a noi stessi. <strong>Nello\nstudio, la gioia e il piacere coinvolgono naturalmente l\u2019attenzione e\nsollecitano una energia nuova che non \u00e8 sentita come \u201csforzo\u201d <\/strong>nel senso\ndispregiativo del termine, cio\u00e8 uno sforzo contro s\u00e9 stessi, per \u201csforzarsi a\u201d,\nper disciplinarsi. Attenti, non \u00e8 che la disciplina sia senza valore, ma \u00e8\nnaturale per chi si investe con passione in quello che fa. \u00c8 la mente che\nproduce una dualit\u00e0, una contraddizione tra il qui e ora in cui l\u2019attenzione\ndovrebbe essere coinvolta e un altrove\u2026 in cui potrei fare altro!<\/p>\n\n\n\n<p>Ne consegue che ci\u00f2 che \u00e8\nsoprattutto favorevole all\u2019attenzione \u00e8 il silenzio del pensiero, lo stato di\napertura o di vacuit\u00e0, che mette l\u2019intelligenza in condizione di ricevere: <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201c<em>L\u2019attenzione\nconsiste nel sospendere il pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e\npermeabile all\u2019oggetto e mantenere in s\u00e9, vicino al pensiero ma a un livello\ninferiore e senza contatto con esso, le diverse conoscenze acquisite che siamo\ncostretti a utilizzare. Il pensiero deve essere, in confronto a tutti pensieri\nparticolari e gi\u00e0 formati, come un uomo su una montagna che, mentre guarda\ndavanti a lui, scorge sotto di lui, ma senza guardarle, molte foreste e\npianure. E soprattutto il pensiero deve essere vuoto, in attesa, non cercare\nniente, ma essere pronto a ricevere nella sua verit\u00e0 nuda, l\u2019oggetto che vi\npenetrer\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo\nquando l\u2019intelligenza \u00e8 completamente aperta e silenziosa, \u00e8 sveglia e pu\u00f2\nscaturire un interesse profondo. Una mente caratterizzata\nda pensieri turbolenti \u00e8 agitata e rumorosa. \u00c8 incapace di attenzione. \u00c8\nprecisamente nel momento in cui l\u2019attenzione \u00e8 pi\u00f9 viva che la mente \u00e8\ncompletamente silenziosa, in un ascolto libero da ogni pensiero. In altri\ntermini: quando vi \u00e8 la totale disponibilit\u00e0 nel qui e ora, l\u2019attenzione \u00e8<em> libera. <\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>\u2013\nSimone Weil, <em>Attente de Dieu.<\/em><\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Serge Carfantan Traduzione a cura di Colette Orsat &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La coscienza nasce nell\u2019attenzione e scompare nell\u2019inattenzione. Se un uomo vive nella disattenzione, non vive all\u2019altezza delle possibilit\u00e0 della coscienza, rimane solo alla superficie della vita, o non fa che sopravvivere: \u00e8 incosciente. Vivere deliberatamente \u00e8 vivere nel fuoco dell\u2019attenzione e non vuole dire altro che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,354],"tags":[],"class_list":["post-3161","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria","category-serge-carfantan-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3161","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3161"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3161\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3164,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3161\/revisions\/3164"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3161"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3161"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3161"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}