{"id":322,"date":"2010-09-16T21:05:44","date_gmt":"2010-09-16T21:05:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=322"},"modified":"2016-04-03T23:06:26","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:26","slug":"la-violenza-a-scuola-di-jean-daniel-rohart","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-violenza-a-scuola-di-jean-daniel-rohart\/","title":{"rendered":"La violenza a scuola di Jean Daniel Rohart"},"content":{"rendered":"<p><em>La violenza a scuola:<\/em><\/p>\n<p><em>inevitabile<\/em><em> condanna o possibilit\u00e0 e sfida da cogliere?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 77 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>E\u2019 ormai pericoloso insegnare, sul piano del proprio equilibrio personale e su quello della propria salute mentale, soprattutto se si rileva che gli insegnanti sono generalmente sensibili, per non dire fragili, e che nessuna formazione degna di questo nome \u00e8 stata messa a punto dall\u2019Istruzione per aiutarli a far fronte alle nuove condizioni spesso difficili, nelle quali si esercita ormai il loro mestiere.<\/p>\n<p>Questo pericolo \u00e8 stato messo in evidenza dai ricercatori e da specialisti del vissuto interiore degli insegnanti. Il fatto d\u2019insegnare genera, \u00e8 certo, stress e angoscia, ma vorrei fare qualche osservazione sulla violenza <span style=\"text-decoration: underline;\">della <\/span>e <span style=\"text-decoration: underline;\">nella <\/span>scuola con tutt\u2019altro spirito. Con quello del tutto positivo e costruttivo!<\/p>\n<p>Aprendo prospettive nuove e suggerendo elementi di risposta, degli inizi di soluzione che poggiano su di una pratica effettiva e antica dell\u2019insegnamento, su un vissuto reale e non su semplici idee o semplici teorie.<\/p>\n<p>Per ci\u00f2 che concerne la violenza a scuola, c\u2019\u00e8 sicuramente, in primo luogo, la violenza istituzionale: la violenza della scuola. La logica \u201cprometeica dell\u2019istruzione\u201d e il peso dell\u2019ideologia \u201cprogressista\u201d fanno si che si eserciti sugli allievi ( e i loro professori!) una vera e propria violenza simbolica e psicologica.<\/p>\n<p>Gli insegnanti attuali si trovano sempre pi\u00f9 spesso davanti a situazioni di crisi in classe, a conflitti pi\u00f9 o meno violenti, potenzialmente destabilizzanti e per la cui gestione non hanno ricevuto nessuna formazione (iniziale o\u00a0 continua).<\/p>\n<p>Sarebbe bene che ci domandassimo quali qualit\u00e0 dovremmo tentare di acquistare per esercitare il nostro mestiere d\u2019 insegnanti, cercando di non essere destabilizzati, aiutando gli allievi a gestire la violenza interiore e istituzionale e domandandoci come insegnar loro lo spagnolo, la matematica, il francese o tutte le altre discipline.<\/p>\n<p>Ecco il quadro generale nel quale vorrei inserire alcuni appunti un po\u2019 disordinati, suggerendo qualche percorso per imparare a gestire la violenza, calmando a poco a poco la paura che naturalmente lei ci fa nascere in noi.<\/p>\n<p>Vorrei in breve affrontare le seguenti idee:<\/p>\n<p>&#8211; La classe pu\u00f2 essere considerata, sotto certi aspetti, di cui sarebbe bene favorire l\u2019emergere, come una <span style=\"text-decoration: underline;\">vera entit\u00e0 terapeutica e formativa<\/span>.<\/p>\n<p>Mi sembra, se mi rifaccio alla mia esperienza d\u2019insegnante, che il fatto di \u201cfare la classe\u201d pu\u00f2 avere una vera virt\u00f9 terapeutica sia per il professore che per gli allievi. La vita del gruppo-classe permette la teatralizzazione delle istanze psicologiche presenti in lui ( e negli allievi) in uno stato di conflitto pi\u00f9 o meno grande. Pu\u00f2 permettere una riorganizzazione della personalit\u00e0,\u00a0 nel senso di una maggiore maturit\u00e0, di una maggiore coerenza,\u00a0 di una migliore armonia. La violenza, dapprima vissuta come un ostacolo al fine dell\u2019istruzione e dell\u2019educazione, pu\u00f2 trasformarsi nel tempo in un vantaggio. Pu\u00f2 alimentare una ricerca essenziale e essere l\u2019occasione di uno sviluppo personale.<\/p>\n<p>&#8211; Nel quadro di questa nuova filosofia dell\u2019educazione, io\u00a0 professore che pretende di educare e istruire gli altri, deve avviarsi volontariamente, lucidamente, coraggiosamente e con fiducia ad un vero <span style=\"text-decoration: underline;\">processo di auto-formazione continua.<\/span> Si ritrova questo indistruttibile senso di fiducia in tutta l\u2019opera di Carl Rogers, che pensa, vicino in questo al buddismo, che l\u2019uomo possiede in se stesso tutte le potenzialit\u00e0 che gli permetteranno, salvo incidenti di percorso sempre rimediabili, di assicurare uno sviluppo pieno e totale di se stesso. Parla dell\u2019 \u201cuomo che funziona a pieno\u201d, e della \u201c<span style=\"text-decoration: underline;\">tendenza che attualizza\u201d<\/span>, una forza direzionale innata che spinge l\u2019organismo vivente a perfezionarsi. Nel suo ultimo libro \u201c<em>Away of Being<\/em>\u201d (1980) scrive: \u201cogni essere umano possiede una tendenza direzionale verso l\u2019interezza, verso l\u2019attualizzazione delle proprie potenzialit\u00e0. E\u2019 chiaro che la tendenza attualizzante \u00e8 selettiva e direzionale, o se volete, costruttiva\u201d.<\/p>\n<p>&#8211; La filosofia personalista dell\u2019educazione presuppone che l\u2019insegnante non consideri gli allievi solo dal punto di vista delle loro prerogative disciplinari o intellettuali, ma come <span style=\"text-decoration: underline;\">delle persone<\/span>, adottando verso di loro uno sguardo incondizionatamente positivo e una attitudine empatica, nell\u2019ottica di Carl Rogers.<\/p>\n<p>Il modo che ha Carl Gustav Jung di porre la questione dell\u2019alterit\u00e0 pu\u00f2 ispirare la nostra ricerca. Scrive: \u201csenza legame consciamente riconosciuto e accettato verso il prossimo non pu\u00f2 esserci alcuna sintesi della personalit\u00e0\u201d E ancora: \u201c Il consolidamento interiore dell\u2019individuo include il prossimo\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019individuazione, intesa come \u201cl\u2019accesso del soggetto alla sua totalit\u00e0 indivisa, si basa su una costante messa in relazione con l\u2019altro. \u201cL\u2019uomo senza relazione non ha totalit\u00e0, perch\u00e9 non accede a questa che attraverso l\u2019anima, che non saprebbe passare dalla sua altra parte, che si trova sempre nel \u201ctu\u201d- dice Jung. L\u2019antropologia junghiana pu\u00f2 perci\u00f2 nutrire una nuova psicologia dell\u2019educazione, una nuova attitudine verso gli allievi. Il processo di auto-educazione, al quale alludevo prima, pu\u00f2, infatti nutrirsi e ispirarsi al <span style=\"text-decoration: underline;\">processo d\u2019individuazione<\/span>, come l\u2019ha vissuto e teorizzato Jung nella sua vita e con le sue ricerche.<\/p>\n<p>&#8211; Il processo di auto-educazione pu\u00f2, nel migliore dei casi, assumere una vera <span style=\"text-decoration: underline;\">dimensione spirituale e iniziatica.<\/span>Vicino a questa idea Karlfried Karl D\u00fcrckheim parla del \u201cquotidiano come esercizio\u201d. Il fatto d\u2019insegnare in un contesto difficile, a volte violento, e potenzialmente destabilizzante, pu\u00f2 permetterci di trovare elementi di risposta alla <span style=\"text-decoration: underline;\">questione del senso<\/span>. Questione del senso della nostra pratica sociale e professionale, ma anche e pi\u00f9 in generale della nostra vita.<\/p>\n<p>&#8211; La nuova filosofia dell\u2019educazione, la filosofia relazionale, non significa naturalmente un ripiegarsi pi\u00f9 o meno narcisistico su di s\u00e9, e nemmeno un\u2019indulgere alla propria ricerca personale.<\/p>\n<p>Raim\u00f2n Pannikkar sviluppa la stimolante idea dell\u2019arricchimento reciproco, reso possibile dal <span style=\"text-decoration: underline;\">dialogo diagonale<\/span>, dialogo che pu\u00f2 e che deve perfino essere violento e senza compiacere per nulla, ma <span style=\"text-decoration: underline;\">che non si propone mai una vittoria sull\u2019altro<\/span>. Gli elementi di disaccordo permettono a ciascuno di approfondire il proprio cammino e di scoprire le proprie contraddizioni in una ricerca continua della sua \u201cverit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Di fronte alle forme diverse della violenza a scuola, a mio parere converrebbe che <span style=\"text-decoration: underline;\">tutti <\/span>i protagonisti della relazione educativa, allievi, genitori, consiglieri dell\u2019educazione, ispettori e, perch\u00e9 no, rettori, unissero i loro sforzi, ciascuno nella sua specialit\u00e0, le proprie qualit\u00e0 e il proprio ruolo istituzionale, senza che sia necessario cadere nella demagogia e nel rifiuto di ogni differenza di competenza.<\/p>\n<p>In ogni caso, la violenza a scuola, qualsiasi sia la forma che assume a scuola, \u00e8 inevitabile. Sarebbe illusorio pretendere di farla sparire del tutto, nella misura in cui \u00e8 un elemento costitutivo e normale di ogni relazione umana e di ogni vita in collettivit\u00e0. In questo contesto, l\u2019insegnante attuale avrebbe tutto l\u2019interesse ad imparare a gestire al meglio l\u2019angoscia che l\u2019esercizio del suo mestiere fa inevitabilmente nascere in lui (aspetto terapeutico e auto-formatore).<\/p>\n<p>L\u2019angoscia ha, paradossalmente, degli aspetti positivi. Krishnamurti ci dice: \u201cBisogna che sia turbato se voglio comprendermi. Bisogna che passi attraverso gli sconvolgimenti e delle angosce terribili per scoprirmi\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019attitudine del maestro pu\u00f2 sembrare esigente e al di sopra delle forze della maggioranza di noi. S\u2019accompagna ad una responsabile \u201cetica\u201d nuova, che comporta che ci confrontiamo sempre con l\u2019Ombra, con la nostra ombra personale ed anche con il Male in generale. La gestione delle situazioni di crisi e di violenza pu\u00f2 aiutare a quel confronto con l\u2019Ombra.<\/p>\n<p>Le situazioni pi\u00f9 difficili e pi\u00f9 violente sono anche quelle che favoriscono lo sviluppo di noi stessi, pi\u00f9 elevato e pi\u00f9 compiuto. E\u2019 in ogni caso ci\u00f2 che mi hanno permesso di imparare trent\u2019anni d\u2019insegnamento di spagnolo al liceo.<\/p>\n<p>Essere confrontato con l\u2019incertezza, con i cambiamenti e con la violenza, essere, in generale, a confronto con le difficolt\u00e0, pu\u00f2 rivelarsi una <span style=\"text-decoration: underline;\">opportunit\u00e0 di spiritualizzazione e di celebrazione<\/span>, come dice Osho.<\/p>\n<p>Per\u00f2 a condizione che impariamo poco a poco il coraggio interiore: il coraggio di cambiare, di accogliere il non-conosciuto e di affrontare la violenza in tutte le sue forme, nonostante le paure che fa nascere in noi.<\/p>\n<p>Insegnare pu\u00f2 non essere un \u201cmestiere impossibile\u201d anche nelle situazioni pi\u00f9 difficili, scoraggianti e potenzialmente destabilizzanti; se abbiamo capito che abbiamo interesse, un interesse dapprima personale, a conquistare un nuovo modo di essere, fatto di apertura e di accoglienza all\u2019imprevedibile.<\/p>\n<p>Carl Roger parla di <span style=\"text-decoration: underline;\">congruenza<\/span>, forma di accettazione dei propri sentimenti, anche i pi\u00f9 negativi e sgradevoli.<\/p>\n<p>Piuttosto che essere paralizzati dalla paura, dovremmo accompagnare la vita, o meglio il flusso del vivente, in noi e fuori di noi.<\/p>\n<p>Piuttosto che cedere ad un comprensibile scoraggiamento, dovremmo provare a partecipare al movimento di <span style=\"text-decoration: underline;\">reincantesimo del mondo <\/span>che, sembra, sprofonda sotto i nostri occhi che non vedono a volte che la paura e il pessimismo.<\/p>\n<p>Dovremmo tentare di ricollegarci al nostro vecchio paradigma di civilizzazione, etico e spirituale,che sta emergendo, dovremmo accompagnare e favorire, secondo le nostre forze e le nostre possibilit\u00e0, il movimento di riattualizzazione e di nuova vita di nuovi miti (antichi), l\u2019attualizzazione degli archetipi nel senso junghiano del termine, di cui la nostra civilizzazione ha bisogno, per superare la crisi forse provvisoria che la tormenta e\u00a0 contribuire cos\u00ec alla nascita di un mondo nuovo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 ormai pericoloso insegnare, sul piano del proprio equilibrio personale e su quello della propria salute mentale, soprattutto se si rileva che gli insegnanti sono generalmente sensibili, per non dire fragili, e che nessuna formazione degna di questo nome \u00e8 stata messa a punto dall\u2019Istruzione per aiutarli a far fronte alle nuove condizioni spesso difficili, nelle quali si esercita ormai il loro mestiere.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[216],"class_list":["post-322","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rohart-jean-daniel","tag-violenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/322","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=322"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/322\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=322"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=322"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=322"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}