{"id":335,"date":"2010-09-16T21:16:59","date_gmt":"2010-09-16T21:16:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=335"},"modified":"2016-04-03T23:06:26","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:26","slug":"lesercizio-spirituale-della-pace-interiore-di-jacques-castermane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/lesercizio-spirituale-della-pace-interiore-di-jacques-castermane\/","title":{"rendered":"L\u2019esercizio spirituale della pace interiore di Jacques Castermane"},"content":{"rendered":"<p><strong>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 77 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>3\u00e8me: Vorremmo affrontare con lei il tema della violenza, cos\u00ec spesso toccato, e della pace interiore, la cui via resta sempre da scoprire.<\/p>\n<p>J.C.: Non sono sicuro che si possa opporre violenza a pace interi ore.<\/p>\n<p>E\u2019 piuttosto\u00a0 la non-violenza che \u00e8 l\u2019opposto della violenza; e Gandhi ne ha dato prova facendo della non-violenza un\u2019arma politica. Ma credo che la violenza possa essere un atto legittimo. In ogni caso fa parte della nostra costituzione e non sono responsabile della violenza cos\u00ec come di altre forme costituenti la mia realt\u00e0. Sono, ben inteso, responsabile dei miei comportamenti. Ma se mi si fa la domanda: \u201cHo il diritto di essere violento?\u201d, la risposta pu\u00f2 essere \u201csi\u201d! Per esempio per mettere fine a una violenza che mi minaccia o minaccia un\u2019altra persona. Non ho il diritto, per salvare la mia pelle o una persona in pericolo, di essere violento ?<\/p>\n<p>3\u00e8me: Per Lei non c\u2019\u00e8 dunque antinomia tra violenza e pace interiore?<\/p>\n<p>J.C.: No. Forse perch\u00e9 ho praticato e insegno l\u2019aikido e il karate da pi\u00f9 di 25 anni? L\u2019azione investita nella pratica di un\u2019arte marziale \u00e8 violenta, ma pu\u00f2 essere considerata come una via di trasformazione. Naturalmente in questo caso non si tratta di una violenza che sorge dalla collera o da un\u2019altra passione.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Lei stabilisce un criterio che le permette di distinguere l\u2019aggressivit\u00e0 dalla violenza\u2026<\/p>\n<p>J.C.: Si. Leggevo ultimamente un articolo dove era citato Aristotele: \u201cE\u2019 giusto adirarsi quando \u00e8 necessario, come \u00e8 necessario e contro chi \u00e8 necessario\u201d Come \u00e8 necessario! Questa raccomandazione mi tocca, perch\u00e9 nell\u2019aikido l\u2019uso della forza \u00e8 fatta da un uomo che testimonia, con il suo modo d\u2019essere, che il suo spirito non \u00e8 inquieto. Un\u2019arte marziale, degna di questo nome, \u00e8 un cammino che porta colui che si esercita alla pace interiore.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Potrebbe tornare sulla distinzione tra violenza e aggressivit\u00e0?<\/p>\n<p>J.C.: L\u2019aggressivo usa la violenza senza dominarla; \u00e8 dominato dalla sua passione e dalla sua azione violenta. Il maestro in una disciplina di combattimento \u00e8 colui che domina la sua azione. Una persona aggressiva \u00e8 prigioniera della violenza\u2026<\/p>\n<p>3\u00e8me: In certe tradizioni, si potrebbe dire identificato, cio\u00e8 senza pace e senza libert\u00e0 interiore!<\/p>\n<p>J.C. Esattamente; per l\u2019aggressivo, l\u2019azione violenta non \u00e8 usata con lucidit\u00e0. Accade che un violento si prenda la testa e si domandi: \u201ccosa ho fatto!\u201d. Questo dimostra che non l\u2019ha fatto liberamente: una parte di lui ancora incosciente l\u2019ha trascinato a commettere quell\u2019atto. Lontano dall\u2019essere una scusa, questa constatazione \u00e8 un invito a fare un lavoro su di s\u00e9.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Alla fine, con la sua esperienza, lei ha incontrato quel potenziale di violenza in una prospettiva di \u201csaggezza esercitata\u201d, per riprendere il titolo del suo ultimo lavoro.<\/p>\n<p>J.C:: Si. La pratica meditativa consiste nel far fronte a quello che si \u00e8 realmente nel momento. Ho il ricordo del <em>sesshin <\/em>(quell\u2019esercizio che consiste nel meditare 8 \u2013 10 ore al giorno per 3, 5 o 7 giorni)\u00a0 nel corso dei quali lo specchio che \u00e8 l\u2019attenzione non mi permette pi\u00f9 di restare identificato a quello che credevo d\u2019essere! A fine giornata avevo tanto male alle gambe che avevo un solo desiderio: prendere un bastone (il <em>kyosaku<\/em>) che era vicino al maestro <em>Yuho Seki Roshi<\/em>, che conduceva quel <em>sesshin <\/em>, e spaccargli la testa. Quello che mi ha impedito quell\u2019atto violento \u00e8 molto semplicemente che avevo troppo male alle gambe per alzarmi e passare all\u2019azione! (risa). Ho dovuto certo riconoscere come quella violenza, che proiettavo cos\u00ec facilmente sugli altri, fa parte di me stesso.<\/p>\n<p>L\u2019esercizio, qui la pratica meditativa, non elimina questa potenzialit\u00e0 insita in ogni essere umano.<\/p>\n<p>L\u2019osservazione attenta delle nostre passioni sradica le reazioni violente che esse generano.<\/p>\n<p>La persona che si esercita passa da un modo di funzionare che \u00e8 di reazione a un modo di funzionare che \u00e8 azione.<\/p>\n<p>Per tanto tempo rischiamo di fare il pendolo tra la rivolta e la rassegnazione. Fino al giorno in cui ci si risveglia a quello stato d\u2019essere senza contrario: la pace interiore.<\/p>\n<p>3\u00e8me: In effetti, in un tempo lungo, la pratica meditativa provoca dei dolori.<\/p>\n<p>J.C.: Si, pu\u00f2 diventare scomoda.<\/p>\n<p>3\u00e8me: E questa scomodit\u00e0 non sono accettate\u2026<\/p>\n<p>J.C.; Certo, quando un\u2019insoddisfazione turba il \u201cme\u201d, la reazione \u00e8 sempre la stessa: rifiuto ci\u00f2 che \u00e8 (per esempio la scomodit\u00e0) e\/o desidero ci\u00f2 che non \u00e8 (in questo caso la comodit\u00e0).<\/p>\n<p>E\u2019 sulla via, che conduce alla conoscenza di s\u00e9, il lavoro decisivo: osservare la potenza del \u201cme-io-voglio\u201d e del \u201cme-io-non voglio\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che ogni giorno capita quello che non vorrei che capitasse e non capita quello che vorrei?<\/p>\n<p>Giorno dopo giorno, la pratica mi ha permesso di vedere che la causa dei problemi che dovevo affrontare, e quella delle due maggiori reazioni che sono il rifiuto e il desiderio, non sono quell\u2019avvenimento o quell\u2019oggetto, ma <em>il mio modo <\/em>di vedere quell\u2019avvenimento e quell\u2019oggetto.<\/p>\n<p>Per molto tempo ho creduto che avrei potuto a forza d\u2019esercizio, costruire uno stato d\u2019essere in pace. Questa costruzione \u00e8 solo una fragile facciata. Non si pu\u00f2 costruire la pace dell\u2019anima. Si pu\u00f2 <em>scoprirla<\/em>. La via che conduce alla pace interiore \u00e8 una via di scoperta di quello che siamo gi\u00e0 nella profondit\u00e0 di noi stessi: la nostra essenza, la nostra natura.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Si, questo percorso di costruzione di uno stato tranquillo non \u00e8 che una fuga.<\/p>\n<p>J.C.: Esattamente. E\u2019 una strada dell\u2019ego, mentre in tutte le tradizioni di saggezza,\u00a0 si dice che \u00e8 il lasciar-andare dell\u2019ego che conduce alla pace del cuore e alla pace dello spirito.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Per\u00f2, senza farne un problema, vedo che non sono capace di lasciar-andare\u2026 Non posso che imparare a vedere le mie resistenze\u2026<\/p>\n<p>J.C: E\u2019 una tappa importante. Osservare le proprie resistenze \u00e8 gi\u00e0 lasciar-andare. Le persone che leggono gli scritti di Graf D\u00fcrkheim ad ogni capitolo si imbattono nell\u2019espressione \u201clasciar-andare\u201d. Li invito, per comprendere quello che vuole dire, a depennare quelle due parole e a scrivere in margine \u201caccettare ci\u00f2 che \u00e8\u201d.<\/p>\n<p>Lasciar andare \u00e8 accettare ci\u00f2 che \u00e8 perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8\u2026 \u00e8. Piove! Accetto che piova. Per una sola ragione: bisogna che piova! Ed esco, sorridendo, vestito con l\u2019impermeabile e provvisto d\u2019un ombrello. Ma, certo, non si pu\u00f2 sempre attorniarsi di ci\u00f2 che sentiamo inaccettabile. Il dolore che mi \u00e8 toccato due anni fa era inaccettabile. Il lavoro di lutto che ho poi cominciato si riassume in una sola parola: accettare! Quello che mi ha aiutato in quell\u2019anno di dolore cocente, sono stati tutti gli anni di pratica sulla Via della Tecnica. Nella pratica dello Zen si esercita il lasciar-andare cominciando dalle piccole cose, accettando le piccole insoddisfazioni che sorgono nel quotidiano. La \u201cturba dei piccoli mali\u201d diceva Montaigne. E\u2019 cos\u00ec che, nella pratica meditativa, quando una gamba si addormenta o comincia a far male, l\u2019espressone lasciar-andare non consiste nel trovare un mezzo per sopprimere il dolore. La pratica del lasciar-andare consiste nell\u2019osservare quel disturbo e le reazioni fisiche, affettive e mentali che fa nascere. E\u2019 il \u201cconosci te stesso\u201d a cui i saggi ci\u00a0 invitano. Bisognerebbe aggiungere \u201cconosci te stesso nel\u00a0 momento\u201d.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Ma quella pratica meditativa richiede una grande determinazione.<\/p>\n<p>J.C. Si, sicuramente, occorre determinazione e perseveranza. Ma anche chi vuole suonare o danzare deve avere quelle qualit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019arte di vivere ha le stesse esigenze di quella pianistica o della danza. Occorre esercitarsi!<\/p>\n<p>3\u00e8me: Quella determinazione si applica allora con quel potenziale di violenza che \u00e8 in noi?<\/p>\n<p>J.C.: Si. Si pu\u00f2 forse dire che per vivere meglio, bisogna farsi violenza? E\u2019 un buon modo di utilizzare il nostro potenziale di violenza. Avete ragione di parlare di determinazione. Non basta avere volont\u00e0. La volont\u00e0 muove il mentale, la determinazione il corpo.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Nella vita ordinaria, si pu\u00f2 constatare che si \u00e8 molto poco coscienti del corpo e di conseguenza di s\u00e9.<\/p>\n<p>J.C.: E\u2019 vero che ancora oggi in Occidente il corpo \u00e8 considerato oggetto di funzionamento. E cos\u00ec molti sono quelli che percepiscono che l\u2019uomo \u00e8 il proprio corpo. Nel suo cammino di saggezza D\u00fcrkheim ci invita alla conoscenza del corpo che si \u201c\u00e8\u201d.<\/p>\n<p>3\u00e8me: In meditazione mi capita di percepire fino a che punto la pace interiore emani dal corpo.<\/p>\n<p>J.C.: Si, perch\u00e9 il corpo <span style=\"text-decoration: underline;\">\u00e8<\/span> l\u2019anima. Spinosa, meno di un secolo dopo la morte di Cartesio, scrive: \u201cSe noi opponiamo quello che si chiama corpo a quello che si chiama spirito \u00e8 perch\u00e9 non abbiamo una sufficiente conoscenza del corpo\u201d. Spinosa non attira la nostra attenzione sul corpo che l\u2019uomo <span style=\"text-decoration: underline;\">ha<\/span>, che \u00e8 un oggetto di studio per le scienze. Parla del corpo che l\u2019uomo <span style=\"text-decoration: underline;\">\u00e8 <\/span>. Avete ragione, la pace interiore \u00e8 un\u2019esperienza fisica.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Finch\u00e9\u00a0 il silenzio emana dalle ossa\u2026<\/p>\n<p>J.C.: Esattamente. In Giappone quella che si chiama la cultura del silenzio o della tranquillit\u00e0 \u00e8 un esercizio fisico. Sono\u00a0 stato colpito dal fatto che in Giappone, quando una persona incontra un uomo o una donna che, per il suo modo di essere, mostra un certo grado di maturit\u00e0 o di saggezza, ci si permette di domandargli: \u201cQual \u00e8 il vostro esercizio?\u201d<\/p>\n<p>3\u00e8me: L\u2019esercizio spirituale, fatto con regolarit\u00e0, deve integrarsi con la vita quotidiana.<\/p>\n<p>J.C: Naturalmente! L\u2019esercizio ha per scopo d\u2019essere in un altro modo d\u2019essere nel quotidiano.<\/p>\n<p>3\u00e8me: La pratica diventa pi\u00f9 dura quando si tratta di ritrovare uno stato di pace interiore scomparso\u2026<\/p>\n<p>J.C.: Si e no! Perch\u00e9 sarebbe vano e illusorio sperare di giungere a uno stato di pace permanente. Le persone che accompagno sulla Via della Tecnica mi dicono a volte: \u201cQuesto non dura\u2026\u201d! Volere che duri sarebbe negare la legge dell\u2019impermanenza. Lo fa l\u2019uomo occidentale. La parola \u201cimpermanenza\u201d non si trova nel dizionario. Uno dei miei allievi ha chiesto perch\u00e9 ai membri dell\u2019Accademia. Risposta: \u201cperch\u00e9 la parola impermanenza non \u00e8 d\u2019uso corrente!\u201d Per dare una risposta cos\u00ec bisogna veramente credersi\u2026 immortali!<\/p>\n<p>Che cosa conta sulla via della pace interiore? Imparare a vivere il <span style=\"text-decoration: underline;\">momento presente<\/span>. Per la ragione che l\u2019atto di vivere \u00e8 il mio vissuto nel momento.<\/p>\n<p>Non vivo ieri, il passato \u00e8 passato, il futuro deve venire. E\u2019 soprattutto la corsa, nel pensiero, a un passato che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 o\u00a0 la corsa, nel pensiero, in un futuro che non c\u2019\u00e8 ancora che crea l\u2019ostacolo alla pace del cuore.<\/p>\n<p>Non dico che bisogna dimenticare il passato e ignorare l\u2019avvenire. Dico che \u00e8 peccato dimenticare\u2026 il presente.<\/p>\n<p>Meditare, \u00e8 imparare a vivere. A vivere ora. Qual \u00e8 il senso del momento presente? E\u2019 quello che gli do\u2019. E questo fa dire ai saggi di ogni epoca e di ogni tradizione: \u201c Non c\u2019\u00e8 felicit\u00e0 che nel presente\u201d: Quando sente questa indicazione, l\u2019uomo comune si pone la domanda: Cos\u2019\u00e8 la felicit\u00e0?<\/p>\n<p>Quando sente questa indicazione, l\u2019uomo in cammino si pone la domanda: come arrivare a vivere pienamente il momento presente?<\/p>\n<p>E\u2019 questa la strada che conduce alla pace interiore. Mi sembra che sia lo sforzo da fare. Epitteto, nel primo secolo della nostra era, afferma che: \u201cil maggior bene a cui l\u2019uomo possa accedere nella sua vita \u00e8 l\u2019atarassia, la pace dell\u2019anima\u201d. E aggiunge: \u201cper giungere a questo bene l\u2019uomo deve esercitarsi\u201d. Un filosofo attuale, Pierre Hadot dice come manchi oggi, accanto a un discorso filosofico, <span style=\"text-decoration: underline;\">l\u2019esercizio filosofico<\/span>. E\u2019 quello che ho trovato in D\u00fcrkheim, che era dottore in filosofia e in psicologia. Quello che ha insegnato, nel seconda met\u00e0 della sua vita, in un piccolo villaggio della Foresta Nera: l\u2019esercizio filosofico, l\u2019esercizio spirituale!<\/p>\n<p>3\u00e8me: E l\u2019esercizio filosofico non ha valore se non \u00e8 radicato nella persona intera che \u00e8 corpo.<\/p>\n<p>J.C.: Andr\u00e8 Comte-Sponville comincia la prefazione che ha scritta per il mio ultimo lavoro dicendo: \u201cI filosofi si sono molto interrogati in occidente, sull\u2019esistenza dell\u2019anima. Fino a dimenticare, certi di loro, che avevano un corpo, o piuttosto, per parlare come Nietzsche o D\u00fcrkheim, che erano un corpo.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Non possiamo che augurarci una rinascita della filosofia in Occidente.<\/p>\n<p>J.C.: Vedo che i\u00a0 libri di filosofia hanno oggi un certo successo in libreria. Pi\u00f9 delle opere che, nel movimento New Age, invitano allo sviluppo personale. Ritorno allo Old Age? Ritorno ai cinque secoli di saggezza dell\u2019ellenismo? In ogni caso, rifiuto delle illusioni.<\/p>\n<p>3\u00e8me: Ritorniamo a un bisogno di rigore.<\/p>\n<p>J.C: Assolutamente. Le persone che sono \u201calla ricerca\u201d dicono il loro bisogno di verit\u00e0. Presso D\u00fcrkheim, nel 1967, ho messo i piedi in una scuola di verit\u00e0. Sar\u00f2 riconoscente fino all\u2019ultimo giorno della mia vita per aver incontrato quell\u2019uomo, che mi ha tolto le illusioni.<\/p>\n<p>3\u00e8me: E questa via fa parte della pace interiore?<\/p>\n<p>J.C. Si, perch\u00e9 quello sforzo su di s\u00e9, che porta a un altro modo d\u2019essere, porta quello che i buddisti chiamano il risveglio alla nostra vera natura. Che D\u00fcrkheim chiama il nostro essere essenziale.\u00a0 Che io preferisco chiamare la nostra essenza. Ci\u00f2 che apprezzo nella Via della Tecnica, \u00e8 che vi mette davanti al <span style=\"text-decoration: underline;\">semplice<\/span> e al <span style=\"text-decoration: underline;\">vero<\/span>. Il primo esercizio per il principiante consiste nell\u2019osservare il respiro. L\u2019atto di respirare \u00e8 essere in atto, \u00e8 al di l\u00e0\u00a0\u00a0 o al di qua del me comune. La piena attenzione al respiro pu\u00f2 arrivare all\u2019esperienza della fiducia e della serenit\u00e0. Perch\u00e9? Perch\u00e9 non trover\u00f2 mai la pace interiore in ci\u00f2 che faccio. La radice della pace interiore \u00e8 ci\u00f2 che non si pu\u00f2 fare, sempre presente, in tutto ci\u00f2 che faccio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 piuttosto  la non-violenza che \u00e8 l\u2019opposto della violenza; e Gandhi ne ha dato prova facendo della non-violenza un\u2019arma politica. Ma credo che la violenza possa essere un atto legittimo. In ogni caso fa parte della nostra costituzione e non sono responsabile della violenza cos\u00ec come di altre forme costituenti la mia realt\u00e0. Sono, ben inteso, responsabile dei miei comportamenti. Ma se mi si fa la domanda: \u201cHo il diritto di essere violento?\u201d, la risposta pu\u00f2 essere \u201csi\u201d! Per esempio per mettere fine a una violenza che mi minaccia o minaccia un\u2019altra persona. 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