{"id":369,"date":"2010-09-17T17:14:52","date_gmt":"2010-09-17T17:14:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=369"},"modified":"2016-04-03T23:06:04","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:04","slug":"io-e-una-porta-di-philip-renard-terza-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/io-e-una-porta-di-philip-renard-terza-parte\/","title":{"rendered":"Io \u00e8 una porta di Philip Renard &#8211; terza parte"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e8narie n. 73 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini \u2013 prima\u00a0 parte<\/p>\n<p>Per me Nisargadatta Maharaj fu uno dei pi\u00f9 grandi insegnanti del XX secolo.\u00a0 Ci\u00f2 che in particolare lo rende cos\u00ec importante \u00e8 la sua notevole capacit\u00e0 a dimostrare che tutto ci\u00f2 che poteva essergli chiesto non era fatto che di concetti.<\/p>\n<p>Poi distruggeva quei concetti mettendo in evidenza la loro inutilit\u00e0. Qualsiasi fosse la domanda, o la risposta con la quale si presentava il visitatore, Nisargadatta dimostrava che si riduceva a un attaccamento a schemi di pensieri o di concetti. Si riferiva allora alla loro origine, e rinviava a quell\u2019origine, alla sorgente.<\/p>\n<p>Tutto, assolutamente tutto, era minato dal fatto stesso di essere un concetto e perci\u00f2 era falso, compreso ci\u00f2 che stava dicendo. Insisteva nel fatto che solo il vero \u00e8 spoglio di ogni concetto. Il solo mezzo per imparare da Lui \u00e8,\u00a0 poich\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 in questo mondo, di leggere i suoi libri. In questa lettura risulta evidente, o divertente, constatare che lui stesso, grande distruttore di concetti, \u00e8 ricorso sempre a dei concetti.<\/p>\n<p>Nel passaggio di livello in livello, usa molti termini sanscriti per descrivere un livello, poi gli stessi, o press\u2019a poco, per un altro livello, e infine dissolve l\u2019insieme in quello che chiama \u201clo stato profondo blu e nero della non esperienza\u201d. Purtroppo, per questo, molti ricercatori, avendo gi\u00e0 una percezione della realt\u00e0 che sono, proseguono la loro ricerca a causa del messaggio: \u201cvoi non siete che l\u2019Assoluto\u201d. Sostengono sempre che \u201cconoscono gi\u00e0 la coscienza\u201d, ma allo stesso tempo esprimono la loro frustrazione per aver mancato \u201cla tappa seguente\u201d.<\/p>\n<p>Ho l\u2019audacia di dire che non c\u2019\u00e8 una tappa seguente.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 in rapporto ai limiti di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere sperimentato e al fatto di stare l\u00ec totalmente. Nessuno dovrebbe essere indotto in errore da un qualunque discorso sull\u2019Assoluto, n\u00e9 essere sedotto dalla ricerca dell\u2019Assoluto.<\/p>\n<p>Tuttavia, si potrebbe obbiettare, Nisargadatta fa dei discorsi sull\u2019Assoluto e dice anche che nient\u2019altro \u00e8 reale! Questo sicuramente \u00e8 uno scoglio: sapere che siamo Quello e essere al tempo stesso incapaci di sperimentarlo ha per effetto di farci cercare questa esperienza. E\u2019 il costante paradosso a cui Maharaj ci espone.<\/p>\n<p>Come fare con questo paradosso?<\/p>\n<p>Maharaj risponde lui stesso la domanda, e con un concetto particolare che descrive con i termini \u201cla conoscenza Io Sono\u201d, o ancora lo stato \u201cIo sono\u201d.<\/p>\n<p>Abbiamo detto prima che Nisargadatta era importante perch\u00e9 distruggeva uno dopo l\u2019altro tutti i concetti. Ma \u00e8 importante anche aver introdotto il concetto \u201cIo sono\u201d che considerava dover essere inghiottito, ingerito e dissolto. Lo descriveva come il \u201crimedio ultimo\u201d. E\u2019 vero che lo chiam\u00f2 anche la \u201cmalattia stessa\u201d o la \u201csofferenza stessa\u201d. Per\u00f2 con la stessa insistenza, indic\u00f2 spesso che quel concetto preciso \u00e8 il rimedio perfetto, e punta verso la libert\u00e0. Cos\u00ec, eccoci di nuovo di fronte a un paradosso: qualcosa che \u00e8 la malattia si trova ad essere al tempo stesso, nella sua natura essenziale, il rimedio.<\/p>\n<p>Una citazione d\u00e0 la chiave che permette di penetrare nel paradosso. Per me \u00e8 la pi\u00f9 bella citazione che ci sia. Infatti il completo mistero dell\u2019esistenza \u00e8 descritto in alcune frasi. Vi si trova tutto e i testi di Maharaj possono essere interpretati con questa prospettiva.<\/p>\n<p>\u201cQuel contatto con lo stato \u201cIo sono\u201d \u00e8 in ogni essere; quello stato d\u2019essere possiede il contatto d\u2019amore per l\u2019Assoluto, e si tratta di una rappresentazione dell\u2019Assoluto. L\u2019Assoluto predomina solo. La verit\u00e0 \u00e8 <em>Brahman<\/em> (<em>Para Brahman<\/em>) nella sua unica totalit\u00e0, nient\u2019altro che <em>Brahman<\/em>. Nello stato di <em>Brahman <\/em>assoluto, il contatto con lo stato d\u00ec essere, l\u2019 \u201cIo Sono\u201d cominci\u00f2 e con lui sono apparsi la separazione e il senso dell\u2019altro. Ma questo stato \u201cIo Sono\u201d \u00e8 pi\u00f9 che un piccolo principio; \u00e8 il <em>Mula-Maya<\/em> stesso, l\u2019illusione primordiale. Il grande principio <em>Maya<\/em> vi fa passare per tutti i suoi giri, tutte le sue trappole e siete cos\u00ec soggetti a tutto ci\u00f2 che dice. Alla fine, quella luce che \u00e8 vostra, lo stato d\u2019essere, si spegne. <em>Maya<\/em> \u00e8 cos\u00ec potente che vi avvolge del tutto. <em>Maya<\/em> vuol dire \u201cIo Sono\u201d, \u201cdesidero essere\u201d. Non ha alcuna identit\u00e0 fuori dall\u2019amore. La conoscenza di \u201cIo Sono\u201d costituisce l\u2019avversario pi\u00f9 irriducibile ,ma anche l\u2019amico migliore. Anche se si tratta del vostro pi\u00f9 grande nemico, se lo trattate nel modo giusto, si trasformer\u00e0 e vi guider\u00e0 verso gli stati pi\u00f9 elevati\u201d.<\/p>\n<p>Il senso dell\u2019 \u201cIo sono\u201d \u00e8 un principio universale, presente in modo simile in ogni essere umano e precede ogni interpretazione del tipo \u201csono Gianni\u201d o \u201csono Anna\u201d o \u201cquesta o quella persona\u201d.<\/p>\n<p>Nisargadatta ( o i suoi traduttori) aveva l\u2019abitudine di usare il senso dell\u2019 \u201cIo sono\u201d insieme al termine \u201ccoscienza\u201d (<em>chetana<\/em>). Spesso diceva di questa coscienza che era illusoria. La sostituiva con molti sinonimi, come \u201cconoscenza\u201d, \u201cstato di Krishna\u201d, \u201cTestimone\u201d, \u201cseme\u201d, \u201cDio\u201d, \u201cessere\u201d, \u201cstato d\u2019essere\u201d, \u201c<em>sattva<\/em>, \u201cil principio supremo\u201d. Tutti questi termini evocano un contatto. Senza alcuna ragione, qualcosa appare spontaneamente dentro a qualcosa che \u00e8 fuori da ogni esperienza, da ogni sapere, da ogni forma. E\u2019 solo nel momento in cui lo constatate che potete dire che capita qualcosa, non prima. La manifestazione e la constatazione di questo sono una sola e stessa cosa, chiamata \u201ccontatto\u201d.\u00a0 Si tratta della prima vibrazione, la forma pi\u00f9 sottile di contatto chiamata \u201ccoscienza\u201d da Nisargadatta, il principio \u201cIo Sono\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019elemento fondamentale di quella citazione dev\u2019essere trovata nell\u2019ultimo paragrafo \u201cLa conoscenza dell\u2019 \u201cIo sono\u201d costituisce al tempo stesso l\u2019avversario pi\u00f9 irriducibile e il miglior amico\u201d. Tutto vi si trova, e ne risulta che potete essere abbandonati qui con un\u2019angosciosa sensazione di disorientamento. Questo spesso si rinforza con la lettura di altri passaggi per l\u2019accento messo sull\u2019illusione (l\u2019avversario pi\u00f9 irriducibile). [Infatti, ci\u00f2 che \u00e8 realmente vero, l\u2019Assoluto, \u00e8 descritto come \u201cqualcosa che non pu\u00f2 essere sperimentato\u201d].<\/p>\n<p>E\u2019 nettamente detto qui che anche se \u00e8 il vostro pi\u00f9 grande nemico, sarete ben avvisati di onorarlo. Illusione o no, l\u00ec dove noi siamo, poco importa perch\u00e9 all\u2019ultimo non c\u2019\u00e8 che Dio, l\u2019eterno principio creatore sorgente di tutte le cose. E\u2019 vero che potete essere sedotti dalla forma al punto da attaccarvi, ma \u00e8 anche per questo stesso principio che potete liberarvi dall\u2019attaccamento.<\/p>\n<p>In uno dei <em>Purana<\/em>, i vecchi libri dell\u2019induismo, si pu\u00f2 trovare un passaggio che somiglia alla nostra citazione. \u201cQuando Essa (l\u2019illusione) \u00e8 felice, diventa propizia e la causa della libert\u00e0 dell\u2019uomo\u201d. Il testo evidenzia l\u2019adorazione di quel principio, che dev\u2019essere il pi\u00f9 totale possibile; si tratta di dargli tutta la nostra attenzione.<\/p>\n<p>Il senso di \u201cvoi siete\u201d \u00e8 cos\u00ec comune, cos\u00ec ordinario, che facilmente lo trascurate ed \u00e8 per questo che Nisargadatta insiste sul contrario, cio\u00e8 di onorarne pienamente il senso, adorarlo come il Dio pi\u00f9 elevato. Martella sempre perch\u00e9 la calma si crei l\u00e0 dove siamo, perch\u00e9 possiamo adorare pienamente quella coscienza, quel contatto. \u201cAdorate <em>atman<\/em> (voi siete) come un Dio; non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro. Quella conoscenza \u201cvoi siete\u201d vi condurr\u00e0 al pi\u00f9 alto, all\u2019Ultimo. Il \u201cvoi siete\u201d sar\u00e0 presente in voi fino a che respirerete. Adorando \u201cvoi siete\u201d come l\u2019unico <em>Brahman<\/em> manifesto (<em>Saguna Brahman)<\/em> arriverete all\u2019immortalit\u00e0. Dovete ricordarvene continuamente, \u201cruminare\u201d, dovete pensarci in permanenza.<\/p>\n<p>Il significato esatto di quella adorazione ci interroga. Infatti, si associa automaticamente a questa parola una preghiera verbale. Adorare consiste nel \u201cportare la propria attenzione su qualcosa con tutto il cuore\u201d. In questo mondo essere innamorati ne \u00e8 il miglior esempio. La vostra attenzione si proietta totalmente sull\u2019essere amato, che lo vogliate o no. Ne siete riempiti e tutto ci\u00f2 che va nella direzione di questo amore si fa senza sforzo. Possiamo chiamare questo \u201cadorazione\u201d. E ora siete invitati a praticare questa adorazione: essere innamorati della nostra coscienza ordinaria, sperimentarla in quanto tale, il contatto con lo stato d\u2019essere, il sentimento d\u2019essere.<\/p>\n<p>Come supponiamo di mettere in pratica una tale adorazione?<\/p>\n<p>E\u2019 con la fusione totale con il vostro stato d\u2019essere, con la vostra vibrazione primordiale. Proiettate la vostra passione in quel \u201cluogo\u201d non localizzabile, incentivate quella vibrazione e non v\u2019inquietate per il fatto che si tratta sempre di una forma di dualit\u00e0, di una forma d\u2019energia o di \u201ccorporalit\u00e0\u201d. Adoratela, non trattenetevi, datevi pienamente a lei. Allora lei vi mostra, in questa fusione, che \u201cdue\u201d cessa d\u2019esistere. Non pu\u00f2 essere la vostra nemica \u201cla prima sorgente di ogni gioia \u00e8 il vostro essere: siate l\u00ec. Se siete portati dal flusso della <em>Maya<\/em>, sarete nella sofferenza. State sempre nel vostro stato d\u2019essere. Nisargadatta mette in evidenza il modo in cui, in seno al \u201cprincipio supremo\u201d,\u00a0 il principio \u201cIo Sono\u201d l\u2019elemento liberatore, pu\u00f2 essere distinto dall\u2019elemento di seduzione, di attaccamento.<\/p>\n<p>A volte lo paragono ad una fonte nel mezzo di un bacino. L\u2019elemento \u201cIo Sono\u201d \u00e8 l\u2019apertura della fonte. Di l\u00ec l\u2019acqua sgorga verso l\u2019alto con forza, creando migliaia di gocce e la forma globale che ne risulta \u00e8 chiamata fontana. Appena l\u2019apertura della fonte si materializza, non c\u2019\u00e8 che la forza della propulsione e questo fa apparire la fontana. Allora il consiglio \u00e8: restate nell\u2019apertura della fonte, restateci e abbandonatevi alla sua vibrazione senza forma. Non provate in nessun modo a manipolare la forza. Che processo naturale potete fermare?\u00a0 Tutto \u00e8 spontaneo. Ora siete nella coscienza che si muove, che vibra. Non pensate d\u2019essere separati da questa coscienza viva e vibrante. Restando nell\u2019apertura della fonte, adorando Quello che genera tutto questo, siete liberi. \u201cLa ferma determinazione del devoto e l\u2019attrazione di Dio per quella devozione li fanno attirare vicendevolmente. Il momento del loro incontro faccia a faccia \u00e8 quello dove si fondono l\u2019uno\u00a0 nell\u2019altro. Il devoto perde la sua coscienza fenomenica e, quando ritorna in s\u00e9, scopre che aveva perso la sua identit\u00e0, perduto in ci\u00f2 che in Dio non pu\u00f2 essere di nuovo separato\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIo sono il Dio, io sono il devoto, e sono l\u2019adoratore; tutto \u00e8 uguale, un solo principio comune\u201d.<\/p>\n<p>Il carattere divino di <em>Maya<\/em>, la Seduttrice, si attenua dal momento che comprendete la necessit\u00e0 di non lasciarvi trattenere da Lei nelle Sue forme di creazione. Dovete semplicemente\u00a0 notare Quello che la vede. \u201cMeditare su chi sa che siete seduti qui. La sensazione che il vostro corpo \u00e8 qui \u00e8 l\u2019identificazione col corpo, ma chi sa che il vostro corpo \u00e8 qui \u00e8 l\u2019espressione dell\u2019Assoluto\u201d.<\/p>\n<p>Il carattere liberatorio del principio \u201cIo sono\u201d \u00e8 presente tanto nella conoscenza che nella rinuncia. Qui l\u2019approccio dell\u2019 <em>jnana<\/em> (la conoscenza, la comprensione) e della <em>bhakti<\/em> (devozione) sono fusi totalmente l\u2019una nell\u2019altra. Ne risulta a volte che la discriminazione nell\u2019abbandono non \u00e8 pi\u00f9 necessaria e a volte che la comprensione evita l\u2019errore di un abbandono che non sarebbe che sottomissione alla stessa manifestazione, alle forme transitorie.<\/p>\n<p>L\u2019abbandono non \u00e8 giusto che nell\u2019abbandono a Quello che \u00e8 permanente.<\/p>\n<p>\u201cDapprima, sono stato sedotto da <em>Maya<\/em>, poi, quando la <em>Maya<\/em> mi ha abbandonato, non ho pi\u00f9 avuto bisogno di <em>Maya<\/em> e cos\u00ec l\u2019ho rifiutata\u201d.<\/p>\n<p>Notiamo, per esempio, che il corpo seduto qui potrebbe essere chiamato \u201cconoscenza\u201d. Conoscenza \u00e8 infatti conoscere in quanto tale, ed \u00e8 l\u00ec l\u2019elemento liberatorio, perch\u00e9 la conoscenza \u00e8 letteralmente l\u2019espressione dell\u2019Assoluto, come abbiamo detto prima. La Coscienza Assoluta o il Conoscere si esprime nel fatto di \u201cconoscere qualcosa\u201d. La coscienza e l\u2019Assoluto non sono quindi due cose diverse. Non c\u2019\u00e8 che una Coscienza. Ha la natura dell\u2019Assoluto e un carattere dinamico, vivo, esperenziale, il \u201ccontatto\u201d.<\/p>\n<p>Necessita di una cosa sola: la presenza di una certa vibrazione \u00e8 infatti la conoscenza di quella vibrazione e quella conoscenza stessa \u00e8 la Conoscenza Assoluta. Non c\u2019\u00e8 nessuna separazione.<\/p>\n<p>Nell\u2019Assoluto, non c\u2019\u00e8 niente da Conoscere e per questo Nisargadatta lo chiama \u201cstato di non conoscenza\u201d o \u201cnon mentale\u201d, stato in cui l\u2019attenzione si dissolve in se stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per me Nisargadatta Maharaj fu uno dei pi\u00f9 grandi insegnanti del XX secolo.  Ci\u00f2 che in particolare lo rende cos\u00ec importante \u00e8 la sua notevole capacit\u00e0 a dimostrare che tutto ci\u00f2 che poteva essergli chiesto non era fatto che di concetti.<br \/>\nPoi distruggeva quei concetti mettendo in evidenza la loro inutilit\u00e0. Qualsiasi fosse la domanda, o la risposta con la quale si presentava il visitatore, Nisargadatta dimostrava che si riduceva a un attaccamento a schemi di pensieri o di concetti. Si riferiva allora alla loro origine, e rinviava a quell\u2019origine, alla sorgente. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33],"tags":[215],"class_list":["post-369","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-renard-philip","tag-io"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/369","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=369"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/369\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=369"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}