{"id":379,"date":"2010-09-17T18:26:06","date_gmt":"2010-09-17T18:26:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=379"},"modified":"2016-04-03T23:06:04","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:04","slug":"io-e-una-porta-di-philp-renard-quinta-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/io-e-una-porta-di-philp-renard-quinta-parte\/","title":{"rendered":"Io \u00e8 una porta  di Philp Renard &#8211; quinta parte"},"content":{"rendered":"<p><strong>Atmananda (Krishna Menon)<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>3\u00e8me Mill\u00e9narie n. 78 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nei brani precedenti di \u201cIo \u00e8 una porta\u201d si portava l\u2019attenzione sul sorprendente fenomeno dell\u2019utilizzo della parola \u201cio\u201d, che pu\u00f2 riferirsi a un\u2019entit\u00e0 limitata e anche a Quello. I due precedenti articoli di <em>Ramana Maharshi<\/em> e Nisargadatta maharaj parlavano di questo.<\/p>\n<p>Nel terzetto formato dai tre grandi insegnanti autentici dell\u2019Advaita nel ventesimo secolo, cio\u00e8 Ramana Maharshi, Nisargadatta Maharaj e Krishna Menon, scopriremo qui quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Krishna Menon \u00e8 nato nel 1883 a Peringara vicino a Tiruvalla nello stato del Travancore (ora parte dello stato del Kerala). Dopo gli studi di diritto, divenne avvocato ispettore del governo e sovrintendente di polizia del distretto. Disse una volta che, all\u2019inizio della sua vita, preg\u00f2 molto per incontrare il suo Guru, un Insegnante nel senso pi\u00f9 profondo del termine. Un giorno del 1919 incontr\u00f2 Swami Yogananda, che viveva\u00a0 a Calcutta. Il loro incontro non dur\u00f2 che una sola notte. Krishna Menon fu particolarmente toccato dall\u2019immensa umilt\u00e0 di quell\u2019insegnante. \u201cQuesto paralizz\u00f2 il mio ego\u201d disse pi\u00f9 tardi. In seguito a questo incontro incominci\u00f2 una sadhana che includeva <em>bhakti<\/em>, <em>raja-yoga<\/em> e <em>jnana-yoga<\/em>.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, divenuto lui stesso insegnante, non trasmise che la pratica di <em>jnana-yoga<\/em>, criticando persino le pratiche di <em>bhakti<\/em> e di <em>raja-yoga<\/em>.<\/p>\n<p>Realizz\u00f2 la sua vera natura nel 1923, prese il nome di Atmananda e cominci\u00f2 a insegnare. Parallelamente, prosegu\u00ec la sua attivit\u00e0 dentro al dipartimento della polizia fino al 1939. Disse una volta, pi\u00f9 tardi, che le professioni di poliziotto e di militare formano un quadro ideale per una sadhana spirituale, perch\u00e9 offrono il massimo di ostacoli e di tentazioni.<\/p>\n<p>Mor\u00ec a Trivandrun, capitale del Kerala, nel 1959.<\/p>\n<p>L\u2019approccio di Atmananda fu conosciuta in Occidente con il libro di John Levy, <em>La natura degli uomini secondo il Vedanta<\/em>.\u00a0 Lui stesso era un discepolo inglese di Atmananda, che stava stabilmente con lui. Levy riformul\u00f2 l\u2019approccio particolare di Atmananda in uno stile pi\u00f9 occidentale conservando per\u00f2 il modo originale e caratteristico di Atmananda.<\/p>\n<p>Io sono stato portato a conoscere Atmananda da un discepolo di Alexander Smit, un olandese discepolo di Walter Keers, che lo era di Atmananda. Alexander mi regal\u00f2 due piccole opere di Atmananda: <em>Atma-Darshan<\/em> e <em>Atma-Nirviti<\/em>. Questi libri hanno un breve riassunto dell\u2019insegnamento di Atmananda. Le scrisse nella sua lingua natale, il <em>Malayalam<\/em>, e le tradusse lui stesso in inglese.<\/p>\n<p>Alexander le studi\u00f2 minuziosamente per due anni e sono riconoscente per il privilegio di aver assistito a quelle riunioni.<\/p>\n<p>Ho cos\u00ec avuto la possibilit\u00e0 di familiarizzare con l\u2019approccio specifico di Atmananda.<\/p>\n<p>In cosa consiste la sua specificit\u00e0? Nell\u2019uso linguistico, particolarmente sul piano della logica, o logica \u201csoggettiva\u201d, nel suo modo di ricondurre ogni cosa alla sua natura ultima, e in particolare alla sua insistenza categorica su quello che chiama il \u201cPrincipio-Io\u201d. Questo \u201cPrincipio-Io\u201d era per lui sinonimo di Realt\u00e0 Ultima, di Assoluto. Niente lo precede, \u00e8 ci\u00f2 che realmente significa la parola \u201cIo\u201d. Diceva cos\u00ec: \u201cLa Pura Coscienza e la pace profonda sono la vostra vera natura. Avendo compreso questo in modo giusto, potete abbandonare le parole \u201cCoscienza\u201d e \u201cGioia\u201d per utilizzare \u201cIo\u201d quando si tratta di rapportarsi alla <em>Realt\u00e0<\/em>. Non accontentatevi di ridurre gli oggetti alla Coscienza. Non fermatevi l\u00ec. Riduceteli al Principio-Io. Riducete anche tutti i sentimenti alla pura Gioia, poi riduceteli al Principio-Io.<\/p>\n<p>Atmananda apprezzava le parole Coscienza e Gioia per parlare dell\u2019Ultimo, ma una citazione come quella mostra che, alla fine dei conti, preferiva il termine Principio-Io. Disse una volta che, in confronto al principio-io la parola coscienza \u00e8 la teoria! Considerava infatti che la parola Io \u00e8 quella che ha maggior possibilit\u00e0 di essere compresa correttamente. Tutti gli oggetti di percezione possono essere incompresi, finch\u00e8 quello che pu\u00f2 essere chiamato \u201cvoi-stessi\u201d, ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere percepito, \u201cIo\u201d,\u00a0 pu\u00f2 essere la causa di una cattiva comprensione.<\/p>\n<p>Considerava il Principio-Io come il vero scopo di ognuno, perch\u00e9 \u00e8 contenuto in ogni sforzo.<\/p>\n<p>L\u2019uso della parola \u201cPrincipio\u201d per Atmananda non deve essere visto come un tentativo intellettuale o filosofico per comprendere l\u2019 \u201cIo\u201d. E\u2019 il suo modo di usare una parola per ci\u00f2 che Io \u00e8 in se stesso, Io in quanto tale. Ci\u00f2 che Io in quanto tale \u00e8 veramente, precisamente, precede ogni movimento o struttura mentale.<\/p>\n<p>Con espressioni come \u201cin se stesso\u201d o \u201cin quanto tale\u201d la lingua sembra ristretta. Tocca i suoi limiti. Un cosa si riferisce a se stessa. Qualcosa \u201cin quanto tale\u201d non si trasforma in qualcos\u2019altro un istante dopo. E\u2019 il punto invariabile nel cambiamento permanente, \u00e8 la sua vera natura, che non consiste in niente altro. Atmananda utilizzava spesso il termine sanscrito \u201c<em>svarupa<\/em>\u201d, vera natura, che si riferisce alla permanenza di un elemento, con altri termini che considerava sinonimi, come \u201ccontenuto\u201d, \u201csubstrato\u201d, \u201cstato puro\u201d e \u201cstato naturale\u201d. Usava quei differenti termini per dire una sola e stesa cosa.<\/p>\n<p>Ogni tentativo di parlare della natura essenziale di qualcosa pu\u00f2, alla velocit\u00e0 della luce, trasformarsi in incomprensione. E\u2019 il problema della lingua. Per esempio, una parola come \u201cessenza\u201d pu\u00f2 suggerire la presenza di un essere o di un nocciolo minuscolo, sottile, nel centro di una forma pi\u00f9 grossolana. Come se doveste scoprire l\u2019essenza di qualcosa aumentandone sempre pi\u00f9 la grandezza di un microscopio per tentare di osservare ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 nel nocciolo. Qualcosa di simile \u00e8 presente nei commenti popolari del passo conosciuto come <em>Chandogya Upanisad<\/em> in cui <em>Uddalaka<\/em> insegna a suo figlio tagliando un frutto in pezzi sempre pi\u00f9 piccoli.<\/p>\n<p>Atmananda, come maestro spirituale, insisteva molto sul disprezzo che pu\u00f2 essere in quella miopia. Infatti quel modo di investigare interiormente sar\u00e0 sempre la trappola di ci\u00f2 che egli chiama \u201coggettivazione\u201d.<\/p>\n<p>Chiamava oggettivo e soggettivo in un modo insolito per l\u2019Occidente. L\u2019oggettivo non indicava per lui imparzialit\u00e0, ma si riferiva a ci\u00f2 che pu\u00f2 essere osservato, cio\u00e8 a un oggetto dei sensi e dei pensieri. E cos\u00ec per il soggettivo: non designava un punto di vista o un\u2019opinione di una persona, ma solo a chi \u00e8 Soggetto, ci\u00f2 che per definizione non pu\u00f2 essere osservato e che in Se stesso illumina ogni oggetto.<\/p>\n<p>Di conseguenza, un\u2019investigazione che consista in ricercare qualcosa di interiore come un\u2019essenza o un nocciolo non ha niente a che vedere con la visione diretta dell\u2019 Ultimo. Cos\u00ec non si pu\u00f2 dire che la ricerca in fisica e una vera via di conoscenza di s\u00e9 sia una stessa cosa, come \u00e8 a volte suggerito in certi gruppi dell\u2019 <em>Advaita<\/em>. La fisica rester\u00e0 sempre il luogo dell\u2019 \u201coggettivo\u201d. E lo stesso \u00e8 con il concetto di \u201cche comprende tutto\u201d usato per esprimere nozioni come il Cosmo, lo Spazio o l\u2019Infinito. Atmananda una volta port\u00f2 un\u2019indicazione, una bella visione delle cose: \u201cLo Spazio\u201d (<em>Akasha<\/em>) bench\u00e9 non percepibile dai sensi, \u00e8 sicuramente concepito dalla mente. E\u2019 perci\u00f2 realmente oggettivo, per natura. Se diamo allo Spazio quest\u2019ultima colorazione d\u2019oggettivit\u00e0, cessa d\u2019essere morto e inerte, per illuminarsi e brillare come il suo substrato, la <em>Realt\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento di Atmananda \u00e8 tutto centrato sul Soggetto. S\u2019attacca esclusivamente a <em>Quello<\/em> che conosce, <em>Quello<\/em> che conosce non \u00e8 un Conoscitore (non un lui o una lei) ma la Conoscenza in quanto tale (<em>Jnana<\/em>). Questa \u201cconoscenza in quanto tale\u201d la chiama anche \u201cEsperienza\u201d, volendo dire \u201cesperienza in quanto tale, e anche Sensazione in quanto tale (<em>Rasa<\/em>), tutte e tre sinonimi della Potenza che alla fine \u00e8 l\u2019Io sono. I testi seguenti illustrano questo punto:<\/p>\n<p>\u201cIl Principio-Io \u00e8 la sola esperienza che ciascuno possa avere. Malgrado la sua ignoranza, non pu\u00f2 che avere l\u2019esperienza di se stesso. Se l\u2019esperienza integra numerosi oggetti, non \u00e8 l\u2019Esperienza. Voi sovrapponete degli oggetti alla vostra Esperienza, che \u00e8 una e unica, per sempre.\u201d<\/p>\n<p>E: \u201cVi ho gi\u00e0 provato che nessuno pu\u00f2 conoscere altro che il suo proprio S\u00e9, il Principio-Io. La sola esperienza \u00e8 \u201cIo\u201d e \u201cIo\u201d \u00e8 la sola parola che designa l\u2019esperienza\u201d. E infine: \u201cNon domando nessuna prova. Ci\u00f2 che \u00e8 oggettivo non pu\u00f2 esistere indipendentemente da questo \u201cIo\u201d e perci\u00f2 il \u201cPrincipio-Io\u201d \u00e8 la sola Realt\u00e0 ultima.<\/p>\n<p>Questo modo radicale di esprimersi, per cui ogni cosa pu\u00f2 essere ridotta a Quello che conosce, implica che gli oggetti non devono essere eliminati o ignorati, ma al contrario che devono essere considerati come quelli che puntano verso la Realt\u00e0. Allo scopo di conoscere il S\u00e9, la maggior parte dei testi dell\u2019<em>Advaita<\/em> raccomandano come sia meglio imparare a non prestare attenzione agli oggetti dei sensi. Ma Atmananda, concretamente, metteva in luce che niente \u00e8 di ostacolo. Nessuno \u00e8 mai veramente risucchiato in un oggetto, o impedito da un ostacolo. \u201cNiente vela la coscienza\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei brani precedenti di \u201cIo \u00e8 una porta\u201d si portava l\u2019attenzione sul sorprendente fenomeno dell\u2019utilizzo della parola \u201cio\u201d, che pu\u00f2 riferirsi a un\u2019entit\u00e0 limitata e anche a Quello. I due precedenti articoli di Ramana Maharshi e Nisargadatta maharaj parlavano di questo.<br \/>\nNel terzetto formato dai tre grandi insegnanti autentici dell\u2019Advaita nel ventesimo secolo, cio\u00e8 Ramana Maharshi, Nisargadatta Maharaj e Krishna Menon, scopriremo qui quest\u2019ultimo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33],"tags":[215],"class_list":["post-379","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-renard-philip","tag-io"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/379","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=379"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/379\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=379"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=379"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=379"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}