{"id":422,"date":"2010-09-18T19:17:55","date_gmt":"2010-09-18T19:17:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=422"},"modified":"2016-04-03T23:06:03","modified_gmt":"2016-04-03T23:06:03","slug":"luomo-ha-un-avvenire-di-robert-powell","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/luomo-ha-un-avvenire-di-robert-powell\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo ha un avvenire? di Robert Powell"},"content":{"rendered":"<p><strong>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 68 \u2013 Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini<\/strong><\/p>\n<p>Pu\u00f2 accadere che abitualmente, quando ci si pone questa domanda, abbiamo in mente l\u2019eventualit\u00e0 di un\u2019apocalisse, l\u2019uomo che annienta se stesso in un olocausto nucleare o per l\u2019aumento dell\u2019inquinamento dell\u2019ambiente. Lo stato attuale della tecnologia rende possibili queste eventualit\u00e0 per la prima volta nella storia del mondo. Tuttavia, la nostra interpretazione di questa questione in questo senso particolare viene dal fatto che pensiamo sempre all\u2019uomo collettivamente; ma la collettivit\u00e0 non ha una vera esistenza, in quanto astrazione. Non c\u2019\u00e8 che l\u2019individuo; e nessuno si domanda mai se l\u2019uomo come individuo ha un avvenire, perch\u00e9 si deve fare la scoperta sconfortante dell\u2019evidenza: dire che l\u2019uomo \u00e8 senza avvenire \u00e8 una verit\u00e0 sgradevole da sentire. Ognuno di noi \u00e8 condannato a morire ed \u00e8 semplicemente una questione di tempo prima che la condanna sia eseguita. Per\u00f2 tutte le nostre azioni contraddicono questa verit\u00e0; costruiamo sempre una tribuna per l\u2019ego che vuole resistere ai danni del tempo. E\u2019 come se, agendo in quella maniera strana, potessimo allontanare indefinitamente il confronto con quello che \u00e8, ignorando cos\u00ec la nostra vera natura, non pensando troppo spesso alla morte; e quando lo facciamo preferiamo sottrarla ai miti sulla sopravvivenza personale; tentiamo di sfuggire\u00a0 ad un\u2019importante delusione mentale. E, in certo senso, non c\u2019\u00e8 niente di male a ignorare qualcosa, se non fosse per la ragione che \u00e8 solo la parte superficiale della mente che la dimentica; le zone pi\u00f9 profonde della mente sono coscienti della finitezza dell\u2019uomo. In questo modo c\u2019\u00e8 una contraddizione evidente che genera la paura che si nasconde dietro ogni nostra attivit\u00e0 (che \u00e8 solo una fuga).<\/p>\n<p>Mi sembra che oggi, se l\u2019uomo potesse solo prendere coscienza della sua natura effimera a ciascun livello del suo essere, e vivesse in accordo con essa, non caccerebbe solo la paura sempre presente, ma creerebbe un mondo tutto diverso. Nella corsa di mezzo fondo in cui \u00e8 impegnato ora, attribuendo all\u2019ego una vita illimitata, accede al peggio dei due mondi. Da una parte, fa sorgere nella psiche una situazione di conflitto, dall\u2019altra, non c\u2019\u00e8 differenza tra considerare l\u2019ego con una durata di vita limitata e il proprio essere d\u2019una natura permanente. Infatti, finch\u00e8 attribuiamo all\u2019ego una qualunque esistenza nel presente, gli concediamo un avvenire, perch\u00e9 la sua vera natura \u00e8 la continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Il mondo porta pesantemente l\u2019impronta dell\u2019ego. Perfino gli ideali meno egoisti (l\u2019amor di patria, della religione, del partito) non sono liberi dal modo di vivere dell\u2019ego. E\u2019 perch\u00e9 ci identifichiamo con la collettivit\u00e0 che contaminiamo l\u2019azione della collettivit\u00e0. Per comprendere perch\u00e9 questo necessariamente si deve produrre, dobbiamo studiare la natura dell\u2019ego. L\u2019ego si crea attraverso la cristallizzazione di certe abitudini nelle relazioni sociali; non ha che un\u2019esistenza relativa ed \u00e8, in gran parte, una specie di mania sociale.\u00a0 Immaginate un uomo che sia vissuto in un\u2019isola deserta e non sia mai stato esposto a un contatto umano. Il suo ego, le sue concezioni e il suo modo di pensare sarebbero del tutto diversi da quelli di una persona che vive in seno alla societ\u00e0. Se tutto questo \u00e8 chiaro, allora si pu\u00f2 vedere che la formazione dell\u2019ego \u00e8 un processo di sfruttamento: l\u2019ego si costruisce, ed \u00e8 nutrito ogni momento, a spese degli altri ego. Diciamo: \u201cVoglio prendere un vantaggio\u201d, ma cosa vuole veramente dire? Vantaggio sugli altri, sicuramente;\u00a0cos\u00ec il processo \u00e8 relativo, e l\u2019espansione del mio ego implica obbligatoriamente\u00a0 l\u2019abbassamento di altri ego. Affermandomi come io sono, calpesto altri esseri. Estrapolando, lo stesso principio si applica nello stesso modo a gruppi, come la famiglia, la nazione, ecc. Lo stesso insediarsi di una entit\u00e0 collettiva \u00e8 un atto di aggressione che porta a relazioni antagoniste tra le varie entit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo una semplificazione eccessiva dire che, quando l\u2019uomo cesser\u00e0 di nutrire l\u2019ego, finir\u00e0 ogni conflitto nel mondo; inversamente, finch\u00e8 l\u2019uomo segue la via dell\u2019ego, i conflitti e il deterioramento della societ\u00e0 saranno i fatti della vita. E dunque, paradossalmente, non sar\u00e0 che quando l\u2019uomo cesser\u00e0, individualmente, di lavorare per il suo avvenire, che ci sar\u00e0 un avvenire per l\u2019uomo collettivamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 accadere che abitualmente, quando ci si pone questa domanda, abbiamo in mente l\u2019eventualit\u00e0 di un\u2019apocalisse, l\u2019uomo che annienta se stesso in un olocausto nucleare o per l\u2019aumento dell\u2019inquinamento dell\u2019ambiente. 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