{"id":472,"date":"2010-09-21T16:24:05","date_gmt":"2010-09-21T16:24:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=472"},"modified":"2016-04-03T23:05:56","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:56","slug":"la-relazione-con-laltro-di-franck-aubert","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-relazione-con-laltro-di-franck-aubert\/","title":{"rendered":"La relazione con l\u2019altro di Franck Aubert"},"content":{"rendered":"<h3><strong>3\u00e8me Mill\u00e9naire n.80 \u2013 Traduzione Luciana Scalabrini<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>\u00a0<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019altro \u00e8 colui che identifico fuori di me, distante, differente, fuori dal mio campo personale, da quella bolla che fa s\u00ec che mi senta unico e separato, a distanza fisica e psicologica.<\/p>\n<p>Come immaginare che l\u2019altro non sia nella stessa disposizione d\u2019animo?<\/p>\n<p>La relazione con l\u2019altro si definisce nell\u2019incontro di queste due differenze.<\/p>\n<p>Come si incontreranno due esseri per tendere un filo, un ponte, una connessione tra loro, perch\u00e9 avvenga qualcosa? Ma cosa? \u00a0un cambiamento di idee, di sensazioni, uno sguardo, dei sentimenti, un contatto fisico?<\/p>\n<p>Due sfere desiderano entrare in contatto, per curiosit\u00e0 o interesse, a meno che non sia per rinforzare la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>Il desiderio inconscio di rafforzare la propria identit\u00e0 porta perfino ad aggravare lo scarto, la frattura, la distanza dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Cosa sta succedendo? Chi sta incontrando chi, chi sta incontrando cosa? Quale parte di me desidera incontrare quale parte dell\u2019altro?<\/p>\n<p>Nella misteriosa procedura relazionale, quanti fattori sono in movimento? Il mio sguardo, il mio odorato, il mio udito, la mia pelle, ma anche l\u2019energia che esce. Questo riguarda il corpo, ma nella testa: l\u2019immagine dell\u2019altro, la sua apparenza, le parole che pronuncia, il suo corpo, il suo sguardo, i suoi movimenti, il tono di voce, la sua energia.<\/p>\n<p>L\u2019alchimia dell\u2019incontro avviene nella frizione dell\u2019insieme delle mie componenti umane messe a contatto con quello che mi sta di fronte. Allora mi sento o in sicurezza o nell\u2019insicurezza.<\/p>\n<p>Cosa prevale nel fatto che di fronte all\u2019altro mi senta sicuro o insicuro? In questo preciso momento ho coscienza dell\u2019insieme degli elementi in me per identificare la natura di ci\u00f2 che si sta verificando?<\/p>\n<p>Quali sono gli elementi che si accordano e quelli discordanti in funzione?<\/p>\n<p>Sicuramente ci sono certi elementi che identifico subito, ma bisogna anche che accetti che un numero ancora pi\u00f9 grande agisca senza che ne abbia coscienza.<\/p>\n<p>Devo ammettere\u00a0 che non ho il controllo della globalit\u00e0 di ci\u00f2 che si produce nel momento della relazione con l\u2019altro.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 sempre una ragione che prevale nell\u2019incontro programmato con l\u2019altro. Non sembra esserci in una fila al supermercato, per\u00f2 continuo a emettere onde, sensazioni, odori, sguardi, un\u2019energia, dei gesti. Chi dice che nessuno percepisca ci\u00f2 che emetto in questo momento e che di conseguenza non percepisco le informazioni di chi mi circonda?<\/p>\n<p>E se la comunicazione con gli altri non si arrestasse mai? Perch\u00e9 relazionare si limiterebbe all\u2019espressione verbale? Continuamente sono un essere relazionale. E\u2019 una permanenza che io assicuro senza a volte rendermene conto, cio\u00e8 senza assumermi la responsabilit\u00e0 delle conseguenze del mio stato di comunicatore.<\/p>\n<p>Quello che importa \u00e8 la qualit\u00e0 delle comunicazioni e della frequenza, la natura dei campi che partono da me.<\/p>\n<p>Cosciente di questo, misuro la responsabilit\u00e0 che ho a semplicemente \u201cessere\u201d.<\/p>\n<p>Non ci sono relazioni con l\u2019altro come sequenze spazio-temporali condotte dalla coscienza che segmenta tutto, i suoi atti e i suoi tramiti.<\/p>\n<p>La continua sensazione di separazione \u00e8 una nevrosi dovuta alle paure. Sta a me identificare le mie paure, le mie sensazioni di insicurezza.<\/p>\n<p>Ogni relazione \u00e8 gi\u00e0 fatta. Non c\u2019\u00e8 che avvicinamento dei tramiti, con scambi pi\u00f9 o meno felici, confortevoli, armonizzatori o destrutturanti.<\/p>\n<p>La relazione con l\u2019altro \u00e8 questo bagno d\u2019energie da dove nasce la creazione o la distruzione.<\/p>\n<p>Il desiderio d\u2019armonia sar\u00e0 creatore di una relazione creatrice e evolutiva, la paura provocher\u00e0 invece le tensioni distruttive, che genereranno un rafforzamento delle difese psicologiche e di conseguenza la separativit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019energia che prevale in me determiner\u00e0 pi\u00f9 sicuramente dei miei calcoli la natura dell\u2019esperienza relazionale con chiunque. Non mi si domanda di sentire tutti in positivo e di cadere nell\u2019illusione che tutti\u00a0 siano buoni.<\/p>\n<p>Il mio solo segno \u00e8 la mia sensazione d\u2019armonia che \u00e8 in me.<\/p>\n<p>La mia ricerca di felicit\u00e0 mi fa procedere verso uno scopo soggettivo e arbitrario, condizionato dai miei valori, ma non sar\u00e0 quello che funzioner\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 la globalit\u00e0 di ci\u00f2 che sono che guider\u00e0 la natura della mia esperienza relazionale.<\/p>\n<p>La relazione con l\u2019altro \u00e8 il luogo del mio apprendimento. Vi contemplo il mio riflesso.<\/p>\n<p>A volte quell\u2019immagine mi \u00e8 insopportabile e allora mi adopero per alleviare la pena col ricomporre la relazione. Non cerco di rompere lo specchio, ma di far scomparire chi lo porta.<\/p>\n<p>La galleria degli specchi relazionali \u00e8 quella nella quale ogni viso \u00e8 una parte del mio stesso viso. Gli altri sono me stesso, sotto mille e una forma. Io mi accolgo e aiuto ciascuno ad accogliersi senza compiacenza. Rifiuto la seduzione.<\/p>\n<p>Rifuggo dalle relazioni convenzionali, dove tutto \u00e8 adattato a confermare la mia immagine. L\u00ec nessun pericolo, in apparenza, l\u00ec il terreno sembra adattato per me. L\u00ec non appaiono che visi compiacenti. Non \u00e8 il luogo dove crescerei, ma a volte si ha anche bisogno di riposo, vero?<\/p>\n<p>L\u2019esercizio della relazione \u00e8 anche quello di accettare la propria umanit\u00e0, tutta l\u2019umanit\u00e0, senza aggiustamenti o compiacenza, ma anche senza violenza.<\/p>\n<p>La relazione con l\u2019altro m\u2019indica con estrema precisione lo stato della mia relazione con me. Sono capace di accettare tutte le mie parti, di prenderle tutte in conto? Se sono capace di questo, il mio senso d\u2019unit\u00e0 \u00e8 compiuto e la relazione con gli altri diventa l\u2019esercizio di una compassione universale di cui sono il tramite.<\/p>\n<p>Scompare allora la mia sensazione d\u2019 isolamento e nasce l\u2019immensa gioia d\u2019una fusione col mondo.<\/p>\n<p>Nota: Franck Aubert,terapeuta e conferenziere, propone stages e insegnamenti,come\u00a0pure una relazione d&#8217;aiuto fisico e psicologico nel quadro dell&#8217;associazione&#8221; L&#8217;Aprenti-Sage&#8221;. Francia. <a href=\"mailto:frankaubert53@yahoo.fr\">frankau<\/a><a href=\"mailto:frankaubert53@yahoo.fr\">bert53@yahoo.fr <\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n.80 \u2013 Traduzione Luciana Scalabrini \u00a0 L\u2019altro \u00e8 colui che identifico fuori di me, distante, differente, fuori dal mio campo personale, da quella bolla che fa s\u00ec che mi senta unico e separato, a distanza fisica e psicologica. Come immaginare che l\u2019altro non sia nella stessa disposizione d\u2019animo? 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