{"id":490,"date":"2010-09-22T19:18:30","date_gmt":"2010-09-22T19:18:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=490"},"modified":"2016-04-03T23:05:56","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:56","slug":"una-pedagogia-del-risveglio-e-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/una-pedagogia-del-risveglio-e-possibile\/","title":{"rendered":"Una pedagogia del risveglio \u00e8 possibile?"},"content":{"rendered":"<p>Joelle Maurel: <em>Una pedagogia del risveglio \u00e8 possibile?<\/em><\/p>\n<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 91 \u2013 Traduzione: Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>Per poter rispondere a questa domanda \u00e8 necessario prima di tutto definire cos\u2019\u00e8 il risveglio. Ci sembra che ci sia una gran confusione a proposito della nozione di risveglio, che pu\u00f2 essere sperimentata a due livelli:<\/p>\n<p>Il primo livello riguarda una presa di coscienza improvvisa, una specie d\u2019illuminazione che toglie il velo dell\u2019ignoranza umana e apre l\u2019uomo condizionato, chiuso nelle abitudini e nella ripetizione, alla percezione di una coscienza pi\u00f9 alta che si chiama il S\u00e9.<\/p>\n<p>Al momento di quel risveglio, che pu\u00f2 risultare da un certo cammino interiore o di avvenimenti accaduti nella storia di una persona, in modo graduale, l\u2019uomo fa l\u2019esperienza dell\u2019unit\u00e0. Spesso le persone che vivono quell\u2019esperienza ne sono trasformate, illuminate, ed entrano in un periodo di grande cambiamento che apre alla creativit\u00e0, ad una diversa percezione del mondo in cui sono portate per quella che Jung chiama la funzione trascendentale; possono credere di aver raggiunto la realizzazione e possono dirsi risvegliati, mentre il cammino verso il secondo livello \u00e8 appena incominciato.<\/p>\n<p>Il secondo livello riguarda colui che, dopo aver fatto l\u2019esperienza spesso improvvisa di una illuminazione interiore, continua la sua ricerca senza fermarsi in quella credenza di essere risvegliato\u00a0 e inizia ci\u00f2 che Aurobindo chiama la salita. Si tratta di un cammino molto pi\u00f9 graduale durante il quale la persona si confronta con l\u2019inconscio personale e con quello collettivo, scoprendo che, se porta la luce nelle profondit\u00e0 di se stesso, porta anche tutto l\u2019orrore dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma chi osa avventurarsi fin l\u00e0? Chi ha incominciato la traversata non pu\u00f2 retrocedere, avanza a piccoli passi, a volte illuminato, a volte terrorizzato, vicino alla follia, spesso nella disperazione. Scopre dietro la realt\u00e0 costruita dal mondo, il reale, il vuoto e perde i suoi riferimenti, tutte le sue illusioni. Il cammino l\u2019ha gi\u00e0 obbligato a spogliarsi delle credenze, delle abitudini, dei condizionamenti, ma nell\u2019ultima tappa \u00e8 al suo Me che deve rinunciare, al suo ego che si attacca e non vuole morire. Allora c\u2019\u00e8 l\u2019agonia. Forse nell\u2019ultimo combattimento l\u2019ego rinuncia, lascia andare, smette di lottare e accetta. Non sappiamo se questo arriva in modo improvviso o progressivo, questo semplicemente arriva poich\u00e9 alcuni grandi saggi l\u2019hanno sperimentato e vissuto.<\/p>\n<p>Il risveglio ci appare come un cammino graduale e controllato, per evitare ogni rischio di deragliamento dell\u2019anima. Pensiamo che nel corso del cammino, le illuminazioni che ci permettono di cambiare lo stato di coscienza sono momenti di passaggio che si hanno in modo improvviso. Non neghiamo la possibilit\u00e0 di una apertura improvvisa della coscienza dell\u2019uomo addormentato verso quello che chiamiamo uomo noetico, ma questo non \u00e8 senza pericolo. Chi passa improvvisamente da una coscienza addormentata ad una coscienza noetica non ci pare aver integrato tutto il processo di confronto con l&#8217;inconscio. Krishnamurti pensa che tutto questo cammino sia inutile, ma noi non aderiamo a quella concezione. Krishnamurti stesso parla di un processo che sembra corrispondere alla discesa dello spirito nella materia, ad una coscientizzazione del corpo materiale. Studiando la sua vita, abbiamo potuto constatare che quel processo ha preso del tempo e che non si \u00e8 verificato in modo improvviso. Solo la presa di coscienza ci sembra poter essere improvvisa, ma le fasi di integrazione richiedono tempo e sembrano graduali.<\/p>\n<p>Una pedagogia del risveglio ci sembra perci\u00f2 possibile e necessaria, per:<\/p>\n<p>1) Aiutare la persona a risvegliarsi, in modo improvviso o graduale, alla presa di coscienza dei suoi condizionamenti, della sua ignoranza e della sua identificazione con un Me costruito, che deve superare, per risvegliarsi ad una coscienza allargata. Ci sono molte filosofie spirituali che propongono una pedagogia ontologica, che prendono in considerazione la dimensione dello Spirito senza cadere nel misticismo o nel dogma religioso.<\/p>\n<p>2) Per guidare l\u2019essere cosciente a camminare verso la morte dell\u2019ego e il risveglio alla realizzazione noetica; si pone allora tutta la questione del maestro, perch\u00e9 \u00e8 importante che questa pedagogia sia guidata da un educatore che conosca il cammino, perch\u00e9 il viaggio \u00e8 pericoloso e pu\u00f2 condurre fino alla follia, se ci perdiamo per strada.<\/p>\n<p>Oggi la maggior parte dei viaggi interiori sono proposti attraverso stage de new age, che molto spesso\u00a0 non accompagnano la persona nel suo cammino dopo l\u2019esperienza, per poterla integrare, comprenderla e non divenirne dipendente. Per questo \u00e8 necessario un maestro spirituale: permette la comprensione e l\u2019integrazione dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p>Per\u00f2, per accompagnare verso un\u2019educazione ontologica che si rapporti all\u2019essere, \u00e8 necessario che lo stesso educatore abbia fatto il cammino e abbia fatto l\u2019esperienza della coscienza noetica. Un uomo fisico, come potrebbe parlare dello Spirito? \u201cSolo il simile conosce il simile\u201d (Michel Fromaget). E\u2019 impossibile per chi non ha fatto l\u2019esperienza parlare di ci\u00f2 che non conosce. Qui non si pone pi\u00f9 la questione della gradualit\u00e0 o dell\u2019illuminazione improvvisa, ma la questione \u00e8 quella di una psico- pedagogia del risveglio, che \u00e8 impossibile senza l\u2019autenticit\u00e0 dell\u2019educatore, perch\u00e9 \u00e8 lui il modello, colui che va seguito, ascoltato e che ci guida quando ne abbiamo bisogno senza per\u00f2 renderci dipendenti.<\/p>\n<p>Un maestro che non \u00e8 conseguente con ci\u00f2 che dice e ci\u00f2 che \u00e8, non \u00e8 credibile e non pu\u00f2 toccare quelli che cercano di capirlo, perch\u00e9 solo l\u2019autenticit\u00e0 pu\u00f2 aiutare l\u2019altro a progredire nella via della saggezza. Chi oggi ha il coraggio di impegnarsi in un cammino fatto di rigore, di autenticit\u00e0, di lucidit\u00e0, di responsabilit\u00e0, d\u2019accettazione, di studi, di solitudine, ecc?<\/p>\n<p>Anche se si sa che quel cammino rigoroso e difficile conduce alla conoscenza e al senso della vita, la maggior parte preferisce il facile cammino dei desideri ammucchiati con il materiale e di conseguenza l\u2019illusione della felicit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joelle Maurel: Una pedagogia del risveglio \u00e8 possibile? 3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 91 \u2013 Traduzione: Luciana Scalabrini Per poter rispondere a questa domanda \u00e8 necessario prima di tutto definire cos\u2019\u00e8 il risveglio. 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