{"id":793,"date":"2010-09-28T13:31:21","date_gmt":"2010-09-28T13:31:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=793"},"modified":"2016-04-03T23:05:24","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:24","slug":"verita-espressa-e-conoscenza-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/verita-espressa-e-conoscenza-reale\/","title":{"rendered":"Verit\u00e0 espressa e conoscenza reale di Dominique Casterman"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Dominique Casterman<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 60 \u2013 Tradizione di Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento spirituale implica senza dubbio una pedagogia del risveglio, un metodo di liberazione e giustamente il neofita s\u2019interrogher\u00e0: chi vuole liberarsi e da cosa?<\/p>\n<p>L\u2019essere umano non nasce pienamente realizzato: arriva solamente, con l\u2019aiuto degli altri, a credere nell\u2019esistenza di un me separato che si pone al di sopra del processo anonimo e spontaneo dell\u2019unicit\u00e0 individuale, che non \u00e8 altro che la nostra memoria personale. Dal momento che i contenuti di questa memoria si aggregano per formare un\u2019entit\u00e0 dai contorni perfettamente definiti, si organizza il sentire la condizione separata: \u00e8 la nascita dell\u2019ego. L\u2019essere umano non nasce realizzato, non \u00e8 spontaneamente consapevole della sua vera natura, che \u00e8 la non separazione da ci\u00f2 che chiamiamo me e il resto dell\u2019universo.<\/p>\n<p>Questo si compie nel presente della vita quotidiana, quando il mentale si libera dagli ostacoli che lo mantengono nel sonno interiore: \u00e8 il risveglio della coscienza, illusoriamente identificato con la storia personale, con la sua natura, che non \u00e8 individuale, \u00a0ma universale. In tale prospettiva non c&#8217;\u00e8 separazione tra interno ed esterno, individuale e collettivo, microscopico e macroscopico, non c\u2019\u00e8 che una sola realt\u00e0.<\/p>\n<p>La creazione di coscienza implica la coesistenza istantanea di ci\u00f2 che percepiamo come due entit\u00e0 separate nella nostra visione frammentata e ammessa dalla convenzione, cio\u00e8 il soggetto e l\u2019oggetto. Ma la stessa coscienza \u00e8 una funzione che trascende una firma di dualit\u00e0 radicale perch\u00e9, nel cuore di questo mondo magico tra s\u00e9 e il mondo, chi vede e chi \u00e8 visto non sono due entit\u00e0 separate. Infatti, niente \u00e8 mai separato, bisogna perci\u00f2 che impariamo a disimparare: \u201cLa scoperta della semplicit\u00e0 inerente alla natura profonda degli esseri e delle cose \u00e8 difficile nella misura in cui siamo troppo intellettualizzati. Bisogna spezzare le consuetudini della mente per essere disponibili ai nuovi processi di percezione interiore che ci suggerisce un insegnamento non comprensibile alla nostra intellettualit\u00e0 abituale\u201d. ( R. Linssen).<\/p>\n<p>Sono dei concetti che non dobbiamo temere di rivisitare. Perch\u00e9, prima di interrogarci su una probabile pedagogia del risveglio, mi sembra essenziale ritornare sulla differenza fondamentale che distingue il me dall\u2019ego. Il me \u00e8 una funzione naturale che si struttura progressivamente perch\u00e9 l\u2019individuo possa esprimere e integrare nel mondo le sue sensazioni, i suoi sentimenti, le sue emozioni e i suoi pensieri. Somiglia al dio\u00a0 Giano, con una faccia verso l\u2019interno e un\u2019altra verso il mondo e gli altri. Mentre il me \u00e8 naturale e indispensabile, l\u2019ego \u00e8 una immensa illusione, un falso me, un\u2019immagine senza consistenza reale, disincarnato e alienante. L\u2019ego \u00e8 il prodotto di un processo d\u2019identificazione della coscienza con qualit\u00e0, comportamenti, possessioni, interessi particolari caratteristici di una personalit\u00e0. Il me diventa vittima del culto dell\u2019ego nel senso che \u00e8 posseduto dall\u2019immagine al punto da non poter pi\u00f9 agire e pensare se non in una direzione esclusiva: quella imposta dall\u2019immagine distinta di s\u00e9.<\/p>\n<p>Nessuna via \u00e8 rappresentativa della verit\u00e0 stessa, ciascuna non \u00e8 che l\u2019indice puntato verso la luna. L\u2019errore \u00e8 credere che la nostra coscienza, come uno specchio brillante, potrebbe essere il riflesso di un\u2019ultima realt\u00e0 obbiettiva. Senza dubbio la conoscenza profonda\u00a0 degli esseri e delle cose \u00e8\u00a0 inestimabile. Questo limite implica il silenzio del pensiero psicologico che identifica la parola immagine- emozione col reale. Nel silenzio del mentale che discrimina, ogni istante basta a se stesso e si autogenera in una dinamica che si accosta al compimento della stessa vita. Cos\u00ec, come dice Benoit \u201cogni problema \u00e8 precisamente quello di saltare il fosso che separa la realt\u00e0 espressa dalla reale conoscenza\u201d.<\/p>\n<p>Quando si tratt\u00f2 di presentare ai lettori occidentali il metodo di liberazione che era per lui l\u2019insegnamento del <em>Ch\u2019an<\/em>, Hubert Benoit divenne un vero pedagogo, capace di condurci con le spiegazioni discorsive fino al limite del fossato che separa la verit\u00e0 espressa dalla conoscenza reale. Allora non esita a domandare ai lettori, affinch\u00e8 non perdano tempo a leggere libri, a non assumere un atteggiamento rassegnato per cui l\u2019ultima realt\u00e0 avrebbe dovuto sfuggire loro per sempre; essi dovevano accettare la possibilit\u00e0\u00a0 di quello che lo <em>Zen<\/em> chiama <em>satori<\/em>, cio\u00e8 un\u2019interna modificazione dell\u2019uomo, che gli rivela finalmente la gioia della sua essenza assoluta. Ma ci dice anche che \u00e8 solo quando avremo concretamente svalutato la nozione stessa di tutte le vie immaginabili che esploder\u00e0 il <em>satori<\/em>, reale visione che non ci sono vie, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 da andare da nessuna parte, perch\u00e8 di ogni eternit\u00e0 si \u00e8 al centro unico di tutto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 innegabilmente una stretta relazione tra il lavoro interiore, che consiste in un miglioramento costante della comprensione dell\u2019umana condizione, e il risveglio spirituale, che consiste in un intenso senso di unit\u00e0 interiore e di partecipazione cosmica. Si tratta\u00a0 della anteriorit\u00e0 cronologica del lavoro interiore che precede la realizzazione totale, ma non di una anteriorit\u00e0 causale: a causa di questo, succede quello, ma certo non a causa di questo.<\/p>\n<p>Infatti il risveglio all\u2019ultima realt\u00e0 non si realizza che quando cessa definitivamente ogni lavoro, ogni attesa, ogni situazione in cui siamo nel tempo psicologico, che somiglia ad un passaggio temporaneo tra ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che si vorrebbe che accadesse.<\/p>\n<p>Infatti questo \u00e8 il tempo richiesto per diventare o non diventare ci\u00f2 che si desidera da una parte e ci\u00f2 che si teme dall\u2019altra.<\/p>\n<p>E \u2019in ogni caso sicuramente augurabile coltivare lo spirito d\u2019animo che consiste nel vivere finch\u00e8 \u00e8 possibile nel momento presente.<\/p>\n<p>Torniamo al silenzio interiore.<\/p>\n<p>Cosa significa? Come evocarlo senza rischio di sembrare troppo irrazionali o semplicemente incomprensibili? Perch\u00e9, se cediamo al richiamo delle parole, al desiderio di dire una verit\u00e0 inesprimibile, ci occorre allora mettere dei limiti, definire i nostri punti di vista per centrare il nostro cammino in uno spazio di spiegazioni costruttive. Cos\u2019\u00e8 dunque il silenzio interiore? Beninteso, non \u00e8 il niente, \u00e8 il silenzio del pensiero psicologico d\u2019identificazione, \u00e8 l\u2019atteggiamento non mentale che cancella i pregiudizi, i giudizi di valore e soprattutto le emozioni che vi si attaccano.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019energia dell\u2019istante, dove incontriamo l\u2019accadimento senza che niente si aggiunga ad una naturale funzione di percezione fisica, psichica e affettiva. In queste condizioni il fisico e l\u2019affettivo si subordinano a una volont\u00e0 che va oltre, per compiersi nell\u2019agire.<\/p>\n<p>La coscienza non \u00e8 individuale ma universale.<\/p>\n<p>In generale lo ignoriamo e allora la coscienza \u00e8 illusoriamente individualizzata. La costruzione illusoria \u00e8 il mentale associato all\u2019ego; non pu\u00f2 assumere funzionalmente la volont\u00e0 superiore che comporta la subordinazione dei livelli soggiacenti che sono lo psichico e l\u2019affettivo. E\u2019 alla coscienza universale che spetta quel compito e all\u2019intelletto puro riportarla sul piano funzionale, dove si realizza l\u2019integrazione e l\u2019organizzazione delle entit\u00e0 duali del mondo dei fenomeni.\u00a0 La complessit\u00e0 umana fa parte certamente di quel mondo dei fenomeni.<\/p>\n<p>Le espressioni come coscienza universale, risveglio spirituale e l\u2019ultima realt\u00e0, sono simboli concettuali che, bench\u00e9 non rappresentino la realt\u00e0, suggeriscono un senso attraverso e al di l\u00e0 della formulazione verbale. Questo fa pensare che ogni riflessione metafisica, ogni ricerca che ha per oggetto la conoscenza dell\u2019assoluto, \u00e8 fondata sull\u2019idea che l\u2019uomo ha la possibilit\u00e0, se \u00e8 dotato d\u2019intuizione metafisica, di scorgere nel vissuto della sua coscienza l\u2019evidenza di verit\u00e0 intellettuali senza farsene alcuna rappresentazione formale. L\u2019intuizione metafisica non \u00e8 nelle verit\u00e0 convenzionalmente ammessa; per tale motivo \u00e8 impossibile che due persone abbiano la stessa idea intuitiva; quell\u2019idea emerge dalla coscienza universale senza imporsi a tutti in modo identico.<\/p>\n<p>Infine, il risveglio, l\u2019illuminazione, c\u2019\u00e8 una pedagogia? Risponder\u00f2 con una dichiarazione di Benoit: \u201cI maestri <em>Zen <\/em>non fanno dissertazioni sulle domande che vengono loro poste; rispondono pi\u00f9 volentieri con una frase sconcertante o con col silenzio, o ripetendo la domanda (\u2026). Mi sembra che, per soddisfare un occidentale, le dissertazioni strettamente limitate, siano necessarie. Senza dubbio il punto di vista ultimo \u00e8 inesprimibile, e il maestro nuocerebbe all\u2019allievo se gli lasciasse dimenticare che tutto il problema \u00e8 precisamente saltare il fosso che separa la verit\u00e0 espressa dalla conoscenza reale (\u2026). Lo<em> Zen<\/em> dice che l\u2019uomo non ha niente di complicato da fare. Personalmente, ho dovuto riflettere per anni prima di cominciare a vedere come quel consiglio potesse essere applicato concretamente nella nostra vita interiore\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019approccio presentato sopra somiglia alla via progressiva, che, ben condotta, deve condurci al limite di quel fossato che separa la verit\u00e0 espressa dalla conoscenza reale. Ma il salto \u00e8 improvviso, inatteso, arriva a nostra insaputa, non ha causa. Semplicemente, a seguito di quello, accade questo.<\/p>\n<p>I metodi sono diversi, riflettono le divergenze nel modo di intendere lo scopo. Ma ci\u00f2 che \u00e8 comune a tutti \u00e8 la volont\u00e0 di far recedere la credenza di una coscienza individualizzata (ego).<\/p>\n<p>Ora siamo in grado di rispondere alla domanda: chi vuole liberarsi e da cosa? E\u2019 il me che vuole liberarsi dalla sofferenza, che gli infligge la coscienza illusoriamente individualizzata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dominique Casterman 3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 60 \u2013 Tradizione di Luciana Scalabrini L\u2019insegnamento spirituale implica senza dubbio una pedagogia del risveglio, un metodo di liberazione e giustamente il neofita s\u2019interrogher\u00e0: chi vuole liberarsi e da cosa? L\u2019essere umano non nasce pienamente realizzato: arriva solamente, con l\u2019aiuto degli altri, a credere nell\u2019esistenza di un me separato che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[89],"tags":[129],"class_list":["post-793","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-casterman-dominique","tag-risveglio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/793","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=793"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/793\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=793"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=793"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=793"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}