{"id":876,"date":"2010-10-02T03:31:39","date_gmt":"2010-10-02T03:31:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=876"},"modified":"2016-04-03T23:05:23","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:23","slug":"la-paura-e-la-dualita-di-serge-carfantan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/la-paura-e-la-dualita-di-serge-carfantan\/","title":{"rendered":"La paura e la dualit\u00e0 di Serge Carfantan"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">3\u00e8me Mill\u00e9naire\u00a0 n. 86 \u2013 Traduzione a cura della Dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La paura ha un oggetto? O piuttosto, come pensa la maggior parte di noi, bisogna riconoscere che la paura non ha un oggetto, perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec visceralmente ancorata in noi che \u00e8 gi\u00e0 nella mente prima di avere un oggetto?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La paura, il non conosciuto e la dualit\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste una formulazione di questa ipotesi nella rappresentazione comune. Se \u00e8 un opinione ricevuta e che punta in questa direzione, \u00e8 che la paura sarebbe fondamentalmente la paura dell\u2019ignoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guy de Maupassant, a partire da questo presupposto, ha scritto una breve novella, \u201cLa Paura\u201d. In un treno che viaggia di notte il narratore parla\u00a0 con un vecchio signore che guarda verso la porta. Improvvisamente, apparizione fantastica, attorno a un fuoco, fuori, a mezzanotte, due uomini barbuti, irsuti, seduti attorno a un fuoco mentre la notte d\u2019estate \u00e8 afosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cVedemmo questo in un secondo: erano, ci sembr\u00f2, due miserabili rossi alla luce del fuoco con le loro facce barbute rivolte verso di noi, e attorno a loro, come uno scenario, gli alberi verdi, di un verde chiaro e lucente, i tronchi colpiti dal vivo riflesso della fiamma. Il fogliame attraversato, penetrato, bagnato dalla luce che vi colava dentro. Poi tutto ridivent\u00f2 nero come prima.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCerto, fu una visione molto strana! Cosa facevano nella foresta quei due? Perch\u00e9\u00a0 quel fuoco in una notte afosa?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spettacolo non avrebbe provocato nessuna impressione se ci fosse stata una conoscenza dei motivi per i quali i due uomini erano l\u00e0. Non si conosce il perch\u00e9 di quella apparizione. Allora dal profondo sale un\u2019angoscia sorda, una vaga inquietudine, un turbamento che non chiederebbe che di trasformarsi in spavento se invadesse completamente il campo. Non si ha veramente paura che di quello che non si comprende. Il leitmotiv della novella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Turgenieff racconta un giorno che, dopo essere stato a caccia in una foresta russa fece un bagno in un fiume. Una mano si pos\u00f2 sulla sua spalla e ci\u00f2 che vide fu un mostro famelico, una specie di gorilla terrificante che lo fece fuggire fino a che un valligiano non cacci\u00f2 a colpi di bastone il mostro. L\u2019essere spaventoso era un folle che viveva da trent\u2019anni nel bosco e passava la met\u00e0 del giorno a nuotare nel fiume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un po\u2019 pi\u00f9\u00a0 il l\u00e0 ancora nel testo di Maupassant, c\u2019\u00e8 ancora la storia dello spavento del narratore per aver visto passare una carriola che non era guidata da nessuno. In realt\u00e0 lui cercava, in cattiva posizione per vedere, la statura di un uomo ed era un piccolo bambino che la spingeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quei tre esempi, la paura scompare con la conoscenza del fenomeno, essa non si mantiene che nell\u2019ignoranza delle cause. Nasce dall\u2019ignoranza, sembra. L\u2019ombra dell\u2019ignoranza lascia il terreno libero all\u2019immaginazione e l\u2019immaginazione partorisce la paura connessa all\u2019ignoto, dandole una forma. Ora, grazie alla scienza, disponiamo in ogni cosa di spiegazioni e\u00a0 facciamo retrocedere la paura connessa con il non conosciuto. Ma giustamente Maupassant giustifica la paura volendo difendere nell\u2019ignoto l\u2019inconoscibile e il mistero. Il vecchio signore replica:\u00a0 \u201cCome doveva essere la terra una volta, quando era tanto misteriosa!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella misura in cui si squarciano i veli dello sconosciuto, si impoverisce l\u2019immaginazione degli uomini. Non trovate, signore, che la notte \u00e8 vuota di un nero intenso, da quando non ci sono pi\u00f9 apparizioni?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si dice: pi\u00f9 fantasia, pi\u00f9 credenze strane, tutto l\u2019inesplicato \u00e8 spiegato. Il soprannaturale si abbassa come un lago esaurito da un canale; la scienza, di giorno in giorno, riduce il limite del meraviglioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, io, signore appartengo alla vecchia razza, che vuole credere. Appartengo alla vecchia razza ingenua\u00a0 abituata a non capire, a non cercare, a non sapere, fatta per i misteri che la circondano, che si rifiuta alla semplice e pura verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSi, signore, si \u00e8 spenta l\u2019immaginazione indagando l\u2019invisibile. La nostra terra mi sembra un mondo abbandonato, nudo e vuoto.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte idee si scorgono in questa diatriba, che va districata con delle domande:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In quale misura la paura \u00e8 generata dall\u2019immaginazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La paura precede in qualche misura la forma che essa pu\u00f2 prendere?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pu\u00f2 esserci la paura dell\u2019ignoto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sulla prima domanda, nessun dubbio che l\u2019immaginazione, giocando il suo ruolo sull\u2019emozione, possa sviluppare la paura. Dal momento in cui appare una situazione sotto forma di un pericolo, il mentale si mette in movimento e molto rapidamente fa le sue costruzioni. L\u2019immaginazione produce la figura dell\u2019invisibile, un fantasma\u00a0 per dare un oggetto alla paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un\u2019emozione passeggera, l\u2019immaginazione fa un danno terribile e di un incidente fa un dramma. Avvicinarsi al pericolo e conoscerlo meglio rallenterebbe il mentale e diminuirebbe la paura. Allontanarsene e fuggire non fa che rinforzarla, perch\u00e9 \u00e8 privarsi\u00a0 del punto d\u2019appoggio dell\u2019incontro con il reale. Un pericolo che fuggo mi terrorizza, un pericolo che incontro mi trasforma e trasforma la mia paura. Il solo fatto d\u2019agire e di far fronte \u00e8 essenzialmente azione contro la paura. Alain (<em>Les passions et la sagesse<\/em>) lo dice con finezza:\u201cSi \u00e8 visto anche che la paura \u00e8 pi\u00f9 grande da lontano e diminuisce quando si avvicina. E questo non \u00e8 perch\u00e8 si immagina il pericolo\u00a0 pi\u00f9 grande di quello che \u00e8; non \u00e8 per quello, perch\u00e9 all\u2019avvicinarsi di un danno vero ci si riprende. E\u2019 proprio l\u2019immaginazione che fa paura, per l\u2019instabilit\u00e0 degli oggetti immaginari, per i movimenti precipitosi e interrotti che sono l\u2019effetto e allo stesso tempo la causa di quelle apparenze, infine per un\u2019impotenza d\u2019agire che tiene meno alla potenza dell\u2019oggetto che alle deboli prese che ci offre. Nessuno \u00e8 bravo contro i fantasmi. Cos\u00ec il bravo va alla cosa reale con una specie d\u2019allegria, non senza un che di paura, fino al momento in cui, l\u2019azione, dove \u00e8 difficile, con la percezione esatta, lo libera del tutto. A volte si dice che allora d\u00e0 la vita; ma bisogna capire bene: non si d\u00e0 alla morte ma all\u2019azione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la paura sia intimamente legata al lavoro sotterraneo del mentale porta a un\u2019altra ipotesi che Alain formula cos\u00ec: \u201cnon c\u2019\u00e8 altra paura, a ben guardare, che la paura della paura. Ognuno ha potuto notare che l\u2019azione dissipa la paura e che la vista di un pericolo ben chiaro spesso la calma; invece che, nell\u2019assenza di percezioni chiare, la paura si nutre\u00a0 di se stessa, come lo fanno vedere bene quelle paure smisurate all\u2019avvicinarsi di un discorso pubblico o di un esame\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la paura si nutra di se stessa, bisogna che il pensiero generi la paura di un pensiero e cos\u00ec materializzi un\u2019illusione; cos\u00ec il fantasma ha ormai preso corpo, perch\u00e9 frequenta i percorsi che la mente attraversa, non essendo altro che un\u2019idea fissa contro cui la mente \u00e8 condannata a battersi. Se ho paura della paura, la paura far\u00e0 liberamente carriera sotto tutte le forme possibili e immaginabili. Se potessi non aver pi\u00f9 paura della paura, cio\u00e8 non spaventarmi per un\u2019idea, avrei finito con quel fantasma ingombrante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b) Ma posso darmi\u00a0 una ragione primordiale, una ragione metafisica. Questa volta. L\u2019ultimo rifugio, per tentare di esorcizzare la paura, sarebbe di darle una consistenza, in quanto attributo fondamentale dell\u2019essere. O piuttosto, se, come ammette Sartre, l\u2019incontro con l\u2019esistente, \u00e8 l\u2019incontro con la sua nudit\u00e0 dell\u2019assurdo, allora\u00a0 la mente costantemente va verso il non senso e l\u2019angoscia \u00e8 la prima\u00a0 delle relazioni con l\u2019essere. E\u2019 un tema che \u00e8 stato sviluppato molto dall\u2019esistenzialismo, da Kierkegaard a Sartre, passando per Heidegger e che si ritrova nell\u2019aristocratico del dubbio e dell\u2019assurdo che \u00e8 Cioran (<em>Le livre des leurres<\/em>):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAver paura di Dio, della morte, della malattia, di se stesso, non spiega per nulla il fenomeno della paura. Essendo la paura primordiale, pu\u00f2 essere presente anche senza quegli oggetti\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dire che la paura \u00e8 primordiale, si pu\u00f2 definire in due sensi:\u00a0 \u00e8 dell\u2019ordine di un sentimento vitale, di una emozione vitale impossibile da sradicare, perch\u00e9 consustanziale al solo fatto di vivere, o la paura \u00e8 attinente alla coscienza dell\u2019esistenza che porta in lei il faccia a faccia con una sorta di \u201ccosa\u201d che improvvisamente produce la paura. Angoscia diventa allora una sorta di sentimento primo, metafisico, che precede ogni modalit\u00e0 psicologica. Il seguito del testo di Cioran ha questa ambiguit\u00e0: \u201cIl niente \u00e8 causa di angoscia? Al contrario: l\u2019angoscia \u00e8 pi\u00f9 verosimilmente la causa del niente. L\u2019angoscia \u00e8 generatrice dei suoi oggetti, fa nascere le sue cause. Cos\u00ec l\u2019angoscia \u00e8 in s\u00e9 senza causa\u201d (Cioran: <em>Le livre des leurres<\/em>). Dire dell\u2019angoscia che \u00e8 in s\u00e9 senza causa vuol dire che \u00e8 senza oggetto. Se non ha oggetto non \u00e8 intenzionale. Il pensiero, come si struttura nella vigilanza, \u00e8 intenzionale. Il pensiero della vigilanza si estende nella dualit\u00e0 soggetto\/oggetto ed \u00e8 intenzionale. Se qualcosa come l\u2019angoscia potesse esistere prima di ogni intenzione, sarebbe prima di ogni pensiero, e se bisognasse attribuire a quella cosa una relazione con l\u2019Essere, dovremmo concludere che l\u2019angoscia \u00e8 un pathos primitivo che viene dall\u2019esistenza senza causa. Una volta ammesso questo presupposto, allora niente impedisce di giustificare favorevolmente la paura, dicendo che \u00e8 bene per la sua sopravvivenza che l\u2019uomo abbia paura, o che l\u2019animale possa avere paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDa quando gli animali non hanno pi\u00f9 bisogno di avere paura gli uni degli altri, cadono nella stupidit\u00e0 e prendono quell\u2019aria desolata che vediamo nei giardini zoologici. Gli individui e i popoli offrirebbero lo stesso spettacolo, se un giorno arrivassero a vivere in armonia, a non temere apertamente o di nascosto\u201d (Cioran: <em>De l\u2019Inconv\u00e9nient d\u2019etre n\u00e9<\/em> ) Sottinteso: la relazione armoniosa con ci\u00f2 che \u00e8 sarebbe nociva, devitalizzante e la disarmonia della paura \u00e8 vitalizzante, mantiene la vigilanza, l\u2019assenza di paura sarebbe istupidimento. Come se fosse necessario tenere sveglio l\u2019uomo con la paura e che senza quella cadrebbe nel torpore. Allora la paura \u00e8 come il caff\u00e8, l\u2019alcol le droghe ecc.: costringono alla vigilanza, impediscono il riposo e mantengono la tensione della vigilanza sul chi vive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i presupposti che stiamo esaminando attengono strettamente allo stato dell\u2019intenzionalit\u00e0 e della paura dell\u2019ignoto. Ogni analisi della paura deve dare un\u2019attenzione fondamentale a questi due aspetti: la relazione tra la paura e la dualit\u00e0 e l\u2019interpretazione della paura come paura dell\u2019ignoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se scartiamo ogni presupposto e osserviamo molto da vicino ci\u00f2 che appare\u00a0 nel vissuto cosciente, faremmo fatica a trovare un senso all\u2019espressione \u201cpaura dell\u2019ignoto\u201d. Il bambino che ha lasciato la mano\u00a0 di sua madre e cammina a fianco dell\u2019alligatore allo zoo, non ha paura. E\u2019 sua madre che \u00e8 terrorizzata perch\u00e9 sa che l\u2019alligatore pu\u00f2 essere pericoloso. E\u2019 per questo sapere che ha paura, e nient\u2019altro. Sa che l\u2019animale pu\u00f2 divorare un bambino, ha visto dei film dove anche un uomo \u00e8 divorato, nel pensiero ha l\u2019immagine della paura, una rappresentazione conosciuta che genera la paura. E\u2019 perch\u00e9 il conosciuto \u00e8 proiettato sullo sconosciuto che lo sconosciuto prende una forma. E\u2019 la forma minacciosa, terrificante che fa paura. E siccome tendiamo a proiettare sullo sconosciuto i nostri terrori, ne risulta immediatamente che ne abbiamo paura. Ci\u00f2 di cui abbiamo paura non \u00e8 lo sconosciuto. E\u2019 la forma terrificante del conosciuto proiettata nello sconosciuto. Lo sconosciuto in s\u00e9 non pu\u00f2 fare paura. Non fa paura perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 lo sconosciuto, ma lo sconosciuto ricoperto da una maschera ben conosciuta, di una maschera che il pensiero ha proiettato. Credere nell\u2019esistenza di una maschera \u00e8 proprio dell\u2019illusione. Procedere nell\u2019ignoto non \u00e8 in s\u00e9 niente di terrificante, \u00e8 perfino il privilegio di una mente che liberamente si stupisce, si risveglia e si meraviglia. E\u2019 la caratteristica di una mente posta in uno stato supremo di acutezza, di lucidit\u00e0. Quel risveglio non ha niente a che fare con la paura. Il risveglio si tiene per se stesso, in se stesso; non \u00e8 la paura che tiene l\u2019uomo sveglio, \u00e8 il Risveglio stesso. Ma vedere, con una proiezione del pensiero, davanti a s\u00e9 nel proprio cammino i fantasmi delle proprie paure, \u00e8 avanzare nel terrore. Che vuole dire avanzare nel conosciuto, certamente non nell\u2019ignoto. Una mente umana popolata di terrori potenziali di quel genere, vive in uno stato i stress permanente, ed \u00e8 della condizione umana . Non ha niente a che vedere con una relazione con l\u2019Ignoto, ma al contrario con il conosciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione vera con l\u2019Ignoto precede l\u2019irruzione del pensiero. E\u2019 l\u00e0 che c\u2019\u00e8 il Risveglio. Ma certamente non \u00e8 con la vigilanza ordinaria. Il pensiero, nella vigilanza quotidiana, reifica la dualit\u00e0 soggetto\/oggetto e in quel risveglio la coscienza \u00e8 impaurita. Che lo vogliamo o no, bisogna ammettere che ci\u00f2 che chiamiamo paura, nel nostro stato sedicente vigile, si definisce con un oggetto, ci\u00f2 che fa paura , in correlazione con un soggetto, colui che ha paura. L\u2019oggetto non esiste che attraverso il soggetto, nella struttura della dualit\u00e0 soggetto\/oggetto. Ogni paura viene dalla dualit\u00e0. La domanda: di cosa ho paura e la domanda: chi ha paura non sono dissociabili. L\u2019oggetto della paura pu\u00f2 prendere ogni sorta di forme. Dall\u2019altra parte, chi \u00e8 che ha paura? Io, l\u2019ego, quel me, sempre afferma e insiste nella sua credenza, io ho paura di questo e di quello, essendo quelli gli oggetti delle nostre paure. A partire dal momento in cui il pensiero ha generato la paura, questa si concretizza nel corpo, ci\u00f2 che fa subito credere che \u00e8 molto reale. Il pensiero rapidamente somatizza l\u2019emozione. Poich\u00e9 questo stato \u00e8 doloroso, ho desiderio di fuggire, perch\u00e9 mi ci vuole una scappatoia alla mia paura, che ho creato io. Allora vado al cinema, per dimenticarla, e per la mia paura di incontrarla e di confessarle il mio amore. Mi metto davanti al televisore per abbruttirmi e dimenticare la paura che mi attanaglia e che vorrei cacciare. In queste condizioni il bisogno di bere, di fumare, di drogarsi, di andare in un bordello o di andare in guerra. Si pu\u00f2 anche tentare di sopprimere con violenza ci\u00f2 che si considera la causa della paura, che \u00e8 un\u2019altra scappatoia. Violenza contro l\u2019altro. Violenza contro di s\u00e9. Oggetti visti come cause delle mie paure. Bisognerebbe fare l\u2019inventario dei nostri delitti di fuga davanti a noi stessi per trovare la sorgente delle nostre paure. Che cosa sono perci\u00f2 quegli assalti d&#8217;ansia che invadono la nostra epoca, se non la paura installata durevolmente?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Lavorare sulla paura<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando cominciamo a comprendere l\u2019importanza del problema, allora viene l\u2019urgenza di doverlo risolvere. Per questo \u00e8 importante essere molto precisi. Infatti ci sono due forme di paura distinte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la paura vitale, che \u00e8 un\u2019emozione forte che si ha davanti ad un pericolo. In quel caso, sono provocato da una causa molto reale nella mia vita. E\u2019 la paura che fa s\u00ec che eviti di sciare ai margini\u00a0 di un crepaccio in montagna; la paura\u00a0 davanti al cane da guardia che mi aggredisce; la paura che mi fa spingere a lato della strada per non essere travolto da un\u2019auto. Questa paura non \u00e8 specificamente umana. E\u2019 un\u2019emozione che si basa su un meccanismo istintivo. E\u2019 la paura che sente ogni animale in presenza di un predatore, quella del lupo che reagisce drizzando il pelo davanti a un altro membro del gruppo che gli mostra i denti. La paura vitale ha il suo posto nell\u2019economia della vita, permette la sopravvivenza come individuo minacciato nella sua integrit\u00e0 fisica. Questa paura protegge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0La paura psicologica invece esce da una rappresentazione che genera una tensione che ci fa indietreggiare davanti\u00a0 a una possibilit\u00e0 di cui ci rappresentiamo la venuta come pericolosa e inquietante. E\u2019 la paura del bambino che crede che ci sia un fantasma nell\u2019armadio. La paura psicologica non viene dall\u2019identificazione di un danno reale, ma dall\u2019anticipazione\u00a0 di un danno possibile. In questa forma la paura \u00e8 una minaccia potenziale la cui ombra \u00e8 come un\u2019ossessione che crea un\u2019angoscia. Nel cuore umano ci sono molte paure di quel genere: paure legate alla sicurezza psicologica,\u00a0 paura di vedere il compagno allontanarsi, paura della solitudine, paura della morte di una persona cara, ecc. Ci sono anche paure sociali: paura di trovarsi sulla strada senza lavoro,\u00a0 paura di perdere una situazione vantaggiosa, di essere umiliato, ingannato, di non essere riconosciuto secondo un giusto valore, di non essere all\u2019altezza di un determinato compito. Per una specie di contagio, la paura\u00a0 d\u00e0 allora\u00a0 un senso di angoscia permanente in cui vivono molti, che non trovano nessun posto sicuro dove rifugiarsi.. E molto spesso, in fondo a tutte le paure, la paura della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione tra la paura psicologica e la paura vitale non \u00e8 dell\u2019ordine della necessit\u00e0. Ma crediamo che lo sia. E quella credenza basta per suscitare una reazione vitale come se ci fosse effettivamente un pericolo reale e imminente. E cos\u00ec la paura psicologica \u00e8 autogenerata. La paura vitale, lei, non costituisce un problema in s\u00e9, se sta al posto giusto. La paura psicologica invece pone effettivamente il terreno su cui proliferano dei problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo entrare in contatto\u00a0 con la paura e osservarla attivamente? Questo non vuol dire imparare a resisterle, o a come evitarla e sfuggirla. No. Conoscerla. E\u2019 quello che propone Krishnamurti nel \u201cLe vol de l\u2019aigle\u201d. Dapprima, se le paure sono davvero numerose,\u00a0 \u201cpaura della morte, del buio, di perdere il proprio stato, di marito o di moglie, dell\u2019insicurezza, la paura di non realizzarsi, di non essere amato, della solitudine, di non farcela\u201d, la domanda \u00e8 soprattutto: \u201cNon sono tutte l\u2019espressione di una paura centrale?\u201d. Non si tratta solo di considerare un esempio in particolare, di fare un catalogo di tutte le paure, ma di portare l\u2019attenzione sulla natura della paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi vediamo bene ci\u00f2 che produce la paura e tutta l\u2019importanza che ha per la mente essere in uno stato privo di paura, \u201cperch\u00e9 con essa\u00a0 c\u2019\u00e8 oscurit\u00e0 e la mente si indebolisce, poi cerca diverse evasioni, differenti stimoli, delle distrazioni, sia nella chiesa, allo stadio o alla radio. Una mente angosciata \u00e8 incapace di chiarezza che ignora il senso della parola amore. Pu\u00f2 conoscere il piacere, ma non ci\u00f2 che significa amare. \u201cLa paura \u00e8 distruttrice e indebolisce la mente\u201d (Krishnamurti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una mente tuffata nella paura \u00e8 come accecata. E\u2019 spinta verso le scappatoie, nella ricerca temporale di una sicurezza nel futuro ed \u00e8 incapace di restare nel presente. Resta prigioniera del tempo psicologico. La paura psicologica deriva dal fatto che la mente si appoggia su riferimenti del passato e proietta la paura della ripetizione di una sofferenza. Se ho sofferto nel passato \u201ce il dolore era atroce, non voglio pi\u00f9 ripeterlo e ha paura che ritorni. Cosa \u00e8 successo? Spesso c\u2019\u00e8 quella sofferenza e il pensiero dice: \u201c &#8211; Che non ritorni! Fai attenzione.-\u00a0 Pensando a lui, si teme la ripetizione ; \u00e8 il pensiero che attira la paura\u201d. ( K.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E nasce l\u2019ansia, che essa stessa \u00e8 la paura installata in modo durevole come un secondo modo di vivere. E non solo questo, ma bisogna anche osservare\u00a0 che ci sono in noi delle paure coscienti, ma anche quelle inconsce, che restano nascoste nelle pieghe pi\u00f9 profonde della psiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti al problema, l\u2019aiuto pi\u00f9 spesso usato \u00e8 quello della psicanalisi. Ci si dice che dobbiamo passare ore e ore sul divano dello psicanalista, per analizzare le cause della paura ritornando sull\u2019esperienza passata, sui traumi dell\u2019infanzia, il complesso di Edipo, ecc. Ma il problema \u00e8 che l\u2019analisi prende tanto tempo e niente assicura che si possa risolvere il problema con il tempo. C\u2019\u00e8 urgenza e l\u2019urgenza richiede un\u2019azione immediata. Il \u201cprocesso dell\u2019analisi fa intervenire il tempo; in altre parole , per analizzarmi, ci vorranno giorni o anni. Alla fine di questi anni, io avr\u00f2 ancora paura. Perci\u00f2 non \u00e8 l\u2019analisi che conviene. Quando la casa brucia, non vi sedete per analizzare o andare da un professionista a dirgli: \u201c- ditemi tutto ci\u00f2 che devo sapere su di me &#8211; , ma vi occorre agire\u201d.( K.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vogliamo affrontare il problema della paura in modo radicale, dobbiamo escludere l\u2019analisi. \u201cL\u2019analisi \u00e8 una forma d\u2019evasione, di pigrizia, di inefficacia. E\u2019 forse\u00a0 un atteggiamento da nevrotico, per andare\u00a0 da uno psicanalista, ma anche in quel caso non trover\u00e0 una soluzione alla sua malattia\u201d (K.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se non cercassimo pi\u00f9 nessuna soluzione, nessuna scappatoia? Una mente che rifiuta improvvisamente l\u2019analisi si trova ricondotta direttamente alla paura e in uno stato estremamente acuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCos\u00ec mi trovo davanti quel problema, che una mente acuta, che ha rifiutato ogni forma di analisi, si propone di risolvere completamente e immediatamente. Di conseguenza, nessun ideale, nessuna questione di un avvenire dove ci si dice: voglio liberarmene. Cos\u00ec ci si trova ormai in uno stato di attenzione completa. Non si evade pi\u00f9, non si ricorre al tempo\u00a0 come mezzo per risolvere il problema, non si fa l\u2019analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">fa nessuna resistenza.\u201d( K. ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, \u00e8 proprio quando la mente non fa resistenza che \u00e8 capace di comprendere, di vedere, di osservare la paura ed \u00e8 soltanto nel \u201cvedere\u201d che si produce una dissoluzione della paura. Sfortunatamente abbiamo continuato ad avere un vecchio pregiudizio, quello di credere\u00a0 che non ci si pu\u00f2 liberare\u00a0 dalla formazione di una abitudine che sviluppando un\u2019abitudine contraria, e questo col tempo. Crediamo che \u00e8 possibile combattere un\u2019abitudine della paura coltivando\u00a0 un\u2019abitudine di fiducia. L\u2019una e l\u2019altra sono solo formazioni mentali. \u00c8 essenziale osservare che\u00a0 ogni forma di resistenza favorisce nuovi conflitti e che l\u2019azione graduale\u00a0 non distrugge l\u2019abitudine della paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPer essere liberi dalla paura non c\u2019\u00e8 bisogno di una resistenza che agisce in un certo lasso di tempo, ma ci vuole un\u2019energia capace di affrontarla e distruggerla in un istante; questa \u00e8 l\u2019attenzione; essa \u00e8 l\u2019essenza stessa dell\u2019energia. Dare la propria attenzione significa consacrare tutta la propria intelligenza, il proprio cuore, la propria energia psichica e con quella energia prendere coscienza, guardare in faccia quell\u2019abitudine particolare. Vi accorgerete allora che non ha pi\u00f9 presa, scompare immediatamente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 indispensabile comprendere che non possiamo lottare con le armi del mentale contro la paura perch\u00e9 non serve a niente. Il mentale \u00e8 nella paura, chiuso in un cerchio da cui bisognerebbe uscire: il mentale elabora un\u2019immagine di un oggetto causa della paura; una volta elaborato quell\u2019oggetto, genera meccanicamente una reazione, che \u00e8 legata in modo condizionato all\u2019immagine dell\u2019oggetto terrificante. Una volta prodotta la reazione, essa si autoperpetua\u00a0 da sola come immagine ecc. E\u2019 un circolo vizioso che impedisce che possa avere una soluzione intellettuale alla paura soddisfacente. La sola maniera di uscirne \u00e8 vedere in modo crudo e lucido l\u2019impotenza del mentale a risolvere\u00a0 quello che lui stesso ha generato. Vedere fa apparire che non c\u2019\u00e8 soluzione nella fuga, nella lotta, nell\u2019inibizione, cio\u00e8 in nessuna reazione, perch\u00e9 ogni soluzione proposta \u00e8 una fuga. Liberarsi dalla soluzione \u00e8 liberarsi dalla tendenza a differire sempre e liberare una nuova energia che rende disponibile quella che era succhiata dalla ricerca di una soluzione. Ci\u00f2 che \u00e8 veramente presente \u00e8 dunque la paura e l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019energia per incontrarla. In una vigilanza passiva, una immobilit\u00e0 senza fuga. Non c\u2019\u00e8 soluzione, non ci sar\u00e0 mai rimedio, perch\u00e9 la paura non ha fondamento. Come potrebbe avere un qualsiasi rimedio ci\u00f2 che non ha fondamento? La paura non ha origine fuori dal pensiero e, vista nel pensiero, non ha realt\u00e0. Dunque non si pu\u00f2 conoscere dagli effetti, molto reali, che essa produce.. Questi sono ben percepibili dal corpo di carne, nella postura, nei tratti del viso, nelle emozioni e l\u00ec \u00e8 possibile un lavoro, che consister\u00e0 nel mettere a nudo ci\u00f2 che \u00e8 nascosto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni lavoro serio sulla paura \u00e8 liberatore e, finch\u00e8 non conosciamo quell\u2019affrancamento, dovr\u00e0 essere perseguito. L\u2019accesso alla presenza passa attraverso quella porta. La paura pu\u00f2 operare un passaggio iniziatico a una forma di coscienza pi\u00f9 elevata, a condizione che sia osservata e compresa in profondit\u00e0. Essa mette a nudo i nostri condizionamenti, quello che \u00e8 chiuso, nascosto in noi. La comprensione della paura come struttura fondamentale dell\u2019esistenza umana non \u00e8 dunque una questione secondaria, ma \u00e8 fondamentale e non pu\u00f2 essere evitata. Allora bisogna prenderne coscienza, piuttosto che cercare di eluderla, perch\u00e9 in questo modo non faremmo che incoraggiare un processo nato dall\u2019illusione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Turgenieff racconta un giorno che, dopo essere stato a caccia in una foresta russa fece un bagno in un fiume. Una mano si pos\u00f2 sulla sua spalla e ci\u00f2 che vide fu un mostro famelico, una specie di gorilla terrificante che lo fece fuggire fino a che un valligiano non cacci\u00f2 a colpi di bastone il mostro. L\u2019essere spaventoso era un folle che viveva da trent\u2019anni nel bosco e passava la met\u00e0 del giorno a nuotare nel fiume. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[54],"tags":[121],"class_list":["post-876","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-serge-carfantan","tag-dualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/876","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=876"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/876\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=876"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=876"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=876"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}