{"id":921,"date":"2010-10-06T12:54:38","date_gmt":"2010-10-06T12:54:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=921"},"modified":"2016-04-03T23:05:12","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:12","slug":"921","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/921\/","title":{"rendered":"Illusione e realt\u00e0 vie del buddismo e dello shivaismo chachmiriano&#8230;  di Evan Mirzayantz"},"content":{"rendered":"<p>(vie del buddismo e dello shivaismo cachmiriano)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 87 \u2013 Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini.<\/p>\n<p>Cosa ci insegnano buddismo e shivaismo del Kashmir sull\u2019Illusione e la Realt\u00e0?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualche similitudine tra le due tradizioni spirituali? Convergono nell\u2019esprimere un qualche messaggio?<\/p>\n<p>Diciamo subito che buddismo e shivaismo del Kashmir condividono un comune aspetto essenziale: le tradizioni si trasmettono esclusivamente da maestro a discepolo. Perch\u00e9 questo? I maestri risponderebbero che ci\u00f2 che \u00e8 trasmesso non \u00e8 integralmente esprimibile in parole, che i testi pi\u00f9 sacri non sono sufficienti a indicare la via, che la presenza di un maestro \u00e8 indispensabile.<\/p>\n<p>Il buddismo e lo shivaismo cashmiriano riconoscono che la saggezza dei maestri, l\u2019essenza degli insegnamenti \u00e8 al di l\u00e0 di ci\u00f2 che il linguaggio pu\u00f2 esprimere, i sistemi filosofici esporre o la poesia evidenziare.<\/p>\n<p>Da qui, cosa risponderebbero maestri buddisti e schiavisti se domandassimo loro che cosa sono la Realt\u00e0 e l\u2019Illusione?<\/p>\n<p>&#8211; Un maestro zen potrebbe improvvisare un koan per mettere in ridicolo la domanda;<\/p>\n<p>&#8211; un lama cercherebbe senza dubbio di presentarci la natura della mente o ci inviterebbe\u00a0 a scoprirla con la pratica di vipassana;<\/p>\n<p>&#8211; un mastro Dzogchen forse direbbe: \u201cLa realt\u00e0\u00a0 \u00e8 quello che sono come riflesso della luna nell\u2019acqua, quando mi guardi sei tu che vedi te stesso\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; un maestro shivaita riderebbe della domanda e si alzerebbe per danzare.<\/p>\n<p>Se facessero cos\u00ec, farebbero un po\u2019 come fa il Budda, secondo il <em>Llankvatara sutra<\/em>, quando, interrogato sulla natura reale dei fenomeni, si accontent\u00f2 di cogliere un fiore di <em>Udumbara<\/em> che tese verso l\u2019assemblea.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tanti maestri non dicono niente della Realt\u00e0, o niente di pi\u00f9 di ci\u00f2 che la tradizione ha loro trasmesso?<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 gli insegnamenti ultimi del buddismo e dello schivaismo insegnano che la realt\u00e0 \u00e8 indicibile, che non \u00e8 riducibile o esprimibile n\u00e9 in parole n\u00e9 in sistema concettuale e logico, n\u00e9 in immagini o simboli. Il verso 99 del <em>Vijnana Bhairava Tantra<\/em>, uno dei testi fondamentali dello shivaismo cashmiriano dice che \u201cogni conoscenza \u00e8 senza causa, senza supporto e fallace per natura\u201d. La <em>Prajnaparamita Hridaia<\/em> (il sutra del cuore) attribuisce a Budda queste parole: \u201cNessun sentiero nobile libera, nessuna saggezza da ricercare, anche la conoscenza \u00e8 vuota\u201d. Il <em>Tantra dello specchio del cuore<\/em> di Vajrasattva, osserva. \u201cRipga (la mente realizzata) non cade in nessun estremo n\u00e8 in alcuna opinione, \u00e8 saggezza dello spazio assoluto\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, non dobbiamo dimenticare che la Realt\u00e0 appartiene all\u2019ambito dell\u2019esperienza e che ogni \u201cverit\u00e0\u201d espressa \u00e8 necessariamente relativa, illusoria, o \u201c propaganda\u201d, come la definiva Krishnamurti nel \u201872 quando incontr\u00f2 Choygam Trungpa. Non possiamo che avvicinarci\u00a0 all\u2019essenza delle tradizioni e, se si vuol essere pi\u00f9 vicino possibile, bisogna interrogarne i fondamenti e i testi ultimi che ci svelano le ultime parole prima dell\u2019indicibile.<\/p>\n<p>Cosa sono il fondamento dell\u2019illusione e il luogo dove si sperimenta la Realt\u00e0 per il buddismo e lo shivaismo del Cashmire? Quale parte della tradizione indiana si \u00e8 inscritta in quelle vie?<\/p>\n<p>Fondamenti del buddismo: illusioni, ignoranza e non s\u00e9.<\/p>\n<p>Nell\u2019India che vide sorgere il buddismo come lo shivaismo cashmiriano, un tema metafisico si era imposto\u00a0 nell\u2019insieme delle correnti religiose: tutte le tradizioni erano d\u2019accordo sull\u2019esistenza di maya, la natura illusoria dei fenomeni, che coprirebbero la nostra vera identit\u00e0 divina, assoluta ed eterna, l\u2019atman. Quella non conoscenza della nostra propria natura sarebbe l\u2019<em>avidya<\/em>, l\u2019ignoranza responsabile della nostra sofferenza e dei nostri limiti. Cos\u00ec, l\u2019insieme delle tradizioni indiane ricercavano la moksa, la liberazione dall\u2019illusione con la conoscenza dell\u2019atman, e mettevano la ricerca del S\u00e9 al centro di tutte le metafisiche, pensieri religiosi e tecniche meditative che si producono.<\/p>\n<p>E\u2019 quel fascino per la ricerca della natura del S\u00e9 che pose immediatamente il buddismo fuori dall\u2019induismo, evitandogli lo statuto di nuova setta dell\u2019induismo: Budda si oppose radicalmente e senza compromessi alla nozione di S\u00e8 assoluto, <em>atman<\/em>. Quando present\u00f2 ai suoi primi discepoli il suo insegnamento sull\u2019origine dei mali e delle sofferenze (Le Quattro Nobili Verit\u00e0)\u00a0 il Budda riprese dall\u2019induismo la nozione di <em>avidya<\/em>, d\u2019ignoranza metafisica, ma con una grande originalit\u00e0: la causa della sofferenza non \u00e8 posta nell\u2019ignoranza della natura divina e assoluta del s\u00e9 (<em>atman<\/em>), ma nell\u2019ignoranza della radicale assenza di ogni forma di s\u00e8 nell\u2019uomo, l\u2019anatman, che fu tradotto con \u201cvuoto\u201d, \u201cvacuit\u00e0\u201d, per sottendere l\u2019assenza del s\u00e9 nell\u2019essere, che approda letteralmente al non s\u00e9. L\u2019insieme delle tradizioni buddiste partono da questo postulato: la credenza in un S\u00e9 \u00e8 la causa prima delle nostre sofferenze, delle nostre limitazioni e di tutte le forme dell\u2019Illusione.<\/p>\n<p>I quattro veli della mente.<\/p>\n<p>Ne <em>La via del Budda<\/em> Kalu Rimpoch\u00e8 d\u00e0 una visione molto sintetica in cui si forma l\u2019Illusione. Maya sarebbe composta da quattro veli: il velo dell\u2019ignoranza, il velo della propensione fondamentale, il velo delle passioni, il velo del karma.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 pensiamo a torto di essere permanenti e autonomi, ci percepiamo in una forma illusoria (velo dell\u2019ignoranza). Ci identifichiamo cos\u00ec forte in quella forma che pensiamo di non essere che quella, ignorando totalmente la nostra vera natura (velo della propensione fondamentale). Da questa forma illusoria di noi stessi, proiettiamo sugli oggetti e gli esseri una natura che non hanno. Invece di essere sicuri dell\u2019interdipendenza dei fenomeni, ci attacchiamo a certi oggetti o esseri e proviamo repulsione per altri. Tutto ci\u00f2 che sembra favorevole alla visione che abbiamo di noi stessi, lo perseguiamo; tutto ci\u00f2 che sembra nuocere a ci\u00f2 che crediamo che sia, lo rifiutiamo (velo delle passioni). Agendo per ci\u00f2 che crediamo il nostro bene e lottando contro quelli che immaginiamo ostacoli, produciamo del <em>karma<\/em>: l\u2019immagine che abbiamo di noi stessi si trasforma senza posa sotto la forza delle nostre azioni (velo del <em>karma<\/em>, trasmigrazione, <em>samsara<\/em>).<\/p>\n<p>Cos\u00ec per i buddisti la credenza nel S\u00e9 vela la reale natura del mondo: se si disconosce la natura senza S\u00e9 dell\u2019essere, l\u2019Illusione, il ciclo del samsara, emerge; se si riconosce la natura della mente, vuota di un s\u00e9 permanente e autonomo, si svela la Realt\u00e0.<\/p>\n<p>Shivaismo e Dzogchen tibetano.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l\u2019essenza della via dei shivaiti del Kashmir? Quali sono i fondamenti dell\u2019illusione e la natura della Realt\u00e0? Questa tradizione si ricongiunge al buddismo nei molti aspetti da cui se ne distingue radicalmente? Perch\u00e9 la tradizione dzogchen del buddismo tibetano sembra cos\u00ec vicina allo shivaismo cashmiriano?<\/p>\n<p>La via dello shivaismo del Kashmir.<\/p>\n<p>Gli scritti delle tradizioni non duali, come lo shivaismo del Kashmir o gli insegnamenti dzogchen del lamaismo, tentano di realizzare un tour de force sorprendente: definire lo stato di non dualit\u00e0, uno stato di coscienza in cui soggetto e oggetto non si sperimentano pi\u00f9 come entit\u00e0 separate, alla faccia di filosofi e miti estremamente duali\u2026 Da parte sua lo shivaismo isola due forze o due elementi a partire dai quali si forma l\u2019Illusione e la ronda delle esistenze: <em>Shiva <\/em>e <em>Shakti<\/em>, o, negli insegnamenti ultimi, <em>Bhairava<\/em> e <em>Bhairavi<\/em>.<\/p>\n<p><em>Shiva<\/em> e <em>Shakti<\/em> rappresentano la situazione stessa dell\u2019uomo nel mondo: essere una coscienza (<em>Shiva<\/em>) in cui si manifesta il mondo fenomenico (<em>Shakti<\/em>).<\/p>\n<p>Per questa tradizione la sorgente dell\u2019Illusione \u00e8 ugualmente l\u2019ignoranza della nostra vera natura. Per\u00f2 l\u2019ignoranza non designa qui il disconoscere la nostra natura vuota di S\u00e9, ma il fatto che ignoriamo che la manifestazione del mondo (<em>Shakti<\/em>) si realizza all\u2019interno della nostra coscienza (<em>Shiva<\/em>). Questa via afferma che l\u2019insieme dei fenomeni che incontriamo non sono sentiti o percepiti che perch\u00e9 appaiono nella nostra coscienza. Anche la stella pi\u00f9 lontana, se la vediamo o la concepiamo \u00e8 perch\u00e9\u00a0 appare alla coscienza, in lei. Gli shivaiti del <em>Kashmir<\/em> tentano di raggiungere quella realizzazione, di sperimentare direttamente l\u2019inclusione dell\u2019intero universo nella coscienza, l\u2019unione di <em>Shiva <\/em>e <em>Shakti<\/em> (unione simboleggiata sotto la forma del Dio <em>Bhairava<\/em>).<\/p>\n<p>Bhairava designa lo stato dove \u00e8 chiaramente percepito che <em>Shiva<\/em> e <em>Shakti<\/em> non sono che una sola e stessa energia, lo stato in cui si sperimenta l\u2019indifferenziazione totale della coscienza e della manifestazione del mondo. Cos\u00ec come i riflessi non sono dissociabili\u00a0 dallo specchio in cui appaiono, la coscienza si manifesta con le apparenze che rivela e che non si distinguono da lei. Il riflesso \u00e8 posato sullo specchio dove appare in lui? Il riflesso non \u00e8 posato sullo specchio e non appare nemmeno in lui: \u00e8 una parte della natura dello specchio; cos\u00ec per gli shivaiti del Kashmir, siccome ogni coscienza \u00e8 coscienza di qualcosa, i fenomeni che appaiono alla coscienza appartengono alla coscienza, sono le forme, l&#8217;energia stessa della coscienza. Come dice la ventesima stanza del <em>Vijnana Bhairava Tantra<\/em>: \u201ccolui che penetra nello stato di energia (<em>Shakti<\/em>) realizza che non se ne distingue affatto, la sua energia divinizzata assume l&#8217;essenza di Shiva (<em>Bhairava<\/em>)\u00a0 e allora la si chiama apertura\u201d.<\/p>\n<p>Questa apertura \u00e8 la reintegrazione: lo shivaismo realizza poco a poco che la sua coscienza include l\u2019universo che non \u00e8 che la forma della sua coscienza, il suo proprio splendore. L\u00e0, la mente prende conoscenza della sua natura e il praticante pu\u00f2 allora radicare definitivamente la sua immagine di se stesso nella sua vera natura, integrare il S\u00e9 e abbandonare tutte le forme illusorie del s\u00e9.<\/p>\n<p>Buddismo, Dzogchen e Shivaismo del Kashmir.<\/p>\n<p>Il buddismo e lo shivaismo cachmiriano descrivono in uno stesso modo l\u2019origine dell\u2019Illusione e la natura della Realt\u00e0? Hanno sviluppato vie simili o non si accordano che sull\u2019esistenza di una esperienza non duale, fine ultimo della pratica? Ci sono tradizioni buddiste simili allo shivaismo cashmiriano? Lo <em>dzogchen<\/em> fa un discorso vicino allo shivaismo quando descrive l\u2019Illusione e la Realt\u00e0?<\/p>\n<p>Buddismo e shivaismo sembrano profondamente opposti\u00a0 per quanto riguarda l\u2019Illusione. Per il buddismo l\u2019uomo erra nel samsara perch\u00e9 ignora che la sua natura \u00e8 vuota di un s\u00e9 permanente e autonomo, mentre per lo shivaita \u00e8 l\u2019ignoranza della nostra natura divina e assoluta che \u00e8 la sorgente di ogni illusione. Se i buddisti criticano l\u2019illusione dell\u2019autonomia della persona, gli shivaiti dicono che \u201cil S\u00e9 ha autonomia, felicit\u00e0 e coscienza\u201d.<\/p>\n<p>Per\u00f2, dietro le apparenti opposizioni, si esprime un messaggio: finch\u00e8 un praticante non riconosce la natura della sua mente, \u00e8 condannato a passare di vita in vita nell\u2019illusione, condizionato dalle proprie azioni (<em>karma<\/em>). Peraltro, lo stato nel quale \u00e8 vissuta la Realt\u00e0 \u00e8 descritto nel buddismo (<em>nirvana<\/em>) e nello shivaismo (<em>bhairava<\/em>), come l\u2019esperienza non duale del mondo, al di l\u00e0 della scissione naturale dell\u2019esperienza in soggetto e oggetto.<\/p>\n<p>Se queste rassomiglianze non sono sempre evidenti, certi sistemi filosofici buddisti si avvicinano molto alla via dello shivaismo cashmiriano. In particolare la corrente filosofica <em>cittamatra<\/em> del <em>Mahayana<\/em>, fondata da <em>Asanga<\/em> nel secolo XIV,si accorda sull\u2019essenziale\u00a0 delle vie dello shivaismo cashmiriano: esisterebbe solo la Mente e tutti i fenomeni ne sarebbero le proiezioni. Ancora oggi i buddisti tibetani ricorrono alla filosofia cittamtrin per descrivere il modo con cui i fenomeni illusori prendono vita sotto la forza del <em>karma<\/em> (verit\u00e0 relativa), come la filosofia puramente non duale di <em>Nagarjuna<\/em>, la <em>madhyamika prasangika<\/em>, per la quale la mente stessa non esiste, ma solo una catena infinita di coproduzioni condizionate che legano tutti i fenomeni, serve sempre a descrivere la natura assoluta della realt\u00e0 (verit\u00e0 assoluta).<\/p>\n<p>Se si vogliono trovare le pi\u00f9 profonde similitudini tra shivaismo e buddismo bisogna rivolgersi allo dzogchen, l\u2019insegnamento ultimo della scuola tibetana dei <em>nyigmapa<\/em>.<\/p>\n<p><em>Dzogchen<\/em> e Shivaismo cashmiriano.<\/p>\n<p>Contrariamente\u00a0 agli altri insegnamenti del lamaismo, se si escludono i testi della pratica del mahamudra, ci\u00f2 che forma il fondamento dello <em>Dzogchen<\/em> \u00e8 la mente stessa, nella sua natura vera e ordinaria. Come dice Namkhai Norbu Rimpoch\u00e8, \u201cgli insegnamenti <em>dzogchen<\/em> non sono n\u00e9 una filosofia n\u00e9 una dottrina religiosa, n\u00e9 una tradizione culturale. Comprendere il messaggio degli insegnamenti significa scoprire la propria vera condizione, priva di tutte le illusioni su di s\u00e9 e sulle falsificazioni create dalla mente\u201d. Quanto al significato della parola tibetana dzogchen (la grande perfezione), essa fa riferimento allo stato primordiale vero di ogni individuo e non a una qualsiasi realt\u00e0 trascendente.<\/p>\n<p>L\u2019intento dello <em>dzogchen<\/em> \u00e8 permettere al praticante avanzato, che sperimenta gi\u00e0 la non dualit\u00e0,\u00a0 di reintegrare l\u2019insieme dei suoi pensieri, delle sue emozioni, delle sue manifestazioni egotiche.<\/p>\n<p>Lungo il cammino buddista, il meditante si sforza di realizzare che ogni immagine di se stesso \u00e8 necessariamente falsa, che il soggetto come l\u2019oggetto appaiono entrambe alla mente, che la stessa mente \u00e8 di tutt\u2019altra natura. Una volta realizzata la natura vuota, libera della mente, \u00e8 necessario non stare attaccati allo spazio che la meditazione ha svelato. La tentazione \u00e8 immensa per il meditante di associare lo spazio vuoto\u00a0 di s\u00e9 e d\u2019oggetto alla realizzazione. Nella esperienza della vacuit\u00e0, se la vera natura non duale, vera della mente \u00e8 realizzata, ci\u00f2 che i tibetani chiamano corpo di verit\u00e0, l\u2019assorbimento meditativo non permette facilmente di dedicarsi ad ogni attivit\u00e0:\u00a0 il praticante sta in lei con sottili attaccamenti.<\/p>\n<p>La mente che si attacca all\u2019esperienza della non dualit\u00e0 non realizza che sono le forme stesse che sorgono dalla mente, siano esse emozioni, tensioni, pensieri, sogni\u2026 Niente di ci\u00f2 che appare nella mente \u00e8 privato o separato dalla natura profonda della mente. Quando \u00e8 chiaramente percepito che la vera natura della coscienza \u00e8 al di l\u00e0 di ogni dualit\u00e0, in un silenzio profondo libero da ogni pensiero, in un\u2019immensa chiarezza, allora il praticante deve cominciare a lavorare per ritornare verso il mondo, a reintegrare tutto ci\u00f2 che gli sembrava impuro o improrio al cammino spirituale.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la base della mente \u00e8 libera da tutto ci\u00f2 che appare, ci\u00f2 che la tradizione <em>dzogchen<\/em> chiama <em>kunshi<\/em>, la base, allora\u00a0 tutto ci\u00f2 che appare, tutto ci\u00f2 che emerge dalla mente o appare in lui \u00e8\u00a0 <em>kadag<\/em>, puro fin dall\u2019inizio. E\u2019 in questo senso che una pratica di integrazione \u00e8 necessaria per segnare l\u2019apprendimento della pratica fino ad una esperienza totale della non dualit\u00e0.<\/p>\n<p>Per farsi, lo <em>dzogchen<\/em>, come lo shivaismo,\u00a0 non distingue la pratica dalla non pratica.<\/p>\n<p>La sola esigenza \u00e8 la presenza.<\/p>\n<p>La mente \u00e8 lasciata libera di elaborare, di mantenersi, di sperare, di aspirare e il praticante cerca semplicemente di sperimentare l\u2019emergere naturale dei pensieri, delle emozioni, dei gesti e delle azioni ed anche del s\u00e9, pur mantenendo in lui il sentimento della realizzazione, la vista della reale natura della mente.<\/p>\n<p>Ogni manifestazione del mondo interno ed esterno \u00e8 allora percepita come il dispiegarsi e l\u2019energia della mente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec lo <em>dzogchen<\/em> condivide con lo shivaismo molti aspetti essenziali. Allo stesso modo in cui per gli shivaiti non esiste che la coscienza (<em>Shiva<\/em>) la cui energia \u00e8 la manifestazione del mondo (<em>Sakt<\/em><span style=\"text-decoration: underline;\">i<\/span>), per lo <em>dzogchen <\/em>esiste solo <em>Rigpa<\/em>, la natura reale della mente e tutti i fenomeni senza eccezione ne sono la manifestazione, l\u2019energia stessa <em>Il Vijnana Bhairava<\/em> dice: \u201cCome le onde sorgono dall\u2019acqua, le fiamme dal fuoco, i raggi dal sole, cos\u00ec le onde dell\u2019universo si sono differenziate partendo da me, bhairava (lo stato di non dualit\u00e0, l\u2019unione di <em>Shiva <\/em>e<em> Shakti<\/em> )\u201d. E il <em>Kunjed Gyalpo<\/em>, uno dei tantra radice dello dzogchen dice: \u201cla radice di tutti i fenomeni \u00e8 la pura e totale Coscienza, la sorgente. Tutto appare in quella natura, tutto si manifesta col suo magico gioco. Tutte le parole e i suoni esprimono il suo senso. Fin dall\u2019inizio la pura dimensione, la saggezza e tutte le qualit\u00e0 del Budda, le inclinazioni karmiche degli esseri, tutte le cose che esistono nel mondo animato o inanimato, sono la natura della pura e totale Coscienza.\u201d<\/p>\n<p>Non dobbiamo stupirci per le divergenze e le convergenze negli scritti del buddismo e dello shivaismo del <em>Kashmir<\/em>: le tradizioni\u00a0 tentano di esprimere lo stato di unione mistica, il luogo che indicano \u00e8 simile in molti aspetti; ci\u00f2 che le distingue proviene dall\u2019impossibilit\u00e0 di esprimere in un linguaggio simbolico universale\u00a0 quello che \u00e8 al di l\u00e0 di ogni discorso e di ogni esperienza convenzionale.<\/p>\n<p>Nell\u2019introduzione alla sua traduzione del <em>Vijnana Bhairava Tantra<\/em> Lilian Silburn ricorda che \u201cla vita ordinaria a un doppio polo, me e non me, sotto qualsiasi forma si presenti, non rassomiglia in niente alla Realt\u00e0 che scopre il mistico quando si inoltra nelle profondit\u00e0 del S\u00e8 e riposa in se stesso. Quella Realt\u00e0 rivelata \u00e8 essenzialmente ineffabile e poco importa che la si definisca di pienezza o di vacuit\u00e0, perdendo ogni parola il suo senso quando si applica al contenuto dell\u2019esperienza mistica; in ragione della sua infinita semplicit\u00e0 non la si pu\u00f2 pensare n\u00e9 immaginare, n\u00e9 suggerire\u201d.<\/p>\n<p>Se le loro descrizioni del cammini d\u2019accesso al riconoscimento della nostra vera natura sono molto segnate da tendenze opposte, indubbiamente buddismo e shivaismo del <em>Kashmir <\/em>si ritrovano perfettamente nella loro visione dell\u2019ultima esperienza della Realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diciamo subito che buddismo e shivaismo del Kashmir condividono un comune aspetto essenziale: le tradizioni si trasmettono esclusivamente da maestro a discepolo. Perch\u00e9 questo? 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