{"id":932,"date":"2010-10-06T13:04:16","date_gmt":"2010-10-06T13:04:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=932"},"modified":"2016-04-03T23:05:11","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:11","slug":"il-miracolo-della-realta-di-francis-lucille","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/il-miracolo-della-realta-di-francis-lucille\/","title":{"rendered":"Il miracolo della realt\u00e0 di Francis Lucille"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 87 \u2013 Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>3me mill.\u00a0 La questione dell\u2019illusione e quella della realt\u00e0 sono affrontate attraverso la realt\u00e0 in cui siamo, quella a cui crediamo. Cos\u2019\u00e8 l\u2019illusione?<\/p>\n<p>F.L.\u00a0\u00a0 E\u2019 ci\u00f2 che pu\u00f2 scomparire del tutto. Ci si pu\u00f2 riferire all\u2019esperienza del sonno notturno, in cui siamo nella giungla equatoriale inseguiti da una tigre affamata, sul punto di essere divorati; il sogno termina con un brusco risveglio. Immediatamente il mondo del sogno si rivela come illusione. Perch\u00e9? Perch\u00e9 \u00e8 scomparso del tutto. La tigre, la giungla, il personaggio che corre per difendere la sua vita non esistono da nessuna parte. Ci\u00f2 che il sogno notturno ci insegna, in fondo, \u00e8 la natura dell\u2019illusione. Ci\u00f2 che pu\u00f2 scomparire assolutamente non ha mai avuto esistenza assoluta. E\u2019 il significato profondo di quel passaggio della <em>Bhagavad Gita<\/em>, dove si dice; \u201cCi\u00f2 che \u00e8, non saprebbe cessare d\u2019 essere, ci\u00f2 che non \u00e8 non saprebbe venire ad essere\u201d. Avendo compreso la natura dell\u2019illusione, la natura della realt\u00e0 diventa evidente: \u00e8 ci\u00f2 che non \u00e8 illusione, ci\u00f2 che non saprebbe scomparire assolutamente e perci\u00f2 ci\u00f2 che non \u00e8 mai apparso. E\u2019 quello che c\u2019\u00e8 sempre stato. E\u2019 quello che c\u2019\u00e8 in questo momento, che supporta i fenomeni, che \u00e8 la tela di fondo di cui tentiamo a volte di intravedere le regole. E\u2019 ci\u00f2 che perdura, i cui fenomeni non sono che modificazioni simili alle onde alla superficie dell\u2019oceano. La realt\u00e0 \u00e8 l\u2019acqua.<\/p>\n<p>3m.\u00a0 Prendevate l\u2019esempio del sogno. Che differenza c\u2019\u00e8 tra il sogno notturno in cui ero identificato con gli avvenimenti, dove ci\u00f2 che avveniva\u00a0 aveva valore di realt\u00e0 e la giornata in cui sono identificato in ci\u00f2 che succede? Dopo una notte dove avevo l\u2019impressione che una tigre stava per divorarmi, vado al lavoro dove ho l\u2019impressione che il mio capo sta per divorarmi quando ho un appuntamento con lui. Attribuisco a lui, a lui e alla mia soggiacente paura, lo stesso valore di realt\u00e0 che alla tigre del mio sogno.<\/p>\n<p>F.L.\u00a0\u00a0 I due fanno parte della realt\u00e0 universale. C\u2019\u00e8 qualche cosa piuttosto che niente, come diceva Heidegger. E\u2019 nel sogno, la tigre e la foresta, come\u00a0 nello stato di veglia, il capo e la sua collera. C\u2019\u00e8 una realt\u00e0 soggiacente, che la nostra intuizione profonda ci dice che \u00e8 unica. Questo vuol dire che la realt\u00e0 soggiacente al sogno e quella soggiacente allo stato di veglia sono la stessa realt\u00e0. Gli scienziati cercano la natura di questa realt\u00e0 con mezzi esteriori. Ci arriveranno? Ne dubito\u2026<\/p>\n<p>Il punto importante \u00e8 il seguente. Ognuno di noi ha accesso a quella realt\u00e0. Noi abbiamo una chiave, e una porta. Quello che chiamiamo Io o il S\u00e9, il Me profondo, che \u00e8 la realt\u00e0 nella nostra esperienza. Con l\u2019esperienza, voglio dire esperienza limitata, in quanto essere umano. Essa \u00e8 fatta di pensieri, di sensazioni corporee e di percezioni sensoriali che appaiono alla coscienza. Non c&#8217;\u00e8 nient&#8217;altro. La nostra esperienza \u00e8 dunque molto semplice: delle percezioni appaiono alla coscienza. Quello che chiamiamo Io, \u00e8 il centro della nostra esperienza, il mozzo attorno al quale si svolge la nostra esperienza. E\u2019 questa parte della nostra esperienza che \u00e8 costante. Se si prende qualsiasi percezione, ha un inizio e una fine. Un pensiero, una sensazione, una percezione non durano in eterno. Hanno una nascita e una morte e sono rimpiazzate da altri pensieri e sensazioni. Sono delle onde. La realt\u00e0 nella nostra esperienza, che perdura, che \u00e8 centrale deve essere per forza la coscienza. Solo questa \u00e8 costante. Nella nostra esperienza coscienza e realt\u00e0 sono uno.<\/p>\n<p>3m.\u00a0 Nei due esempi di sogno, si fa un\u2019esperienza durante la notte e una durante il giorno e il legame comune \u00e8 &#8220;me\u201d. Si potrebbe anche dire che il legame \u00e8 la paura provata! C\u2019\u00e8 identificazione con la paura. Se guardo\u00a0 il modo in cui passa la giornata, l\u2019io si manifesta in diversi modi. Io sono diverso col mio capo (diciamo sottomesso ) e col mio subordinato (diciamo dominatore). Questo io \u00e8 perci\u00f2 un io di superficie. La coscienza di cui parlate \u00e8 quella di questo io di superficie, multipla nella sua forma?<\/p>\n<p>F.L.\u00a0 Non \u00e8 affatto vero che l\u2019elemento comune ai due stati di sonno e di veglia sia la paura. E\u2019 vero che pu\u00f2 esserci, quando ci svegliamo, un residuo di paura. Ma la sorgente della paura \u00e8 scomparsa con la tigre. Non abbiamo pi\u00f9 paura. Quello che proviamo \u00e8 dentro il corpo: cambiamenti apparsi dal fatto della paura, e che si riassorbono. Essendo scomparsa la sorgente della paura, i residui di paura si riassorbono.\u00a0 Il fatto che siano scomparsi nello stato di veglia ci permette di dire che non sono ci\u00f2 che lo stato di sogno e di veglia avevano in comune. La paura non \u00e8 la realt\u00e0 comune degli stati\u00a0 di sogno e di veglia. La loro realt\u00e0 comune \u00e8 la presenza cosciente.<\/p>\n<p>Quando parlo di coscienza, parlo di quella presenza impersonale che non \u00e8\u00a0 toccata da ci\u00f2 che \u00e8 percepito, non ha nessun sentimento proprio.<\/p>\n<p>E\u2019 un fatto, come l\u2019universo \u00e8 un fatto. Una realt\u00e0 che non abbia al fondo niente di umano, cio\u00e8 che non \u00e8 sottomessa alle limitazioni umane. La coscienza \u00e8 ci\u00f2 a cui appare ogni limitazione.<\/p>\n<p>Nella nostra visione materialista, che \u00e8 nei fatti una forma di religione, fingiamo di credere che la nostra esperienza non ha realt\u00e0 o che la sua realt\u00e0 \u00e8 minore di quella dell\u2019universo fisico sul quale essa ci informa. In altri termini, abbiamo una visione\u00a0 elitaria della nostra esperienza. Ci\u00f2 che consideriamo\u00a0 di un livello di realt\u00e0 superiore \u00e8 l\u2019universo che \u00e8 all\u2019esterno. E tendiamo a considerare che la nostra esperienza cosciente, quella per cui conosciamo l\u2019universo, questa presenza cosciente \u00e8 di un grado di realt\u00e0 inferiore. Anche se supponiamo che sia cos\u00ec, siamo obbligati ad ammettere che quell\u2019esperienza che \u00e8 la nostra e con la quale conosciamo il mondo, ha un elemento di realt\u00e0. Non \u00e8 un\u2019illusione assoluta. Ci\u00f2 con cui la realt\u00e0 esterna \u00e8 conosciuta, deve essere reale. Ci\u00f2 che \u00e8 irreale non pu\u00f2 conoscere il reale! Uno strumento di misura, se \u00e8 impreciso, non pu\u00f2 misurare con una precisione infinita. L\u2019elemento di realt\u00e0 della nostra esperienza \u00e8 infatti identico alla coscienza. E\u2019 il nostro vero Me.<\/p>\n<p>Se si dicesse che la coscienza non \u00e8 l\u2019ultima realt\u00e0 della nostra esperienza, quale sarebbe allora la realt\u00e0 della coscienza? Ci\u00f2 che m\u2019interessa non \u00e8 il falso me, ma il vero S\u00e9, quello che riguarda l\u2019eternit\u00e0, quello su cui mi pongo la domanda. Poco importa che il falso me sia effimero, visto che il vero Me \u00e8 eterno.<\/p>\n<p>3m.\u00a0 Il falso me o i falsi me non smettono di essere presenti. E\u2019 come se ci fosse un oblio permanente. Questo d\u00e0 l\u2019idea che il reale esteriore sia primario. Il falso me \u00e8 cos\u00ec relegato ad uno pseudo reale interiore. Ma se lo si guarda pi\u00f9 da vicino, quello che \u00e8 preso da un falso me per un reale interiore, non \u00e8 nei fatti analogo all\u2019esteriore?<\/p>\n<p>F.L.\u00a0 Il falso me si proietta in modo duale sia all\u2019interno che all\u2019esterno. Ci sono immagini esterne a lui. Per esempio, se ci immaginiamo di essere una coscienza separata, vediamo le altre come coscienze separate E\u2019 una proiezione.<\/p>\n<p>Ma a partire dal momento in cui abbiamo riconosciuto che la nostra esperienza ha un elemento di realt\u00e0, vuol dire che la nostra coscienza \u00e8 reale. Se \u00e8 reale, abbiamo la scelta tra due soluzioni: o ci sono pi\u00f9 realt\u00e0, o non ce n\u2019\u00e8 che una. L\u2019ipotesi di molte realt\u00e0 \u00e8 contraria alla nostra intuizione profonda. Tenendosi a questa intuizione di una sola realt\u00e0, si pu\u00f2 convalidare la realt\u00e0 della nostra esperienza senza invalidare la realt\u00e0 di un mondo esterno. Non \u00e8 questione di dire: il mondo esterno \u00e8 un\u2019illusione. No! Il mondo esterno ha una sua realt\u00e0. Ma anche noi abbiamo la nostra realt\u00e0. E se non c\u2019\u00e8 che una sola realt\u00e0, esse coincidono. In altri termini, la nostra realt\u00e0 che percepiamo direttamente con l\u2019esperienza cosciente, deve essere la realt\u00e0 dell\u2019 universo e quella degli altri esseri, la coscienza degli altri esseri.\u00a0 Noi abbiamo all\u2019interno di noi, sotto la forma della coscienza, accesso a quella realt\u00e0 che lo scienziato cerca con l\u2019approccio esterno. Forse non ci arriver\u00e0 mai, perch\u00e9 \u00e8 un po\u2019 come pelare una cipolla. Noi siamo direttamente al centro della cipolla, abbiamo nel nostro seno il vuoto che \u00e8 al centro della cipolla, quella presenza che \u00e8 la realt\u00e0 possibile di tutti gli esseri. L\u2019accesso \u00e8 diretto.<\/p>\n<p>3m.\u00a0 Parlate dell\u2019intuizione fondamentale che non c\u2019\u00e8 che una sola realt\u00e0. Questa intuizione \u00e8 come un\u2019onda. La si dimentica, poi riappare quando c\u2019\u00e8 un richiamo. Come rispondere al richiamo?<\/p>\n<p>F.L.\u00a0 Basta dire di si. Non resistere, lasciarsi invitare. Ogni sforzo per provocare quel richiamo non fa che ritardarlo. E\u2019 un rumore che impedisce di sentire il segnale. Quando il rumore diminuisce si sente il richiamo. E allora non c\u2019\u00e8 che da rispondere all\u2019invito. C\u2019\u00e8 spesso una specie di dicotomia tra quello che sappiamo essere vero e il modo in cui agiamo\u00a0 nella vita di tutti i giorni. Si tratta di ritornare a ci\u00f2 che sappiamo veramente, a interrogarci profondamente sulla realt\u00e0. Arrivare a scoprire che la realt\u00e0 della nostra esperienza \u00e8 la realt\u00e0 di tutto l\u2019universo e la stessa in tutti gli esseri. A partire dal momento in cui siamo aperti a questa possibilit\u00e0, \u00e8 importante mettere in pratica nella vita quotidiana il fatto di sapere che si tratta della stessa realt\u00e0, della stessa coscienza che vive nell\u2019altro. Se no, ci\u00f2 che abbiamo compreso rimane sterile. Se invece lo mettiamo in pratica, la vita diventa un miracolo permanente.<\/p>\n<p>3m.\u00a0 Che ne \u00e8 della trappola del sapere? In effetti c\u2019\u00e8 a un dato momento un\u2019esperienza diretta della coscienza. Per\u00f2 quell\u2019esperienza, invece di restare viva, si fossilizza nella memoria, ma io rimango convinto di avere capito. Ora, non \u00e8 che memoria, un sapere morto.<\/p>\n<p>F.L.\u00a0 Se ne fa un concetto e ci si attacca a quel concetto. Si diventa uno che ha avuto quella esperienza. Nello<em> Zen<\/em> si chiama la \u201cpuzza zen\u201d. Ma quando si \u00e8 veramente interessati alla verit\u00e0, alla realt\u00e0, anche se si passano fasi dove si produce quella fossilizzazione, l\u2019esperienza porta i suoi frutti quando \u00e8 autentica. La scoperta che non c\u2019\u00e8 differenza tra\u00a0 il S\u00e9 e il non S\u00e9, come dicono i buddisti, prima o poi porta i suoi frutti.<\/p>\n<p>3m.\u00a0 Si pu\u00f2 parlare di infondere la realt\u00e0 nell\u2019illusione?<\/p>\n<p>F.L.\u00a0 Si, nel senso che la scoperta della realt\u00e0 ha un impatto sull\u2019illusione.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u00e0 dove l\u2019universo diventa magico, miracoloso\u2026 un miracolo permanente.<\/p>\n<p>La scoperta della nostra natura profonda ha un\u2019influenza non solo sul nostro punto di vista sul mondo, ma ha anche un\u2019influenza sul mondo stesso perch\u00e9 non ne siamo separati. La svolta che prendono le cose con la loro comprensione rivela il loro senso profondo e porta una prova supplementare della verit\u00e0 di quella comprensione. Questa \u00e8 sentita interiormente sotto forma di pace, di felicit\u00e0, e esteriormente sotto forma di miracolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 ci\u00f2 che pu\u00f2 scomparire del tutto. Ci si pu\u00f2 riferire all\u2019esperienza del sonno notturno, in cui siamo nella giungla equatoriale inseguiti da una tigre affamata, sul punto di essere divorati; il sogno termina con un brusco risveglio. Immediatamente il mondo del sogno si rivela come illusione. Perch\u00e9? Perch\u00e9 \u00e8 scomparso del tutto. La tigre, la giungla, il personaggio che corre per difendere la sua vita non esistono da nessuna parte. 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