{"id":965,"date":"2010-10-06T13:46:21","date_gmt":"2010-10-06T13:46:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=965"},"modified":"2016-04-03T23:05:02","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:02","slug":"limmaginazione-potenza-dellanima-di-michel-cazenave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/limmaginazione-potenza-dellanima-di-michel-cazenave\/","title":{"rendered":"L&#8217;immaginazione: potenza dell&#8217;anima di Michel Cazenave"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 88 \u2013 Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>D.\u00a0\u00a0 L\u2019immaginazione creativa ha un posto importante nel percorso cognitivo di Jung; in particolare quando parla dell\u2019immaginazione attiva. Ma quell\u2019espressione non implica l\u2019esistenza di un\u2019immaginazione passiva? E di conseguenza, a partire da qual momento si pu\u00f2 parlare di immaginazione attiva?<\/p>\n<p>MC: Bisogna stabilire\u00a0 la distinzione tra immaginario e immaginazione. Tutti noi nutriamo un immaginario molto mimetico che poggia\u00a0 sulla memoria di avvenimenti che abbiamo vissuto, di elementi materiali che abbiamo sotto gli occhi o sulla trasformazione dei nostri fantasmi.<\/p>\n<p>L\u2019immaginario dunque \u00e8 passivo. La societ\u00e0 \u00e8 immersa nell\u2019immaginario.<\/p>\n<p>Basta percorrere le strade\u00a0 di una citt\u00e0 moderna: pubblicit\u00e0 su tutti i muri, con tutte le immagini televisive. Come dicono i sociologi, siamo nel regno dell\u2019immagine. Ma qual \u00e8 la qualit\u00e0 di quell\u2019immagine? Qual \u00e8 il suo status? Credo che sia dell\u2019ordine del fantasma, dell\u2019economia pulsionale, nella misura in cui il pulsionale si radica nella nostra costituzione corporea, o carnale.<\/p>\n<p>L\u2019immaginazione invece esiste come potenza dell\u2019anima.<\/p>\n<p>E qui prendo una posizione metafisica, affermando l\u2019esistenza dell\u2019anima! L\u2019immaginazione \u00e8 legata al nostro corpo, anche lui in relazione alla nostra anima.\u00a0 E\u2019 un potere di creazione delle forme. Non sono dunque elementi ricevuti dal mondo nel quale viviamo.<\/p>\n<p>Al contrario, l\u2019immaginazione crea il suo mondo di immagini reali\u00a0 e sussistenti, pur essendo, ed \u00e8 fondamentale, ricettiva. Perci\u00f2 essa \u00e8 attiva e passiva. Ma bisogna sapere che cosa \u00e8 quella passivit\u00e0, direi meglio quella passione. Non si tratta pi\u00f9, come nel caso dell\u2019immaginario, di ricevere quello che viene dall\u2019ambiente o dalla nostra struttura. Si tratta del modo in cui riceviamo in noi e custodiamo nella nostra anima, l\u2019Intelletto divino; il modo in cui lo rendiamo con la creazione di un mondo di immagini. Queste immagini non rimandano alla realt\u00e0 fisica del mondo, ma alla realt\u00e0 divina.<\/p>\n<p>Quando Jung parla d\u2019immaginazione attiva, prova ad attivare\u00a0 un potere dell\u2019immaginazione di quel tipo, del tipo del fenomeno visionario, con la messa in opera di immagini spesso mitologiche. Queste sono del tipo dell\u2019enigma del divino. Quella metodologia permette di recuperarsi al di l\u00e0 del me, scoprendo che il me non \u00e8 che una specie di complesso, pratico quando si tratta di vivere nel quotidiano, ma senza nessuna verit\u00e0 profonda. Recuperarsi \u00e8 perci\u00f2 un cammino per ritrovare il S\u00e9, l\u2019immagine divina in noi, che \u00e8 il nostro Io vero. L\u2019immaginazione \u00e8 dunque l\u2019accesso al vero Io, al di l\u00e0 di noi.<\/p>\n<p>D.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019immaginazione che \u00e8 la funzione propria dell\u2019anima, \u00e8 una situazione mediana tra lo spirito e il corpo, all\u2019incrocio tra la funzione di sensibilit\u00e0 del corpo e l\u2019intuizione pura dello spirito\u2026<\/p>\n<p>MC: Jung definisce l\u2019anima in due modi: come mediatrice tra il corpo e lo spirito, che \u00e8 la visione classica dell\u2019anima, e come l\u2019insieme del conscio e dell\u2019inconscio. Cosa definisce col termine inconscio? Non \u00e8 l\u2019inconscio fondato su un che pulsionale, come nell\u2019analisi freudiana, sebbene ne neghiamo l\u2019esistenza. Per Jung l\u2019inconscio non \u00e8 ci\u00f2 che viene da una storia personale, ma piuttosto un insieme di strutture che improntano l\u2019umanit\u00e0. E\u2019 l\u2019equivalente dell\u2019idea platonica. E\u2019 in realt\u00e0 il nome che si d\u00e0 in psicologia\u00a0 all\u2019antica concezione dell\u2019anima del mondo. Quando dice che l\u2019anima \u00e8 l\u2019insieme del conscio e dell\u2019inconscio, significa che l\u2019anima \u00e8 lo spazio in cui si rivelano le manifestazioni del divino, ci\u00f2 che Platone chiama le \u201cidee forma\u201d. L\u2019immaginazione \u00e8 l\u2019espressione di quell\u2019inconscio, in quanto spazio di inconscio del divino. Qui Jung \u00e8 molto vicino allo shivaismo del Cachemire: l\u2019Assoluto non ha coscienza di se stesso. L\u2019inconscio sarebbe quindi l\u2019inconscio primitivo dell\u2019Assoluto e l\u2019uomo lo specchio in cui l\u2019Assoluto prende coscienza di se stesso. L\u2019immaginazione \u00e8 allora la ricezione di quell\u2019Assoluto, la messa in atto di quella presa di coscienza, di quel processo col quale l\u2019anima del mondo diviene il mondo dell\u2019anima.<\/p>\n<p>D.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per\u00f2 l\u2019anima del mondo si riferisce a un\u2019unit\u00e0, all\u2019 <em>unus mundus<\/em> dei neoplatonici?<\/p>\n<p>MC: Non pu\u00f2 essere altrimenti. Jung diceva che lo scopo \u00e8 giungere alla singolarit\u00e0 della propria anima. Ma qual \u00e8 il rapporto tra l\u2019anima singolare e quella universale? La risposta \u00e8 straordinaria: ogni anima singola \u00e8 la totalit\u00e0 dell\u2019anima del mondo. Attraverso la presa di coscienza dell\u2019Assoluto con se stesso, ciascuno porta Dio in s\u00e9, nella sua totalit\u00e0. Nella <em>Bhagavad Gita<\/em>, Krishna dice ad Arjuna: \u201cSono in tutti gli esseri, e tuttavia tutti gli esseri non sono in me\u201d. Egli \u00e8 totalmente in tutti gli esseri, ma si trova al tempo stesso nei milioni di esseri diversi<\/p>\n<p>D.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nella terapia junghiana, si tratta di passare dalla sfera immaginaria, con tutta la soggettivit\u00e0 personale, a quei momenti di transizione con l\u2019immaginazione dove ci si trova sulla soglia di una realt\u00e0 pi\u00f9 profonda?<\/p>\n<p>MC: Si, certo. Se ci si pone sul piano della terapia, che per Jung non \u00e8 che una delle applicazioni di ci\u00f2 che cercava, perch\u00e9 non considerava che dovesse condurvi tutti i pazienti. Si trattava cos\u00ec di determinare il <em>bisogno proprio di ciascuna persona<\/em> davanti a lui. Pensava a una finalit\u00e0 dell\u2019anima, quella della propria assunzione, che \u00e8 il passaggio ad un altro livello di realt\u00e0; dobbiamo infatti tener conto dell\u2019esistenza di diversi livelli di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Jung protestava contro la filosofia dominante al suo tempo, che dura ancora oggi, che afferma l\u2019esistenza del solo mondo materiale. Certo anch\u2019io credo al livello della materia, ma anche al livello dell\u2019anima, dello spirito, a quello del divino, perch\u00e9 il nostro cammino \u00e8 un pellegrinaggio da livello a livello.<\/p>\n<p>Passare dall\u2019immaginario all\u2019immaginazione presuppone un cambiamento di livello. E\u2019 rientrare nell\u2019 <em>unus mundus<\/em> che dicevamo prima, cio\u00e8 nel mondo dell\u2019anima. Ci\u00f2 che segna il carattere dell\u2019immaginazione \u00e8 che il corpo non \u00e8 abbandonato e lo spirito non \u00e8 escluso. Il corpo \u00e8 segnato dallo spirituale e lo spirito ha il suo proprio corpo. Siamo vicini all\u2019idea dl corpo glorioso del cristianesimo, o del corpo sottile di altre tradizioni. Siamo ad un altro livello di realt\u00e0 in cui c\u2019\u00e8 una distinzione tra il corpo e lo spirito, ma la separazione tra i due si cancella. Da qui l\u2019importanza che Jung d\u00e0 al corpo come partecipe di un\u2019unit\u00e0 globale. Attraverso un esercizio del corpo spesso si pu\u00f2 influire sulla spiritualit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 da scegliere tra corpo e spirito, anzi spesso il contrario, \u00e8 attraverso il primo che si arriva al secondo. La dicotomia tra il corpo e lo spirito si \u00e8 avuta nel diciasettesimo secolo, momento in cui\u00a0 l\u2019istanza mediatrice, cio\u00e8 l\u2019anima, \u00e8 scomparsa!<\/p>\n<p>D.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vi augurate la rinascita della mediazione tra corpo e spirito, che \u00e8 l\u2019anima\u2026 perci\u00f2 \u00e8 l\u2019immaginazione che manca, anche se siamo in un\u2019epoca di immagine\u2026<\/p>\n<p>MC: Siamo in un\u2019epoca dell\u2019immagine &#8211; idolo e non dell\u2019immagine &#8211; icona! L\u2019immagine oggi non rinvia che a se stessa, o a ci\u00f2 che appartiene alle nostre pulsioni, o all\u2019organizzazione sociale. Un\u2019immagine totalmente insignificante, che non ha alcun senso paragonata al senso del divino al di l\u00e0 di tutto.<\/p>\n<p>Quando sento parlare di societ\u00e0 dell\u2019immagine, domando di quale immagine si tratta! L\u2019immaginario si autoriproduce\u00a0 da s\u00e9 e annulla tutto fino a che non ne siamo totalmente pieni. Abbiamo bisogno di reinstaurare una vera filosofia dell\u2019immagine. Penso a delle considerazioni di Maitre Ekhart su quale sia l\u2019immagine pi\u00f9 vera e cos\u00ec simile al suo modello da confondersi con lui. Si tratterebbe di ritrovare quelle immagini che sono quasi l\u2019identit\u00e0 del principio nel suo movimento di rivelazione. Certo, l\u2019Assoluto ci sfuggir\u00e0 sempre, non ne avremo mai nessuna immagine. Ma l\u2019immagine \u00e8 uno stadio che ci consente di acquisire l\u2019Assoluto nella misura in cui si manifesta. Fino a che la stessa immaginazione sia superata. Se si resta allo stadio dell\u2019immagine, questa ci impedisce di andare pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p>D.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019immaginazione riprenderebbe allora il suo ruolo di mediazione tra due mondi. Ma quel ruolo \u00e8 stato totalmente dimenticato. Ma non si passa dalla materia allo spirito senza quell\u2019intermediario. Pensate questo?<\/p>\n<p>MC: Direi perfino che il passaggio diretto dal nostro corpo allo spirito senza mediazione mi lascia perplesso. Quello che mi colpisce nella spiritualit\u00e0 occidentale, che spesso si \u00e8 basata sul disprezzo del corpo, \u00e8 il suo aspetto disincarnato. Trovo stupefacente che una religione che \u00e8 quella dell\u2019incarnazione finisca nella disincarnazione dei suoi seguaci. Non vedo come sia possibile giungere ad una spiritualit\u00e0\u00a0 senza passare per l\u2019intermediazione del corpo in una unit\u00e0 con lo spirito. E l\u2019unit\u00e0 con lo spirito si fa\u00a0 con l\u2019intermediazione dell\u2019anima. Bisognerebbe riprendere il pensiero di uno degli ultimi grandi alchimisti, allievo di Paracelso, secondo cui il cammino, che \u00e8 un cammino mistico, \u00e8 dapprima realizzare la congiunzione tra l\u2019anima e lo spirito, poi di riunire questo col corpo. Bisogna notare che si tratta di unire anima e spirito, e questo suppone la loro differenziazione, contrariamente ai nostri giorni, dove c\u2019\u00e8 a questo riguardo una gran confusione.<\/p>\n<p>D.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si pu\u00f2 avere vera immaginazione senza la funzione del sentimento?<\/p>\n<p>MC: No. Come junghiano, d\u00f2 una grande importanza al sentimento. E\u2019 qualcosa che si fonda sull\u2019emozione, ma al tempo stesso si fonda su una capacit\u00e0 di valutazione. Questo \u00e8 un processo razionale che si esercita a partire dal modo in cui abbiamo sentito qualcosa. Mi auguro che finisca la posizione unilaterale, secondo cui c\u2019\u00e8 l\u2019intelligenza o il corpo, la ragione o l\u2019emozione. I due trasmettono un lampo della verit\u00e0. Si tratta di vedere come\u00a0 sia possibile\u00a0 far interagire l\u2019uno con l\u2019altro,\u00a0 fargli ritrovare il punto d\u2019incontro a condizione che questa unit\u00e0 non sia pensata come parte del nostro mondo fisico. Saremmo allora nell\u2019ordine del fantasma, fuori dalla realt\u00e0 dei livelli di realt\u00e0.<\/p>\n<p>La vera immaginazione attiene alla funzione religiosa.<\/p>\n<p>Del resto Jung nega l\u2019etimologia che si d\u00e0 alla parola religione, cio\u00e8 legarsi. Quella etimologia fantasiosa fu inventata nel quarto secolo. Ora, la parola religione viene dalla radice <em>legs<\/em>: la religione \u00e8 prima di tutto osservazione e l\u2019esame di ci\u00f2 che gli dei ci domandano. Siamo perci\u00f2 nell\u2019ordine dell\u2019emozione sentita dall\u2019azione degli dei e nella domanda: cosa vogliono da noi? Non c\u2019\u00e8 osservanza se non c\u2019\u00e8 prima osservazione. Abbiamo dimenticato che <em>logos<\/em> e religione vengono dallo stessa radice, <em>legs<\/em>. Siamo nella dialettica del sentire e dell\u2019esaminare. Credo che occorra tener insieme i due lati della catena. Infatti viviamo nel mondo della manifestazione ed abbiamo una unit\u00e0 che \u00e8 differenziata. Dobbiamo assumere questo come differenziazione, a condizione di trovare il punto di unit\u00e0. Quella unit\u00e0 \u00e8 dinamica, in progressione, tendente alla congiunzione degli opposti, secondo i temi della grande teologia. L\u2019unit\u00e0 \u00e8 soggiacente, \u00e8 quella dell\u2019 <em>unus mundus<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bisogna stabilire  la distinzione tra immaginario e immaginazione. Tutti noi nutriamo un immaginario molto mimetico che poggia  sulla memoria di avvenimenti che abbiamo vissuto, di elementi materiali che abbiamo sotto gli occhi o sulla trasformazione dei nostri fantasmi.<br \/>\nL\u2019immaginario dunque \u00e8 passivo. 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