{"id":967,"date":"2010-10-06T13:48:04","date_gmt":"2010-10-06T13:48:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=967"},"modified":"2016-04-03T23:05:02","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:02","slug":"limmediatezza-dello-sguardo-di-george-brunon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/limmediatezza-dello-sguardo-di-george-brunon\/","title":{"rendered":"L&#8217;immediatezza dello sguardo di George Brunon"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e8naire n. 88 \u2013 Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>3M.\u00a0\u00a0 L\u2019immaginazione creativa \u00e8 una questione insoluta, tanto sembra sfuggire al contemporaneo disabituato. Come artista pittore e scrittore potete chiarire un po\u2019 questa questione?<\/p>\n<p>G.B: Il tema dell\u2019immaginazione creativa \u00e8 un falso problema che riconduce sempre alle due immaginazioni, quella fantasiosa e quella creativa. Parlare dell\u2019immaginazione creativa non ha interesse se questo serve a creare, ed \u00e8 per questo che, come pittore, parlo delle mie esperienze e non di astrazioni concettuali sull\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>Ora, con la mia esperienza, percepisco la creazione nell\u2019immediatezza dello sguardo, nel puro vissuto dello sguardo che incontra un oggetto. Nel nanosecondo di quell\u2019incontro c\u2019\u00e8 una sostanza che sar\u00e0 la materia con la quale la coscienza si va verbalizzando, formalizzando.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che chiamiamo la creazione \u00e8 corollario della Creazione, un saper fare, una lotta con se stessi, con le proprie idee, con la propria scienza, per arrivare a cogliere quella sostanza in ci\u00f2 che \u00e8 puro vissuto.<\/p>\n<p>La vera Creazione \u00e8 prima di questo, lei non \u00e8 pi\u00f9 nel modo in cui il panettiere fa la pasta poi la fa cuocere, lei \u00e8 nel grano che \u00e8 diventato pasta. Ora giustamente, tutto quel lavoro del panettiere \u00e8 quello che comunemente si chiama la creazione.<\/p>\n<p>3M.\u00a0\u00a0 Infatti consideriamo ingenuamente le cose dal punto di vista dell\u2019opera. E\u2019 a partire dall\u2019opera che consideriamo la creazione immaginando che colui che vi ha lavorato l\u2019ha creata. Ci\u00f2 che dite \u00e8 che la creazione \u00e8 di qua.<\/p>\n<p>G.B: E\u2019 quello; a partite dal momento in cui l\u2019occhio si posa su un oggetto, c\u2019\u00e8 un\u2019informazione trasmessa dal sistema ottico al cervello. Il cervello tratta quella informazione e nello stesso tempo cambia lui stesso. Trasforma la nostra coscienza creandone una sostanza.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa che \u00e8 sorto, un enigma che si \u00e8 creato; e questo enigma richiama un nome che si rif\u00e0 alla nostra tradizione, alla nostra cultura. E\u2019 l\u00ec che diventa tutto complicato, perch\u00e9 si tratta di evitare che questo assolutamente nuovo diventi qualcosa di convenzionale. Attraverso le convenzioni, l\u2019apprendimento, o la cultura, si tratta di far passare\u00a0 qualcosa che non \u00e8 nel conosciuto, n\u00e9 nella cultura, ma in una sostanza che si \u00e8 creata in noi e che \u00e8 tutt\u2019altro che la soggettivit\u00e0. Questo non \u00e8 semplice, al contrario, perch\u00e9 come trattare quella sostanza innominata, sempre nuova, che non \u00e8 affatto di questo mondo? E\u2019 come se quella sostanza venisse da un altro tempo, come se non fosse inclusa nella cronologia, come se ci fosse un\u2019istantaneit\u00e0 coerente, come se sorgesse un mondo senza nome, senza forma, senza contrario.<\/p>\n<p>Il sorgere di un mondo assolutamente sconosciuto, ma con una forza cos\u00ec straordinaria che per arrivare a sopportarla siamo obbligati a darle una forma, a trasformarla per farne qualcosa che pu\u00f2 esistere nella temporalit\u00e0, nel tempo che viviamo.<\/p>\n<p>3M.\u00a0\u00a0 Affrontare la creazione allora non \u00e8 senza rischio.<\/p>\n<p>G.B: Sicuramente, certi vi hanno perso la ragione. La creazione \u00e8 cos\u00ec potente che pu\u00f2 far saltare i livelli di guardia che ci permettono di vivere. Governare quella sostanza che \u00e8 come un vulcano \u00e8 un grandissimo problema personale. Infatti l\u2019immaginazione creativa non crea un\u2019opera, ma crea noi stessi, crea la coscienza.<\/p>\n<p>La nascita di un\u2019opera d\u2019arte \u00e8 nel confronto tra due mondi che non ubbidiscono assolutamente alle stesse leggi.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 sorprendente che da quei due mondi estremamente differenti la trasformazione che si opera non ci faccia esplodere; perch\u00e9 la creazione dovrebbe fare esplodere la nostra coscienza, farci perdere il limite che \u00e8 la ragione, farci perdere la relazione con il linguaggio verbale. Quello che succede d\u2019altronde in un certo modo nel poeta, che, quando parla della rosa, non parla pi\u00f9 della rosa, ma\u00a0 di un incontro che c\u2019\u00e8 stato senza che nessuno sappia che cos\u2019\u00e8 quell\u2019incontro. Il poeta prova a dire con le parole ci\u00f2 che non ha parole. E\u2019 il dramma di Mallarm\u00e9 esposto nel suo testo \u201cigitur\u201d.<\/p>\n<p>3m.\u00a0\u00a0 C\u2019\u00e8 allora il mistero dell\u2019incontro tra l\u2019essere che siamo e il mondo.<\/p>\n<p>G.B: E in quel mistero, non sappiamo bene se \u00e8 il pittore che dipinge la cosa o se \u00e8 la cosa che si dipinge attraverso il pittore.<\/p>\n<p>3m.\u00a0\u00a0 E lo spettatore?<\/p>\n<p>G.B: La soggettivit\u00e0 \u00e8 soprattutto nello spettatore. Perch\u00e9 lo spettatore, anche lui, incontra un oggetto sconosciuto guardando un quadro. Ma su quel quadro la maggior parte delle persone cerca senza saperlo di proiettare se stessa.<\/p>\n<p>Le persone si attendono dall\u2019immagine uno specchio che gli parli di loro ed \u00e8 qui la soggettivit\u00e0 al di fuori dalla creazione. Lo spettatore dunque deve, anche lui, diffidare della trappola che sta nel \u201cmi piace\u201d e \u201cnon mi piace\u201d. Questa tendenza blocca il dialogo con il non conosciuto, impedisce l\u2019incontro. Quando con i nostri pregiudizi diciamo mi piace o non mi piace, vediamo noi stessi nell\u2019opera. Ma un\u2019opera d\u2019arte \u00e8 l\u00ec per portarci in una dimensione di noi che \u00e8 il nostro essere e non per condurci alla storia dell\u2019arte, alla scienza, ai nostri problemi familiari ed alla nostra soggettivit\u00e0. L\u2019opera d\u2019arte ci porta ad una dimensione di noi stessi, dove si forgia il vero pensiero, dove ci\u00f2 che pensa e si pensa in noi \u00e8 pi\u00f9 importante\u00a0 di noi.\u00a0 A partire da qui lo spettatore diventa creatore dell\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p>3m.\u00a0\u00a0 A parte che oggi le opere d\u2019arte si fanno rare, e gli spettatori molto meno creativi e contemplativi; loro sono piuttosto disabituati senza nemmeno comprendere questa situazione, che tuttavia li interroga.<\/p>\n<p>G.B: L\u2019epoca in cui siamo ha orrore della creazione, perch\u00e9 dietro quel termine c\u2019\u00e8 il sacro che fa paura. L\u2019accademismo della nostra epoca consiste nel racchiudere l\u2019opera d\u2019arte nei problemi oggettivi e sociali, cio\u00e8 nei problemi della relazione tra l\u2019uomo e la societ\u00e0 che invariabilmente riconduce tutto al denaro.<\/p>\n<p>Cos\u00ec una scatola di conserva posta in un museo trae il suo valore dal fatto di essere vista dalla gente e dai discorsi che suscita.<\/p>\n<p>Come dice Andy Warhol \u201cdietro i miei quadri, non cercate, non c\u2019\u00e8 niente\u201d. Ma quel niente non \u00e8 affatto l\u2019assenza del me, dell\u2019uomo che realizza il puro vissuto della prima impressione. Quel \u201cniente\u201d\u201d di Andy Warhol e di tutti quelli\u00a0 che lo seguono non \u00e8 che una rivendicazione del \u201cniente\u201d al di l\u00e0 delle frontiere sociali.<\/p>\n<p>Questa concezione, derivata dal marxismo, dice che l\u2019uomo non \u00e8\u00a0 fatto che per la societ\u00e0. I dad\u00e0 avevano una questione sulla dimensione dell\u2019uomo, ma la risposta non \u00e8 mai stata all\u2019altezza della domanda. L\u2019impasse dell\u2019arte contemporanea \u00e8 la prova che si pone un\u2019altra domanda, a partire dall\u2019arte ed evidentemente sull\u2019uomo.<\/p>\n<p>3m.\u00a0\u00a0 Mi sembra che l\u2019immaginazione o la creazione sia per voi lo specifico dell\u2019umanit\u00e0, di tutti i tempi, perch\u00e9 fuori dal tempo.<\/p>\n<p>G.B: Quando parlo della creazione, parlo anche dell\u2019uomo della preistoria, cos\u00ec come di Poussin, perch\u00e9 si tratta sempre di tentare di\u00a0 fissare l\u2019invisibile nel visibile.<\/p>\n<p>Quando l\u2019uomo preistorico vedeva un bisonte in corsa, avveniva qualcosa in lui: sapeva che vedeva altro rispetto al bisonte che correva. Raccoglieva quella sostanza misteriosa che lavorava per farne un bisonte in corsa. Ed \u00e8 la stessa cosa che fa Poussin, anche lui, che, prima di mettersi al lavoro, ha una visione creatrice che ha dell\u2019impreciso e del senza limite. Ed \u00e8 quell\u2019illimitato che recupera per creare opere terribilmente e giustamente condotte con tutta quella disciplina del 17\u00b0 secolo, che si ritrova per esempio in Racine. E\u2019 questo l\u2019enigma di cui si tratta. Ed \u00e8 cos\u00ec con tutti i pittori autentici, che siano Manet, Van Gogh o i Cubisti, il processo parte sempre da quella impressione, che non ha alcun senso, alcuna forma, alcuna parola, ed \u00e8 un puro incontro con il mondo.<\/p>\n<p>Bisognerebbe vedere che cos\u2019\u00e8 quel puro incontro col mondo basandosi, per esempio su Husserl, che, nelle \u201cMeditazioni cartesiane\u201d ha descritto bene il \u201cme\u201d che diventa trascendentale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema dell\u2019immaginazione creativa \u00e8 un falso problema che riconduce sempre alle due immaginazioni, quella fantasiosa e quella creativa. 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