{"id":978,"date":"2010-10-06T13:58:35","date_gmt":"2010-10-06T13:58:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/?p=978"},"modified":"2016-04-03T23:05:01","modified_gmt":"2016-04-03T23:05:01","slug":"anzitutto-silenzio-di-pascal-amoyel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.revue3emillenaire.com\/it\/anzitutto-silenzio-di-pascal-amoyel\/","title":{"rendered":"Anzitutto silenzio di Pascal Amoyel"},"content":{"rendered":"<p>3\u00e8me Mill\u00e9naire n. 88 \u2013 Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini<\/p>\n<p>Mi ricorder\u00f2 sempre del giorno in cui passeggiavo in un parco quando sentii una musica che mi sembrava venire\u00a0 da un altro mondo. Erano anni che studiavo il pianoforte, per\u00f2 non la conoscevo. Era di una dolcezza quasi irreale, come\u00a0 se toccasse in profondit\u00e0 e non sembrava essere ancora stata rivelata. Mi avvicinai poco a poco alla sorgente sonora e fui preso da una vertigine: stavo ascoltando un\u2019opera a cui stavo lavorando da anni e non l\u2019avevo riconosciuta! Non per una diversa interpretazione o per qualche altro motivo, ma perch\u00e9 in quell\u2019istante preciso non mi aspettavo di ascoltare musica, a tal punto da perdere ogni riferimento. Una specie di vacillamento nella non conoscenza mi aveva fatto cadere in uno stato di ascolto totale. Era come se sentissi quella musica per la prima volta e non c\u2019era nessuno schermo tra lei e me. Meglio, la nozione stessa di musica non esisteva pi\u00f9, c\u2019era solo l\u2019ascolto. E ancora\u2026<\/p>\n<p>Poco dopo il riconoscimento dell\u2019opera, perdetti progressivamente quella sensazione deliziosa della scoperta.<\/p>\n<p>Ma da quel giorno non lavorai pi\u00f9 nello stesso modo.<\/p>\n<p>Misi molto tempo prima di potermi spiegare cosa era accaduto: un\u2019accoglienza, un\u2019accoglienza senza riferimento, senza condizioni, senza concetti e non era tanto quello che avevo accolto, che era stato essenziale in quella esperienza, quanto l\u2019accoglienza stessa.<\/p>\n<p>Nell\u2019ascolto non c\u2019era nessuno che ascoltasse. E in quella apertura totale si produceva la pura comprensione di un\u2019opera che studiavo ogni giorno, ma che in realt\u00e0 non avevo ancora sentito\u2026<\/p>\n<p>La musica sembrava dunque essere stata al tempo stesso il vettore di un\u2019apertura e l\u2019apertura stessa. Questo mi fece pensare al momento in cui si apre una partitura per la prima volta. In quel momento non c\u2019\u00e8 analisi, ma solo la sorpresa. Allora l\u2019orecchio ha piacere a udire i suoni, alla infinita libert\u00e0 con la quale esso pu\u00f2 crearli.<\/p>\n<p>Poi, man mano che interviene il lavoro, si perde quel senso di freschezza e prendono il via le abitudini. La vigilanza dell\u2019interprete deve allora rimanere intatta per percepire il velo che lo separa dalla musica.<\/p>\n<p>A poco a poco presi coscienza della misura di quell\u2019apertura di cui l\u2019artista pu\u00f2 farsi tramite e attraverso di essa trasmetterla agli altri in modo che ci si ritrovi uniti gli uni agli altri in lei. Pi\u00f9 tardi, riconoscendo i segni di risveglio, riconobbi quel parallelo con le esperienze che potevo vivere attraverso la musica, e cominciai al tempo stesso\u00a0 ad apprendere ogni giorno una sorta di fiducia nel semplice fatto d\u2019essere.<\/p>\n<p>Dire \u201cfare una cosa sola con la musica\u201d pu\u00f2 sembrare un clich\u00e9, ma \u00e8 esattamente l\u2019espressione adatta.<\/p>\n<p>Come pianista, \u00e8 essere totalmente disponibile a ci\u00f2 che accade nell\u2019istante.<\/p>\n<p>Infatti l\u2019artista non \u00e8 che puro canale.<\/p>\n<p>L\u2019interpretazione qui richiede tutto il suo significato, quello del ri-creare a partire dalla sorgente dell\u2019ispirazione stessa\u00a0 del compositore, essendo l\u2019interprete il tramite che dimentica se stesso in quella sorgente viva. Ma dimenticarsi non \u00e8 sinonimo di passivit\u00e0; portato dalla musica, \u00e8 al tempo stesso\u00a0 nel totale abbandono a ci\u00f2 che sorge in lui dall\u2019interno e molto attivo nell\u2019esternare quello slancio di vita. In realt\u00e0, le due sfaccettature non sono che una sola e stessa cosa.<\/p>\n<p>Come per il risveglio, \u00e8 impossibile descriverlo a parole. Il compositore Felix Mendelsohn diceva che non \u00e8 perch\u00e9 la musica \u00e8 troppo indefinita che non si pu\u00f2 spiegare, ma perch\u00e9 \u00e8 troppo definita.<\/p>\n<p>Infatti, quando suono, ho piuttosto l\u2019impressione di essere suonato. Non mi oppongo a ci\u00f2 che accade. E\u2019 esattamente la stessa cosa quando compongo.<\/p>\n<p>Il musicista allora si sente come il vettore, l\u2019espressione pi\u00f9 pura della Natura, e comprende che non pu\u00f2 appropriarsi di quella ispirazione. Tuttavia, e pu\u00f2 sembrare paradossale, le identificazioni e le paure fanno parte anch\u2019esse di quella energia creatrice.<\/p>\n<p>Quel senso di unit\u00e0 si ritrova anche con lo strumento.<\/p>\n<p>Si potrebbe parlare di una sorta d\u2019incarnazione, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 separazione tra la tecnica e la musica, come se la materia a monte fosse estratta\u00a0 tante e tante volte, lavorata, poi lavorata di nuovo&#8230;<\/p>\n<p>Alla fine, si rispetta la Natura. Tutto si fa secondo le regole e il rilassamento muscolare e l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019energia sono le parole guida. In quei momenti sento che la musica stessa \u00e8 solo un mezzo, una specie di ponte tra il silenzio e noi, silenzio da cui emerge. D\u2019altronde nella storia si nota spesso\u00a0 che alla fine della loro vita i compositori\u00a0 scrivono una musica sempre pi\u00f9 spoglia, usando meno note, pi\u00f9 effetti, come per giungere all\u2019essenziale.<\/p>\n<p>Sfortunatamente, la societ\u00e0 ha spesso tendenza a sacralizzare lo strumento\u2026<\/p>\n<p>Ed ecco ora ci\u00f2 che pu\u00f2 essere considerato un paradosso.<\/p>\n<p>Ai giorni nostri si parla molto del rispetto dell\u2019interprete per il compositore. Nell\u2019atto del ri-creare, la sua responsabilit\u00e0 \u00e8 grande di fronte a un manoscritto che gli \u00e8 stato trasmesso talvolta da molti secoli, a cui\u00a0 deve restare il pi\u00f9 vicino possibile secondo le indicazioni. Sulla partitura si trova una moltitudine di segni: sfumature, punteggiature, fraseggio, ecc\u2026. Ma il testo non \u00e8 che uno scheletro, un po\u2019come le parole di un poema.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che evocano in noi, quando il cuore sa ascoltare, \u00e8 molto pi\u00f9 profondo. Un rispetto quasi religioso molto spesso non \u00e8 che conseguenza di paura, quando si considera come un fine e non come un mezzo per ritornare giustamente alla fonte dell\u2019ispirazione del compositore.<\/p>\n<p>Ci si trova allora davanti a un muro, eretto dalla volont\u00e0, che immediatamente ci mette al livello del paragone e delle referenze. L\u2019orecchio non \u00e8 pi\u00f9 nuovo, il cuore non reagisce pi\u00f9.<\/p>\n<p>L\u2019energia creatrice non conosce nessun automatismo, essa rinasce ad ogni istante. Un po\u2019 come quando si parla, il senso crea la parola, poi a sua volta la parola crea il senso. E\u2019 cos\u00ec che la frase iniziale pu\u00f2 andare molto pi\u00f9 lontano di ci\u00f2 che si pensava di dire all\u2019inizio. Le variet\u00e0 d\u2019interpretazione diventano infinite e ogni volta differenti.<\/p>\n<p>Per esempio, prima di produrre un suono, c\u2019\u00e8 un apprendere il carattere dell\u2019opera, come se si cogliesse l\u2019energia che nasce dal silenzio per \u201cprendere il treno in corsa\u201d. Qui \u00e8 il senso che fa il suono.<\/p>\n<p>Ogni lavoro che non \u00e8 in relazione con quella energia (chiamiamola come vogliamo, Natura, Vita, Dio\u2026) si allontana dall\u2019essenza stessa della musica.<\/p>\n<p>Si potrebbe dire che l\u2019interprete, grazie alla sua stessa singolarit\u00e0, tocca l\u2019universale unendosi all\u2019urgenza creatrice del compositore. Infatti la sua singolarit\u00e0 \u00e8 l\u2019universale, e sarebbe un\u2019illusione credere che sia usando la propria individualit\u00e0 che l\u2019interpretazione sar\u00e0 toccante.<\/p>\n<p>Interpretare, \u00e8 dunque anzitutto restare innocente, senza affanno. Ma la vita del musicista offre molte occasioni di mancare un appuntamento con se stesso! Per esempio durante un\u2019interpretazione, quando succede un trac, si produce una specie di rottura di quella energia, per cui l\u2019attenzione non \u00e8 pi\u00f9 fissata sul momento presente, ma un po\u2019 pi\u00f9 avanti. E\u2019 come se si guidasse un\u2019auto e si avesse paura di ci\u00f2 che sta succedendo un chilometro pi\u00f9 in l\u00e0, fissandosi sull\u2019orizzonte invece di guardare la strada.<\/p>\n<p>Comprendere le ragioni delle proprie paure (lo sguardo degli altri, l\u2019importanza di un errore, la fatica accumulata\u2026) \u00e8 indispensabile. Metterle in luce permette di non attaccarvisi.<\/p>\n<p>Nella vita del concertista, c\u2019\u00e8 anche un lato fortemente egotico nella capacit\u00e0 di trascendere la sua ansia, e suonare in sale a volte enormemente grandi. E\u2019 come entrare\u00a0 in un\u2019arena dove ognuno vi fissa e dove il mentale giudica che lo si giudichi ( ci\u00f2 che spesso \u00e8 illusorio), e tutto questo condotto dalla societ\u00e0 a pieno ritmo.<\/p>\n<p>Oggi molti avvenimenti sono apprezzati per la performance ( anche se riconosco che si pu\u00f2 provare un certo piacere, per esempio per il virtuosismo, se non \u00e8 gratuito).<\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec che si ritrovano certe persone pronte a idolatrare i compositori, o la stessa musica\u2026<\/p>\n<p>Allora\u00a0 bisogna potersi rituffare nella sua essenza, in ci\u00f2 che ha di atemporale.<\/p>\n<p>Vegliare<\/p>\n<p>Mi ricordo del fremito che sentii alla domanda di uno dei miei maestri, George Cziffra: \u201ccos\u2019\u00e8 per te la musica?\u201d che mi pareva\u00a0 nel cuore stesso del mistero della vita, ma che consideravo allora filosofica.<\/p>\n<p>A un semplice sguardo, ebbi l\u2019impressione che volesse restare al livello\u00a0 della celebrazione di quella\u00a0 questione.<\/p>\n<p>Il maestro in musica in fondo non ha nulla da insegnare.<\/p>\n<p>La sola cosa che possa fare \u00e8 di rendere l\u2019allievo cosciente di tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 venire dalla sua vera natura sia fisica che spirituale.<\/p>\n<p>L\u2019allievo crede che la sua natura sia differente da quella del suo vicino per il fatto che le loro interpretazioni sono differenti. Infatti la Natura non si vede probabilmente allo stesso modo in ogni momento, ed essa si mostra con infinite sfumature.<\/p>\n<p>In quel senso la forma \u201cvariazioni\u201d in musica (pi\u00f9 della forma \u201csonata\u201d) \u00e8 forse quella dove la Natura sembra divertirsi di pi\u00f9, avere piacere a suonare delle forme, a provocare, a esplorarsi.<\/p>\n<p>Il maestro dunque non ha niente da insegnare che l\u2019allievo gi\u00e0 non sappia (se no sar\u00e0 obbligato tutta la vita a disimparare), ma a permettergli di rivelarsi a se stesso, ed \u00e8 con una attenzione totale senza giudizio, fino a quello della propria evoluzione di allievo.<\/p>\n<p>Per esempio, quando il maestro domanda di ascoltare e di vivere il silenzio precedente, seguente o che fa parte della musica, il silenzio esisteva ben prima di questa nuova presa di coscienza. In quel senso si potrebbe dire che lo spazio compreso tra due note \u00e8 infinitamente pi\u00f9 importante che le note stesse.<\/p>\n<p>La maggioranza degli allievi hanno paura di se stessi\u00a0 quando si riferiscono ad autorit\u00e0: il compositore, il professore, la tecnica\u2026. Si sentono obbligati ad agire sulla musica, invece di lasciarla entrare in loro.<\/p>\n<p>Quando si vede questo, ci\u00f2 che resta \u00e8 accolto senza paura e senza intenzione di dominarlo. Essere maturi, significa accogliere il silenzio e riconoscere che esiste al di l\u00e0 di tutti i condizionamenti.<\/p>\n<p>E\u2019 forse l\u2019arte d\u2019insegnare e il maestro che veglia, che se non dovesse avere che un unico scopo sarebbe certo quello di diventare inutile, e allora ispira la via e la fiducia in S\u00e9, come un soffio sulla brace.<\/p>\n<p>La musica che ci sconvolge \u00e8 quella che ci rivela chi siamo. L\u2019Assoluto si manifesta in noi prendendoci tra le sue braccia e sussurrandoci all\u2019orecchio. E se sappiamo ascoltare, gustiamo all\u2019 improvviso la meraviglia di esistere e la Gioia nella nostra intimit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi ricorder\u00f2 sempre del giorno in cui passeggiavo in un parco quando sentii una musica che mi sembrava venire  da un altro mondo. Erano anni che studiavo il pianoforte, per\u00f2 non la conoscevo. Era di una dolcezza quasi irreale, come  se toccasse in profondit\u00e0 e non sembrava essere ancora stata rivelata. Mi avvicinai poco a poco alla sorgente sonora e fui preso da una vertigine: stavo ascoltando un\u2019opera a cui stavo lavorando da anni e non l\u2019avevo riconosciuta! Non per una diversa interpretazione o per qualche altro motivo, ma perch\u00e9 in quell\u2019istante preciso non mi aspettavo di ascoltare musica, a tal punto da perdere ogni riferimento. 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