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La via unitiva. Il legame tra la via diretta e la via progressiva

22 Settembre 2010

David Ciussi: La via unitiva. Il legame tra la via diretta e la via progressiva

3ème Millénaire n.60 – Traduzione: Luciana Scalabrini

E se riunissimo i due cammini che sembrano opporsi con il mezzo della via “unitiva”?…

La via diretta.

Nella via diretta c’è una nozione d’immediatezza radicale, senza gerarchia né preparazione… La legge di causa ed effetto diventa caduca. Quello non appartiene alla ragione discorsiva. Quell’implosione del pensatore e del suo pensiero dà un’origine ed una conoscenza primitiva, che mantiene simultaneamente l’insieme della creazione e si ritira dalla sua forma creata. Nascita, vita e morte nello stesso momento: parto, vita e resurrezione immediata. E’ un risveglio sublime di coscienza dove tutti i concetti filosofici e pedagogici esplodono in un gioioso fuoco d’artificio.

Stephen Jourdain potrebbe rappresentare la via diretta.

  1. La parola che mi viene è: folgorazione improvvisa.

David  C:  Si, fioritura nuova nata come un movimento, una corrente ininterrotta della verità incorruttibile, pedagogia della sublime e assoluta coscienza, intelligenza di tutte le intelligenze…

Prendiamo l’analogia della sorgente, del fiume e dell’oceano.

Una sorgente che scorre non è solo acqua, è il movimento dell’acqua, non è vero? E’ l’espansione del movimento della sorgente. L’Oceano è il movimento della sorgente, del fiume e della sua respirazione.

Nella via diretta comprendiamo che ad ogni momento, noi siamo l’acqua, il movimento, la sorgente, il fiume e l’oceano, siamo dappertutto, simultaneamente.

La via progressiva.

  1. La via progressiva è il contrario della via diretta? E’ mentale?

David C:  Nella via progressiva, diretta dai processi automatici mentali della sopravvivenza, noi siamo acqua che procede verso l’oceano, ma la congiunzione col movimento di fioritura della sorgente non è riconosciuto, noi voghiamo con speranza verso il “ risveglio” come un meraviglioso profumo già respirato…, ma il viaggio è vago, impreciso, cosparso di intoppi, perché andiamo verso uno scopo, un risultato, un Graal, verso un “ non ora e non qui”, sentiamo che non è accessibile qui ed ora, ora dove sono, sono come sono… Abbiamo anche esperienze di unità con il movimento dell’acqua, ma si limita a qualche  momento, perché il pensiero non esplora che la superficie delle cose, ha una visione frammentaria dell’acqua, non fa l’esperienza dell’acqua.

Però la via progressiva integrata dà anche lei le stesse folgorazioni della via diretta, a condizione di uscire dai limiti del mentale e di tuffare le mani nell’acqua accettando progressivamente di staccarsi dal condizionamento mentale e di imparare a nuotare scoprendo   una via d’acqua sconosciuta e un maestro con la testimonianza nella vita quotidiana del suo insegnamento . Una via non si oppone ad un’altra, solo gli allievi fanno differenze e opposizioni.

Jean Klein potrebbe rappresentare la via progressiva.

D.  Spesso si sente dire: “Non c’è niente di speciale da fare per essere quello che siamo… Ogni sforzo è una proiezione della mente che vuole raggiungere qualcosa… La Realtà non può essere oggetto di ricerca o di meditazione…

David C:  Un bambino impara a camminare con la pratica: dobbiamo dirgli che non ha niente da fare? Per imparare l’autonomia del camminare e la libertà di spostarsi, deve progredire nell’apprendimento dell’equilibrio, la conoscenza degli ostacoli e i limiti del suo corpo. Il bambino   impara ad apprendere in permanenza nello spirito della scoperta, è lo slancio e l’intuizione della prima volta; l’apprendere si fa cammin facendo, con gioia senza giudizi negativi e senza la paura dell’azione mentre la si fa.

La via unitiva

L’integrazione delle due vie si fa, un passo verso il conosciuto, l’altro nell’ignoto, in un qui e ora continuo, cosciente e pedagogico; è la nozione di  “mentre accade questo…”

La via unitiva non è orientata verso la differenza delle vie, ma sulla prova del pedagogo e l’integrazione dell’apprendista strada facendo…

Come devono essere intese le cose dette dall’altro, che è nella maturità psicologica e spirituale?

Chi trasmette è il pedagogo lucido sulla natura delle credenze, degli ostacoli, delle paure, dei dubbi, delle resistenze o delle impuntature, essendo un esperto dell’ignoranza e illuminato dalla luce spirituale!

L’allievo,   il rinato dal presepio di Natale, il consacrato dagli  arcani spirituali  vede i concetti contrari come succedesse qualcosa di nuovo ed inatteso? Se non è così, è il processo d’ideazione che diventa l’ostacolo al riconoscimento di ciò che E’. E’ la messa in opera dell’idea, del pensiero, della generalizzazione che dimentica l’attività del pensante nel pensiero. I pensieri “oggetto-sapere” saranno fatti con la nostra ragione (è il destino, la fatalità o il karma) come una sottomissione inconscia della vittima a non fare niente per uscire da quei comportamenti emozionali e intellettuali.

Frasi fatte “tutto si fa da solo”, “non c’è niente da fare” saranno pensieri soliti che portano alla pigrizia. Cerchiamo di essere lucidi e di non riprendere quei “koan” sulla non azione in un modo generico, come pappagalli, restando prigionieri della dualità!

Certamente l’istruttore esperto offre grandi parole, semi fecondi a chi può farlo crescere, perché, dal suo punto di vista di illuminato, effettivamente non c’è niente da fare, perché l’umano non è più l’agente a titolo personale, ma è agito e vissuto. E’ l’intelligenza universale che parla attraverso l’ intelligenza personale, è la via senza voce dove tutte le vie sono Una e complementari.

D: Allora le due vie sono complementari?

David C:    Dire che la via diretta è buona e la via indiretta no, o viceversa, non è che un’approssimazione della verità. E’ come dire che è meglio privilegiare l’orecchio destro più del sinistro.

Noi siamo proprio nel mezzo di una coincidenza che ci permette di accettare che la fioritura della via diretta si compia tutto il tempo nella via progressiva; c’è sicuramente un punto  A e un punto B, ma non si sta misurando la distanza tra A e B, si sta vedendo che tra i due c’è sempre una continuità della via diretta. E’ quella che chiamo  la via unitiva.

In questa terza via accettiamo che ci sia un  prima e un dopo perché c’è un  “durante” che è il tempo della presa di coscienza, un movimento che riunisce A e B.

Per chi ha vissuto la coscienza diretta, l’esperienza nella via progressiva è il tempo dell’integrazione, il qui e ora  non oggettivato, è il tempo del “durante” che è il tempo in cui questo si fa. E’ il tempo benedetto dei giorni e degli anni, il tempo benedetto della nostra vita. Assistiamo alla santa evoluzione, al rinnovarsi della vita e degli obiettivi, alla trasformazione della nostra personalità, della coscienza che si rigenera nelle qualità sempre più sottili e fini.

E a quel punto, il movimento della nostra coscienza diventa il movimento del tempo relativo. Comprende e si riunisce nel momento d’assistere al nascere della coscienza universale in un’anima individuale come nel tutto.

E’ un’esperienza vivente, dal momento in cui non ne dubitiamo; non possiamo essere in ritardo o in vantaggio, non possiamo nemmeno perdere o vincere. Diventiamo il movimento di quell’acqua sacra e benedetta, che si connette all’acqua di vita.

Diventiamo il Graal, il luogo, il contenitore dell’eternità nei limiti. Dopo essere stato il testimone e l’incarnazione  di quel movimento di verità, il guaio sarebbe di volerne fare qualcosa, un dogma, un risvegliato… o di farne delle tecniche spirituali unicamente ripetitive, mentre il segreto è di avere un piede nel “io sono” e un piede nel  “io non sono”, un piede nel  “io so” e un piede nel “io non so” nella coscienza del  “durante” perché quello diventi comprensibile. Bisogna bene che ci sia una coscienza per avere un ricordo santo, altrimenti saremmo  dei pazzi o degli schizofrenici!

  1. Si, come in uno stato di sospensione. Questo vorrebbe dire giustamente che è perché si accetta di restare sospesi in quell’inconsapevolezza che il movimento può continuare?

David C:   Si, è l’incontro con tutti gli esseri e tutte le cose stando in mezzo a tutti gli esseri e a tutte le cose. E’ più preciso che restare tra i due. Questo vuol dire che ad ogni momento viviamo insieme, ma  in termini di innocenza, di conoscenza, di intelligenza, di fluidità in uno slancio del cuore rinnovato. Siamo nel miracolo permanente.

Per esempio, l’insegnamento di Yvan Amar potrebbe rappresentare la via unitiva.

Riassumiamo: ogni essere umano è già risvegliato, ma non lo realizza perché non lo sa, non ha il ritorno della coscienza che può fare l’esperienza di ciò che essa E’. Sonnecchia nella sua barca mentale sperando di tuffarsi nell’acqua.

_    Nella via diretta c’è una trasmissione istantanea dell’insieme dei processi  e delle procedure che permettono alla coscienza di rendersi conto  delle qualità divine di ciò che è. Siamo il movimento dell’acqua.

_   Nella via progressiva ad ogni momento è possibile crescere come un bambino che impara a camminare imparando a imparare a essere sia nella relazione con il reale  esistente come è, gradevole o sgradevole, in relazione con tutte le cose e soprattutto con gli umani.  Ci immergiamo nell’acqua cammin facendo…

_   Nella via unitiva, siamo l’acqua, il movimento e la barca, ossia la via diretta che si rinnova durante il cammino. In quel processo, tutto sarà il pretesto per una nuova pedagogia spontanea, che si mostra  piuttosto che trasmettersi. Ogni attività viene dall’intelligenza delle tre qualità riunite, e la scoperta di sé in relazione col reale si fa cammin facendo, scoprendo il mistero nello spirito della prima volta, assistendo alla resurrezione del mondo, perché risuscitare non vuol dire rianimare dei morti, ma vedere ciò che appare di nuovo!