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L’attenzione la finestra dell’anima

29 Dicembre 2019

Dominique Schmidt

Traduzione a cura di Colette Orsat

I mondi scaturiscono da Sat-Chit-Ananda, tra cui il nostro mondo terrestre, replica della sua propria essenza in forme opposte alla sua natura profonda. “L’attenzione” passiva e sveglia, presenza infinita dell’Essere al di là del tempo e dello spazio, “tende lo spirito verso” (senso etimologico del latino attendere) la manifestazione, la creazione dove si svela ai nostri occhi un modo materiale impastato di dualità. E’ così che, nel nostro universo, l’Onniscienza infinita è diventata la coscienza mentale ignorante, l’Onnipresenza il narcisismo egocentrico, l’Onnipotenza la volontà di desiderio, la Beatitudine l’avidità del piacere.

L’Uno è diventato Molteplicità, l’Attenzione estesa dell’essere infinito si è trasformata in concentrazione esclusiva dell’’essere finito in cui ogni creatura è rinchiusa in se stessa, occupata a soddisfare i propri desideri: quando guarda il mondo non vede che se stessa, i limiti della propria coscienza. Dall’Uno, dall’attenzione pura e senza limiti è nata la dualità dell’essere finito diviso nella propria percezione del mondo in due parti  – soggetto e oggetto – l’osservatore e l’osservato. La Vidya, la Verità-Una, si è nascosta nell’Avidya, la Molteplicità in cui l’Ignoranza cosmica regna con una concentrazione esclusiva di energia mentale e vitale, dimentica della Totalità-Una al fine di individualizzarsi in entità separatrici. L’Infinito è ricoperto dal finito. Dio è diventato la Natura (Prakriti). Il determinismo è completo: ogni essere è legato sulla ruota del Divenire (Karma), spinto da Prakriti. La creatura della natura, persa sui cammini dell’Incoscienza, viene spinta ciecamente dalla fame, dalla sete di essere, dal sesso, dal piacere, dal potere, per finalmente liberarsene. Quando il processo di individuazione arriva a maturità, l’anima si sveglia e ritrova l’attenzione pura, la piena coscienza dell’Essere incondizionato.

Nelle forme in evoluzione, l’attenzione intuitiva è allora involuta in attenzione istintiva. L’animale e l’uomo primitivo non pensano deliberatamente, ma agiscono spontaneamente, in modo automatico, guidati con sicurezza dall’intelligenza dell’istinto che la natura ha impiantato in essi. Con la nascita della ragione mentale, l’uomo perde una parte del suo capitale istintivo e deve affrontare le numerose circostanze della vita per la Scelta deliberata della ragione in evoluzione. L’aspetto vitale della sua natura, che eredita dal suo predecessore l’animale, viene contrariato da questa nuova facoltà di coscienza allargata dal pensiero, che gli chiede a questo punto di fare scelte che la Natura non assume più; da lì, gli smarrimenti, i conflitti, e le perturbazioni di cui è soggetto. Questa nuova conquista la paga molto caro con uno squilibrio psicosomatico. E’ solo quando la ragione viene superata da una più alta ragione supra-razionale e intuitiva che l’attenzione istintiva dell’animale e l’attenzione parziale egocentrica dell’uomo ordinario sono trasformate in un attenzione globale o universale in cui tutto ciò che irradia dalla realtà si fonde in un unico campo di attenzione propria. In altre parole, l’attenzione dell’uomo compiuto in azione è nello stesso tempo allargata e inclusiva, cioè benché la sua percezione sia aperta alla totalità della vita, non ne omette nessun dettaglio.

Senza l’illuminazione metafisica e spirituale, la spiegazione puramente psicologica e mentale dell’attenzione rimarrà sempre incompleta. L’attenzione è dunque inerente alla coscienza trascendentale e universale e diventa mentale, vitale o fisica nella manifestazione terrestre. Nel nostro mondo in cui l’Essere universale si individualizza, l’attenzione è diventata disattenzione nelle forme nascenti completamente assorte in se stesse; l’ego che ne scaturisce centralizza le energie cosmiche, mentale, vitale e fisica per costruire il suo impero personale. E’ così che diventa un mondo in se stesso più importante del Tutto che lo ha fecondato. Esistono tanti mondi quanti individui. L’attenzione non duale e infinita si riduce, nell’essere finito, a un’attenzione esclusiva, attaccata agli oggetti di predilezione.

Quello che è percepito da questa attenzione limitata, che difatti è piuttosto una concentrazione, non è l’oggetto in se indiviso dal Tutto, cioè collegato all’essenza dell’infinito, ma l’oggetto per se stesso, separato dal contesto della realtà vivente.

Secondo l’evoluzione della coscienza dell’uomo, l’attenzione si limiterà ai tre aspetti della natura, corpo, vita, mente-emozioni. Ciò spiega l’infinita varietà dei gradi di percezione degli individui. Per esempio, una coscienza puramente materiale focalizzerà l’attenzione sul comfort e la sicurezza; progressivamente, man mano che si salirà sulla scala dell’essere, si aprirà all’avventura della vita, alle emozioni estetiche alla percezione del bello, all’etica, alla riflessione intellettuale, al sentimento religioso, all’aspirazione spirituale. Così l’attenzione si sveglia alla misura della coscienza. Ad ogni passo di questa progressione, l’essere estende il suo territorio e il suo campo di attenzione. Tutto chiuso su se stesso all’inizio delle peripezie della sua esistenza (narcisismo), diventa sempre di più aperto all’altro, alla vita incondizionata. La concentrazione su di se diventa l’attenzione a tutto. E’ solo quando questa concentrazione esclusiva su se stesso e i propri oggetti si apre alla dimensione spirituale che l’ego scompare nell’attenzione pura e universale.

Siccome l’essere finito è solo la maschera apparente dell’infinito nel gioco dell’Esperienza nella dualità, è destinato un giorno a scoprire la via della sua infinitudine lasciando cadere gradualmente ciò che aveva accumulato. Questo abbandonarsi alle cose lo collega al Tutto. Finalmente abbandona se stesso e si ritrova aspirato nella Presenza ineffabile dell’Essere, riassorbito nell’attenzione pura. Questo stato dell’essere di pura attenzione , Krishnamurti lo indica con la bellissima espressione, piena di senso e di possibilità, di “Choiceless Awareness”: “una coscienza sveglia, passiva e senza scelta”. La coscienza con scelta denota la presenza di colui che sceglie la cui attenzione è fissata esclusivamente sull’oggetto desiderato, incosciente del resto del mondo. Invece, in una coscienza senza scelta, tutti gli oggetti continuano ad esistere nella coesistenza dell’Essere, ma non c’è più “nessuno” per appropriarseli. Un’alchimia dell’attenzione trasforma magicamente la nostra percezione del mondo. In questa attenzione pura, tutti i sensi funzionano insieme. La selettività del desiderio, non interferendo più con la visione delle cose, diventa purificata; l’essere senza desiderio, non volendo più prendere niente nelle mani, diventa Ascolto assoluto, Udito assoluto. In questo ascolto incondizionato, senza motivazione personale, l’essere diventa disponibilità luminosa e prova compassione per tutto quello che esiste. Le sue orecchie disintossicate da ogni forma di egoismo sentono la musica divina in tutte le cose, in tutti gli esseri, perché ognuno ha la propria tonalità, il proprio ritmo unico collegati nell’armonia del Tutto. Questa attenzione senza oggetto è liberata dal conflitto inerente all’ego indaffarato. Senza oggetto il divenire cessa, gli sforzi per accumulare si esauriscono, l’attenzione sostenuta nell’avere si allenta nella pienezza dell’essere: diventa un varco luminoso al e del Tutto, perché c’è solo un’identità che si fonde nell’espressione della forma liberata da se stessa.

L’attenzione pura diventa una finestra attraverso la quale il mistero divino dell’Essere rivela gli splendori della sua realtà sublima.

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