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La Vigilanza nel quotidiano

11 Giugno 2013

Lionel  Cruzille

LA  VIGILANZA  NEL  QUOTIDIANO

 

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

“Una resistenza si presenta in voi? Una collera? Ok: é ciò che é in voi, adesso. Non resistete, accogliete…”

 

Uno degli assi centrali, presenti in tutte le Vie spirituali qualunque esse siano, é la Vigilanza o Presenza. Secondo le grandi tradizioni, la ritroviamo sotto differenti vocaboli quali la Presenza a se stessi, la Vigilanza, il Richiamo di Se, la Presenza a Dio, la Pratica del ricordo (dikr) ecc. Tutti questi termini designano questa Pratica che é allo stesso tempo il Cammino e lo Scopo: essere, pienamente, qui e ora, al di là dell’ego e del mentale.

E’ allo stesso tempo il Cammino e lo Scopo, nel senso in cui, da un certo punto di vista tutto é già presente, qui e ora. Siamo già questo Scopo, questa Coscienza in Pace senza opposizione.

La Coscienza é nel più profondo di noi. Ma questa è ricoperta dal flusso incessante dei pensieri emananti dal mentale e dall’illusione di un mio separato dal Tutto: l’ego.

Abbiamo certi blocchi in noi che frenano il fatto di essere pienamente Presenti, qui. E’ dunque ugualmente un Cammino per ri-scoprire questa Coscienza togliendo i veli che la coprono. Essere Presenti, o Vigilanti, ci porta poco a poco a vivere nel mondo in maniera fondamentalmente differente.

L’argomento che si pone spesso su questo tema della Vigilanza é sui blocchi che impediscono precisamente di essere pienamente in Presenza.

Uno dei motivi é che frequentemente all’inizio affrontiamo la Vigilanza soltanto al livello intellettuale. Abbordiamo la Vigilanza con la testa. Possiamo comprendere, intellettualmente parlando, che stando completamente presenti, usciamo precisamente dal dominio del mentale e dei pensieri, e che possiamo disidentificarci dall’ego.

In quanto sono i pensieri e le emozioni che ci ritraggono dall’istante presente. Tuttavia, quando tentiamo in maniera concreta di essere più Vigilanti, nel cuore stesso del quotidiano, possiamo sentire che non vi perveniamo completamente. La nostra Presenza va e viene. Siamo vigilanti, poi ad un certo momento (all’inizio variabile talvolta  in ora o in giorno) ci sorprendiamo ad essere non-vigilanti…

Certamente queste fluttuazioni sono normali, e conviene di non giudicare se stessi e ciò che si presenta, ma di tornare semplicemente a questa vigilanza con una grande determinazione. Allora come risolvere questo? Semplicemente esercitandosi. E’ questa una parte della Pratica: esercitarsi a ritornare alla Vigilanza.

Benché fossimo già questa Pace e questa Coscienza di risveglio in fondo a noi, la Via ci propone di erodere i veli che ci impediscono di posizionarci in questo stato d’essere radicalmente differente.

La pratica della Vigilanza richiede una forma particolare di sforzo da parte nostra. Una buona parte di questo é di ordine energetico. E’ una forma di Intenzione. Questo sforzo ha una conseguenza al livello dei tre corpi, o “insiemi energetici”: fisico, emozionale e mentale. La Vigilanza ingloba e tocca l’insieme. Dunque non é unicamente una Vigilanza che tocca ciò che pensiamo (o precisamente la nostra discriminazione del pensiero). La Presenza a se é globale.

D’altra parte, vi é ciò che sperimentiamo in noi. Spesso, ci diciamo che non giungiamo a dimorare in Presenza a causa dei nostri pensieri o di emozioni troppo forti che si presentano e ci “travolgono”, ecc. Ma é precisamente in questi momenti di “difficoltà” della nostra Pratica della Vigilanza che dobbiamo essere ancora più presenti.

In quanto é effettivamente al cuore stesso del nostro quotidiano, e non solamente durante un ritiro o uno stage intensivo della meditazione, che si manifesta il più importante sulla Via.

Rinvenire ed intensificare la nostra Vigilanza in questi momenti é come piazzare una luce sull’oggetto che si desidera illuminare, qualunque esso sia: un’emozione, un turbamento interiore, una sensazione ecc. Questo richiede di affinare questa qualità d’essere via via.

Esercitarsi in questi momenti di disordine permette al contrario di avanzare e di approfondire la Via, e di trasformare e di purificare le nostre emozioni. Dal punto di vista energetico della Via, così facendo, guadagniamo molta energia in quanto trasformiamo ciò che si presenta in noi in partenza come stante a priori “negativo” e ne facciamo un’energia nuova. Questa energia può allora essere reinvestita per il seguito del Cammino.

La Vigilanza é come una forza, una luce che poco a poco cresce nella misura in cui ci si esercita. Si sviluppa semplicemente e si affina perché in verità é il mentale che diminuisce. E’ anche la forza d’identificazione dell’ego che si erode.

Per essere molto concreto, possiamo prendere l’esempio di un emozione che si presenta. Se non siamo in Presenza di noi-stessi, quando l’emozione sale in noi, allora siamo semplicemente afferrati ed identificati dall’emozione. L’emozione prende tutto il posto nel nostro campo di coscienza, investe il nostro corpo e la meccanicità delle nostre abitudini fisico-emozionali si mette in marcia. Senza la Vigilanza, re-agiamo, senza coscienza.

Se invece pratichiamo la Vigilanza, abbiamo la possibilità di vivere questa emozione in maniera fondamentalmente differente: viverla in piena coscienza, in stato di Presenza.

In questo stato di Vigilanza, quando l’emozione sale in noi, possiamo accrescere la nostra Presenza in maniera che l’emozione sia accolta. Siamo chiari: non é l’ego che accoglie l’emozione. E’ la Presenza in noi, dov’é ciò che chiamiamo la Vigilanza. In questo nuovo modo di essere, il posto che si crea in noi, grazie alla Presenza, permette di accogliere l’emozione. Non é più l’emozione che ci prende, diciamo ci divora, siamo noi che la lasciamo essere ciò che é in verità: un’energia bruta.

Occorre riconoscere che é necessaria una certa audacia per applicarsi ad accogliere questa parte di noi, più o meno sgradevole, che é l’emozione, tanto più se questa si presenta sotto un aspetto forte e di disturbo. Ma in questo processo di accoglienza, non dobbiamo giudicare. Ciò che é, é. L’emozione che si presenta in noi, é malgrado tutto, in un certo modo, dal punto di vista relativo (e non dal punto di vista dell’Assoluto) una parte di noi.

“Ciò che é”, é TUTTO ciò che E’. Dunque, se qui e ora si presenta un’emozione e che sono Vigilante in quel momento, si offre a me la possibilità di posizionarmi in maniera tutta nuova: nella coscienza. Così, si offre a noi di essere disidentificati da essa.

Essendo così disidentificati dall’emozione, appare uno spazio, uno spazio aperto di accoglienza dove “io” posso agire o essere (senza agire se questo non é intuitivamente considerato come necessario) in modo nuovo.

La Vigilanza non é che un aspetto legato a ciò che vediamo. La lucidità dello spirito non é il solo fattore componente la Vigilanza, in quanto in verità la Vigilanza é globale. Essa tocca il corpo fisico, il corpo energetico, l’emozionale ed il pensiero. Quando noi siamo pienamente presenti, ancorati nel corpo, il pensiero si sfuma e si dirada. Ci possiamo esercitare per mezzo della meditazione (o certi esercizi di qi gong o anche di Yoga).

D’altra parte, la Vigilanza, passando dunque dai cinque sensi, é anche allo stesso tempo orientata verso l’interno di noi (pensieri, emozioni, sensazioni) tanto che verso l’esterno (ambiente).

Nello stato di Presenza, per l’aspetto del nostro mondo interiore, possiamo accogliere le nostre emozioni, ma anche le nostre fluttuazioni di energia interne, ecc. Riguardo l’aspetto dell’ambiente, possiamo ugualmente accogliere l’altro, qualunque esso sia. Si tratta qui dell’altro, nel senso molto largo: l’altro essere umano, ma anche non importa quale altra forma di via, di fronte a noi così come gli avvenimenti.

Tutto questo insieme (interiore/esteriore, che sono di fatto non separati), sgorgante dalla Presenza a se-stessi ed al mondo, genera dunque una dinamica d’essere al mondo totalmente nuova.

Per la crescita della Presenza a se ed al mondo, é il nostro maestro interiore che cresce. Prima piccolo, debole e fluttuante, venendo e sparendo frequentemente dalla nostra scena interiore, finisce per guadagnare in forza e dunque in Presenza. L’inverso é ugualmente vero in quanto i due sono legati e fanno di fatto riferimento alla stessa realtà interiore.

E’ questo maestro interiore, che é la stessa cosa di ciò che chiamiamo la Presenza, che può accogliere ciò che é, qui e ora. Senza di lui, nessuna accoglienza né Presenza. E senza Presenza, nessuna Via.

Poco a poco, stando in stato di Presenza, concepirete l’abbandono, la Fiducia e la non-resistenza interiore (che non ha niente a che vedere con la rassegnazione). Arriviamo di fatto al cuore della Via e del suo aspetto alchemico, il cuore della trasformazione di se.

Uno dei criteri preziosi per guidarvi in questa Pratica della Presenza, e questo gusto preciso dell’Accettazione, é il vostro rilassamento (ad ogni livello). Tutto ciò che va in direzione di un rilassamento nell’istante (ciò non vuol dire certamente molle o amorfo) va nel senso di un SI alla Vita.

La non resistenza, fronte ad un emozione interiore per esempio, può portarvi momentaneamente ad attraversare delle sensazioni talvolta molto spiacevoli.

Tuttavia, se restate in Presenza ed abbandonate interiormente, troverete qualche tempo dopo (secondo l’intensità della vostra Pratica), uno spazio di Pace. E’ così che accogliete ciò che é in voi.

Non resistenza é un abbandono interiore, e non di passività lassista.

Alcuni maestri, esercitando questo perfetto abbandono interiore sono talvolta molto attivi nel mondo. Questo non vuol dire nulla. Si tratta qui di una postura interiore, di uno spazio di Accettazione che non impedisce per niente di agire. Al contrario, partendo da questa Vigilanza distesa, potrete agire in un modo molto più fine e giusto, al di là del mentale dove tutto deve meno, con una coscienza d’essere differente.

Una resistenza si presenza in voi? Una collera? Una tristezza? Ok: é ciò che é in voi, adesso. Non resistete. Accogliete, tanto che potete, senza giudicare, senza voler altra cosa che ciò che é adesso. Se siete in questa forma di non resistenza a ciò che é, potete trasformare questo “no” in un “si”. Potete trasformare questo mal essere in una forma di Pace dove tutto deve meno all’inizio in una sensazione  nettamente meno sgradevole.

Più voi resistete, più l’emozione durerà e agiterà il vostro corpo. Meno resisterete interiormente, meno lungamente durerà la vostra emozione.

Più voi abbandonerete interiormente, meno sarete identificati all’emozione ed alla sensazione che l’accompagna così come il suo corteo di pensieri e di credenze. Il vostro ego non può seguire questa direzione. Non conosce questa accoglienza e la non resistenza.

Accettando ciò che si produce in voi, restate in Presenza e inversamente. E’ un processo somigliante all’alchimia della trasmutazione del piombo in oro, essendo il piombo l’emozione e l’oro, la Coscienza che si rivela al di là dello scompiglio, una volta effettuata la trasmutazione.

E’ estremamente ricco al livello della purificazione dello psichismo, del cuore e della vostra energia globale. Tutta questa Pratica della Vigilanza e dell’accettazione di ciò che é, erode l’ego, “fino alla corda”. E’ così, che applicandosi a questa, giorno dopo giorno, ora dopo ora e minuto dopo minuto, si accumula una certa forma di energia fine ed un tasso vibratorio elevato, nello stesso tempo di una Coscienza nuova che finisce per cristallizzarsi. Quando si cristallizza, passiamo ad una nuova tappa del Cammino spirituale.

Tuttavia, ancora prima che cristallizzi il vostro risveglio a ciò che é si fa e la vostra energia globale si eleva, si affina. Tutte le emozioni che sono altrettanti rifiuti di ciò che é, possono essere trasformati in Si. E questo “Si” é, al livello energetico, un nodo d’energia che era bloccato e che si spoglia.

Spogliandosi, l’energia che era stagnante si libera e riprende la sua libertà. Questa energia che era immobile ritorna dunque alla libera circolazione nel corpo e fuori dal corpo (legami con il mondo che ci circonda, digestione, aria, sudore, scambio energetico di ogni ordine). E’ un movimento che riprende, come quando si aprono le chiuse di una barriera.

Occorre vedere e sentire (dunque sperimentare) a che punto le emozioni sono dell’energia bruta ma che é come contratta (é il rifiuto). Quando non resistiamo più a ciò che si presenta nel mondo manifestato, la trasformazione del blocco (rifiuto) in elasticità (il “Si”), l’energia ricircola poco a poco.

Anche i pensieri sono una forma materiale e dunque energetica, benché siano più sottili delle emozioni.

Più liberiamo ciò che é bloccato, più andiamo nel senso stesso del movimento della Vita più l’energia si fa luminosa e trasparente. Coloro che sono vicini alla morte, dalla loro propria scomparsa e che l’hanno accettata in profondità lasciano passare in essi questa forma di luminosità, questa luce della Realtà Ultima. Anche il saggio rilascia talvolta questa forma di luce, in dosi più o meno forti.

Quando siete pienamente Presenti, non vi é che l’istante che é.

La vostra storia, creata dal mentale, non é più.

Il Passato é al suo posto e potete lasciare libero il futuro.

Certamente, potete continuare di fare riferimento ai vostri ricordi, ma non prendono tutto lo spazio. Avete questa possibilità di disentificarvi da essi ritornando alla Vigilanza. Questa Vigilanza si lavora, si affina come l’energia, con il tempo.

D’altra parte, potete anche continuare di fare dei progetti, naturalmente, e di utilizzare il pensiero per costruire questi progetti ma alla maniera semplicemente di uno strumento. Se avete per esempio un biglietto di treno da riservare, utilizzate il pensiero per farlo, prevedere, pagare, ecc. Ma durante ed una volta effettuata l’azione, avete lo spazio della Presenza che dimora, maggiormente se vi esercitate nel corso dei giorni.

Essendo in piena Presenza, vi preparate poco a poco al culmine dello sforzo, la trasformazione di se, il non-sforzo, la rivelazione del vostro vero Essere, la Pace non dipendente.